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	<title>CHICAGO BLOG &#187; nucleare</title>
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	<description>diretto da Oscar Giannino</description>
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		<title>Chicago-blog alla maturità. Il tema tecnico-scientifico</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jun 2011 13:58:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Sileo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le firme di Chicago-blog scrivono il proprio tema della maturità. Oggi Antonio Sileo svolge la traccia di ambito tecnico-scientifico.  Qui (PDF) la traccia.  Qui le puntate precedenti.
Enrico Fermi, “il Papa”. Questo era il soprannome di Fermi nella scherzosa terminologia, di ispirazione ecclesiastica, che si erano dati i &#8220;ragazzi di via Panisperna&#8221;, di cui proprio il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Le firme di Chicago-blog scrivono il proprio tema della maturità. Oggi Antonio Sileo svolge la traccia di ambito tecnico-scientifico.  Qui (<a href="http://media2.corriere.it/corriere/content/2011/pdf/maturita-tecnico-scientifico.pdf" target="_blank">PDF</a>) la traccia.  <a href="http://www.chicago-blog.it/tag/maturita/" target="_blank">Qui</a> le puntate precedenti.</em></p>
<p>Enrico Fermi, “il Papa”. Questo era il soprannome di Fermi nella scherzosa terminologia, di ispirazione ecclesiastica, che si erano dati i &#8220;ragazzi di via Panisperna&#8221;, di cui proprio il futuro premio Nobel era il capo.</p>
<p><span id="more-9384"></span>Ma chi era Enrico Fermi? Be’, indubbiamente un genio, come avranno sicuramente pensato, o solo sospettato, i professori della commissione della Scuola Normale Superiore di Pisa esaminando l’elaborato per l’ammissione che andava ben al di là delle possibilità di un studente, pur molto dotato. E ancor prima i genitori quando si appassionò alla fisica leggendo i due volumi di un trattato di quasi 900 pagine di fisica-matematica, acquistato da una bancarella del mercatino di Campo dei Fiori, scritto da un gesuita interamente in latino e, da allora, testi universitari di fisica e matematica procurati da un ingegnere amico di famiglia.</p>
<p>Era arrivato in università a 17 anni e nei corsi precede i professori studiando le teorie più nuove, come la meccanica analitica, tanto che dopo soli due anni sono gli stessi docenti ad invitarlo ad illustrare loro gli sviluppi della meccanica quantistica e della relatività.<br />
Le tappe della carriera universitaria sono bruciate da Fermi come quelle scolastiche, e a venticinque anni vince il primo concorso a cattedra di fisica teorica a Roma.</p>
<p>Nell’istituto di via Panisperna, quindi, Fermi era già professore e sicuramente, quello che ora si chiamerebbe, un <em>team leader</em> ma, grazie anche alla sua infallibilità (da cui il nomignolo di papa), Fermi e gli altri componenti del gruppo di ricerca rappresentavano un esempio eccellente e allo stesso tempo unico di quelle che si chiamavano &#8220;scuole&#8221;.</p>
<p>Una squadra molto affiatata che permise all’Italia di recuperare gran parte del ritardo in quella materia nuova che era la fisica teorica della quale Fermi, ancora da studente, fu il primo rappresentante. Prima gli studiosi di fisica erano perlopiù degli sperimentatori, che non conoscevano in profondità le teorie correnti, mentre la teoria classica nelle sue forme più elaborate, come la meccanica analitica o la teoria della relatività, era coltivata principalmente da persone con interessi soprattutto matematici che però non potevano essere molto ricettivi a quella miscela ibrida di teoria e di fatti sperimentali che era la nuova fisica quantistica.</p>
<p>Un’epoca pioneristica dove non servivano ancora grandi laboratori o enormi acceleratori, e naturalmente ingenti fondi, e nella quale Fermi poteva far valere la sua grandezza di fisico teorico, ma anche di sperimentatore e di ingegnere, come, non di rado, abbiamo visto in TV in film, documentari e fiction. In quelle immagini “il Papa” appare – lui che sostanzialmente fu un autodidatta – come un maestro con un grande carisma e una capacità di coinvolgimento fuori dal comune: pranzi, caffè, serate, gite e vacanze insieme, sfide nel calcolo e scherzi. Come molte volte hanno ricordato i componenti del gruppo, Franco Rasetti, Emilio Segrè ed Edoardo Amaldi. L’ultimo a farne parte fu Bruno Pontecorvo, fratello del regista Gillo, unico caso di fuga verso Est, in Unione Sovietica. Vi era anche Ettore Majorana, detto il Grande Inquisitore per il suo spiccato senso critico, ritornato alle cronache proprio nei giorni scorsi per la riapertura delle indagini sulla sua scomparsa. Il solo del gruppo che potesse confrontarsi con Fermi per lo straordinario intuito nell’analisi teorica, e che addirittura lo superva nel calcolo per la sua eccezionale capacità mnemonica.</p>
<p>E proprio la bravura di Fermi come insegnante e guida ha permesso che gli effetti della sua azione siano andati ben oltre l’abbandono dell’Italia e ben al di là della sua morte, continuando a operare quasi fino ad oggi attraverso i suoi allievi, grazie a una mentalità, un modo di operare, un ambiente, una tradizione che egli aveva creato.<br />
Questo talento Fermi lo esporto e lo (di)mostrò negli Stati Uniti, formando équipe affiatate alla Columbia University, dove arrivò direttamente da Stoccolma dopo aver ritirato il Nobel, a Chicago, a Los Alamos e, infine, di nuovo a Chicago.</p>
<p>Proprio in laboratorio specificatamente allestito presso l’Università Chicago progettò e guidò la costruzione della pila (il primo reattore) nucleare a fissione, che produsse la prima reazione nucleare a catena controllata. Subito dopo si trasferì nel centro ultrasegreto di Los Alamos, per partecipare, come direttore tecnico ma senza funzioni specifiche, quindi non a capo ma consulente dei vari gruppi di ricerca, al Progetto Manhattan, che portò alla realizzazione della bomba atomica.</p>
<p>Qui, nel gruppo più importante che sia mai esistito in tutta la storia della scienza, Fermi si confrontò e collaborò con i marziani ungheresi, così detti per le loro capacità, come Leo Szilard del cui aiuto già si era avvalso per studiare un metodo che rendesse più efficaci i reattori nucleari.</p>
<p>E fu proprio Szilard, che dopo essersi adoperarono per convincere Albert Einstein a firmare una lettera per convincere il presidente Franklin Delano Roosevelt ad erogare fondi per costruire una bomba nucleare in modo da prevenire le ricerche dei Tedeschi, implorò il Presidente affinché non si sganciassero le bombe sui centri abitati.<br />
Fermi, invece, insieme al coordinatore del Progetto Manhattan, Robert Oppenheimer non si oppose all’utilizzo reale delle bombe, ammettendo di non poter fornire nessuna dimostrazione della loro potenza distruttiva tanto efficace da far terminare la guerra.<br />
Su questa scelta credo sia evidente come noi non possiamo formulare alcun giudizio, resta però il fatto che di questo vizio di origine l’energia nucleare ne ha pagato per molto tempo le conseguenze in termini di accettazione presso l’opinione pubblica.</p>
<p>Ma, fermo restando il tremendo ruolo che la Scienza può avere nelle cose umane, una grande parte della responsabilità dei suoi utilizzi afferisce alla politica, nel male e nel bene. Circa quest’ultimo, per esempio, se per ben due volte l’Italia ha rifiutato il ricorso alla fissione nucleare per produrre energia elettrica – confermando appieno che nessuno è profeta in patria – credo lo si debba prima di tutto, e in grandissima parte, alla politica.</p>
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		<title>Il Popolo Referendario in Cammino. Di M. Verda</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 06:32:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guest</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riceviamo da Matteo Verda e volentieri pubblichiamo.
Passato il clamore dei festeggiamenti (serviva un pretesto?) per la vittoria referendaria, si può provare a fare qualche ragionamento un po’ più a freddo.
