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	<title>CHICAGO BLOG &#187; iea</title>
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	<description>diretto da Oscar Giannino</description>
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		<title>Auguri Aie. Di Riccardo Gallottini</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/12/auguri-aie-di-riccardo-gallottini/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 10:12:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guest</dc:creator>
				<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[cap and trade]]></category>
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		<description><![CDATA[Riceviamo da Riccardo Gallottini e volentieri pubblichiamo.
L’Aie nel World Energy Outlook ( WEO) continua a dare i numeri. Dopo averci spiegato come la depressione “incentivi” gli investimenti in tecnologie verdi, rassegnandoci a un mondo senza petrolio, ora è la volta dei permessi di emissione.

La stima dell’Aie è che al 2030 i permessi (sistema ETS) dovranno “costare” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo da Riccardo Gallottini e volentieri pubblichiamo.</em></p>
<p>L’Aie nel World Energy Outlook ( <a href="http://www.worldenergyoutlook.org/docs/weo2009/WEO2009_es_Italian.pdf">WEO</a>) continua <a href="http://www.chicago-blog.it/2009/11/10/che-figata-la-recessione/">a dare i numeri.</a> Dopo averci spiegato come la depressione “incentivi” gli investimenti in tecnologie verdi, rassegnandoci a un mondo senza petrolio, ora è la volta dei permessi di emissione.</p>
<p><span id="more-3735"></span></p>
<p>La stima dell’Aie è che al 2030 i permessi (sistema ETS) dovranno “costare” almeno 110 dollari la tonnellata rispetto ai 20-21 attuali. Questo perché, secondo le parole di Fatih Birol, capo economista dell&#8217;Aie, rappresenta l’unico modo per dare un segnale all’industria favorendo un cambio sostanziale in materia di politiche energetiche. Considerando l’attuale crisi e un deciso calo di emissioni di CO<sub>2 </sub>fa specie che si senta parlare di doveri e obblighi in materia di mercato.</p>
<p>Il mercato delle emissioni, così come qualsiasi altro mercato, dovrebbe funzionare secondo la disponibilità a pagare per i permessi stessi, in una logica di domanda e offerta. L’auspicio di un deciso rialzo dei prezzi non fa che confermare le debolezze strategiche in cui si muove l’Aie, in preda a continue stime al ribasso o al rialzo, a seconda dei casi e della convenienza. Sarà infatti il mercato a stabilire quanto potrà essere conveniente continuare ad inquinare o no, stabilendo i prezzi per i singoli permessi.</p>
<p>Il panico che sembra diffondersi all’Aie dovrà tener conto anche <a href="http://www.staffettaonline.com/Allegato.aspx?doc=20091105114413_76837c.pdf">della recente decisione</a> in sede Ue di rinvio dell’assegnazione dei permessi tramite asta nei settori sottoposti al rischio cd. carbon leakage (soggetti a possibile delocalizzazione degli impianti) dove è prevista appunto l’allocazione gratuita fino al 2020.</p>
<p>Delle due l’una: o speriamo che i permessi non aumentino (gravando sulla produzione industriale) o speriamo che la crisi finisca e aumenti un po’ la CO<sub>2 </sub>(aumentando i costi ambientali) <sub> </sub>per evitare che i permessi in circolazione siano di più della quantità di emissioni effettivamente prodotte dal sistema.</p>
<p>Auguri Aie.<span id="_marker"> </span></p>
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		<title>Che figata, la recessione</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2009/11/10/che-figata-la-recessione/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 14:30:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[liberismo]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
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		<description><![CDATA[Finora, a ritenere la recessione un felice evento erano solo quei pazzerelli della decrescita. Adesso, ci si mette anche l&#8217;Agenzia internazionale dell&#8217;energia, che dedica buona parte del suo World Energy Outlook 2009 (o, almeno, del sommario, liberamente accessibile online) alle virtù bucoliche del mondo senza carbonio. Ecco un piccolo e non esaustivo florilegio.

