<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>CHICAGO BLOG &#187; liberalizzazioni</title>
	<atom:link href="http://www.chicago-blog.it/tag/liberalizzazioni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.chicago-blog.it</link>
	<description>diretto da Oscar Giannino</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Feb 2012 16:37:52 +0000</lastBuildDate>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=</generator>
		<item>
		<title>Altro che liberalizzazioni! Le mani del governo nei contratti agroalimentari</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2012/01/28/altro-che-liberalizzazioni-le-mani-del-governo-nei-contratti-agroalimentari/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2012/01/28/altro-che-liberalizzazioni-le-mani-del-governo-nei-contratti-agroalimentari/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 12:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena Sileoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[commercio]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=11457</guid>
		<description><![CDATA[Abbiamo più volte sottolineato, nei post del chicago blog dedicati al decreto legge “cresci Italia”, che questo sia solo in parte un provvedimento di liberalizzazioni, smentendo le aspettative iniziali e le formule correnti con cui viene chiamato.
Esso contiene, infatti, misure molto diverse tra loro, che vanno da una effettiva liberalizzazione a forme di vera e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo più volte sottolineato, nei post del chicago blog dedicati al decreto legge “cresci Italia”, che questo sia solo in parte un provvedimento di liberalizzazioni, smentendo le aspettative iniziali e le formule correnti con cui viene chiamato.</p>
<p>Esso contiene, infatti, misure molto diverse tra loro, che vanno da una effettiva liberalizzazione a forme di vera e propria regolazione delle dinamiche contrattuali, che hanno sicuramente un verso opposto rispetto alla regola generale del diritto di libertà economica e di contratto.</p>
<p><span id="more-11457"></span>L’art. 62, ad esempio, disciplina in maniera estremamente dettagliata le relazioni commerciali attinenti alla cessione di prodotti agricoli e agroalimentari.</p>
<p>Nell’obiettivo di pareggiare il rapporto tra parti contrattuali che il governo presume su posizioni diverse (grandi distributori da un lato, e produttori dall’altro), l’articolo entra nelle dinamiche di negoziazione delle condizioni di vendita dei prodotti agricoli e agroalimentari, ne scardina gli usi commerciali e pone contenuti e condizioni rigidi per la stipulazione dei contratti di vendita, ad eccezione di quelli col consumatore finale.</p>
<p>D’ora in poi, essi dovranno essere conclusi in forma scritta, dovranno contenere alcune indicazioni a pena di nullità (durata, quantità, caratteristiche del prodotto venduto, prezzo e modalità di consegna e pagamento, sottoposti a tempi certi e prestabiliti) e non potranno più accompagnarsi a prassi invalse nel settore.</p>
<p>La finalità, come detto, è quella di imporre in maniera autoritativa l’equilibrio tra parti che potenzialmente potrebbero trovarsi in posizione asimmetrica, evitando ad esempio che il produttore debba accettare condizioni di vendita o altre condizioni contrattuali gravose, o debba attendere troppo tempo per vedersi pagata la merce.</p>
<p>Da questo punto di vista, l’articolo si pone in linea di continuità con altre disposizioni del decreto tese a pretendere di compensare la forza contrattuale della parte che viene ritenuta “debole” (cfr. il potenziamento della cd. class action o le novità in tema di clausole vessatorie).</p>
<p>Che lo Stato assuma la generica debolezza di una parte contrattuale rispetto all’altra è un argomento che richiede troppe pagine, per essere affrontato in questa sede.</p>
<p>Sorprendono, ad ogni modo, due elementi, relativamente a questo punto del decreto.</p>
<p>In primo luogo, sorprende che un provvedimento varato al fine di stimolare la crescita economica tramite la libertà economica, al punto da conferire un senso rinnovato al diritto di libertà di iniziativa economica nel suo articolo iniziale, ospiti una rigida e dettagliata disciplina di un fenomeno contrattuale quale la cessione di prodotti agroalimentari. Stona, in altre parole, con l’impianto generale e presunto del decreto che il governo sia entrato a gamba tesa nelle dinamiche negoziali della filiera agroalimentari, disciplinando elementi tipici di quella normale e quotidiana contrattazione tra operatori che dovrebbe, invece, uscire potenziata e rafforzata dal decreto legge.</p>
<p>O forse meglio, l’articolo in esame conferma quanto sia arduo accettare fino in fondo nella nostra cultura economica e giuridica le conseguenze del principio di libertà negoziale, lasciando che siano le parti, nella libera e certo non semplice contrattazione, a decidere cosa sia meglio per loro.</p>
<p>Sorprende inoltre la ingenuità con cui si può credere che una ferrea previsione d’imperio dei contenuti e dei limiti contrattuali possa davvero giovare alle parti presupposte deboli. Ammesso che esse siano effettivamente tali, non può sfuggire a un regolatore lungimirante che spesso quelle che appaiono come condizioni di iniquità sono l’unico modo per consentire la stipula del contratto, e che pertanto a farne le spese non saranno tanto le parti contrattualmente “forti”, quanto proprio quelle deboli, che non potranno più avvalersi di forme di flessibilità negoziale finora diffuse per poter comunque concludere l’accordo.</p>
<p>Un’ultima annotazione a margine: le sanzioni saranno irrogate dall’autorità garante per la concorrenza e il mercato, la quale poi si vedrà conseguentemente arricchire il proprio fondo derivante dalle sanzioni amministrative, dal momento che gli introiti derivanti saranno riassegnati in parte proprio alla medesima autorità, per finanziare iniziative di informazione e attività di ricerca in materia alimentare. Si confida, dunque, che all’autorità non venga l’appetito mangiando sul piatto delle sanzioni.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2012/01/28/altro-che-liberalizzazioni-le-mani-del-governo-nei-contratti-agroalimentari/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La protesta TIR figlia dello statalismo</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2012/01/24/la-protesta-tir-figlia-dello-statalismo/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2012/01/24/la-protesta-tir-figlia-dello-statalismo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 22:06:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Giuricin</dc:creator>
				<category><![CDATA[carburanti]]></category>
		<category><![CDATA[trasporti]]></category>
		<category><![CDATA[autotrasporto]]></category>
		<category><![CDATA[blocco]]></category>
		<category><![CDATA[decreto Monti]]></category>
		<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[TIR]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=11439</guid>
		<description><![CDATA[La protesta dei TIR sta creando gravi problemi in Italia. I blocchi si stanno estendendo e anche la benzina inizia a scarseggiare. Una protesta che nasce non tanto dal pacchetto liberalizzazioni, quanto dal malcontento per il prezzo troppo elevato del carburante.
