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	<title>CHICAGO BLOG &#187; pachauri</title>
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	<description>diretto da Oscar Giannino</description>
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		<title>Cambiategli nome</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 10:32:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[IPCC]]></category>
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		<description><![CDATA[La pubblicazione del rapporto dell&#8217;InterAcademy Council sul processo dell&#8217;Ipcc &#8211; l&#8217;organizzazione delle Nazioni unite che fa &#8220;il punto&#8221; sulla scienza del clima &#8211; ha generato reazioni eterogenee quanto prevedibili. Gli &#8220;amici&#8221; dell&#8217;Ipcc vi hanno letto una sentenza di assoluzione, i critici una condanna. Probabilmente la verità sta nel mezzo, ma certamente sarebbe sorprendente se la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La pubblicazione del <a href="http://reviewipcc.interacademycouncil.net/ReportNewsRelease.html">rapporto</a> dell&#8217;InterAcademy Council sul processo dell&#8217;Ipcc &#8211; l&#8217;organizzazione delle Nazioni unite che fa &#8220;il punto&#8221; sulla scienza del clima &#8211; ha generato reazioni eterogenee quanto prevedibili. Gli &#8220;amici&#8221; dell&#8217;Ipcc vi hanno letto una sentenza di assoluzione, i critici una condanna. Probabilmente la verità sta nel mezzo, ma certamente sarebbe sorprendente se la cosa rimanesse priva di conseguenze. Come invece sarà.</p>
<p><span id="more-6967"></span></p>
<p>Anzitutto, cosa dice il rapporto? Questo il primo paragrafo della presentazione disponibile sul sito Iac:</p>
<blockquote><p>The process used by the Intergovernmental Panel on Climate Change to produce its periodic assessment reports has been successful overall, but IPCC needs to fundamentally reform its management structure and strengthen its procedures to handle ever larger and increasingly complex climate assessments as well as the more intense public scrutiny coming from a world grappling with how best to respond to climate change, says a new report from the InterAcademy Council (IAC), an Amsterdam-based organization of the world’s science academies.</p></blockquote>
<p>(<a href="http://www.ilfoglio.it/cambidistagione/483">Qui</a> l&#8217;efficace sintesi di Piero Vietti,  <a href="http://www.climatemonitor.it/?p=12449">qui</a> un commento caustico di Fabio Spina).</p>
<p>Fin dalle prime righe, si capisce, appunto, che l&#8217;esito è favorevole all&#8217;Ipcc, ma non tenero. Infatti, il risultato è &#8220;overall&#8221; di successo ma &#8220;richiede cambiamenti fondamentali <em>nella sua struttura di management</em> e il rafforzamento delle sue procedure&#8221;. Non è un giudizio di cui andar troppo lieti, se si tiene alla credibilità dell&#8217;Ipcc e soprattutto se si considera che dalle conclusioni dell&#8217;Ipcc, e dal modo in cui vengono presentate, dipendono scelte politiche destinate a produrre un impatto enorme.</p>
<p>Il Focal point italiano dell&#8217;Ipcc, Sergio Castellari, ha <a href="http://ocasapiens-dweb.blogautore.repubblica.it/2010/09/01/sui-quotidiani-non-ce/">commentato</a>:</p>
<blockquote><p>Nessuna critica dallo Iac ai contenuti scientifici prodotti dai ricercatori e dagli scienziati dell’Ipcc per delineare lo stato del cambiamento climatico in atto sul nostro pianeta ma solo osservazioni su alcune procedure adottate dal Panel, osservazioni che io stesso condivido pienamente.</p></blockquote>
<p>Ora, a me pare un commento un po&#8217; pilatesco. Infatti, lo Iac non ha criticato i contenuti scientifici dei rapporti Ipcc <em>perché non era questo il suo mandato</em>. Il mandato era quello di rivedere la catena di costruzione dei rapporti e valutarne l&#8217;efficienza: lo Iac ha dato quello che, tanti anni fa, avremmo chiamato un &#8220;18 politico&#8221; (o, se volete, un 18 non politico, ma pur sempre un 18). Quindi, la sufficienza. &#8220;Sufficiente&#8221; è un giudizio che &#8211; perdonatemi &#8211; è spesso insufficiente. Vi lascereste operare da un chirurgo la cui unica referenza sia la laurea col minimo dei voti? Quando si occupa un ruolo centrale rispetto a un processo decisionale, non basta la &#8220;sufficienza&#8221;: ci vuole uno standard molto più elevato di quello formalmente richiesto, e per buone ragioni. Allora, la scelta di Castellari di minimizzare mi pare un nascondere la testa sotto la sabbia. Anche perché trovo difficile sostenere, alla luce della sentenza Iac, che le conclusioni dell&#8217;Ipcc sono ineccepibili: nel senso che (da profano) tendo a pensare che difficilmente una procedura inefficiente (e sulla sua inefficienza anche Castellari &#8220;condivide pienamente&#8221;, parole sue) possa produrre risultati indiscutibili.</p>
