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	<title>CHICAGO BLOG &#187; evasione fiscale</title>
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	<description>diretto da Oscar Giannino</description>
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		<title>La “Repubblica degli struzzi” malata di ipertensione fiscale</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Oct 2011 10:45:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Seri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Equitalia]]></category>
		<category><![CDATA[evasione fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[sistema tributario]]></category>
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		<description><![CDATA[Non sarà una &#8220;Repubblica delle banane&#8221; (come dice l&#8217;On. Calderoli), ma è di certo una &#8220;Repubblica degli struzzi&#8221; che cercano nel buio con la testa infilata sotto la sabbia e non si vogliono rendere conto che il problema principale di questa nostra Italia è il Fisco prepotente, ossessivo, oppressivo, prevaricatore ed irrispettoso della dignità dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sarà una &#8220;Repubblica delle banane&#8221; (come dice l&#8217;On. Calderoli), ma è di certo una &#8220;Repubblica degli struzzi&#8221; che cercano nel buio con la testa infilata sotto la sabbia e non si vogliono rendere conto che il problema principale di questa nostra Italia è il Fisco prepotente, ossessivo, oppressivo, prevaricatore ed irrispettoso della dignità dei Cittadini.</p>
<p><span id="more-10232"></span>Sull&#8217;enfasi della lotta all&#8217;evasione, propagandata come il male supremo del nostro Paese di proporzioni enormi (stimate non si sa come) e sostanzialmente costanti nel tempo (sono anni che il volume del sommerso viene indicato in 250 Miliardi di Euro a cui corrisponderebbe una evasione di imposte di 125-150 Miliari di Euro), è stata ingenerata nell&#8217;opinione pubblica la convinzione che servisse un potenziamento dei poteri di indagine di accertamento e di riscossione dell&#8217;Amministrazione finanziaria sull&#8217;illusione che i malfattori da colpire fossero solo le Imprese e i Lavoratori Autonomi: chissenefrega se il Fisco si può avvalere di assurde presunzioni legali che scaricano sui Contribuenti l&#8217;onere di dimostrare il contrario (spesso impossibile da adempiere), tanto sono sempre gli Altri e sempre gli Autonomi che evadono i tributi e quindi ben gli sta.</p>
<p>Poi però, pian piano, la Gente si è accorta che questa lotta all&#8217;evasione sempre più accanita riguarda tutti i Cittadini, che bisogna stare attento a quanto si spende e a come si spende il proprio denaro, che anche i risparmi e le risorse finanziarie depositate in banca o alle poste o investite in titoli o in polizze alimentano il sospetto di evasione, che chi ha avuto la sfortuna di doversi relazionare con gli Uffici finanziari ne è uscito con le ossa rotte perché alla fine ha dovuto comunque pagare &#8220;qualcosa&#8221; all&#8217;Erario e pagarsi il consulente ed è iniziata a diffondersi una giusta sia pur tardiva preoccupazione ad ogni livello sociale aggravata oltretutto da una grave crisi economica di proporzioni mondiali.</p>
<p>Risultato? Da quando nel 2007, a seguito dei noti Decreti Visco-Bersani, è iniziata la caccia alle imprese edili e a tutto l&#8217;indotto che ha coinvolto anche gli acquirenti e che ha dato forte impulso alle indagini sui conti bancari, legittimando vere e proprie scorribande nelle posizioni dei Contribuenti ed alimentando volumi di presunti maggiori redditi esagerati, sproporzionati ed irreali basati per lo più sulla oggettiva impossibilità di difendersi, la Gente si è spaventata ed ha cominciato a non fare più investimenti ed a ridurre sensibilmente la spesa per i consumi, aggravando ancor più la crisi del mercato già in atto, e chi può sta portando valigette di soldi all&#8217;estero dove esistono banche che assicurano la riservatezza e che hanno perfino esaurito le cassette di sicurezza disponibili.</p>
<p>Esistono rilevanti risorse finanziarie congelate che non vengono impiegate per paura di finire sotto la lente del Fisco, perché ormai hanno capito tutti che si sta organizzando un vero e proprio esproprio di stato in danno dei risparmi dei Cittadini, senza più distinzione di starti sociali: spesometro, redditometro, rapporti bancari, operazioni extraconto, studi di settore, telematizzazione delle procedure, informatizzazione delle banche dati sempre più cariche di dati personali, &#8230; coinvolgeranno e travolgeranno tutti e consentiranno allo Stato di poter rastrellare, anche indebitamente e con metodi a dir poco medioevali da caccia alle streghe, quello che gli serve per ridurre il debito pubblico, tendere al pareggio di bilancio e mantenere gli sperperi, gli sprechi, i privilegi e i costi esagerati degli apparati istituzionali. E&#8217; tutto estremamente facile perché il Governo indica all&#8217;Agenzia delle Entrate un determinato budget di recuperi d&#8217;imposta, promettendo incentivi agli operatori dei vari Uffici finanziari periferici; Equitalia deve riscuotere le somme anche ingiustamente accertate minacciando fermi auto, ipoteche e pignoramenti ovunque risulti qualcosa da aggredire e la Giustizia tributaria (che verrà riformata completamente introducendo Magistrati in carriera pagati con le risorse recuperate dal Fisco e dunque sostanzialmente dipendenti dell&#8217;Erario) sarà indirizzata a dar torto ai Contribuenti (come già sta facendo da alcuni anni la Sezione Tributaria della Corte di Cassazione in barba alla imparzialità ed alla indipendenza delle sue funzioni).</p>
<p>Nel delineato contesto, per tentare di emergere dalla situazione certamente difficile in cui il Paese si trova, è necessario prioritariamente liberare le risorse esistenti: il danaro che non viene speso per paura di suscitare le attenzioni del Fisco di cui nessuno si fida più non produce ricchezza per nessuno, rallenta i consumi, deprime il sistema produttivo, provoca disoccupazione ed impoverisce sempre di più la Nazione ed i Suoi Cittadini. Bisogna entrare immediatamente in una fase di tregua fiscale, rassicurare la Gente che non deve temere di spendere i propri danari, ridisegnare il sistema fiscale che si deve basare sulla contrapposizione degli interessi tra le parti in modo che l&#8217;uno si possa giovare del documento fiscale emesso dall&#8217;altro e sulla detassazione dei redditi derivanti dal lavoro in senso lato (dipendente, autonomo e d&#8217;impresa) perché è intollerabile che una Repubblica fondata sul lavoro non abbia una normazione premiale nei confronti delle Persone che vivono del proprio Lavoro e che per questo rivendicano il diritto al gusto ed alla passione per il loro lavoro.<br />
Queste sono le soluzioni immediate ed improcrastinabili da perseguire con l&#8217;imminente decreto sullo sviluppo del Paese. Per capirlo i nostri Governanti e i nostri Politici dovrebbero però togliere la testa dalla sabbia, dimenticarsi per un momento della loro posizione di immeritato privilegio, guardarsi intorno e magari, in un impulso di umiltà, informarsi dalla Gente che tribola tutti i giorni e che merita di essere ascoltata.</p>
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		<title>Chi è più corruttore, lo Stato o l’evasore?</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 14:44:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oscar Giannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
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		<category><![CDATA[evasione fiscale]]></category>
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		<description><![CDATA[Chi è più corruttore, lo Stato o l’evasore? Per me lo Stato. E poiché è un giudizio tagliente, abbisogna di considerazioni adeguate, per non sembrare provocazione o difesa di illegalità. Il punto è che lo Stato, in Italia, è l’illegalità. 
