<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>CHICAGO BLOG &#187; tasse</title>
	<atom:link href="http://www.chicago-blog.it/tag/tasse/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.chicago-blog.it</link>
	<description>diretto da Oscar Giannino</description>
	<lastBuildDate>Thu, 09 Feb 2012 11:25:36 +0000</lastBuildDate>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=</generator>
		<item>
		<title>Che fine ha fatto la delega fiscale? C&#8217;è qualche liberale?</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2012/02/09/che-fine-ha-fatto-la-delega-fiscale-ce-qualche-liberale/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2012/02/09/che-fine-ha-fatto-la-delega-fiscale-ce-qualche-liberale/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 09:18:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oscar Giannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti individuali]]></category>
		<category><![CDATA[Monti]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[spesa pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[statalismo]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=11550</guid>
		<description><![CDATA[Dal numero odierno di  Panorama
Appello ai liberali in Parlamento, e &#8211; se tra loro esistono, anche a eventuali liberisti antistatalisti (non sto parlando di Antonio Martino, ovvio). Fate la cortesia, non fatevi prendere per l’ennesima volta di sorpresa. Cercate di capire che dopo le quattro manovre triennali approvate nel 2011 per  81,4 miliardi di euro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dal numero odierno di  Panorama</em></p>
<p>Appello ai liberali in Parlamento, e &#8211; se tra loro esistono, anche a eventuali liberisti antistatalisti (non sto parlando di Antonio Martino, ovvio). Fate la cortesia, non fatevi prendere per l’ennesima volta di sorpresa. Cercate di capire che dopo le quattro manovre triennali approvate nel 2011 per  81,4 miliardi di euro di cui quasi all’80% solo da nuove tasse, c’è un&#8217;unica vera grande occasione per ribaltare il vampirismo fiscale. E’ l’esercizio della delega fiscale che questo governo eredita dal governo precedente. <span id="more-11550"></span>Doveva sfoltire e abbattere i 720 bonus dai quali lo Stato incassa 253 miliardi in meno l’anno.  83 miliardi sono stati &#8220;blindati&#8221; dai tecnici, perché eviterebbero doppie imposizioni, garantirebbero l&#8217;ordinamento comunitario, o ancora i principi costituzionali. Su questo, liberali in Parlamento, fossi in voi andrei bene a controllare: in molti casi non mi pare proprio.</p>
<p>Il lavoro tecnico è stato compiuto dalla commissione che Tremonti affidò  a Vieri Ceriani della Banca d’Italia. Oggi è sottosegretario all’Economia. A lui Monti ha affidato l’intera partita della delega. Ma ne è stata annunciata un’altra, tre settimane fa: non ho capito su che base, visto che la delega ereditata è la più colossale occasione per ridisegnare l’intero complesso del welfare e degli aiuti pubblici agli “amici degli amici”. Quel che ho capito della nuova delega non mi è piaciuto,  “equità” e “perequazione”, il mantra di chi crede allo Stato distributore. Noi vogliamo invece non ostacoli la crescita.</p>
<p>Il Parlamento aveva promesso lavori preparatori sul tema in pochi mesi, altrimenti a ottobre sarebbero scattati tagli lineari di finanza pubblica. Monti ha sostituito ai tagli lineari l’aumento dell’IVA dal 21% al 23% e dal 10 al 12%, sempre da ottobre, se i 170 miliardi di detrazioni e deduzioni non coprono il gettito equivalente. I tecnici attuali sono keynesiani e statalisti, vogliono solo recuperare altro gettito allo Stato. Le sovrapposizioni tra fisco e stato sociale, su cui ha lavorato la commissione presieduta da Mauro Marè, sembra non interessare più nessuno. E il governo con il decreto salva-Italia si è data anche la facoltà di indicare entro maggio il  nuovo ISEE, l’indicatore di capacità del contribuente che dà diritto a tariffe agevolate e sconti.</p>
<p>State attenti, residui liberali. O siete capaci di incalzare da subito il governo, avete pronta in parallelo una spending review che abbatta spesa pubblica e tasse di 5-6 punti di Pil in un quinquennio come ha fatto la Germania tra 2002 e 2008, e vi affiancate  una proposta secca di riarticolazione di bonus fiscali solo a favore di famiglia, lavoro e impresa. Oppure i tecnici statalisti e keynesiani vi uccelleranno ancora una volta e definitivamente in questa legislatura. E avremo ancora più Stato e più gettito per lui.</p>
<p>“Quando gli scopi del governo sono snaturati e la libertà pubblica è manifestamente posta in pericolo, e tutti gli altri mezzi di correzione sono inutili e vani, il popolo può e di diritto deve riformare il vecchio governo o stabilirne uno nuovo. La non resistenza contro il potere arbitrario e contro l’oppressione è assurda, da schiavi e distruttiva del bene e della felicità dell’umanità”. Costituzione del New Hampshire, articolo 10. Sante parole!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2012/02/09/che-fine-ha-fatto-la-delega-fiscale-ce-qualche-liberale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sbaglia chi accusa l&#8217;Europa, la rapina di Stato è italiana</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2012/02/07/sbaglia-chi-accusa-leuropa-la-rapina-di-stato-e-italiana/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2012/02/07/sbaglia-chi-accusa-leuropa-la-rapina-di-stato-e-italiana/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 10:03:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oscar Giannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[euro]]></category>
		<category><![CDATA[ue]]></category>
		<category><![CDATA[germania]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[spesa pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=11546</guid>
		<description><![CDATA[Dal prossimo numero di &#8220;Tempi&#8221;
Alcuni chiedono: poiché il fiscal compact sul quale hanno trovato convergenza 25 su 27 governi dell&#8217;Unione europea &#8211; l&#8217;opting out è stato scelto da Londra e Praga – conformerà per anni a venire la politica di bilancio di ogni singolo Paese membro, non sarebbe  non solo utile ma fors&#8217;anche necessario sottoporlo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dal prossimo numero di &#8220;Tempi&#8221;</em></p>
<p>Alcuni chiedono: poiché il fiscal compact sul quale hanno trovato convergenza 25 su 27 governi dell&#8217;Unione europea &#8211; l&#8217;opting out è stato scelto da Londra e Praga – conformerà per anni a venire la politica di bilancio di ogni singolo Paese membro, non sarebbe  non solo utile ma fors&#8217;anche necessario sottoporlo a referendum nazionale? Ebbene la mia risposta è secca: no. Per una serie di ragioni diverse. Alcune sono di ordine giuridico-formale. Altre, di carattere politico-sostanziale. Quelle giuridico-formali affondano le proprie radici nell&#8217;interpretazione sin qui totalmente univoca che l&#8217;ordinamento italiano ha dato dell&#8217;adesione dell&#8217;Italia ai diversi ordinamenti europei succedutisi nel tempo. Quelle sostanziali e politiche si riassumono in una frase: non è l&#8217;Europa ma è la politica italiana &#8211; in buona compagnia di quella greca etc etc &#8211; a ciurlare nel manico e spaccirea per colpe europee responsabilità che sono nazionali e sue; non è l&#8217;Europa ma la politica italiana a procurarsi con la forza la droga crescente della spesa pubblica, rapinando sempre di più le nostre tasche.</p>
<p><span id="more-11546"></span>L&#8217;adesione agli accordi europei nella dottrina e nella giurisprudenza costituzionale italiana è considerata pienamente conforme all&#8217;anelito sovranazionale di cessione contrattata di sovranità indicato nella nostra Costituzione: è adesione affidata ai governi e per questo, in reiterati dibattiti parlamentari nell&#8217;adesione al Trattato di Roma e a quelli ad esso successivi nei decenni, sottoposta all&#8217;ordinario processo di vaglio e legittimazione  da parte di Camera e Senato. La nostra tradizione e giurisprudenza costituzionale considera altresì il recepimento diretto delle fonti primarie di diritto europeo un naturale compimento della vocazione sovranazionale europea che ispirò i Padri Costituenti.</p>
<p>Altre tradizioni costituzionali continuano nell&#8217;Unione europea ad essere ancorate ad un fondamento ancora “nazionale”: di qui sono venuti referendum, dalla Francia alla Danimarca all&#8217;Irlanda, che hanno visto negli anni le opinioni pubbliche rigettare Trattati e infiggere severi colpi a quella necessità di una nuova governance  che contemperasse insieme più ampia rappresentanza – con l&#8217;apertura ad est dell&#8217;Unione – a princìpi di efficienza e decisionalità.</p>
<p>Vi sono poi Nazioni, come quella tedesca, che hanno sin dall&#8217;inizio aderito a un&#8217;interpretazione della propria Carta Fondamentale del tutto analoga a quella italiana, però con un grande “ma”. All&#8217;atto del recepimento dei Trattati di Maastricht e di Lisbona, tanto il Bundestag quanto la Bundesverfassungsgericht, la Corte costituzionale tedesca, hanno esplicitamente richiamato che in nessun caso i nuovi impegni europei potevano chiamare i cittadini tedeschi a una violazione degli articoli 38, 115 e 14 della Legge fondamentale tedesca, il Grundgesetz. L’art. 38 attribuisce ai cittadini tedeschi il diritto di partecipare all’esercizio dei poteri pubblici tramite il Bundestag. L&#8217;articolo 115 prescrive che solo il Bundestag possa determinare il bilancio pubblico.  Mentre  l&#8217;articolo 14 ancora nella Costituzione tedesca l&#8217;obiettivo fondamentale di preservare la stabilità dei prezzi.</p>