<p>Pensavo a queste cose e mi chiedevo a quali conseguenze potrebbero portare se l&#8217;onestà scientifica fosse la regola. Sicuramente, credo che le dimissioni del capo dell&#8217;Ipcc, Rajendra Pachauri, fossero il minimo sindacale, anche perché una delle osservazioni dello Iac riguarda appunto la durata eccessiva del mandato del presidente. Il quadro paradossale è questo: Pachauri incarica un consulente (che quindi è naturalmente ben predisposto, non lavorando per un ente terzo) di valutare le procedure dell&#8217;ente da lui presieduto; il consulente dice che bisogna stringere i bulloni e che, tra gli altri bulloni, uno riguarda proprio la durata del mandato presidenziale; e l&#8217;eterno presidente se la cava con una pacca sulla spalla, grazie e arrivederci.</p>
<p>Pensavo a queste cose e mi chiedevo come uscire dalle contraddizioni apparentemente insanabili quando, grazie alla <a href="http://www.climatemonitor.it/?p=12433">segnalazione</a> di Guido Guidi, ho trovato queste illuminanti <a href="http://timesofindia.indiatimes.com/india/I-am-happy-that-truth-has-come-out-Pachauri/articleshow/6482854.cms">parole</a> di Pachauri:</p>
<blockquote><p>we are an intergovernmental body and our strength and acceptability of what we produce is largely because we are owned by governments. If that was not the case, then we would be like any other scientific body that maybe producing first-rate reports but don’t see the light of the day because they don’t matter in policy-making. Now clearly, if it’s an inter-governmental body and we want governments’ ownership of what we produce, obviously they will give us guidance of what direction to follow, what are the questions they want answered. Unfortunately, people have completely missed the original resolution by which IPCC was set up. It clearly says that our assessment should include realistic response strategies. If that is not an assessment of policies, then what does it represent? And I am afraid, we have been, in my view, defensive in coming out with a whole range of policies and I am not saying we prescribe policy A or B or C but on the basis of science, we are looking at realistic response strategies.</p></blockquote>
<p>A quel punto ho capito che l&#8217;errore era mio, ed era di base. Non c&#8217;è alcuna &#8220;contraddizione apparentemente insanabile&#8221;: c&#8217;è, semmai, una &#8220;apparente contraddizione insanabile&#8221;. Infatti, abbiamo sempre sbagliato quando abbiamo voluto illuderci che l&#8217;Ipcc fosse un organo scientifico e che il suo oggetto fosse indagare la <em>scienze </em>per offrire un quadro equo delle conoscenze scientifiche. L&#8217;Ipcc &#8211; per esplicita ammissione del suo presidente, oltre che per la sua <a href="http://www.un.org/documents/ga/res/43/a43r053.htm">missione</a> - non è &#8220;any other scientific body&#8221; ma deve la sua forza e la sua credibilità al fatto che è posseduto, governato e indirizzato dai governi. Il suo obiettivo, <em>a fortiori</em>, non è indagare la scienza, ma giustificare decisioni prese a priori (&#8220;obviously they will give us guidance of what direction to follow, what are the questions they want answered&#8221;, e solo per carità di patria deve essersi morso la lingua prima di dire &#8220;quali risposte desiderano alle domande che suggeriscono&#8221;). Neppure l&#8217;Ipcc suggerisce politiche &#8220;sulla base della scienza&#8221;: esso si limita a &#8220;suggerire strategie di risposta realistiche&#8221;. Realistiche rispetto a cosa? Ma alla politica, naturalmente, che è il dna, l&#8217;essenza e la ragion d&#8217;essere dell&#8217;Ipcc.</p>
<p>Dunque, non servono tante riforme né procedure complicate. Basta una sola riforma. Cambiare il nome all&#8217;Ipcc in modo che esprima quello che è: Intergovernmental Panel on Climate Politics. Insomma, il Porta a porta (qualunque allusione è lecita e incoraggiata) del clima.</p>
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		<title>Intergovernmental Panel on Climate Lies</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 13:50:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
