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	<title>CHICAGO BLOG &#187; IPCC</title>
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	<description>diretto da Oscar Giannino</description>
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		<title>Cambiategli nome</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 10:32:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
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		<description><![CDATA[La pubblicazione del rapporto dell&#8217;InterAcademy Council sul processo dell&#8217;Ipcc &#8211; l&#8217;organizzazione delle Nazioni unite che fa &#8220;il punto&#8221; sulla scienza del clima &#8211; ha generato reazioni eterogenee quanto prevedibili. Gli &#8220;amici&#8221; dell&#8217;Ipcc vi hanno letto una sentenza di assoluzione, i critici una condanna. Probabilmente la verità sta nel mezzo, ma certamente sarebbe sorprendente se la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La pubblicazione del <a href="http://reviewipcc.interacademycouncil.net/ReportNewsRelease.html">rapporto</a> dell&#8217;InterAcademy Council sul processo dell&#8217;Ipcc &#8211; l&#8217;organizzazione delle Nazioni unite che fa &#8220;il punto&#8221; sulla scienza del clima &#8211; ha generato reazioni eterogenee quanto prevedibili. Gli &#8220;amici&#8221; dell&#8217;Ipcc vi hanno letto una sentenza di assoluzione, i critici una condanna. Probabilmente la verità sta nel mezzo, ma certamente sarebbe sorprendente se la cosa rimanesse priva di conseguenze. Come invece sarà.</p>
<p><span id="more-6967"></span></p>
<p>Anzitutto, cosa dice il rapporto? Questo il primo paragrafo della presentazione disponibile sul sito Iac:</p>
<blockquote><p>The process used by the Intergovernmental Panel on Climate Change to produce its periodic assessment reports has been successful overall, but IPCC needs to fundamentally reform its management structure and strengthen its procedures to handle ever larger and increasingly complex climate assessments as well as the more intense public scrutiny coming from a world grappling with how best to respond to climate change, says a new report from the InterAcademy Council (IAC), an Amsterdam-based organization of the world’s science academies.</p></blockquote>
<p>(<a href="http://www.ilfoglio.it/cambidistagione/483">Qui</a> l&#8217;efficace sintesi di Piero Vietti,  <a href="http://www.climatemonitor.it/?p=12449">qui</a> un commento caustico di Fabio Spina).</p>
<p>Fin dalle prime righe, si capisce, appunto, che l&#8217;esito è favorevole all&#8217;Ipcc, ma non tenero. Infatti, il risultato è &#8220;overall&#8221; di successo ma &#8220;richiede cambiamenti fondamentali <em>nella sua struttura di management</em> e il rafforzamento delle sue procedure&#8221;. Non è un giudizio di cui andar troppo lieti, se si tiene alla credibilità dell&#8217;Ipcc e soprattutto se si considera che dalle conclusioni dell&#8217;Ipcc, e dal modo in cui vengono presentate, dipendono scelte politiche destinate a produrre un impatto enorme.</p>
<p>Il Focal point italiano dell&#8217;Ipcc, Sergio Castellari, ha <a href="http://ocasapiens-dweb.blogautore.repubblica.it/2010/09/01/sui-quotidiani-non-ce/">commentato</a>:</p>
<blockquote><p>Nessuna critica dallo Iac ai contenuti scientifici prodotti dai ricercatori e dagli scienziati dell’Ipcc per delineare lo stato del cambiamento climatico in atto sul nostro pianeta ma solo osservazioni su alcune procedure adottate dal Panel, osservazioni che io stesso condivido pienamente.</p></blockquote>
<p>Ora, a me pare un commento un po&#8217; pilatesco. Infatti, lo Iac non ha criticato i contenuti scientifici dei rapporti Ipcc <em>perché non era questo il suo mandato</em>. Il mandato era quello di rivedere la catena di costruzione dei rapporti e valutarne l&#8217;efficienza: lo Iac ha dato quello che, tanti anni fa, avremmo chiamato un &#8220;18 politico&#8221; (o, se volete, un 18 non politico, ma pur sempre un 18). Quindi, la sufficienza. &#8220;Sufficiente&#8221; è un giudizio che &#8211; perdonatemi &#8211; è spesso insufficiente. Vi lascereste operare da un chirurgo la cui unica referenza sia la laurea col minimo dei voti? Quando si occupa un ruolo centrale rispetto a un processo decisionale, non basta la &#8220;sufficienza&#8221;: ci vuole uno standard molto più elevato di quello formalmente richiesto, e per buone ragioni. Allora, la scelta di Castellari di minimizzare mi pare un nascondere la testa sotto la sabbia. Anche perché trovo difficile sostenere, alla luce della sentenza Iac, che le conclusioni dell&#8217;Ipcc sono ineccepibili: nel senso che (da profano) tendo a pensare che difficilmente una procedura inefficiente (e sulla sua inefficienza anche Castellari &#8220;condivide pienamente&#8221;, parole sue) possa produrre risultati indiscutibili.</p>