Non c’è peggior vizio di quello che si traveste da virtù. Nel campo della morale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi è più corruttore, lo Stato o l’evasore? Per me lo Stato. E poiché è un giudizio tagliente, abbisogna di considerazioni adeguate, per non sembrare provocazione o difesa di illegalità. Il punto è che lo Stato, in Italia, è l’illegalità. <span id="more-6218"></span></p>
<p>Non c’è peggior vizio di quello che si traveste da virtù. Nel campo della morale politica, un terreno assai scivoloso che quasi sempre viene evocato dagli attori dell’azione pubblica per far guadagnare consensi alle proprie posizioni  con battute a effetto, non c’è luogo comunque più efficace che invocare “l’interesse collettivo” o l’”interesse generale”, a seconda che il predicatore sia di reminiscenze socialiste oppure un democratico radicale giacobin-roussoiano.  In entrambi i casi, l’esperienza pluridecennale mi ha insegnato a diffidare. Mi esaltavo a sentir parlare di interesse generale, quando ero giovane. Dopo un bel pezzo di tempo passato a toccar con mano e studiare ciò che in Italia in concreto si realizza, con la scusa dell’interesse generale, mi si rizzano subito le antenne quando sento le magiche parolette.</p>
<p>Inizio con un po’ di filosofia spicciola, perché la peggior colpa della politica non è affatto, con credono i più, quella di perseguire interessi, bensì proprio di aver abbandonato la filosofia. Più gli interessi rappresentati e perseguiti in politica sono manifesti, meglio è per tutti. Quando evocando gli  “interessi generali” si tende a dire che una cosa o l’altra è nell’interesse di tutti, l’assenza di filosofia rende la politica incapace di alcuna dialettica. E dunque si finisce dritti nella deontologia: per cui chi si oppone sta con le le forze del male. E’, anzi, il male.</p>
<p>Nell’Italia di oggi, il ritornello quotidiano è quello contro i famigerati evasori fiscali. I nemici della Repubblica intesa come quella d’Italia, non  quell’altra di Largo Fochetti che ogni giorno tende a sussumere la rappresentanza etica della prima. Chiunque non imbracci la tonante scomunica verso gli evasori è sospetto come gli untori nella Milano della peste. Con mio stupore, anche il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, nelle sue considerazioni annuali una settimana fa, ha imbracciato il fucile. “Sono gli evasori, i veri responsabili della macelleria sociale”, ha detto, evocando un’altra formuletta che mi fa accapponare, col suo carico di sangue rappreso da vocabolario barricadiero, più che da banchiere. Mi è bastato criticare duramente lo sciopero dei magistrati &#8211; che hanno in automatismo nell’Italia di oggi progressioni di carriera, di retribuzione superiori a quelli dei prefetti – per veder apparire sul mio Chicago-blog una bella reprimenda di signori procuratori che duramente mi incalzavano chiedendo quanto mai guadagnassi e quante tasse pagassi io, visto che osavo criticare loro. Tra la partita IVA e le due società, il 66% del reddito lordo sarà quest’anno, ho risposto. Che ne dite: può bastare, per allontanare da me il sospetto di parlare per fatto personale?</p>
<p>Diciamola fuori dai denti, allora, senza paura di essere considerati politicamente scorretti. Molti cittadini sono in buona fede, quando ripetono a voce spiegata che i signori evasori sono il male del secolo italiano, perché se non ci fossero loro non avremmo il debito pubblico al 118% di Pil né il deficit pubblico annuale, visto che con 100 o 120 miliardi di entrate in più – la stima corrente del mancato gettito da evasione &#8211; saremmo oggi in surplus. Ma una classe dirigente seria no, non può dirlo in buona fede. A meno di tre casi. Il primo è che condivida in realtà l’effetto vero che dispiega lo Stato oggi nella società italiana. Il secondo è che ritenga tale effetto un problema secondario, rispetto al fatto che prima tutti devono ottemperare, e solo dopo aver diritto di giudicare ciò che lo Stato è davvero. Il terzo è che in ogni caso lo Stato viene prima, rispetto alla persona.</p>
<p>Parto dal confutare la terza posizione, perché è appunto quella filosofica. Per ogni liberale personalista (idem se per fede è un cristiano e un cattolico), c’è un assunto invalicabile, quello che nella geometria euclidea si definirebbe un postulato. La persona con i suoi diritti naturali – vita, libertà, proprietà  &#8211; che spettano inviolabilmente in quanto persona e non in quanto garantiti da un qualsivoglia ordinamento, viene prima dello Stato. Di ogni Stato, e di qualunque statuizione del suo diritto positivo.</p>
<p>Intendiamoci bene: ribadire questa primazia della persona e dei suoi diritti naturali sullo Stato non significa affatto desumerne che ciascuno può comportarsi come crede, rispetto agli obblighi di legge. Compresi quelli fiscali, naturalmente. Significa solo che tre secoli di Stato moderno, dai tempi della Glorious Revolution e di Hobbes e Locke, e poi della Rivoluzione francese e di Stati etici rossi e neri nel sanguinoso Novecento, ci hanno insegnato il dovere a stare sempre sul chi vive, di fronte a ogni pretesa di “interesse generale” avanzata e affermata dallo Stato. E a sempre, quotidianamente e incessantemente,  porci il problema, se per caso i diritti inviolabili della persona non ne risultino coartati, calpestati e denegati.</p>
<p>Se e per chi vale questo postulato,  prendiamo infine la questione dell’evasione per le corna, entriamo nel merito. Alla domanda: chi è più corruttore, nell’Italia di oggi? Gli evasori? Oppure lo Stato? La mia risposta è netta: lo Stato. Non dipende affatto, tale opinione, dalla diffidenza verso lo Stato annessa al postulato numero uno di cu sopra. Dipende da una fatturale e concreta analisi di che cosa in concreto lo Stato faccia, oggi, nella società italiana, coi 53 punti di PIL destinati nel 2009 in spesa pubblica, e i suoi 47 punti di Pil di entrate fiscali tributarie, contributive, e a titolo diverso.</p>
<p>I 25 punti di Pil che vanno in sanità, assistenza e istruzione, disegnano di fronte a noi la seguente realtà. Una sanità gravata da pesantissime intromissioni politiche e partitiche, vastissime inefficienze sui costi a fronte della impari qualità offerta sul territorio, ritardi intollerabili – fino ad anni interi &#8211; nei pagamenti ai fornitori. Se la commissione per il federalismo fiscale adotterà come standard il livello costi-efficienza della regione Lombardia, si risparmierebbero 18 miliardi su 125 del fondo sanitario nazionale. Se invece si adotterà come standard quello della media di quattro Regioni, Veneto Emilia e Toscana oltre alla Lombardia per non imporre rientri energici a Lazio e Sud dove si concentra il problema, ecco che i risparmi e le maggiori efficienze si ridurranno a 2,4 miliardi. E il federalismo fiscale, a quel punto, sarà presa pei fondelli dopo 20 anni di polemiche.</p>
