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	<title>CHICAGO BLOG &#187; fisco</title>
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	<description>diretto da Oscar Giannino</description>
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		<title>L&#8217;Italia ha fatto il necessario? Noi diciamo: no!</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 17:40:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oscar Giannino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da Tempi
E&#8217; con vera e profonda amarezza, che assisto in queste settimane e in questi ultimi giorni, dopo l&#8217;ennesimo declassamento “di massa” europeo da parte di Standard&#38;Poor&#8217;s, declassamento nel quale l&#8217;Italia è stata retrocesse di altri due gradini al rango di BBB+, al prendere sempre più piede di una reazione ispirata insieme a molta buona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da <em>Tempi</em></p>
<p>E&#8217; con vera e profonda amarezza, che assisto in queste settimane e in questi ultimi giorni, dopo l&#8217;ennesimo declassamento “di massa” europeo da parte di Standard&amp;Poor&#8217;s, declassamento nel quale l&#8217;Italia è stata retrocesse di altri due gradini al rango di BBB+, al prendere sempre più piede di una reazione ispirata insieme a molta buona fede e a parecchia malafede. Anche in ambienti culturali e  intellettuali che mi sono assai cari. Monta un mix sempre più stizzoso di accuse ai tedeschi, di inconsapevole miopia o di consapevole volontà di Gotterdammerung, e di teorie della cospirazione per le quali le agenzie di rating sarebbero il braccio armato del capitalismo americano.  Capisco – ma non giustifico – chi si lanci in queste accuse perché spaventato dalle conseguenze di una crisi senza fine e in via di ulteriore peggioramento, ed esacerbato per le manovre su manovre di correzione della finanza pubblica. E questa è la buona fede. Ma respingo e condanno invece la malafede, che allinea in politica chi ieri diceva nel centrodestra che tutto era stato fatto, e chi oggi dal pulpito del governo dei tecnici prende purtroppo a dire la stessa cosa, dopo il decreto enfaticamente battezzato salva-Italia. E in attesa, domani, di quello sulle liberalizzazioni, che commenteremo copiosamente domani a provevdimento approvato, visto che la bozza di ieri sera già molto amaro in bocca ci lascia.<br />
Francamente, da chi  nutre un&#8217;idea sussidiaria e non dirigista della politica economica,  e personalista e non comunitarista o collettivista della filosofia politica, penso di dovermi aspettare tutt&#8217;altro. Ecco perché, quando mi sento ripetere  “ ma i tedeschi con la loro rigida pretesa di rigore non capiscono che si va a sbattere, oppure il loro vero interesse è la rottura dell&#8217;euro, per restare con pochi Paesi intorno a sé mentre noi andiamo a fondo?”; quando  si aggiunge  “perché mai accettare che le agenzie di rating debbano dettare le politiche?”; quando si conclude “ma non è meglio tornare a una banca centrale che obbedisca a parlamento e politica?”, francamente capisco che è inutile farsi cadere le braccia, da parte mia. Occorre semplicemente e umilmente rispiegare come noi &#8211; non sono solo &#8211; la pensiamo. Cerco di andare al punto, senza perdermi in tante considerazioni tecniche. Tre premesse, però. Una sull&#8217;euro e i tedeschi. Una seconda, sulle agenzie di rating. Una terza, sul bivio di fronte a noi. Poi, le conclusioni. <span id="more-11253"></span><br />
Prima premessa. Non è questo il momento per rifare la storia delle storture dell&#8217;euro ab origine. Mi limito a ripetere che tenendo separati da regolamentazioni nazionali – alle quali la politica di qualunque colore non vuole abdicare, in nessuna euronazione  – i diversi mercati dei beni e dei servizi, le diverse curve di costo di aree nazionali e subnazionali dei diversi Paesi a moneta comune restano incapaci di equilibrarsi per il principio dei vasi comunicanti. Poiché i debiti pubblici sono nazionali, fu accettato per definizione da politici e opinione pubbliche che hanno aderito all&#8217;euro il postulato che la convergenza dovesse avvenire attraverso rigore in finanza pubblica cioè poco debito di Stato, e produttività nell&#8217;economia reale cioè poca esposizione sull&#8217;estero nelle partite correnti. Altrimenti l&#8217;euro salta, c&#8217;è poco da fare. Non è che sono i tedeschi a farlo saltare, perché loro sono stati rigorosi in finanza pubblica e hanno riscritto welfare e contratti di produttività per rendere competitiva l&#8217;economia reale.<br />
Seconda premessa. I soci di molte agenzie di rating sono grandi fondi d&#8217;investimento americani e  anglosassoni. Non prendono ordini dalla Cia. Cercate di guarire, dal sospetto autarchico-latino-  machiavellico che vi sia sempre una perfida Albione e uno spregiudicato zio Sam che tentano sistematicamente di disconoscere che l&#8217;Italia e l&#8217;Europa abbiano diritto al loro Impero. I conflitti d&#8217;interesse delle agenzie di rating sono conclamati nell&#8217;esame delle aziende private, perché da loro stesse prendono i soldi. Ma nel caso dei debiti sovrani no, il problema è un altro: quello cioè che Fed e Sec  non diano più automaticamente fede pubblica ai giudizi di S%P. Moody&#8217;s, Fitch eccetera quanto a valutazione dei collaterali offerti da intermediari. Ricordo a tutti che la decisione di riconoscere alle agenzie di rating la fede pubblica fu adottta dalla SEC nel 1975, attribuendo loro la natura di NRSRO, Nationally Recognized Statistical Rating Organization, il che le ha erette e continua a erigerle come cartello monopolistico. La Bce già di fatto non si comporta così. Fine. Che i grandi fondi mondiali e nazionali invece diano retta alle agenzie è invece fisiologico. Rispondete alle seguenti domande. E&#8217; vero o no, che il giorno precedente il downgrading continentale Germania esclusa, la Grecia ha interrotto le trattative con le banche per la loro compartecipazione a tagliare del 50% il debito greco in circolo?  E&#8217; vero o no, che il governo greco ha dichiarato che in caso di mancato accordo è pronto a fregarsene dell&#8217;accordo, e a procedere autonomamente per legge svalutando il debito motu proprio almeno del 70%? E&#8217; vero o no, che questo significherebbe default argentino cioè ritorno alla dracma svalutata ancor più del 70%, e uscita dall&#8217;euro? E&#8217; vero o no, che a quel punto per tutti gli eurodeboli tutto diventerebbe ancor più difficile? E&#8217; vero o no che le difficoltà aumenterebbero anche per noi, con i nostri 440 miliardi di titoli da piazzare nel 2012 per di più con una larga percentuale a lunga durata decennale e settennale, cioè i titoli che meno le banche possono tornare a comprare perché implicano maggior assorbimento di capitale, rispetto a quelli a corta scadenza pur dopo la provvista straordinaria Bce? Poiché a tutte queste domande la risposta è “sì, è vero”, lasciamo allora ai politici l&#8217;attacco a testa bassa alle agenzie di rating che ne giudicano insufficiente ancora l&#8217;operato. E l&#8217;ambizione di creare un&#8217;agenzia pubblica europea come hanno fatto i cinesi, con la loro Dagong che valuta il merito di credito e solvibilità a seconda di quanto si sia amici o nemici della Cina.<br />
Terza premessa. Nessuno può onestamente dire che cosa avverrà della Grecia, né se arriveremo in un paio di mesi a una modifica del cosiddetto “fiscal compact” concordato l&#8217;8 dicembre e in via di stesura tecnica, accordo che in quanto tale i mercati hanno secondo me ragione e non torto a giudicare inadeguato alla risposta a una domanda secca: c&#8217;è un meccanismo cooperativo immediato europeo per salvare gli Stati più a rischio? No che non c&#8217;è, nel fiscal compact. E perché ci sia non è vero che bisogna piegare i tedeschi e convincere la Bce a fare la Fed. Basta anticipare da subito l&#8217;ESM previsto nel 2013, dotato di capitale proprio e non di garanzie nazionale sottoposte a svalutazione di rating, e aprire all&#8217;ESM la possibilità di interfacciarsi con la Bce come una qualunque banca europea. Basterebbe eccome. E se obiettate che i tedeschi non si fanno prendere per il naso perché comunque significherebbe un sostegno centrale per quanto indiretto ai debiti nazionali, io vi rispondo che è quel che già oggi avviene, anche se molti antigermanisti lo dimenticano. Nel sistema Target di finanziamenti tra banche centrali, la Bundesbank è esposta per quasi 700 miliardi di euro verso le banche centrali degli altri euroappartenenti, per lo più verso gli eurodeboli. Vi faccio notare che l&#8217;intero Tarp americano valeva 2,2 trilioni di dollari, dei quali 1,4 destinati a intermediari bancari, il resto a non bancari. Ma 700 miliardi di euro sono 1 trilione di dollari, e poiché la Germania conta 80 milioni di abitanti rispetto a più di tre volte di americani, la conseguenza  da ricordare a chi accusa Berlino è che la Germania si è esposta in aiuto al resto dell&#8217;euroarea assai più di quanto gli Usa abbiano fatto per l&#8217;intero proprio mercato!<br />
Fatte queste tre premesse, in realtà, stante la sua bassissima crescita da 15 anni e il suo altissimo debito pubblico, all&#8217;Italia conviene perseguire la via del rigore e della produttività in entrambi i casi. Sia che l&#8217;euro si salvi con un nuovo accordo. Sia che salti, e in quel caso bisogna sperare di poterne concordare un exit condiviso, per contenerne i costi comunque paurosi, e con tanti drammatici saluti alla leadership germanica di una delle tre macroaree monetarie mondiali.</p>
<p>Veniamo dunque al punto finale. E&#8217; vero o è falso, che l&#8217;Italia ha fatto dopo la manovra Monti tutto quel che doveva fare, e che dunque la colpa ora è degli altri? Qui conta il punto di vista. Il mio è quello richiamato all&#8217;inizio: sussidiario e personalista, non dirigista e collettivista. E la mia risposta – la mia che ho pure sostenuto questa formula di governo emergenziale come necessaria, come sapete -  è: no, non è vero. Non è vero affatto.</p>
<p>La linea adottata dal decreto &#8220;salva Italia&#8221; è infatti di totale continuità rispetto a quella seguita dal centrodestra suo predecessore, e dal centrosinistra prima. Dei 48, 71 e 81 miliardi di miglioramento dei saldi pubblici nel triennio 2012-13-14, i tre quarti quasi si devono ai decreti Tremonti, poco più di un quarto al decreto Monti. Ma quel che conta è che l&#8217;81% del saldo migliorato nel 2012, il 72% e il 76% nei due anni successivi si devono esclusivamente ad aggravi fiscali. In totale continuità, ripeto, con la linea Visco-Tremonti.<br />
Perché avviene questo? Possiamo e dobbiamo cominciare a dirlo. Perché in realtà anche se al governo c&#8217;era il centrosinistra o il centrodestra oppure i tecnici, dai tempi della manovra Amato a oggi tutte le volte in cui siamo andati a un millimetro dal burrone a “comandare” davvero – al di là delle recite politiche &#8211; è stata la medesima impostazione tecnico-culturale. Se dovessi brutalmente sintetizzarla, la somma dei keynesiani “macro” della Cattolica e della Bocconi, come li definisce Francesco Forte, una somma che ha impregnato di sé la Ragioneria generale dello Stato come i vertici della tecnocrazia ministeriale. E&#8217; questo lo zoccolo duro del potere economico pubblico italiano. Persone assolutamente rispettabili e per bene come Grilli e Giarda, lì da 20 anni a cercare di attuare ogni volta quel che Nino Andreatta diceva però più di 20 anni fa, quando le cose stavano ben diversamente, perché oggi certo Nino di fronte a peso di spesa pubblica e pressione fiscale sul Pil avrebbe ben cambiato idea.</p>