<p>Di qui la serie successiva di ricorsi che sono fioriti in questi anni alla Corte costituzionale germanica, nella scorsa estate anche contro l&#8217;adesione del governo Merkel alla nascita dell&#8217;EFSF e agli aiuti alla Grecia. Secondo i ricorrenti tali atti del governo Merkel erano in violazione non solo della discplina di bilancio pubblico che deve restare esclusivamente nelle mani del Parlamento tedesco, unico organo al quale possano direttamente partecipare candidandosi e con il loro voto i cittadini germanici. Ma erano altresì in violazione  degli stessi articoli dei Trattati europei di Maastricht e Lisbona, e in particolare della clausola del <em>no bail-out </em>prevista all&#8217;articolo 125 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue), che vieta qualsiasi forma di aiuto. Nonché dell&#8217;articolo 122 del Tfue, che invece  ammette bensì finanziamenti ad uno Stato membro, ma solo per il caso di gravi difficoltà al di fuori di ogni controllo. E tali non potevano qualificarsi difficoltà conseguenti alla politica finanziaria di uno Stato, secondo i ricorrenti.  Di qui l&#8217;avversione tanto forte nel dibattito pubblico tedesco  alla cosiddetta <em>Haftungs-und Transferunion</em>, cioè al trasformarsi inevitabile dell&#8217;Unione europea in un&#8217;Unione dei trasferimenti, un’unione di tipo mutualistico dalla quale discendano automaticamente obblighi di spesa pubblica a carico del contribuente tedesco che non passino per il Parlamento nazionale.</p>
<p>La Corte costituzionale tedesca ha rigettato sin qui i ricorsi. Ma, ripeto, quelli erano ricorsi dettati dal tentativo di porre limiti ad aiuti automatici ai Paesi eurodeboli. Da noi, l&#8217;appello alle urne referendarie non mette in questione la solidarietà a chi è in difficoltà, verrebbe invece da chi pensa che il fiscal compact sia un limite intollerabile alla libera capacità del Parlamento italiano di spendere in deficit, continuando a indebitarsi, e dunque respingendo l&#8217;idea che proprio l&#8217;ammontare tanto ingente del nostro debito pubblico abbia finito non solo per farci crescere così poco da un quindicennio, ma abbia altresì anche costituito “il” detonatore potenziale dell&#8217;intera euroarea.</p>
<p>Non ci sono però solo considerazioni giuridiche e formali, per essere di tuttì&#8217;altra idea. La sostanza politica è un&#8217;altra. L&#8217;azzeramento del deficit e l&#8217;abbattimento del debito pubblico per ogni anno nella misura almeno di un ventesimo della parte eccedente il 60% del Pil sono ottime cose per l&#8217;Italia. Anche se la nostra Costituzione è assai meno rigorosa di quella tedesca, figlia della doppia sconfitta del nazismo prima, e prim&#8217;ancora del disastro di Weimar e della cecità europea nel richiedere danni di guerra impossibili all&#8217;ex Impero guglielmino a sua volta sconfitto, da cui il nazismo nacque e trovò consenso.</p>
<p>Il problema è che nel fiscal compact non è affatto scritto che quegli obiettivi &#8211; necessari e salutari &#8211; si debbano raggiungere con sanguinosi avanzi primari nell&#8217;ordine di 5-6 punti di Pil l&#8217;anno, realizzati attraverso ulteriori aggravi fiscali. E che solo così, procedendo per decenni con pressione fiscale oltre il 505 del Pil, abbasseremo a poco a poco il debito. Questa interpretazione del fiscal compact oggi e del vincolo dell&#8217;euro ieri la dà la politica italiana: sotto destra, sinistra e sotto i tecnici. Ma è una scelta demenziale della politica italiana, non dell&#8217;Europa, continuare a far crescere la spesa pubblica e alzare la tasse, e non abbattere il debito attraverso massicce dismissioni pubbliche. Chi sogna il referendum vorrebbe un bel plebiscito a favore di altra spesa pubblica e  altre tasse. Invece è proprio questa strategia ammazza-Paese, che bisogna mettere nel mirino e abbattere. L&#8217;Europa coi suoi vincoli non c&#8217;entra un fico secco.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2012/02/07/sbaglia-chi-accusa-leuropa-la-rapina-di-stato-e-italiana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>73</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Contro la crescita, l’imposta sulla finanza</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2012/02/02/contro-la-crescita-limposta-sulla-finanza/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2012/02/02/contro-la-crescita-limposta-sulla-finanza/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 17:55:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Giuricin</dc:creator>
				<category><![CDATA[euro]]></category>
		<category><![CDATA[ue]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[libero scambio]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
		<category><![CDATA[tobin tax]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=11519</guid>
		<description><![CDATA[Il presidente Sarkozy, in vista delle imminenti elezioni ha deciso di introdurre la “famosa” e fumosa Tobin Tax o tassa sulle transazioni finanziarie.
E proprio ieri sul primo quotidiano economico italiano, il Sole 24 Ore è uscito un articolo a firma del Commissario Europeo alla Finanza, Algirdas Semeta a favore di questa nuova tassa che avrebbe, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente Sarkozy, in vista delle imminenti elezioni ha deciso di introdurre la “famosa” e fumosa Tobin Tax o tassa sulle transazioni finanziarie.</p>
<p>E proprio ieri sul primo quotidiano economico italiano, il <em>Sole 24 Ore</em> è uscito un articolo a firma del Commissario Europeo alla Finanza, Algirdas Semeta a favore di questa nuova tassa che avrebbe, a suo dire, degli effetti miracolosi per la crescita.</p>
<p><span id="more-11519"></span>57 miliardi di euro di nuove tasse, tutte dal settore più cattivo dell’economia: la finanza. Questi 57 miliardi di euro avrebbero effetti miracolosi per la crescita asfittica europea, che non a caso vedrà il 2012 in piena recessione. Non c’è da stupirsi visto il livello attuale dei Governanti.</p>
<p>Una tassa che fa aumentare la crescita è un non sense economico, ma è bene analizzare a fondo le parole dell’eurocommissario.</p>
<p>Veniamo dunque alla tassa sulle transazioni finanziarie.</p>
<p>Si chiede il Commissario: “la nuova tassa avrebbe degli effetti peggiori di altre tasse o dei tagli alla spesa”?</p>
<p>Ammette poi implicitamente che le banche non pagheranno le tasse poiché la scaricheranno sui loro clienti. Ma d’altronde per il Commissario il fatto che un piccolo investitore paghi 10 euro ogni volta che movimenti 10000 euro non è un problema. Detto questo non si accontenta perché alla fine dell’articolo viene affermato che il settore finanziario si accollerà questa tassa. Viene il dubbio che non abbia avuto la possibilità di leggersi poche righe prima poiché aveva appena finito di dire che quasi certamente le banche faranno pagare ai clienti l’imposta. Delle due, o l’una o l’altra.</p>
<p>Cerchiamo di rispondere analiticamente a tutte le affermazioni del Commissario alle Finanze della UE.</p>
<p>Il taglio della spesa è l’obiettivo primo che molti Governi dell’Aerea Euro dovrebbero adottare.</p>
<p>L’Italia, solo per rimanere al caso a noi più vicino, ha aumentato la spesa primaria di 13 punti in poco più di venti anni. Un risultato stupefacente che di fatto ha portato il nostro paese sul ciglio del baratro.</p>
<p>E i tagli della spesa non dovrebbero essere attuati in Portogallo, dove il paese luso paga già il 23 per cento sui titoli a cinque anni? E non dovrebbe essere tagliata la spesa in Grecia dove per anni si è vissuto al di sopra di ogni possibilità?</p>
<p>Un taglio della spesa pubblica avrebbe un effetto positivo molto maggiore di un’ulteriore tassa.</p>
<p>L’Unione Europea sembra non avere capito che la crisi del debito deriva dai comportamenti allegri di alcuni Governi dell’Eurozona.</p>
<p>Andiamo al secondo punto. Chi paga la tassa? Direi che qui devo essere d’accordo con l’euro Commissario. I clienti senza dubbio, perché un conto è su chi ricade la tassa legalmente e chi invece la paga. Sono certo che tale tassa verrà totalmente trasferita ai clienti delle banche. Su questo anche il Commissario è d’accordo e quindi non mi dilungo.</p>
<p>Il punto tragico dell’intervista a mio parere è un altro. “Chi dice che la tassa possa essere elusa, non ha letto bene la proposta della Commissione”. Se gli investitori dovessero credere a queste parole, avrebbero già fatto le valigie verso altri lidi.</p>
<p>La tassa secondo il Commissario non potrà essere elusa e per fare ciò si introduce un vero e proprio protezionismo che consiste nel limitare la libertà di circolazione dei capitali dall’Unione Europea verso paesi terzi e viceversa.</p>
<p>Quindi non solo si introduce una tassa, ma per renderla esigibile si decide di alzare una barriera protezionistica. Se così fosse, la proposta dell’Unione Europea porterebbe verso una fuga di capitali all’estero prima che tale tassa venga imposta, con il peggioramento della crisi di liquidità che la zona Euro sta attraversando ora.</p>
<p>Sembra che il “Ministro delle Finanze” europeo non abbia in mente che tale tassa possa diventare il colpo di grazia per la zona Euro.</p>
<p>Se l’obiettivo è quello di far fallire l’Euro, e su questo comincio a pensare che l’Unione Europea ce la stia mettendo tutta, l’introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie sarebbe un colpo di genio.</p>
<p>Au revoir, Euro.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2012/02/02/contro-la-crescita-limposta-sulla-finanza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>29</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Go, Monti go!</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2012/01/16/go-monti-go/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2012/01/16/go-monti-go/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 16:56:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Giuricin</dc:creator>
				<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[privatizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[deficit]]></category>
		<category><![CDATA[governo Monti]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
		<category><![CDATA[taxi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=11226</guid>
		<description><![CDATA[Liberalizzare è necessario. L’Italia è in recessione e la manovra più semplice e a costo zero per rilanciare l’economia è senza dubbio quella di aprire alla concorrenza.