<p>Pensavo a queste cose e mi chiedevo a quali conseguenze potrebbero portare se l&#8217;onestà scientifica fosse la regola. Sicuramente, credo che le dimissioni del capo dell&#8217;Ipcc, Rajendra Pachauri, fossero il minimo sindacale, anche perché una delle osservazioni dello Iac riguarda appunto la durata eccessiva del mandato del presidente. Il quadro paradossale è questo: Pachauri incarica un consulente (che quindi è naturalmente ben predisposto, non lavorando per un ente terzo) di valutare le procedure dell&#8217;ente da lui presieduto; il consulente dice che bisogna stringere i bulloni e che, tra gli altri bulloni, uno riguarda proprio la durata del mandato presidenziale; e l&#8217;eterno presidente se la cava con una pacca sulla spalla, grazie e arrivederci.</p>
<p>Pensavo a queste cose e mi chiedevo come uscire dalle contraddizioni apparentemente insanabili quando, grazie alla <a href="http://www.climatemonitor.it/?p=12433">segnalazione</a> di Guido Guidi, ho trovato queste illuminanti <a href="http://timesofindia.indiatimes.com/india/I-am-happy-that-truth-has-come-out-Pachauri/articleshow/6482854.cms">parole</a> di Pachauri:</p>
<blockquote><p>we are an intergovernmental body and our strength and acceptability of what we produce is largely because we are owned by governments. If that was not the case, then we would be like any other scientific body that maybe producing first-rate reports but don’t see the light of the day because they don’t matter in policy-making. Now clearly, if it’s an inter-governmental body and we want governments’ ownership of what we produce, obviously they will give us guidance of what direction to follow, what are the questions they want answered. Unfortunately, people have completely missed the original resolution by which IPCC was set up. It clearly says that our assessment should include realistic response strategies. If that is not an assessment of policies, then what does it represent? And I am afraid, we have been, in my view, defensive in coming out with a whole range of policies and I am not saying we prescribe policy A or B or C but on the basis of science, we are looking at realistic response strategies.</p></blockquote>
<p>A quel punto ho capito che l&#8217;errore era mio, ed era di base. Non c&#8217;è alcuna &#8220;contraddizione apparentemente insanabile&#8221;: c&#8217;è, semmai, una &#8220;apparente contraddizione insanabile&#8221;. Infatti, abbiamo sempre sbagliato quando abbiamo voluto illuderci che l&#8217;Ipcc fosse un organo scientifico e che il suo oggetto fosse indagare la <em>scienze </em>per offrire un quadro equo delle conoscenze scientifiche. L&#8217;Ipcc &#8211; per esplicita ammissione del suo presidente, oltre che per la sua <a href="http://www.un.org/documents/ga/res/43/a43r053.htm">missione</a> - non è &#8220;any other scientific body&#8221; ma deve la sua forza e la sua credibilità al fatto che è posseduto, governato e indirizzato dai governi. Il suo obiettivo, <em>a fortiori</em>, non è indagare la scienza, ma giustificare decisioni prese a priori (&#8220;obviously they will give us guidance of what direction to follow, what are the questions they want answered&#8221;, e solo per carità di patria deve essersi morso la lingua prima di dire &#8220;quali risposte desiderano alle domande che suggeriscono&#8221;). Neppure l&#8217;Ipcc suggerisce politiche &#8220;sulla base della scienza&#8221;: esso si limita a &#8220;suggerire strategie di risposta realistiche&#8221;. Realistiche rispetto a cosa? Ma alla politica, naturalmente, che è il dna, l&#8217;essenza e la ragion d&#8217;essere dell&#8217;Ipcc.</p>
<p>Dunque, non servono tante riforme né procedure complicate. Basta una sola riforma. Cambiare il nome all&#8217;Ipcc in modo che esprima quello che è: Intergovernmental Panel on Climate Politics. Insomma, il Porta a porta (qualunque allusione è lecita e incoraggiata) del clima.</p>
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		<title>Intergovernmental Panel on Climate Lies</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 13:50:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[economist]]></category>