<p>Quanto all’istruzione, a furia di privilegiare gli insegnanti da assumere sulla qualità del servizio, e a furia di incentrare sulla scuola di Stato invece che sulla libera scelta delle famiglie l’allocazione delle risorse per premiare la migliore offerta formativa, il quadro è quello che ci vede perdenti in tutte le graduatorie internazionali.  Nel welfare, l’ipertutela ai lavori dipendenti a tempo determinato taglia fuori giovani e donne, e ha imposto un doppio status dal quale non si esce con meno flessibilità ma con tutele nella flessibilità a chi non le ha, con meno privilegi a chi troppi ne ha goduto. La famiglia e la fecondità sono i nemici pubblici numeri uno del fisco e del welfare italiano: dovunque in Europa, con sistemi diversi, esse sono scoraggiate assai meno che in Italia., e ne va appunto dei diritti naturali di persone e famiglie, oltre che della sostenibilità dei conti intergenerazionali del nostro Paese. Idem dicasi del 16% di Pil speso in pensioni, con generazioni a venire per le quali il tasso di sostituzione dei nuovi trattamenti sarà anche di 20 punti inferiore a quello delle generazioni precedenti, senza che il fisco senta la necessità di premiare energicamente forme aggiuntive di impiego del risparmio a questo fine. Degli 11 punti di Pil spesi in stipendi ai pubblici dipendenti, voglio solo dire che da anni sono tutti d’accordo sulla bassa produttività delle logiche gestionali di una pubblica amministrazione che ci impone le posizioni più arretrate in ogni graduatoria internazionale, sui tempi delle procedure, licenze, gare e concessioni, come su sprechi e inefficienze dalle 600mila e oltre auto blu, agli emolumenti insopporabilmente elevati dei 250mila politici di professione.</p>
<p>Non è un caso e tanto meno frutto di deficienza antropologica dei loro cittadini, che il più dell’evasione fiscale, sull’IVA come sui redditi personali e d’impresa come sui contributi previdenziali, secondo ogni serio studio nazionale  e internazionale, si annidi in 6 Regioni italiane del Sud, a cominciare da Calabria e Basilicata, Puglia, Campania e Sicilia. Sono le aree del Paese in cui politica e Stato hanno avuto la pretesa in 65 anni di esercitare il massimo dell’intermediazione discrezionale dei redditi locali, attraverso trasferimenti diretti alle persone e alle imprese a fondo perduto, con la scusa dello sviluppo e del gap da sanare che è rimasto invece totalmente insanato, mentre la Germania in 20 anni risolveva i due terzi delle disparità di reddito procapite tra Est e Ovest. Il risultato è sotto i nostro occhi. Sono lo Stato e la politica, a Sud, con  loro logiche di patronnage clientelare, intromissivo e discrezionale,ad aver radicato il male dell’illegalità diffusa.</p>
<p>Per tutto questo penso, dico e ribadisco che in Italia oggi la corruzione è lo Stato, non gli italiani. La lezione di decine di Paesi, avanzati e in via di sviluppo, è che dovunque uno Stato sia meno intrusivo ed esoso, dovunque l’adesione spontanea dei cittadini all’ordinamento, alle leggi e alle tasse, migliora e si innalza. Chiunque dica che sono gli italiani a doversi vergognare, chiunque ripete la balla che le tasse sono alte perché ci sono gli evasori – un falso assoluto, se gli evasori pagassero le tasse non scenderebbero, salirebbe solo la pressione fiscale che da noi ha sempre inseguito la spesa pubblica crescente decisa dalla politica, per sfamare se stessa e i  suoi apparati – chiunque divida gli italiani in una costante guerra civile tra redditi dipendenti soggetti alla tasse ed autonomi e professionisti invece evasori certi e conclamati, chiunque faccia questo, se appartiene alla classe dirigente consapevole dei numeri italiani, non può essere che in malafede. Sognare ancora più Stato dimenticando che da noi sarebbe solo più corruttore e inefficiente. Oppure, semplicemente, ha paura di chi esercita il potere protempore, e preferisce scomunicare gli evasori invece dei politici.</p>
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		<title>Evasione ed illusione</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 07:14:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano Trovato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il duro richiamo sull&#8217;evasione fiscale lanciato da Mario Draghi nelle sue Considerazioni finali &#8211; già opportunamente commentate da Carlo Stagnaro &#8211; sancisce il consolidamento ultimo d&#8217;un mantra oramai condiviso senza esitazioni dall&#8217;intera classe politica italiana, e cioè anche da quei settori che avevano fondato su un certo lassismo tributario una parte non trascurabile del proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il duro richiamo sull&#8217;evasione fiscale lanciato da Mario Draghi nelle sue Considerazioni finali &#8211; già opportunamente <a href="http://www.chicago-blog.it/2010/05/31/draghi-reloaded-bene-tremonti-pero/">commentate da Carlo Stagnaro</a> &#8211; sancisce il consolidamento ultimo d&#8217;un mantra oramai condiviso senza esitazioni dall&#8217;intera classe politica italiana, e cioè anche da quei settori che avevano fondato su un certo lassismo tributario una parte non trascurabile del proprio consenso elettorale.</p>
<p>Prescindendo da questioni morali che richiederebbero una troppo ampia trattazione, mi pare che la versione accreditata come dominante presenti debolezze sul piano della logica economica e della conseguente azione politica.</p>
<p>In primo luogo, le stime sull&#8217;evasione assumono una condizione di <em>business as usual </em>che appare evidentemente fallace, perché  trascura che l&#8217;economia sommersa trova la propria ragione di profittabilità proprio nella possibilità di sfuggire all&#8217;occhio dell&#8217;erario. Pertanto appare più realistico pensare che il recupero a gettito di quelle attività ne determini, in larga parte, il venir meno.</p>
<p>In secondo luogo, l&#8217;intera costruzione prende a fondamento una teoria del prelievo che trova ancora accoglimento &#8211; ahinoi &#8211; nei manuali di scienza delle finanze, ma che  a ben poco a che vedere con la realtà della formazione del bilancio pubblico. Sopravvive, infatti, la persuasione naif che le attività delle amministrazioni richiedano un determinato fabbisogno di risorse, e che questo venga successivamente ripartito tra i contribuenti &#8211; secondo criteri di varia natura. È piuttosto vero, come aveva sottolineato il tremontiano Colbert, che &#8220;la tassazione è l&#8217;arte di spennare l&#8217;oca in modo tale da ottenere il massimo di piume con il minimo di starnazzi&#8221;.</p>
<p>In terzo luogo, condizionando la riduzione del prelievo complessivo al recupero dell&#8217;evasione fiscale, si sottovaluta l&#8217;intima connessione tra l&#8217;entità dei due fenomeni. Aliquote da record incentivano l&#8217;evasione rendendola più redditizia; ed il modo più ragionevole per aumentare la compliance fiscale consiste nel ridurre le pretese del leviatano.</p>
<p>Infine, tale ricostruzione delle vicende tributarie legittima l&#8217;adozione di misure che un <a href="http://www.corriere.it/politica/10_maggio_27/berlusconi-cita-mussolini_356ec23a-69b0-11df-a901-00144f02aabe.shtml">leader ora ostaggio dei gerarchi</a> bollava sensatamente come <a href="http://www.chicago-blog.it/2010/05/26/ancora-una-volta-silvio-contro-berlusconi/">degne di uno stato di polizia tributaria</a>. Se il fisco avanza pretese sul denaro dei contribuenti, è il caso che faccia almeno la fatica di guadagnarselo.</p>
<p>[Crossposted @ <a href="http://1right.com/?p=419">1right</a>]</p>
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		<title>La nostra grossa grassa evasione greca</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2010/05/01/la-nostra-grossa-grassa-evasione-greca/</link>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2010 20:46:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Arrigo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[evasione fiscale]]></category>
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		<description><![CDATA[Corruzione, clientelismo ed evasione: le radici della crisi.
