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	<title>CHICAGO BLOG &#187; grandi opere</title>
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		<title>Al Presidente macchinista piace vincere facile</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 20:07:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Ramella</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Con il Presidente macchinista alla guida della “Frecciarossa” da Torino a Milano si è ripetuto, per l’ennesima volta, il teatrino dell’inaugurazione di una grande opera. Nessun risparmio di superlativi per lo straordinario “successo” raggiunto. Ma possiamo davvero esprimerci in questi termini? La conclusione della realizzazione di un’infrastruttura e la sua apertura al traffico possono essere paragonate al completamento di un impianto industriale ed all’inizio della produzione. Di per sé, portare a termine un intervento non può in alcun modo essere considerato un successo. <span id="more-4166"></span></p>
<p>Se da quello stabilimento non uscissero prodotti richiesti dal mercato in misura sufficiente da ripagare l’investimento effettuato, la sua costruzione non potrebbe essere considerata un fatto positivo ma un cattivo uso di risorse scarse.<br />
E, a giudicare dal numero di utenti registrato nei primi due anni di esercizio, seppure limitato alla tratta Torino – Novara, ed alla offerta di servizi prevista inizialmente sulla linea, vi sono tutte le premesse per attendersi che il traffico passeggeri sulla Torino &#8211; Milano sarà di gran lunga inferiore a quello necessario a giustificare la realizzazione dell’opera che, come noto, è costata da due a tre volte di più rispetto ad analoghe linee in altri Paesi europei (vi immaginate il giudizio che si darebbe di un imprenditore privato che spendesse tre volte tanto rispetto ad un suo competitore straniero per realizzare lo stesso impianto?)<br />
Non solo. Anche qualora i traffici sulla nuova linea fossero superiori alle più rosee previsioni ed il bilancio benefici / costi divenisse positivo, rimarrebbe il fatto che la maggior parte degli italiani, ma anche dei piemontesi e dei lombardi, non utilizzerà mai quell’infrastruttura che pure è stata costretta a finanziare con le tasse (o, meglio, che finanzieranno i nostri figli e magari nipoti che dovranno ripagare il debito contratto dallo Stato). Per tutti costoro il bilancio si chiuderà inevitabilmente in negativo. I pochi “vincitori” saranno gli utenti, soprattutto quelli abituali, che si serviranno degli eccellenti servizi ferroviari. Un caso, tra i molti, di privatizzazione degli &#8220;utili&#8221; e pubblicizzazione delle &#8220;perdite&#8221;.</p>
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		<title>Il Cipe, la macchina del tempo e il ponte sullo spreco</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 16:10:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Arrigo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non vi sono altre spiegazioni possibili alla decisione del Cipe di venerdì scorso di bloccare lo stanziamento di 800 milioni di euro previsti per la banda larga e nello stesso tempo di finanziare con 1,3 miliardi il progetto del ponte sullo stretto: in mezzo al tavolo quadrato che arreda la sala Cipe del palazzo di via XX Settembre, storica sede del Ministero del Tesoro, deve essere apparsa la macchina del tempo del film ‘Ritorno al Futuro’ e aver riportato indietro di qualche decennio i membri dell’illustre comitato. Solo così diventa razionale la priorità che è stata data: il ponte sullo stretto è un grande opera resa immensamente inutile dalla liberalizzazione dei cieli europei (completata nel 1997) e dal conseguente sviluppo del trasporto aereo.<br />
Se fino alla metà degli anni ’90 l’utilizzo del mezzo aereo non era alla portata di tutti e molti italiani si facevano ancora in auto la penisola per imbarcarsi sui traghetti tra Scilla e Cariddi, oggi non è più così: le merci viaggiano sempre più in nave, magari su comodi trasporti Ro-Ro, mentre i passeggeri, anche i più giovani e squattrinati, prendono l’aereo. Furono solo 3,7 milioni negli aeroporti siciliani nel 1990 ma già 7,2 nel 2000 e oltre 11 milioni nel 2007 e 2008. Nello stesso periodo il trasporto ferroviario passeggeri e merci, che secondo le previsioni dell’advisor economico del progetto era destinato ad una crescita impetuosa, si è praticamente dissolto.<br />
Prima di buttare nello stretto un sacco di quattrini del contribuente di stato ‘high cost’ non era forse meglio se il governo faceva rivedere l’analisi di economicità dell’opera, ormai risalente a quasi dieci anni fa, lasciando prevedibilmente spazio al viaggiatore di mercato ‘low cost’?</p>
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