<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>CHICAGO BLOG &#187; equità</title>
	<atom:link href="http://www.chicago-blog.it/tag/equita/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.chicago-blog.it</link>
	<description>diretto da Oscar Giannino</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Feb 2012 16:37:52 +0000</lastBuildDate>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=</generator>
		<item>
		<title>Western Union e il prezzo delle buone intenzioni – di Luca Mazzone</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/01/04/western-union-e-il-prezzo-delle-buone-intenzioni-%e2%80%93-di-luca-mazzone/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2011/01/04/western-union-e-il-prezzo-delle-buone-intenzioni-%e2%80%93-di-luca-mazzone/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 04 Jan 2011 15:23:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guest</dc:creator>
				<category><![CDATA[liberismo]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[equità]]></category>
		<category><![CDATA[etica]]></category>
		<category><![CDATA[money transfer]]></category>
		<category><![CDATA[prezzo]]></category>
		<category><![CDATA[servizi bancari]]></category>
		<category><![CDATA[western union]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=7959</guid>
		<description><![CDATA[Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Luca Mazzone.
Ogni individuo mediamente informato riconosce l&#8217;importanza delle rimesse. Nei quartieri dove i lavoratori immigrati rappresentano una quota rilevante dei residenti, sono ormai parte integrante del paesaggio i cosiddetti money transfer.Da europei, abituati alla facilità e alla frequenza con la quale accediamo ai servizi bancari (in primis il bonifico), il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Luca Mazzone</em>.</p>
<p>Ogni individuo mediamente informato riconosce l&#8217;importanza delle rimesse. Nei quartieri dove i lavoratori immigrati rappresentano una quota rilevante dei residenti, sono ormai parte integrante del paesaggio i cosiddetti <em>money transfer</em>.<span id="more-7959"></span>Da europei, abituati alla facilità e alla frequenza con la quale accediamo ai servizi bancari (in primis il bonifico), il ruolo di questi sportelli ci sembra a volte misterioso &#8211; e non sono mancate leggende metropolitane che hanno accostato i <em>money transfer</em> a luoghi di reclutamento di terroristi, o di raccolta di fondi per Al Qaida.</p>
<p>Un&#8217;altra manifestazione di ignoranza in tal senso si è palesata davanti ai miei occhi in un pomeriggio di inizio Gennaio, quando sono stato raggiunto dalla richiesta di adesione ad una <a href="http://www.avaaz.org/it/make_giving_powerful/?rc=fb" target="_blank">raccolta di firme</a> avente come bersaglio la politica di uno dei principali operatori del settore. Western Union, questa è l&#8217;accusa, praticherebbe commissioni &#8220;ingiuste&#8221;, ossia tali da far pesare i costi di transazione per un ammontare che può raggiungere il 20% della somma inviata. Non è impossibile che faccia presa sugli europei, abituati ad effettuare bonifici bancari a costi irrisori o nulli, l&#8217;argomento per cui ogni commissione su queste operazioni sarebbe un latrocinio. A questo punto, la conoscenza del fatto che un bonifico dall&#8217;Unione Europea agli Stati Uniti può costare anche 30€ dovrebbe tacitare ogni rivendicazione: le operazioni di questo tipo hanno un prezzo, quindi non stupisce che transazioni più complesse (e un bonifico da un paese UE a un paese africano, rispetto ad uno interno ad un solo paese della Comunità, lo è sicuramente) abbiano prezzi più elevati.</p>
<p>Mi permetto di dubitare che, se si trattasse di un mercato così profittevole, nessuno sarebbe entrato per sfruttarne le potenzialità. Certo, potrebbe esserci poca concorrenza, oggi, per ragioni a me non note: ma l&#8217;appello non sembra esattamente richiamare materia da antitrust.</p>
<p>Eppure, le più di centoventicinquemila firme già raccolte non possono essere frutto della semplice ignoranza di un dato di fatto, come l&#8217;evidenza che i bonifici bancari hanno un costo &#8211; e un prezzo. Quello che i promotori della raccolta di firme vogliono dirci è che Western Union sta ottenendo profitti &#8220;ingiusti&#8221;, praticando commissioni che sono slegate da un livello che loro sostengono essere &#8220;etico&#8221;.</p>