Chi leggendo titoli simili a questo non ha pensato che si stesse parlando dell&#8217;Italia? Poiché anche da noi ( non solo in Grecia) corruzione, clientelismo ed evasione sono fattori in grado di spiegare una parte non trascurabile della distanza che ci separa dall&#8217;Europa, delle nostre cattive performance economiche, del  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Corruzione, clientelismo ed evasione: le radici della crisi.</p></blockquote>
<p>Chi leggendo titoli simili a questo non ha pensato che si stesse parlando dell&#8217;Italia? Poiché anche da noi ( non solo in Grecia) corruzione, clientelismo ed evasione sono fattori in grado di spiegare una parte non trascurabile della distanza che ci separa dall&#8217;Europa, delle nostre cattive performance economiche, del  declino relativo del paese, è interessante chiederci se si tratti di fenomeni meno diffusi, altrettanto diffusi o più diffusi rispetto allo stato ellenico.  Non si tratta di un puro esercizio accademico, finalizzato a redigere una precisa &#8216;bottom parade&#8217; dei paesi dell&#8217;Unione; semplicemente se questi fattori spiegano la gravità dell&#8217;attuale crisi greca e se dovessimo scoprire che siamo messi altrettanto o quasi altrettanto male forse dovremmo iniziare a preoccuparci un pò di più di quanto abbiamo fatto sinora.</p>
<p><span id="more-5840"></span>Quantificare la corruzione e il clientelismo è ai limiti dell&#8217;impossibile. Stimare l&#8217;evasione è difficile ma ci si può provare, quanto meno al fine di individuare degli ordini di grandezza. Un primo dato sembra rassicurante per l&#8217;Italia: in Grecia i &#8216;maxicontribuenti&#8217; dell&#8217;imposta personale sui reddito, quelli che dichiarano più di 100 mila euro annui, sono solo 15 mila su 15 milioni di abitanti; un dato equivalente per noi sarebbe di 60 mila contribuenti (su 60 milioni di abitanti) ma in Italia i contribuenti con oltre 100 mila euro di imponibile sfiorano i 400 mila. E&#8217; tuttavia una magra consolazione se si considera che si tratta di neppure l&#8217;1% dei contribuenti e che 100 mila euro lordi corrispondono in Italia a non più di 63 mila euro netti (bisogna togliere ancora le addizionali regionali  e comunali facoltative) e a non più di 4840 euro netti mensili (su 13 mensilità).</p>
<p>Qualcosa di più certo si può invece dire sull&#8217;evasione Iva (che può essere considerata la madre di tutte le evasioni, dato che l&#8217;occultamento del relativo imponibile permette anche di sfuggire all&#8217;imposta sui redditi, societari o personali). In questo caso ci viene incontro la pubblicazione  dell&#8217;Eurostat <a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/product_details/publication?p_product_code=KS-DU-09-001">&#8220;Taxation trends in the European Union&#8221;</a> la quale riporta interessanti informazioni per i 27 paesi sulle aliquote in vigore, sul gettito e sugli imponibili desumibili dai dati di contabilità nazionale. Ad esempio in relazione alla tassazione del fattore lavoro ci dice (pag. 82) che l&#8217;Italia è al primo posto tra  i 27 paesi per gettito in rapporto al costo del fattore lavoro sostenuto dalla imprese (44% contro il 34% medio di eurolandia).</p>
<p>In relazione alla tassazione dei consumi, invece, l&#8217;Italia è solo 25esima per gettito complessivo in rapporto ai consumi privati e conserva la stessa posizione se si considera la sola Iva (pag. 68). Dopo di noi, in ambedue i casi solo Spagna e Grecia. Ma in questi paesi le aliquote adottate erano più basse rispetto all&#8217;Italia: l&#8217;aliquota normale nell&#8217;anno di riferimento dello studio era al 20% in Italia, al 16% in Spagna e al 19% in Grecia (quella ridotta al 10% in Italia, al 7% in Spagna e al 9% in Grecia). Mentre tuttavia la posizione della Spagna a fondo classifica appare relativamente giustificata dalle basse aliquote adottate (solo in 3 paesi dei rimanenti 26 l&#8217;aliquota normale è più bassa del 16%), quelle dell&#8217;Italia e della Grecia non lo sono proprio. Esse dovrebbero invece stare nella parte medio alta della classifica l&#8217;Italia e in quella centrale la Grecia; infatti rispetto al 20% adottato in Italia, solo in 7 paesi l&#8217;aliquota normale è maggiore, in 5 è uguale e nei rimanenti 14 è inferiore.</p>
<p>Un indicatore ulteriore di Eurostat contribuisce a completare il quadro: è la differenza per ogni paese tra l&#8217;aliquota Iva normale adottata e il rapporto tra il gettito Iva e i consumi privati (pag. 71). In assenza di evasione, esenzioni e aliquote ridotte tale differenza è attesa tendere allo zero. Nella media dei 27 paesi è pari a 5,2 punti percentuali, valore che qualora fosse applicabile all&#8217;Italia implicherebbe a fronte di un&#8217;aliquota normale al 20% un gettito Iva in rapporto ai consumi al 14,8% (per la Grecia rispettivamente 19 e 13,8%).</p>
<p>Ovviamente non è così. Sapete chi guida la classifica dei 27 paesi per maggior valore di tale indicatore? L&#8217;Italia, con 9,6 punti % (aliquota al 20%; gettito/consumi al 10,4%) seguita dalla Grecia con 9,2 punti % (aliquota al 19%; gettito/consumi al 9,8%). Il rapporto tra gettito/consumi e aliquota normale è al 52% sia per l&#8217;Italia che per la Grecia. Ultima domanda: il maggior valore dell&#8217;indicatore Eurostat per l&#8217;Italia rispetto alle media U.E. (9,6-5,2=4,4 punti) è interpretabile come proxy dell&#8217;evasione Iva? Se così fosse vorrebbe dire che l&#8217;Iva attesa in assenza di evasione dovrebbe essere pari al 14,8% dei consumi contro il 10,4% effettivo. In  sostanza l&#8217;Iva evasa si attesterebbe al 30% di quella attesa in assenza di evasione (dato che è  in linea con le stime che la stessa Agenzia delle entrate aveva fatto per la prima metà degli anni 2000) e al 43% di quella versata. In termini di gettito avremmo per il 2007, anno al quale lo studio Eurostat si riferisce, i seguenti valori: Iva attesa 170 miliardi, Iva effettiva 119 miliardi, Iva evasa 51 miliardi.</p>
<p>Conclusione: la madre di tutte le evasioni fiscali, quella sull&#8217;Iva, appare consistente in Italia e non minore rispetto a quella greca. Perchè allora, se l&#8217;evasione fiscale è un  rilevante fattore di crisi ed essa non appare dissimile tra i due paesi, Italia e Grecia sono trattate così diversamente dai mercati finanziari, tanto che Tremonti può tranquillamente assumere i panni del soccorritore (assieme ai suoi colleghi dei paesi eurolandia tradizionalmente classificati tra i virtuosi)? Solo perchè non ha lasciato deteriorare troppo il deficit 2009?</p>
<p>La mia interpretazione è che l&#8217;Italia, a differenza della Grecia, può contare su un nocciolo duro e molto ampio di tartassati sui quali si regge, come il mondo sulle spalle di Atlante, la finanza pubblica e con essa l&#8217;intero paese. Nel 2007 l&#8217;Italia ha tassato il lavoro al 44%, la Grecia al 35,5%. Così facendo il fisco italiano ha incassato 326 miliardi; se avesse invece tassato il lavoro al 34,3%, come nella media di eurolandia, ne avrebbe incassati solo 254 (ipotizzando parità di imponibili), 72 miliardi in meno. Ecco dove sono stati recuperati i 51 miliardi persi con l&#8217;evasione Iva. E i 21 di differenza tra i 72 in più sul lavoro e i 51 in meno sull&#8217;Iva? Per compensare l&#8217;evasione sui redditi, personali e societari, degli evasori Iva, ovviamente. Ma in questo caso temo che non siano bastati.</p>
