<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>CHICAGO BLOG &#187; trasparenza</title>
	<atom:link href="http://www.chicago-blog.it/tag/trasparenza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.chicago-blog.it</link>
	<description>diretto da Oscar Giannino</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Feb 2012 16:37:52 +0000</lastBuildDate>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=</generator>
		<item>
		<title>Fuori i profitti dall&#8217;acqua (entrano i partiti)</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/09/07/fuori-i-profitti-dallacqua-entrano-i-partiti/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2011/09/07/fuori-i-profitti-dallacqua-entrano-i-partiti/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 15:56:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture]]></category>
		<category><![CDATA[authority]]></category>
		<category><![CDATA[concessioni]]></category>
		<category><![CDATA[opere pubbliche]]></category>
		<category><![CDATA[pubblica amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[tariffe]]></category>
		<category><![CDATA[trasparenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=10017</guid>
		<description><![CDATA[Le intercettazioni di Valter Lavitola toccano anche il business dell&#8217;acqua, e mostrano che, col referendum, gli italiani si sono sparati sul piede.Sul Fatto quotidiano di oggi, Riccardo Gardel riporta alcuni dialoghi tra il faccendiere e direttore dell&#8217;Avanti e Roberto Guercio, il professore di sistemi idraulici nominato commissario straordinario per le emergenze idrogeologiche in diverse regioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le intercettazioni di Valter Lavitola toccano anche il business dell&#8217;acqua, e mostrano che, col referendum, gli italiani si sono sparati sul piede.<span id="more-10017"></span>Sul <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/07/nelle-telefonate-di-lavitola-le-strategie-su-come-aggirare-il-referendum-sullacqua/155662" target="_blank"><em>Fatto quotidiano</em></a> di oggi, Riccardo Gardel riporta alcuni dialoghi tra il faccendiere e direttore dell&#8217;<em>Avanti</em> e Roberto Guercio, il professore di sistemi idraulici nominato commissario straordinario per le emergenze idrogeologiche in diverse regioni italiane. I due discutono a lungo dei vantaggi e svantaggi reddituali che Guercio avrebbe essendo nominato commissario della neonata (ma non ancora insediata) agenzia di regolazione del servizio idrico. Questa è normale, anche se un po&#8217; squallida, politica. La parte interessante viene dopo.</p>
<p>Copio la ricostruzione di Gardel:</p>
<blockquote><p>Parlano a lungo di come mettere in salvo i profitti delle aziende interessate agli acquedotti italiani, che “stanno con la merda fino al collo perché le banche gli stanno chiedendo di rientrare”, come spiega Guercio al direttore dell’<em>Avanti!</em>. E la rete di Lavitola si mette in moto, con l’obiettivo preciso di gabbare il voto popolare&#8230;</p>
<p>Per il membro <em>in pectore</em> della neonata autority – che dovrebbe garantire e tutelare gli interessi dei cittadini su un bene essenziale per la vita – in fondo il voto di giugno non sembra essere, una volta entrato nell’agenzia, un grande problema: “Secondo me il referendum è un’opportunità”, commenta Guercio parlando con Lavitola. E spiega nei dettagli come sarà possibile per Caltagirone, il principale socio di Acea, continuare a incassare gli utili milionari della <em>multiutility</em> romana, bypassando il voto di giugno: “Non è detto che tu e i francesi dovete prendervi i soldi da Acea – spiega Guercio, riferendo il contenuto di un incontro con Caltagirone – dalla remunerazione del capitale, il capitale non si paga un cazzo, ma trasformiamo l’attuale concessione di gestione in una concessione di gestione e costruzione… E tu la redditività del capitale te la prendi costruendo per conto di Acea al 50% delle opere come prevede <em>in house</em> la normativa europea”. Se il voto ha abrogato il profitto – secondo quesito sull’acqua – stabilendo il principio della gestione pubblica, in fondo basta spostare gli utili dalla gestione al vero <em>core business</em> del gruppo Caltagirone, la costruzione delle infrastrutture. Questo è il piatto ricco che potrà continuare a garantire nei fatti l’interesse dei privati nell’acqua, beffando il voto del referendum.</p></blockquote>