Liberalizzare tutto e velocemente, senza tappe intermedie. È obbligatorio, altrimenti si rimane in un limbo dove tutte le categorie si mettono di traverso per evitare di perdere una rendita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Liberalizzare è necessario. L’Italia è in recessione e la manovra più semplice e a costo zero per rilanciare l’economia è senza dubbio quella di aprire alla concorrenza.</p>
<p>Liberalizzare tutto e velocemente, senza tappe intermedie. È obbligatorio, altrimenti si rimane in un limbo dove tutte le categorie si mettono di traverso per evitare di perdere una rendita da posizione dominante.  <span id="more-11226"></span></p>
<p>La protesta dei taxi sarà forte, così come quella delle farmacie, ma non devono spaventare il Governo. Sono solo due delle piccole categorie dove esistono dei limiti d’accesso molto forti, ma chiaramente non sono le uniche che necessitano maggiore concorrenza.</p>
<p>E la prima bozza del decreto liberalizzazioni sembra andare nel verso giusto; certo qualche cosa in più potrebbe essere fatto, ma tutti i settori economici sono toccati, dalle autostrade fino alle assicurazioni, dal trasporto pubblico locale fino ai notai e gli avvocati.</p>
<p>Non è bene parlare prima di quando il decreto sia definitivo, soprattutto in Italia, dove nemmeno il definitivo è definitivo, ma è bene fare pressione affinché il Governo sia incisivo.</p>
<p>Il 19 gennaio sarà una data cruciale per il destino dell’Italia, come ci ha giustamente ricordato Standard &amp; Poor’s che ha provveduto a far cadere di due gradini il grado di solvibilità del nostro paese.</p>
<p>Quali le motivazioni di tale bocciatura? I soliti motivi, si potrebbe dire. In primo luogo l’elevato livello di debito, che ci fa pagare un differenziale con la Spagna (che fino ad un mese fa aveva un interesse sul debito uguale al nostro) tra un punto e mezzo e due punti superiore.</p>
<p>Secondo, ma non meno importante, la lungaggine nell’arrivare a tale “decreto liberalizzazioni”. I mercati si sono innervositi a vedere che la prima manovra Monti è stata troppo incentrata ad aumentare la pressione fiscale, senza intaccare gli sprechi e le inefficienze del nostro sistema paese.</p>
<p>È possibile che le nostre imprese paghino il 68 per cento di tasso totale di tassazione?</p>
<p>È possibile che la burocrazia sulle start up costi fino a mezzo punto percentuale di prodotto interno lordo all’anno?</p>
<p>È possibile che ogni anno vengano buttati due miliardi di euro per finanziare un trasporto pubblico locale caratterizzato da costi doppi a quelli svedesi o della Gran Bretagna?</p>
<p>È possibile che per le auto blu vi siano costi per lo Stato di diversi miliardi di euro l’anno?</p>
<p>Ora, mentre alle ultime due domande il Governo sta rispondendo con l’eliminazione di gran parte delle auto blu e una liberalizzazione del trasporto pubblico locale, sul tema tasse e diminuzione della burocrazia ancora molto, tutto è da fare.</p>
<p>Non è ancora finita la fase due del Governo Monti, ma dopo la prima di “più tasse”, la seconda di “più liberalizzazioni”, è bene passare velocemente ad una terza di “meno burocrazia” e meno “patrimonio pubblico”.</p>
<p>È bene inoltre procedere velocemente alle privatizzazioni di una parte importante del patrimonio pubblico (molto di più di quanto è stato fatto nella prima manovra Monti), per abbattere velocemente il debito e dunque diminuire la spesa per  il debito che potrebbe sfondare i 100 miliardi di anni nei prossimi anni.</p>
<p>Se infatti i tassi d’interesse dovessero mantenersi a lungo intorno al 7 per cento, è facile che la spesa per pagare il nostro debito (1900 miliardi di euro circa) possa crescere nel prossimo quinquennio fino alla fatidica soglia appena segnalata.</p>
<p>Dice un proverbio che non è bene mettere troppa carne al fuoco, ma l’Italia ha bisogno velocemente di una fase due e di una fase tre del Governo Monti, se vuole evitare di fare la fine della Grecia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2012/01/16/go-monti-go/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>30</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Disobbedienza fiscale: i presupposti dimenticati, è ora di riscoprirli!</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2012/01/12/disobbedienza-fiscale-i-presupposti-dimenticati-e-ora-di-riscoprirli/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2012/01/12/disobbedienza-fiscale-i-presupposti-dimenticati-e-ora-di-riscoprirli/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 16:09:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oscar Giannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti individuali]]></category>
		<category><![CDATA[evasione]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[liberismo]]></category>
		<category><![CDATA[statalismo]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=11168</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; tempo di riscoprire i presupposti della disobbedienmza fiscale. Pubblica e organizzata. Befera e l&#8217;Agenzia delle Entrate ed anche Equitalia non c&#8217;entrano. Chi manda bombe e proiettili, è il nostro nemico e deve smetterla al più presto. Perché ci sono cascati tutti o quasi. Per l&#8217;ennesima volta. Ed è anche per questo che nutro una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; tempo di riscoprire i presupposti della disobbedienmza fiscale. Pubblica e organizzata. Befera e l&#8217;Agenzia delle Entrate ed anche Equitalia non c&#8217;entrano. Chi manda bombe e proiettili, è il nostro nemico e deve smetterla al più presto. Perché ci sono cascati tutti o quasi. Per l&#8217;ennesima volta. Ed è anche per questo che nutro una considerazione sempre più elevata per Attilio Befera, il capo dell&#8217;Agenzia delle Entrate e di Equitalia, e per la sua squadra che da anni ha mutato assetto organizzativo, efficacia e risultati concreti della lotta all&#8217;evasione, in perenne crescita. Non è un camaleonte perché confermato da sinistra e destra, come ha titolato<em> La Stampa</em>, perché in un Paese iperammalato di spoil system se Visco e Tremonti gli hanno dato fiducia è solo per i risultati concreti. E non è vero che la lena delle Entrate si è attenuata quando non c&#8217;era Visco, come l&#8217;intemerato deus ex machina fiscale della sinistra ha tuonato in un&#8217;intervista dopo Cortina. Al contrario, Befera coglie nel segno non solo perché il recuperato fiscale è cresciuto sempre e raddoppiato in cinque anni superando gli 11 miliardi in 12 mesi. Va a segno anche perché si è fatto aumentare i poteri sia dalla destra che dal governo dei tecnici. E perché l&#8217;azione delle Entrate si svolge anche con un abile occhio agli echi mediatici delle sue iniziative. Dai vip dello sport alle star dello spettacolo ai vacanzieri di Cortina, l&#8217;incazzatura dei lavoratori dipendenti soggetti senza scampo al sostituto d&#8217;imposta è assicurata. Ma il problema non è Befera e non sono i suoi. Fanno tostamente il loro mestiere.  Il viso dell&#8217;arme è ciò che lo Stato chiede loro.  Servono lo Stato. Il problema è la politica, che dello Stato scrive le leggi fiscali. Anzi i decreti legge, le circolari e i regolamenti, in violazione dell&#8217;articolo 23 della Costituzione che prescrive la riserva di legge assoluta per i nuovi tributi. Il problema è la giustizia, che tanto in Cassazione quanto alla Corte costituzionale ha accumulato una terrificante giurisprudenza a senso unico, per la quale in materia fiscale lo Stato ha praticamente sempre ragione. Ha sempre ragione, anche quando asimmetricamente pretende per sé un rispetto assoluto dei tempi di versamento e del quantum gli si deve, mentre per pagare le fatture dovute ai privati o per il rimborso dei crediti fiscali impiega discrezionalmente anni. Ha sempre ragione, anche quando stabilisce e pretende che per la sola temeraria decisione del contribuente di accedere a contenzioso fiscale, questi debba versare allo Stato subito un terzo di ciò che lo Stato pretende e che i contribuente contesta, con in più oneri e aggi. Ha sempre ragione, anche se nel contenzioso il giudice tributario non è affatto terzo rispetto a contribuente ed Entrate, ma di fatto parte esterna e concomitante dell&#8217;amministrazione tributaria. Ha sempre ragione, anche quando con il governo Monti lo Stato dispone il pieno accesso delle Entrate non solo ai conti bancari con relativi saldi, ma a qualunque operazione bancaria da parte di chiunque. Col che in nome della lotta all&#8217;evasione e al riciclaggio passiamo da una foto statica del patrimonio e dei saldi bancari di noi tutti all&#8217;integrale film comportamentale di qualunque cosa facciamo per ogni singola unità di tempo. In maniera che un pm potrà anche solo da una successione di operazioni bancarie nel tempo incardinare fascicoli identificandoli come ipotesi di reato. E la Costituzione, dove la mettiamo? <span id="more-11168"></span></p>
<p>Gli studi di settore, per anni divenuti strumenti induttivi dai quali far discendere unilateralmente da parte dello Stato cifre d&#8217;affari, basi imponibili e imposte dovute e pretese, prescindendo da ciò che capita davvero in concreto a ciascuna microimpresa artigiana o professionale interessata, non sono forse in violazione dell&#8217;articolo 53 della Costituzione sulla capacità contributiva individuale? E i conti correnti in toto girati allo Stato, non sono violazione dell&#8217;articolo 15 della Carta Fondamentale? Quell&#8217;articolo che testualmente afferma: “la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell&#8217;autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge”?</p>