Sul prezzo troppo elevato alla “pompa” non si può discutere molto. Se si prende a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La protesta dei TIR sta creando gravi problemi in Italia. I blocchi si stanno estendendo e anche la benzina inizia a scarseggiare. Una protesta che nasce non tanto dal pacchetto liberalizzazioni, quanto dal malcontento per il prezzo troppo elevato del carburante.</p>
<p>Sul prezzo troppo elevato alla “pompa” non si può discutere molto. Se si prende a confronto uno stesso camion che opera in Spagna (non un Paese dell’Est Europa) i costi legati al rifornimento in Italia sono superiori di circa il 35 per cento. In un’economia sempre più integrata come quella europea, questo svantaggio competitivo è pagato a caro prezzo.</p>
<p>Come risolvere il problema sollevato dai camionisti? Semplice: l’abbassamento delle accise è necessario e la liberalizzazione deve essere più forte e stringente al fine di migliorare il sistema distributivo dei benzinai italiani.</p>
<p>Ma non è tutto qua. La protesta che è degenerata in un blocco della mobilità è un chiaro non rispetto della libertà di movimento dei cittadini. Così facendo c’è il rischio di limitare uno dei diritti di ogni cittadino che è quello di potersi muovere liberamente.</p>
<p><span id="more-11439"></span></p>
<p>Ci sono dei problemi strutturali dell’autotrasporto italiano che non sono mai stati affrontati seriamente. Posso essere riassunti in tre parole: burocrazia, intermodalità e nanismo.</p>
<p>Partiamo dall’ultima problematica, il nanismo delle imprese di trasporto. Come in tutta l’economia italiana la dimensione media aziendale è troppo bassa. In media in Italia una società di autotrasporto ha poco più di due camion, molto inferiore alla media europea. Questo provoca una debolezza e al contempo l’incapacità di avere economia di scala.</p>
<p>Un’azienda che trasporta merce all’estero, troppo spesso viaggia al ritorno con il camion vuoto perché non è in grado, vista la sua piccolezza, di trovare de clienti nel paese estero. Un problema di nanismo che rende meno competitivo l’autotrasporto italiano rispetto a quello estero. La soluzione all’italiana? Sussidi per il gasolio degli autotrasportatori per centinaia di milioni di euro l’anno. La solita risposta che vede nello statalismo la risposta più comoda.</p>
<p>Secondo problema: la burocrazia. Attualmente l’efficienza nel sistema di trasporto italiano è troppo bassa anche a causa della burocrazia.</p>
<p>La merce ad alto valore aggiunto arriva a Francoforte e da li smistata nel nord Italia piuttosto che passare da Milano Malpensa. Questo perché succede? Semplice e triste al contempo la risposta. La dogana a Malpensa è troppo lenta e allo spedizioniere conviene in termini di tempo (variabile essenziale per la merce ad alto valore aggiunto) passare da Francoforte e da li smistare la merce anche nell’hinterland milanese. Un paradosso tutto italiano, dato che il sistema doganale è una vera strozzatura all’entrata e peggiora l’efficienza di tutto il sistema economico italiano.</p>
<p>Ultimo problema ma non meno importante è l’intermodalità. I porti italiani, anche quando fossero competitivi con quelli del nord Europa (questo non succede quasi mai) sono pessimamente legati alla rete ferroviaria con la quale sarebbe essenziale avere un raccordo stretto ed efficiente. Questo non succede e l’Italia, ancora una volta vede una moltiplicazione dei piccoli operatori di autotrasporto che smerciano i prodotti che arrivano nei porti italiani.</p>
<p>Le cause della debolezza sono evidenti, ma nessun Governo ha mai fatto nulla per risolvere i problemi. L’unica misura presa nel settore è stata quello di dare un po’ di sussidi al settore, ma quando per esigenze di bilancio questi sono stati annullati da un aumento dell’accise sul carburante, la protesta è scoppiata.</p>
<p>La conseguenza è quella di ritrovarsi l’Italia bloccata.</p>
<p>Benvenuti in Italia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2012/01/24/la-protesta-tir-figlia-dello-statalismo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Decreto Liberalizzazioni: serve un governo &#8220;politico&#8221;?</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2012/01/24/decreto-liberalizzazioni-serve-un-governo-politico/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2012/01/24/decreto-liberalizzazioni-serve-un-governo-politico/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 10:42:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guest</dc:creator>
				<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[catricalà]]></category>
		<category><![CDATA[Concorrenza]]></category>
		<category><![CDATA[decreto legge]]></category>
		<category><![CDATA[governo Monti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=11428</guid>
		<description><![CDATA[Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Antonio Masala.