La recessione, riducendo drasticamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finora, a ritenere la recessione un felice evento erano solo quei pazzerelli della <a href="http://www.decrescitafelice.it/">decrescita</a>. Adesso, ci si mette anche l&#8217;Agenzia internazionale dell&#8217;energia, che dedica buona parte del suo <em><a href="http://www.worldenergyoutlook.org/">World Energy Outlook 2009</a></em> (o, almeno, del sommario, <a href="http://www.worldenergyoutlook.org/docs/weo2009/WEO2009_es_italian.pdf">liberamente accessibile online</a>) alle virtù bucoliche del mondo senza carbonio. Ecco un piccolo e non esaustivo florilegio.</p>
<p><span id="more-3691"></span></p>
<blockquote><p>La recessione, riducendo drasticamente l&#8217;aumento delle emissioni di gas a effetto serra, puó facilitare il compito di trasformare il settore energetico, offrendoci una breve finestra temporale senza precedenti, per poter concentrare gli investimenti su tecnologie a basse emissioni di CO<sub>2</sub>.</p></blockquote>
<blockquote><p>La crisi finanziaria ha gettato un’ombra sulla possibilità di mobilitare tutti gli investimenti necessari per soddisfare il crescente fabbisogno energetico.</p></blockquote>
<blockquote><p>Estendere l’accesso all’energia moderna ai poveri del pianeta rimane una questione prioritaria. Si stima che 1,5 miliardi di persone – ben oltre un quinto della popolazione mondiale – non abbiano ancora accesso all’elettricità.</p></blockquote>
<blockquote><p>Nello Scenario 450 dimostriamo come ciò [la stabilizzazione della CO2 atmosferica a 450 ppm] sia possibile attraverso un’azione politica radicale e coordinata nelle varie regioni.</p></blockquote>
<blockquote><p>Le riduzioni di emissioni di CO<sub>2</sub> legate al consumo energetico richieste nello Scenario 450 (rispetto a quelle previste dallo Scenario di Riferimento) entro il 2020 – tra soli 10 anni – sono straordinarie, ma la crisi finanziaria offre quella che potrebbe rivelarsi un’opportunità unica per assumere i provvedimenti adeguati seguendo il mutamento degli orientamenti politici.</p></blockquote>
<blockquote><p>Le misure atte a incoraggiare i risparmi energetici, migliorando per  esempio l&#8217;efficienza nel consumo di gas e incentivando le tecnologie a basse emissioni di CO<sub>2</sub>, riducono la domanda di gas.</p></blockquote>
<p>Tutte queste affermazioni sono contraddittorie oppure orribili, o entrambe le cose. Contraddittorie, perché non si può sostenere, al tempo stesso, la necessità di un mondo meno fossile, e l&#8217;urgenza di ulteriori investimenti nelle fonti fossili. Né si può sostenere, contemporaneamente, che va ridotta la povertà energetica, e che bisogna contenere la domanda. L&#8217;affermazione più paradossale, per l&#8217;accurata scelta delle parole che la rendono tanto indiscutibilmente vera quanto fottutamente paracula, è la seguente:</p>
<blockquote><p>Il costo degli investimenti addizionali, indispensabili per indirizzarci lungo lo Scenario 450 ppm, è compensato, almeno parzialmente, dai benefici ottenibili sul versante economico, della sicurezza energetica e della salute.</p></blockquote>
<p>Possiamo prenderci in giro quanto vogliamo, e anche fare finta che non sia così. Ma a casa mia, che è in provincia di Genova e dunque è una casa particolarmente attenta quando si parla di soldi, dire che qualcosa sarà compensato &#8220;almeno parzialmente&#8221; dai benefici significa dire che i benefici saranno comunque inferiori ai costi. Va benissimo spendere, perfino spendere tanto, per salvare il mondo: se ci credete, fate pure. Ma bisogna aver chiaro che bisogna pagare il biglietto, che anche questo pranzo non è gratis. Se si mette a sistema questa bizzarra e contorta ammissione con l&#8217;elogio delle virtù salvifiche della recessione, l&#8217;Aie sta dicendo: <em>Il crollo della produzione industriale ha ridotto le emissioni, e va preservato. Per ridurre ulteriormente le emissioni, il costo dell&#8217;energia salirà ulteriormente, quindi &#8211; a parità di altri elementi &#8211; la crescita futura sarà negativa o comunque inferiore allo scenario tendenziale. </em></p>