<p>Il diritto naturale pre esiste a ogni statuizione dell&#8217;ordinamento positivo, per chi non è hegeliano sostenitore dello Stato etico, e non fa differenza se sia rosso o nero a seconda di quale filone dei discepoli di Fichte abbia fondato le rispettive ideologie politiche. Ma ogni più sacro fondamento del diritto di persone e individui viene da anni sempre più calpestato, in materia fiscale. Perché lo Stato assetato di risorse si dà ragione nel diritto e nella giurisprudenza. Persino l&#8217;abuso di diritto, secondo la Repubblica italiana e i suoi giudici, si configura solo a carico del contribuente contro lo Stato e mai viceversa. Nemmeno quando l&#8217;Agenzia delle Entrate non rimuove i pignoramenti su appartamenti per debiti fiscali contestati inferiori agli 8mila euro, come pure una sentenza di Cassazione avrebbe stabilito nel 2010.</p>
<p>Quando si muovono tali obiezioni una risposta corale viene immediatamente dal fronte statalista, che di fatto ha accomunato negli anni sinistra, destra e oggi governo dei tecnici, tutti uniti nella sacra parola d&#8217;ordine “lotta all&#8217;evasione”, tutti dimentichi e conniventi dello scandalo di una pressione fiscale in perenne crescita, salita di oltre 20 punti di Pil in una sola generazione, al continuo inseguimento di una spesa pubblica superiore a metà del prodotto nazionale, scandalosamente inefficiente e clientelare, al servizio degli interessi di chi protempore amministra lo Stato perennemente, impunemente e sfacciatamente spacciati per interesse generale. La risposta corale del fronte statalista è “vergogna, voi difendete quei criminali abietti che sono gli evasori”.</p>
<p> Le quattro mosche bianche residue liberali ne hanno le tasche piene, di questa accusa. Non serve aver letto e citare de la Boètie e John Locke, sant&#8217;Agostino e san Tommaso, Thomas Jefferson e l&#8217;abate Mably (che pure è fondatore del socialismo utopico, più che liberale), i fondamenti del diritto naturale in materia fiscale che hanno ispirato le grandi evoluzioni liberali della Storia, la testa tagliata di Carlo I e la Glorious Revolution del 1688, la rivolta delle Colonie americane e la nascita egli Stati Uniti. Ti aggrediscono come un nemico del popolo, dicono che vuoi sottrarre risorse ai servizi pubblici. Quando invece è vero il contrario. Loro mandano in tv spot tambureggianti in cui l&#8217;evasore è accusato di rubarmi in tasca, quando invece tutto ciò che lo Stato recupera se lo tiene per sé come spesa aggiuntiva, mica lo retrocede a chi le tasse le paga per premiarlo: ed è colpa suprema del centrodestra, non aver riconosciuto e introdotto tale principio.</p>
<p>E allora, penso io, è tempo che i liberali si organizzino. E che pensino alla disobbedienza fiscale. Quella pubblica e autodichiarata. Esposta a pene che spacchino e facciano discutere l&#8217;opinione pubblica per aprire gli occhi e risvegliare coscienze dormienti. Alla ricerca di magistrati che incardinino presso la Corte costituzionale giudizi incidentali che sollevino il problema dell&#8217;incostituzionalità di una delle tante aberrazioni fiscali che nel nostro Paese ci hanno reso servi di fatto, da cittadini di nome. Ce ne sarà almeno uno, su settemila magistrati, che la pensi così. E che segua la stessa strada per cui la Germania 10 anni fa è tornata a un sacro rispetto di un tetto, aggiornato anno per anno con pubblico voto parlamentare, di reddito personale e familiare intangibile a ogni pretesa dell&#8217;ordinamento. E&#8217; bastato stabilire questo, perché spesa pubblica e imposte siano scesi in equilibrio di quasi 7 punti di Pil, liberando energie potenti per la crescita del Paese e del benessere di ciascuno.</p>
<p>Le basi di diritto, per la disobbedienza civile fiscale? Ci sono eccome. Prendete <em>La giustizia costituzionale</em> di Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte e teso sacro alla sinistra. A pagina 276 dell&#8217;edizione 1988 leggerete: a) la legge incostituzionale non è obbligatoria; b) tuttavia non è neppure obbligatoria la disobbedienza ad essa, tale disobbedienza essendo solo consentita o ammessa; c) la disobbedienza alla legge è invece giuridicamente doverosa nei casi i cui i singoli si rappresentino con piena consapevolezza l&#8217;indiscutibile incostituzionalità della legge.</p>
<p>Alla prima sottocommisione della Costituente, il 3 dicembre 1946, furono tra gli altri Aldo Moro, Meuccio Ruini e Giuseppe Dossetti a difendere una formulazione che così recitava, annessa a quello che divenne poi l&#8217;articolo 54 odierno della Costituzione: “la resistenza individuale e collettiva agli atti dei pubblici poteri, che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino”. Togliatti, sprezzante, intervenne sostenendo che le rivoluzioni sono tali perché vincono, non perché esistano diritti alla disobbedienza in Costituzione. Naturalmente, la disobbedienza civile liberale non c&#8217;entrava nulla con le rivoluzioni rosse e nere. Ma tanto bastò perché la proposta cadesse, al fine di non dare appigli alla piazza filosovietica. E&#8217; amaro dirlo. Ma gli statalisti che allora vinsero in nome della rivoluzione contro i diritti naturali della persona, oggi continuano a farne strame in nome del fisco e della spesa pubblica. Finché almeno qualcuno non si svegli, in campo liberale. Sve-glia-mo-ci! Non è cosa da far da soplòi. E non è da delegare alle associazioni di categoria e d&#8217;impresa. E&#8217; cosa da uomini liberi, che sappiano misurare le parole agli insulti che riceveranno. Solo ancora ieri, Corrado Augias rispondeva a un lettore di Repubblica caricaturando i &#8220;pittoreschi personaggi&#8221; che vanno in tv e per gionali a dire quel che dico io e che pensiamo noi.  Saremo pure pittoreschi, ma abbiamo letto e studiato abbastanza per sapere che chi difende lo Stato nei suoi vizi e stravizi non può che essere un nemico della libertà. Fosse anche il più grande ideale a indurlo a giustificare una sopesa pubblica e un prelievo pubblico tanto scandalosi, per noui resta un ideale sbagliato. Perché la libertà viene prima.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2012/01/12/disobbedienza-fiscale-i-presupposti-dimenticati-e-ora-di-riscoprirli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>150</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cortina, tasse, concertazione. E la libertà?</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2012/01/07/cortina-tasse-concertazione-e-la-liberta/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2012/01/07/cortina-tasse-concertazione-e-la-liberta/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 16:47:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicolò D.</dc:creator>
				<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[statalismo]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=11146</guid>
		<description><![CDATA[Da Babbo Natale e dalla Befana Nicolò ha ricevuto diversi mezzi semoventi. Ma non un SUV. Non che la cosa gli dispiaccia. In realtà non li ama. Quando fa la sua passeggiata, e li incontra per strada, li trova troppo imponenti rispetto al suo passeggino. Gli precludono la visuale; in fondo, gli incutono timore. Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da Babbo Natale e dalla Befana Nicolò ha ricevuto diversi mezzi semoventi. Ma non un SUV. Non che la cosa gli dispiaccia. In realtà non li ama. Quando fa la sua passeggiata, e li incontra per strada, li trova troppo imponenti rispetto al suo passeggino. Gli precludono la visuale; in fondo, gli incutono timore. Ma certo non di più degli autobus o dei tram, e neanche dei camioncini del carico e scarico.</p>
<p><span id="more-11146"></span>I mezzi più grandi occupano più spazio, ed essendo più pesanti, consumano di più le strade. Ma, pensa Nicolò, pur con le sue modeste competenze tecniche, essendo più pesanti avranno bisogno di più energia per muoversi. In pratica, di più benzina e più gasolio. Entrambi molto tassati. Quindi i SUV pagano più tasse delle auto normali, anche senza bisogno di strane &#8220;tasse sul lusso&#8221;. Se chi può e vuole si compra un SUV, pensa Nicolò, affari suoi. Ad occhio e croce, quelle maggiori &#8220;esternalità negative&#8221; che produce rispetto ad un&#8217;auto normale sono abbondantemente compensate dalle maggiori tasse che paga sul carburante.</p>
<p>Ed allora perché lo Stato si è impegnato nella caccia ai SUV di Cortina? E poi questi SUV non sono iscritti in un apposito registro, dal quale si può risalire al proprietario? E se il proprietario è una persona, non è iscritta anch&#8217;essa nell&#8217;apposito registro di anagrafe, con connesso codice fiscale (di questo Nicolò ha già fatto diretta esperienza)? E se il propritario è un&#8217;impresa, non è anch&#8217;essa iscritta in un apposito registro, dal quale si può risalire alle persone che la possiedono? A cosa serve questa caccia?</p>
