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Posts Tagged ‘Marchionne’

La ricetta Fiat: mani sciolte da liberista, tasca piena da statalista

22 dicembre 2009

Oggi a palazzo Chigi, di fronte a governo e sindacati, Sergio Marchionne è stato all’altezza della sua fama. Quella di prendere il toro per le corna. Senza tale dote, Marchionne non sarebbe riuscito a rilanciare Fiat dal fallimento all’utile, né sarebbe stato preso sul serio da Obama per ripetere in grande l’operazione alla scassatissima Chrysler americana, con l’obiettivo di restituirle il 15% del mercato domestico Usa dal 7% in cui è precipitata. Ma nell’incontro di oggi all’ordine del giorno non c’era la sostenibilità finanziaria e industriale del piano Fiat-Chrysler, i 21 modelli tra nuovi e rinnovati nuovi un quadriennio sommando le due case, con la discesa da 11 a 7 piattaforme di cui 3 condivise con Fiat nel segmento medio-alto, il trapianto americano dei diesel, del Multiair e delle trasmissioni Fiat, e via continuando. Il confronto era su un punto solo: il basso utilizzo degli stabilimenti e degli occupati Fiat in Italia. La risposta torinese non mi piace: mani sciolte da liberista, ma a tasca piena da statalista. Prosegui la lettura…

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Chiudere Termini Imerese? Di Stefano Feltri

26 novembre 2009

Riceviamo da Stefano Feltri e volentieri pubblichiamo.

Ma c’è qualcuno che ha il coraggio di suggerire che forse Termini Imerese deve chiudere? Il ministro Claudio Scajola parla di “follia”. Il Partito democratico non è molto presente nel dibattito, assai più occupato a nominare la segreteria formale e quella ombra. Ma parlando con la nuova squadra economica di Bersani, sono tutti d’accordo: la fabbrica non deve chiudere.

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Aiuti all’auto, Scajola batte la Fiat

16 settembre 2009

Al salone di Francoforte Sergio Marchionne avveva appena finito di richiedere la proroga degli incentivi per l’auto anche per l’anno prossismo, che immediatamente il ministro per le Attività Produttive Claudio Scajola ha definito la sua concessione come “auspicata e auspicabile”.  Ho grande rispetto per il ministro, ma è un triplice grave errore. Prosegui la lettura…

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Detroit, Urss

28 aprile 2009

Pensavo ingenuamente di essere arrivato nella (bruttissima) capitale dell’auto e di raccontare il riscatto di un’azienda ex decotta e derisa come Fiat che torna in America chiamata da Obama, salva una delle Big Three di Detroit e magari si concede pure il lusso di non sborsare un dollaro. Magari succederà lo stesso. Però nelle ultime ore il clima s’è fatto pesante.
La prima rivelazione riguarda General Motors: il piano di ristrutturazione presentato al Congresso dal nuovo management prevede (in cambio della cancellazione di buona parte del debito) la cessione al governo di un pacchetto azionario pari al 50 per cento. Un altro 39 per cento andrebbe invece alla United Auto Workers, il già potentissimo sindacato dell’auto, quello che negli anni ha portato le case di Detroit ad avere un costo del lavoro doppio – calcolando i benefit previdenziali e sanitari – rispetto ai concorrenti, specie le case giapponesi che hanno aperto i loro impianti negli stati (repubblicani) del sud. Insieme stato e sindacati farebbero l’89 per cento, praticamente tutto.
Se a GM si nazionalizza, a Chrysler preferirebbero sovietizzare. Lo dice il Wall Street Journal: il nuovo piano di ristrutturazione aziendale prevederebbe una quota del 55 per cento in mano all’UAW, a Fiat spetterebbe il 35, mentre il restante 10 per cento se lo spartirebbero il governo federale e le 45 banche creditrici di Chrysler. Vabbè, Fiat avrebbe comunque da guadagnarci – sulla carta – perché le si aprirebbero le porte del mercato americano. Però. Però conviene a Sergio Marchionne impelagarsi in un’impresa del genere e magari diventare il Ceo di un’azienda nel cui consiglio di amministrazione siedono gli stessi sindacalisti che con una mano chiedono più benefit e con l’altra li concedono alla prima occasione utile? Senza contare che lo stesso sindacato si troverebbe ad essere azionista forte in due delle tre “sorelle” di Detroit (con il pericolo di paralizzare la concorrenza)?
Non ho tempo di rispondere a questi interrogativi, devo andare. Bussano alla porta. E parlano russo.

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