<p>Insomma: l&#8217;Agenzia di Parigi ammette che il mondo del futuro sarà o più caldo, o più povero. Certamente non più freddo e più ricco. Dopo di che, vedete voi.</p>
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		<title>Il petrolio: vittima o carnefice?</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 16:12:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi]]></category>
		<category><![CDATA[iea]]></category>
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		<category><![CDATA[speculazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando un giorno, tra tanti anni, avremo una visione chiara di quello che è accaduto in questi anni, una domanda a cui qualcuno dovrà rispondere è: che ruolo ha avuto il petrolio? In quasi tutte le crisi passate, e non solo in quelle che non a caso chiamiamo petrolifere del &#8217;73 e &#8217;79, i prezzi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando un giorno, tra tanti anni, avremo una visione chiara di quello che è accaduto in questi anni, una domanda a cui qualcuno dovrà rispondere è: che ruolo ha avuto il petrolio? In quasi tutte le crisi passate, e non solo in quelle che non a caso chiamiamo petrolifere del &#8217;73 e &#8217;79, i prezzi del greggio sono stati una delle cause evidenti del rovescio economico. Nel 2007-2009 le cose sono andate diversamente. Secondo quanto <a href="http://blogs.ft.com/energy-source/2009/11/09/did-oil-cause-the-latest-recession-iea-weighs-into-the-debate/">anticipato da Kate Mackenzie</a>, l&#8217;Agenzia internazionale dell&#8217;energia, che domani presenterà il <em><a href="http://www.iea.org/W/bookshop/add.aspx?id=388">World Energy Outlook 2009</a></em>, esprime una prima sentenza: di colpevolezza.</p>
<p><span id="more-3665"></span></p>
<p>I prezzi del petrolio hanno conosciuto, da inizio anni Duemila, una corsa senza precedenti, per entità e persistenza degli aumenti. Il massimo, un soffio sotto i 150 dollari a barile, è stato raggiunto nel luglio 2008, circa un anno dopo lo scoppio della bolla dei mutui <em>subprime </em>e un paio di mesi prima del fallimento Lehman, convenzionalmente assunto come snodo in cui la crisi passa dal mondo finanziario all&#8217;economia reale. Secondo l&#8217;Agenzia di Parigi, le quotazioni del greggio avrebbero una responsabilità &#8220;importante, seppure secondaria&#8221; nell&#8217;avvio della recessione. In effetti, negli anni scorsi si erano moltiplicati i segnali di preoccupazione, riguardo agli effetti nefasti che un petrolio troppo costoso avrebbe potuto generare.</p>
<p>Sono un po&#8217; scettico su questa conclusione, ma non su un punto: che, anche ammesso che il petrolio stia dalla parte dei cattivi, ha svolto al più le mansioni del gregario. La crisi è iniziata su un terreno di fatto privo di influenze petrolifere (non è vero il contrario, naturalmente) e si è trasmessa all&#8217;economia reale <em>dopo </em>l&#8217;avvio del &#8220;controrally&#8221;. Anzi, a mio avviso è la dinamica petrolifera &#8211; prima verso l&#8217;alto, poi verso il basso &#8211; ad aver seguito le tendenze macroeconomiche più generali. Non solo perché almeno in parte l&#8217;aumento dei prezzi petroliferi è stato frutto e del deprezzamento del dollaro, e della sfiducia nei mercati finanziari che ha spinto molti investitori verso quello che (a torto) percepivano come un bene rifugio.</p>
<p>Lo stesso crollo delle quotazioni del barile è figlio di un calo della domanda, che è innescato non già dai rincari &#8211; che avevano messo in moto dinamiche di efficienza, come emerge per esempio dai dati sulle vendite di auto negli Usa &#8211; ma dal terremoto finanziario e dal progressivo prosciugarsi dei canali del credito alle imprese, oltre che dall&#8217;andamento sempre più negativo dell&#8217;economia. Inoltre, proprio a causa della componente speculativa che incorpora, il petrolio ha manifestato tendenze anomale e incomprensibili, a tratti (penso a una parte almeno dei rincari più recenti, dal punto di minimo a inizio anno).</p>