<p>L&#8217;idea del continuismo è che il rientro del debito pubblico italiano si persegue operando sui flussi, cioè attraverso sanguinosi avanzi primari nella proporzione di almeno 5 punti di Pil l&#8217;anno, da realizzare soprattutto tramite più tasse visto che la spesa a loro giudizio è comprimibile solo per pochi &#8220;sprechi&#8221; essendo sociale. E pazienza se la conseguenza di consimili avanzi primari per via fiscale è obbligatoriamente minor crescita quando va bene, e recessione quando la congiuntura europea e mondiale come oggi ci spinge ancor più in basso.</p>
<p>Al contrario, l&#8217;esperienza &#8211; non dico la scuola perché in questo caso significa abiurare al &#8220;Keynes all&#8217;italiana idest all&#8217;amatriciana&#8221;, da decenni in voga nell&#8217;accademia e nei media italiani  &#8211; dico almeno l&#8217;esperienza dovrebbe farci cambiare linea. L&#8217;esperienza oggettiva dico di 15 anni di scarsa crescita e di pressione fiscale record mondiale, visto che le manovre del 2011 alzano di oltre 300 punti base la pressione fiscale sul Pil per ognuno dei 3 anni  rispetto alle previsioni pubbliche del giugno 2011. Il che significa sfiorare il 46% nel 2013 e 2014 sul Pil, e depurando il denominatore dal 16,8% aggiunto dall&#8217;Istat per il nero di chi le tasse non le paga siamo ormai al 54% e rotti sul prodotto di chi le tasse le paga. Il che ulteriormente significa che sull&#8217;utile lordo d&#8217;impresa arriveremo dal 68% di pressione del 2010 a circa il 75%, come media tra livelli ancora più elevati per la stragrande maggioranza di imprese micro e piccole (non chiediamoci poi perché in tante provino ad evadere) e 40 e più punti in meno dell&#8217;impresa grande e delle banche.<br />
Rispetto a questa linea, l&#8217;alternativa sussidiaria e personalista rispetto alla linea dirigista e collettivista è lavorare sugli stock, non sui flussi.<br />
Ripeto, viene dalla constatazione che così continuando ammazziamo ulteriormente il Paese. Ma è anche e innanzitutto un&#8217;alternativa di scuola. Perché se abbiamo l&#8217;idea del debito pubblico come NON debito tra noi e noi stessi che è tipica del keynesimo, ma invece passività a carico del futuro taxpayer tanto più distorcente quanto più l&#8217;attore economuico &#8220;incorpora&#8221; da subito diminuendo consumi e investimenti dando per sccntato che tanto sarà affrontata solo o quasi attraverso più tasse &#8211; seguendo le tesi di James Buchanan e di Bob Barro, nonché l&#8217;equivalenza ricardiana applicata alla teoria del ciclo del risparmio vitale su cui Franco Modigliani prese il Nobel &#8211; allora ne discende che DOBBIAMO  affrontare deficit e debito impugnando l&#8217;ascia dei tagli agli stock, non la pompa incrementale ai flussi fiscali.</p>
<p>Ergo: il debito pubblico va abbattuto con dismissione per 30 punti di Pil di attivo pubblico, a partire dal mattone di Stato ma non solo. La spesa pubblica va abbassata in 8-10 anni di almeno 10 punti di Pil, dagli attuali 840 miliardi tendenziali. Della stessa quantità va abbassata la pressione fiscale, sommando imposte e contributi, perché è questo il peggior freno alla crescita.  Come hanno fatto diversi Paesi avanzati nel precrisi, paesi di democrazia welfarista, non parlo della Thatcher. La Germania, l&#8217;Australia, il Canada, la Nuova Zelanda.  Non smantellando i diritti sociali, bensi rivedendo il welfare come in coi pacchetti Hartz a Berlino,  rivedendo dalle fondamenta apparati pubblici, costi e meccanismi di fornitura, livelli sovrapposti di governance, e cedendo al mercato pezzi interi di PA con relativo personale pubblico. Ricordo a tutti che nel Regno Unito  non c&#8217;è un solo treno pubblico da più di 20 anni &#8211; hanno ripubblicizzato la sola rete cioè i binari, anni fa &#8211; e grazie a questo la domanda e l&#8217;offerta sono aumentati entrambi consuiderevolmente dalla privatizzazione, come ci ricorda sempre Ugo Arrigo. Da noi col &#8220;tutto pubblico&#8221; abbiamo sin  qui iperfinanziato   l&#8217;alta velocità – con costi-km per investimenti a carico contribuente talora dai 3 ai 5 volte superiori alla media europea &#8211; che è aperta alla concorrenza e che dunque ha più marginalità, ma il totale dei cui passeggeri non pareggia quello che l&#8217;incumbent ha perso su tutti gli altri segmenti che ha dovuto ridurre. Potrei continuare a iosa, lo sapete benissimo&#8230; Dalle Poste, a molto altro. Sèpero di essere smentito, ma direi che potrei continuare esagttamente con ciò che sembra sparire dall&#8217;ultima bozza di liberalizzazioni annunciate, di cui appunto parleremo solo dopo aver visto ciò che davvero esce dal Consiglio dei ministri.</p>
<p>L&#8217;alternativa c&#8217;è, alla linea macro-keynesista statalista e fiscalista. E&#8217; una linea micro-offertista, sussidiaria e personalista. Che abbassa spesa ed entrate avvicinandole a chi paga per tornare all&#8217;einaudiano principio del beneficio, che libera energie per la crescita invece di drenarle, e che smonta dalle fondamenta l&#8217;opaco consenso tra nicchie protette d&#8217;impresa e 250 mila italiani che campano di politica e amministrazione apicale pubblica (non stupitevi, perché se sommate gli 8mila Comuni e le Province e le Regioni ai 1000 parlamentari e alle 7mila società locali e alle centinaia di società controllate dallo Stato a livello centrale coi loro cda, il conto purtroppo torna come ordine di grandezza).<br />
Non è affatto vero, che a pensarla così siano solo “pittoreschi personaggi che evidentemente difendono gli evasori”, come ha scritto Corrado Augias su Repubblica. La pensano così economisti come Paolo Savona – leggete il suo appena edito “Eresie, esorcismi e scelte giuste per uscire dalla crisi”- come Nicola Rossi, come Mario Baldassarri, come Alberto Bisin, come Giulio Zanella, come Eugenio Somaini. E tanti, tanti altri. Se avesse avuto testa, il centrodestra avrebbe dovuto dar loro retta, invece di continuare sulla linea dominante. Non bisogna abbandonarla perché è di sinistra, ma perché è sbagliata, perché ci taglia le gambe. Prima di dire che abbiamo fatto tutto il necessario, allotra, direi che è il caso di imboccare la strada giusta.</p>
<p>Voi che dite? E quando dico imboccare, significa una sola cosa. Temo che il governo dei tecnici non la condivida, questa linea. Ma allora  chi la pensa così deve lavorare perchè questa posizione abbia anche rappresentanza alle prossime elezioni politiche. Ci sia l&#8217;euro, o meno. Perché questa è l&#8217;unica strada, per un&#8217;Italia che a testa alta e a portafogli che tornino pieni, conti domani 40 milioni di occupati. Sì, avete letto bene, 40: cioè che dia lavoro a giovani anziani e donne, alzando di 15 punti almeno la partecipazione al mercato del lavoro, e piantandola di dar colpa agli altri dei guai che a casa nostra hanno combinato politica e classi dirigenti italiane.</p>
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		<title>tutti contro l&#8217;evasione fiscale</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 23:49:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicolò D.</dc:creator>
				<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>

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		<description><![CDATA[Nicolò ha simpatia per Renato Mannheimer. Gli è capitato di vederlo assiso su un trespolo in una tramissione televisiva seriosa ma poco seria. Sembrava l&#8217;unico che non si prendeva troppo sul serio. Da allora ogni domenica Nicolò legge la sua rubrica di sondaggi sul Corriere della Sera (ovviamente su una versione on-line, perché le sue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nicolò ha simpatia per Renato Mannheimer. Gli è capitato di vederlo assiso su un trespolo in una tramissione televisiva seriosa ma poco seria. Sembrava l&#8217;unico che non si prendeva troppo sul serio. Da allora ogni domenica Nicolò legge la sua rubrica di sondaggi sul Corriere della Sera (ovviamente su una versione on-line, perché le sue piccole braccia non gli consentono di voltare le paginone dell&#8217;edizione cartacea). Cerca così di comprendere i suoi concittadini un po&#8217; meglio di quanto gli possa riuscire chiacchierando con il campione distorto rappresentato dai bambini e dagli anziani che incontra ogni giorno al parco durante la sua passeggiata. Il sondaggio di questa settimana lo ha lasciato molto sorpreso.<span id="more-10429"></span></p>
<p>Nicolò, dacché gli è arrivato a casa un minaccioso codice fiscale, non ama le tasse. E pensava che così fosse per i suoi concittadini. E&#8217; rimasto quindi un po&#8217; sorpreso scoprendo che la grandissima parte degli italiani, addirittura il 97,5%, ritiene opportuno &#8220;punire severamente da subito chi evade il fisco&#8221;. Al più, ha pensato Nicolò, gli evasori dovrebbero essere pari a quel 2,5 % di italiani che è contrario a questa maggiore severità verso chi evade. Ma sembra che invece siano molti di più. C&#8217;è qualcosa che non torna.</p>
<p>Ormai compiuti abbondantemente i sei mesi di vita, Nicolò, come tutti i bambini, ha cominciato ad essere ossessionato dai perché. E si chiede: perché chi evade dovrebbe essere favorevole a punizioni più severe verso il proprio comportamento? Alla fin dei conti, se ritieni che evadere le tasse sia un comportamento da punire, allora si presume che tu sia coerente, e le tasse le paghi (salvo che lo Stato non sia abbastanza stupido da impedirtelo; e sebbene lo Stato sia spesso stupido, non lo è fino a questo punto).</p>
<p>Nicolò si è esercitato a ragionare, e si è soffermato su diverse risposte possibili. La prima è di tipo moralista: chi fa il male sapendo di farlo, può desiderare che qualcuno glielo impedisca, e lo induca o lo costringa a ritornare sulla via del bene. La seconda è di tipo psico-patologico: si dice che qualcuno goda all&#8217;essere punito. La terza è connessa  a distorsioni percettive: l&#8217;evasore non sa di esserlo, ovvero pensa che altri &#8211; quelli sì da punire &#8211; lo siano molto più di lui.</p>
<p>Per motivi diversi, Nicolò  non ha trovato nessuna di queste risposte soddisfacente. Finché non ne ha trovata una che sembra meglio risolvere l&#8217;apparente irrazionalità delle risposte al sondaggio. Se anche sei un evasore, comunque ti conviene dire che sei per punire maggiormente chi evade: chi può davvero assicurarti che una risposta diversa non venga considerata un indizio a tuo carico, e non finisca per farti individuare come evasore?</p>
<p>Ma se questo è il motivo che ha indotto  molti evasori a dichiararsi favorevoli a maggiori sanzioni verso chi evade, qui c&#8217;è un problema serio. Certamente &#8211; pensa Nicolò &#8211; la risposta a un sondaggio non sarà utilizzata a fini di indagini fiscali; ma se in parecchi ritengono che possa avvenire, ciò vuol dire che essi pensano che il loro Stato potrebbe violare una quantità infinita di norme pur di raccattare qualche euro di tasse in più. E chi verserebbe volentieri &#8211; o almeno non troppo malvolentieri &#8211; le tasse a uno Stato siffatto?</p>
<p>Ma cosa avrà mai fatto lo Stato per meritarsi questa cattiva fama fra i suoi cittadini? A Nicolò già l&#8217;invio agli infanti del codice fiscale sembrava abbastanza. Poi ha letto qualche post di Serena Sileoni su Chicago-Blog e ha capito che lo Stato tende a mostrare ai contribuenti un volto molto arcigno; ne ha concluso che, ad ogni buon conto, è più prudente dichiararsi contrari all&#8217;evasione fiscale. Nelle sue chiacchierate al parco si comporterà di conseguenza.</p>
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		<title>L’Italia ed il dilemma del prigioniero – di Piero Torazza</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 13:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guest</dc:creator>
				<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[banche]]></category>
		<category><![CDATA[debito]]></category>
		<category><![CDATA[fallimento sovrano]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[riforma fiscale]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Piero Torazza.
