Una delle poche novità interessanti ed apprezzabili introdotte dall’ultimo Governo di centro-sinistra era il regime agevolato dei Contribuenti cd. “minimi” privi di lavoratori dipendenti, con beni strumentali di modesto valore e volume d’affari annuo non superiore ad € 30.000,00 (art. 1, commi 96÷117, della L. 244/2007): il loro reddito veniva infatti assoggettato ad un imposta sostitutiva del 20% che determinava una pressione fiscale accettabile, sia pure ad un prezzo non proprio trascurabile (indetraibilità dell’IVA assolta sugli acquisti). Si trattava perciò di una misura giusta, perfettamente coerente anche con il primo principio fondamentale della nostra Costituzione in base al quale “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” (art. 1); è una proclamazione impegnativa, che impone un atteggiamento dello Stato particolarmente benevolo verso chi lavora, compresa la costruzione di un sistema fiscale misurato, equilibrato, non oppressivo né ossessivo, adatto a proteggere ed incentivare l’intraprendenza e l’operosità dei Cittadini. Prosegui la lettura…
Manuel Seri diritto, fisco lavoratori autonomi, manovra, tasse
Lo scorso autunno, al mordere della crisi, cominciò a essere chiaro che gli studi di settore – gli oltre 200 strumenti analitico-sintetici nati per indicare presuntivamente in maniera condivisa cifra d’affari e imponibile di commercianti, artigiani e professionisti, e divenuti sempre più strumento unilaterale di definizione da parte dell’amministrazione finanziaria dell’imposta dovuta, come diceva Totò, “a prescindere” - non avrebbero registrato gli effetti restrittivi del rallentamento delle attività economiche. Di conseguenza, avrebbero aggiunto ingiustizia ulteriore a una violazione patente degli articoli 23 e 53 della Costituzione, in materia di riserva di legge per imporre tributi e definizione della capacità impositiva. Come direttore allora di LiberoMercato, patrocinai una dura serie di proteste da parte delle categorie, che ebbero un certo seguito nel Nord e soprattutto nel Nordest. Non mi fidavo molto della capacità di autocorrezione da parte dell’Agenzia delle Entrate, in un anno nel quale inevitabilmente il gettito sarebbe stato in contrazione per via della crisi. Nella finanziaria per il 2009, il governo a muso duro respinse la definizione di un impegno esplicito alla revisione concordata degli strumenti e relativi parametri. Passarono risoluzioni in aula, in tal senso. E alle categorie il governo promise che si sarebbe proceduto quanto prima alla ridefinizione degli studi. Temo di aver avuto ragione. A dieci mesi di distanza, non è accaduto nulla. Se non di peggio. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino liberismo capacità imposisitiva, contenzioso tributario, imposte, lavoratori autonomi, studi di settore