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		<title>Se rubare i dati diventa morale&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 10:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Boggero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci risiamo. Proprio come due anni fa, la Germania si trova di fronte all’ennesimo dilemma: comprare o non comprare dati di presunti evasori fiscali in Svizzera da un informatore segreto ? Nel 2008 la spy story ordita dai servizi segreti tedeschi (BND) e partita con il benestare dell’allora Ministro delle Finanze Peer Steinbrück (SPD), si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci risiamo. Proprio come due anni fa, la Germania si trova di fronte all’ennesimo dilemma: comprare o non comprare dati di presunti evasori fiscali in<strong> </strong>Svizzera da un informatore segreto ? Nel 2008 la <em>spy story</em> ordita dai servizi segreti tedeschi (BND) e partita con il benestare dell’allora Ministro delle Finanze Peer Steinbrück (SPD), si concluse con l’arresto di centinaia di contribuenti tra cui anche Klaus Zumwinkel, capo di <em>Deutsche Post</em> (che poi patteggiò un anno più tardi la pena, senza che vi fossero imponenti manifestazioni di piazza organizzate da questurini alla Travaglio). Di allora riproponiamo questa <a href="http://www.neolib.eu/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=7:paradisi-e-inferni-fiscali&amp;catid=8:contro-le-tasse&amp;Itemid=7">nostra intervista</a> ad Alberto Mingardi per la rivista <em>Ideazione</em>.<span id="more-4991"></span></p>
<p>Come detto, oggi la situazione si ripresenta. Ministro è il democristiano Wolfgang Schäuble. L’altro giorno la <em>Frankfurter Allgemeine</em> dà infatti notizia che un uomo sarebbe in possesso di dati di circa 1500 presunti evasori fiscali e che sarebbe pronto  a venderli alla Repubblica federale per il modico prezzo di 2,5 milioni di euro. Come dire: &#8220;Io vi dico dove sono i soldi, poi ci spartiamo il bottino.&#8221;  Per ora Schäuble si è trincerato dietro ad un<em> no comment</em>. Per lui hanno parlato deputati di maggioranza ed opposizione. Tra chi si dichiara favorevole a partecipare alla violazione della sovranità di un altro Stato, come accadde nel 2008 con il Liechtenstein, pur di accaparrarsi i dati di chi ha trovato rifugio altrove per il proprio denaro, vi sono deputati dell’SPD e persino dell’FDP, il partito liberale.</p>
<p>Che si possa condurre la lotta all’evasione fiscale con ogni mezzo, in spregio alle regole che vigono negli altri Stati pare ormai una norma di comportamento assodata. Il fine supremo è gonfiare quanto più è possibile il fisco. Come ciò avvenga non sembra impensierire, tanto più in momenti di crisi e di calo delle entrate. Il <a href="http://www.faz.net/s/RubEC1ACFE1EE274C81BCD3621EF555C83C/Doc~E1814F9E3281A4104AF9F64D922C17347~ATpl~Ecommon~Scontent.html">paragone</a> di Adamo ed Eva, della mela e del Giardino dell&#8217;Eden usato stamane sempre dalla <em>FAZ </em>è tanto amaro, quanto veritiero.</p>
<p>A suo tempo Steinbrück arrivò addirittura a minacciare la cavalleria (sic) contro la Svizzera, se non avesse deciso di collaborare con le autorità tedesche. L’attuale Ministro della Difesa ed ex titolare all’Economia Zu Guttenberg (CSU)  è al momento l’unica voce nel governo ad essersi levata contro l’acquisto di dati rubati. Come ha giustamente sottolineato l’esecutivo di Berna, il mestiere di “ladro di dati personali” non risulta sia mai esistito. Notevole per una coalizione come quella giallo-nera, salita al potere con la promessa di tutelare la privacy dei cittadini, evitando tra le altre cose il salvataggio dei dati informatici e la censura del web.</p>
<p><strong>Update</strong>: L&#8217;FDP pare essere tornata sui suoi passi. A correggere il tiro ci pensa il solito Frank Schaeffler. Nelle ultime ore la stampa ha modificato i titoli: CDU ed FDP contro l&#8217;acquisto, SPD a favore.</p>
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		<title>Matteo Arpe e la scienza nuova</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 17:15:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oscar Giannino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Matteo Arpe, l&#8217;ex amministratore delegato prodige di Capitalia allontanato poi dai soci e da Geronzi, ha illustrato ieri programmi e prospettive di Banca profilo, la piccola investment bank di cui la sua Sator ha rilevato il 55%, salvandola. Competenze taglienti ed ego all&#8217;altezza non mancano, all&#8217;ex giovane banchiere e alla sua squadra di fedelissimi. Ha puntato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Matteo Arpe, l&#8217;ex amministratore delegato prodige di Capitalia allontanato poi dai soci e da Geronzi, ha illustrato ieri programmi e prospettive di Banca profilo, la piccola investment bank di cui la sua Sator ha rilevato il 55%, salvandola. Competenze taglienti ed ego all&#8217;altezza non mancano, all&#8217;ex giovane banchiere e alla sua squadra di fedelissimi. Ha puntato su tre concetti che, se perseguiti sul serio, nel mondo bancario italiano &#8211; e non solo &#8211; sarebbero pressoché rivoluzionari. Il primo è l&#8217;indipendenza &#8221;vera&#8221;, vantata rispetto a tutti gli altri soggetti. Bene: non resta che metterla alla prova dei fatti, rispetto ai soci noti di Sator, tra cui la fondazione MPS, Moratti, gli Angelini, i D&#8217;Amico, API holding, il gruppo Santarelli. Il secondo è la mancanza di conflitti d&#8217;interesse. Benissimo: e anche su questo vale quanto detto sopra, non si chiede di meglio e parleranno i fatti. Il terzo è, invece, singolare: &#8220;il valore del denaro dipende anche dai soggetti che lo detengono&#8221;, ha detto. È davvero un buon principio? No.<span id="more-3862"></span></p>
<p>Secondo me, no. da liberale, liberista e financo da italiano: no. Coi primi due princìpi, è evidente che Arpe intende distaccarsi dal modo in cui la Mediobanca con Cuccia per decenni, con Geronzi adesso, conduce i suoi affari. Vedremo, di sicuro ce n&#8217;è un gran bisogno: ma non è che per esempio Luigi Spaventa, compagno di Arpe in Sator, scenda dall&#8217;empireo e non sia fittamente intrecciato a interessi che contano eccome, in Italia. Ma il terzo principio proprio no, non mi convince. Sembra una versione azionista sui patrimoni dell&#8217;elitismo finanziario che Cuccia applicava ai patti di sindacato, quando diceva che le azioni non si contano, ma si pesano.</p>
<p>Il denaro ha lo stesso valore chiunque lo detenga, e i limiti al suo utilizzo come strumento di pagamento possono essere posti solo dall&#8217;autorità pubblica, mediante sequestro cautelare o confisca nei casi in cui esso sia provento supposto di reati o mezzo stesso del loro compimento. Se il banchiere dichiara che si sostituirà allo Stato, distinguendo detentori di denaro &#8220;buono&#8221; da quelli di denaro &#8220;cattivo&#8221;, ci sta solo dicendo che userà criteri non trasparenti. Chi saranno, i supposti &#8220;galantuomini&#8221;, visto che non dovrebbero essere certo gli amici degli amici, poiché Arpe dichiara di esser libero da conflitti d&#8217;interesse? Gli sconosciuti che vengono troppo dal basso? Coloro che non sanno parlare troppo bene l&#8217;inglese? Gli imbecilli troppo arrischiati e assetati di ritorni a doppia cifra? E dire che Bruno Visentini ripeteva sempre che Cuccia su una cosa aveva ancor più ragione che su altre: il compito del banchiere è separare i denari dai cretini che li detengono.</p>