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		<description><![CDATA[Da qualche tempo ho fatto voto di non occuparmi delle beghe sulla scienza del clima. L&#8217;ho fatto perché credo che la soluzione &#8220;kyotista&#8221; (o, se preferite, la linea Maginot che unisce l&#8217;Ipcc ad Al Gore) sia sbagliata anche se fossero vere tutte le previsioni più catastrofiste. Per questo, mi appassiona di più la discussione sugli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche tempo ho fatto voto di non occuparmi delle beghe sulla scienza del clima. L&#8217;ho fatto perché credo che la soluzione &#8220;kyotista&#8221; (o, se preferite, la linea Maginot che unisce l&#8217;Ipcc ad Al Gore) sia sbagliata <em>anche se</em> fossero vere tutte le previsioni più catastrofiste. Per questo, mi appassiona di più la discussione sugli aspetti economici e politici del riscaldamento globale, che quella sul rapporto tra CO2 e gradi centigradi. Quello che sta accadendo, però, è talmente grande, esteso e grave da richiedere attenzione esplicita.</p>
<p><span id="more-5076"></span>Dal momento in cui è deflagrato il climategate, l&#8217;Ipcc è stato vittima di un &#8220;incidente&#8221; dopo l&#8217;altro. Di fronte a quanto sta accadendo, paradossalmente, la diffusione delle email in cui i climatologi si confrontavano su come imbellettare i dati sono poca cosa: sicuramente, in retrospettiva non sono più &#8220;<em>the worst scientific scandal of our generation</em>&#8220;, come l&#8217;ha definite il <em><a href="http://www.telegraph.co.uk/comment/columnists/christopherbooker/6679082/Climate-change-this-is-the-worst-scientific-scandal-of-our-generation.html">Telegraph</a></em>. Lo scandalo sta nel fatto che sempre più sta emergendo che i guasti &#8211; la selezione ideologica della letteratura, l&#8217;enfasi sugli scenari catastrofici, l&#8217;incoerenza tra il testo dei rapporti e il modo in cui vengono presentati &#8211; non sono frutto di incidenti di percorso o di qualche mela marcia, ma sono la conseguenza inevitabile di una struttura inadeguata.</p>
<p>Senza entrare nel merito delle tante, piccole o grandi, tegole cascate sull&#8217;Ipcc (per le quali rimando agli ottimi blog di <a href="http://www.ilfoglio.it/cambidistagione">Piero Vietti</a>, <a href="http://www.climatemonitor.it/">Guido Guidi</a> e <a href="http://omniclimate.wordpress.com/">Maurizio Morabito</a>), e senza entrare nell&#8217;interpretazione dei dati troppo spesso troppo disinvolta (su cui segnalo un grandioso Aldo Rustichini <a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/1632">uno</a> e <a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/1641">bino</a>), penso che meriti di essere letta, con molta attenzione, e meditata <a href="http://www.economist.com/sciencetechnology/displayStory.cfm?story_id=15473066">l&#8217;intervista</a> che il re dell&#8217;Ipcc, Rajendra Pachauri, ha concesso all&#8217;<em>Economist</em>. Il settimanale britannico non è certo sospettabile di scetticismo o negazionismo climatico: anche per questo, forse, le sue domande sono insidiose, e mettono a nudo un Pachauri in estrema difficoltà nel tentativo arduo di giustificare il suo ruolo e le sue dichiarazioni, fino a poco tempo fa infarcite di sciagure e cataclismi. Gustatevi le risposte sullo scioglimento dei ghiacciai, o quelle sulle falle nel processo di <em>peer review</em>, in virtù del quale l&#8217;organismo dell&#8217;Onu avrebbe scartato articoli pubblicati su riviste scientifiche per accogliere tesi sostenute nella letteratura cosiddetta &#8220;grigia&#8221;, e spesso senza alcun tipo di atteggiamento critico. Per essere chiari: tutti ci rifacciamo <em>anche </em>alla letteratura grigia, ma nessuno cerca anche di piegare la realtà nel modo in cui l&#8217;Ipcc ha fatto.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/u08nyt9KYxM&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/u08nyt9KYxM&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p>Mi spiego: leggete <a href="http://rogerpielkejr.blogspot.com/2010/02/im-not-aware-of-that.html">questo post</a> di Roger Pielke Jr., che in una volta sola si toglie qualche quintale di sassolini dalle scarpe. Sotto accusa c&#8217;è un <a href="http://2.bp.blogspot.com/_0ZFCv_xbfPo/S1hrVx7ghpI/AAAAAAAAAKs/bjwcAMkZyOE/s400/wgII.disaster.jpg">grafico</a>, presente con grande spolvero nel Quarto rapporto dell&#8217;Ipcc, che collega l&#8217;innalzamento delle temperature col danno causato dagli eventi climatici estremi. L&#8217;aspetto clamoroso è che (a) di quel grafico, o dei dati con cui è stato generato, non c&#8217;è traccia nel paper citato come fonte. Passi: diciamo che è stato un errore. Ma soprattutto (b) il paper che ne costituisce la fonte reale conclude che:</p>
