Con le ristrettezze di bilancio, le privatizzazioni tornano di moda? La cessione delle aziende di servizi pubblici ai privati, cacciata dalla porta politica del referendum, sembra rientrare dalla finestra delle ristrettezze di bilancio dei comuni. Per fare solo qualche esempio, a Milano si discute della parziale privatizzazione di Sea, a Torino di Gtt, a Roma di Acea (con annesse teorie del complotto), mentre a Genova il tema è tabù per ragioni elettorali ma tutti i candidati sindaci hanno ben presente il dossier su alcune aziende comunali. Intanto tiene banco il dibattito sulla “utility del nord” che dovrebbe coagularsi sull’asse A2a-Iren-Hera-Edipower. Necessità, virtù o illusione ottica?
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Carlo Stagnaro privatizzazioni A2A, Concorrenza, debito pubblico, edipower, edison, hera, iren, liberalizzazioni, municipalizzate, privatizzazioni, rent seeking, spesa pubblica
Da Tempi
Monta lo scandalo, l’ennesimo, sulla sanità romana e sulle condizioni posti-letto e pronto soccorso offerte da alcuni primari poli ospedalieri della Capitale. Dopo servizi televisivi e visite non preannunciate di parlamentari della città, il ministro Balduzzi ha disposto l’invio di ispettori. In alcuni casi, stupiti dello stupore, i diretti responsabili affermano trasecolati che è ordinaria amministrazione e non scandalo, che affetti da coma profondo o rianimati stiano per giorni su barelle nei corridoi. Gli ispettori accerteranno, il polverone è assicurato. Vorrei evitarmi parole inutili. Per andare a una questione più di fondo. Oltre a verificare responsabilità precise e più o meni gravi nei casi in oggetto, possiamo comunque pensare che nel medio periodo sarà abbastanza rassicurante, l’effetto combinato delle misure di federalismo fiscale applicate alla sanità su cui si è a fondo discusso nei primi tre anni della legislatura in corso? E cioè che potremo contare con buona probabilità sul fatto che insieme si abbattano molto significativamente le intollerabili deviazioni da criteri di efficienza rispetto alla congruità delle risorse disponibili, e insieme quelli di efficacia rispetto a standard di qualità convergente a fronte di costi sotto controllo? No, purtroppo la risposta è no. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino federalismo, sanità Italia, mercato, spesa pubblica
Partiamo da un’affermazione del sindacato della Polizia greca: “devono essere arrestati i membri della Trojka internazionale UE – FMI”.
Potrebbe sembrare una barzelletta, ma così non è, purtroppo. Gli scontri di Atene di ieri hanno mostrato al mondo che la Grecia non è solo sull’orlo del baratro economico, ma anche civile.
Scontri durissimi e incendi che hanno illuminato il cielo di Atene.
Durante le proteste e il lancio di molotov si sono viste bandiere tedesche con il simbolo nazista bruciare.
Sono davvero i tedeschi i cattivi della situazione?