Pochi dubbi che, per chi nel mercato ci crede davvero, queste liberalizzazioni sono un debole palliativo. A essere onesti tuttavia ci si deve anche chiedere cosa era lecito aspettarsi da un governo come questo. Al di là della cultura economica (notoriamente incline ad esaltare il ruolo delle “buone regolamentazioni” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Antonio Masala</em>.</p>
<p>Pochi dubbi che, per chi nel mercato ci crede davvero, queste liberalizzazioni sono un debole palliativo. A essere onesti tuttavia ci si deve anche chiedere cosa era lecito aspettarsi da un governo come questo. Al di là della cultura economica (notoriamente incline ad esaltare il ruolo delle “buone regolamentazioni” statali) dei suoi principali esponenti, non si deve dimenticare che si tratta di un governo che non è nato da un consenso popolare a favore di grandi cambiamenti liberali, ma che esiste e opera solo perché la “crisi” ce lo impone.</p>
<p><span id="more-11428"></span>Allora la domanda è se un tale governo può davvero fare delle riforme liberali profonde che, se ben fatte, rivoluzionerebbero l’intera economia, e non solo.</p>
<p>L’unico esempio certo che abbiamo, almeno per quanto riguarda l’Europa occidentale, di una rivoluzione di tale portata è quello dei governi della Thatcher. Governi eminentemente politici, che in virtù della loro maggioranza parlamentare conquistata nelle urne affrontarono, in un arco temporale di undici anni e mezzo, non uno sciopero dei tassisti, ma delle vere e proprie rivolte, brutali, lunghe, violente. E le seppero affrontare perché potevano a ragione sostenere che ad arrestare quelle riforme, a modificarle, poteva essere solo la volontà popolare e non degli scioperi.</p>
<p>Il governo Monti riforme di quella portata probabilmente non le vuole, ma se anche le volesse non avrebbe il diritto di farle. Davanti a queste “riformette” possiamo pensarla in maniera diversa.  Si può sperare che le piccole liberalizzazioni diano buoni risultati e che i politici, con l’intenzione di un guadagno in termini di voti, ci promettano di migliorarle in futuro. Si può temere che riforme siffatte non producano buoni risultati, ma solo tante minoranze organizzate di scontenti, e che l’averle fatte, per quanto in maniera così soft, consenta alla politica di lavarsi le mani riguardo future riforme davvero incisive. La tentazione di credere che la seconda delle ipotesi sia molto verosimile non ci deve far desistere dal tentativo di inchiodare i politici (più che il governo Monti) rispetto alla necessità, come dice Mingardi, di “non mollare la presa” su quelle riforme. Ricordandoci però che esse possono essere attuate solo da un’autentica volontà politica, e non per via di (più o meno) fantomatiche costrizioni esterne. Certo guardando alla nostra “classe politica” un po’ di sconforto viene…</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2012/01/24/decreto-liberalizzazioni-serve-un-governo-politico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Decreto liberalizzazioni: l&#8217;illusione bancaria</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2012/01/24/decreto-liberalizzazioni-lillusione-bancaria/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2012/01/24/decreto-liberalizzazioni-lillusione-bancaria/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 10:05:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Trovato</dc:creator>
				<category><![CDATA[banche]]></category>
		<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[mario monti]]></category>
		<category><![CDATA[mutui]]></category>
		<category><![CDATA[pagamenti elettronici]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=11425</guid>
		<description><![CDATA[I commenti di chi mi ha preceduto nell&#8217;analizzare su Chicago Blog il decreto immaginificamente battezzato &#8220;Cresci Italia&#8221; &#8211; più che un invito, un&#8217;implorazione &#8211; hanno messo in luce la forte tensione tra la relazione al provvedimento e la sua caratterizzazione &#8211; per così dire &#8211; ideologica, da un lato, e molte delle sue previsioni concrete, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I commenti di chi mi ha preceduto nell&#8217;analizzare su Chicago Blog il decreto immaginificamente battezzato &#8220;Cresci Italia&#8221; &#8211; più che un invito, un&#8217;implorazione &#8211; hanno messo in luce la forte tensione tra la relazione al provvedimento e la sua caratterizzazione &#8211; per così dire &#8211; ideologica, da un lato, e molte delle sue previsioni concrete, dall&#8217;altro; in altre parole, la contraddizione tra <a href="http://www.chicago-blog.it/2012/01/20/liberalizzazioni-quelle-vere-e-quelle-false/">vere e false liberalizzazioni</a>. Le misure in materia bancaria, concentrate negli articoli 28 e 29, non sembrano sfuggire a questa ambiguità.</p>
<p>L&#8217;articolo 28 interviene sulla disciplina dei sistemi elettronici di pagamento (nonché, en passant, sui conti correnti). Si prevede un meccanismo di concertazione a supervisione pubblica al fine di «assicurare una riduzione delle commissioni interbancarie a carico degli esercenti in relazione alle transazioni effettuate mediante carte di pagamento». Non vi è chi non colga la relazione causale tra questo intervento e i sempre più stringenti limiti alla diffusione del contante. L&#8217;Esecutivo ha, cioè, imposto una misura (la proibizione all&#8217;utilizzo del cash per pagamenti oltre i 1000 euro) senza valutarne attentamente le controindicazioni non tanto qui in tema di libertà personale, bensì quanto allo sbilanciamento della relazione contrattuale tra esercenti ed intermediari finanziari; e tenta così di ovviare con un&#8217;ulteriore vulnerazione della libertà economica, secondo lo schema classico dello statalismo circolare. L&#8217;archiviazione del tetto esplicito alle commissioni praticabili &#8211; affermato dal decreto &#8220;Salva Italia&#8221; nella misura dell&#8217;1,5% &#8211; è un miglioramento marginale che non altera la valutazione sulla misura.</p>
<p>L&#8217;articolo 29 prescrive, per le banche e gli intermediari finanziari che condizionino la concessione di un mutuo alla contestuale conclusione di un contratto di assicurazione, l&#8217;obbligo di presentare al cliente non meno di due preventivi, provenienti da due gruppi diversi. Si tratta di un onere che ricalca quello a carico delle imprese di assicurazione, <a href="http://www.chicago-blog.it/2012/01/21/decreto-liberalizzazioni-le-assicurazioni-chiuse-in-una-scatola-nera/">alla cui analisi si può rimandare</a>. Aggiungo qui un paio di considerazioni. In primo luogo, la norma appare ancor più invasiva perché interviene principalmente non su una relazione di agenzia, ma su rapporti organici di dipendenza: e cioè non solo mira a modificare i modelli commerciali del settore, ma effettivamente costringerebbe un soggetto a promuovere prodotti di aziende concorrenti. Inoltre, la portata pro-concorrenziale del divieto in discorso &#8211; che, peraltro, l&#8217;Antitrust avrebbe potuto imporre puntualmente in presenza di abusi conclamati &#8211; appare discutibile allorché si ragioni su un suo prevedibile effetto: quello di incentivare tra i gruppi bancari e assicurativi forme di collaborazione speculare e reciproca orientate al rispetto della mera lettera della norma.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2012/01/24/decreto-liberalizzazioni-lillusione-bancaria/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Decreto liberalizzazioni: se lo Stato riafferma il suo monopolio</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2012/01/23/decreto-liberalizzazioni-se-lo-stato-riafferma-il-suo-monopolio/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2012/01/23/decreto-liberalizzazioni-se-lo-stato-riafferma-il-suo-monopolio/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 09:08:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guest</dc:creator>
				<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[catricalà]]></category>
		<category><![CDATA[decreto legge]]></category>
		<category><![CDATA[governo Monti]]></category>
		<category><![CDATA[monopolio]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=11400</guid>
		<description><![CDATA[Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Raimondo Cubeddu.