<p>Esattamente come abbiamo scritto negli ultimi mesi <a href="http://www.chicago-blog.it/category/acqua-2/" target="_blank">infinite volte qui su Chicago-blog</a>, quando noi crediamo di parlare di acqua, parliamo in realtà di opere civili. La scelta reale è quella tra un sistema relativamente più trasparente e uno meno trasparente. Il principio cardine della trasparenza è la piena copertura dei costi in tariffa. La tariffa, specie se determinata da un&#8217;autorità indipendente, deve riflettere i costi efficienti per la realizzazione degli investimenti ritenuti necessari, e provvedere una adeguata remunerazione del capitale. Questo avviene necessariamente alla luce del sole, e le informazioni sono accessibili con relativa facilita.</p>
<p>Quali sono, allora, le falle del sistema attuale? Sono almeno tre. Una è nella natura del regolatore: un&#8217;agenzia governativa (non indipendente) con uno statuto un po&#8217; fru-fru (i commissari durano solo tre anni, sono rinnovabili e nella sostanza sono dominati da un super-direttore generale). La seconda e la terza falla derivano dal ciclone referendario. Il primo quesito ha fatto venir meno l&#8217;obbligo (ma non la possibilità) di selezionare il gestore del servizio con procedure trasparenti. Il secondo quesito, pur avendo conseguenze dubbie in termini strettamente giuridici (IBL <em>Briefing Paper</em> n.102, <a href="http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/BP/IBL_BP_102-Referendum_Acqua.pdf" target="_blank">PDF</a>), tende a slegare il finanziamento degli investimenti dalla tariffa, e la tariffa dai costi (reali) del capitale. Non potendo remunerare adeguatamente l&#8217;attività industriale, i gestori sono incentivati a gonfiare i costi in maniera da far figurare bilanci in pareggio o in perdita, e spostare i profitti a valle: sia nel caso di intrecci aziendali, sia nel caso di prassi illecite di corruzione.</p>
<p>In sostanza, il tema sollevato nella conversazione di Lavitola e Guercio è esattamente che la perdita di trasparenza prodotta dal referendum rende più facile nascondere i profitti e più difficile individuare, con un appropriato disegno istituzionale, i comportamenti abusivi. Nell&#8217;assenza di obblighi di equilibrio contabile e di procedure di espulsione dei soggetti inefficienti, e in presenza di un sistema che rende la gestione del servizio non contendibile, finanziare gli investimenti diventa drammaticamente difficile &#8211; come hanno evidenziato tutti gli operatori finanziari intervenuti oggi al <a href="http://www.festivalacqua.org" target="_blank">Festival dell&#8217;acqua</a>. In compenso, costruire un universo parallelo dove i contribuenti pagano, con gli interessi, quello che non viene pagato dai consumatori è come vincere un terno al lotto. A repentaglio, cosi, non sono gli investimenti, ma i buoni investimenti, come hanno enfatizzato, da prospettive diverse, Piero Rubino e Lorenzo Bardelli. Anticipando i risultati del Blue Book 2011, Bardelli ha in particolare mostrato che le spa miste sono più &#8220;fedeli&#8221; dei gestori inhouse rispetto agli investimenti programmati e al loro costo. Indirettamente, Lavitola e Guercio, nella loro conversazione, illustrano perché.</p>
<p>Non sappiamo, ovviamente, se i due parlavano di fatti reali o di fantasie prive di fondamento: lo dirà la magistratura, ma qui non interessa. Quel che interessa è che è uno scenario verosimile. Il referendum ha cancellato uno sforzo di liberalizzazione parziale e insufficiente per sostituirlo con l&#8217;ecosistema della cricca.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2011/09/07/fuori-i-profitti-dallacqua-entrano-i-partiti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>14</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mercato delle idee: Risponde Simona Bonfante</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/09/05/mercato-delle-idee-risponde-simona-bonfante/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2011/09/05/mercato-delle-idee-risponde-simona-bonfante/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 16:07:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guest</dc:creator>
				<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[liberismo]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[commercio]]></category>
		<category><![CDATA[impresa]]></category>
		<category><![CDATA[mercato delle idee]]></category>
		<category><![CDATA[professioni]]></category>
		<category><![CDATA[regolamentazione]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
		<category><![CDATA[trasparenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=10010</guid>
		<description><![CDATA[Il 21 luglio Alberto Mingardi lanciava su Chicago-blog un &#8216;concorso di idee&#8217; per diffondere meglio le idee di mercato in Italia. Dopo aver ospitato l&#8217;intervento di David Mazzerelli, riprendiamo a pubblicare alcuni delle proposte pervenute. Iniziamo con il progetto di Simona Bonfante.