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Andrea Giuricin Grecia Atene, euro, fiamme, germania, Grecia, Papandreou, riforme, spesa pubblica, tagli, Trojka
Dal numero di Tempi in uscita
Viviamo settimane in cui è obbligo di buona educazione affermare e ripetere che la BCE con la sua LTRO – sta per Long Term Refinancing Operation, le aste straordinarie di liquidià a scadenza triennale, bassissimo interesse e collaterali accettati da BCE a maglie iperestese di bassa qualità solvibile, la prima tenuta a inizio anno e la seconda prevista per fine febbraio – abbia di fatto sopperito a tutto ciò che la politica europea rinvia e rifiuta di are. La Bce di Mario Draghi avrebbe dunque trasformato l’euroatmosfera dei mercati da depressa a sostenuta. Come l’altro Mario, il premier Monti, con l’operatività del suo governo avrebbe energicamente allontanato dall’Italia il sospetto di prestarsi per ignavia e inerzia a essere il detonatore dell’euro, dotato di ben altra carica esplosiva e di contagio della piccola Grecia, che vale il 2% scarso del Pil dell’eurozona e il 4% dell’eurodebito. Contrastare queste opinioni largamente diffuse, e ripetute come mantra dai media italiani, espone al forte rischio di apparire nostalgici del governo precedente. Ma come sapete e qui ho più volte scritto in tempi non sospetti, non è il mio caso. Lo premetto perché spero di non essere equivocato, nel sostenere che si tratta in entrambi i casi di esagerazioni. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino BCE, debito pubblico, Draghi, euro, Monti, ue banche, Italia, spesa pubblica
Dal numero odierno di Panorama
Appello ai liberali in Parlamento, e – se tra loro esistono, anche a eventuali liberisti antistatalisti (non sto parlando di Antonio Martino, ovvio). Fate la cortesia, non fatevi prendere per l’ennesima volta di sorpresa. Cercate di capire che dopo le quattro manovre triennali approvate nel 2011 per 81,4 miliardi di euro di cui quasi all’80% solo da nuove tasse, c’è un’unica vera grande occasione per ribaltare il vampirismo fiscale. E’ l’esercizio della delega fiscale che questo governo eredita dal governo precedente. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino debito pubblico, Diritti individuali, Monti, welfare Italia, spesa pubblica, statalismo, tasse
Dal prossimo numero di “Tempi”
Alcuni chiedono: poiché il fiscal compact sul quale hanno trovato convergenza 25 su 27 governi dell’Unione europea – l’opting out è stato scelto da Londra e Praga – conformerà per anni a venire la politica di bilancio di ogni singolo Paese membro, non sarebbe non solo utile ma fors’anche necessario sottoporlo a referendum nazionale? Ebbene la mia risposta è secca: no. Per una serie di ragioni diverse. Alcune sono di ordine giuridico-formale. Altre, di carattere politico-sostanziale. Quelle giuridico-formali affondano le proprie radici nell’interpretazione sin qui totalmente univoca che l’ordinamento italiano ha dato dell’adesione dell’Italia ai diversi ordinamenti europei succedutisi nel tempo. Quelle sostanziali e politiche si riassumono in una frase: non è l’Europa ma è la politica italiana – in buona compagnia di quella greca etc etc – a ciurlare nel manico e spaccirea per colpe europee responsabilità che sono nazionali e sue; non è l’Europa ma la politica italiana a procurarsi con la forza la droga crescente della spesa pubblica, rapinando sempre di più le nostre tasche.
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Oscar Giannino debito pubblico, euro, ue germania, Italia, spesa pubblica, tasse
Tra le tante condizioni ostili alla crescita del nostro Paese, campeggia un’asimmetria ruggente in Italia, tra ciò che lo Stato chiede alle imprese e ai contribuenti, e ciò che invece lo Stato riserva a sé. Ogni singolo secondo nell’adempimento dei doveri fiscali dovuti allo Stato si traduce in aggi, interessi e sanzioni. La pubblica amministrazione invece non ti paga a discrezione, per mesi e per anni. E tu non puoi farci niente. La dimensione dei ritardati pagamenti non ha una sola stima attendibile, perché la PA si guarda bene dal dare numeri sui propri debiti commerciali. Ma si pensa non sia ormai inferiore ai 70 miliardi di euro. Cinque punti di Pil. Poiché si tratta di una cifra che non solo ammazza imprese a centinaia, ma ha anche un impatto diretto sul totale del debito pubblico, è ovvio che la risposta al problema impone una strategia duplice. Da una parte, si tratta di risolvere l’oscena asimmetria nei rapporti tra creditori e debitori, se uno dei due è pubblico. Dall’altra, di cambiare strada nella gestione del debito pubblico in quanto tale, il peggior nemico della solvibilità e della crescita per l’intero sistema-Italia. Si può fare? Certo che sì. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino debito pubblico, diritto, fisco Italia, spesa pubblica