In coerenza con la cultura economico-politica di tanti degli esponenti di questo governo, le tanto attese ed enfatizzate liberalizzazioni si sono in realtà rivelate come un insieme di nuove ed ulteriori norme di provenienza politica che dovrebbero &#8216;regolare&#8217; alcune professioni, alcune attività economiche private e, solo marginalmente, alcune attività [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Raimondo Cubeddu</em>.</p>
<p>In coerenza con la cultura economico-politica di tanti degli esponenti di questo governo, le tanto attese ed enfatizzate liberalizzazioni si sono in realtà rivelate come un insieme di nuove ed ulteriori norme di provenienza politica che dovrebbero &#8216;regolare&#8217; alcune professioni, alcune attività economiche private e, solo marginalmente, alcune attività gestite più o meno direttamente dallo stesso stato.</p>
<p><span id="more-11400"></span>La mia impressione è che se nel breve periodo, quello che dati i tempi e le circostanze ci interessa, esse non sortiranno effetti di rilievo diversi dall&#8217;aumentare la già alta complessità normativa, nel medio-lungo periodo la loro inefficacia incrementerà sostanzialmente la sfiducia dell&#8217;opinione pubblica nei confronti del mercato e della concorrenza. Quasi che si sia voluto ancora una volta dimostrare che se la crescita economica non si risveglia la responsabilità non è dello stato premuroso che ha benevolmente elaborato nuove regole, ma dei soliti imprenditori, dei taxisti, farmacisti, notai, etc.</p>
<p>In breve, quello di cui ci sarebbe stato bisogno, non è di nuove regole per tutte quelle categorie, ma di &#8216;liberalizzare&#8217;, ossia ridurre, l&#8217;imprevedibile complessità del rapporto tra individui ed amministrazioni pubbliche che è causa di perdita di tempo per chi intende intraprendere e sviluppare un&#8217;attività imprenditoriale, di spese difficilmente quantificabili, di corruzione, di rendite parassitarie, e di tanti altri mali.</p>
<p>Quel di cui abbiamo veramente bisogno è quindi di ridurre la complessità normativa e di eliminare i contenziosi legati al famigerato Titolo V della nostra Costituzione. Il rilancio della crescita non si gioca su nuove regole, che per quanto migliori delle precedenti, sono pur sempre oneri indiretti per l&#8217;attività imprenditoriale e per quanti devono entrare in contatto con la pubblica amministrazione, ma di ridurre il tempo tra un&#8217;idea imprenditoriale e la sua realizzazione. Un tempo sul quale mi sembra che con queste nuove liberalizzazioni, lo stato abbia invece riaffermato il proprio monopolio. E i monopoli, si sa, son sempre fonte e causa di inefficienze.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2012/01/23/decreto-liberalizzazioni-se-lo-stato-riafferma-il-suo-monopolio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Decreto liberalizzazioni: La velocità zero delle riforme ferroviarie</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2012/01/22/la-velocita-zero-delle-riforme-ferroviarie/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2012/01/22/la-velocita-zero-delle-riforme-ferroviarie/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 19:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Arrigo</dc:creator>
				<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[trasporti]]></category>
		<category><![CDATA[catricalà]]></category>
		<category><![CDATA[decreto legge]]></category>
		<category><![CDATA[ferrovie]]></category>
		<category><![CDATA[governo Monti]]></category>
		<category><![CDATA[reti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=11390</guid>
		<description><![CDATA[I gestori delle autostrade non posseggono i tir che vi circolano, i gestori portuali non sono i proprietari delle navi che vi attraccano e quelli aeroportuali non controllano le compagnie aeree che vi atterrano e decollano. L’Enel non possiede più da tempo la grande rete di trasmissione elettrica, affidata a Terna, e persino l’Eni dovrà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I gestori delle autostrade non posseggono i tir che vi circolano, i gestori portuali non sono i proprietari delle navi che vi attraccano e quelli aeroportuali non controllano le compagnie aeree che vi atterrano e decollano. L’Enel non possiede più da tempo la grande rete di trasmissione elettrica, affidata a Terna, e persino l’Eni dovrà privarsi, a seguito del decreto sulle liberalizzazioni del governo Monti, del controllo di Snam Rete Gas. Sul connubio rete ferroviaria-treni nell’holding FS invece nulla di nuovo sotto il sole.<span id="more-11390"></span></p>
<p>Anzi il decreto del governo di venerdì scorso contiene al riguardo una norma piuttosto curiosa (all’art. 37). Essa prevede che la futura autorità di regolazione dei trasporti, che nascerà (in questa legislatura?) quando sarà approvato in parlamento un disegno di legge che il governo presenterà entro i prossimi tre mesi:</p>
<blockquote><p>“…dopo un congruo periodo di osservazione delle dinamiche dei processi di liberalizzazione, analizza l’efficienza dei diversi gradi di separazione tra l’impresa che gestisce l’infrastruttura e l’impresa ferroviaria, anche in relazione alle esperienze degli altri Stati membri dell’Unione Europea .”</p></blockquote>
<p>L’articolo è curioso per diversi aspetti. Sembrerebbe infatti che la futura (o futuribile) autorità (che doveva già nascere la prima volta nel lontano 1995 e non vi è riuscita neppure in numerose occasioni successive) prima si dia un lungo periodo nel quale osserva le diverse esperienze di separazione rete-trasporto e solo successivamente analizza gli effetti delle medesime. Non sarebbe più efficiente che facesse le due cose assieme? Secondo quesito: le esperienze europee più radicali di separazione (anche proprietaria) tra rete e servizi di trasporto datano ormai da molti anni. Quella svedese è stata infatti attuata nel lontano 1988, quasi un quarto di secolo fa, e i suoi effetti molto positivi li avevamo già illustrati in un libro a più mani di 11 anni fa (Il trasporto ferroviario, a cura di Ugo Arrigo e Massimo Beccarello, Franco Angeli, 2000). Quella britannica invece è un po’ più recente, essendo stata realizzata nel 1994. Si tratta comunque di 17 anni fa e da allora ad ora se gli effetti sono stati positivi o no si dovrebbe poter vedere abbastanza chiaramente. Quindi se la futuribile autorità fosse autorizzata in sede di conversione del decreto legge a dare uno sguardo ‘backward looking’ anziché ‘forward looking’ alle riforme ferroviarie europee potrebbe formulare rapidamente una congrua valutazione.</p>