<p>Direte voi: ma no, quanto la fai lunga, Arpe ha enunciato il suo principio sull&#8217;odore del denaro parlando di scudo fiscale. È ovvio che si riferisca a soggetti magari non troppo specchiati, tra coloro che regolarizzano capitali costituiti all&#8217;estero. Ah beh, ma se si tratta di questo allora Arpe sbaglia ancor più di grosso. È innanzitutto per recuperare alla base imponibile proprio quei capitali &#8220;sospetti&#8221;, che lo scudo serve, almeno nella sua versione &#8220;nobile&#8221;, essendo poi largamente invece prevalente l&#8217;altra, quella cioè di recuperare alla bell&#8217;e meglio il massimo di gettto possibile per il futuro per non tagliare spesa pubblica. Scriveva Vilfredo Pareto, 114 anni fa: &#8220;in quest&#8217;Italia si preferisce indurre il contribuente a ritenere meno colpevole la distrazione di somme dalle sue tasche a fini di supposto interesse generale che ohimé ingrassano invece i politici e gli inefficienti amministratori pubblici, piuttosto che liberamente costituire in Paesi meno rapinosi del nostro i frutti del proprio lavoro&#8221;.</p>
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		<title>Tasse, libertà e populismo mediatico</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 14:41:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oscar Giannino</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Caveat preventivo: attualmente campo anche grazie a una collaborazione a tempo con il gruppo Sole 24 ore, per <em>La versione di Oscar</em> dalle 9 alle 10 dal lunedì al venerdì sull&#8217;emittente radiofonica confindustriale. Detto questo, vorrei invitarvi a riflettere su un esempio che considero di cattiva informazione, sul delicato tema delle tasse, della presunta evasione, dei diritti dei contribuenti e dei limiti ai quali, in un ordinamento che si pretende liberale, bisogna ottenere che lo Stato si attenga. Il fatto che ciò avvenga sul quotidiano di Confindustria rende la cosa, ai miei occhi, ancora più significativa. E, se mi si può perdonare l&#8217;aggettivo, almeno dal &#8220;nostro punto di vista&#8221;: più grave. &#8220;L&#8217;avvocato gratis all&#8217;evasore? Lo garantisce lo Stato&#8221;, recita oggi il titolo a cinque colonne del taglio basso in prima del Sole.  un titolo che evoca inequivocabilmente un paradosso bruciante: sarebbe lo Stato a farsi amico e cooperante degli evasori, proprio mentre dichiara di volerli mettere nel mirino in Italia e nei paradisi fiscali. &#8221;Beffa in Cassazione&#8221;, recita l&#8217;occhiello. Sarebbe dunque la Suprema Corte, rea di concedere la mano benevola dello Stato ai perfidi evasori. Perché mi permetto di dire che si tratta di un esempio di populismo mediatico? Perché la vicenda concreta è tutt&#8217;altra. Non c&#8217;è nessuna beffa. Se a cavalcare l&#8217;onda della demagogia antievasiva è il quotidiano di Confindustria, vuol dire che non c&#8217;è speranza.  Che cosa hanno deciso di tanto scandaloso, i giudici della Cassazione? Cerchiamo di capirlo.<span id="more-3388"></span></p>
<p>La premessa è che, nel nostro ordinamento, per effetto dell&#8217;articolo 91 del testo unico sulle spese di giustizia &#8211; Dpr 115/02 &#8211; i reati di evasione fiscale sono indicati tra quelli per i quali, in caso di procedimento che li contesti, viene esclusa la possibilità di ammettere l&#8217;imputato ai benefici del gratuito patrocinio, previsto dalla legge 217 del 1990 per i non abbienti. Piccolo inciso: per un liberale questa esclusione rappresenta una violazione del diritto naturale e costituzionale. Del diritto naturale perché le garanzie procedurali &#8211; penali, civili e amministrative- ex art. 2 della Costituzione devono essere intese a tutelare l&#8217;individuo da ogni eventualità di eccesso di potere dello Stato nei confronti dell&#8217;indagato e dell&#8217;imputato, non come strumenti a tutela dello Stato rispetto alla persona. In termini costituzionali, ne va del principio di eguaglianza ai sensi dell&#8217;articolo 3 della Costituzione, e dei diritti giurisdizionali ai sensi dell&#8217;articolo 111. Faccio questo inciso perché dal mio punto di vista, se fossi un giudice chiamato ad applicare l&#8217;esclusione del gratuito patrocinio in un procedimento in cui si contestano reati di evasione fiscale a un imputato, solleverei eccezione sulla norma davanti alla Corte costituzionale. Fino a sentenza in giudicato, infatti, l&#8217;imputato deve potersi difendere dalle accuse &#8211; anche di evasione fiscale, ci mancherebbe &#8211; su piede paritario con tutti gli altri cittadini a cui si contestino reati diversi, se non abbienti. Così non avviene, nel nostro ordinamento. Il che la dice lunga sullo status di &#8220;delitto ostile alla civiltà&#8221; di cui ha finito per godere il reato fiscale, nella legislazione e nella giurisprudenza italiana, per meglio soddisfare le fameliche esigenze dello Stato assetato di entrate.</p>
<p>Tuttavia, naturalmente, poiché questo prescrivono le leggi vigenti, finché non fossero modificate si tratta di applicarle per quanto dispongono.  Vi ha contravvenuto, la Corte di Cassazione che desta tanto scandalo al Sole?  No. Neanche per idea.  Il Sole ricorda infatti che già in passato, con giurisprudenza che il quotidiano confindustriale considera censurabile, la Suprema Corte aveva riammesso ai benefici del gratuito patrocinio imputati di reati diversi dall&#8217;evasione che tuttavia, in passato, fossero incorsi in condanne per evasione fiscale passate in giudicato.  Decisione giustissima, quella della Corte, visto che la condanna in un procedimento, con esclusione prevista di beneficio in quel procedimento stesso, non può e non deve riverberarsi in una gogna a vita e in una minor tutela in processo per altri fatti. Ma ora la Corte di Cassazione  ha fatto di più. In un procedimento davanti al Tribunale di Potenza, il GIP competente aveva escluso dal gratuito patrocinio un imputato al quale si contestavano reati diversi da quelli di evasione, e al quale l&#8217;evasione era stato appioppato come reato indotto e collegato, per via degli accertamenti conseguenti alle fattispecie primarie per il quale era stato aperto il fascicolo dal pm. L&#8217;imputato, tuttavia, nel richiedere il gratuito patrocinio, l&#8217;aveva riservato ai reati primari contestati diversi dall&#8217;evasione, non l&#8217;aveva chiesto per l&#8217;evasione stessa. Si era attenuto alla legge. Ora la Corte di Cassazione, con sentenza 40589, ha revocato l&#8217;ingiusta decisione del GIP di Potenza.</p>
<p>Dal punto di vista del diritto costituzionale e di quello positivo, la Suprema Corte si attiene alle norme vigenti e correttamente &#8211; per una volta, verrebbe voglia di dire &#8211; interpreta le garanzie come dovute alla parte più debole del processo, cioè all&#8217;imputato, rispetto al prepotere statuale.  Lo scandalo vero non sta nella decisione della Corte. Ma nel fatto che il giornale degli industriali invochi procedure illiberali a sostegno della demagogia imperante, in materia di fisco.</p>
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		<title>Se a Genova guidi un Suv, sei un evasore. Di Davide Chicco.</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 08:47:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guest</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
Che le casse di Palazzo Tursi, sede del Comune di Genova, fossero vuote di liquidita&#8217; e stracolme di debiti, non era una novita&#8217;. Per questo, agli amminsitratori della giunta comunale la sindaco Marta Vincenzi deve aver chiesto un po&#8217; di fantasia per cercare di risollevare una situazione al limite del catastrofico.