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		<description><![CDATA[Da qualche tempo ho fatto voto di non occuparmi delle beghe sulla scienza del clima. L&#8217;ho fatto perché credo che la soluzione &#8220;kyotista&#8221; (o, se preferite, la linea Maginot che unisce l&#8217;Ipcc ad Al Gore) sia sbagliata anche se fossero vere tutte le previsioni più catastrofiste. Per questo, mi appassiona di più la discussione sugli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche tempo ho fatto voto di non occuparmi delle beghe sulla scienza del clima. L&#8217;ho fatto perché credo che la soluzione &#8220;kyotista&#8221; (o, se preferite, la linea Maginot che unisce l&#8217;Ipcc ad Al Gore) sia sbagliata <em>anche se</em> fossero vere tutte le previsioni più catastrofiste. Per questo, mi appassiona di più la discussione sugli aspetti economici e politici del riscaldamento globale, che quella sul rapporto tra CO2 e gradi centigradi. Quello che sta accadendo, però, è talmente grande, esteso e grave da richiedere attenzione esplicita.</p>
<p><span id="more-5076"></span>Dal momento in cui è deflagrato il climategate, l&#8217;Ipcc è stato vittima di un &#8220;incidente&#8221; dopo l&#8217;altro. Di fronte a quanto sta accadendo, paradossalmente, la diffusione delle email in cui i climatologi si confrontavano su come imbellettare i dati sono poca cosa: sicuramente, in retrospettiva non sono più &#8220;<em>the worst scientific scandal of our generation</em>&#8220;, come l&#8217;ha definite il <em><a href="http://www.telegraph.co.uk/comment/columnists/christopherbooker/6679082/Climate-change-this-is-the-worst-scientific-scandal-of-our-generation.html">Telegraph</a></em>. Lo scandalo sta nel fatto che sempre più sta emergendo che i guasti &#8211; la selezione ideologica della letteratura, l&#8217;enfasi sugli scenari catastrofici, l&#8217;incoerenza tra il testo dei rapporti e il modo in cui vengono presentati &#8211; non sono frutto di incidenti di percorso o di qualche mela marcia, ma sono la conseguenza inevitabile di una struttura inadeguata.</p>
<p>Senza entrare nel merito delle tante, piccole o grandi, tegole cascate sull&#8217;Ipcc (per le quali rimando agli ottimi blog di <a href="http://www.ilfoglio.it/cambidistagione">Piero Vietti</a>, <a href="http://www.climatemonitor.it/">Guido Guidi</a> e <a href="http://omniclimate.wordpress.com/">Maurizio Morabito</a>), e senza entrare nell&#8217;interpretazione dei dati troppo spesso troppo disinvolta (su cui segnalo un grandioso Aldo Rustichini <a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/1632">uno</a> e <a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/1641">bino</a>), penso che meriti di essere letta, con molta attenzione, e meditata <a href="http://www.economist.com/sciencetechnology/displayStory.cfm?story_id=15473066">l&#8217;intervista</a> che il re dell&#8217;Ipcc, Rajendra Pachauri, ha concesso all&#8217;<em>Economist</em>. Il settimanale britannico non è certo sospettabile di scetticismo o negazionismo climatico: anche per questo, forse, le sue domande sono insidiose, e mettono a nudo un Pachauri in estrema difficoltà nel tentativo arduo di giustificare il suo ruolo e le sue dichiarazioni, fino a poco tempo fa infarcite di sciagure e cataclismi. Gustatevi le risposte sullo scioglimento dei ghiacciai, o quelle sulle falle nel processo di <em>peer review</em>, in virtù del quale l&#8217;organismo dell&#8217;Onu avrebbe scartato articoli pubblicati su riviste scientifiche per accogliere tesi sostenute nella letteratura cosiddetta &#8220;grigia&#8221;, e spesso senza alcun tipo di atteggiamento critico. Per essere chiari: tutti ci rifacciamo <em>anche </em>alla letteratura grigia, ma nessuno cerca anche di piegare la realtà nel modo in cui l&#8217;Ipcc ha fatto.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/u08nyt9KYxM&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/u08nyt9KYxM&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p>Mi spiego: leggete <a href="http://rogerpielkejr.blogspot.com/2010/02/im-not-aware-of-that.html">questo post</a> di Roger Pielke Jr., che in una volta sola si toglie qualche quintale di sassolini dalle scarpe. Sotto accusa c&#8217;è un <a href="http://2.bp.blogspot.com/_0ZFCv_xbfPo/S1hrVx7ghpI/AAAAAAAAAKs/bjwcAMkZyOE/s400/wgII.disaster.jpg">grafico</a>, presente con grande spolvero nel Quarto rapporto dell&#8217;Ipcc, che collega l&#8217;innalzamento delle temperature col danno causato dagli eventi climatici estremi. L&#8217;aspetto clamoroso è che (a) di quel grafico, o dei dati con cui è stato generato, non c&#8217;è traccia nel paper citato come fonte. Passi: diciamo che è stato un errore. Ma soprattutto (b) il paper che ne costituisce la fonte reale conclude che:</p>