<p>Come si sa, i bambini quando cominciano a farsi le domande non la smettono più. E così Nicolò è passato a chiedersi a cosa serve il gigantesco registro nel quale vengono annotati i pagamenti fatti da e a ciascun cittadino. Forse andrebbe bene chiedere questi dati per coloro che sono soggetti a un controllo fiscale. Ma i dati di tutti i cittadini! E dati dai quali non è difficile risalire a quale chiesa si appartiene, quali associazioni si sostengono, dove si comprano i libri e forse anche quali, se si ha o no un&#8217;amante (ebbene sì, anche se ancora piccolo Nicolò pensa sia bene in questa materia esser prudenti fin da subito).Forse, comincia a pensare Nicolò, questo registro dei pagamenti serve ad altro che a fare accertamenti fiscali&#8230;.</p>
<p>Ed infine: Nicolò sente parlare di un ritorno alla concertazione. Non facile da comprendere; sembra si tratti dell&#8217;idea secondo la quale il Governo deve trovare un accordo con le &#8220;parti sociali&#8221; prima di intervenire, ad esempio, sulle leggi che regolano il mercato del lavoro, o il regime delle pensioni, o quant&#8217;altro le parti sociali ritengano di proprio interesse.</p>
<p>Questioni niente affatto facili da affrontare per un infante, con ridotte esperienze delle cose della vita. Nicolò sta però cominciando ad imparare che lo studio può aiutare a porsi le domande e a darsi le risposte, anche compensando la scarsità delle esperienze dirette. E crede di aver trovato una risposta niente meno che ne La Repubblica di Platone:</p>
<blockquote><p>Ti sei dimenticato di nuovo, amico mio &#8230;, che la legge non mira all&#8217;assoluto benessere di una sola classe di cittadini, anzi fa in modo che nello Stato questo si ottenga con la concordia fra tutte le classi, sia mediante la persuasione sia mediante la costrizione, obbligandole tutte a comunicare fra loro il contributo che ciascuna classe è in grado di dare alla collettività; e se la legge rende tali i cittadini, il suo scopo non è di lasciarli liberi di fare ciò che vogliono, bensì di costringere ognuno a collaborare alla concordia dello Stato</p></blockquote>
<p>Quando appena si sta cominciando a parlare, le parole giuste arrivano con difficoltà; e Nicolò ha faticato a trovare la parola giusta per spiegare la cosa. Chissà se quella parola è &#8220;totalitarismo&#8221;?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2012/01/07/cortina-tasse-concertazione-e-la-liberta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>24</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>2012: rivolta fiscale in arrivo – di Aldo Canovari</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2012/01/06/2012-rivolta-fiscale-in-arrivo-%e2%80%93-di-aldo-canovari/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2012/01/06/2012-rivolta-fiscale-in-arrivo-%e2%80%93-di-aldo-canovari/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 09:22:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guest</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti individuali]]></category>
		<category><![CDATA[evasione]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[flat tax]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[rivolta]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=11134</guid>
		<description><![CDATA[Riceviamo o volentieri pubblichiamo da Aldo Canovari.
L’oppressione fiscale e le vessazioni tributarie costituiscono il principale freno allo sviluppo e sono una delle prime cause della rovina delle nazioni.
Questa importantissima lezione si può trarre leggendo For Good and Evil. L’influsso della tassazione sulla storia dell’umanità di Charles Adams, LIBERILIBRI (2007, 2008).
Una carrellata lunga 5000 anni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo o volentieri pubblichiamo da Aldo Canovari</em>.</p>
<p>L’oppressione fiscale e le vessazioni tributarie costituiscono il principale freno allo sviluppo e sono una delle prime cause della rovina delle nazioni.</p>
<p>Questa importantissima lezione si può trarre leggendo <em>For Good and Evil. L’influsso della tassazione sulla storia dell’umanità</em> di Charles Adams, LIBERILIBRI (2007, 2008).<span id="more-11134"></span></p>
<p>Una carrellata lunga 5000 anni di storia fiscale, che può aprire gli occhi agli Italiani su tante cose, fra le quali:</p>
<ul>
<li>La gran parte degli eventi traumatici della storia furono causati da rivolte fiscali.</li>
<li>Il cittadino ha il sacrosanto diritto ad opporsi alle rapine tributarie (<em>diritto di appello al cielo</em> di Locke).</li>
<li>I cittadini di una nazione si dividono in due categorie fondamentali: 1) I Consumatori di tasse (<em>tax consumers</em>); 2) I Pagatori di tasse (<em>tax payers</em>).</li>
<li>I primi rappresentano una minoranza composta dai parlamentari, consiglieri regionali e loro clientele, alti burocrati, vertici degli organi istituzionali, amministratori di aziende e agenzie pubbliche e para-pubbliche, di società partecipate. Il loro numero può essere stimato in un ordine di grandezza di 500.000 individui (circa l’1% dei contribuenti).</li>
<li>I secondi rappresentano circa il 99% dei contribuenti.</li>
<li>L’evasione è perlopiù effetto dell’abuso del potere impositivo.</li>
<li>La propensione media all’evasione è direttamente proporzionale alla pressione tributaria.</li>
<li>La vera causa del deficit non è l’evasione, ma l’eccesso di spesa.</li>
<li>La formula <em>No Taxation without Representation</em> è ormai inadeguata (perché i rappresentanti al Parlamento rappresentano in realtà solo i propri interessi e quelli delle proprie clientele).</li>
<li>È necessario quindi separare il potere di spendere da quello di tassare.</li>
<li>La proporzionalità è un principio. La progressività è un arbitrio.</li>
<li>I governanti dovrebbero conoscere, capire, e avere sempre davanti agli occhi la <em>Curva di Laffer</em> e tendere alla <em>Flat Tax</em>.</li>
</ul>
<p>Questi sono gli insegnamenti che la storia delle nazioni ci offre.</p>
<p>In Italia, la pressione tributaria è ai massimi livelli tra le nazioni civili. Le angherie tributarie, l’incomprensibilità delle norme, l’incertezza giuridica, le arbitrarie presunzioni a favore del fisco, l’inversione generalizzata dell’onere della prova a carico del contribuente pongono i cittadini alla mercé del fisco degradandoli al rango di servi della gleba.</p>
<p>In Italia, a fronte di una tassazione spoliatrice lo Stato non rende i servizi in nome dei quali sottrae al cittadino molto più della metà del suo reddito e confisca risparmi già tassati, per destinarli agli sperperi delle oligarchie parlamentari, burocratiche, giudiziarie, clientelari.</p>
<p>In Italia, attraverso una norma di recente introduzione (art. 29, D.L. n. 78/2010, e D.L. n.138/2011), gli atti di accertamento (che per più del 60% in sede contenziosa risultano infondati) daranno luogo a riscossione immediata di un terzo della maggiore imposta pretesa, pur in pendenza di ricorso, e quindi pur nella consapevolezza che nel 60% dei casi la pretesa tributaria è illegittima e il pagamento da parte del contribuente non dovuto.</p>
<p>In Italia, quindi, è stato reintrodotto il principio del <em>solve et repete</em>: un principio incivile, dispotico, contrario al diritto e alla dignità del cittadino, un principio inaccettabile, micidiale sul piano etico e giuridico, che provocherà danni incalcolabili all’economia e alla sopravvivenza delle imprese e dei privati contribuenti.</p>
<p>Con l’entrata in vigore di questa folle legge la situazione economica del nostro Paese, già seriamente pregiudicata, verrà ulteriormente aggravata e spinta al collasso.</p>
<p>A tutto questo si è aggiunta l’ultima follia del nuovo governo il quale in luogo di tagliare drasticamente le spese ha saputo solo imporre ulteriori pesanti inasprimenti fiscali che hanno esasperato ancor più il cittadino.</p>
<p>Questo avvilente quadro sintetizza solo alcuni aspetti della dissennatezza-cecità del legislatore. Pretendere, in tale assetto di rapina legalizzata, che i cittadini assolvano correttamente all’obbligo tributario, e scandalizzarsi se non lo fanno, è ipocrisia o idiozia. E, poiché è stata valicata ogni ragionevole soglia di sopportazione, potrà innescarsi in tempi brevi una vera e propria rivolta.</p>
<p><em>Aldo Canovari è fondatore e direttore editoriale della casa editrice Liberilibri.</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2012/01/06/2012-rivolta-fiscale-in-arrivo-%e2%80%93-di-aldo-canovari/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>64</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tassa sul junk food: la ciccia pesa sempre di più sulle tasche dei consumatori</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2012/01/05/la-tassa-sul-junk-food-la-ciccia-pesa-sempre-di-piu-sulle-tasche-dei-consumatori/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2012/01/05/la-tassa-sul-junk-food-la-ciccia-pesa-sempre-di-piu-sulle-tasche-dei-consumatori/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 16:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Quaglino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[alcool]]></category>
		<category><![CDATA[deficit pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[junk food]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=11128</guid>
		<description><![CDATA[Il ministro della Salute Renato Balduzzi propone una tassa sull’alcool e sul junk food &#8211; il “cibo spazzatura” &#8211; per finanziare l’edilizia ospedaliera.