Credo che per farle affermare, le idee liberali, le si debba liberare dal ‘brand’, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il 21 luglio Alberto Mingardi <a href="http://www.chicago-blog.it/2011/07/21/liberisti-in-italia-che-fare-apriamo-il-mercato-delle-idee/" target="_blank">lanciava</a> su Chicago-blog un &#8216;concorso di idee&#8217; per diffondere meglio le idee di mercato in Italia. Dopo aver ospitato <a href="http://www.chicago-blog.it/2011/07/31/mercato-delle-idee-risponde-david-mazzerelli/" target="_blank">l&#8217;intervento di David Mazzerelli</a>, riprendiamo a pubblicare alcuni delle proposte pervenute. Iniziamo con il progetto di Simona Bonfante</em>.</p>
<p>Credo che per farle affermare, le idee liberali, le si debba liberare dal ‘brand’, ormai circondato da troppi equivoci e troppo negativamente connotato.</p>
<p>La strategia potrebbe consistere nel presentare evidenze liberali, farvi convergere il consenso razionale che inevitabilmente ne consegue, ma senza dire che sono appunto soluzioni liberali.<span id="more-10010"></span>In concreto, la mia proposta: viralizzare una moltitudine di “Com’è e come potrebbe essere”. Cose concrete, facili, a tutti familiari. cose che tutti si rendono conto non funzionare granché, pur non sapendo perché non funzionino né che invece farle funzionare si può.</p>
<p>Esempi<br />
1 &#8211; <strong>La dichiarazione dei redditi</strong>. Com’è e come potrebbe essere.<br />
All’immagine di un modulo-tipo di dichiarazione dei redditi si confronta quella di un formulario concettualmente elementare, graficamente armonico, umanamente comprensibile (e dunque facile da compilar) anche da un non-bocconiano. Si chiama visualizzazione dei dati, e consiste nel rendere intuitivamente trasparente la complessità (v. <a href="http://www.informationisbeautiful.net" target="_blank">www.informationisbeautiful.net</a>).<br />
Ecco, la trasparenza: un ‘valore’ liberale</p>
<p>2- <strong>Aprire un’impresa</strong>. Com’è e come potrebbe essere.<br />
Un elenco a punti dei passaggi, del relativo costo, e del tempo necessario a percorrerlo vs l’elenco alternativo (razionale, concretamente fattibile) di come potrebbe (e dovrebbe) essere, coi relativi costi/benefici (dal lato dell’imprenditore, quindi del cittadino).</p>
<p>3 &#8211; <strong>Apertura dei negozi</strong>. Com’è e come potrebbe essere.<br />
Esemplificare la questione con il confronto di scene cinematografiche tra un film americano o inglese ed uno italiano, che a parità di situazione sintetizzano la perdita per il coté italiano.</p>
<p>4 &#8211; <strong>Professioni</strong>. Com’è e come potrebbe essere.<br />
Come funzionano gli ordini e come funzionano le libere associazioni. Quale dei due modelli assicura più qualità, libertà di esercizio, trasparenza e scelta per il cittadino?</p>
<p>Ora, visto che ciascuno, in base all’ambito professionale nel quale opera, beneficia di un punto di vista particolare sulle cose specifiche del suo settore, immagino che, al di là dei 4 esempi ‘generici’ qui esposti, si possano ricavare un’infinità di soluzioni liberali per un’infinità di cose, appunto, concrete, realizzabili, non pregiudizievolmente connotate come ‘liberali’, ma che in sostanza, lo sono.</p>
<p>“Com’è e come potrebbe essere” è un formato facilmente viralizzabile con gli strumenti 2.0 e potenzialmente espandibile all’infinito. Una cosa concretissima, insomma.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2011/09/05/mercato-delle-idee-risponde-simona-bonfante/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Non troppa fretta</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/02/10/non-troppa-fretta/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2011/02/10/non-troppa-fretta/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 13:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Quaglino</dc:creator>
				<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[autorità di regolazione indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[informazioni]]></category>
		<category><![CDATA[perdite idriche]]></category>
		<category><![CDATA[servizio idrico]]></category>
		<category><![CDATA[trasparenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=8266</guid>
		<description><![CDATA[Una riflessione indotta dalla lettura del Rapporto sullo stato dei servizi idrici 2009 pubblicato dalla Conviri (Commissione Nazionale di Vigilanza sulle risorse idriche), dove si legge:
Il regolamento per la valutazione delle perdite nelle reti acquedottistiche fu emanato con D.M. dei Lavori Pubblici n. 99 nel 1997. Tale regolamento si prefiggeva di stabilire in  maniera univoca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una riflessione indotta dalla lettura del <a href="http://www.conviri.it/contenuti/Relazioni_annuali/Rapporto_2009.pdf" target="_blank">Rapporto</a> sullo stato dei servizi idrici 2009 pubblicato dalla <a href="http://www.conviri.it/" target="_blank">Conviri</a> (Commissione Nazionale di Vigilanza sulle risorse idriche), dove si legge:</p>
<blockquote><p>Il regolamento per la valutazione delle perdite nelle reti acquedottistiche fu emanato con <a href="http://www.normativaitaliana.it/nazionale/CM%20LLPP%2024-02-1998%20n.105-UPP.asp" target="_blank">D.M. dei Lavori Pubblici n. 99 nel 1997</a>. Tale regolamento si prefiggeva di stabilire in  maniera univoca le grandezze da misurare in modo da creare nel tempo una banca dati  omogenea e perciò facilmente analizzabile. Obbligo dei gestori era la trasmissione annuale dei risultati delle rilevazioni eseguite. Il regolamento è rimasto fino ad oggi sostanzialmente  disapplicato. La situazione verificatasi sottende sia una  scarsa capacità di controllo da parte delle istituzioni deputate, che una conoscenza non accurata dei bilanci idrici da parte dei gestori.</p></blockquote>