Il premio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo e volentieri pubblichiamo.</em></p>
<p>Che le casse di Palazzo Tursi, sede del Comune di Genova, fossero vuote di liquidita&#8217; e stracolme di debiti, non era una novita&#8217;. Per questo, agli amminsitratori della giunta comunale la sindaco Marta Vincenzi deve aver chiesto un po&#8217; di fantasia per cercare di risollevare una situazione al limite del catastrofico.</p>
<p><span id="more-2969"></span></p>
<p>Il premio per originalita&#8217; (leggi: assurdita&#8217;) va sicuramente al neo assessore al blilancio <a href="http://www.comune.genova.it/portal/page/categoryItem?contentId=509084">Franco Miceli</a>, 62enne pugliese con una lunga esperienza nel campo delle tasse e della lotta all&#8217;evasione (e&#8217; stato videdirettore d&#8217;un Ufficio Imposte in un paese in provincia di Cremona e per lungo tempo membro del comitato di gestione dell’Agenzia delle Entrate). Questo &#8220;genio&#8221; ha proposto infatti di utilizzare le unita&#8217; genovesi della Polizia Municipale per cercare di &#8220;pizzicare&#8221; possibili o probabili, secondo lui ovviamente, evasori fiscali.</p>
<p>Come? Direte voi. Semplice: in base al modello d&#8217;automobile che il conducente sta guidando.</p>
<p>Chi &#8220;commette il reato&#8221; di guidare un Suv, o una macchina considerata costosa, rientrera&#8217; nella categoria dei sospettati e vedra&#8217; la scure francomiceliana abbattersi su di lui. Ma andiamo a leggere piu&#8217; attentamente cos&#8217;ha <a href="http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/genova/2009/09/24/AMB5F9wC-staneremo_strada_evasori.shtml">dichiarato</a> il Franco Miceli alla redazione del <em>Secolo XIX</em>:</p>
<blockquote><p>Una caccia condotta anche con l’aiuto della polizia municipale che potra&#8217;, ad esempio, segnalare i proprietari di Suv, pizzicati a violare il codice stradale. Spettera&#8217;, poi, ai “segugi” del Comune, appositamente addestrati dall’Agenzia delle entrate alla consultazione “intelligente” delle varie banche dati, stabilire se il possesso della lussuosa vettura si concilia con la dichiarazione dei redditi del medesimo contribuente.</p></blockquote>
<p>Una brillantissima idea, degna d&#8217;un romanzo di Frank Kafka.</p>
<p>Occorrerebbe che qualcuno spiegasse al neoassessore Franco Miceli, che l&#8217;equazione &#8220;Suv = evasore&#8221;, non solo e&#8217; razzista, persecutoria, arrogante ed ignorante, ma rischia di dare un messaggio di sorta di &#8220;invito al linciaggio&#8221; alla popolazione, che, per seguire la strada indicata dal Miceli comunale, si sentira&#8217; in diritto di provare rancore e ostilita&#8217; verso i normalissimi cittadini possessori di quel tipo di macchina. Il danno, inoltre, si presentera&#8217; anche il termini di concorrenza sleale e turbativa di regole di mercato: i genovesi che prossimamente vorranno acquistare un Suv, saranno disincentivati dal farlo e sceglieranno un altro modello per non essere pizzicati dagli &#8220;sbirri di Franco Miceli&#8221;, addetti anziche&#8217; al traffico, al traffico dei sospettati evasori.</p>
<p>In ultima analisi andrebbe ricordato al Franco Miceli che i poliziotti della Municipale genovese sono pagati con i soldi delle tasse (si&#8217;, anche di quelle dei possessori dei Suv) per dirigere il traffico e cercare di migliorare una situazione di circolazione di autovetture di per se&#8217; gia&#8217; molto complessa, e non invece per essere assoldati da un assessore allucinoceno ed allucinante.</p>
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		<title>Exit strategy, tasse ed evasione</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Aug 2009 16:01:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oscar Giannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[liberismo]]></category>
		<category><![CDATA[contabilità nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[evasione fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[Istat]]></category>
		<category><![CDATA[pressione fiscale]]></category>
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		<description><![CDATA[Se si tratta di deficit pubblici, tenere elezioni politiche in tempi ordinari può rappresentare un freno: le parti politiche si sforzano almeno a parole di presentare piattaforme di riduzione. Ma andare alle urne in tempi di crisi può anche sfociare nell&#8217;esito opposto, perché partiti e coalizioni &#8220;temono&#8221; di apparire agli elettori troppo frenati sulle misure di sostegno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se si tratta di deficit pubblici, tenere elezioni politiche in tempi ordinari può rappresentare un freno: le parti politiche si sforzano almeno a parole di presentare piattaforme di riduzione. Ma andare alle urne in tempi di crisi può anche sfociare nell&#8217;esito opposto, perché partiti e coalizioni &#8220;temono&#8221; di apparire agli elettori troppo frenati sulle misure di sostegno alla domanda e all&#8217;offerta. Vedremo presto in Germania come e se il voto contribuirà a definire un abbozzo almeno di exit strategy dall&#8217;alto deficit e debito pubblico &#8211; vedi <a href="http://www.economist.com/world/europe/displaystory.cfm?story_id=14270153" target="_blank">articolo</a> dell&#8217;Economist. Ma almeno sino a questo momento il tema fiscale non è stato propriamente al centro dell&#8217;arena elettorale tedesca. Quanto all&#8217;Italia, dall&#8217;attuale governo è in corso la più che prevedibile pressione mediatica antievasori, in vista dello scudo fiscale: ma sui fondamenti regna la notte fonda, e vengono diffusi studi che a mio giudizio sono infondati. Dobbiamo davvero morire ancor più tassati di prima, per colpa della crisi? Vediamo meglio.<span id="more-2287"></span>In Germania, è evidentemente per la diffusa &#8211; ma attenzione: minoritaria &#8211; preoccupazione fiscale che i liberali della FDP di Guido Westerwelle sono risultati in costante ascesa nelle ultime tornate elettorali locali. E&#8217; infatti l&#8217;unico partito tedesco a proporre in vista delle prossime elezioni politiche autunnali una secca potatura all&#8217;aliquota marginale sulle persone fisiche, oggi al 42%. La FDP  mira a riorganizzare l&#8217;intero sistema su tre soli scaglioni, 10% 25% e 35%, &#8220;liberando&#8221; risorse dallo Stato a vantaggio dei privati e del loro impulso alla crescita. Finora la CDU ha promesso anch&#8217;essa un manifesto fiscale più favorevole al contribuente. Ma non  è andata oltre la proposta di abbassare l&#8217;aliquota più bassa dal 14% al 12%, e di porre quella del 42% a una soglia di reddito maggiore dell&#8217;attuale.  Con un deficit pubblico tedesco che si presenta prossimo al 5% del Pil quest&#8217;anno e verso il 6% l&#8217;anno prossimo, e con un debito pubblico in ascesa dal 66% del Pil precrisi a oltre l&#8217;80%, una simile mancanza di chiarezza agli elettori rende davvero difficile credere che la Germania sarà poi in grado di adempiere all&#8217;obiettivo che essa ha recentemente posto attraverso un emendamento nella sua stessa Costituzione: che entro il 2016 il deficit federale al netto del ciclo sia ridotto allo 0,35% del Pil,  e quello dei 16 Laender azzerato al 2020.</p>
<p>Ma se Berlino piange, Roma certo non ride. Ogni giorno ormai i due quotidiani di punta del centrodestra innalzano peana a Giulio Tremonti che finalmente stana gli evasori senza abbassare le tasse, e nomi che ci sono cari come quello di Francesco Forte si spendono per tesi di circostanza abbastanza risibili, come quella odierna sul Giornale per la quale a identificare gli evasori tra l&#8217;Italia e gli Usa vince l&#8217;Italia. Almeno Antonio Martino non demorde, e su Libero continua a sparare ogni volta contro le esose e inefficienti pretese del fisco. Ma è rimasto solo, praticamente. Al contrario, anche sotto l&#8217;attuale governo dal sito del ministero dell&#8217;Economia vengono diffusi studi come <a href="http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=1417449" target="_blank">questo</a>, pubblicato tra i working papers del Tesoro. Bruno Chiarini ed Elisabetta Marzano dell&#8217;università Partenope di Napoli, e Friedrich Schneider dell&#8217;Università di Linz, affrontano un tema essenziale ma giungono a conclusioni assolutamente opinabili: anzi del tutto non condivisibili, per quanto mi riguarda.</p>
