Umberto Veronesi ha accettato di presiedere la costituenda Agenzia per la sicurezza nucleare, elemento pivotale nella strategia di ritorno all’atomo. Non possiamo che rallegrarcene, visto che Chicago-blog fu tra i primi ad avanzare la candidatura dell’oncologo e senatore del Pd. Vediamo quali sono gli altri nomi in pista, e quali le prime sfide, e i primi test, che l’organismo dovrà affrontare.
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L’Autorità per l’energia ha inviato a Parlamento e governo una segnalazione che solleva alcuni punti molto critici sul decreto stoccaggi, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 29 agosto. Il decreto muove dal presupposto che occorre mobilitare investimenti in nuova capacità di stoccaggio, indispensabile a garantire al mercato del gas (e, indirettamente, all’elettrico) la flessibilità necessaria specialmente nei mesi di maggior domanda. Se, da questo punto di vista, gli strumenti adottati possono essere efficaci, essi rischiano di essere inefficienti a causa delle conseguenze, potenzialmente negative, che rischiano di generare su un altro terreno: quello della concorrenza e del mercato.
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Il governo ha approvato ieri, dopo una lunga e incerta trattativa, lo schema di decreto sugli stoccaggi del gas predisposto dal ministero dello Sviluppo economico. Il decreto punta a superare le attuali rigidità del mercato, concedendo all’Eni un margine di flessibilità in più rispetto ai tetti antitrust esistenti (in scadenza alla fine di quest’anno) ma vincolando questa flessibilità alla realizzazione di investimenti adeguati. E’ inoltre prevista la partecipazione di soggetti industriali, direttamente o attraverso consorzi. In questo modo si spera di accompagnare lo sviluppo del settore creando un polmone di dimensioni adeguate, che dia liquidità agli scambi di gas metano, ed erodendo la posizione dominante di Stogit (che sta nel perimetro di Snam Rete Gas, controllata dall’Eni). Sul Sole 24 ore di oggi, Federico Rendina fornisce tutti i dettagli della manovra, e spiega perché essa segna una rivoluzione profonda nel settore. Il decreto introduce sensibili miglioramenti, di cui va dato atto al ministro, Claudio Scajola, e al sottosegretario competente, Stefano Saglia.
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Negli ultimi giorni sembrano essersi calmate le voci insistenti, che avevano impervesato la scorsa settimana, sulla possibile sostituzione – o comunque il ridimensionamento – di Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega all’Energia, per far posto a Daniela Santanché, su esplicita richiesta del premier. Il rischio era stato segnalato per primo da Stefano Agnoli, sul Corriere del 30 gennaio, che aveva anche evidenziato le ragioni per cui l’avvicendamento sarebbe stato un passo falso del governo. Il messaggio di Via Solferino ha guadagnato, strada facendo, l’adesione esplicita o implicita di innumerevoli stakeholder. La ragione è semplice: nel desolante panorama politico di questi giorni, Saglia è l’uomo giusto al posto giusto. Ed è un posto rovente. L’energia è uno snodo critico in qualunque paese del mondo, ma lo è tanto più per chi, contemporaneamente, si trovi a fare i conti con una liberalizzazione elettrica da registrare, un mercato del gas bisognoso di interventi (nota a margine: Saglia è uno dei pochi uomini di governo a dire pane al pane, monopolio all’Eni), e soprattutto il tormentato percorso di ritorno al nucleare. Non stupisce – ed è indicativo – che i due principali quotidiani di settore, Quotidiano energia e Staffetta quotidiana, quest’ultima con un duro intervento del direttore, Goffredo Galeazzi, abbiano preso le difese di Saglia. A maggior ragione, le posizioni si sono saldate tenendo conto che la candidata alla sua sostituzione non ha – che si sappia – competenze in tema energetico, mentre è bravissima nell’attirare polemiche e riflettori laddove polemiche e riflettori non dovrebbero esserci.
Raramente trovo appassionanti le discussioni sui nomi. Alla fine della giornata, quello che conta sono le funzioni. Ma in questo caso ci troviamo di fronte a una singolarissima occasione in cui il nome è la funzione. In cui un cambiamento di nome – cioè: la sostituzione di quel nome a quel nome – pregiudicherebbe gravemente la credibilità del governo, tra l’altro su un terreno dove, dietro le schermaglie politiche, s’intravvede un confronto parlamentare sereno tra maggioranza e opposizione. Sacrificare Saglia, in questo modo e a meno di un anno dal suo insediamento, sarebbe peggio di un errore: sarebbe una scemenza.
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Non c’è dubbio: questo è il caso in cui ti si nota di più se non ci sei. Dopo la tonante intervista di domenica sul Sole 24 Ore, il Garante dei prezzi, Roberto Sambuco, oggi non ha “potuto” partecipare all’incontro presso il ministero dello Sviluppo economico con le compagnie petrolifere e le associazioni dei consumatori. Presenti il sottosegretario con delega all’energia, Stefano Saglia, il capo del dipartimento per l’impresa, Giuseppe Tripoli, e il capo del dipartimento per l’energia, Guido Bortoni. Al di là delle solite posizioni sbracalate dei consumatori, Saglia ha colto l’occasione per porre – correttamente – la questione del differenziale dei prezzi nell’ottica della concorrenza.
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C’è un tempo per la propaganda, e c’è un tempo per la credibilità. Sul nucleare, le promesse un po’ fru-fru sulla “prima pietra in cinque anni” sembrano ormai lontani un secolo. Va dato atto al governo di essere riuscito a predisporre una “traccia” di quelle che saranno le tappe per il ritorno all’atomo, sebbene i problemi aperti siano ancora molti e non secondari. Alcune scelte le trovo molto giuste – come la determinazione a garantire la linearità del percorso amministrativo. Altre, molto discutibili – come i vari tracheggiamenti sull’Agenzia di sicurezza, per non dire dei siluri scajoliani all’Autorità per l’energia. Comunque, lo sfondo dell’azione governativa è impostato: si tratta ora di guardare avanti, cercando di correggere i passi falsi e indurre il paese a prendere le misure necessarie e sufficienti (non di più) alla realizzazione di nuova capacità nucleare, dopo un blackout durato trent’anni. Un interessante contributo alla comprensione di cosa la maggioranza abbia in mente viene dalla lettura della ricca intervista concessa da Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico con delega all’energia, a Quotidiano Energia (subscription required).
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Il fondo americano Knight-Vinke, che aveva osato ipotizzare il break up dell’Eni, e il Financial Times, che ne aveva rilanciato le tesi, non trovano sponde in Italia. Il fondo controlla circa l’1 per cento di Piazzale Mattei, e ha posizioni anche in Enel (di cui aveva sostenuto, tra i pochissimi, la mai lanciata opa sulla francese Suez) e in Snam Rete Gas (a sua volta in pancia al Cane a sei zampe per il 51 per cento). La reazione di Paolo (Scaroni) era prevedibile. Quella di Giulio (Tremonti) meno. Vediamo perché.
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