Prima un caveat: non ho molta simpatia per il referendum in quanto tale, nemesi della rappresentanza politica e strumento di tirannia di maggioranze spesso casuali. Al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo da Matteo Verda e volentieri pubblichiamo.</em></p>
<p>Passato il clamore dei festeggiamenti (serviva un pretesto?) per la vittoria referendaria, si può provare a fare qualche ragionamento un po’ più a freddo.</p>
<p><span id="more-9352"></span>Prima un caveat: non ho molta simpatia per il referendum in quanto tale, nemesi della rappresentanza politica e strumento di tirannia di maggioranze spesso casuali. Al limite può funzionare su questioni etiche (divorzio sì o no, per capirci)  ma ho dei seri dubbi che sia un mezzo efficace per disciplinare questioni complesse, fosse solo perché un sì o un no difficilmente sono una risposta esaustiva, qualunque materia si voglia regolare. Ma tant’è: il referendum è previsto dalla Costituzione (che saggiamente inserisce il quorum) e quindi bisogna farci i conti.</p>
<p>Venendo alla più recente esperienza, ci sono pochi dubbi sul fatto che il voto referendario sia stato innanzitutto un voto politico: un segnale bello forte alla maggioranza, casomai le amministrative non lo fossero state abbastanza. Quasi un preavviso di sfratto. Fin qui, normale dinamica democratica.  Ma come ha giustamente rilevato <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=8883&amp;ID_sezione&amp;sezione">Luca Ricolfi</a>, c’è di più. Il risultato dei referenda è stato salutato da una salva di commenti trionfali sulla rinascita democratica del popolo italiano. A generare tanto entusiasmo sarebbe l’inizio di una nuova stagione, una rivoluzione, il risveglio di un popolo in cammino (ma «senza un percorso definito», parola di Roberto Saviano <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/pdf/rad7655D.tmp.pdf">qui</a> e <a href="http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&amp;cont_id=70969&amp;ref=search">qui</a>). Ma è davvero così? Nutro qualche dubbio.</p>
<p>La nuova stagione avrebbe caratteristiche opposte alla precedente: un’opinione pubblica matura e razionale, un dibattito pubblico ricco e articolato, scelte strategiche condivise. In pratica, il contrario della campagna referendaria, basata su slogan urlati da una sola parte (l’altra c’era?), questioni deliberatamente manipolate, scelte ideologiche e non dibattute. A ben vedere, non molto diversa dall’epoca oscura finalmente conclusasi (?).</p>
<p>Il dato sulla percentuale dei sì fa riflettere: lasciando da parte il quesito sul legittimo impedimento, gli altri tre erano tecnici e piuttosto diversi tra loro. Eppure la percentuale dei sì è stata bulgara (95%) e, ancora peggio, omogenea. Difficile pensare che si tratti di una magica convergenza di convinzioni diverse: più probabile che si sia trattato di un voto «di pancia», senza collegamento effettivo con il contenuto. Insomma, niente di più distante dall’opinione pubblica democratica e informata salutata con enfasi da tanti commentatori.</p>
<p>Cosa lascia presagire il voto? La vulgata parla di una società finalmente consapevole e partecipe: mi permetterei di dissentire. I plebisciti ideologici sono l’opposto delle scelte condivise e dei compromessi che servono a fare politiche efficaci, che durino più di una legislatura e non cadano vittima delle ideologie vincitrici al turno successivo. Il voto dei referenda e le condizioni in cui è maturato lasciano presagire una continua instabilità delle politiche proprio in quei settori (l’energia, le infrastrutture, le attività produttive) in cui più disperatamente c’è bisogno di investimenti, con il risultato di tenere alla larga troppi capitali privati.</p>
<p>A pensar male, si potrebbe quasi dire che per alcuni il risultato sia molto positivo: se i privati non investono, l’intervento pubblico diventa la ricetta salvifica. Ideale per guidare il popolo in cammino verso le sorti magnifiche e progressive dello statalismo.</p>
<p><em>di Matteo Verda</em></p>
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		<title>Il declino del nucleare</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2011 16:12:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nelle scorse settimane ho &#8211; consapevolmente &#8211; trascurato il tema del nucleare. Infatti, mi sono limitato ad aderire a due appelli &#8211; quello di Galileo 2001 e quello del Forum nucleare italiano &#8211; che mi sembrava dicessero tutto quello che c&#8217;era da dire sul referendum di domenica scorsa. In più, la formulazione definitiva del quesito, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle scorse settimane ho &#8211; consapevolmente &#8211; trascurato il tema del nucleare. Infatti, mi sono limitato ad aderire a due appelli &#8211; quello di <a href="http://www.galileo2001.it/rapid/styled/files/page14-appello.pdf">Galileo 2001</a> e quello del <a href="http://www.forumnucleare.it/index.php/notizie/notizie2/perche-non-ritirare-la-scheda-sul-nucleare-appello-di-65-scienziati-e-intellettuali-2">Forum nucleare italiano</a> &#8211; che mi sembrava dicessero tutto quello che c&#8217;era da dire sul referendum di domenica scorsa. In più, la formulazione definitiva del quesito, come <a href="http://www.chicago-blog.it/2011/06/01/la-corte-di-cassazione-mantiene-il-referendum-sul-nucleare-prime-note/">ha spiegato</a> la nostra Serena Sileoni, aveva poco o nulla a che fare col nucleare, nella sostanza, mentre aveva tutto a che fare con l&#8217;atomo nella retorica. (Per inciso: se avessi votato, dato il contenuto tecnico del referendum, avrei votato un convinto &#8220;sì&#8221;: e ora mi divertirò molto, tutte le volte che qualcuno parlerà della necessità di programmare, pianificare, strategizzare, eccetera, a sbattergli in faccia il risultato e l&#8217;effetto della consultazione popolare). Da ultimo, il confronto referendario mi sembrava puramente virtuale, perché nella sostanza le prospettive del nucleare italiano, che fin dall&#8217;inizio non erano parse particolarmente brillanti, erano del tutto tramontate ben prima del referendum (come abbiamo spiegato Antonio Sileo <a href="http://www.chicago-blog.it/2011/04/23/nucleare-quaquaraqua-di-antonio-sileo/">qui</a>, e io <a href="http://www.chicago-blog.it/2011/04/19/nucleare-incapaci/">qui</a>). Per tutte queste ragioni trovavo il dibattito pre-referendario un po&#8217; inutile, e un po&#8217; frustrante. Questo non toglie che il nucleare resti, se non a livello italiano, a livello europeo e globale una <em>issue</em> importante. E&#8217; infatti sempre più chiaro che la vittoria verde contro l&#8217;atomo è una vittoria di Pirro: perché, come <a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002213.html">aveva lucidamente scritto</a> Pippo Ranci all&#8217;indomani del disastro di Fukushima, la vera vittima incolpevole di tutto questo è la politica del clima. Altro inciso: io non sarò tra quelli che piangeranno al funerale delle politiche climatiche. Mi limito a rilevare l&#8217;ironia e a guardare le conseguenze, oltre che sulle emissioni, anche sulle questioni serie.</p>
<p><span id="more-9311"></span>Quindi, visto che vogliamo parlare di cose serie, dimentichiamo l&#8217;Italia. Cominciamo a guardare il paese che più di tutti si è distinto per la radicalità delle sue scelte: la Germania. Un paese, tra l&#8217;altro, che a differenza del nostro non ha scelto su uno scenario ipotetico (sostituire l&#8217;energia che forse, in un futuro molto lontano, il nucleare avrebbe potuto generare) ma su uno concreto (se e quando e come rimpiazzare gli impianti atomici attualmente in esercizio). Partiamo dai dati.</p>
<p>In Germania esistono 17 reattori nucleari, per una capacità complessiva di circa 20 GW. Nel 2009 hanno generato circa 131 TWh di elettricità, pari a circa il 22 per cento del totale. (<a href="http://www.energy.eu/#non-renewable">Qui</a> i dati; <a href="http://www.world-nuclear.org/NuclearDatabase/rdResults.aspx?id=27569">qui</a> la lista dei reattori). Come è noto, Angela Merkel &#8211; che pochi mesi fa aveva prolungato di 14 anni la vita utile delle centrali &#8211; ha reagito a Fukushima e alla batosta elettorale (non necessariamente in quest&#8217;ordine) riportando a 40 anni la vita degli impianti e rilanciando il vecchio piano rosso-verde di Gerhard Schroeder di <em>phase out</em> atomico. Le centrali più vecchie sono già state spente, e la loro produzione tamponata &#8211; per ora &#8211; aumentando l&#8217;import (dalla nuclearissima Francia). Le altre nove <a href="http://www.forumnucleare.it/index.php/notizie/notizie2/nuclearegermaniasi-a-legge-che-spegne-centrali-2022">usciranno di scena</a> da qui al 2022: tre verranno chiuse nel 2015, nel 2017 e nel 2019. Poi ancora tre nel 2021 e altrettante nel 2022. (Piccola parentesi sospettosa e infingarda: c&#8217;è ancora tempo per ri-prolungare la vita ad almeno alcune di esse, nel caso fosse necessario&#8230;)</p>
<p>Bene. Che succede, ora? Succede che Berlino sta gradualmente aprendo, nella sua produzione elettrica, un &#8220;buco&#8221; che vale tra un quinto e un quarto del totale. Come tamponarlo? La litania dice: con l&#8217;efficienza energetica e con le fonti rinnovabili. Indubitabilmente vero. Sennonché, pur tenendo conto di tutta l&#8217;efficienza energetica del mondo che ridurrà l&#8217;aumento dei consumi (ma i consumi aumenteranno lo stesso); pur tenendo conto di tutte le rinnovabili del mondo che copriranno parte di questo aumento (ma parte no); pur tenendo conto di tutto ciò, serve altro. Cosa, lo ha detto &#8211; <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052702304259304576375154034042070.html">nel modo più esplicito possibile</a> &#8211; la stessa Kanzlerin:</p>
<blockquote><p>&#8220;If we want to exit nuclear energy and enter renewable energy, for the transition time we need fossil power plants,&#8221; Ms. Merkel said in a parliamentary declaration on her government&#8217;s decision to phase out nuclear power. &#8220;At least 10, more likely 20 gigawatts [of fossil capacity] need to be built in the coming 10 years.&#8221;</p></blockquote>