Questa proposta è incentrata sull’idea che l’obesità, come disse il fisiologo A.J. Carlson, sia un «lusso offensivo» e, in quanto tale, vada punito facendo pagare per ogni chilo in eccesso, ossia aumentando il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il ministro della Salute Renato Balduzzi propone una <a href="http://www.linkiesta.it/essere-grassi-e-un-lusso-offensivo-e-ora-lo-stato-vi-punira#ixzz1iU1BRqbM" target="_blank">tassa sull’alcool e sul junk food</a> &#8211; il “cibo spazzatura” &#8211; per finanziare l’edilizia ospedaliera.<span id="more-11128"></span></p>
<p>Questa proposta è incentrata sull’idea che l’obesità, come disse il fisiologo A.J. Carlson, sia un «lusso offensivo» e, in quanto tale, vada punito facendo pagare per ogni chilo in eccesso, ossia aumentando il prezzo di ciascun cheesburger e coca cola consumato. Mentre negli USA un simile balzello non è mai stato accettato, in Europa l’hanno adottata in Danimarca e in Francia, ma anche l’Inghilterra sembra avere la stessa intenzione. Nel primo Paese si paga per i grassi saturi una tassa pari a 13,5 corone danesi (1,7 euro), mentre nel secondo si prevedono entrate pari a 280 milioni di euro l’anno tramite un’imposta sulle bevande zuccherine: inizialmente pari a 3,6 euro a ettolitro, escluse le versioni dietetiche dato che si mirava a combattere l’obesità, è oggi pari a 7,16 euro a ettolitro, incluse le versioni light dato che cambia l’obiettivo, ora mirato a far fronte alla crisi che ha colpito il settore agricolo.</p>
<p>Questa scelta rappresenta un valido strumento per favorire stili di vita più sani e far cassa o è solo un&#8217;altra faccia del ruolo paternalista dello Stato? Se da una parte, infatti, una simile tassa potrebbe essere giustificata dalla necessità di trovare risorse per finanziare la spesa sanitaria regionale, che è la prima voce a contribuire alla formazione del deficit nazionale, dall’altra legittima anche l’intervento pubblico per evitare e prevenire comportamenti alimentari scorretti da parte del cittadino. Per impedirgli di rovinarsi la salute, soprattutto nel caso in cui non sia pienamente consapevole e informato sui rischi collegati al consumo di alcuni alimenti e bibite, si interferisce però con la libertà individuale, decidendo al posto suo. Se è pur vero che ammalandosi generano per le cure dei costi – per altro difficili da identificare e quantificare &#8211; che ricadono sulla collettività, non si può però ignorare come anche gli obesi paghino le tasse sui propri vizi e per le proprie cure e, quindi, finanziano già la loro scelta di assumere uno stile di vita poco sano. Questo è il classico esempio di “catch 22”: in un mondo in cui la sanità è privata, ciascuno potrebbe pagare per sé. In un sistema dove tutti pagano per tutti e dove nessuno può sottrarsi al pagamento, l’adozione di stili di vita “rischiosi” (oltre al fatto di nascere con un corredo genetico predisposto alle malattie) diventa un comportamento antisociale. Ma se si adotta questa logica, bisogna seguirla fino in fondo: se vale per il fumo e la ciccia, deve valere anche, ad esempio, per le persone sedentarie. In tal caso, non si arriva troppo in là? E chi ha il diritto di tracciare la linea, se ogni forma di diritto o di privacy viene automaticamente sacrificata al presunto “bene comune”?</p>
<p>Se si vuole considerare tale tassa soprattutto una risorsa per finanziare la spesa sanitaria, allora si rivela uno strumento ancora più debole: si sceglie infatti di intervenire attraverso l’aumento delle entrate, anziché razionalizzando l’offerta, rischiando così di incentivare la costruzione di nuovi ospedali e l’ampliamento di quelli già esistenti indipendentemente dall’effettiva necessità e dall’incremento della domanda. Oltre a non stimolare una più accurata gestione finanziaria, potrebbe anche essere inadeguata ad assicurare il gettito necessario a finanziare le spese, come mostra la situazione dei “<a href="http://noi-italia.istat.it/index.php?id=7&amp;user_100ind_pi1%5Bid_pagina%5D=106&amp;cHash=b4644f7517d30b81dccd95c3073a7100" target="_blank">comportamenti scorretti</a>” in Italia rispetto agli altri paesi europei: i consumatori di alcol a rischio ammontano al 16,1%, mentre i fumatori rappresentano il 23%, percentuale non bassa come in Svezia (14,5%) e Danimarca (16,0%), ma anche lontana da Grecia (39,7%), Ungheria (30,4%) e Irlanda (29,0%). Le persone obese, sebbene in aumento negli ultimi dieci anni, sono il 9,9% della popolazione adulta: proprio questo è tra i valori più bassi in Europa, seguito da Svezia (10,2%) e Francia (11,2%). È quindi discutibile che una tassa sull’obesità possa generare un aumento del gettito sperato, dal momento che l’Italia non è tra i paesi più a rischio in termini di scorrette abitudini alimentari. Una simile perplessità è poi rafforzata dai dubbi sulla misura dell’elasticità della domanda rispetto al prezzo, dal momento che la diffusione di questo tipo di cibo è legata anche al sapore e al servizio offerto, non solo al costo. Senza contare che l’obesità è un problema che aumenta soprattutto con l’età, mentre sono più che altro i giovani a consumare questo tipo di cibo. Oltre a questi ultimi, poi, sono le classi che rientrano nelle fasce di reddito più povere della popolazione a farne uso: la tassa sul junk food, quindi, avrebbe anche un effetto regressivo ingiustificato. In ogni caso, gli italiani già pagano le tasse allo scopo – gli viene detto – di finanziare, oltre al resto, la spesa sanitaria.</p>
<p>Se invece il vero obiettivo è la lotta all’obesità, non si può non considerare come questa non sia determinata solo dal cibo spazzatura, ma anche da altri alimenti, di per sé più salutari, quando consumati in quantità eccessive, quindi la tassa dovrebbe colpire soprattutto i grassi saturi. Ma, anche optando per questa soluzione, resterebbe il problema di definire quale sia il livello di prezzo che effettivamente scoraggia il consumo di tali cibi senza pesare troppo sulla popolazione con redditi inferiori. Comunque, la domanda di fondo resta: abbiamo il diritto di ingrassare, oppure dobbiamo mantenere la linea di Stato? E, in quest’ultimo caso, che margine di autonomia ci lascia un paese che si proclama libero?</p>
<p>Se, quindi, non restano dubbi sull’invasività di questo balzello nelle scelte degli stili di vita di ognuno, molti ne rimangono sulla sua efficacia: non è facendo diventare l’obesità un lusso che si razionalizzerà la spesa sanitaria.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2012/01/05/la-tassa-sul-junk-food-la-ciccia-pesa-sempre-di-piu-sulle-tasche-dei-consumatori/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Operazione Cortina: il lusso alla berlina, lo Stato in portantina</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2012/01/05/operazione-cortina-il-lusso-alla-berlina-lo-stato-in-portantina/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2012/01/05/operazione-cortina-il-lusso-alla-berlina-lo-stato-in-portantina/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 13:03:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oscar Giannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[evasione]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[spesa pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[germania]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=11121</guid>
		<description><![CDATA[Mi spiace che il mio amico Michele Boldrin scriva e pensi che a protestare per l&#8217;operazione antievasione a Cortina siano i &#8220;liberali alle vongole&#8221;. Le vongole, mai piaciute. Ma nemmeno mi può piacere il pescecane pubblico italiano. E se lo difendi, amico mio, puoi dire tutto ma non di essere un liberale. In sintesi, ecco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi spiace che il mio amico Michele Boldrin scriva e pensi che a protestare per l&#8217;operazione antievasione a Cortina siano i &#8220;liberali alle vongole&#8221;. Le vongole, mai piaciute. Ma nemmeno mi può piacere il pescecane pubblico italiano. E se lo difendi, amico mio, puoi dire tutto ma non di essere un liberale. In sintesi, ecco 7 punti a proposito di &#8220;Operazione Cortina&#8221;: l&#8217;ennesima ottima trovata di comunicazione di chi sa fare il suo mestiere, alla testa dell&#8217;Agenzia delle Entrate. L&#8217;operazione è stata un successo mediatico clamoroso, infatti. Come molte operazioni &#8220;a effetto&#8221; contro ricchi e vip dello sport, cinema belcanto et similia, che di quando in quando centrano rumorosamente l&#8217;obiettivo di consensi che è compito sacrosanto conseguire se siete alla testa dell&#8217;apparato pubblico antievasione. Detto questo, i liberali veri e sinceri servono proprio a vedere oltre il fumo mediatico. E il fumo qui è proprio una grande cortina fumogena, che serve e riesce a far dimenticare a tutti qual è lo sacandalo vero numero uno, in materia di fisco. Lusso alla berlina e Stato in portantina? No grazie, da parte mia. Ecco perché.<span id="more-11121"></span></p>