<blockquote><p>We find insufficient evidence to claim a statistical relationship between global temperature increase and normalized catastrophe losses.</p></blockquote>
<p>Ma sotto accusa c&#8217;è anche il fatto che l&#8217;Ipcc, sullo stesso tema, ha <em>esplicitamente</em> ignorato un paper peer-reviewed di Pielke, facendo proprie le tesi emerse da un meeting organizzato dal colosso delle assicurazioni Munich Re (commento di Pachauri: <em>&#8220;I&#8217;m not aware of that</em>&#8220;)<em>.</em></p>
<p>Questo non è un errore. Questa è la punta dell&#8217;iceberg, che l&#8217;Ipcc &#8211; se fosse quello che ci viene detto che è &#8211; avrebbe dovuto scongiurare, e che &#8211; una volta commesso &#8211; avrebbe dovuto essere ritirato con un mare di scuse. Invece tutto quello che abbiamo è un&#8217;intervista da campionato mondiale di arrampicata libera sugli specchi. Un&#8217;intervista che non convince lo stesso <em>Economist</em>, il quale, nell&#8217;editoriale dedicato al tema, <a href="http://www.economist.com/sciencetechnology/displayStory.cfm?story_id=15450615">se ne esce</a> con un giudizio così:</p>
<blockquote><p>The selection of authors, for example, is something of a black box. Since it is on the expertise, judgment and character of these authors, as much or more than on procedure, that the whole enterprise rests, this needs reform. Other procedures are simply lacking. Charges of conflict of interest levelled at Dr Pachauri are hard to judge because the governments which organise the IPCC have provided no way for interests to be declared, or for conflicts to be assessed.</p></blockquote>
<p>Ce n&#8217;è abbastanza per chiedere, a gran voce, chiarezza e trasparenza. La crisi di credibilità dell&#8217;Ipcc non significa, di per sé, che non sia vero che il pianeta si scalda (lo è), o che le emissioni antropogeniche non hanno nulla a che fare con questo (lo è, anche se non sono sicuro che abbiano <em>molto</em> a che farci), o che i benefici delle politiche per abbattere le emissioni siano superiori ai costi (non lo sono). La crisi di credibilità significa, però, che prima di prendere decisioni <em>costose</em> sulla base di rapporti truccati (nella peggiore delle ipotesi) o scritti in modo disattento (nella migliore), occorre sgombrare il campo da equivoci e ideologismi.</p>
<p>Infine, una piccola nota personale. Quando, nel 2007, l&#8217;Ipcc aveva pubblicato il Summary for Policy Makers del Quarto rapporto sul cambiamento climatico, ma non il rapporto integrale, <a href="http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=4710">avevo scritto</a> sul <em>Foglio</em>:</p>
<blockquote><p>In passato l’Ipcc è stato accusato di manipolare le sintesi politiche, enfatizzando gli aspetti più catastrofisti e sminuendo le incertezze. L’impossibilità di confrontare la sintesi col rapporto integrale proprio nel momento di massima esposizione mediatica è una mancanza di trasparenza senza precedenti.</p></blockquote>
<p>Questo mi era costato, tra l&#8217;altro, le frecciate di Stefano Caserini, il quale <a href="http://www.climalteranti.it/wp-content/uploads/2008/07/candidato-stagnaro-clima-copia-incolla.pdf">si è lamentato</a> che</p>
<blockquote><p>Dopo la pubblicazione dell’intero Rapporto, chi si aspettava i fulmini dell’IBL per le dissonanze con la sintesi è stato deluso. Forse semplicemente perché ogni paragrafo della sintesi riportava già, indicandoli fra parentesi, le parti del Rapporto a cui si riferiva.</p></blockquote>
<p>Naturalmente, i fulmini miei e dell&#8217;Ibl non ci sono stati perché nessuno di noi è Giove Pluvio. E nessuno di noi è un climatologo. Quello che avevo segnalato era che il semplice sospetto che potessero esservi discrepanze era sufficiente a condannare l&#8217;operato dell&#8217;Ipcc; e aggiungevo che, se non ci fossero state discrepanze, non si capiva il motivo di una tale condotta. Adesso viene fuori che il Summary for Policymakers &#8211; l&#8217;unica parte del rapporto che viene realmente letta dai decisori politici, e quella su cui essi basano le proprie decisioni &#8211; è, come temevo, <a href="http://eureferendum.blogspot.com/2010/02/and-now-for-africagate.html">taroccata</a>: dà per certo quello che certo non è, e che peraltro proviene da una fonte &#8220;sospetta&#8221; (il Wwf: alla faccia del processo di <em>peer review</em>).</p>
<p>Non ho la sfera di cristallo. E&#8217; che, quando si sente puzza di bruciato, di solito nei dintorni c&#8217;è un fuoco.</p>