Questo scritto è la continuazione del precedente “Tutti giù per terra!”, giugno 2011 quando la Grecia era il problema e l’Italia sembrava messa bene. A posteriori direi che ho portato molta sfortuna.
Parto da una considerazione amara ma fondata: il problema economico numero uno dell’occidente non è più il Pil, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Piero Torazza</em>.</p>
<p>Questo scritto è la continuazione del precedente “<a href="http://www.chicago-blog.it/2011/07/03/tutti-giu-per-terra-di-p-torazza/" target="_blank">Tutti giù per terra!</a>”, giugno 2011 quando la Grecia era il problema e l’Italia sembrava messa bene. A posteriori direi che ho portato molta sfortuna.</p>
<p>Parto da una considerazione amara ma fondata: il problema economico numero uno dell’occidente non è più il Pil, non è più la Disoccupazione, non è più l’Inflazione. Oggi il problema numero uno è il Debito.<span id="more-10274"></span>Senza crescita non si paga il debito, ma la crescita a debito lo rinvia e lo aggrava. Non si fanno le nozze con i fichi secchi, ancor peggio facendosi prestrare i soldi dagli strozzini perchè le banche non si fidano più.</p>
<p>Partiamo dal leader: negli U.S.A il Debito Aggregato (pubblico+privato) nel 2011 è  peggio che nel 1929.</p>
<p><a href="http://www.chicago-blog.it/wp-content/uploads/2011/10/Tora-01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10276" title="Tora-01" src="http://www.chicago-blog.it/wp-content/uploads/2011/10/Tora-01.jpg" alt="" width="472" height="348" /></a></p>
<p>I favolosi anni ’80/90 (deregulation, finanziarizzazione, crescita) sono stati una gigantesca illusione di massa.</p>
<p>Guardiamo il debito Pubblico Italiano: negli anni ’80 abbiamo raddoppiato il debito da 60% a 120% ponendo le basi per l’attuale declino. Negli anni ’90 ci avevamo messo una toppa facendolo scendere al 104% per entrare nell’Euro. Nel 2011 siamo ritornati al 120% senza dover salvare le banche come gli altri.</p>
<p>Una curiosa coincidenza: 1992 = debito 120% + tangentopoli; 2011 = idem:)</p>
<p>Il Debito Pubblico Aggregato Italiano (incluse Pensioni&amp;Enti Locali&amp;Partecipazioni) è circa il 300%.</p>
<p>Questo Debito non lo hanno fatto i marziani: lo abbiamo fatto noi, andando in pensione a poco più di 50 anni, facendoci assumere nella p.a. in esubero, eludendo o evadendo in massa le tasse (ognuno per quello che può), e perdonando una classe politica la cui corruzione (= maggiore spesa pubblica) credo abbia ben pochi eguali in occidente. Lo stato si è indebitato al nostro posto. Ma lo stato siamo noi.</p>
<p>Del ruolo che potrà giocare il tanto celebrato risparmio/patrimonio parlerò alla fine.<br />
Pure la mitica Germania è messa peggio di quel che si dice: non mette nel suo Debito una grossa Agenzia Pubblica (tipo la Cassa Depositi e Prestiti), se lo facesse passerebbe dall’80% al 100% dalla sera alla mattina. Poi ci sarebbero altre cosette. Ma basta questa.</p>
<p><a href="http://www.chicago-blog.it/wp-content/uploads/2011/10/Tora-02.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10277" title="Tora-02" src="http://www.chicago-blog.it/wp-content/uploads/2011/10/Tora-02.jpg" alt="" width="514" height="313" /></a></p>
<p>Non è fondata la tesi, numeri alla mano, che il colore politico dei governi  abbia influito più di tanto. Il Debito U.S.A è cresciuto con Repubblicani (Destra) e Democratici (Sinistra).</p>
<p>Ad esser precisi è cresciuto più con i Repubblicani, ma Clinton fu favorito da un Pil più veloce.</p>
<p>Aggiungiamoci qualche Guerra fatta a Debito per non metter le odiate tasse, i mega salvataggi delle Banche ed una Riforma Sanitaria socialmente condivisibile (x me) ma comunque costosa, e la frittata è fatta.</p>
<p>Pubblico una slide sul caso Italia: non la commento per evitare che le appartenenze politiche distraggano dal cuore del problema. Ognuno la valuti da sè. Teniamo conto degli Slittamenti Elettorali: spesso il governo uscente l’ultimo anno fa debiti per acquisire consenso a carico di chi verrà.</p>
<p>Non è neppure fondata la tesi che le opposte ideologie economiche abbiano influito più di tanto.</p>
<p>Gli U.S.A più Liberisti/Mercatisti hanno spinto su Debito Privato e Base Monetaria (un debito occulto comprato dalla banca centrale invece che dai risparmiatori).</p>
<p>L’Europa più Statalista/Keynesiana ha spinto su Spesa e Debito Pubblico.</p>
<p>Come Pil l’America è andata molto meglio dell’Europa, ma come Debiti Aggregati sta peggio di noi.</p>
<p>Ci sono sia i Fallimenti dello Stato sia i Fallimenti del Mercato: ogni estremismo è pernicioso.</p>
<p><strong><em>Il ruolo della Speculazione finanziaria</em></strong><br />
Nel dibattito sui media si fronteggiano due tesi manichee: “è tutta colpa della Speculazione” vs “è tutta colpa dei Debiti pubblici”. Rubo un cinico motto che ben rappresenta la mia opinione: “la speculazione è come un avvoltoio, arriva quanto sente l’odore del sangue, quando la preda è già (di per sè) in agonia”.</p>
<p>Alcune distorsioni della Speculazione sono decisamente fondate:</p>
<ul>
<li>due pesi e due misure: Banche d’Affari/Agenzie attaccano l’Europa ed ignorano America, Inghilterra e Giappone che a debiti son messe forse peggio (l’America è appesa al $ Riserva Mondiale = debito estero che si può non rimborsare); prima di attaccare a casa loro ci pensano due volte;</li>
<li>nel breve/medio periodo altera i prezzi come più gli conviene (Bull&amp;Bear Trap = Trappole per rialzisti&amp;ribassisti) rispetto ai fondamentali; il prezzo comunica informazione, ma l’informazione può essere scientificamente falsata =&gt; la crescita 2009/2011 era drogata dalle bolle monetarie, ma politici ed opinione pubblica non si lamentavano di questa bella bugia, mentre ora contestano l’amara verità;</li>
<li>la speculazione non è formata da milioni di operatori equipotenziali, il 90% dei Derivati U.S.A. è in mano a 5 Banche d’Affari, e l’ammontare dei Derivati Lordi (1) è 10 volte il Pil mondiale =&gt; questa concentrazione di potere (e di rischi!) è incompatibile sia con la visione Dirigista sia con quella Liberale che vuole contrastare ogni posizione Dominante (sia essa Statale o Privata);</li>
<li>il valore delle Borse Private Non-Regolamentate (cioè esterne alle classiche Borse di New York, Francoforte, ecc.) ha ormai superato quello delle Borse Regolamentate;</li>
<li>i CDS  (Credit Default Swap), contratti di assicurazioni per coprirsi dal rischio fallimento, sono quotati sui mercati Non-Regolamentati; è possibile comprarli allo Scoperto (Naked) cioè senza avere i titoli da coprire in portafoglio: “mi posso assicurare contro il rischio che la casa del mio vicino bruci” =&gt; potrei essere tentato di dar fuoco a quella casa non mia (il Codice Civile lo vieta) (2);</li>
<li>publicizzazione delle perdite: era forse utile salvare le banche (i risparmi della gente), ma non è bello permettere che gli stessi manager del crack continuino con de-merito ad auto-darsi i super bonus.</li>
</ul>
<p>Purtroppo queste distorsioni Speculative sono soltanto un’aggravante del problema del Debito.</p>
<p>Sono come i costi della Casta: vanno messi a posto ma non illudiamoci che così si risolve tutto.</p>
<p>La cinica Speculazione ha però un doloroso pregio: oggi costringe (per il proprio interesse) politici e ceto medio a guardare in faccia la realtà, e non fra qualche anno quando sarebbe pure peggio.</p>
<p>Perchè la speculazione nel 2010 attaccava i Piccoli (Grecia, Irlanda) mentre nel 2011 attacca i Grossi (Italia)?</p>
<p>Il nostro debito 2010 era un pò più basso ma comunque già fuori controllo. Secondo la mia esperienza il motivo è il seguente: le Banche d’Affari a fine 2010 si sono accorte che nel giro di 6 mesi il Pil mondiale entrava in stagnazione (era finita la benzina degli stimoli statali). Così dapprima hanno venduto senza farsene accorgere le loro azioni in portafoglio (distribuzione al parco buoi), poi fulminati sulla via di Damasco cascano da cavallo e si accorgono che il Pesce Grosso è a rischio, lo attaccano ad Agosto 2011 e scatenano il crollo dell’azionario.</p>
<p>Prima non gli conveniva vedere. Ora sì. E dopo i Grossi toccherà ai Giganti.</p>
<p><strong><em>Le cause fondamentali del Debito</em></strong></p>
<ul>
<li>fine del Baby Boom: aumento spesa sociale, spostamento risparmio dagli investimenti verso la rendita;</li>
<li>eccesso capacità produttiva: negli U.S.A. il tasso di utilizzazione è sceso dal 90% degli anni ’60 all’85% del ’90 al 78% odierno =&gt; non sappiamo più cosa produrre =&gt; siamo ingabbiati nelle trappola della crescita continua per evitare disoccupazione e reggere i debiti;</li>
<li>concorrenza globale: ha giocato un duplice ruolo, dapprima ha consentito al consumatore di comprare a basso costo, oggi l’industrializzazione dei paesi emergenti (ed il lento miglioramento del loro modesto livello di vita) delocalizza attività, genera disoccupazione e debito estero;</li>
<li>risorse naturali razionate: l’aumento dei consumi dei paesi emergenti nel lungo periodo ha ovvii effetti su domanda &amp; prezzi delle commodity (energia incluso uranio, alimentari, metalli);</li>
<li>mancanza di un salto tecnologico radicale: una volta c’era la ferrovia, poi l’automobile, frigorifero, tv, internet =&gt; oggi ci siamo ridotti a cambiare la cover del cellulare; speriamo nella fusione a freddo;</li>
<li>crescente concentrazione della ricchezza: sia negli Usa che in Europa, a causa della della pressione sui salari indotta dalla 2° fase della globalizzazione, è aumentata la quota assegnata ai profitti ed agli stipendi della struttura apicale (aumento del divario tra operaio e manager) =&gt; ma il ceto medio vuole consumare lo stesso in democrazia =&gt; quindi facciamo debiti pubblici e privati (3);</li>
<li>marketing commerciale: è una leva, oggi portata all’eccesso, per sostenere i consumi senza reddito;</li>
<li>marketing politico: la democrazia richiede responsabiltà da parte del ceto medio elettore, se i politici hanno paura di perdere consenso dicendo la verità allora mentono, rinviano, aggravano i problemi.</li>
</ul>
<p><em><strong>Prospettive per il 2012: il Deleveraging globale</strong></em><br />
Oggi mentre scrivo, 10 Ottobre 2011, sui mercati finanziari c’è calma apparente.<br />