<p>La Germania deve, cioè, grossomodo raddoppiare la potenza fossile che credeva di dover mettere in campo. O, per usare <a href="http://blogs.wsj.com/source/2011/06/09/merkel-has-a-nuclear-problem-the-size-of-belgium/">l&#8217;efficace sintesi</a> di Bernd Radowitz sul Wsj, &#8220;Merkel ha un problema nucleare grande come il Belgio&#8221;. Infatti,</p>
<blockquote><p>Mrs. Merkel says that Germany is required to have enough spare capacity to guarantee the power supply of Europe’s biggest economy. But she doesn’t explain who should build the gas and coal fire plants. The government wants to come up with a new program to foster the construction of power plants by small utilities. Whether that will do the job is uncertain. Twenty gigawatts is a lot of electricity generating capacity, more than all of Belgium’s power plants can produce. And big power utilities balk at Germany’s low electricity prices that make investments in new capacity unattractive. Even less well explained is how Germany wants to reach its target of reducing greenhouse gas emissions by 40% until 2020 from 1990 levels, as Mrs. Merkel insists the country will still do. Just replacing the first seven shuttered reactors with conventional energy would add some 25 million metric tons in CO2 to Germany’s emissions, the International Energy Agency recently said.</p></blockquote>
<p>Ma, come ho detto, la CO2 non è il primo dei miei pensieri. Mi interessa un altro aspetto. Se bisogna rimpiazzare il nucleare con carbone e gas, il carbone e il gas vanno da qualche parte estratti e in qualche modo importati &#8211; non solo in Germania, che a questo punto possiamo allargare lo sguardo agli altri paesi, tra cui l&#8217;Italia, che pensavano di soddisfare almeno parte della propria fame di energia con l&#8217;atomo. Per spostare gas da un paese all&#8217;altro, in particolare, servono massicci investimenti in infrastrutture &#8211; tubi e terminali di liquefazione/rigassificazione &#8211; e serve rassegnarsi (si fa per dire, dal mio punto di vista) alla rivoluzione dell&#8217;<em>unconventional</em>. Che, è questo il bello, molti ambientalisti &#8211; gli stessi che a Berlino osannano Merkel e a Roma festeggiano il referendum &#8211; vedono come il fumo negli occhi. Del resto, è ovvio che, se le politiche del clima devono avere ancora qualche straccio di significato, il gas dovrà essere il protagonista dei prossimi anni. E la ritirata del nucleare &#8211; dopo un &#8220;rinascimento&#8221; appena accennato &#8211; non fa che spingere ancor più il combustibile che, secondo l&#8217;Agenzia internazionale dell&#8217;energia, va incontro alla sua <a href="http://www.iea.org/weo/docs/weo2011/WEO2011_GoldenAgeofGasReport.pdf">età dell&#8217;oro</a> (attenzione: rapporto da leggere con attenzione, a differenza di questa <a href="http://srren.ipcc-wg3.de/report/IPCC_SRREN_Full_Report">fuffa</a> che, in 1700 pagine, non riesce a fare alcun conto decente sui costi della rivoluzione rinnovabile, e se lo fa, lo nasconde molto bene). Per Iea, l&#8217;età dell&#8217;oro è mossa principalmente da due variabili: la enorme disponibilità di gas (&#8220;much of it unconventional gas&#8221;), l&#8217;attenzione al clima (il gas &#8220;displaces coal and to a lesser extent oil, driving down emissions&#8221;) ma non-così-tanto (&#8220;it also displaces some nuclear power, pushing up emissions&#8221;). E&#8217; importante notare che questo scenario risale a <em>prima</em> di Fukushima e di certo non incorpora la crisi del nucleare innescata dall&#8217;incidente giapponese, e dunque il saldo netto sulle emissioni viene spinto verso il &#8220;più&#8221;.</p>
<p>Fukushima, dunque, e con essa la decisione tedesca e, nel suo piccolo, il referendum italiano, ci rendono ancora più metano-centrici. E quindi ci chiamano ad affrontare due sfide: 1) realizzare le infrastrutture di trasporto e le centrali elettriche necessarie, sconfiggendo ogni remora dettata da ambientalismi infantili, sindromi Nimby più o meno pilotate, velleitarismi rinnovabili (per carità, due pale e tre pannelli non si negano a nessuno), eccetera; 2) visto che il gas diventerà ancora più baricentrico, e visto che in Italia già lo è, a maggior ragione dobbiamo prendere sul serio la liberalizzazione del mercato del gas, scardinando le rendite monopolistiche e iniziando una seria revisione che parta dagli elementi strutturali (la separazione di rete e stoccaggi dall&#8217;<em>incumbent</em>) e scenda giù giù lungo tutte le fasi della filiera, sia quelle regolate, sia quelle libere.</p>
<p>Governo, dove sei? Opposizione, dove sei? Avete fatto assieme il pasticcio &#8211; gli uni per incapacità, gli altri per opportunismo &#8211; ora provate, se non a trovare delle soluzioni, almeno a cercarle.</p>
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		<title>Referendum sì, ma non sul nucleare</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/06/01/la-corte-di-cassazione-mantiene-il-referendum-sul-nucleare-prime-note/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 16:42:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena Sileoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Coglie piuttosto di sorpresa la decisione dell’Ufficio centrale della Corte di Cassazione di tenere in piedi il referendum sul nucleare, nonostante le disposizioni oggetto dello stesso siano state abrogate dal cd. “decreto omnibus” (decreto legge 34/2011, come convertito in legge 75/2011).
La storia è nota ma è utile ripeterla: in attesa che gli italiani votassero circa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Coglie piuttosto di sorpresa la decisione dell’Ufficio centrale della Corte di Cassazione di tenere in piedi il referendum sul nucleare, nonostante le disposizioni oggetto dello stesso siano state abrogate dal cd. “decreto omnibus” (decreto legge 34/2011, come convertito in legge 75/2011).</p>
<p>La storia è nota ma è utile ripeterla: in attesa che gli italiani votassero circa il mantenimento o meno delle norme di attuazione di una politica energetica nucleare, il governo anticipava il risultato abrogativo eliminando, col “decreto omnibus”, le stesse disposizioni che sarebbero dovute essere oggetto di referendum. In parole povere, il referendum non aveva più oggetto.<span id="more-9156"></span></p>
<p>Caso semplice, si sarebbe detto. Un passaggio formale alla Corte di Cassazione per certificare che non c’era più bisogno di andare al voto e la partita era chiusa.<br />
E invece, dal comunicato odierno della Corte emerge che la consultazione referendaria si terrà comunque, trasferendosi l’oggetto dalle disposizioni ora abrogate all’articolo che le ha abrogate, l’art. 5 del decreto. Aspetteremo di leggere bene la decisione della Corte, ma dal comunicato di uno dei suoi consiglieri possiamo forse azzardare qualche commento.</p>
<p>Per cercare di capire se lo stupore sia o meno fondato, occorre esaminare la vicenda anche da un punto di vista strettamente giuridico, cercando di astrarre il più possibile il ragionamento dall’attualità politica.</p>
<p>La Corte di Cassazione, secondo quanto dispone la legge sul referendum, deve dichiarare che le operazioni referendarie non hanno più corso se, prima della data della consultazione popolare, le disposizioni oggetto di referendum sono state abrogate (art. 39).</p>
<p>Disposizione chiara nel dire che, se il significante (quindi la disposizione testuale) oggetto del quesito referendario viene abrogata prima che il quesito si svolga, tale abrogazione comporta che non si vada più a votare, venendo meno tanto l’oggetto del voto quanto l’effetto tipico del referendum: quello, appunto, abrogativo, su cui ha provveduto nel frattempo il legislatore.<br />
uesta semplice regola è stata, nel tempo, interpretata in maniera restrittiva, nel timore che il legislatore ne abusasse ad arte per paralizzare il ricorso al referendum. Si è detto quindi che tale articolo non consente al legislatore di bloccare il referendum adottando una qualsiasi disciplina sostitutiva delle disposizioni assoggettate al voto. Più precisamente, la Corte costituzionale è intervenuta nel 1978, con una sentenza nella quale peraltro ammette di essere “pienamente consapevole che da questa decisione potranno derivare inconvenienti e difficoltà applicative”, a dire che, “se l’abrogazione degli atti o delle singole disposizioni cui si riferisce il referendum viene accompagnata da altra disciplina della stessa materia, il referendum può trasferirsi sulle nuove disposizioni legislative, nel caso in cui non siano modificati i principi ispiratori della complessiva disciplina preesistente né i contenuti normativi essenziali dei singoli precetti”.</p>
<p>Dunque, la Corte di Cassazione può anche, trasferire il quesito referendario dalla disposizione abrogata a quella abrogante, ma solo nel caso in cui il legislatore abbia fatto ricorso all’abrogazione, nelle more del referendum, per eludere il ricorso al voto popolare, buttando la buccia ma lasciando il succo del testo oggetto di referendum.<br />
Questo avviene, ad esempio, quando il legislatore abroga con una disposizione che, oltre ad eliminare la precedente, la sostituisce con un contenuto simile. Non è certo questo il caso del referendum sul nucleare, dal momento che l’art. 5 che ha abrogato l’oggetto del referendum non lo ha sostituito con una disciplina che, nella sostanza, ne riproduce contenuto e finalità.<br />
Vediamo perché non si può riscontrare un tentativo del governo di buttare la buccia ma lasciare il succo delle norme sul nucleare.</p>