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		<title>Clima, se gli scienziati sbagliano di 300 anni….</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 08:29:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piergiorgio Liberati</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
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		<description><![CDATA[Più che i ghiacciai, a sciogliersi sempre di più, sotto il sole cocente degli scandali, sono le panzane catastrofiste che sul clima alcuni scienziati continuano a propinarci. Nell’ultima settimana, in particolare, c’è stata una escalation di notizie, ma sarebbe più corretto parlare di fatti concreti, che quanto meno meriterebbero un bel “mea culpa” da parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Più che i ghiacciai, a sciogliersi sempre di più, sotto il sole cocente degli scandali, sono le panzane catastrofiste che sul clima alcuni scienziati continuano a propinarci. Nell’ultima settimana, in particolare, c’è stata una escalation di notizie, ma sarebbe più corretto parlare di fatti concreti, che quanto meno meriterebbero un bel “mea culpa” da parte dei profeti di sventura. <span id="more-5013"></span>Ecco le notizie: Rajandra Pachauri, presidente della Ipcc, la commissione Onu sul clima, (ma lui, come riportato in un’<a href="http://www.telegraph.co.uk/news/6847227/Questions-over-business-deals-of-UN-climate-change-guru-Dr-Rajendra-Pachauri.html  " target="_blank">inchiesta del Daily Telegrap</a>) è anche consigliere di amministrazione e direttore di numerose società che fanno affari anche con i combustibili fossili, vedi Tata Group), ha dovuto candidamente ammettere che il paventato scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya, previsto nel 2035, era frutto di un errore di calcolo. &#8220;Ci siamo sbagliati su una cifra, è vero&#8221;, ha detto Pachauri, aggiungendo però che &#8220;questo non toglie nulla alle prove scientifiche sul riscaldamento del pianeta&#8221;. Sapete qual è la cifra sulla quale si sono sbagliati? Lo scioglimento dell’Himalaya è previsto non per il 2035, ma per il 2350, come rivelato dalla rivista Nature (il tutto è stato raccontato in un articolo di Repubblica a firma Elena Dusi). Sui calcoli, del resto, cosa volete che siano 300 anni in più o in meno? Ora, a parte che è lecito dubitare che anche il 2350 sia una data presunta e non si sa in che modo spiegabile scientificamente, ma quello che sconvolge di più è che Al Gore, proprio recitando il rapporto Ipcc del 2007 (&#8220;I ghiacciai dell’Himalaya si scioglieranno più rapidamente che nel resto del mondo e potrebbero scomparire del tutto entro il 2035 o addirittura prima&#8221;<em>) si è portato a casa il premio Nobel (insieme alla commissione clima dell’Onu). Insomma, sparar panzane ha fatto intascare ad Al Gore (non che ne abbia bisogno) 1 milione di dollari, oltre a far salire il suo cachet per interventi pubblici in salsa catastrofista.<br />
Evitando di tornare sulla questione delle e-mail rubate, che hanno smascherato le sirene allarmiste degli scienziati, c’è un altro tema che è tornato alla ribalta. Il buco dell’ozono. Ricordate gli scienziati che gridavano alla catastrofe, sostenendo che il sole, in soldoni, ci avrebbe “bruciato” tutti quanti a causa delle radiazioni ultraviolette non filtrate dall’ozonosfera? Bene, ora che il buco si sta richiudendo, gli scienziati hanno rigirato la frittata. Hanno spiegato: ci eravamo sbagliati, il buco dell’ozono contribuiva a proteggere l’Antartide dallo scioglimento dei ghiacci, ora che si sta richiudendo il rischio di scioglimento aumenta. (<a href="http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=525775&amp;IDSezione=16&amp;idsito=129&amp;idtipo=410">http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=525775&amp;IDSezione=16&amp;idsito=129&amp;idtipo=410</a>).<br />
La domanda, semplice, sorge spontanea: per il bene di tutti e del pianeta (e non solo delle tasche di chi lucra sugli allarmismi): quand’è che si riuscirà ad avere un dibattito serio sul clima, che inneschi di conseguenza prese di posizioni serie? </em></p>
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		<title>Il global warming nuoce davvero alla salute? Di Umberto Tirelli</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/12/28/il-global-warming-nuoce-davvero-alla-salute-di-umberto-tirelli/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 10:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guest</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riceviamo da Umberto Tirelli, e volentieri pubblichiamo.