<p>Gli autori scandagliano la differenza tra pressione fiscale apparente e pressione fiscale reale, e su questo convergo pienamente, lo scrivo da anni e aggiorno anch&#8217;io un mio dato estrapolato. Un conto infatti è seguire l&#8217;evoluzione della pressione fiscale sul Pil nazionale come calcolato dall&#8217;Istat, che dagli anni Novanta vi ingloba (secondo metodologie che non mi convincono, l&#8217;ho più volte spiegato) un calcolo approssimato dell&#8217;economia in nero italiana (in crescita tra il 15% di fine anni Novanta, e il 16,8% del Pil attuale). Altra cosa è applicare il numeratore del gettito raccolto al denominatore dal quale esso si ricava concretamente, cioè l&#8217;economia emersa di chi le tasse le paga: è quella e solo quella, la pressione fiscale reale. Essa è in media di circa 11-12 punti maggiore di quella dichiarata dalla contabilità nazionale, dunque attualmente intorno al 54% del Pil &#8220;rosso&#8221;, fatto da noi che le tasse le paghiamo. È ovvio che alla politica e allo Stato convenga molto che la pressione fiscale dichiarata sia quella apparente e non quella reale, perché in questo modo l&#8217;Italia resta altissima nelle classifiche del prelievo internazionale ma non svettante di molti punti, come altrimenti sarebbe. Su questo primo argomento, condivido pienamente la traccia di ricerca dei tre autori.</p>
<p>Essi passano poi a un secondo tema, stimano secondo una propria metodologia l&#8217;evasione fiscale. Per poi passare a un terzo, interrelare pressione fiscale &#8220;reale&#8221; ed evasione stimata, al fine di verificare se esista una connessione tra aumento della pressione e crescita dell&#8217;evasione. Sul metodo adottato al punto due non sono affatto d&#8217;accordo, ed ecco perché considero largamente fuorviante la conclusione dello studio: secondo la quale, a conforto delle pretese dei governi tassatori di ogni colore &#8211; e dunque anche dell&#8217;attuale &#8211; non esiste correlazione tra aumento della pressione ed  aumento dell&#8217;evasione.</p>
<p>I tre studiosi adottano per la stima dell&#8217;evasione un criterio derivato dalla stima della base imponibile IVA e dal relativo gettito evasi, stima elaborata annualmente dall&#8217;Agenzia delle Entrate per differenza tra l&#8217;imposta indiretta raccolta, e gli input su cui essa grava misurati secondo le cifre nello stesso anno rilevate dalla contabilità nazionale. È un sistema, come riconoscono del resto gli stessi autori, molto rozzo, e che porta poi a quei 200 miliardi di euro di imponibile non dichiarato che ultimamente l&#8217;Agenzia delle Entrate &#8220;spara&#8221; nelle sue stime annuali. Perché è un sistema rozzo, al fine almeno che qui ci si propone? Perché l&#8217;IVA, per le caratteristiche ormai &#8220;storiche&#8221; delle sue strutture di aliquota, è la componente mediamente meno elastica al variare della pressione fiscale &#8220;reale&#8221; (tranne che per l&#8217;elasticità dei consumi finali).  Se non siete appassionati ai particolari, accontentavi di guardare con i vostri occhi due grafici: mentre in figura 2 la pressione fiscale &#8220;reale&#8221; passa da poco superiore al 40% a inizio anni Ottanta ad oltre il 50% negli anni recenti, la stima di base IVA evasa sul totale imponibile rilevata negli stessi anni  dall&#8217;amministrazione tributaria in figura 1 scende addirittura, passando da più del 34% a poco più del 30%.  Con questo criterio, deliberatamente si tiene da parte tutta la componente di evasione da redditi di persone fisiche rispondente a variazioni &#8211; quelle assai più frequenti delle aliquote IVA &#8211;  delle aliquote marginali, delle deduzioni d&#8217;imponibile personali e familiari sotto il centrodestra, e delle detrazioni d&#8217;imposta sotto il centrosinistra. Diventa così comprensibile credo anche ai non addetti ai lavori, che su questa base la conclusione dei tre economisti sia che in realtà l&#8217;evasione fiscale italiana mostri delle componenti di regolarità di lungo periodo assolutamente non dipendenti dalla pressione reale elevata, perché a un suo variare verso l&#8217;alto o il basso l&#8217;evasione si riallinea restando stabile.</p>
<p>Di altri studi e parametri, ci sarebbe bisogno. Faccio presente che la pressione fiscale ufficiale in Italia è passata dal 28% del Pil negli anni Settanta al 43% del Pil nel 1999 (e da allora purtroppo siamo lì inchiodati, frazione di punto in più o in meno): cioè è aumentata in due decenni di oltre il 50%. Un vero e proprio shock, in termini di disincentivo di massa sul lavoro, consumo e  risparmio degli italiani. Purtroppo &#8211; in questo Stato che ha contabilità nazionale e stime accettabili solo per gli ultimi decenni - manca ogni stima anche solo approssimativa dell&#8217;evasione fiscale precedente. Ma una vastissima letteratura, sia pur non econometrica ma sociologica e di costume, converge nell&#8217;indicare che l&#8217;evasione italiana esplode da fine anni 70 e poi negli anni 80, per effetto dell&#8217;instabilità italiana crescente, ma anche delle aumentate pretese dell&#8217;ordinamento, che a fasi alterne fa seguire alla continua crescita di spesa pubblica e debito &#8220;strappi&#8221; decisi e non graduali verso l&#8217;alto del prelievo (vedi da ultimo quello dei primi anni Novanta, dal 38 al 42%). Con l&#8217;assenza di correlazione tra pressione ed evasione, gli economisti del mainstream battono le mani alla lotta all&#8217;evasione e offrono ai politici esattamente ciò che essi vogliono sentirsi dire: che il problema è il dannato carattere di quei delinquenti atavici degli italiani, non l&#8217;oltre 50% del reddito che lo Stato pretende in cambio di servizi ed efficienza da Quarto mondo.</p>
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		<title>L&#8217;Avv. Agnelli povera vittima? Ma per favore&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Aug 2009 15:29:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oscar Giannino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;editoriale del Sole 24 ore di oggi è una perfetta espressione del riflesso condizionato che in spero esigue parti di classe dirigente italiana scatta ancora puntualmente, quando si tratta dell&#8217;Avvocato Agnelli. Oggi, per effetto dell&#8217;indagine tributaria aperta per effetto della lite patrimoniale sull&#8217;eredità dell&#8217;Avvocato, si scomoda a sua difesa addirittura un classico topos a metà tra il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;editoriale del Sole 24 ore di oggi è una perfetta espressione del riflesso condizionato che in spero esigue parti di classe dirigente italiana scatta ancora puntualmente, quando si tratta dell&#8217;Avvocato Agnelli. Oggi, per effetto dell&#8217;indagine tributaria aperta per effetto della lite patrimoniale sull&#8217;eredità dell&#8217;Avvocato, si scomoda a sua difesa addirittura un classico topos a metà tra il malinconico e l&#8217;eroico, quello di Francesco Ferruccio capitano della repubblica fiorentina ucciso a tradimento da Fabrizio Maramaldo, capitano degli imperiali vittoriosi nella battaglia di Gavinana che portò alla restaurazione dei Medici. Non stupisce ed anzi va a loro onore, che direttori di giornali che devono il più della loro carriera al sostegno iniziale e continuato dell&#8217;Avvocato Agnelli, continuino ad essergli devoti. Ma c&#8217;è modo e modo. L&#8217;indagine finalmente aperta è mera espressione dell&#8217;eguaglianza per tutti della legge. Bollarne i sostenitori come infami vigliacchi  non sanziona codardo oltraggio, dice solo del servo encomio che alcuni  legittimamente continuano a tributare: all&#8217;Avvocato, ai suoi eredi di comando, e ai suoi esecutori testamentari.</p>
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