<p>Innanzitutto, l’oggetto del referendum sul nucleare è costituito da una serie di disposizioni ritagliate da leggi o atti aventi forza di legge. Come chiaramente ha detto la Corte costituzionale, nel caso in cui il quesito riguardi non un’intera legge, ma singole disposizioni estrapolate da leggi, allora l’oggetto del referendum si trasferisce alla nuova legge abrogativa solo se, dal confronto fra i contenuti normativi essenziali dei singoli precetti, emerga che tutto cambia perché nulla cambi, emerga cioè un’affinità tra le singole previsioni della precedente e della nuova legislazione che implichi il tentativo del legislatore di intromettersi artatamente nel procedimento referendario.</p>
<p>Le norme sul nucleare oggetto di quesito referendario sono state abrogate, come detto, dall’art. 5 del “decreto omnibus”, che consta di 8 commi.<br />
I commi dal 2 al 7 hanno esattamente ricondotto la legislazione italiana sul nucleare al punto di partenza, ottenendo l’identico effetto abrogativo che avrebbe avuto il sì referendario.</p>
<p>Se prendete l’oggetto del quesito referendario originale e le disposizioni abrogative, su cui ora ricade il nuovo quesito, e avete la pazienza di spuntarle una a una, scoprirete che entrambi i testi recano le medesime abrogazioni. La legge nuova, in sostanza, ha fatto esattamente e precisamente quello che voleva il comitato per il referendum, anticipando l’effetto abrogativo che, eventualmente, si sarebbe ottenuto se i sì avessero prevalso.</p>
<p>Dunque, è evidente che non si può, in questo caso, ritenere che la norma abrogativa sia stata approvata per eludere il procedimento referendario, avendo sortito lo stesso, identico effetto.</p>
<p>Restano i commi 1 e 8, che effettivamente dicono qualcosa di diverso rispetto all’effetto abrogativo che si sarebbe ottenuto col referendum.<br />
Il primo dice una cosa ovvia, che certo il legislatore poteva evitare di dire.<br />
Reca, infatti, la motivazione dell’intero articolo 5, spiegando, in sostanza, che l’abrogazione delle norme sul nucleare è dipesa dalla volontà politica di “acquisire ulteriori evidenze scientifiche”. È, in fondo, una disposizione senza valore giuridico, che ci rende nota l’intenzione del legislatore ma nulla cambia e nulla toglie all’ordinamento. Si sa, infatti, che il legislatore è libero nei fini e nelle intenzioni, salvo il rispetto della Costituzione. E dunque non gli viene chiesto di giustificare (se non alla luce della Costituzione, appunto) le sue decisioni. Se lo fa, come nel caso di questo comma, i cittadini hanno un’informazione politica in più, ma né loro né il legislatore ne risulteranno vincolati. Il Parlamento potrebbe benissimo riunirsi domattina per dichiarare un’intenzione opposta a questa o confermarla, senza che questo comma incida né in un verso né in un altro.</p>
<p>Dunque, quale è l’elemento giuridico che fa ritenere alla Corte di Cassazione che questo comma consenta, più di prima, allo Stato di avviare una politica energetica nucleare resta, ai nostri occhi, oscuro. Ad oggi, anche dopo il referendum sul nucleare del 1987, non c’è alcuna norma che vieti allo Stato di immaginare una politica nucleare. C’è soltanto l’assenza di un sistema legislativo che lo preveda e ne dia esecuzione. Non c’è un divieto, semplicemente manca un piano attuativo. Piano attuativo che non è certo il comma 1 ad introdurre, e che richiederebbe se mai un insieme di provvedimenti legislativi specifici come quelli su cui si sarebbe dovuto tenere il referendum ma che, appunto, sono stati già abrogati dal “decreto omnibus”.<br />
Il comma 8, invece, prevede una cosa completamente diversa, e certo il governo avrebbe fatto meglio, per questioni di uniformità e coerenza legislativa, a prevederlo altrove.</p>
<p>Prevede, in sostanza, che il Consiglio dei ministri dovrà adottare la Strategia energetica nazionale, la quale non ha evidentemente per oggetto l’energia nucleare, quanto piuttosto la programmazione dell’approvvigionamento energetico globale di cui abbisogna. Si tratta, dunque, del piano con cui il governo individua le fonti energetiche, ne ripartisce il carico in base alle potenzialità e alle necessità, programma lo sviluppo delle infrastrutture e gli investimenti, bilancia le esigenze energetiche con la sostenibilità ambientale. Qualcosa di molto diverso e molto più ampio di un piano energetico nucleare, qualcosa che riguarda tutte le fonti di energia, comprese le rinnovabili.</p>
<p>Dunque, che la Cassazione abbia trasferito il quesito al comma 8 implica due conseguenze. La prima, che l’oggetto del referendum è cambiato: dalla questione nucleare alla questione energetica, con buona pace di tutte le regole procedurali relative, per esempio, alla propaganda referendaria e, più drammaticamente, alla consapevolezza degli elettori di cosa stiano votando. La seconda, che se vinceranno i sì il Governo non sarà autorizzato ad adottare la Strategia energetica nazionale. Con questi effetti, tra i tanti: che il governo non potrà varare il piano per la diversificazione delle fonti di energia, comprese quelle “pulite”, e non potrà nemmeno escludere il nucleare, dal momento che la Strategia sarebbe stata proprio la sede per farlo. Due effetti, questi, che tanto stanno a cuore agli antinuclearisti. Avranno questi il tempo e il modo di rendersi conto del nuovo, reale oggetto del voto (dal nucleare alla pianificazione) imposto dalla Corte a dieci giorni dalla chiamata alle urne?</p>
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		<title>Nucleare: grande confusione sotto il cielo</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 08:55:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciano Lavecchia</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
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		<description><![CDATA[A pochi giorni dai referendum del 12 e 13 giugno, si attende ancora la pronuncia da parte della Corte di Cassazione sul quesito n.2, inerente l&#8217;energia nucleare (qui, testo quesito). Fine delle certezze. Ciò che non è chiaro, è cosa stia succedendo alle normativa riferita al nucleare in Italia.
In estrema sintesi, sull&#8217;onda di Fukushima, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A pochi giorni dai referendum del 12 e 13 giugno, si attende ancora la pronuncia da parte della Corte di Cassazione sul quesito n.2, inerente l&#8217;energia nucleare (qui, <a href="http://www.forumcivico.it/referendum-12-13-giugno-2011-325.html">testo quesito</a>). Fine delle certezze. Ciò che non è chiaro, è cosa stia succedendo alle normativa riferita al nucleare in Italia.</p>
<p><span id="more-9031"></span>In estrema sintesi, sull&#8217;onda di Fukushima, il Governo approva il decreto-legge  31 marzo 2011 n.34, ergo ha 60 giorni per farlo convertire dal Parlamento. Carlo Stagnaro <a href="http://www.chicago-blog.it/2011/04/19/nucleare-incapaci/">ha chiaramente spiegato</a> le conseguenze in termini di stabilità del quadro normativo e affidabilità nel lungo termine di questa mossa: sacrificare il nucleare (e la credibilità del Paese) sull&#8217;altare delle prossime elezioni.<br />
Nel  <a href="http://www.gazzettaufficiale.it/guridb/dispatcher?service=1&amp;datagu=2011-03-31&amp;task=dettaglio&amp;numgu=74&amp;redaz=011G0074&amp;tmstp=1301633218559">testo del decreto legge</a>, all&#8217;art 5 si parla <span style="text-decoration: underline">esclusivamente di una moratoria di 1 anno</span>,  attuata come sospensione efficacia di quasi tutto il  d.lgs 15 febbraio 2010  n.31.</p>
<p>Nel frattempo monta il caos, le accuse al Governo di voler fare saltare il referendum, la situazione a Fukushima si complica e al <a href="http://nuovo.camera.it/Camera/view/doc_viewer_full?url=http%3A//www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp%3Fcodice%3D16PDL0047960&amp;back_to=http%3A//nuovo.camera.it/126%3FPDL%3D4307%26leg%3D16%26tab%3D2">Senato ci vanno giù pesante</a> e riscrivono il d.lgs 31/2010, praticamente lasciando intatta solo l&#8217;Agenzia di sicurezza nucleare.</p>
<p>Il testo emendato del senato e <a href="http://nuovo.camera.it/126?PDL=4307&amp;leg=16&amp;tab=1">approvato dall&#8217;assemblea il 20  aprile</a>, arriva alla Camera e viene discusso in Commissione (relatrice Gabriella Carlucci&#8230;.), ma ancora  non è stato approvato. Nel frattempo tutti con il fiato sospeso perchè se il  testo non viene approvato entro il 31 maggio, le leggi rimangono così  come sono, si fa il referendum con esiti pressochè<a href="http://www.ecologiae.com/risultati-referendum-nucleare-sardegna/40199/"> scontati</a>, nonchè il verificarsi di quel famoso effetto traino su acqua e legittimo impedimento tanto temuti dal Cavaliere. D&#8217;altra parte, se il testo  venisse approvato con modifiche, dovrebbe ritornare per la rilettura al  Senato, i.e. very likely che non venga approvato in tempo. Ergo, la  Camera deve approvarlo così com&#8217;è anche se, giustamente, qualcuno fa  osservare che c&#8217;è grande confusione <a href="http://nuovo.camera.it/453?bollet=_dati/leg16/lavori/bollet/201105/0505/html/0507#3n2">sotto il cielo</a></p>
<p>&#8220;Maino MARCHI (PD) ritiene che le         disposizioni dell&#8217;articolo 5 del decreto-legge siano         profondamente contraddittorie, osservando come, da un lato,         si dispone l&#8217;abrogazione della normativa vigente in materia         di impianti nucleari mentre dall&#8217;altro, specificamente nei         commi 1 e 8, il Governo sembri prevedere una semplice         moratoria, lasciando impregiudicata ogni scelta in ordine         al contenuto della Strategia energetica nazionale da         adottare entro un anno.&#8221;</p>
<p>Alzi la mano chi si è perso. E se qualcuno <a href="http://www.finzionimagazine.it/news/achtung/">ci ha capito qualcosa</a>, per favore, ci faccia sapere&#8230;</p>
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		<title>Nucleare, quaquaraquà. Di Antonio Sileo</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2011 06:57:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guest</dc:creator>
				<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[politica energetica]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo da Antonio Sileo e volentieri pubblichiamo.
«Gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, chè mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo da Antonio Sileo e volentieri pubblichiamo.</em></p>
<p>«Gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, chè mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito…  E infine i quaquaraquà».  Ecco, spiace ricorrere a Sciascia (Il giorno della Civetta, 1961), ma sugli accadimenti atomico &#8211; parlamentari freneticamente succedutisi  nei giorni scorsi ci pare che, insomma, con rispetto parlando per i pigliainculo, i quaquaraquà stiano proprio là dove in altri romanzi di solito ci sono i burattinai.</p>
<p><span id="more-8860"></span>Dell’atomica ritirata – che andrebbe intesa nel senso nell&#8217;accezione militar-ferroviaria del termine – si è già detto e scritto molto e si sta già almanaccando su cosa accadrà ora che non si potrà più ricorrere alla generazione da fonte elettronucleare, come se davvero fossero possibili quegli obbiettivi e quei traguardi così strombazzati dal governo. Obiettivi e traguardi sintetizzati nello scajolano slogan – 25% nucleare, 25% rinnovabili e 50% fossili – e mai incardinati in quella SEN-Strategia Energetica Nazionale che lo stesso governo (con decreto legge quindi con necessità e urgenza) si era impegnato a realizzare per il 26 dicembre del 2008. Ecco, proprio dall’«abrogazione dell’art. 7 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133», che prevedeva quella strategia di cui il nucleare era parte fondamentale, inizia il lavoro chirurgico volto a sterilizzare le norme oggetto del ponderoso <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_del_2011_in_Italia">quesito referendario</a>, tanto temuto. Ci risparmiamo la non facile e certosina analisi del testo necessaria per capire se il quesito verrà ritenuto superato, in tutto o in parte, dall’ufficio elettorale della Corte di Cassazione. Quest’ultimo per esprimersi dovrà attendere la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge di conversione del decreto legge omnibus, nella discussione della quale si è ben pensato di trasformare la moratoria in un arrocco antireferendario. È perciò facile prevedere il legittimo ostruzionismo che le opposizioni e le forze promotrici del quesito referendario potrebbero fare dentro e fuori le aule parlamentari (mi aspetto molto da Angelo Bonelli); tanto che il governo potrebbe trovarsi, comunque, con il quesito nucleare tra le schede del 12 e 13 giugno e, per giunta, con l’attenzione legittimamente puntata su di esso, anche perché pure il Presidente della Repubblica deve avere il tempo tecnico per firmare.</p>
<p>Ma questo quesito nucleare, politicamente parlando, è poi davvero così importante? Francamente penso di no, nel senso che, per sfilarsi in modo pilatesco dal nucleare sarebbero bastati un comportamento un po’ più accorto, con dichiarazioni più ponderate (specie subito dopo l’incidente giapponese) e la moratoria. Difficilmente, visti il mutato contesto e i passi indietro più o meno lunghi fatti dai nostri ministri, un plebiscito referendario – peraltro non scontato: il quorum non si raggiunge dal lontano 11 giugno 1995 – avrebbe potuto avere ripercussioni sulla maggioranza e, per gli stessi motivi, l’ormai semidisconosciuta strategia nucleare avrebbe avuto significativi impatti sulle imminenti elezioni amministrative. I motivi vanno evidentemente cercati altrove, tutti possono legittimamente sospettare.</p>
<p>Quello che ci viene particolarmente da criticare è proprio questa politica che potremmo definire del <em>hic</em> <em>et nunc</em> ma che forse in tv direbbero del <em>real time</em>, fatta a tavolino, casomai in consiglio dei ministri da dove vengono sparati decreti legge come proiettili da una <a href="http://www.youtube.com/watch?v=XXlDM35Xifk">mitragliatrice Gatling</a> in un film western, annunciarne immantinente i risultati e, solo in seguito, dibattere i testi in Parlamento. Il fatto che una cosa terribilmente seria, lunga e complicata come la produzione di energia da fonte nucleare sia nata per decreto legge avrebbe già essere un monito sufficiente. La circostanza poi che sia stata messa in mora con decreto legge e rinviata <em>sine die</em> durante la legge di conversione, visti i protagonisti della vicenda fa venire in mente una nota barzelletta che per realizzarsi appieno avrebbe bisogno di quella che già Carlo Stagnaro – ben spiegando l’incapacità dei nostri che stanno dove è inutile che stiano – ha chiamato <em>la <a href="http://www.chicago-blog.it/2011/04/19/nucleare-incapaci/">furbata</a></em>, vale a dire far saltare il referendum per poi riproporre le stesse norme appena abrogate. Be’, siccome siamo tra noi, e la barzelletta è genere, nella sua straordinaria potenza metaforica, ampliamente e magistralmente interpretato dal più simpatico dei primi ministri, che poi è anche il nostro, possiamo farne un accenno, tanto la conoscono tutti. È quella del signore col vocione che va dal medico… quella delle tre palle… quella del «EH SÌ, MICA SI PUÒ METTERE E TOGLIERE!»</p>
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		<title>Nucleare: un referendum che non s&#8217;ha da fare</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/03/24/nucleare-un-referendum-che-non-sha-da-fare/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 14:32:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[fukushima]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>

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		<description><![CDATA[Il prossimo 12 giugno gli italiani sono chiamati a votare un referendum contro l&#8217;introduzione del nucleare nel nostro mix energetico. Qui il testo (incomprensibile) del quesito. In questo post intendo spiegare perché, per ragioni specifiche e per ragioni generali, quel referendum sarebbe meglio non si svolgesse. Ma prima un po&#8217; di cronaca.
Il consiglio dei ministri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il prossimo 12 giugno gli italiani sono chiamati a votare un referendum contro l&#8217;introduzione del nucleare nel nostro mix energetico. <a href="http://www.federalismi.it/ApplMostraDoc.cfm?Artid=17451">Qui</a> il testo (incomprensibile) del quesito. In questo post intendo spiegare perché, per ragioni specifiche e per ragioni generali, quel referendum sarebbe meglio non si svolgesse. Ma prima un po&#8217; di cronaca.</p>
<p><span id="more-8610"></span>Il consiglio dei ministri di ieri ha approvato una <a href="http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefeconomica/PDF/2011/2011-03-24/2011032418230272.pdf">moratoria</a> di un anno sul nucleare. La moratoria è una risposta tardiva e parziale all&#8217;<a href="http://www.iaea.org/newscenter/news/tsunamiupdate01.html">incidente di Fukushima</a>, che fa seguito a una serie di reazioni <a href="http://www.chicago-blog.it/2011/03/17/nucleare-la-tragedia-e-la-farsa/">disordinate</a> e, a tratti, <a href="http://www.chicago-blog.it/2011/03/19/le-atomiche-amnesie-di-monsieur-tremonti/">imbarazzanti</a>. Di fatto, la moratoria di per sé non avrà enormi impatti sulla tempistica del ritorno al nucleare: rispetto alla tabella di marcia iniziale, i ritardi sono tali e tanti che un anno in più o in meno non fa grande differenza. La differenza, naturalmente, sta nel fatto che la moratoria potrebbe tradursi in uno stop definitivo, il che sarebbe grave perché si tratterebbe, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_del_1987_in_Italia">ancora una volta</a>, di una decisione presa sulla scia dell&#8217;irrazionalità. Al tempo stesso, l&#8217;idea di sospendere il percorso è ragionevole e potenzialmente <a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/8224">positiva</a>, se prelude a un approfondimento dei fatti giapponesi, e soprattutto se è accompagnata da una decisa accelerazione &#8211; accelerazione di serietà, anzitutto &#8211; nel rafforzamento delle istituzioni preposte a regolamentare l&#8217;atomo, prima tra tutte l&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Agenzia_per_la_sicurezza_nucleare">agenzia di sicurezza</a> (istituita dalla legge 99/2009, insediata col decreto 105/2010, ma ancora priva di una sede fisica e persino di un sito internet, oltre che del personale). Un&#8217;agenzia ben funzionante è essenziale sia che si voglia procedere, sia che si decida di non farlo, perché comunque resta da risolvere l&#8217;annoso problema delle scorie. In ogni caso, l&#8217;aspetto importante da cogliere è che la moratoria segna una importante battuta d&#8217;arresto, che fa saltare in aria qualunque <em>timeline</em> e riapre molti giochi. Pur con qualche dubbio sulle reali intenzioni, credo che il governo abbia fatto bene a battere questa strada, che invece è stata giudicata &#8211; per esempio da alcuni <a href="http://www.terranews.it/news/2011/03/la-moratoria-%C2%ABtruffa%C2%BB-contro-il-referendum">politici</a> e <a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/numero/20110323/pagina/01/pezzo/299737/">intellettuali</a> &#8211; un &#8220;attacco al referendum&#8221;. Non lo è, se non altro perché non c&#8217;è alcun legame diretto tra le due cose.</p>
<p>La mia tesi è, invece, che dovrebbe esserlo. Maggioranza e opposizione dovrebbero mettersi d&#8217;accordo per sospendere, o rinviare, il referendum sul nucleare. Quel referendum è inutile e dannoso, in teoria e nella pratica.</p>