E’ possibile che entro la fine del 2011 ci saranno nuovi crolli, è praticamente certo che ci saranno nel 2012.</p>
<p>E’ facile prevedere che il Pil scenderà ulteriormente, minori entrate, maggiori interessi.</p>
<p><a href="http://www.chicago-blog.it/wp-content/uploads/2011/10/Tora-03.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10278" title="Tora-03" src="http://www.chicago-blog.it/wp-content/uploads/2011/10/Tora-03.jpg" alt="" width="471" height="195" /></a></p>
<p>Nel 2012 sono previste tonnellate di Rinnovi di Debito Pubblico in tutto il mondo, ci sarà una concorrenza aggressiva per accappararsi finanziamenti razionati: il costo del danaro aumenterà per stati &amp; imprese &amp; privati.</p>
<p><a href="http://www.chicago-blog.it/wp-content/uploads/2011/10/Tora-04.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10279" title="Tora-04" src="http://www.chicago-blog.it/wp-content/uploads/2011/10/Tora-04.jpg" alt="" width="471" height="250" /></a></p>
<p>Alcune analisi su particolari strumenti che prezzano i rischi impliciti lasciano intuire che, ai piani alti delle Banche d’Affari, prevedono un annus horribilis. I loro report ufficiali ad usum del fini van presi con le molle.</p>
<p>Il 2012 sarà l’anno del grande Deleveraging globale (rimborso forzato dei debiti). E sarà molto doloroso.</p>
<p>Il famoso Spread Btp-Bund rimane molto alto, per ora tenuto sotto controllo dagli acquisti della Bce.</p>
<p>Purtroppo per l’Italia il costo di quelle assicurazioni chiamate CDS è più alto dello Spread sui bond:</p>
<p>Per consolarci un pò, guardiamo pure il grafico del CDS medio delle Banche Americane:</p>
<p>Due commenti flash sui CDS comparati:</p>
<ul>
<li>il costo del rischio per l’Italia non è molto diverso da quello del sistema bancario americano;</li>
<li>il costo per le banche americane ha quasi raggiunto i livelli 2007/08 =&gt; pre-default Lehman.</li>
</ul>
<p>Un paradosso: oggi le Banche Europee sono in crisi di liquidità, hanno paura ad imprestarsi i soldi tra di loro, così li depositano al sicuro presso la Bce oppure li trasferiscono in America presso la Fed, cioè presso quella Banca Centrale che dovrebbe controllare i rischi del sistema bancario americano!</p>
<p>Qualche settimana fa è venuto in Europa il Ministro del Tesoro Americano, un certo Geithner, a spiegarci come risolvere i nostri problemi, e ci ha detto: fate come noi in America, date il permesso alla Bce di stampare nuova moneta, così evitate di andare sui mercati a chiedere prestiti (vedi il Fondo Salva Stati), non vi costa (apparentemente) niente, e poi ci comprate tutti i titoli spazzatura che volete. In pratica ha detto: create una bella Bolla finanziaria anche voi Europei, così si somma alla nostra. Il potenziale inflazionistico nel lungo periodo è dirompente. Nel medio si scarica su Borse&amp;Commodity. Poi brucerà implicitamente “debiti pubblici = risparmi/salari privati” senza dover fare manovre impopolari così difficili in democrazia.</p>
<p>Gli ottimisti dicono che dopo ripartirebbe la crescita dei salari reali e del Pil. I catastrofisti parlano di nuove guerre mondiali: speriamo di no. Personalmente credo che nessuno oggi sia in grado di dire cosa accadrà.</p>
<p>Lo Scioglimento dell’Euro è ormai una possibilità realistica: nel breve distruggerebbe patrimoni/salari degli Italiani di un 30/40%. Nel lungo la Svalutazione della Lira (od Euro 2 dei Poveri) migliorerebbe la competitività dell’industria italiana. E’ per questo che gli Industriali Tedeschi premono per un intervento (condizionato) a favore dei Piigs, mentre il ceto medio tedesco (i tax payer che dovrebbe pagare i salvataggi) è fortemente contrario. Anche qui credo che oggi nessuno sappia come andrà a finire.</p>
<p><strong><em>La situazione Italiana: una proposta</em></strong><br />
Nel precedente articolo di giugno 2011 concludevo: quando sarà chiara la portata della crisi, si scatenerà un gigantesco scaricabarile per far pagare gli altri (interno ed internazionale).</p>
<p>Ormai il Tempo è diventato una risorsa razionata: ogni ulteriore ritardo aumenterà i costi.</p>
<p>Mentre scrivo sento parlare di altri Condoni: oltre alle questioni di etica pubblica/cattivo esempio, seguire queste strade significa non voler capire la portata storica degli eventi.</p>
<p>È suicida sperare negli aiuti dal cielo: Bce, Germania, Fondo Salva Stati, Fmi, Cina (4).</p>
<p>Arrivo alla proposta per l’Italia, di cui sono sempre più convinto.</p>
<p>Per gestire il 2012 dovremmo accettare ulteriori sacrifici distribuiti su tutti i gruppi sociali di ogni colore.</p>
<p>La maggior parte di queste manovre sono recessive nel medio periodo, ma non c’è alternativa.</p>
<p>Colore di centro/sinistra:</p>
<ul>
<li>taglio costi pubblica amministrazione centrale&amp;locale;</li>
<li>riforma pensionistica (inclusi privilegi es. falsi invalidi, baby pensioni, cassa dirigenti);</li>
<li>riforma lavoro: meno diritti al tempo indeterminato e più diritti ai precari (gap generazionale);</li>
</ul>
<p>Colore di centro/destra:</p>
<ul>
<li>vera lotta evasione + trattato Svizzera (x capitali non scudati come Usa/Germania/Francia) (4);</li>
<li>patrimoniale over xxx euro (escluse le attività produttive non di comodo);</li>
<li>snellimento albi professionali (bloccato in estate da sommossa avvocati parlamentari);</li>
</ul>
<p>Ceto politico bipartisan:</p>
<ul>
<li>privatizzazioni (incluse molte municipalizzate: ma attenzione a prezzi di saldo e favori agli amici);</li>
<li>abolizione provincie, soppressione piccoli comuni e riduzione parlamentari&amp;consiglieri regionali.</li>
</ul>
<p>Due le ragioni per cui queste politiche dovrebbe essere a 360° gradi:</p>
<ul>
<li>quantitative =&gt; i problemi da risolvere sono di portata storica;</li>
<li>sociali/morali =&gt; distribuzione dei sacrifici =&gt; consenso democratico per attuarle.</li>
</ul>
<p>Due postille:</p>
<ul>
<li>la patrimoniale deve generare una riduzione del cuneo fiscale lavoro/imprese=&gt; dalla rendita al lavoro;</li>
<li>massima vigilanza su rischio che privatizzazioni finanzino spesa corrente invece di ridurre debito.</li>
</ul>
<p>Accennavo in precedenza al Risparmio Privato degli Italiani che astrattamente compensa il Debito Pubblico (di cui siamo al 50% creditori ed al 100% debitori). E’ giunta la fase storica in cui la teoria si materializzerà: volontariamente o forzatamente, questo dipenderà da noi.</p>
<p>Alcuni dicono: ripudiamo il debito estero  =&gt; e poi ? =&gt; che fine fa quel 50% di Stato finanziato da fuori?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Il dilemma del prigioniero</strong></em><br />
Per ridurre il Debito volontariamente è indispensabile che i vari gruppi riducano l’egoismo intrinseco nella nostra natura umana. Secondo me questa via sarebbe collettivamente il male minore.</p>
<p>Propongo il Dilemma del prigioniero (6): fa parte della Teoria dei giochi e studia il comportamento.</p>
<p>Le scienze economiche non sono scienze esatte (come quella dei neutrini:)<br />
Sono in buona parte dei modelli in cui la psicologia sociale (individui e masse) ha il ruolo determinante.</p>
<p>Meccanica del gioco: due malandrini vengono beccati nel loro appartamento con la refurtiva.</p>
<p>Li portano davanti al giudice che gli spiega la legge di quel paese:</p>
<ul>
<li>se confessa uno solo, quello che confessa si becca 8 anni (max della pena), l’altro 0 anni (il più furbo);</li>
<li>se confessate entrambi avrete 2 anni per uno (25% del max) come premio per la collaborazione;</li>
<li>se non confessa nessuno, siccome c’è la prova della refurtiva, 5 anni per ognuno (60% del max);</li>
<li>prima del processo potete comunicare tra voi per mettervi d’accordo;</li>
<li>ma poi in udienza non potrete più comunicare.</li>
</ul>
<p>Date queste condizioni: la Scelta Ottimale per il “Singolo A” (non confessare = media probabilistica 2,5 anni) danneggia il Gruppo (dagli 8 ai 10 anni totali vs un minimo di 4).</p>
<p>E nel caso in cui il “Singolo B” imiti “A” (non confessi), allora anche “A” soffre un danno (5 anni invece di 2) rispetto alla Scelta Ottimale per il “Gruppo” (confessare entrambi).</p>
<p><a href="http://www.chicago-blog.it/wp-content/uploads/2011/10/Tora-05.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10280" title="Tora-05" src="http://www.chicago-blog.it/wp-content/uploads/2011/10/Tora-05.jpg" alt="" width="499" height="101" /></a></p>
<p>Il trucco sta nella Fiducia: perchè in udienza non possono più parlare tra loro.<br />
Se fossi uno Statalista direi: la logica ho smontato la “Favola delle api” (7) dove “i vizi  privati si risolvono in pubbliche virtù” e la mano invisibile del mercato produce sempre bene collettivo. Se fossi un Liberista mi basterebbe cambiare qualche “punteggio” e/o “regola” per dimostrare l’opposto.</p>
<p>Logicamente  noi  Possiamo  dimostrare ciò che  Vogliamo.</p>
<p>Possiamo, Vogliamo, Fiducia =&gt; queste le 3 parole che cambiano tutto.</p>
<p>L’economia è una scienza sociale quindi alcune delle condizioni (regole e punteggi) le decidiamo noi.</p>
<p>Gli psicologi nella “teoria del lutto” ci descrivono diverse fasi: negazione, rabbia, rassegnazione, accettazione. Qualche mese fa eravamo nella negazione di massa, oggi siamo a cavallo tra rabbia e rassegnazione. Se raggiungeremo la fase dell’accettazione sarà meglio (meno peggio) per tutti.</p>
<p>In questo autunno 2011 (per il 2012) siamo chiamati a scegliere velocemente tra:</p>
<ul>
<li>accettare volontariamente altre dure riforme fiscali strutturali  (per tutti);</li>
<li>subire forzatamente una prossima iper-inflazione e/o default (per tutti).</li>
</ul>
<p>In buona fede<br />
Piero Torazza</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
Nota (1) : i puristi della finanza osserverebbero che i Derivati Netti sono molto meno: Tizio ha un debito con Caio che ha un debito con Sempronio che ha un debito con Tizio, quindi alla fine i debiti non esistono; la storia ci dimostra che i Singoli Agenti economici sono egoisti di breve periodo.<br />
Nota (2): non è una mera ipotesi di scuola: in America una di quelle 5 Banche ha speculato al ribasso contro quell’Assicuratore (il più grande al mondo) con cui lei stessa si era assicurata =&gt; conflitto di interessi al cubo!<br />