<p><span id="more-8266"></span></p>
<p>Dopo aver ammesso che da più di dieci anni nessun’autorità è intervenuta per far applicare il regolamento, la Conviri fa anche un’ “interessante” proposta per ovviare a tale problema:</p>
<blockquote><p>Nel tentativo di  modificare questa tendenza, il Comitato,  in  parallelo all’avvio della  procedura normalizzata di rendicontazione tecnica del Servizio Idrico Integrato con  il  rilevamento delle variabili gestionali e tecniche tramite il<a href="http://www.siviri.apat.it/siviri/" target="_blank"> SIViRI</a>, ha condotto per il 2007 una indagine semplificata.</p></blockquote>
<p>A questo punto, è quindi evidente che “interessante” è sinonimo di “ambigua”, nel senso che non si capisce come un’ “indagine semplificata” possa “modificare questa tendenza”: un’indagine semplificata, invece, va solo a rendere ancora più confusa la situazione del settore idrico. Ci si scontra infatti con un quadro fatto di dati mancanti, non aggiornati e spesso discordanti, a cui si aggiunge la riluttanza a fornirli da parte dei gestori.  Basti pensare al caso di <a href="http://www.acquanovaravco.eu/PDF/Bandi/Bando%20driver%2020gen09.pdf" target="_blank">Acqua Novara.VCO</a>, società interamente di proprietà degli enti locali che fornisce il servizio nell’ATO 1 del Piemonte: mentre la Conviri nello stesso Rapporto denuncia perdite pari al 78%, la società invece parla di valori pari al <a href="http://www.acquanovaravco.eu/PDF/novita/Presentazione%20Convegno%2014feb09.pdf" target="_blank">25-35%</a>. Sebbene la Commissione spieghi tale differenza dicendo che i loro calcoli si basano sul “volume non fatturato come % del volume immesso nel sistema”, queste differenze non sembrano essere giustificate. Ma anche concedendo (enormi) margini di errore alla Conviri, comunque l’intervallo di 10 punti percentuali nella stima della stessa società non è poco: il 25% è una media che si avvicina a quella degli altri paesi europei (15-20%), il 35% indica invece una situazione di emergenza, sebbene leggermente inferiore al dato medio nazionale pari al 37%, parecchio lontano dai valori all’estero. Si consideri però che molto probabilmente i valori nazionali sono sottostimati, perché saranno proprio i gestori che registrano dati peggiori i più riluttanti a fornire informazioni.</p>
<p>Ma quelli sulle perdite idriche non sono gli unici dati mancanti: <a href="http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/BP/IBL_BP_93_Acqua.pdf" target="_blank">Luciano Lavecchia </a>ha visto naufragare il suo progetto proprio a causa della carenza di valori e statistiche. Anche altri lavori sono stati limitati dalla riluttanza a fornire informazioni da parte dei gestori. Lanfranco Senn, in “Le imprese del settore idrico in Italia”, scrive:</p>
<p>“La scarsa disponibilità incontrata da parte di numerosi imprese contattate nella prima fase <em>field </em>della ricerca ha condotto alla individuazione di un numero decisamente più ristretto di imprese disponibili…”, a cui si aggiungono alcuni indicatori mancanti anche tra le imprese del campione.</p>
<p>L’unico elemento di trasparenza risiede nell’ammissione della Conviri di non possedere i dati che per legge i gestori dovrebbero inviargliele. Ma sono passati quindici anni da quando è stato introdotto tale <a href="http://www.ato-bo.it/atoStore/File/Normativa/DM_1-8-96.pdf" target="_blank">obbligo</a>: se davvero i cittadini vogliono giocare un maggior ruolo nel settore idrico dovrebbero pretendere una maggiore chiarezza dei dati, che si avrà solo quando finalmente esisterà un’autorità di regolamentazione efficiente, cioè competente e con poteri sanzionatori, oltre che realmente indipendente dal potere politico.</p>
<p>Per ora invece la Conviri non ha alcun <a href="http://www.federutility.it/memo/open_attachment.aspx?I0=571744c5-a8eb-41fa-94e8-6c2d420d4a64" target="_blank">potere di intervento</a>, quindi il controllo rimane sempre e comunque nella mani delle autorità d’ambito, ossia dei sindaci, ossia dei politici. I risultati si palesano in questi ritardi imbarazzanti nell’attuazione delle leggi, che si manifestano anche nel fatto che la Commissione ha creato un sistema per raccogliere ed elaborare dati sul servizio idrico (il <a href="http://www.conviri.it/contenuti/delibere/delibera_17_2009.pdf" target="_blank">Siviri</a>) solo nel 2009.</p>
<p>Per concludere, una volta ammessi i limiti della Conviri, dei gestori e delle inesistenti istituzioni deputate, non sarebbe anche ora di cercare soluzioni più efficienti? Un piccolo suggerimento: non possono essere gli stessi soggetti a definire le leggi, farle applicare e gestire il servizio. Il conflitto di interessi è devastante.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2011/02/10/non-troppa-fretta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nucleare e informazione. Di Giovanni Galgano</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2010/03/15/nucleare-e-informazione-di-giovanni-galgano/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2010/03/15/nucleare-e-informazione-di-giovanni-galgano/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 09:04:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guest</dc:creator>
				<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[nimby]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[trasparenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=5393</guid>
		<description><![CDATA[Riceviamo da Giovanni Galgano e volentieri pubblichiamo.