<p>E&#8217; inutile e dannoso, anzitutto, per ragioni specifiche. Tenere un referendum all&#8217;indomani dell&#8217;incidente di Fukushima è come agitare il drappo rosso di fronte al toro dell&#8217;indignazione popolare, senza alcuna possibilità che le sue conseguenze vengano valutate razionalmente. E ciò a dispetto del fatto che, come ha notato fin da subito Oscar Giannino (<a href="http://www.chicago-blog.it/2011/03/11/il-sisma-e-il-nucleare/">qui</a> e <a href="http://www.chicago-blog.it/2011/03/18/aggiornamenti-nucleare/">qui</a>) e come <a href="http://bravenewclimate.com/2011/03/25/preliminary-lessons-from-fukushima-for-future-nuclear-power-plants/">altri</a> hanno evidenziato ora che i fatti iniziano a essere chiari, se messo nel contesto del terremoto che ha devastato il Giappone, quello atomico non è certo il più grave dei problemi (per inciso: trovo moralmente insostenibile usare il termine apocalisse&#8221;, come hanno fatto <a href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-912205/nucleare-oettinger-apocalisse/">Gunther Oettinger</a> e <a href="http://news.kataweb.it/nucleare-sotto-sotto-chi-ci-marcia-852949">Angela Merkel</a>, in relazione a Fukushima, fottendosene bellamente delle 12.000? 15.000? 18.000? vittime del disastro naturale). Ci siamo già scottati con un referendum del genere, e non è il caso di ripetere l&#8217;esperienza. Anche perché, allora come ora, come ha scritto <a href="http://www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:735">Alberto Clò</a>,</p>
<blockquote><p>un&#8217;ulteriore, forse ancora più grave, conseguenza fu la definitiva <em>delegittimazione</em> nel nostro paese di ogni approccio, sapere, competenza in campo energetico, sia nel dibattito sul &#8216;che fare&#8217; che negli organismi deputati a fare&#8230; Una delegittimazione che avrebbe interessato tutte le ottiche disciplinari da cui l&#8217;energia, ma lo stesso poteva dirsi per l&#8217;ambiente, poteva analizzarsi. Non colpiva, al riguardo, tanto il fatto che le ragioni del calcolo politico avessero la meglio su quelle della scienza o dell&#8217;economia, ma piuttosto che le si volesse suffragare attraverso una totale deformazione della scienza o del calcolo economico. Quel che sarebbe accaduto, ad esempio, quando le conclusioni della Commissione presieduta da Luigi Spaventa&#8230; vennero disordinatamente attaccate da coloro che, come ebbe a dire lo stesso Spaventa, &#8216;si arrampicano sugli specchi per cercare in quale ipotesi due possa essere maggiore di tre&#8217;&#8230; Morale: la delegittimazione del sapere avrebbe dato piena legittimità a un potere di veto di tutti su tutto, che consentiva a ciascuno di impedire agli altri di fare, senza che nulla venisse fatto.</p></blockquote>
<p>Ecco: il mio timore, e la mia impressione, è che la storia si stia ripetendo esattamente come allora. Ne segue che qualunque cosa possa essere fatta per invertire non già la scelta sul nucleare, ma la delegittimazione ulteriore del sapere, va fatta. Anche perché, rispetto al 1987, ci sono almeno tre macroscopiche differenze: (1) l&#8217;incidente di Fukushima non è paragonabile, né per la sua gravità né per le lezioni che possiamo trarne, a quello di Chernobyl; (2) allora l&#8217;Italia aveva diverse centrali in esercizio, oggi no; (3) a oggi non esiste alcun progetto depositato per nuove centrali, ma solo un faticoso, farraginoso, e in parte fallimentare (già prima di Fukushima) tentativo di costruire un quadro giuridico di riferimento. Insomma: sebbene le condizioni al contorno siano le stesse, a differenza di allora l&#8217;assassino referendario rischia di accanirsi su un cadavere. Tanto vale risparmiarsi la scena: perché ne conosciamo già l&#8217;esito (e non mi appassiona neanche un po&#8217; la discussione sul quorum), e perché gli stessi promotori del nucleare si sono dimostrati gli uni disposti ad aspettare per capire (e attendere eventuali e probabilmente auspicabili interventi comunitari), gli altri incapaci di offendere. Questo referendum è inutile rispetto al nucleare, dannoso rispetto alla qualità del dibattito sull&#8217;energia in generale.</p>
<p>Ma, come dicevo, non sarei onesto se mi fermassi qui. Sono convinto che i fatti degli ultimi giorni rendano particolarmente nocivo il referendum nucleare, ma già prima ero convinto che fosse sbagliato celebrare questa specie di messa nera. La ragione è semplice: è inutile, dannoso e stupido chiedere alla gente di votare &#8220;sì&#8221; o &#8220;no&#8221; su una tecnologia. Il problema è solo in minima parte che ben pochi di quelli che voteranno avranno le nozioni per capire di cosa stanno parlando. Il problema è più ampio. Una tecnologia non è né buona né cattiva. E, soprattutto, una tecnologia non è una scelta politica: è un&#8217;opzione economica e (scusate la ripetizione) tecnologica, i cui costi e benefici possono e devono essere attentamente valutati e che, in un mercato concorrenziale, spetta agli attori del mercato valutare, e agli attori pubblici regolamentare. Non ha il minimo senso rispondere sì o no. Io stesso, pur avendo le idee piuttosto chiare sul problema, farei fatica a rispondere alla domanda se sono favorevole o contrario al nucleare, e quando mi viene rivolta cerco sempre di sottrarmi, perché ritengo che il mio punto di vista come individuo sia del tutto irrilevante.</p>
<p>E poi c&#8217;è un aspetto ancora più generale. Se accettiamo il principio per cui la gente può votare sì o no contro il nucleare, perché mai non dovremmo accettare il principio per cui la gente può votare sì o no contro il carbone? E contro il gas? E contro il petrolio? E contro l&#8217;idroelettrico? E contro l&#8217;eolico? E contro il fotovoltaico? E via via, lasciando ogni volta a una minoranza di ideologi, demagoghi e interessi organizzati il diritto di aizzare una maggioranza di disinformati contro il nemico di turno. La democrazia non può essere il diritto di tutti a decidere su tutto; deve esserci un limite al diritto di Pietro di disporre liberamente di Paolo.</p>
<p>Per tutte queste ragioni, penso che il referendum sul nucleare sia sbagliato in pratica e sbagliato in teoria, sbagliato oggi e sbagliato ieri. In fondo, bisogna riconoscere a Ugo Mattei &#8211; tra i promotori del referendum sull&#8217;acqua &#8211; di aver scritto qualcosa di molto onesto, quando ha <a href="http://www.blitzquotidiano.it/dai-blog/giu-le-mani-dal-referendum-di-ugo-mattei-796112/">sostenuto</a> che &#8220;la battaglia per l’acqua bene comune e quelle contro il nucleare e la guerra sono parte di un solo grande movimento&#8221;. Il movimento secondo cui la volontà collettiva deve e può imporsi sui diritti individuali, la dignità del sapere, e la speranza di sconfiggere il buio della superstizione con la luce della ragione.</p>
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		<title>Le atomiche amnesie di Monsieur Tremonti</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Mar 2011 19:14:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
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		<description><![CDATA[In politica, ha sostenuto un ministro in carica, &#8220;le cose che si dicono valgono solo nel momento in cui si dicono&#8221;. Secondo questa interessante teoria, un uomo politico ha diritto di dire tutto e il contrario di tutto. Giulio Tremonti si è a tal punto specializzato in quest&#8217;arte, da violare la regola eterna dell&#8217;orologio rotto: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In politica, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=PF_inXmretg">ha sostenuto</a> un ministro in carica, &#8220;le cose che si dicono valgono solo nel momento in cui si dicono&#8221;. Secondo questa interessante teoria, un uomo politico ha diritto di dire tutto e il contrario di tutto. Giulio Tremonti si è a tal punto specializzato in quest&#8217;arte, da violare la regola eterna dell&#8217;orologio rotto: segna l&#8217;ora sbagliata sia quando sostiene una tesi, sia quando afferma il suo contrario. Come sull&#8217;energia nucleare.</p>
<p><span id="more-8590"></span></p>
<p>Intervenendo a Cernobbio, il ministro dell&#8217;Economia &#8211; secondo il <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-03-19/monito-tremonti-ulteriore-rischio-173517.shtml?uuid=AaaV8tHD">resoconto</a> del <em>Sole 24 Ore</em> &#8211; avrebbe svolto il seguente, se così vogliamo chiamarlo, ragionamento:</p>
<blockquote><p>«C&#8217;è il debito pubblico, c&#8217;è il debito privato, ma c&#8217;è anche il debito atomico da calcolare», ha detto Tremonti, secondo il quale sulla questione nucleare «bisogna riflettere, discutere e vedere chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso». «Quello che è successo in Giappone per fatti naturali &#8211; ha spiegato il ministro &#8211; pone una questione fondamentale che è quella energetica. È più difficile che tutto continui come prima, è più facile una fase di riflessione e di calcolo». Riferendosi ai paesi dotati dell&#8217;energia atomica ha detto: «Se gli altri Paesi non avessero il nucleare bisognerebbe ricalcolare il pil». «Pensate &#8211; ha proseguito &#8211; che nel calcolo di chi ha il nucleare non è considerato il costo del decommissioning (cessazione, ndr)». Un costo che, secondo il ministro, «sicuramente va calcolato e se lo si facesse molti dei Paesi che hanno il Pil maggiore del nostro sarebbero indietro».</p></blockquote>