<p>Se poi il governo, avendo di fronte poco più di un anno di residua legislatura, non volesse aspettare l’operatività della nuova autorità per ottenere da essa una valutazione ‘backward looking’ del problema, potrebbe farsela da solo, non essendo certamente privo delle necessarie competenze. In maniera molto rapida potrebbe verificare dalle statistiche del trasporto ferroviario europeo se la domanda è cresciuta di più o di meno nei paesi che hanno attuato la separazione proprietaria della rete e se la quota modale del treno ha interrotto o meno un declino pluridecennale nei paesi che hanno attuato la separazione rispetto ai paesi che non la hanno realizzata. Potrebbe inoltre fare due calcoli su quanto costa in media far circolare un treno per un km sulle diverse reti e verificare se nei paesi che hanno separato la rete costa di più o di meno rispetto agli altri. Se lo facesse scoprirebbe quanto segue:</p>
<p>In Gran Bretagna (separazione della rete alla metà degli anni &#8217;90) far circolare sulla rete un treno per un km costa (pedaggio+sovvenzione pubblica) 6,5 euro, in Svezia (separazione nel 1988) 5,5 euro, in Italia (senza separazione) 9 euro.</p>
<p>In Gran Bretagna dalla riforma ad oggi il traffico passeggeri è cresciuto del 90%, in Svezia del 70% mentre in Italia il traffico del 2010 era inferiore rispetto alla metà degli anni ’90 (nonostante i grandi investimenti e lo sviluppo dell’alta velocità che non sono stati invece realizzati negli altri due paesi).</p>
<p>In Gran Bretagna dalla metà degli anni ’90 ad oggi la quota modale del treno (km annui percorsi in treno ogni 100 km percorsi) è passata dal 4,5 a 7, in Svezia da 5,5 a quasi 10 mentre in Italia è scesa da 6,5 a 5,5.</p>
<p>Chi ha prodotto i risultati migliori? I paese che hanno attuato la separazione o l’Italia che non l’ha realizzata?</p>
<p>Bisogna dire, a parziale attenuazione della critica all’immobilismo ferroviario del governo, che riformare le ferrovie è molto difficile e garantisce di andare incontro a fortissime opposizioni. Come disse il sen. Andreotti un po’ di anni fa (ma la battuta originale dovrebbe essere di Winston Churchill): “Esistono due tipi di matti nei manicomi: quelli che si credono Napoleone e quelli che pensano di poter riformare poste e ferrovie”. A separare la rete ferroviaria ci aveva già provato 14 anni fa Romano Prodi <a href="http://www.chicago-blog.it/2010/11/11/la-rivoluzione-delle-ferrovie/">con la direttiva del Presidente del consiglio ”Linee guida per il risanamento delle Ferrovie dello Stato” del 31 gennaio 1997</a>. Essa prevedeva di dividere il monopolista FS in quattro aziende separate: il gestore dell’infrastruttura, il servizio passeggeri a lunga distanza, il servizio di trasporto regionale, il trasporto delle merci. La scissione in quattro realtà distinte era condizione necessaria per due passaggi successivi che allora non venivano esplicitati: (i) l’effettiva liberalizzazione del mercato con l’apertura della rete alla concorrenza; (ii) la possibile privatizzazione dei segmenti che avrebbero dovuto reggersi sul mercato senza oneri per il contribuente, cioè il trasporto passeggeri sulle lunghe distanze e le merci.</p>
<p>Nel 1997 la direttiva fu affossata in neanche due settimane da una fortissima resistenza dei sindacati dei ferrovieri i quali fermarono l’Italia con una sciopero generale. Essi giustificavano la loro netta opposizione principalmente con ragioni di difesa dell’occupazione. Il responsabile Cisl del comparto ferrovieri così rispondeva ad una domanda del Corriere della Sera il 2 febbraio 1997: “Quanti sono i posti di lavoro in pericolo? “Trenta – trentacinquemila …”. Al 31 dicembre 1996 i dipendenti FS erano 126 mila e secondo le previsioni del sindacalista Cisl con l’applicazione della pericolosa direttiva Prodi si sarebbe corso il rischio di una loro riduzione a 91-96 mila. Grazie invece alla nobile ed efficace difesa sindacale dell’occupazione nelle ferrovie i  dipendenti di oggi del gruppo FS sono scesi a 80 mila, 46 mila in meno rispetto al 1997.</p>
<p>E quanti occupati furono estromessi con la pericolosa riforma di stampo thatcheriano che ‘distrusse’ il trasporto ferroviario britannico (come ha scritto giovedì 19 Mucchetti sul Corriere della Sera)? Esattamente 5 (cinque) mila, essendo scesi i dipendenti del comparto ferroviario britannico dai 117 mila pre riforma del 1994 a 112 mila dieci anni dopo. Evidentemente per i nostri sindacalisti e per i nostri decisori pubblici dei trasporti 5 mila è un numero maggiore di 46 mila. Vale anche per le ferrovie un’altra massima di Winston Churchill (che il sen. Andreotti non ha mai copiato): nessun problema si risolve congelandolo. Quello della rete ferroviaria sta in freezer da tre lustri e forse è venuto il momento di tirarlo fuori anziché aggiungervi ulteriore ghiaccio con l&#8217;art. 37 del d.l. che vorrebbe liberalizzare l&#8217;Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2012/01/22/la-velocita-zero-delle-riforme-ferroviarie/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Decreto liberalizzazioni e notai: chiamatela pianificazione, non liberalizzazione!</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2012/01/22/decreto-liberalizzazioni-e-notai-chiamatela-pianificazione-non-liberalizzazione/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2012/01/22/decreto-liberalizzazioni-e-notai-chiamatela-pianificazione-non-liberalizzazione/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 13:21:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena Sileoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[catricalà]]></category>
		<category><![CDATA[decreto legge]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[governo Monti]]></category>
		<category><![CDATA[professioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=11384</guid>
		<description><![CDATA[Il notaio, come noto, è una di quelle figure professionali classiche protette da un ordinamento proprio, incluso ma separato da quello generale, ordinamento che costituisce, rispetto alla collettività esterna all’ordine medesimo, una barriera di protezione sia per l’esercizio dell’attività notarile che per l’ingresso alla professione.