Il “ritorno” al nucleare, punto fermo della strategia energetica del governo italiano, sta causando crescenti tensioni tra differenti apparati dello Stato, motivate perlopiù dalle solite difficoltà di interpretazione legate alla concorrenza tra Stato e Regioni in materia energetica. Ben 12 Regioni hanno ricorso alla Corte Costituzionale contro la Legge 99/2009 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo da Giovanni Galgano e volentieri pubblichiamo.</em></p>
<p>Il “ritorno” al nucleare, punto fermo della strategia energetica del governo italiano, sta causando crescenti tensioni tra differenti apparati dello Stato, motivate perlopiù dalle solite difficoltà di interpretazione legate alla concorrenza tra Stato e Regioni in materia energetica. Ben 12 Regioni hanno <a href="http://notizie.tiscali.it/articoli/politica/10/febbraio/02/scheda_11_regioni_nucleare_321.html">ricorso</a> alla Corte Costituzionale contro la <a href="http://www.parlamento.it/parlam/leggi/09099l.htm">Legge 99/2009</a> che statuisce in materia di energia nucleare e di fatto spiana la strada all’atomo italico. Puglia, Basilicata e Campania hanno promulgato una legge regionale in cui escludono e impediscono la realizzazione di centrali nucleari sui loro territori e il Governo ha <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Nucleare-governo-impugna-leggi-del-no-di-Campania-Puglia-e-Basilicata_4274232134.html">impugnato</a> di fronte alla Corte Costituzionale tali leggi, eccependone la competenza sulla materia. A metà febbraio 2010 il Governo ha emanato il <a href="http://www.chicago-blog.it/2010/02/11/rifinito-e-approvato-il-decreto-nucleare-ma-i-punti-interrogativi-restano/">Decreto legislativo</a> che disciplina <em>la localizzazione, la realizzazione e l&#8217;esercizio di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, gli impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, i sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché le misure compensative e campagne informative al pubblico.</em></p>
<p><span id="more-5393"></span><em></em></p>
<p> L’Osservatorio <a href="http://www.arisweb.org/">Nimby Forum</a><sup>®</sup>, che monitora e studia i casi di “sindrome Nimby” in Italia e che recentemente ha presentato il suo ultimo <a href="http://www.chicago-blog.it/2010/02/16/dal-nimby-al-nimto-not-in-my-term-of-office-di-giovanni-galgano/">rapporto</a>, ha messo sotto la sua lente nel 2009 una serie di focolai di protesta in quei territori ove si è soltanto “parlato” di localizzare le nuove centrali. Il mero diffondersi di voci – molto spesso infondate – sulla presunta localizzazione di impianti di produzione di energia nucleare ha generato una ridda di prese di posizione contrarie ai presunti nuovi insediamenti, a prescindere dalla veridicità dell’informazione, in un momento storico nel quale il Governo non aveva ancora reso noto (e ancora mentre scriviamo non lo ha fatto) le località che saranno considerate per l’insediamento dei siti.</p>
<p>L’Osservatorio ha rilevato ben 22 casi di opposizione a <em>mere ipotesi </em>di localizzazione di impianti nucleari (qualcuna per la verità abbastanza fondata, affermano gli esperti) di fronte ad un piano complessivo di sviluppo a lungo termine che si incentra sulla realizzazione di un numero totale di centrali certamente di gran lunga inferiore.</p>
<p>Si tratta di casi che hanno avuto un ampio riscontro mediatico in assenza di notizie certe, basate per lo più su indiscrezioni di stampa e su voci non ufficiali. Una sorta di <em>Nimby virtuale</em>, sul quale aleggia, a nostro giudizio, una diffusa mancanza di consapevolezza sui temi del nucleare: di fatto sussiste un enorme deficit di conoscenza da parte dell’opinione pubblica in merito agli aspetti ambientali, economici e di<em> safety</em> che oggi  la tecnologia nucleare gioca sul grande tavolo energetico mondiale.</p>
<p>Se il Governo ha deciso di perseguire un “new deal” energetico italiano, questo non può prescindere da un corretto e trasparente dialogo con l’opinione pubblica e, successivamente, con le comunità che vivono nei territori che verranno ritenuti adatti ad accogliere una centrale nucleare.</p>
<p>Il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso febbraio che stabilisce le “linee-guida” e i criteri per il ritorno del nucleare rappresenta certamente un buon punto di partenza, soprattutto dove viene prevista “<em>la partecipazione di regioni, enti locali e popolazioni sulle procedure autorizzative, sulla realizzazione, sull&#8217;esercizio e sulla disattivazione degli impianti nucleari, così come sulle misure di protezione sanitaria dei lavoratori e della popolazione e la salvaguardia dell&#8217;ambiente”</em>. E buona norma ci pare anche l’art.22 dello stesso provvedimento, che  individua nel <em>Comitato di</em> <em>confronto e trasparenza</em> l’organismo territoriale che dovrà gestire la partecipazione alle procedure da parte di enti e cittadini.</p>