<p>Ho molto riflettuto prima di scrivere questo post, perché ho cercato in ogni modo di dare un senso a quella che, a prima, seconda e terza vista mi pare una immane cazzata. Non essendoci riuscito, la metto nel modo più piano possibile: cosa cavolo vuol dire che un paese ha un &#8220;debito nucleare&#8221; e che, se conteggiato adeguatamente, &#8220;molti dei paesi che hanno il Pil maggiore del nostro sarebbero indietro&#8221;?</p>
<p>Per rispondere alle paure di Tremonti, mi tocca partire da Adamo ed Eva &#8211; e me ne scuso con tutti. Prima, però, mi si concederà una grassa risata nell&#8217;enfatizzare che un debito, che è uno stock e per giunta futuro nel caso specifico, ha ben poco effetto diretto sul livello del Pil, che è un flusso. Mi spiace deludere il ministro: l&#8217;Italia, per quanto si vogliano torturare i dati, non si sposterà molto dal ventisettesimo posto al mondo, e tredicesimo in Europa, per <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_countries_by_GDP_(PPP)_per_capita">Pil pro capite</a>.</p>
<p>Comunque, facciamo finta di niente e diamo la colpa ai giornalisti che hanno frainteso il ministro. Una centrale nucleare, dal punto di vista finanziario, si caratterizza per una struttura dei costi che è (a) sbilanciata sui costi fissi e (b) sbilanciata sull&#8217;investimento iniziale. In altre parole, la gran parte del <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cost_of_electricity_by_source">costo medio attualizzato</a> del kWh nucleare dipende dal costo d&#8217;impianto e, dunque, dal costo del capitale. Una seconda ma meno importante voce di costo è il combustibile, e la terza lo smaltimento delle scorie e la chiusura delle centrali (<em>decommissioning</em>). E&#8217; vero che vi sono delle incertezze sul &#8220;vero&#8221; costo del <em>decommissioning</em>, ma, per quanto si voglia stiracchiare il computo dei costi, l&#8217;effetto (in valore attuale) non è così grande. Dunque, non solo l&#8217;inclusione dei costi di smantellamento non fa cambiare il Pil, ma non fa neppure cambiare (in misura significativa) il costo medio attualizzato di generazione di elettricità da fonte termonucleare. Se il nucleare sia competitivo o no con le fonti convenzionali, se ne può <a href="http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/BP/IBL_BP_95_Nucleare.pdf">discutere</a>; che il <em>decommissioning </em>possa far saltare il banco, è assai più dubbio.</p>
<p>Non potendo dare senso compiuto alle parole di Tremonti, ho provato a interrogarmi sul movente. In fondo, il ministro può non essere un fine pensatore (come gli amici di <a href="http://www.noisefromamerika.org/">noiseFromAmerika</a> hanno ampiamente <a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/base/tremonti">documentato</a>) ma certamente è un brillante manovratore di potere. E ho notato che il ministro ha dichiarato <a href="http://www.corriere.it/economia/11_marzo_18/trmonti-parmalat-francia_745f8326-5190-11e0-b0a4-77b20470b36e.shtml">guerra economica</a> alla Francia, turbato che, dopo la temuta acquisizione di Parmalat di Lactalis, i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Opera_Nazionale_Balilla">nostri ragazzi</a> potessero crescere con poco calcio nelle ossa; o, forse, che dopo la risoluzione dello scontro per il controllo di Edison, gli <a href="http://www.a2a.eu">amici</a> degli <a href="http://www.leganord.org">amici</a> potessero finire a leccarsi le <a href="http://www.a2a.eu/gruppo/cms/a2a/it/investor/debito/">ferite</a>. Poi mi sono ricordato che il piano nucleare del governo &#8211; piano del quale, evidentemente, Tremonti si era fino a oggi disinteressato &#8211; prevedeva una forte collaborazione tra italiani e francesi, sia attraverso le maggiori compagnie elettriche dei due paesi, sia attraverso accordi a <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201004articoli/53979girata.asp">livello governativo</a>. Quindi mi è venuto il sospetto che la sparata di Tremonti contro il nucleare non fosse altro che una sparata contro la Francia.</p>
<p>Anche perché, dicevo, Tremonti ha l&#8217;abilità straordinaria di dire sempre la cosa sbagliata nel modo peggiore. Circa sei mesi fa, Giulio Tremonti diceva:</p>
<blockquote><p>Un punto che ci penalizza è quello del nucleare: noi importiamo energia. Mentre tutti gli altri paesi stanno investendo sul nucleare noi facciamo come quelli che si nutrono mangiando caviale, non è possibile.</p></blockquote>
<p>Per le ragioni che ho spiegato <a href="http://www.chicago-blog.it/2010/09/19/il-dubbio-di-gubbio-la-ramanzina-di-cortina-e-i-conti-di-tremonti/">qui</a>, diceva cose prive di senso compiuto. Quello che però mi interessa evidenziare è che, a settembre, Tremonti pareva convinto che ricorrere a fonti diverse dal nucleare fosse come &#8220;nutrirsi mangiando caviale&#8221;, e dunque &#8211; immagino &#8211; che il nucleare desse un contributo positivo al Pil. Oggi dice il contrario. Il bello è che, di per sé, sosteneva una tesi priva di alcun fondamento ieri e lo fa oggi.</p>
<p>Insomma: a Tremonti non interessa il nucleare, ragion per cui si sente libero di spararle grosse in ogni direzione. A Tremonti interessa mantenere il suo controllo sull&#8217;economia nazionale. E poiché in guerra, amore e politica tutto è lecito, anche il nucleare diventa un&#8217;arma nelle sue mani per contrastare il gallico invasore.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=fzpXxe25cF8"><em>À la guerre</em> comme </a><em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=fzpXxe25cF8">à la guerre</a>.</em></p>
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		<title>Nucleare. La tragedia e la farsa</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 20:54:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[fukushima]]></category>
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		<description><![CDATA[Non c&#8217;è modo più cinico di reagire a una tragedia che buttandola in farsa. Il ministro dell&#8217;Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha superato se stessa. Confermando che non importa quanto vogliate indulgere nell&#8217; &#8220;odio antinazionale&#8221;: l&#8217;Italia è peggio di come sembra. O almeno il suo ceto politico.
Mentre l&#8217;esito dell&#8217;incidente alla centrale nucleare di Fukushima non è ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non c&#8217;è modo più cinico di reagire a una <a href="http://www.corriere.it/esteri/11_marzo_17/giappone-ambasciata-italiana-allarme_329cf0ba-5067-11e0-9bca-0ee66c45c808.shtml">tragedia</a> che buttandola in farsa. Il ministro dell&#8217;Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha superato se stessa. Confermando che non importa quanto vogliate indulgere nell&#8217; &#8220;odio antinazionale&#8221;: l&#8217;Italia è peggio di come sembra. O almeno il suo ceto politico.</p>
<p><span id="more-8574"></span>Mentre l&#8217;esito dell&#8217;incidente alla centrale nucleare di Fukushima non è ancora chiaro, tutto il mondo si sta interrogando sulle falle dei sistemi di sicurezza, e si sta chiedendo se fosse in qualche modo possibile prevenire lo scenario peggiore. Tra un po&#8217;, quando in un modo o nell&#8217;altro la vicenda si sarà chiusa, probabilmente tireremo un bilancio, e ci accorgeremo che &#8211; se pure le cose dovessero andare nel più drammatico dei modi &#8211; il tributo di vite pagato all&#8217;atomo sarà solo un tragico addendum a un numero molto più grande di vittime falciate dal terremoto e dal maremoto. Non è un modo per minimizzare: è una semplice constatazione basata su numeri che parlano da sé, ed è contemporaneamente l&#8217;auspicio e la speranza che i morti a causa delle forze della natura non siano considerati meno morti, o morti con meno dignità, di quanti &#8211; se ci saranno &#8211; dovranno essere messi in conto all&#8217;energia nucleare. Comunque, anche se questo è un elemento importante, non è di questo che voglio parlare.</p>