Le correlazioni tra i cambiamenti climatici (il riscaldamento globale) e la salute saranno senz’altro tra i problemi più importanti che si presenteranno all’attenzione dei medici, dei ricercatori e degli scienziati oltre che dell’intera opinione pubblica.

In particolare i CDC di Atlanta, l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), l’Organizzazione Mondiale della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo da <a href="http://www.umbertotirelli.it">Umberto Tirelli</a>, e volentieri pubblichiamo</em>.</p>
<p>Le correlazioni tra i cambiamenti climatici (il riscaldamento globale) e la salute saranno senz’altro tra i problemi più importanti che si presenteranno all’attenzione dei medici, dei ricercatori e degli scienziati oltre che dell’intera opinione pubblica.</p>
<p><span id="more-4506"></span></p>
<p>In particolare i CDC di Atlanta, l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) hanno espresso varie opinioni e preoccupazioni al riguardo. Anche se gli effetti sulla salute umana dei cambiamenti climatici rimangono ancora del tutto poco conosciuti e controversi, le organizzazioni internazionali succitate hanno evidenziato che i cambiamenti climatici avranno probabilmente un impatto significativo (negativo) sulla salute rispetto ai seguenti aspetti: gli effetti diretti del calore, gli effetti dovuti ad eventi atmosferici estremi, gli effetti dell’inquinamento, includendo per esempio anche i tumori polmonari e della cute, malattie allergiche, malattie infettive trasmesse dal cibo, dall’acqua e da vettori, la scarsità di acqua e cibo almeno per alcune popolazioni, problemi di salute mentale, l’impatto a lungo termine delle malattie croniche.</p>
<p>Secondo invece la NIPCC (Nongovernamental International Panel on Climate Change), che è un panel internazionale di scienziati non governativi (oltre 30.000 scienziati americani) che, a differenza dei ricercatori che fanno parte dell’IPCC non sono in carriere che si basano su contratti governativi e su grants che provengono dai governi per supportare le loro attività, ma sono del tutto indipendenti:</p>
<ol>
<li>L’IPCC dichiara che “il cambiamento climatico attualmente contribuisce al carico globale di malattia e morti premature” e “ incrementerà malnutrizione e malattie conseguenti”. Invece, l’evidenza dimostra che temperature più alte e aumento dei livelli di CO2 hanno giocato un ruolo indispensabile nel rendere possibile alimentare un crescente numero di popolazioni nel mondo senza intaccare gli ecosistemi naturali.</li>
<li>Il riscaldamento globale riduce l’incidenza di malattie cardiovascolari legate alle basse temperature e al clima invernale in modo molto maggiore di quanto non incrementi l’incidenza di malattie cardiocircolatorie dovute alle alte temperature e alle ondate di calore estive.</li>
<li>La mortalità causata delle malattie respiratorie diminuisce con l’aumentare delle temperature così come con il declinare della variabilità delle temperature.</li>
<li>Affermazioni che malaria e malattie causate dalle zecche si stiano diffondendo o si diffonderanno come risultato del riscaldamento causato dalla CO2 non sono supportate nella letteratura scientifica.</li>
<li>La mortalità correlata al caldo è stato dimostrato essere minore nei climi più miti e di non aver subito alcun effetto dall’aumento delle temperature durante il ventesimo secolo.</li>
<li>Lo storico aumento della CO2 nell’aria ha migliorato la nutrizione umana aumentando il rendimento dei campi agricoli durante gli ultimi 150 anni rispettivamente del 70% per il frumento, 28% per i cereali, 33% per la frutta ed i meloni, 62% per i legumi, 67% per tuberi e radici, e 51% per le verdure.</li>
<li>La qualità delle piante nel mondo arricchito di CO2 nel mondo del futuro, per quanto riguarda il contenuto di proteine e antiossidanti (vitamine), non sarà minore, anzi probabilmente maggiore che nel passato.</li>
<li>Ci sono evidenze che alcune sostanze medicinali nelle piante saranno presenti in concentrazioni significativamente superiori, e certamente in maggiori quantità assolute di quanto siano correntemente.</li>
<li>Lo storico aumento di CO2 nell’aria ha probabilmente aiutato l’allungamento della vita già dall’avvento della Rivoluzione Industriale, e il suo continuo rialzo molto probabilmente avrà lo stesso beneficio.</li>
</ol>
<p><strong><em> </em></strong><strong><em>Considerazioni personali al riguardo</em></strong><em></em></p>