<p>Tuttavia è opportuno evidenziare le differenze tecniche che sussistono tra le azioni di comunicazione al territorio e quelle di informazione, sulle quali potrebbe essere determinante l’apporto di esperti massmediologi, sociologi, studiosi dei mass media. Il ritorno al nucleare non passerà soltanto da un “convincimento dialogato” con le comunità interessate dagli impianti. Sarà decisiva un’azione di informazione più generale, rivolta a tutti gli strati della popolazione che rappresenti in modo oggettivo, scientifico, con un’azione scevra da approcci ideologici, la realtà dell’energia nucleare oggi nel mondo, e ne svisceri vantaggi e svantaggi, eccellenze e difficoltà, in modo da consentire a chiunque voglia farsi un’idea sul tema di avere a disposizione tutti gli elementi per decidere da che parte stare.</p>
<p>L’Osservatorio Nimby Forum<sup>®</sup>, preso atto della volontà politica di sviluppare l’energia nucleare nel nostro Paese, sta portando a conoscenza del Parlamento e delle Istituzioni &#8211; attraverso anche audizioni alle Commissioni competenti di Camera e Senato &#8211; una proposta di affiancamento operativo allo schema predisposto dalle norme che disciplinano il piano nucleare italiano.</p>
<p>Tra le varie attività che Aris &#8211; Agenzia di Ricerche Informazione e Società che gestisce l’Osservatorio &#8211; propone di realizzare spicca l’istituzione del <em>Forum sull’Informazione e la Comunicazione in ambito di materie energetiche.</em></p>
<p>Il Forum, ispirato anche all’esperienza britannica dell’Energy Saving, organo terzo partecipato dai Ministeri interessati che ha gestito le procedure informative nel piano di comunicazione relativo all’esperienza nucleare in quel Paese, si configurerebbe come un organismo tecnico che possa affiancare l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare (istituita dalla legge n.99/2009, all’art.29) che, in base al decreto licenziato dal Governo il 10 febbraio 2010, dovrà occuparsi anche della “Campagna di informazione nazionale in materia di produzione di energia elettrica da fonte nucleare”.</p>
<p>Il Forum, nella visione di Aris, si dedicherebbe alla raccolta sistematica delle informazioni, delle notizie e dei temi che emergono nel dibattito pubblico e scientifico in materia di energia nucleare, all’organizzazione di un osservatorio sulla percezione dell’energia nucleare in Italia, con l’obiettivo di monitorare il grado di informazione e di conoscenza dei cittadini sui vari aspetti della materia.</p>
<p>Il Forum potrebbe ancora coadiuvare la nascente Agenzia per la Sicurezza Nucleare nella definizione delle Linee Guida della campagna di informazione in materia di produzione di energia nucleare, e realizzare e divulgare un <em>Libro Bianco</em> sull’Energia nucleare, che rappresenti la “summa” delle conoscenze scientifiche sugli aspetti tecnologici, tecnici, ambientali, di sicurezza, rese però fruibili da un pubblico ampio e dagli operatori della comunicazione. Lo scopo del Forum? Quello di sviluppare un dibattito laico e partecipato, scevro da posizioni ideologiche, tendente a garantire i cittadini e il loro diritto ad una corretta informazione.</p>
<p>L’organismo, snello ed efficiente che Aris si immagina vede la partecipazione, oltre che dei suoi esponenti, del Ministero dell’Ambiente, di quello dello Sviluppo Economico, della Conferenza Stato-Regioni, di istituti di studi e ricerche nel campo energetico ed economico, di rappresentanti delle aziende che realizzeranno materialmente i siti, di esperti e studiosi della comunicazione.<span id="_marker"> </span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2010/03/15/nucleare-e-informazione-di-giovanni-galgano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>12</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Clima. E se i buoni fossero i cattivi?</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/22/clima-e-se-i-buoni-fossero-i-cattivi/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2009/11/22/clima-e-se-i-buoni-fossero-i-cattivi/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 14:23:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[disonestà]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