Nota (3): i puristi del liberismo direbbero che se diamo sgravi fiscali ai ricchi poi questi investono e danno nuovo lavoro al ceto medio che alla lunga ne beneficia; a guardare la storia degli ultimi 30 anni non sembrerebbe, forse per l’aumento della mobilità dei capitali e per l’eccesso di capacità.<br />
Nota (4): recentemente i Cinesi sono venuti per salvarci, gli abbiamo chiesto: compratevi altri Btp, cioè una promessa senza garanzie reali, e loro ci hanno risposto (giustamente): se volete compriamo il 30% dell’ Eni.<br />
Nota (5): il trattato con la Svizzera potrebbe fruttare 100 miliardi di botto (tassati al 20/30%), più lo rinviamo più diamo il tempo agli evasori di spostarli verso altri lidi fiscali; la Svizzera chiede di non pubblicare i nomi proprio per conservare i capitali post-condono.<br />
Nota (6): è una versione da me modificata dell’originale di Albert Tucker, un logico/matematico americano del ’900.<br />
Nota (7): breve e gustoso poemetto scritto Bernard Mandeville nel ’700</p>
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		<title>La “Repubblica degli struzzi” malata di ipertensione fiscale</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Oct 2011 10:45:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Seri</dc:creator>
				<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Equitalia]]></category>
		<category><![CDATA[evasione fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[sistema tributario]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sarà una &#8220;Repubblica delle banane&#8221; (come dice l&#8217;On. Calderoli), ma è di certo una &#8220;Repubblica degli struzzi&#8221; che cercano nel buio con la testa infilata sotto la sabbia e non si vogliono rendere conto che il problema principale di questa nostra Italia è il Fisco prepotente, ossessivo, oppressivo, prevaricatore ed irrispettoso della dignità dei Cittadini.</p>
<p><span id="more-10232"></span>Sull&#8217;enfasi della lotta all&#8217;evasione, propagandata come il male supremo del nostro Paese di proporzioni enormi (stimate non si sa come) e sostanzialmente costanti nel tempo (sono anni che il volume del sommerso viene indicato in 250 Miliardi di Euro a cui corrisponderebbe una evasione di imposte di 125-150 Miliari di Euro), è stata ingenerata nell&#8217;opinione pubblica la convinzione che servisse un potenziamento dei poteri di indagine di accertamento e di riscossione dell&#8217;Amministrazione finanziaria sull&#8217;illusione che i malfattori da colpire fossero solo le Imprese e i Lavoratori Autonomi: chissenefrega se il Fisco si può avvalere di assurde presunzioni legali che scaricano sui Contribuenti l&#8217;onere di dimostrare il contrario (spesso impossibile da adempiere), tanto sono sempre gli Altri e sempre gli Autonomi che evadono i tributi e quindi ben gli sta.</p>
<p>Poi però, pian piano, la Gente si è accorta che questa lotta all&#8217;evasione sempre più accanita riguarda tutti i Cittadini, che bisogna stare attento a quanto si spende e a come si spende il proprio denaro, che anche i risparmi e le risorse finanziarie depositate in banca o alle poste o investite in titoli o in polizze alimentano il sospetto di evasione, che chi ha avuto la sfortuna di doversi relazionare con gli Uffici finanziari ne è uscito con le ossa rotte perché alla fine ha dovuto comunque pagare &#8220;qualcosa&#8221; all&#8217;Erario e pagarsi il consulente ed è iniziata a diffondersi una giusta sia pur tardiva preoccupazione ad ogni livello sociale aggravata oltretutto da una grave crisi economica di proporzioni mondiali.</p>
<p>Risultato? Da quando nel 2007, a seguito dei noti Decreti Visco-Bersani, è iniziata la caccia alle imprese edili e a tutto l&#8217;indotto che ha coinvolto anche gli acquirenti e che ha dato forte impulso alle indagini sui conti bancari, legittimando vere e proprie scorribande nelle posizioni dei Contribuenti ed alimentando volumi di presunti maggiori redditi esagerati, sproporzionati ed irreali basati per lo più sulla oggettiva impossibilità di difendersi, la Gente si è spaventata ed ha cominciato a non fare più investimenti ed a ridurre sensibilmente la spesa per i consumi, aggravando ancor più la crisi del mercato già in atto, e chi può sta portando valigette di soldi all&#8217;estero dove esistono banche che assicurano la riservatezza e che hanno perfino esaurito le cassette di sicurezza disponibili.</p>
<p>Esistono rilevanti risorse finanziarie congelate che non vengono impiegate per paura di finire sotto la lente del Fisco, perché ormai hanno capito tutti che si sta organizzando un vero e proprio esproprio di stato in danno dei risparmi dei Cittadini, senza più distinzione di starti sociali: spesometro, redditometro, rapporti bancari, operazioni extraconto, studi di settore, telematizzazione delle procedure, informatizzazione delle banche dati sempre più cariche di dati personali, &#8230; coinvolgeranno e travolgeranno tutti e consentiranno allo Stato di poter rastrellare, anche indebitamente e con metodi a dir poco medioevali da caccia alle streghe, quello che gli serve per ridurre il debito pubblico, tendere al pareggio di bilancio e mantenere gli sperperi, gli sprechi, i privilegi e i costi esagerati degli apparati istituzionali. E&#8217; tutto estremamente facile perché il Governo indica all&#8217;Agenzia delle Entrate un determinato budget di recuperi d&#8217;imposta, promettendo incentivi agli operatori dei vari Uffici finanziari periferici; Equitalia deve riscuotere le somme anche ingiustamente accertate minacciando fermi auto, ipoteche e pignoramenti ovunque risulti qualcosa da aggredire e la Giustizia tributaria (che verrà riformata completamente introducendo Magistrati in carriera pagati con le risorse recuperate dal Fisco e dunque sostanzialmente dipendenti dell&#8217;Erario) sarà indirizzata a dar torto ai Contribuenti (come già sta facendo da alcuni anni la Sezione Tributaria della Corte di Cassazione in barba alla imparzialità ed alla indipendenza delle sue funzioni).</p>
<p>Nel delineato contesto, per tentare di emergere dalla situazione certamente difficile in cui il Paese si trova, è necessario prioritariamente liberare le risorse esistenti: il danaro che non viene speso per paura di suscitare le attenzioni del Fisco di cui nessuno si fida più non produce ricchezza per nessuno, rallenta i consumi, deprime il sistema produttivo, provoca disoccupazione ed impoverisce sempre di più la Nazione ed i Suoi Cittadini. Bisogna entrare immediatamente in una fase di tregua fiscale, rassicurare la Gente che non deve temere di spendere i propri danari, ridisegnare il sistema fiscale che si deve basare sulla contrapposizione degli interessi tra le parti in modo che l&#8217;uno si possa giovare del documento fiscale emesso dall&#8217;altro e sulla detassazione dei redditi derivanti dal lavoro in senso lato (dipendente, autonomo e d&#8217;impresa) perché è intollerabile che una Repubblica fondata sul lavoro non abbia una normazione premiale nei confronti delle Persone che vivono del proprio Lavoro e che per questo rivendicano il diritto al gusto ed alla passione per il loro lavoro.<br />
Queste sono le soluzioni immediate ed improcrastinabili da perseguire con l&#8217;imminente decreto sullo sviluppo del Paese. Per capirlo i nostri Governanti e i nostri Politici dovrebbero però togliere la testa dalla sabbia, dimenticarsi per un momento della loro posizione di immeritato privilegio, guardarsi intorno e magari, in un impulso di umiltà, informarsi dalla Gente che tribola tutti i giorni e che merita di essere ascoltata.</p>
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		<title>Tirannia fiscale n. 6: la patrimoniale è legittima?</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 10:15:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena Sileoni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[doppia imposizione]]></category>
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		<description><![CDATA[In un articolo apparso qualche giorno fa su noiseFromAmeriKa (Espropriazione
e Rassegnazione?), Fabio Scacciavillani ha molto opportunamente ammonito che qualsiasi tassa sul patrimonio è una tassa sul risparmio, o meglio, un «esproprio del risparmio privato». Quel che può sfuggire alla percezione dei contribuenti a furia di parlare di patrimoni come di grandi ricchezze accumulate dai più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un articolo apparso qualche giorno fa su noiseFromAmeriKa (<a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Espropriazione_e_Rassegnazione%3F#body">Espropriazione<br />
e Rassegnazione?</a>), Fabio Scacciavillani ha molto opportunamente ammonito che qualsiasi tassa sul patrimonio è una tassa sul risparmio, o meglio, un «esproprio del risparmio privato». Quel che può sfuggire alla percezione dei contribuenti a furia di parlare di patrimoni come di grandi ricchezze accumulate dai più facoltosi, è che il conto in banca o l&#8217;oro lasciato dal nonno non siano patrimonio, ma solo &#8220;i risparmi di una vita&#8221;.</p>
<p>Il patrimonio, invero, è risparmio. Volendo, si può dire che è il risparmio che si è<br />
accumulato, e viceversa il risparmio è quell&#8217;attività di accantonamento frutto di scelte e sacrifici di natura economica che genera patrimoni. Se si chiarisce questo punto, continua l&#8217;Autore, resta più facilmente intuibile che una tassa patrimoniale sarebbe incostituzionale, dal momento che l&#8217;art. 47 Cost. «incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme».<br />
Premesso che l&#8217;invito di Scacciavillani a un atto di &#8220;resistenza fiscale&#8221; che possa portare al vaglio della Corte costituzionale la tassa patrimoniale per violazione dell&#8217;art. 47 ci lascia assai ammaliati, non siamo tuttavia fiduciosi che la Corte possa accogliere la questione.<br />
L&#8217;art. 47 Cost. tutela sì il risparmio, da intendersi come ammontare di valore non consumato, come bene in sé, come una particolare forma di proprietà che appresenta una risorsa indispensabile alla ricchezza delle persone e del paese, poiché ritenuto una modalità di garanzia degli investimenti e di stabilità della ricchezza privata. È tuttavia presumibile, considerando anche la nostra giurisprudenza in materia di tasse e tributi, che dinanzi a un&#8217;eccezione di incostituzionalità di un’imposta patrimoniale si sosterebbe l&#8217;impossibilità di utilizzare l&#8217;art. 47 isolatamente, e invece la necessità di leggerlo in combinato con le altre disposizioni costituzionali che, consentendo i sacrifici del contribuente sulla base della capacità contributiva (art. 53), permettono, come da sempre il diritto tributario riconosce, che le imposte possano calcolarsi tanto sul flusso di ricchezza (es. reddito) quanto sullo stock di ricchezza (es. patrimonio).<br />