<p>I fattori che vengono riportati dai CDC di Atlanta, dall’IPCC e dall’OMS hanno un impatto significativamente diverso tra i paesi in via di sviluppo ed i paesi sviluppati. Nei primi avremo come ovvio un impatto nettamente superiore, in particolare sulla popolazione povera, sui bambini e sulle donne. Inoltre, va rilevato che nei paesi in via di sviluppo non sarà possibile intervenire in maniera efficace anche per le condizioni di scarsa sensibilità ai problemi sanitari che già esistono e per la corruzione dilagante che impedisce tali interventi. Nei paesi sviluppati invece la situazione può profilarsi del tutto diversa. Infatti la tecnologia esistente, la sensibilità della popolazione a queste problematiche, le capacità di intervento delle strutture sanitarie potranno portare per esempio ad attivare in tutti gli ambienti dove vivono i soggetti più a rischio la refrigerazione necessaria, e così a superare più facilmente i problemi dell’aumento del caldo e delle onde di calore che potrebbero svilupparsi. Questo varrà anche per controbattere al meglio i problemi inerenti all’inquinamento, o alle infezioni che eventualmente dovessero verificarsi in relazione al riscaldamento globale. </p>
<p>Purtroppo, né i CDC di Atlanta, né l’OMS, né l’IPCC ricordano anche quelli che potrebbero essere gli effetti positivi del riscaldamento globale, come fa invece l’NIPCC. Per esempio nelle popolazioni che vivono in climi molto freddi come quelle dell’Artico (Alaska negli USA, nord del Canada, Groenlandia, Islanda, nord della Norvegia, Finlandia, Svezia e nord della Russia), potranno senz’altro beneficiare di una riduzione degli effetti avversi sulla salute del freddo che potrebbe essere mitigato con il riscaldamento globale. In queste regioni infatti le basse temperature che ci sono tra gennaio e luglio sono associate ad un significativo aumento di mortalità per malattie respiratorie, per malattie cardiovascolari, per mortalità perinatale, per mortalità dei bambini.</p>
<p>In conclusione, tutti sanno che i ricchi americani e i ricchi europei che vivono in paesi freddi tendono durante i periodi invernali e molto freddi a recarsi nei paesi più caldi, in particolare gli americani in Florida e gli europei in Costa Azzurra, tutto questo perché soprattutto per gli anziani è più benefico il clima caldo che non quello freddo a cui invece sarebbero esposti rimanendo nelle loro abitazioni usuali. È infatti ben conosciuto che per le malattie reumatiche ed artrosiche, per le malattie cardiorespiratorie, per la depressione un clima più temperato e caldo è molto migliore che un clima freddo. Quindi ci dobbiamo aspettare che un segmento significativo della popolazione, in particolare quella degli anziani, che tenderà tra l’altro ad aumentare significativamente nei prossimi decenni, e coloro che soffrono di malattie croniche, quali le malattie reumatiche ed artrosiche, le malattie cardiovascolari e polmonari e le malattie depressive, potrebbero beneficiare significativamente dall’innalzamento della temperatura che si verificherà, almeno in Europa e nei paesi avanzati. Inoltre già la natura ci dice tutto ciò: gli animali che se lo possono permettere, cioè quelli con le ali, tendono abitualmente a trasferirsi dai climi freddi a quelli più caldi sobbarcandosi giornate e giornate di viaggio, con anche una certa mortalità associata, ma certamente non rinunciano al clima più temperato e caldo rispetto al clima più freddo ed umido.</p>
<p>In conclusione, tutto quanto viene oggi comunque riferito in maniera spesso catastrofica e negativa dalle organizzazioni mondiali deputate al controllo della salute, rimangono comunque nient’altro che previsioni e non certezze e su questa linea dobbiamo comportarci nell’ambito della salute. Senza escludere peraltro che il riscaldamento del pianeta possa beneficiare almeno una parte della popolazione.<span id="_marker"> </span></p>
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		<title>Riscaldamento globale e nuovo statalismo: separiamo la scienza dal potere</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 22:46:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lottieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[IPCC]]></category>
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		<description><![CDATA[Di ritorno da Matera, dove ho partecipato alla Settimana Internazionale della Ricerca ottimamente organizzata da Mauro Maldonato e dove ho avuto occasione di avere scambi di idee assai piacevoli e interessanti con alcuni filosofi della scienza, m’imbatto in una notizia di rilevante interesse, che ho trovato qui e qui.