Quanto a quest’ultimo profilo, il numero dei notai che possono esercitare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il notaio, come noto, è una di quelle figure professionali classiche protette da un ordinamento proprio, incluso ma separato da quello generale, ordinamento che costituisce, rispetto alla collettività esterna all’ordine medesimo, una barriera di protezione sia per l’esercizio dell’attività notarile che per l’ingresso alla professione.</p>
<p><span id="more-11384"></span>Quanto a quest’ultimo profilo, il numero dei notai che possono esercitare la professione è programmato, tanto nel limite massimo che in rapporto al territorio di assegnazione. Si tratta dunque di una professione rigida fin dal presupposto di esercizio, con la conseguenza che, un po’ come i giudici, i quali tuttavia sono dipendenti dello Stato, l’avvio dell’attività notarile è sottoposto a rigide condizioni: periodo di tirocinio obbligatorio, superamento del concorso e limite massimo per decreto di posti da bandire.</p>
<p>L’art. 12 del decreto sulle liberalizzazioni dispone, a tal proposito, un incremento di 500 posti nell’organico notarile, da sommare ai posti già programmati ma non ancora assegnati, per un totale di circa 1500 unità in più. Si può anche essere favorevoli a tale aumento, ma sembra evidente che ampliare per legge il numero dei posti disponibili non è affatto una forma di liberalizzazione, quanto piuttosto l’ultima delle conferme della pianificazione <em>ope legis</em> di tale attività.</p>
<p>A rigor di logica mantenere il numero chiuso e semplicemente aumentarlo è un’attività di programmazione, non il suo contrario. Non si vuole discutere qui dall’opportunità o meno di questa scelta, per la quale bisognerebbe ragionare se l’aumento sia uno stimolo alla competizione tra notai, data anche l’abolizione delle tariffe, o sia uno sforzo inutile, considerato l’immobilismo attuale del mercato. Mentre si rimanda all’<a href="http://www.chicago-blog.it/2012/01/22/decreto-liberalizzazioni-la-riforma-delle-professioni-il-ballo-sulla-mattonella/" target="_blank">approfondimento di Silvio Boccalatte</a> per le altre disposizioni relative alle professioni, qui si vuole solo sottolineare che resta difficile giustificare tanto l’inserimento di questa disposizione in un decreto cd. di liberalizzazioni, quanto le reazioni che ne sono seguite, per le quali il potenziamento dell’organico notarile  (<a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=19OZUG" target="_blank">PDF</a>) equivale a una esposizione dei notai al libero mercato della loro professione.</p>
<p>Né valgono a ritenere che di liberalizzazione si tratti le ulteriori disposizioni dedicate ai notai, che hanno per effetto l’estensione della funzione notarile oltre il territorio del distretto in cui è ubicata la sede, e per l’intero ambito territoriale della corte d’appello nella quale il distretto è ubicato. Anche questa disposizione, infatti, ha il tono di una programmazione camuffata: a fronte della possibilità per il notaio di aprire un secondo ufficio – peraltro solo nel distretto di appartenenza –, ci sono infatti nuovi e puntuali obblighi di presenza nell’ufficio principale, che gli impongono di assistere al proprio ruolo nella sede assegnata per almeno tre giorni a settimana e per almeno uno ogni quindici giorni per ogni comune o frazione di comune aggregati.</p>
<p>Anche in merito a questa disposizione, prima ancora di verificarne il merito e l’opportunità, si vuole sottolinearne l’incoerenza rispetto all’annuncio di una liberalizzazione del settore. Quelle che il legislatore sta introducendo sono nuove e aggiuntive regole, persino puntuali quanto agli obblighi di orari. È una programmazione latente, per quanto ampliativa negli effetti, sotto la superficie di una presunta liberalizzazione.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2012/01/22/decreto-liberalizzazioni-e-notai-chiamatela-pianificazione-non-liberalizzazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>55</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Decreto liberalizzazioni: Quale spinta per l&#8217;economia dall&#8217;aggiunta di 5000 farmacie? – di Fabrizio Gianfrate</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2012/01/22/decreto-liberalizzazioni-quale-spinta-per-leconomia-dallaggiunta-di-5000-farmacie-di-fabrizio-gianfrate/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2012/01/22/decreto-liberalizzazioni-quale-spinta-per-leconomia-dallaggiunta-di-5000-farmacie-di-fabrizio-gianfrate/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 10:45:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guest</dc:creator>
				<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[catricalà]]></category>
		<category><![CDATA[Concorrenza]]></category>
		<category><![CDATA[decreto legge]]></category>
		<category><![CDATA[farmacie]]></category>
		<category><![CDATA[governo Monti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=11367</guid>
		<description><![CDATA[Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Fabrizio Gianfrate.
Come si realizza il risparmio per il cittadino e su quale classe di farmaci, aumentando di 5000 unità il numero delle farmacie? Non certo su quelli a carico del Ssn, avendo questi i prezzi fissati per legge dallo Stato e quindi devono restano gli stessi. Costituiscono la metà del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Fabrizio Gianfrate</em>.</p>
<p>Come si realizza il risparmio per il cittadino e su quale classe di farmaci, aumentando di 5000 unità il numero delle farmacie? Non certo su quelli a carico del Ssn, avendo questi i prezzi fissati per legge dallo Stato e quindi devono restano gli stessi. Costituiscono la metà del mercato della farmacia.</p>
<p><span id="more-11367"></span>Il cittadino risparmia su quelli a pagamento diretto? Ma già meta di questi, gli OTC, quelli senza obbligo di ricetta e che sono il 10% circa del mercato dei farmaci, sono stati liberalizzati anni fa in supermercati e parafarmacie, con un effetto di riduzione di prezzi mediamente del 10% . Se da 22000 punti vendita (18000 farmacie, 3500 parafarmacie e 400 corner nei supermercati) si passa a 27000 si può difficilmente sperare in ulteriori ribassi, dato che il numero dei punti vendita é già capillare e copre ampiamente la domanda sul territorio, ma soprattutto perché la nuova farmacia delle 5000 previste, come impresa neocostituita dal farmacista neolaureato difficilmente avrà la forza economica e commerciale con i fornitori e le capacità di realizzare economie di scala superiori a Coop e Auchan tali da praticare prezzi piú bassi di loro o della farmacia economicamente solida e consolidata.</p>
<p>Quale dovrebbe essere allora la spinta alla crescita dell&#8217;economia nazionale (cresci Italia) dall&#8217;apertura delle nuove 5000 farmacie? Magari aumentando i punti vendita si allarga il mercato di quei farmaci? Ma allora si fanno spendere di piú i cittadini per comprare farmaci anche quando non gli servono. Non mi pare il modo piú sano per spingere l&#8217;economia. Fortunatamente non sarà cosí perché compriamo quei farmaci quando ne abbiamo uno specifico bisogno, infatti il loro mercato e piatto da anni.</p>
<p>Quindi a mercato piatto e prezzi che non scenderanno ulteriormente per i motivi appena esposti, si ridistribuirà tra 27000 quanto finora avveniva tra 22000.</p>