Invocare l&#8217;art. 47 ci sembra in conclusione una prospettiva assolutamente educente ma, purtroppo, debole, a meno di non assistere a un vigoroso e di certo atteso cambiamento della giurisprudenza in materia tributaria.</p>
<p>Questione diversa, invece, è valutare la legittimità della patrimoniale non in quanto aggressione a una forma di proprietà &#8211; il risparmio &#8211; tutelata dalla Costituzione, ma dal punto di vista del divieto di doppia imposizione, che costituisce un principio generale e inderogabile del diritto tributario.<br />
Come noto, tale divieto impedisce che sullo stesso soggetto possano gravare più imposte o la stessa imposta in tempi diversi, derivanti da uno stesso presupposto fiscalmente rilevante.<br />
Occorre dunque ragionare se un’imposta patrimoniale non soddisfi a rigore queste condizioni, dal momento che si tratta di un carico impositivo su uno stesso soggetto e su un medesimo presupposto d&#8217;imposta, già valutato in quanto flusso (reddito) e successivamente in quanto stock (patrimonio). In altri termini, una rigorosa interpretazione del divieto di doppia imposizione dovrebbe portare a valutare se il soggetto non abbia già scontato l’obbligazione tributaria quando il presupposto è stato considerato flusso di ricchezza, così da non poter scontare una successiva obbligazione tributaria sulla medesima ricchezza valutata in termini di stock.</p>
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		<title>Mi spiace, sulla patrimoniale non cambio idea</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 12:46:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oscar Giannino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da Panorama in edicola giovedì
Il meteo dell&#8217;economia, di questi tempi, varia solo nell&#8217;area delle basse pressioni. L&#8217;opinione pubblica si scoraggia, sotto i colpi della sfiducia. E in tutto questo c&#8217;è qualcosa di singolare davvero, nei sondaggi. In un mesetto, infatti, gli italiani almeno una certezza l&#8217;avrebbero luminosamente conquistata. A stragrande maggioranza, sarebbero diventati convinti sostenitori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Da Panorama in edicola giovedì</em></p>
<p>Il meteo dell&#8217;economia, di questi tempi, varia solo nell&#8217;area delle basse pressioni. L&#8217;opinione pubblica si scoraggia, sotto i colpi della sfiducia. E in tutto questo c&#8217;è qualcosa di singolare davvero, nei sondaggi. In un mesetto, infatti, gli italiani almeno una certezza l&#8217;avrebbero luminosamente conquistata. A stragrande maggioranza, sarebbero diventati convinti sostenitori di una bella tassa patrimoniale. Oro alla Repubblica che rolla tra i marosi! Vien quasi da plaudire, all&#8217;idea che nel 150° dell&#8217;Unità d&#8217;Italia i suoi cittadini siano così fervidi di amor patrio. Senonché i conti non tornano, almeno per me.<span id="more-10107"></span></p>
<p>Avrà sicuramente pesato l&#8217;effetto spiazzamento delle successive stesure della manovra. E la famosa “quota 90”. Non il cambio lira-sterlina difeso dal Duce, no.  La versione  napoletana, “90 la paura”. Perché di fronte a un eventuale default quasi qualunque cosa appare a molti preferibile. Eppure, ne sono abbastanza sicuro. Non è stata la facondia dei fautori della prima ora della patrimoniale, i Giuliano Amato e i Carlo De Benedetti, a convincere tanti italiani, a far mutar partito anche a pezzi importanti della società prima contrari, come la Cisl. Non credo neanche sia stato Alessandro Profumo, che ne ha adombrata una addirittura da 400 miliardi.</p>
<p>Temo che tanti italiani dicano sì alla patrimoniale per tutt&#8217;altre ragioni. Spremuti già all&#8217;inverosimile da tasse e contributi, e nella prospettiva di esserlo ancor più nei prossimi anni, moltissimi pensano allora che è meglio siano i ricchi a pagare. Il sì di massa alla patrimoniale diventa così un modo per allontanare da sé l&#8217;amaro calice, per rimbalzarne l&#8217;onere sul vicino, che naturalmente lui sì che mente al fisco. La patrimoniale viene insomma preferita all&#8217;attuale sistema di prelievo, esoso e inconcludente, visto che negli ultimi 15 anni ha estratto dalle tasche degli italiani 500 miliardi di euro (a prezzi correnti 2000) più di quanto si sia speso, come ha scritto Marco Fortis, eppure siamo ancora e anzi più di prima sul ciglio del default Ma viene abbracciata in quanto alternativa senza dettagli, perché tutti s&#8217;illudono così che siano pochi ricchi a pagarla. Dimenticando l&#8217;amara lezione della storia, anche italiana ed anche recente (il prelievo notturno sui conti correnti di tutti, l&#8217;avete dimenticato?).</p>
<p>Quando Stato e politici si convincono a una patrimoniale forzosa, perché valga l&#8217;effetto allora bisogna prendere dove si può, Cioè dove occhi e orecchie dello Stato sanno che c&#8217;è da prendere. Nelle tasche dei più, non dei meno.</p>
<p>Forse è meglio che gli italiani se ne ricordino. E che il centrodestra rifletta, se può, se vuole, veda lui perché la sua causa a me pare perduta da un pezzo. Esser riusciti a far abbracciare agli italiani la soluzione indicata dall&#8217;opposizione non è l&#8217;ultimo dei segnali, di ciò che va messo a posto.</p>
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		<title>La Buffett Tax e i suoi ridicoli sostenitori italiani</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 12:36:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oscar Giannino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia di sinistra si spella le mani nei confronti del nuovo piano Obama di rientro del debito federale, urla e grida gioiosamente all&#8217;indirizzo della Warren Buffet Tax. Paghino i ricchi, l&#8217;America lo dice e chi siamo noi per non adeguarci, intona il peana progressista italiano tra lieti canti, cimbali e tamburi. C&#8217;è da rimanere senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia di sinistra si spella le mani nei confronti del nuovo piano Obama di rientro del debito federale, urla e grida gioiosamente all&#8217;indirizzo della Warren Buffet Tax. Paghino i ricchi, l&#8217;America lo dice e chi siamo noi per non adeguarci, intona il peana progressista italiano tra lieti canti, cimbali e tamburi. C&#8217;è da rimanere senza parole, a volte, di fronte alle vette di mistificazione alle quali può giungere il dibattito pubblico italiano.<span id="more-10105"></span></p>
<p>Prima di venire al dunque, una piccola ma necessaria premessa. L&#8217;Amministrazione americana ha dovuto risolversi alla proposta di maximanovra. Ma con il Congresso attuale per metà controllato dai repubblicani dopo le elezioni di midterm si tratta di pura propaganda, perché non essendo stata concordata preventivamente con il Grand Old Party non ha nessuna possibilità di essere approvata. Ma ha dovuto farlo comunque. Da una parte, è ovvio, per uscire dall&#8217;angolo della caduta verticale nei sondaggi d&#8217;opinione, suffragata da ogni voto suppletivo per seggi vacanti al Congresso. Così continuando, Obama non avrebbe solo confermato la pietra tombale sulla sua presidenza, attualmente giàposata nel giudizio maggioritario degli americani. Avrebbe matematicamente impedito qualunque chanche per chiunque altro si fosse candidato a nome dei democratici.</p>
<p>Per questo, a un mese dal sanguinoso downgrading del debito pubblico americano, Obama ha dovuto ammettere – sia pure implicitamente – la propria responsabilità storica. E lo ha fatto solo in parte. La sua manovra decennale, a regime taglierebbe il deficit di 4mila miliardi di dollari. Eppure non bastano neanche questi a sanare quel che Obama ha fatto. Gli Stati Uniti hanno impiegato la bellezza di 232 anni dalla nascita per accumulare 10mila miliardi di dollari dei debito federale. Ma sono bastati i tre anni di Obama per farlo crescere del 45%, con 4,5 trilioni di dollari aggiuntivi. Dunque Obama non riparerebbe tutti i suoi danni, con la sia manovra correttiva.</p>
<p>Ma lasciamo perdere, la storia è piena di politici che dei propri disastri danno colpa ad altro e altri. Quel che più conta, è il merito delle proposte fiscali che tanti applausi suscitano in Italia. Paghino i ricchi! Per 10 punti in più di Gdp americano (sia pur spalmato in 10 anni )! La risata che provocano questi applausi italiani è ovvia, se dall&#8217;empireo dei princìpi generali scendiamo, piedi a terra, a considerare qualche numero. Tanto per essere meno naif.</p>
<p>Se guardiamo le cose come stanno, occorre ricordare che Mr Warren Buffet ha lamentato come uno scandalo il pagamento di minori imposte sul reddito, in proporzione, rispetto ai suoi dipendenti. E c&#8217;è da credergli, se diamo un occhio alle aliquote. Perché Warren Buffet ha dichiarato infatti di aver pagato al fisco federale il 19%  sul suo reddito,rispetto a una media dei suoi dipendenti pari al 26%. Ora Obama fa la faccia cattiva, e afferma che i multimilionari devono pagare almeno il 35%.  E che cosa hanno da applaudire, a queste cifre, i redistribuzionisti statalisti nostrani? Il sottoscritto, che non è Warren Buffet neanche se si fa la plastica al portafoglio più che alla faccia, paga già il 43% di aliquota Irpef. Anzi, dovrà aggiungere altri punti, grazie alla sovraliquota decisa dal governo attuale. Miseria nera, se qualcuno mi applicasse il 26% o anche il 35% pagherei a mie spese fuochi d&#8217;artificio nelle piazze, e sono sicuro che troverei migliaia di contribuenti italiani disposti allo stesso onere.</p>