<p>Mentre l&#8217;informazione è ancora incerta e frammentaria, tutto il mondo ha ragionevolmente tirato il freno a mano sul nucleare. Realisticamente ci si può attendere, sicuramente a livello europeo e probabilmente a livello internazionale, un irrigidimento delle norme di sicurezza, con maggiore enfasi sul coordinamento e la condivisione delle informazioni. Per questa ragione, e per rispondere a un&#8217;opinione pubblica giustamente frastornata, è necessario mettere &#8220;on hold&#8221; la costruzione, nel nostro paese, di un quadro normativo che faccia dell&#8217;atomo un&#8217;opzione possibile. E&#8217; doveroso comportarsi così, oltre che per ragioni ovvie, anche perché in caso contrario le nostre leggi rischiano di nascere già vecchie, e di dover essere cambiate immediatamente. Per la stessa ragione, e per fuggire a una discussione emozionale e &#8211; in quei termini &#8211; del tutto sbagliata e inutile, sarebbe un gesto di sensibilità se maggioranza e opposizione si mettessero d&#8217;accordo per sospendere il referendum di giugno. Nessuno di noi &#8211; credo e spero &#8211; ha voglia di tenere un plebiscito su una catasta di corpi ancora caldi. Lo abbiamo scritto in tanti: tra gli altri <a href="http://blog.forumnucleare.it/tecnologia-2/sono-ancora-favorevole-ma-serve-una-pausa-di-riflessione/">Chicco Testa</a> sul <em>Corriere</em>, il <em>Foglio</em> in un <a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/8153">editorialino</a>, e <a href="http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=10178">io stesso</a> sul medesimo quotidiano. Perfino il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, dopo un&#8217;<a href="http://www.italia-news.it/politica-c14/governo-c81/nucleare--ministro-paolo-romani--tornare-indietro-e-inimmaginabile-61318.html">improvvida uscita</a> a caldo, si è <a href="http://www.corriere.it/politica/11_marzo_17/romani-pausa-riflessione-nucleare_c0fda354-508a-11e0-9bca-0ee66c45c808.shtml">posizionato</a> in modo più ragionevole e moderato. Il minimo che si possa fare, e contemporaneamente il massimo, è fermarsi, aspettare e riflettere: a chi mi chiede se ho cambiato idea sul nucleare, in questi giorni rispondo ostinatamente che no, non l&#8217;ho fatto, per la semplice ragione che non ho gli elementi per comprendere cosa è successo, quanto è grande il danno (umano anzitutto, e per ora è limitato: nessun morto direttamente imputabile al nucleare, nel momento in cui scrivo), perché le cose sono andate così e se tutto ciò cambia in modo significativo il bilancio dell&#8217;atomo, in merito alla sicurezza. I motivi per cui non bisogna decidere in preda alla paura, ma attendere per poter valutare alla luce di fatti e dati che ancora non ci sono, li ha brillantemente e persuasivamente illustrati <a href="http://www.corriere.it/editoriali/11_marzo_16/panebianco_paura_ragione_042f9d64-4f94-11e0-acff-d18cea4068c4.shtml">Angelo Panebianco</a>.</p>
<p>Tutta questa lunga premessa mi serviva per arrivare a una conversazione, catturata da un cronista, tra il ministro dell&#8217;Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e il responsabile dell&#8217;Economia, Giulio Tremonti. Ha <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-03-17/romani-nucleare-scelte-condivise-131844.shtml?uuid=AaSw2FHD">detto</a> Prestigiacomo:</p>
<blockquote><p>«Niente cazzate, progetto nucleare finito»<br />
Il ministro  dell&#8217;Ambiente, Stefania Prestigiacomo, considera invece finito il  progetto del nucleare in Italia dopo l&#8217;emergenza scoppiata in Giappone.  «È finita. Non possiamo mica rischiare le  elezioni per il nucleare. Non  facciamo cazzate», è stato lo sfogo del ministro con il titolare  dell&#8217;Economia, Giulio Tremonti, nella sala del governo di Montecitorio  al termine della cerimonia per i 150 anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. Alla  conversazione, svoltasi a pochi passi da alcuni giornalisti e durata  circa dieci minuti, erano presenti anche il portavoce del presidente del  Consiglio, Paolo Bonaiuti, e per qualche istante il ministro dello  Sviluppo economico, Paolo Romani: «Dobbiamo uscirne &#8211; ha esortato  Prestigiacomo &#8211; ma in maniera soft. Ora non dobbiamo fare niente,  decidiamo tra un mese».</p></blockquote>
<p>Confesso che la tentazione di commentare con &#8220;l&#8217;avevo detto, io&#8221; si alterna, nella mia testa, a un senso di stupore. Pur col beneficio d&#8217;inventario concesso a chi, in una conversazione privata, si esprime in modo diverso da come farebbe in pubblico, credo che queste poche battute forniscano la dimostrazione migliore (a) dell&#8217;inettitudine del nostro ceto politico; (b) delle ragioni per cui il nucleare era utopico anche prima del Giappone; (c) del fatto che, contrariamente a quanto vuole un luogo comune per me inspiegabile e incomprensibile, non è il mercato, ma la politica, a vederci &#8220;corto&#8221;.</p>
<p>Molto semplicemente: è lecito cambiare idea dopo un evento come quello a cui stiamo assistendo, anche se sarebbe meglio capire prima cosa è successo. Se però sentiamo dire che bisogna abbandonare i propositi nuclearisti perché altrimenti &#8220;perdiamo le elezioni&#8221;, viene da pensare, anzitutto, che la cazzata non sia insistere con l&#8217;atomo, ma sia stata iniziare. Viene da pensare che, in fondo, la cosa non era stata presa sul serio fin dall&#8217;inizio. Viene da pensare che, quando predichiamo sull&#8217;importanza della <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-03-02/rinnovabili-certezza-diritto-ecco-200835.shtml">certezza del diritto</a>, pur con tutti i pregiudizi sulla nostra classe politica non ci avviciniamo neppure un po&#8217; all&#8217;infinitesimale livello di comprensione che loro hanno di come funzionano le cose, e di come in particolare funzionano le industrie ad alta intensità di capitale quali quella energetica in generale e quella nucleare in particolare.</p>
<p>Se il contesto non fosse tragico, verrebbe quasi da ridere. Come si può anche solo lontanamente illudersi che un&#8217;impresa investa (cioè rischi) qualche miliardo di euro, se poi si è disposti a far saltare il banco perché altrimenti &#8220;perdiamo le elezioni&#8221;? Come si può chiedere di essere presi sul serio, se si affrontano con tanta leggerezza questioni di una tale serietà? Come si può chiedere la fiducia gli elettori, se poi si dimostra con atteggiamenti, parole e fatti di non avere alcun rispetto non solo per il mandato elettorale ricevuto, ma anche per i soldi che al settore privato si chiede di rischiare? Come si può essere considerati interlocutori credibili da chi ha scelto di combattere questa battaglia (come Confindustria, imprese italiane come Enel e straniere come Edf, e addirittura partner internazionali come la Francia e gli Stati Uniti coi quali si sono assunti degli impegni)? Come si può ottenere il rispetto di chi la pensa diversamente, se si venderebbero la mamma e il papà per uno strapuntino parlamentare?</p>
<p>L&#8217;ironia è resa irresistibile dal linguaggio scelto da Prestigiacomo: non si può &#8220;uscire&#8221; dal nucleare se non si è mai &#8220;entrati&#8221;; e se davvero la ministro crede che ci siamo entrati, la sua posizione è ancor più irresponsabile. Comunque, se non altro, a differenza del 1987, questa volta possiamo &#8220;uscire&#8221; dal nucleare senza quel fastidioso e costoso intermezzo di costruire le centrali, farle funzionare per un po&#8217;, e poi improvvisamente chiuderle e smantellarle. Ma, almeno, risparmiateci il referendum.</p>
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		<title>Atomo: la Germania fa marcia indietro?</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 09:48:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Boggero</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla faccia della proverbiale freddezza teutonica. L’esecutivo tedesco ha reagito con una certa “scompostezza elettorale” alle notizie provenienti dalla centrale di Fukushima in Giappone. Nella mattinata di lunedì il Cancelliere ha infatti annunciato l’intenzione del governo di voler procedere ad una moratoria di tre mesi sull’attività delle centrali più vecchie del paese, due delle quali si trovano in Assia e in Baden-Württemberg. Per consentirne un controllo approfondito, si dice. Sarà un caso, ma proprio in quest’ultima regione tra due settimane esatte si tiene un appuntamento elettorale di cruciale rilevanza per le sorti dell’esecutivo. La CDU controlla il <em>Land</em> da cinquantasette anni. Perderlo significherebbe consegnare il <em>Bundesrat</em> all’opposizione. Il caso ha voluto che uno dei maggiori temi oggetto della campagna elettorale si sovrapponga perfettamente al tema di dibattito più caldo a livello federale: l’atomo. Circa metà del consumo di energia primaria della regione si ha infatti attraverso la produzione di energia nucleare. I Verdi sono sul piede di guerra e nei sondaggi sono dati intorno al 20%. Dopo la chiusura di Obrigheim nel 2005, si ipotizza ora uno spegnimento temporaneo per Neckarwestheim. Il fatto che Merkel e Westerwelle vogliano fare un passo indietro è quindi funzionale ai loro interessi politici (la Merkel e il suo Ministro dell&#8217;Ambiente non fanno mistero di strizzare l&#8217;occhio agli ecologisti da anni&#8230;), ma mal si accorda con la necessità di una cornice regolatoria chiaro. La decisione di allungare la vita dei reattori (di 8 anni per quelli più vecchi, di 14 per i più nuovi) si inseriva già in un quadro di progressivo smantellamento, varato dal gabinetto rosso-verde nel 2001. Una nuova giravolta rischia di rendere le cose oltremodo complicate. L’opposizione, dal canto suo, non è soddisfatta e vorrebbe uno spegnimento automatico e totale di tutte le centrali, vecchie e nuove. D’altra parte, passati i tre mesi di stop, qualora l’esecutivo dovesse nuovamente tornare sui suoi passi, le centrali in questione avrebbero guadagnato altri novanta giorni di vita, come mostra la <a href="http://realismoenergetico.blogspot.com/2009/02/ma-biblis-chiude-davvero.html" target="_blank">prassi assai frequente</a> degli anni passati di staccare e riattaccare i reattori alla rete, adducendo ragioni di manutenzione.</p>
<p><strong>Update</strong>: la signora Merkel ha appena annunciato che saranno sette i reattori ad essere temporaneamente spenti.</p>
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