<p>Quei 22000 avranno quindi di meno. In particolare le 18000 farmacie avranno di meno rispetto a prima. Molte di esse dovranno quindi tagliare i costi, a decremento del servizio (uno o piú farmacisti collaboratori in meno, ecc) compensando in negativo l&#8217;eventuale nuova occupazione delle nuove 5000, dato il mercato piatto. Forse qualcuna, in paesi piccoli o località disagiate, montane o simili, dovrà persino chiudere, interrompendo quindi il servizio di dispensazione anche e soprattutto dei farmaci del Ssn. Insomma un mero effetto re distributivo di un mercato piatto, con pure il rischio di deteriorare il servizio al cittadino/paziente.</p>
<p>Va ricordato, circa il conto economico della farmacia, che negli ultimi tre anni con l&#8217;aumentare rilevante del numero di ricette e la riduzione del valore medio unitario delle stesse, i costi sono cresciuti e i ricavi diminuiti.</p>
<p>E poi non va dimenticato che le farmacie sono esercizi per le quali e assai difficile evadere le tasse: metà dei loro incassi sono per i farmaci pagati dal Ssn quindi é impossibile. Per l&#8217;altra metà ognuno di noi può scaricarsi lo scontrino dalla dichiarazione dei redditi, una delle pochissime detrazioni possibili a tutti e non solo ai lavoratori autonomi.</p>
<p>Ultimo appunto: si criticano le farmacie perché vendono anche generi di largo consumo &#8220;sanitario&#8221;, integratori, pantofole, cosmetici, saponi, ecc. venduti in supermercati, profumerie, e altri esercizi. Ovvero si critica con la mano destra la liberalizzazione della vendita mentre con la sinistra si scrive il decreto sulle liberalizzazioni. A dir poco buffo.</p>
<p>Insomma, concludendo, si comprende poco, dato l&#8217;obiettivo di far crescere l&#8217;economia, come sia possibile contribuire a farlo aumentando il numero delle farmacie.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2012/01/22/decreto-liberalizzazioni-quale-spinta-per-leconomia-dallaggiunta-di-5000-farmacie-di-fabrizio-gianfrate/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>8</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Decreto liberalizzazioni: la fragilità del diritto di iniziativa economica</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2012/01/22/decreto-liberalizzazioni-la-fragilita-del-diritto-di-iniziativa-economica/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2012/01/22/decreto-liberalizzazioni-la-fragilita-del-diritto-di-iniziativa-economica/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 10:30:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena Sileoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[catricalà]]></category>
		<category><![CDATA[Concorrenza]]></category>
		<category><![CDATA[decreto legge]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[governo Monti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=11365</guid>
		<description><![CDATA[Nel nuovo decreto Monti ci sono due articoli degni di nota che vanno letti in combinato disposto.
Il primo è l’articolo di apertura del decreto stesso, il quale, come varie volte si era tentato invano di codificare, rende più cogente il diritto all’iniziativa economica privata sancito dall’art. 41 Cost. L’articolo abroga infatti le norme che pongono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel nuovo decreto Monti ci sono due articoli degni di nota che vanno letti in combinato disposto.</p>
<p>Il primo è l’articolo di apertura del decreto stesso, il quale, come varie volte si era tentato invano di codificare, rende più cogente il diritto all’iniziativa economica privata sancito dall’art. 41 Cost. L’articolo abroga infatti le norme che pongono limiti, programmi e controlli all’iniziativa economica privata incompatibili o irragionevoli o non proporzionati rispetto alle esigenze di tutela dei valori costituzionali, incidendo sulla libertà e sulla parità di trattamento tra operatori presenti e futuri. Ciò non si tradurrà in una totale libertà di attività economica, ma conferirà ad essa – se l’articolo sarà correttamente rispettato – un senso più pieno e coerente con l’art. 41 Cost., rendendo possibili i soli limiti compatibili e proporzionali alle esigenze di tutela di altri valori costituzionali, come, ad esempio, salute e sicurezza. Via, dunque, autorizzazioni, licenze o nulla osta all’avvio di un’attività che non superino il test di proporzionalità e ragionevolezza, così come divieti e restrizioni ad attività già iniziate che impongono la programmazione o la pianificazione territoriale o temporale di determinate categorie di attività economica, o ancora le norme che impediscono, condizionano o ritardano l’ingresso di nuovi operatori economici.</p>
<p><span id="more-11365"></span>Laddove rimarranno i limiti, l’articolo dispone che essi siano interpretati restrittivamente, presupponendo che le attività economiche debbano essere libere “secondo condizioni di piena concorrenza e pari opportunità tra tutti i soggetti, presenti e futuri”.</p>
<p>Infine, si prevede che tanto più gli ordinamenti territoriali si adegueranno a queste nuove regole tanto più saranno considerate “virtuosi” ai fini del rispetto del patto di stabilità interno.</p>
<p>Pochi articoli sotto, al fine di arginare la tendenza delle autonomie territoriali ad irrigidire l’iniziativa economica privata, il decreto prevede che lo Stato debba verificare che le regioni e le amministrazioni locali svolgano un’operazione di ricognizione della loro normativa contrastante con la tutela della concorrenza, e – secondo il meccanismo del potere sostitutivo – precetti le amministrazioni territoriali nelle quali vigono ancora limiti illegittimi e irragionevoli a rimuoverli entro un termine espresso.</p>
<p>Questa specificazione della facoltà governativa di sostituirsi agli enti territoriali inadempienti è particolarmente significativa se si pensa che, in effetti, l’impulso alla liberalizzazione in alcuni settori di competenza regionale, come il commercio, è stato ostacolato proprio dalla periferia, attraverso il ripristino di limiti o l’interpretazione restrittiva degli ambiti concorrenziali stabiliti dalla normativa nazionale.</p>
<p>Di entrambi gli articoli non può non apprezzarsi uno sforzo duplice e complementare: segnare dapprima un globale e significativo cambiamento di prospettiva del diritto alla libertà di impresa, e affiancare in un secondo momento due strumenti operativi che immunizzino da un possibile (anzi talora probabile, data l’esperienza pregressa) riflusso programmatorio a livello territoriale.</p>
<p>Tuttavia, e per certi versi inevitabilmente, tali articoli recano con sé elementi di debolezza.</p>
<p>Innanzitutto, quella che viene definita dal testo come liberalizzazione e semplificazione delle attività economiche non si applica ad alcuni settori cruciali: trasporto di persone e cose su autoveicoli non di linea, servizi finanziari e di comunicazione e attività sottoposte alla regolazione delle autorità indipendenti.</p>
<p>Al di là di queste esclusioni, in buona parte prevedibili, sono due i segni di fragilità del combinato disposto.</p>