		<category><![CDATA[trasparenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=3866</guid>
		<description><![CDATA[Nel dibattito sul clima una cosa è certo: i buoni sono loro, i cattivi noi. I buoni sono scienziati disinteressati pronti al sacrificio umano e personale per salvare il mondo, i cattivi sono le industrie e i loro tirapiedi o utili idioti, che negano l&#8217;evidenza. I buoni sono onesti ricercatori, i cattivi parte di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel dibattito sul clima una cosa è certo: i buoni sono loro, i cattivi noi. I buoni sono scienziati disinteressati pronti al sacrificio umano e personale per salvare il mondo, i cattivi sono le industrie e i loro tirapiedi o utili idioti, che negano l&#8217;evidenza. I buoni sono onesti ricercatori, i cattivi parte di un complotto. Le informazi0ni trapelate con la diffusione di una banca dati immensa, zeppa di scambi privati di email tra superstar del clima politicamente corretto, cambia tutto. <a href="http://www.nytimes.com/2009/11/21/science/earth/21climate.html?_r=1&amp;hp">Qui</a> la ricostruzione di Andy Revkin. <a href="http://www.globalwarming.org/2009/11/20/cooler-heads-digest-20-november-2009/">Qui</a> Julie Walsh per la Cooler Heads Coalition. <a href="http://www.climatemonitor.it/?p=5475">Qui</a> Claudio Gravina e Guido Guidi, e <a href="http://www.climatemonitor.it/?p=5456">qui</a> Guidi, su Climate Monitor. <a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/3890">Qui</a> Piero Vietti sul <em>Foglio</em>.</p>
<p><span id="more-3866"></span></p>
<p>Intendiamoci: la diffusione di scambi privati di email è un fattaccio di cui non possiamo essere contenti. Di questo bisogna tener conto. Così come bisogna tener conto del fatto che il linguaggio colloquiale è diverso da quello formale, ha le sue regole, per cui espressioni che in altri contesti suonerebbero come una &#8220;pistola fumante&#8221;, qui sono più o meno innocenti. Quindi, non cerchiamo e non troviamo <em>smoking guns</em>. Resta però il fatto che diversi scienziati, alcuni tra i più reputati autori dei rapporti Ipcc (*), discutono tranquillamente di quali &#8220;trucchi&#8221; utilizzare e di come &#8220;nascondere i dati&#8221;.</p>
<p>Io non mi scandalizzo. Il mondo è fatto così. Certo, però, tutti quelli che hanno fino a oggi tagliato la realtà in due col coltello, dovrebbero fare un esame di coscienza. Scienziati, giornalisti, politici e semplici cittadini che hanno sempre pensato che la buonafede stesse di là e la malafede fosse di qui, oggi hanno la prova provata che così non è. E soprattutto hanno la prova provata che i documenti che, per convenzione, prendiamo per buoni, sono in realtà opera di esseri umani, con tutte le loro debolezze e tutte le loro tentazioni. Il mondo reale è complesso, e la storia che oggi emerge ricorda la storia, sicuramente più estremizzata, tessuta dal compianto Michael Crichton nel suo splendido <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788811678564/crichton-michael/stato-paura.html">Stato di paura</a></em>.</p>
<p>Tutto questo, va da sé, non mette in dubbio le conoscenze sul clima, né l&#8217;esistenza del &#8220;consensus&#8221;. Mette in dubbio, però, l&#8217;onestà intellettuale di molti generali dell&#8217;esercito allarmista. E quindi, sulla validità dei documenti da essi redatti, come i famosi &#8220;<a href="http://www.ipcc.ch/pdf/assessment-report/ar4/wg1/ar4-wg1-spm.pdf">Summary for Policymakers</a>&#8221; dell&#8217;Ipcc, che oltre a essere le uniche parti realmente lette da opinion- e policy-makers, non sono opera dei 2500 scienziati che vengono spesso sbandierati, ma di una cinquantina di essi. Quando si vedono le teste d&#8217;uovo lamentarsi del fatto che il clima non segue i loro modelli, e dunque interrogarsi su come far scomparire la realtà tra le pieghe dei loro risultati allo scopo, si presume, di non ridurre la pressione sull&#8217;opinione pubblica, viene da chiedersi su cosa poggino le costose politiche che l&#8217;Unione europea ha adottato, e che altri nel mondo vorrebbero adottare.</p>