A quanto pare, tutta una serie di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di ritorno da Matera, dove ho partecipato alla <a href="http://www.settimanadellaricerca.org/">Settimana Internazionale della Ricerca</a> ottimamente organizzata da Mauro Maldonato e dove ho avuto occasione di avere scambi di idee assai piacevoli e interessanti con alcuni filosofi della scienza, m’imbatto in una notizia di rilevante interesse, che ho trovato <a href="http://www.theregister.co.uk/2009/09/29/yamal_scandal/">qui</a> e <a href="http://www.examiner.com/x-9111-SF-Environmental-Policy-Examiner~y2009m9d29-New-data-questions-claims-of-accelerated-global-warming">qui</a>.<span id="more-3081"></span></p>
<p>A quanto pare, tutta una serie di dati riguardanti il clima che fino a ora sono stati utilizzati dall’IPCC (l’Intergovernmental Panel on Climate Change, l’istituzione internazionale che studia il  mutamento climatico) sarebbero il frutto di rilievi inattendibili. In verità della cosa si parlava da tempo e molti avanzano serie perplessità, ma ora sta montando uno scandalo. O forse no, anche in ragione della straordinaria capacità dell&#8217;<em>establishment</em> di negare pure l&#8217;evidenza.</p>
<p>Come si rilevava in alcuni interventi materani, il sistema attuale della ricerca tende troppo spesso a evitare ogni genere di verifiche. Nel suo intervento in Lucania l’epistemologo Roberto Festa dell’università di Trieste ha evidenziato, tra altre cose, che in genere si pensa alla ricerca scientifica come ad un’attività in qualche modo &#8220;olimpica&#8221;, basata su studi, teorie e prove del tutto immuni da condizionamenti e influenze, che poi si traducono in tesi suffragate da esperimenti sottoposti all’altrui confutazione. Ma in realtà è quasi impossibile, nell’universo attuale della ricerca, che qualcuno trovi risorse per un’attività tanto poco originale come – ad esempio – la ripetizione di esperimenti già descritti da altri all’interno della letteratura scientifica. La conseguenza è che spesso si finisce per “fidarsi”.</p>
<p>Non bastasse ciò, in varie occasioni vi è una viziosa convergenza di interessi tra la maggioranza degli scienziati, dei burocrati e degli uomini politici. Chi paga e chi gestisce finisce insomma per pervertire la vita della ricerca, sottraendola al suo necessario pluralismo, del tutto incompatibile con una società sempre più statizzata. Tutto questo è lampante di fronte a questioni come il riscaldamento globale, l&#8217;Aids o gli Ogm, temi su cui gli scienziati finiscono spesso per esprimersi senza la necessaria serenità.</p>
<p>Gli uomini politici, è vero, non sanno nulla di nulla: <a href="http://www.dailymotion.pl/video/xalft5_sarkozy-confond-couche-dozone-et-ef_news">Nicolas Sarkozy ad esempio ritiene che le tesi ecologiste all’origine di Kyoto</a> dicano che quest’ultimo è un effetto del carbone (e non del CO2!) e che esso buchi la fascia d’ozono (e invece la tesi è che riscaldi la terra!). Ma quel che anche i politici più somari hanno ben compreso è che in tal modo è possibile, per loro, ricollettivizzare al più alto grado l&#8217;economia e la società. In fondo non è che abbiano capito meglio la crisi finanziaria, ma subito hanno intuito che in tale frangente per loro era possibile aumentare regole e nazionalizzare, tornando a dominare la scena.</p>
<p>Per questo motivo è urgente che si affermi l&#8217;esigenza di introdurre una netta separazione tra scienza e Stato, tra la libertà della ricerca e gli interessi del potere. E il punto di partenza dovrebbe essere un processo che conduca ad una progressiva privatizzazione delle università.</p>
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