<p>Ma vi rendete conto o no, che la maxialiquota  marginale americana, quella che accende cuori e menti della sinistra italiana, è del solo 2% superiore all&#8217;aliquota massima del 33% innumerevoli volte proposta da Berlusconi come il massimo di prelievo naturale accettabile sui redditi, oltre il quale inizia ad essere legittima la resistenza fiscale? E&#8217; chiaro o non è chiaro, che siamo praticamente a quel 33% di aliquota massima indicata dal centrodestra con il suo Libro Bianco sulla riforma fiscale del 1994, che il centrodestra purtroppo per lui e per noi nno ha mai attuato? E&#8217; vero o non è vero, che il 33% di aliquota massima sui redditi delle persone fisiche promesso allora non ha suscitato sin dal primo momento qui da noi che vasto scherno scherno perché impossibile, e ferma  condanna perché incostituzionale, rispetto alla lettura assolutamente filostatalista del combinato disposto delle due nome che presiedono da noi alla capacità tributaria e alla progressività del prelievo, cioè gli articoli 23 e 53 della Costituzione?</p>
<p>Datemi retta. Chi in Italia promette ancora più tasse se vincerà le elezioni non ha alcun titolo, per brindare alla Buffet Tax.</p>
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		<title>Robin Tax. Non c&#8217;è limite al peggio</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 15:13:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Concorrenza]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando, tra le pieghe della manovra correttiva, è spuntata l&#8217;addizionale di 4 punti percentuali alla Robin Tax, con la sua estensione a reti e rinnovabili, credevo avessimo toccato il fondo. Poi è venuta fuori l&#8217;idea ancora più assurda di applicare l&#8217;imposta ad altri settori regolati, quali telecomunicazioni e autostrade. Adesso siamo ben oltre il fondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando, tra le pieghe della manovra correttiva, <a href="http://www.chicago-blog.it/2011/08/16/energia-se-si-muove-tassala/">è spuntata l&#8217;addizionale</a> di 4 punti percentuali alla Robin Tax, con la sua estensione a reti e rinnovabili, credevo avessimo toccato il fondo. Poi è venuta fuori <a href="http://www.chicago-blog.it/2011/08/25/robin-tax-sotto-a-chi-tocca-sotto-sotto-tocca-tutti/">l&#8217;idea ancora più assurda</a> di applicare l&#8217;imposta ad altri settori regolati, quali telecomunicazioni e autostrade. Adesso siamo ben oltre il fondo del barile: sembra che <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-09-02/sconto-light-comuni-attacco-063720.shtml?uuid=AaI3Jt0D">verranno proprio dalla Robin Tax</a> i fondi con cui il governo intende comprare il via libera degli enti locali.</p>
<p><span id="more-9997"></span>Copio dalla relazione tecnica relativa all&#8217;emendamento governativo che ha lo scopo di &#8220;girare&#8221; sugli enti locali il tesoretto di 1,8 miliardi di euro atteso dalla Robin Tax:</p>
<blockquote><p>Il decreto legge [originale] prevede che tali maggiori entrate, derivanti da modifiche dell&#8217;addizionale Ires prevista dall&#8217;art.81, commi 16-18 del decreto legge n.112/2008 [la Robin Tax], possano essere destinate alla riduzione fino al 50 per cento degli interventi inerenti, rispettivamente, gli obiettivi di contenimento della spesa sia dei ministeri, di cui al comma 1 dell&#8217;articolo 1, sia degli enti territoriali, di cui al comma 8 dell&#8217;articolo 1. La disposizione in esame modifica le suddette misure percentuali, eliminando la quota destinata agli interventi sui ministeri e prevedendo di conseguenza l&#8217;integrale destinazione delle maggiori entrate alla riduzione delle suddette misure relative agli enti territoriali.</p></blockquote>
<p>Che c&#8217;è di male? Ci sono almeno tre cose che non vanno, oltre alle critiche più generali già espresse dall&#8217;Ibl (<a href="http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/BP/IBL_BP_58_Robin_Hood.pdf">fin dalla genesi dell&#8217;imposta, nel 2008</a>) e, in una recente <a href="http://www.autorita.energia.it/allegati/segnalazioni/016-11pas.pdf">segnalazione a governo e parlamento</a>, dalla stessa Autorità per l&#8217;energia.</p>
<p>1) L&#8217;addizionale di 4 punti introdotta dalla manovra è stata presentata come transitoria: in sostanza, il messaggio del Tesoro è stato che bisogna stringere i denti e passare la nottata. Essendo questo l&#8217;obiettivo, lo strumento è stato &#8211; sempre secondo il Tesoro &#8211; prendere i soldi dove ci sono e dove è più facile cavarli. Che questo abbia enormi controindicazioni, inclusi i danni diretti e indiretti ai consumatori e attraverso essi alle prospettive di crescita economica, non è evidentemente un tema di interesse del ministero. Personalmente non ho mai creduto alla presunta natura transitoria del tributo, ma adesso l&#8217;inganno davvero non regge: se il gettito di un&#8217;imposta serve a coprire spesa corrente (centrale o locale poco conta), quel gettito sarà sempre necessario, in salute e in malattia, nella buona e nella cattiva sorte. Dunque quell&#8217;imposta è destinata a rimanere scolpita nel nostro sistema tributario e, poiché noialtri dell&#8217;Ibl siamo dei cinici sospettosi e malfidenti, nei fatti prelude a un aumento generalizzato, settore per settore, della tassazione sul reddito d&#8217;impresa, come aveva commentato a caldo <a href="http://brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=10601">Alberto Mingardi</a>. Per questo trovo che l&#8217;assurda guerra lobbistica che si è scatenata &#8211; energetici contro telefonici e infrastrutture &#8211; sia quanto di più dannoso potesse accadere.</p>
<p>2) Una delle cose positive della congiuntura attuale è che l&#8217;obbligo alla responsabilità fiscale poteva essere un grande volano per un federalismo concretamente attuato: i tagli ai trasferimenti, nella pratica, equivalevano a mettere i comuni con le spalle al muro, costringendoli a scegliere tra nuovi tributi o minori spese, e dunque responsabilizzarli. Tornare a finanziare gli enti locali con un tributo nazionale è un tradimento di questa evoluzione che rende perfino peggiore la sostanza della manovra.</p>
<p>3) Una buona parte delle imprese colpite sono municipalizzate, il cui azionista unico o largamente maggioritario è il comune. Queste imprese possono tranquillamente riversare il maggior onere fiscale in una riduzione dei dividendi, lasciando il comune azionista in condizioni di assoluta indifferenza rispetto alle entrate (in media). Le imprese private, invece, non possono permetterselo, perché devono comunque remunerare gli azionisti. In prospettiva, questo significa che fare impresa privata nel settore dell&#8217;energia sarà sempre meno conveniente non solo in assoluto (cioè rispetto allo stesso settore in altri paesi o ad altri settori in Italia), ma addirittura in termini relativi: la Robin Tax avrà un effetto diseguale su imprese pubbliche e private e, pertanto, ha una natura profondamente anticompetitiva. Va da sé che la riduzione della concorrenza attuale e potenziale si tradurrà, in un circolo perverso, in un aumento dei prezzi per i consumatori, e avrà un effetto &#8211; in senso lato &#8211; fiscale essa stessa, rendendo possibili extraprofitti per le imprese pubbliche e quindi dividendi relativamente più alti (rispetto al livello &#8220;normale&#8221;) per i comuni azionisti.</p>
<p>In conclusione, la Robin Tax sta diventando una delle più feroci armi di distruzione di massa dell&#8217;economia italiana. Disarmate Robin Hood, prima che faccia il deserto nella foresta di Sherwood.</p>
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		<title>Gioco d&#8217;azzardo libero purché non si pecchi in pubblico – di Vito Kahlun</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 09:46:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guest</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti individuali]]></category>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Vito Kahlun
Texas Hold&#8217;em, scommesse sportive, poker, gratta e vinci, lotto, superenalotto, win for life, roulette e blackjack: in Italia 30 milioni di persone &#8211; un italiano su due &#8211; giocano d&#8217;azzardo. Di questi 500 mila sono affetti da ludopatia ovvero gioco d&#8217;azzardo patologico. Il dato non è nuovo, cosi come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Vito Kahlun</em></p>
<p>Texas Hold&#8217;em, scommesse sportive, poker, gratta e vinci, lotto, superenalotto, win for life, roulette e blackjack: in Italia 30 milioni di persone &#8211; un italiano su due &#8211; giocano d&#8217;azzardo. Di questi 500 mila sono affetti da ludopatia ovvero gioco d&#8217;azzardo patologico. Il dato non è nuovo, cosi come non è nuovo il fatto che le recenti misure riguardanti il gioco online porteranno maggiori introiti alle casse dello Stato. Fin qui niente da eccepire: si tratta di una scelta di politica economica legittima.<span id="more-9968"></span></p>
<p>Ciò che induce a riflettere sono le due facce che mostra la classe politica nostrana di fronte a questioni, che come il gioco d&#8217;azzardo, implicano una presa di posizione morale ed etica. Da un lato, infatti, negli ultimi dieci anni sono aumentate vertiginosamente le entrate nelle casse dell&#8217;erario provenienti dal gioco d&#8217;azzardo.</p>
<p>Ciò teoricamente dovrebbe dirci che i nostri parlamentari non si fanno problemi etico- morali sul tema in oggetto. Quando però si passa dal virtuale &#8211; giocato in solitudine o tutt&#8217;al più in una tranquilla sala bingo &#8211; al reale, qualche problema sorge.</p>
<p>Nello specifico ci si chiede: perché non è ancora possibile aprire Casinò in città come, ad esempio, Roma che avrebbe cosi una maggiore attrattiva internazionale? Cosa ci sarebbe di male ad unire il sacro al profano? Niente in uno Stato laico. In uno Stato moralista, però, le cose vanno diversamente. E allora i &#8220;peccati&#8221; sono leciti &#8211; se non addirittura tutelati &#8211; nel privato, non sanzionati nella quotidianità, e praticamente favoriti da un sistema giudiziario inefficace. Si pensi non solo al gioco d&#8217;azzardo, ma anche al sesso a pagamento e all&#8217;uso &#8220;personale&#8221; di sostanze stupefacenti. E le liberalizzazioni?</p>
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		<title>Energia. Se si muove, tassala</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Aug 2011 14:40:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se il settore dell&#8217;energia è davvero così &#8220;strategico&#8221;, perché continuano a tassarlo a morte?