<p>Non si tratta di negare il <em>global warming</em> o la sua componente antropogenica. Si tratta di chiedere, agli esperti, onestà e chiarezza, inclusa la necessaria trasparenza rispetto ai punti ancora incerti del dibattito. E poiché l&#8217;incertezza non può essere ignorata, essa pure va considerata nelle politiche. Se le certezze ostentate dagli uomini politici, e la sicumera di certi scienziati che fanno politica, cederanno il passo a un atteggiamento più umile e razionale, anche questa (di per sé brutta) vicenda sarà servita a qualcosa. Dal male, a volte, può sorgere il bene.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2009/11/22/clima-e-se-i-buoni-fossero-i-cattivi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>29</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Zia Neelie e gli aiuti di Stato</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/09/26/zia-neelie-e-gli-aiuti-di-stato/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2009/09/26/zia-neelie-e-gli-aiuti-di-stato/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 08:07:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Mingardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[aiuti di Stato]]></category>
		<category><![CDATA[Antitrust]]></category>
		<category><![CDATA[banche]]></category>
		<category><![CDATA[Neelie Kroes]]></category>
		<category><![CDATA[trasparenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=2979</guid>
		<description><![CDATA[Gli aiuti pubblici alle banche vi spaventano di meno, perche’ c’e’ Bruxelles a vigilare sullo “state aid”? La pensa cosi’ il Commissario europeo Neelie Kroes, che intervenendo alla trentaseiesima conferenza della Fordham University su antitrust e concorrenza ha consegnato al mondo una succosa sintesi del suo pensiero.
Lasciamo perdere stavolta quelle che in realta’ sarebbero le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli aiuti pubblici alle banche vi spaventano di meno, perche’ c’e’ Bruxelles a vigilare sullo “state aid”? La pensa cosi’ il Commissario europeo Neelie Kroes, che intervenendo alla trentaseiesima conferenza della Fordham University su antitrust e concorrenza ha consegnato al mondo <a href="http://www.eumonitor.net/modules.php?op=modload&amp;name=News&amp;file=article&amp;sid=135830&amp;mode=thread&amp;order=0&amp;thold=0">una succosa sintesi del suo pensiero</a>.<br />
Lasciamo perdere stavolta quelle che in realta’ sarebbero le cose piu’ interessanti e salienti &#8211; ovvero che Kroes vanti grandi progressi, in termini di certezza del diritto e trasparenza, nelle relazioni fra la Commissione e le imprese che finiscono sotto il suo faro. A dire il vero, che questa grande trasparenza effettivamente ci sia e’ discutibile, come sempre piu’ sono discutibili i metodi d’indagine (leggete <a href="http://www.managingip.com/Article/2182450/EU-pharma-sector-enquiry-slammed.html">qui</a> non tanto il commento, ovviamente interessato, di David Rosenberg di Glaxo ma quello di S<a href="http://www.catribunal.org.uk/246-306/The-President---Sir-Christopher-Bellamy.html">ir Christopher Bellamy</a>, sull’indagine sul settore farmaceutico).<span id="more-2979"></span><br />
Ma stiamo a Kroes sugli aiuti di Stato: zia Neelie sostiene che il sistema abbia “retto” agli urti della crisi, e serva a “rassicurare” il contribuente europeo circa la qualita’ della spesa e la natura temporanea degli interventi. Grosso modo, secondo Kroes lo Stato si comporta come un fondo che investe nelle banche per ristrutturarle:</p>
<blockquote><p>
the price of state support is that you must submit a restructured business to us for approval in order to offset the competition distortions of aid. With the banks it also addresses moral hazard and gives us a chance to ensure business models that are viable in the long-term.</p></blockquote>
<p>Indipendentemente dal giudizio sugli interventi posti in essere, e’ verosimile credere che gli Stati saranno (grazie alla vigilanza di Bruxelles, of course) investitori virtuosi?</p>
<p>PS: si noti che Kroes difende a spada tratta la nozione che le competenze antitrust debbano stare in seno alla commissione, e non trovare spazio in una autorita’ a se’ (<em>This role was possible because DG Competition is part of the wider European Commission. Having a seat at the &#8216;main table&#8217; gives competition specialists the opportunity and the clout to stand up for open markets. I think we would have been marginalised in those debates had we been an agency separate from the Commission</em>). In Italia, il dibattito sull’istituzione dell’antitrust si e’ trascinato per tutti gli anni Cinquanta e Sessanta (invano: ci si arrivera’ solo nel 1990). All’epoca, alcuni proponevano un qualcosa che somigliasse ad una autorita’ indipendente, altri che le competenze di politica della concorrenza stessero in capo ad una commissione alle dipendenze del ministro dell’industria. <em>Déjà Vu</em><em></em><em></em>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2009/09/26/zia-neelie-e-gli-aiuti-di-stato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

