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Posts Tagged ‘globalizzazione’

Delocalizzazione e nazionalismo di sinistra

21 febbraio 2010

Nel Blog di Beppe Grillo, in un commento a un post di Eugenio Benetazzo, mi è capitato d’imbattermi in alcune considerazioni che rappresentano un concentrato delle molte banalità in tema di concorrenza e delocalizzazione. Le riassumo assai liberamente qui di seguito. Prosegui la lettura…

Carlo Lottieri Diritti individuali, commercio mondiale, mercato , , ,

Davos, mito zoppo della governance globale

26 gennaio 2010

Festeggiamo il novecentesimo articolo del nostro blog dedicandolo al grande caravanserraglio dell’Uomo Globalizzato, il World Economic Forum che da domani sera a Davos apre la sua quarantesima edizione.  Il più grande merito di Klaus Schwab, è di averlo ideato riuscendo a farne dipendere ogni anno la crema del business e della politica mondiale come da una droga. Ma non mi pare, che quest’anno Davos sarà in grande spolvero.  Non si è ancora ripreso dalla botta terribile del 2009. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino commercio mondiale, liberismo, mercato, monete ,

L’Argentina nuovamente sul baratro del default

24 gennaio 2010

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

di Lorenzo Guggiari

La nuova crisi istituzionale causata dalla dinastia Kirchner

Il nuovo anno in Argentina si è aperto con la peggiore crisi istituzionale dal 2001-2002 e, nonostante la situazione risulti essere ancora molto fluida, non è da scartare che nel 2010 il paese sudamericano incorra in un nuovo default.

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Guest finanza , ,

Un mondo più uguale

24 gennaio 2010

A noi piace sempre mettere l’accento sull’efficienza. Il mercato e la globalizzazione ci piacciono perché sono giusti – nel senso che valorizzano la libertà individuale – e perché sono efficienti – cioè massimizzano la ricchezza prodotta. Ma sono anche equi? L’obiezione è frequente e diffusa. L’ultimo esempio, seppure molto specifico, sta nelle parole di Giulio Tremonti, che ha negato la possibilità di tagliare le tasse in nome della lotta alla “macelleria sociale“. Queste obiezioni ora devono fare i conti con un avversario imprevisto: la realtà. La globalizzazione ha ridotto, non aumentato, le diseguaglianze sociale. Lo spiegano, numeri e dati alla mano, Maxim Pinkovskiy e Xavier Sala-i-Martin in questo articolo su Voxeu, che riprende le conclusioni di un loro corposo paper.

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Carlo Stagnaro mercato , , , , ,

La Svezia tra Nobel e jeans neri

8 dicembre 2009

Non vi è forse paese al mondo che rifiuti il confronto politico e commerciale con la comunità internazionale più della Corea del Nord, una delle poche autentiche dittature comuniste ancora in vita. E pochi sono i leader che nutrono un’ostilità così aspra nei confronti dell’Occidente, e degli Stati Uniti in particolare, quanto quella di Kim Jong Il, capace persino di vietare ai propri cittadini di indossare l’indumento che, per la sua versatilità, è forse il più diffuso – “globalizzato” ante litteram – al mondo: i jeans.

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Marco Mura commercio mondiale, liberismo, mercato , ,

L’economia algerina va di male in peggio. E ora sposa il protezionismo

19 novembre 2009

La situazione economica dell’Algeria è da tempo piuttosto dura, anche a causa delle molte difficoltà politiche conosciute da un Paese uscito in maniera drammatica dal dominio francese e poi governato per decenni da un’élite corrotta, che con il suo comportamento ha favorito l’ascesa di movimenti fondamentalisti. Da qui tensioni, violenze efferate da una parte e dall’altra, elezioni annullate e così via. Prosegui la lettura…

Carlo Lottieri energia, mercato , , ,

La globalizzazione non comprime i diritti sociali, li estende

27 ottobre 2009

Il mercato dove è possibile, lo Stato quando necessario. Era questa, nella campagna elettorale 2008, la formula standard con la quale Giulio Tremonti ribadiva la proposta ampiamente illustrata nel suo libro, La paura e la speranza: non tirarsi indietro nell’uso dei dazi, sia pur coordinati a livello europeo, per rispondere alla concorrenza sleale in tanti settori esercitata dalla Cina, precipitosamente ammessa al WTO nel 2001 per sostenere, in realtà, lo squilibrio delle partite estere degli Usa in cambio dell’ingresso in forze nel mercato a più alti consumi del mondo. Ma già dal 2003 Tremonti aveva preso a indicare la via dei dazi anticinesi. In quell’anno si recò insieme a Bossi per la prima a volta apposta a Prato, nel distretto tessile occupati dai cinesi in forze, per dire che il leader leghista aveva ragione, e che bisognava piantarla con il mercatismo arrendevole. Senonché oggi Tremonti parla di posto fisso, dell’IRAP intoccabile, della finanziaria da tutelare dall’assalto dei suoi colleghi di governo. Di dazi, non parla più. Né lui né la Lega. Un caso? Non proprio. Sono almeno tre, le ragioni per cui il tema ha perso punti. Prosegui la lettura…

Oscar Giannino Mercato del lavoro, commercio mondiale, liberismo, mercato , , ,

Se anche il Burkina-Faso gioca al dumping fiscale

7 ottobre 2009

Incontro George in treno (dove trascorro una parte rilevante della mia esistenza) e mi racconta la sua vita di emigrato ghanese finito a lavorare nella Bergamasca. È operaio presso un’azione che commercia sabbia: “lavoro da questo padrone ormai da nove anni e mi vuole tanto bene”. Prosegui la lettura…

Carlo Lottieri fisco, liberismo, mercato , , , , ,

Quando il liberismo c’è ma non si vede

27 agosto 2009

Riceviamo e pubblichiamo da Davide Chicco.