<p>La mia sensazione è che, questa volta, il petrolio sia innocente. Oltre alla speculazione, la causa prima dell&#8217;aumento pre-2008 è stata evidentemente la domanda delle economie emergenti, mentre in seguito la causa prima della riduzione è stata il crollo dei consumi americani ed europei. Crollo, lo ripeto, non causato dall&#8217;effetto prezzi, ma trainato dalla crisi. Vedremo, domani, le ragioni dell&#8217;Agenzia. Per ora, attendiamo scettici.</p>
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		<title>Il petrolio torna BAU</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 07:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[iea]]></category>
		<category><![CDATA[opec]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo un lungo periodo di incertezza, finalmente una certezza: le dinamiche petrolifere, almeno nel loro aspetto politico, sono tornate quelle di sempre. L&#8217;Opec annuncia l&#8217;ennesimo taglio, l&#8217;Agenzia internazionale dell&#8217;energia parla di prospettiva &#8220;terrificante&#8221;, ma intanto la produzione del cartello è cresciuta e la tendenza a sgarrare torna prepotente.
I fatti: dopo la decisione di marzo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo un lungo periodo di incertezza, finalmente una certezza: le dinamiche petrolifere, almeno nel loro aspetto politico, sono tornate quelle di sempre. <strong><a href="http://www.ft.com/cms/s/0/c88244d2-4069-11de-8f18-00144feabdc0.html">L&#8217;Opec annuncia l&#8217;ennesimo taglio, l&#8217;Agenzia internazionale dell&#8217;energia parla di prospettiva &#8220;terrificante&#8221;</a></strong>, ma intanto <a href="http://www.ft.com/cms/s/0/f9925cce-3fb5-11de-9ced-00144feabdc0,dwp_uuid=f2b40164-cfea-11dc-9309-0000779fd2ac.html"><strong>la produzione del cartello è cresciuta</strong></a> e <strong><a href="http://blogs.ft.com/energy-source/2009/05/14/opecs-oil-production-rises-is-the-cartels-discipline-crumbling/">la tendenza a sgarrare torna prepotente</a></strong>.</p>
<p>I fatti: dopo la decisione di marzo di ridurre l&#8217;output di 4,2 milioni di barili al giorno (una quantità enorme), i prezzi del greggio sono tornati a salire, segno che da un lato la manovra degli sceicchi ha funzionato, dall&#8217;altro la domanda ha retto (o comunque si è ridotta in misura inferiore al previsto). A questo punto, la tentazione di &#8220;scartellare&#8221; è forte: a prezzi relativamente alti e con volumi relativamente bassi, ogni barile in più è tutto grasso che cola. Così, la<em> compliance</em> dell&#8217;Opec coi suoi stessi obiettivi si è ridotta dall&#8217;83 per cento al 78 per cento, e tutto questo mentre l&#8217;Iea tagliava per l&#8217;ennesima volta la sua previsione per i consumi nel 2009. L&#8217;aspetto più interessante, e per nulla sorprendente, è che, all&#8217;interno dell&#8217;Opec, i paesi tipicamente più &#8220;arrabbiati&#8221;, come Angola e Iran, sono quelli che hanno rispettato con meno rigore le loro quote, mentre di gran parte dell&#8217;impegno si è fatta carico l&#8217;Arabia Saudita, tornando a esercitare il suo tradizionale ruolo di <em>swing producer </em>e la sua <em>leadership </em>all&#8217;interno dell&#8217;Opec.</p>
<p>Questa dinamica è, nonostante tutto, incoraggiante. La dialettica interna al cartello mostra che il mondo, o almeno quel pezzo di mondo, sta tornando a ragionare secondo i consueti criteri e non più secondo il metro dell&#8217;eccezionalità. La crisi sarà ancora lunga, ma il petrolio sta tornando &#8211; Dio lo voglia &#8211; <em>business as usual</em>.</p>
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