<p>A) personalmente ero a Cortina ieri per un dibattito con Ennio Doris e altri, e per scatenare un finimondo in sala è bastato leggere a voce alta brani <a href="http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=175301&amp;sez=NORDEST" target="_blank">del pezzo sul  Gazzettino</a> in cui l&#8217;ufficiale della Finanza competente per territorio si dissocia e afferma che loro non utilizzerebero mai i sistemi adottati su indagini delegate da Agenzia Entrate: assistere ai primi incroci di accuse tra apparati dello Stato impegnati nella sacra crociata antievasione ha dell&#8217;esilarante&#8230;</p>
<p>B) stamane alla mia trasmissione su Radio24 ho letto pressoché integralmente l&#8217;<a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=9615&amp;ID_sezione=29" target="_blank">editoriale  </a>sulla Stampa odierna di Luca  Ricolfi: reazioni del pubblico da entusiasmo puro, il vero problema numero uno è la pressione fiscale reale intorno a 60% di Pil, e <em>total tax rate</em> su imprese al 68%;</p>
<p>C) rispetto le idee di tutti, ma il sacro mantra della lotta all&#8217;evasione NON è credibile a mio giudizio finché non si assisterà a governi capaci di aggredire lo scandalo numero uno di cui l&#8217;evasione è figlia e non viceversa: lo scandalo numero uno è l&#8217;aumento di quasi 25 punti di Pil di pressione fiscale inseguendo il continuo aumento della spesa corrente avutosi in 25 anni, cioè nell&#8217;arco di una sola generazione. Siamo ai record mondiali. Mentre i Paesi ad alto prelievo hanno modulato aumenti in un secolo da Bismarck in poi, in cambio di un&#8217;efficienza pubblica che da noi manca, e con assai minori fenomeni di nicchie di impresa e mercato protette, che vivono al riparo di prezzi e tariffe e aste falsate governate dal pubblico, il che spiega la dinamica pazzesca dei beni e consumi intermedi della PA nel nostro Paese, solo scalfiti da meccanismi di acquisizione centralizzata tipo Consip, e che regolarmente invece vengono confusi con servizi finali da tagliare al pubblico quando lo Stato centrale impugna la scure lineare come ha fatto quel buontempone di Tremonti. In altre parole BASTA CHIACCHIERE ETERNE SULLE SPENDING REVIEW DA ELABORARE DOMANI: SAPPIAMO BENISSIMO DA ANNI che cosa va tagliato e quanto, il problema è credere di avere consenso politico, capacità tecnica e coraggio leonino necessari PER FARLO! Altro che il disgusto dei signori parlamentari che dicono di essere pagati poco, e degli stenografi parlemantari che guadagnano più del presidente della FED. AGGIUNGO CHE ABBATTERE DI 20 PUNTI di Pil almeno IL  DEBITO PUBBLICO TRAMITE DISMISSIONE DI MATTONE DI STATO E&#8217; POSSIBILE E NECESSARIO, E RESTITUISCE FIDUCIA NELL&#8217;ITALIA SENZA AMMAZZARE ULTERIORMENTE LA CRESCITA CON TASSE SCHIANTA-PAESE!;</p>
<p>D) ricordo a tutti che il mantra della lotta all&#8217;evasione ci ha spinto ormai a misure che non hanno eguali in ALCUN paese avanzato: il limite al contante a 1000 euro non c&#8217;è in Germania come non c&#8217;è in Uk, in Francia c&#8217;è un limite mensile alle operazioni in contanti oltre il quale scatta la segnalazione. Da noi, passando in questo 2012 dalla fotografia statica di conti e saldi bancari alla condivisione in banche dati publiche dell&#8217;intera dinamica quotidiana di OGNI OPERAZIONE BANCARIA, consentiamo ad Agenzia delle Entrate e pm il controllo comportamentale profilato di ciascuno di noi. Per dire: un pm sulla successione temporale di operazioni bancarie potrà disporre l&#8217;apertura di fascicoli in cui il mero determinarsi di flussi può costituire ipotesi di reato. Se alcuni o molti di voi sono convinti che tutto ciò è utile e giustificabile in nome della lotta all&#8217;evasione e al riciclaggio, cioè se pensate come Michele Boldrin che ad avere dubbi e contrarietà fortissime su questa batteria di misure si sia amici di evasori e &#8220;liberali alle viongole&#8221;, secondo me siete invece o vittime in buona fede della campagna di balle di Stato, oppure siete passati consapevolmente o meno armi e bagagli in campo statal-populista.  Personalmente mi ha dato molto da riflettere il libro ultimo del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, che vi invito a leggere - <em>Soldi Sporchi</em>. Mi hanno provocato forti maldistomaco cifre  citate da fonti assolutamente non credibili tipo la Loretta Napoleoni che va tanto per la maggiore in Italia (esempio: &#8220;le oltre 200 filiali di banche italiane all&#8217;estero hanno riciclato 5000 miliardi di dollari&#8221; Bum! un terzo del gdp USA? In quanti anni? da dove si prende il dato? chi lo dice? su quali basi? è l&#8217;Ocse? è il FMI? è la BCE? E&#8217; bankitalia? ma no, ah beh allora scatta la risata&#8230;. a Grasso glie l&#8217;ho chiesto in trasmissione, la sua risposta è che a difendere il sistema della libertà assoluta del capitale transnazionale si difende la possibilità della mafia di nascondersi, e che questo è lo stesso scopo delle imprese, nascondere i proventi agli Stati e al fisco, frase che trovate anch&#8217;essa testuale nel libro pregevolissimo del signor procuratore&#8230; al che ho doppiamente rabbrividito, perché se imprese private uguale mafia allora viva il comunismo e la facciamo finita con le chiacchiere</p>
<p>E) ricordo inoltre a tutti che l&#8217;esperienza di questi anni ci dovrebbe aver dimostrato a che cosa porta la sin qui verificata impossibilità di limitare e controllare l&#8217;infinito numero di punti di accesso a banche dati unificate tributarie catastali e bancarie e contributive. Il mio povero ex professore di diritto costituzionale Pizzetti, garante della Privacy, può a quattr&#8217;occhi chiarirvi quando volete l&#8217;impossibilità che egli e la sua esilissima struttura possano svuotare l&#8217;oceano con un cucchiaino, per limitare gli abusi. Cinque anni fa i soli punti d&#8217;accesso nei Comuni italiani risultavano essere oltre 90mila, e oggi ne restano oltre 20mila, la promessa tracciabilità degli ingressi per effettuare controlli resta sulla carta, perché le password sono condivise. A tali accessi se ne sommano migliaia di altri nell&#8217;intero sistema periferico delle quattro agenzie tributarie, Gdf, forze di polizia, polizia giudiziaria  etc etc, nei quali la tracciabilità è ancor più sulla carta che nei Comuni, dove un giro di vite venne effettuato dopo lo scandalo relativo agli accessi &#8211; centinaia, erano &#8211; per controllare Prodi e sua moglie oltre a Berlusconi e famiglia&#8230;  Dovremmo inoltre tutti ricordare che il mercato nero opaco e parallelo delle <em>security</em> private &#8211; di solito funzione affidata nelle imprese italiane non a caso ad ex appartenenti dei corpi dello Stato, vedi Tavaroli &#8211; prospera esattamente su dati ricavati illecitamente da punti d&#8217;accesso alle banche dati sensibili pubbliche, accessi effettuati da ex colleghi e amici in cambio di piaceri e denaro. Se anche qui mi dite che chi non ha nulla da nascondere non ha niente da preoccuparsi allora è certificato, siete statalisti orwelliani, piantatela di dirvi o pensarvi liberali e iniziate a cantare che l&#8217;ignoranza è forza e la privacy l&#8217;ombra dietro la quale si nascondono i nemici dello Stato;</p>