<p>L’esercizio del potere sostitutivo dello Stato è una facoltà riconosciuta dalla Costituzione, dopo la riforma del 2001. L’uso di tale facoltà, ancora incerto ed esitante, è rimesso sostanzialmente ad una scelta di discrezionalità politica del governo. Nel presente caso, ad esempio, la legge prevede che presso la presidenza del consiglio dei ministri sia istituito, senza costi ulteriori, un apposito ufficio che, naturalmente, ha solo la facoltà e non anche un obbligo di sollecitare l’adozione del potere sostitutivo del governo. Si tratta quindi di una soluzione cogente sulla carta, ma tutta da costruire e di cui verificare l’efficacia. Probabilmente, meglio di così la norma non poteva essere scritta, e anzi una riflessione su di essa porta a riconsiderare criticamente la positività di un assetto decentrato, in mancanza di una chiara allocazione delle responsabilità.</p>
<p>In secondo luogo, il tentativo di ribaltare il senso della libertà di iniziativa economica privata, rendendo illegittime le norme che contraddicono lo spirito di fondo secondo cui è consentito tutto ciò che agevolmente può svolgersi senza recare danno a interessi unitari della convivenza sociale o a legittime pretese altrui, rischierà di essere annacquato dalla possibilità per il governo di approvare, entro la fine di quest’anno, dei regolamenti con cui esplicitare le attività per le quali permarrà l’atto preventivo di assenso dell’amministrazione o comunque non si applicherà, in tutto o in parte, la nova norma. Di fronte a una simile prospettiva di arretramento, il parere che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato deve rendere sugli schemi del regolamento appare, per la natura stessa dell’atto, poco incisivo e deterrente.</p>
<p>La lettura combinata di questi due articoli, in conclusione, apre di certo uno spiraglio per una nuova nozione giuridica della libertà di intrapresa economica, ma sopporta il rischio che esso venga agevolmente e rapidamente chiuso.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2012/01/22/decreto-liberalizzazioni-la-fragilita-del-diritto-di-iniziativa-economica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Decreto liberalizzazioni: La riforma delle professioni: il ballo sulla mattonella</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2012/01/22/decreto-liberalizzazioni-la-riforma-delle-professioni-il-ballo-sulla-mattonella/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2012/01/22/decreto-liberalizzazioni-la-riforma-delle-professioni-il-ballo-sulla-mattonella/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 10:15:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvio Boccalatte</dc:creator>
				<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[catricalà]]></category>
		<category><![CDATA[Concorrenza]]></category>
		<category><![CDATA[decreto legge]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[governo Monti]]></category>
		<category><![CDATA[ordini]]></category>
		<category><![CDATA[professioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=11363</guid>
		<description><![CDATA[La montagna ha partorito un topolino? Sì, e per giunta un topolino gracile. In estrema sintesi, e con un’espressione un po’ colorita, è questa la valutazione che si può offrire sulle norme in materia di servizi professionali contenute nel decreto sulle liberalizzazioni.
Tre sono i punti su cui il testo governativo vuole intervenire: le tariffe professionali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La montagna ha partorito un topolino? Sì, e per giunta un topolino gracile. In estrema sintesi, e con un’espressione un po’ colorita, è questa la valutazione che si può offrire sulle norme in materia di servizi professionali contenute nel decreto sulle liberalizzazioni.</p>
<p>Tre sono i punti su cui il testo governativo vuole intervenire: le tariffe professionali, il preventivo e il tirocinio.</p>
<p><span id="more-11363"></span>a) tariffe professionali. Ecco, in questo caso si tratta veramente di una “riforma” irritante, perché costituisce la mera riformulazione dell’esistente. E’ bene sapere, infatti, che, a partire dal 2006, ogni professionista poteva derogare ai minimi stabiliti dalle proprie tariffe professionali, ma sempre e comunque nei limiti di cui all’articolo 2233 del codice civile. E tale articolo recita che: “in ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera e al decoro della professione”. Quindi non esiste una libertà assoluta nella determinazione del compenso del professionista: volendo, gli Ordini possono eccepire che quanto liberamente pattuito non sia “adeguato” all’importanza della prestazione professionale svolta e non sia decoroso, irrogando, conseguentemente, le opportune sanzioni disciplinari nei confronti del professionista “scorretto”.</p>
<p>Il decreto sulle liberalizzazioni declama l’abolizione delle tariffe (tranne che in caso di liquidazione da parte dei giudici, il che è corretto), ma stabilisce che “in ogni caso la misura del compenso ……. deve essere dell’importanza dell’opera”. E quindi? Quindi si è legittimati a ritenere che non sia cambiato assolutamente nulla! Certo, non si menziona più il “decoro” della professione, ma un compenso reputato inadeguato all’importanza dell’opera sarà automaticamente da considerarsi “indecoroso”: un bel valzer di parole, ma ci si continua a dimenare sulla stessa mattonella, senza fare un passo in avanti;</p>
<p>b) preventivo. Visto che questo sarebbe un decreto sulle liberalizzazioni, una norma che introduce un ulteriore obbligo a carico del professionista sembra proprio assurda. Si impone, infatti, l’obbligo di rilasciare un preventivo scritto al cliente, a pena di commettere un illecito professionale: il professionista deve rendere edotto il cliente della complessità del servizio, degli oneri ipotizzabili e della polizza assicurativa. La misura del compenso, peraltro, va pattuita in modo omnicomprensivo, ma non si capisce esattamente cosa ciò significhi. Si deve indicare anche l’IVA e la cassa previdenza? Si deve determinare “a corpo” e non “a misura”, come si suol dire? Chi vivrà vedrà, nella speranza che il Parlamento spazzi via questa disposizione durante l’iter della conversione in legge del decreto.</p>
<p>Si tratta, infatti, di una norma repressiva, che limita fortemente la libertà di contrattazione tra professionista e cliente; si tratta di una norma che muove sempre dal presupposto che il professionista sia sempre la “parte forte” del rapporto contrattuale, il che è profondamente inaccettabile, e che voglia costantemente abusare del fiducia del cliente;</p>
<p>c) tirocinio. Viene ridotto a diciotto mesi: i primi sei mesi potranno svolgersi in università, ma solo a seguito di apposite convenzioni con gli ordini professionali. La riduzione del periodo di tirocinio/praticantato è positiva, ma l’attesa di apposite convenzioni per poter svolgerne sei mesi in università durante il corso di laurea riduce di molto la portata innovatrice della norma. Nella sua versione originaria, circolata alcuni giorni fa, infatti le università avrebbero potuto liberamente determinare se permettere lo svolgimento del tirocinio e le sue concrete modalità: ciò avrebbe potuto favorire una sorta di concorrenza tra università, che, invece, la formulazione attuale preclude completamente.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2012/01/22/decreto-liberalizzazioni-la-riforma-delle-professioni-il-ballo-sulla-mattonella/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>14</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