Nel 2012 Nicolò compirà il primo anno di vita. Attende quindi il nuovo anno con grande trepidazione: sente dire al parco dagli amichetti più grandi che potrà finalmente assaggiare la cioccolata e addirittura, di nascosto dalla mamma, la Nutella. Confida che la Apple, nonostante la dipartita di Steve Jobs, sia in grado di produrre nuove applicazioni divertenti per il suo Ipad. Spera che il governo dei tecnici abbia impiegato le ferie estive per studiare un po’ di più e non ripetere gli errori che – come direbbe il prof. Monti se ancora scrivesse sui giornali – lo hanno portato a fare una manovra finanziaria tutta tasse e niente tagli di spesa. Soprattutto spera che l’inevitabile recessione aiuti gli italiani a riscoprire quello spirito di libertà che – Nicolò ne è certo – alberga in fondo ai loro cuori. Prosegui la lettura…
Nicolò D. debito pubblico, liberismo governo Monti, spesa pubblica, tasse
A otto mesi di vita, buona parte del tempo viene impiegato a tentare di associare alle parole il loro significato. Nicolò si sta dedicando a questo sforzo con grande impegno. Il suo spirito analitico lo ha dapprincipio condotto ad affrontare la questione attraverso lo studio. Gli sembrava di aver trovato molte risposte nel Tractatuss logico-philosophicus di Ludwig Wittgenstein; è rimasto molto deluso quando ha scoperto che lo stesso L.W. aveva demolito il tractatus nelle sue Philosophical Investigations. Nicolò è quindi tornato a un metodo schiettamente popperiano: lui assume che, se gli indicano un affare verde pieno di lucine intermittenti e di palline colorate e lo chiamano albero di Natale, ebbene quello deve essere un albero di Natale; salvo che successive osservazioni non falsifichino l’assunto. Così diviene abbastanza facile comprendere cosa sia un albero di Natale. Ma Nicolò sta trovando molto più difficile scoprire cosa sia un governo tecnico e cosa lo distingua da un governo politico. Prosegui la lettura…
Nicolò D. debito pubblico, fisco Italia, spesa pubblica, tasse
La manovra varata dal governo Monti trova la sua giustificazione nella formidabile pressione alla quale è sottoposta l’Italia. Una pressione che il premier ha fatto bene a sottolineare ancora una volta, evocando la necessità he l’Italia non sia mai più il detonatore del possibile inabissamento dell’euro: la politica queste parole dolorose continua a non volerle sentire, perché coincidono con l’ammissione del proprio fallimento, scaricando su altri le proprie responsabilità. Non è passato giorno dacché il professor Monti ha ricevuto l’incarico, che Angela Merkel da Berlino non abbia ripetuto, esplicitamente e ancor più chiaramente in via riservata, che solo se l’Italia assumeva decisioni durissime rispetto alle misure troppo a lungo rinviate e troppo insufficienti nel merito prese a luglio e agosto, solo in quel caso Berlino il prossimo 9 dicembre dirà sì a ciò che serve per difendere l’euro: procedure di bilancio blindate ex ante, e ampio margine agli interventi illimitati della Bce a sostegno dell’euroarea. Questo spiega perché la manovra contiene misure che al lordo pesano per 30 miliardi, due punti di Pil. E ha fatto ancora bene Monti a far capire chiaramente ieri che non è affatto detto che basti. Probabilmente, infatti, non basterà. Ma la botta dura con la nuova manovra c’è. C’è eccome. E questo è un bene. Come che scontenti un po’ tutti, così che nessuno possa cantar vittoria sugli altri. Venendo al merito, però, è piena di cose che non piacciono al mio palato.Una raffica statalista rapinatrice di libertà e crescita.
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Oscar Giannino debito pubblico, spesa pubblica, ue Italia, manovramonti, Monti, spesa pubblica, statalismo, tasse