<p>F) sempre in materia di lotta all&#8217;evasione e di arcifamoso e plurinvocato contrasto d&#8217;interessi in materia di scarico dell&#8217;Iva, purtroppo si commenta da sola la figura penosa sul Corriere di ieri e autocorrezione di oggi di Giavazzi e di Alesina, trascinato temo dal primo non per la prima volta in argomenti di cui evidentemente sa poco e me ne dispiace, perché ne ho una stima assoluta come stimo l&#8217;a volte però troppo acceso Giavazzi. Finché a invoncare la detrazione per tutti sono lettori e ascoltatori che ignorano il diritto tributario, o politici demagoghi, va bene. Altrimenti l&#8217;abc del diritto tributario italiano dovrebbe ricordarci  due cosette basilari: il divino contrasto d&#8217;interessi invocato da anni per far emergere nero fiscale fa dimenticare a molti che IVA NON è imposta generale sui consumi ma appunto sul valore aggiunto, ergo HA PIENA COERENZA che a detrarre siano solo i soggetti &#8211; fisici e giuridici &#8211; per i quali l&#8217;acquisto di beni e servizi intermedi costituisce input rispetto al quale c&#8217;è output di beni e servizi offerti a terzi con proprio valore aggiunto. ERGO ANCORA E&#8217; certo ovvio che potremmo &#8211; dietro complesso negoziato con Europa, per evitare asimmetrie comunitarie, e la materia posso garantire che è assai spinosa &#8211; cambiare natura all&#8217;imposta e a quel punto estendere a tutti sia pur diversamente graduate  detrazioni, MA A QUEL PUNTO dovremmo abbassare energicamente il prelievo sui redditi  perché in caso contrario accresceremmo ulteriormente gli effetti della mancata neutralità del prelievo complessivo;</p>
<p>G) solo che NESSUNO qui parla più di riequilibrare il sistema per abbassare di molto il prelievo su redditi e impresa a fronte di VERE compressioni di spesa: nell&#8217;ambito quantitativo di riferimento di quei quasi meno 7 punti di Pil di spesa pubblica e prelievo che la Germania ha totalizzato dai primi anni 2000 al precrisi. Certo, i tedeschi hanno cambiato il welfare e realizzato grandi contratti aziendali di produttività in tutte le grandi imprese, per accompagnare un simile <em>turnaround</em> pubblico con più produttività privata. E&#8217; quel che si dovrebbe fare. Obiettare alle verità taglienti di Ricolfi accusandole di stantia polemica antimeridionale, inoltre con il mantra della lotta all&#8217;evasione,  per me equivale a negare che da quelle priorità sacrosante discendono conseguenze politico-economico-fiscali altrettanto sacrosante. Ed è di questa negazione costante, che vive la difesa di un prelievo fiscale rapinoso che cresce cresce cresce, e la difesa di una spesa pubblica vergognosa che si riesce al massimo &#8211; nei punti di maggior crisi nazionale come il 2010-2011 e sotto Amato &#8211; a fermare per pochissimo nella sua dinamica di costante crescita, ma MAI A invertirne stabilmente il segno per un decennio a venire con misure strutturali. Lo hanno fatto negli ultimi decenni Paesi come Canada e Germania, Australia e Nuova Zelanda, e cito apposta queste democrazie welfariste per evitare di farmi dire che sono solo thatcheriano. Ma viva la Thatcher tutta la vita, per quello che mi riguarda, e vergogna a chi si fa cameriere della rapina di Stato.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2012/01/05/operazione-cortina-il-lusso-alla-berlina-lo-stato-in-portantina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>200</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Buon 2012!!!!</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/12/31/buon-2012/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2011/12/31/buon-2012/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 12:54:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicolò D.</dc:creator>
				<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[liberismo]]></category>
		<category><![CDATA[governo Monti]]></category>
		<category><![CDATA[spesa pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=11106</guid>
		<description><![CDATA[Nel 2012 Nicolò compirà il primo anno di vita. Attende quindi il nuovo anno con grande trepidazione: sente dire al parco dagli amichetti più grandi  che potrà finalmente assaggiare la cioccolata e addirittura, di nascosto dalla mamma, la Nutella. Confida che la Apple, nonostante la dipartita di Steve Jobs, sia in grado di produrre nuove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2012 Nicolò compirà il primo anno di vita. Attende quindi il nuovo anno con grande trepidazione: sente dire al parco dagli amichetti più grandi  che potrà finalmente assaggiare la cioccolata e addirittura, di nascosto dalla mamma, la Nutella. Confida che la Apple, nonostante la dipartita di Steve Jobs, sia in grado di produrre nuove applicazioni divertenti per il suo Ipad. Spera che il governo dei tecnici abbia impiegato le ferie estive per studiare un po&#8217; di più e non ripetere gli errori che &#8211; come direbbe il prof. Monti se ancora scrivesse sui giornali &#8211; lo hanno portato a fare una manovra finanziaria tutta tasse e niente tagli di spesa. Soprattutto spera che l&#8217;inevitabile recessione aiuti gli italiani a riscoprire quello spirito di libertà che &#8211; Nicolò ne è certo &#8211; alberga in fondo ai loro cuori.<span id="more-11106"></span></p>
<p>E quindi è certo che gli italiani costringeranno chi li governa</p>
<p>- a privatizzare gli aeroporti milanesi, appena la scorsa settimana statalizzati attraverso l&#8217;acquisto da parte di un fondo posseduto dalla Cassa Depositi e Prestiti;</p>
<p>- a vendere sul mercato gli impianti di generazione ex-ENEL che sono appena stati comprati da un gruppo di aziende municipalizzate nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione Edison;</p>
<p>- in generale, a fare un semplice conto, di cui è capace anche un bambino di un anno (e a maggior ragione dovrebbero esserne capaci quegli uomini di finanza chiamati a responsabilità di governo, il cui <em>core business</em> nell&#8217;attività passata era ovviamente l<em>&#8216;asset and liabilitiy management</em>): se lo Stato si indebita a un tasso reale del 5%, sarebbe conveniente cedere tutta quella parte del patrimonio che rende meno del 5% reale; a partire da tutti gli alloggi posseduti dagli enti pubblici, il cui rendimento è ben sotto questa soglia;</p>
<p>- a far seguire alle parole i fatti: se il Governo afferma che in un paio di anni scarsi metterà a posto i conti, e quindi i mercati chiederanno tassi di interesse sui suoi titoli più bassi di quelli di oggi, anche un bambino comprende che non ha senso continuare ad emettere titoli a dieci o più anni, pagando un interesse del 7% all&#8217;anno, quando ci si potrebbe indebitare a scadenze più brevi, pagando addirittura la metà; se per primo il Governo mostra di non credere alla propria previsione di riduzione dei tassi d&#8217;interesse, perché dovrebbe crederci il mercato?</p>
<p>- a smettere di pensare che il modo per far pagare le tasse consista nello stato di polizia, in cui le burocrazie pubbliche possono andare a guardare nei pagamenti fatti da ciascun cittadino; anche Nicolò, che ancora non maneggia denaro, sa bene che la moneta è stata inventata per facilitare gli scambi; e che se invece li si ostacola, per esempio vietando l&#8217;uso del contante,  non ne verrà nulla di buono;</p>
<p>- a cominciare invece a ridurre lea spesa pubblica, per poter ridurre livello e progressività della pressione fiscale; con un infantile (e, come si può immaginare, qui l&#8217;aggettivo non è affatto spregiativo) ragionamento economico Nicolò si è convinto che questo è il modo migliore anche per combattere l&#8217;evasione fiscale.</p>
<p>In fondo, soprattutto al principio del nuovo anno, Nicolò è ottimista. E crede che i suoi concittadini, che tanto tempo fa seppero inventare i liberi comuni, ricomincino a convincersi del fatto che &#8211; come ripeteva una signora di cui si occupa un film che anche in Italia sta per andare nelle sale &#8211; lo Stato non è la soluzione ma è invece il problema. Oggi, quando qui da noi la spesa dello Stato assorbe la metà del prodotto nazionale, è davvero un grande problema. L&#8217;augurio a tutti di Nicolò è che nel 2012 questo grande problema si faccia un po&#8217; più piccolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2011/12/31/buon-2012/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>28</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