L&#8217;articolo 7 della manovra correttiva introduce un&#8217;addizionale di quattro punti percentuali all&#8217;addizionale di un punto percentuale all&#8217;addizionale di 5,5 punti percentuali sull&#8217;aliquota Ires per il settore energetico. In pratica, a parità di utili prima delle tasse, un&#8217;azienda energetica dovrà pagare un&#8217;aliquota Ires del 38 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se il settore dell&#8217;energia è davvero così &#8220;strategico&#8221;, perché continuano a tassarlo a morte?</p>
<p><span id="more-9913"></span>L&#8217;articolo 7 della <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2011-08-14/testo-integrale-manovra-172426.shtml?uuid=Aa2tNIwD&amp;p=27">manovra correttiva</a> introduce un&#8217;<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-08-13/robin-hood-pesante-estesa-081255.shtml?uuid=Aa3NRzvD">addizionale di quattro punti percentuali</a> all&#8217;<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2010-06-22/laumento-robin-slitta-unico-111100.shtml?uuid=AY5xBu0B">addizionale di un punto percentuale</a> all&#8217;<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2008/06/robin-tax-ires-33.shtml?uuid=c9a2770e-3dc9-11dd-862f-00000e251029&amp;DocRulesView=Libero">addizionale di 5,5 punti percentuali</a> sull&#8217;aliquota Ires per il settore energetico. In pratica, a parità di utili prima delle tasse, un&#8217;azienda energetica dovrà pagare un&#8217;aliquota Ires del 38 per cento anziché del 27,5 per cento, come tutte le altre. Non solo: pure la platea delle imprese interessate si è allargata, in quanto il fatturato oltre il quale si applica l&#8217;addizionale &#8220;super&#8221; scende da 25 a 10 milioni di euro, con un reddito imponibile di appena 1 milione di euro. La base imponibile si estende pure per il tipo di aziende colpite dalla misura, che passa da:</p>
<blockquote><p>a) ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi;</p>
<p>b) raffinazione petrolio, produzione o commercializzazione di benzine, petroli, gasoli per usi vari, oli lubrificanti e residuati, gas di petrolio liquefatto e gas naturale;</p>
<p>c) produzione o commercializzazione di energia elettrica.</p></blockquote>
<p>a:</p>
<blockquote><p>a) ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi;</p>
<p>b) raffinazione petrolio, produzione o commercializzazione di benzine, petroli, gasoli per usi vari, oli lubrificanti e residuati, gas di petrolio liquefatto e gas naturale;</p>
<p>c) produzione, trasmissione e dispacciamento, distribuzione o commercializzazione dell&#8217;energia elettrica;</p>
<p>c-bis) trasporto o distribuzione del gas naturale.</p></blockquote>
<p>In più, viene meno l&#8217;esclusione dall&#8217;ambito di applicazione del provvedimento delle società che producono energia rinnovabile.</p>
<p>Per riassumere, l&#8217;aliquota viene aumentata (quasi raddoppiata rispetto all&#8217;importo originario) e viene allargato il bersaglio, fino a includere le fonti verdi e le reti. La sola Snam Rete Gas <a href="http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/Snam-Robin-tax-maggiori-oneri-fiscali-annui-150-mln/16-08-2011/1-A_000237267.shtml">stima</a> oneri addizionali per 150 milioni di euro.</p>
<p>Ci sono varie ragioni per cui si tratta di un intervento assolutamente assurdo. In linea di principio, valgono per questo aumento gli argomenti che, <a href="http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/BP/IBL_BP_58_Robin_Hood.pdf">assieme a Piercamillo Falasca</a>, avevamo svolto all&#8217;introduzione della prima Robin Tax. Vale la pena ricordare che, inizialmente, l&#8217;imposta venne creata per colpire i presunti extraprofitti di compagnie che avevano ingiustamente goduto dell&#8217;aumento dei prezzi petroliferi, e allo scopo di finanziare la &#8220;social card&#8221;. Apparentemente, il governo è passato con disinvoltura attraverso lo specchio: non solo ignorando del tutto il <a href="http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=8012">palese fallimento della social card</a>, ma anche e soprattutto perché, nel frattempo, i presunti extraprofitti sono diventati prima profitti normali, poi profittini, e spesso perdite. A titolo di esempio, basta citare la <a href="http://www.unionepetrolifera.it/it/CMS/interventi/get/2010/Tavola_rotonda/Position%20paper%20sulla%20raffinazione.pdf">crisi del settore della raffinazione</a>, il <a href="http://www.terna.it/LinkClick.aspx?fileticket=xcIkintcHgs%3d&amp;tabid=57&amp;mid=21766">crollo della domanda elettrica</a>, il <a href="http://www.chicago-blog.it/2011/05/05/quarto-conto-energia-ecco-il-decreto/">(giusto) taglio degli incentivi alle rinnovabili</a>.</p>
<p>Al di là di tutto questo, comunque, resta incomprensibile come un governo e un ministro che hanno passato gli ultimi mesi a lamentarsi (giustamente) del peso e dell&#8217;effetto distorsivo delle mille eccezioni fiscali, si rendano protagonisti di un clamoroso esempio di politica fiscale punitiva. Punitiva perché del tutto priva di senso: se davvero esistono extraprofitti, sta all&#8217;Antitrust individuarli e rimuoverli, certo non per via fiscale. Punitiva perché priva di logica: adottare il criterio del fatturato per individuare le aziende da colpire significa non distinguere tra i soggetti per i quali l&#8217;aumento dei prezzi petroliferi (fonte dei presunti extraprofitti) è fonte di reddito, e quelle per cui esso è un mero costo. Punitiva perché priva di prospettiva: tassare a morte il settore dell&#8217;energia significa deprimere gli investimenti, e allora non venite più a raccontarci che questo è un settore strategico bisognoso di un occhio di riguardo (occhio di riguardo che sarebbe meglio guardasse altrove, come illustrano, tra le altre, le opposte telenovele su <a href="http://www.chicago-blog.it/2011/03/26/asterix-e-l%e2%80%99energia-perche-su-edison-diciamo-vive-la-france/">Edison</a> e su <a href="http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/BP/IBL_BP_98_Rete_Gas.pdf">Snam Rete Gas</a>). Punitiva perché include pure la beffa del &#8220;divieto di trasferimento&#8221; dell&#8217;imposta sui consumatori finali. Tale divieto non solo è di fatto impossibile da attuare, ma è anche sbagliato, visto che (stante la premessa che siamo in regime di concorrenza) la libertà delle politiche di prezzo non può e non deve essere messa in discussione. Punitiva perché discriminatoria: per quale ragione al mondo l&#8217;investimento in una cosa che si chiama energia deve essere trattato diversamente (cioè più duramente) dell&#8217;investimento in qualunque altro settore? Risposta: perché è più facile prendere i soldi qui che altrove. Punitiva, infine, perché rappresenta l&#8217;ennesimo schiaffo alla certezza del diritto in un paese che ha bisogno di crescere, che per crescere ha bisogno di investimenti, e che per attrarre investimenti non può cambiare le norme, peraltro sistematicamente in senso peggiorativo, a ogni stormir di foglie. <a href="http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=10330">Guido Ghisolfi vi spiega perché</a>.</p>
<p>L&#8217;incremento della Robin Tax è uno dei provvedimenti più odiosi di questa manovra correttiva, perché è uno tra quelli che riescono a combinare nel modo più nocivo tutti gli ingredienti che stanno alla base della bassa crescita italiana: la discrezionalità e volubilità delle norme, il volto aggressivo e rapace del fisco, la cecità di fronte agli effetti dinamici dei provvedimenti, la miopia rispetto ai bisogni del paese, la patente incoerenza coi fini dichiarati di altre politiche, e un generale campanello di allarme sulla capacità italiana di non mettere le mani in qualunque tasca sia sufficientemente ampia (non importa se sufficientemente piena).</p>
<p>Chi ha scritto questa rappresenta la parte peggiore dell&#8217;Italia.</p>
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