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Posts Tagged ‘Mercato del lavoro’

Lo Stato asociale e l’industria della povertà

3 febbraio 2010

Nell’immaginario collettivo di tanti italiani la Germania è il paese che per eccellenza funziona bene. C’è un bello Stato sociale, un’economia florida, nessuno evade il fisco e sentendosi parte di una comunità tutti vivono felici e contenti. Un simile quadretto idilliaco è spesso e volentieri conseguenza della barriera virtuale che si erge tra noi e una realtà straniera. A dire il vero non basta nemmeno conoscere la lingua per poter comprendere la diversa realtà che ci circonda, bisogna in qualche modo divenirne culturalmente parte. Solo così si incominceranno ad intravedere le falle del sistema, al di là di ogni feticismo dei dati e delle statistiche. Solo in tal modo, magari, eviteremo ancora di parlare della Repubblica federale come un esempio virtuoso in termini di spesa sociale. Prosegui la lettura…

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Sopresa! I “bamboccioni” non scoraggiano l’occupazione

18 gennaio 2010

Vasta eco in Italia alla sentenza del Tribunale di Bergamo che ha costretto un padre a mantenere fino all’indipendenza economica – quando e se mai verrà – una figlia 32enne universitaria, da 8 anni fuori corso a Filosofia. Renato Brunetta ha proposto una legge per far uscire di casa i giovani a 18 anni: sono contrario alle leggi, ma il fine è buono. Personalmente, me ne sono andato ancor prima. Non penso affatto di aver sbagliato. Ma qual è l’effetto che genera sul mercato del lavoro una simile propensione italica al “bamboccionismo”, come viene ormai nomato dopo una mitica uscita anni fa di Tommaso Padoa Schioppa? Francesco Giavazzi spiazza tutti, e spiega in un recente paper che sono altri, gli effetti che generano bassa occupazione . Prosegui la lettura…

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Io non voglio il posto fisso, ma Tremonti…

20 ottobre 2009

Toh, è arrivato l’elogio tremontiano del posto fisso. L’elogio di un mondo antico ed immobile: dopo il servizio di leva, un bel posticino in banca o in fabbrica, un percorso di carriera fatto soprattutto di avanzamenti di anzianità, il mutuo per l’acquisto della casa, la caccia al radicamento e all’insediamento nei gangli della burocrazia interna, colleghi – a volte amici, a volte avversari, spesso prima l’una e poi l’altra cosa – che reciprocamente si vedono crescere, diventare padri o madri, poi brizzolati ed infine anziani. Una vita, un solo destino, legato a quello di un’azienda. Ti può andar bene, ma ti può andare anche male.

Elogio del posto fisso e critica della mobilità. La critica ad una condizione zingara e precaria: l’università, spesso il master o il corso di formazione post-laurea, lo stage, il primo contratto solo per la sostituzione di una lavoratrice in maternità, poi un rinnovo per nove mesi, caterve di curricula in giro, la scelta tra un posto così così sotto casa o un lavoro meglio pagato, ma a Bruxelles o a Berlino, la continua ricerca di nuove competenze, il cambio di lavoro come via per aumentare il proprio reddito. Una vita, più destini, frutto della propria capacità di reinventarsi. Ti può andare male, ma ti può andare anche molto bene. Prosegui la lettura…

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Mioddio, il posto fisso proprio no…

19 ottobre 2009

Lo dirò seccamente. L’elogio del posto fisso come base della coesione sociale in Italia potrà essere pure popolare, dalla Lega alla Cgil. Ma è sbagliato in generale. È sbagliato nel nostro Paese più che altrove. E il posto fisso non sarà certo ripristinato dalla crisi in corso, né nel mondo né da noi. Mi riferisco, naturalmente, a quanto stamane è stato detto a Milano, a un convegno organizzato dagli amici della BPM che domani avrà vasti echi di stampa. Prosegui la lettura…

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Mercato del lavoro: l’unica gabbia è il sindacato

22 settembre 2009

Pochi giorni fa, secondo quanto riportato da un comunicato ANSA del 19 settembre, Raffaele Bonanni avrebbe detto a proposito di gabbie salariali: “Non delegheremo mai a nessuno di stabilire il salario per i lavoratori, che è frutto di accordi tra noi e gli imprenditori”.
L’affermazione sembra quanto meno avvilente e indicativa di un analfabetismo delle libertà economiche individuali di cui gli italiani restano ancora preda.

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L’occupazione americana e il frastuono statistico

11 agosto 2009

Secondo i dati grezzi del Bureau of Labour Statistics (BLS), nel mese di luglio l’economia statunitense ha perso 1,33 milioni di posti di lavoro, un dato che dopo alcune correzioni statistiche si è ridimensionato ad una flessione del numero degli occupati non agricoli di 247.000 unità, cifra che ha fatto gridare al miracolo della stabilizzazione, dimenticando che quasi un quarto di milione di impieghi distrutti in un mese rappresenterebbe uno dei peggiori risultati delle fasi recessive americane dal 1948 ai giorni nostri, esclusa la Grande Recessione che stiamo attraversando. Un dato che induce a riflettere sulle tecniche di rettifica statistica applicate alle rilevazioni macroeconomiche.

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