Non ce ne rendiamo mai conto, ma buona parte della nostra vita si svolge già ora sotto il segno della libertà economica, grazie a relazioni volontarie che individui e imprese intrecciano fra di loro. Forse non a caso, è spesso la parte più piacevole.
Un esempio “vacanziero”.  Sabato scorso mi sono recato a Bogliasco, vicino a Genova, per un evento promozionale organizzato dalla multinazionale australiana Billabong e da un negozio sportivo di Genova,, con ospite d’eccezione Andy Irons, surfista statunitense tre volte campione del mondo. Ci vado per stringergli la mano ma, serendipity!, rimango sorpreso da come l’evento è stato ben cucinato dagli organizzatori. C’è un piccolo stand sulla spiaggia, si regalano magliette, cappellini, costumi, portafogli ed altri gadget a decine a chi aspetta l’arrivo del campione, mentre si sbocconcellano aneddoti sulla sua vita. Nel tardo pomeriggio si presenta il tanto atteso campione, che, gentilissimo e disponibile, firma autografi a centinaia e posa con le persone le più diverse, venute a portarsi a casi una foto memorabile. Si conclude con una grigliata sulla spiaggia, mentre scorrono le immagini delle gesta di Irons. Tutto gratis, ma con l’obiettivo legittimamente autointeressato di far propaganda ad un marchio.
Organizzativamente, eventi come questo sono complessi: possono compiersi solo sotto il segno della globalizzazione, della libera circolazione non solo dei campioni portati sugli allori ma anche del merchandise (non crediamo certo che i portafogli fossero fatti in Australia, e non in Cina), delle persone che fattivamente rendono l’evento possibile, dei capitali che lo sostengono e, alla fine, delle merci che devono essere vendute e “giustificano” così queste promozioni in grande stile.
Parte della nostra vita è già così. Ma purtroppo, in tanti ambiti della vita italiana, non  tutti hanno la possibilita’ d’esprimersi come meglio credono per realizzare i propri obiettivi, ma abbondano gli ostacoli e le barriere create piu’ per sbarrare la strada ai volenterosi e ai talentuosi che per garantire il cosiddetto “bene comune”.

Guest liberismo , , ,

Il fisco: un nemico della globalizzazione?

14 agosto 2009

C’è da augurarsi che alle parole non seguano i fatti, e che l’anticipazione giornalistica (cfr. Antonio Criscione e Antonio Iorio sul “Sole 24 Ore” del 13 agosto 2009) si riveli infondata. Ma se davvero dovessero diventare effettiva l’inversione dell’onere della prova a carico dei contribuenti prevista dal Dl 78/2009 (se, insomma, alle grida manzoniane faranno seguito azioni concrete da parte delle unità operative predisposte) e se tutto ciò riguarderà in particolare le attività fuori dai confini nazionali, l’annunciata stretta sulle controllate estere finirà per configurarsi come un attacco ai principi del diritto e, di conseguenza, alle prospettive di un’integrazione delle imprese italiane nell’economia globale.

L’idea che ora si debba dimostrare di non avere commesso reati – a parte le difficoltà “tecniche” della cosa – segna un momento di imbarbarimento, dal momento che un tratto della civiltà giuridica è proprio nella presunzione di innocenza. Fino a prova contraria, ognuno di noi è al di sopra di ogni sospetto.

Ma l’ennesimo sfregio, una volta di più, alle ragioni del diritto avrà conseguenze economiche rilevanti. E non solo di fronte agli investitori stranieri, che alle solite si terranno ben distanti dalla Penisola. E ora più che mai.

È chiaro che questo nazionalismo economico e la conseguente volontà di considerare pregiudizialmente evasore chi investe all’estero saranno un potente ostacolo all’internazionalizzazione delle aziende italiane. La voracità del fisco, bisognoso di entrate, e un’impostazione ideologica che celebra gli “inferni fiscali” e condanna i “paradisi” rischiano insomma di pregiudicare ancora di più il già difficile cammino delle nostre imprese sulla strada della loro integrazione nell’economia mondiale.

Non mancasse il protezionismo, ora spunta anche un fisco occhiuto che è pronto a saltarti addosso se solo provi a crescere, fare affari e avviare iniziative al di là della frontiera.

Lo ripetiamo: speriamo che alle parole non seguano i fatti. (Confidiamo, insomma, nell’italica cialtroneria di sempre).

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