<blockquote><p>We find insufficient evidence to claim a statistical relationship between global temperature increase and normalized catastrophe losses.</p></blockquote>
<p>Ma sotto accusa c&#8217;è anche il fatto che l&#8217;Ipcc, sullo stesso tema, ha <em>esplicitamente</em> ignorato un paper peer-reviewed di Pielke, facendo proprie le tesi emerse da un meeting organizzato dal colosso delle assicurazioni Munich Re (commento di Pachauri: <em>&#8220;I&#8217;m not aware of that</em>&#8220;)<em>.</em></p>
<p>Questo non è un errore. Questa è la punta dell&#8217;iceberg, che l&#8217;Ipcc &#8211; se fosse quello che ci viene detto che è &#8211; avrebbe dovuto scongiurare, e che &#8211; una volta commesso &#8211; avrebbe dovuto essere ritirato con un mare di scuse. Invece tutto quello che abbiamo è un&#8217;intervista da campionato mondiale di arrampicata libera sugli specchi. Un&#8217;intervista che non convince lo stesso <em>Economist</em>, il quale, nell&#8217;editoriale dedicato al tema, <a href="http://www.economist.com/sciencetechnology/displayStory.cfm?story_id=15450615">se ne esce</a> con un giudizio così:</p>
<blockquote><p>The selection of authors, for example, is something of a black box. Since it is on the expertise, judgment and character of these authors, as much or more than on procedure, that the whole enterprise rests, this needs reform. Other procedures are simply lacking. Charges of conflict of interest levelled at Dr Pachauri are hard to judge because the governments which organise the IPCC have provided no way for interests to be declared, or for conflicts to be assessed.</p></blockquote>
<p>Ce n&#8217;è abbastanza per chiedere, a gran voce, chiarezza e trasparenza. La crisi di credibilità dell&#8217;Ipcc non significa, di per sé, che non sia vero che il pianeta si scalda (lo è), o che le emissioni antropogeniche non hanno nulla a che fare con questo (lo è, anche se non sono sicuro che abbiano <em>molto</em> a che farci), o che i benefici delle politiche per abbattere le emissioni siano superiori ai costi (non lo sono). La crisi di credibilità significa, però, che prima di prendere decisioni <em>costose</em> sulla base di rapporti truccati (nella peggiore delle ipotesi) o scritti in modo disattento (nella migliore), occorre sgombrare il campo da equivoci e ideologismi.</p>
<p>Infine, una piccola nota personale. Quando, nel 2007, l&#8217;Ipcc aveva pubblicato il Summary for Policy Makers del Quarto rapporto sul cambiamento climatico, ma non il rapporto integrale, <a href="http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=4710">avevo scritto</a> sul <em>Foglio</em>:</p>
<blockquote><p>In passato l’Ipcc è stato accusato di manipolare le sintesi politiche, enfatizzando gli aspetti più catastrofisti e sminuendo le incertezze. L’impossibilità di confrontare la sintesi col rapporto integrale proprio nel momento di massima esposizione mediatica è una mancanza di trasparenza senza precedenti.</p></blockquote>
<p>Questo mi era costato, tra l&#8217;altro, le frecciate di Stefano Caserini, il quale <a href="http://www.climalteranti.it/wp-content/uploads/2008/07/candidato-stagnaro-clima-copia-incolla.pdf">si è lamentato</a> che</p>
<blockquote><p>Dopo la pubblicazione dell’intero Rapporto, chi si aspettava i fulmini dell’IBL per le dissonanze con la sintesi è stato deluso. Forse semplicemente perché ogni paragrafo della sintesi riportava già, indicandoli fra parentesi, le parti del Rapporto a cui si riferiva.</p></blockquote>
<p>Naturalmente, i fulmini miei e dell&#8217;Ibl non ci sono stati perché nessuno di noi è Giove Pluvio. E nessuno di noi è un climatologo. Quello che avevo segnalato era che il semplice sospetto che potessero esservi discrepanze era sufficiente a condannare l&#8217;operato dell&#8217;Ipcc; e aggiungevo che, se non ci fossero state discrepanze, non si capiva il motivo di una tale condotta. Adesso viene fuori che il Summary for Policymakers &#8211; l&#8217;unica parte del rapporto che viene realmente letta dai decisori politici, e quella su cui essi basano le proprie decisioni &#8211; è, come temevo, <a href="http://eureferendum.blogspot.com/2010/02/and-now-for-africagate.html">taroccata</a>: dà per certo quello che certo non è, e che peraltro proviene da una fonte &#8220;sospetta&#8221; (il Wwf: alla faccia del processo di <em>peer review</em>).</p>
<p>Non ho la sfera di cristallo. E&#8217; che, quando si sente puzza di bruciato, di solito nei dintorni c&#8217;è un fuoco.</p>
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