<p>È invece la scarsa comprensione dei meccanismi di mercato, o in altre parole l&#8217;incapacità di effettuare le corrette analogie tra fenomeni esistenti, la base dell&#8217;ampio sostegno raccolto dalla proposta: come possono, i firmatari, ignorare la discriminazione di prezzo esistente, ad esempio, nel settore assicurativo? D&#8217;altra parte, il compito delle compagnie assicurative è proprio prezzare il rischio, come il compito degli uffici di Western Union è farsi carico dei rischi (di cambio, ad esempio), della burocrazia e della semplice gestione del trasferimento di valuta.</p>
<p>Nel suo libro <a href="http://www.liberilibri.it/opera.php?k=109" target="_blank"><em>Difendere l&#8217;indifendibile</em></a>, Walter Block prende le parti, tra gli altri, dei tassisti abusivi. Block sostiene che la loro lotta alla rendita monopolistica detenuta dai tassisti dotati di licenza permette a chi non avrebbe goduto di un servizio di trasporto, come chi vive in quartieri degradati, di avervi accesso &#8211; ovviamente pagando un premio al rischio al tassista abusivo. Il prezzo maggiorato che i clienti di quel taxi dovrebbero pagare è l&#8217;essenza del problema di cui stiamo discutendo: proibendo ai tassisti abusivi di offrire quel servizio, ad esempio obbligandoli ad acquistare una licenza, restringendo l&#8217;offerta e poi regolamentando le tariffe, l&#8217;unica conseguenza sui quartieri degradati è che saranno privi di un servizio di trasporto, perché nessuno vorrà offrirlo alle nuove condizioni.</p>
<p>Analogamente, l&#8217;applicazione di quello che i firmatari sembrano sostenere non avrà gli effetti redistributivi che l&#8217;appello promette: al contrario, se dovesse essere mai attuata, avrebbe l&#8217;effetto di rendere ancora più difficoltosi i trasferimenti dei lavoratori emigrati dai paesi in via di sviluppo. La necessità di una visione pragmatica del problema (abbiamo il diritto di sognare con i risparmi degli altri?) ci impone di ammettere che l&#8217;unica alternativa a commissioni così elevate potrebbe essere una rinuncia delle compagnie a offrire il servizio a molti potenziali clienti. Siamo davvero pronti a pagare un prezzo così alto al desiderio di essere buoni?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2011/01/04/western-union-e-il-prezzo-delle-buone-intenzioni-%e2%80%93-di-luca-mazzone/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un mondo più uguale</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2010/01/24/un-mondo-piu-uguale/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2010/01/24/un-mondo-piu-uguale/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 09:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[diseguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[equità]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[libero mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Pinkovskiy]]></category>
		<category><![CDATA[sala-i-martin]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=4913</guid>
		<description><![CDATA[A noi piace sempre mettere l&#8217;accento sull&#8217;efficienza. Il mercato e la globalizzazione ci piacciono perché sono giusti &#8211; nel senso che valorizzano la libertà individuale &#8211; e perché sono efficienti &#8211; cioè massimizzano la ricchezza prodotta. Ma sono anche equi? L&#8217;obiezione è frequente e diffusa. L&#8217;ultimo esempio, seppure molto specifico, sta nelle parole di Giulio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A noi piace sempre mettere l&#8217;accento sull&#8217;efficienza. Il mercato e la globalizzazione ci piacciono perché sono giusti &#8211; nel senso che valorizzano la libertà individuale &#8211; e perché sono efficienti &#8211; cioè massimizzano la ricchezza prodotta. Ma sono anche equi? L&#8217;obiezione è frequente e diffusa. L&#8217;ultimo esempio, seppure molto specifico, sta nelle parole di Giulio Tremonti, che ha negato la possibilità di tagliare le tasse in nome della lotta alla &#8220;<a href="http://www.corriere.it/politica/10_gennaio_23/tremonti-calo-tasse_06ceb624-0830-11df-b78d-00144f02aabe.shtml">macelleria sociale</a>&#8220;. Queste obiezioni ora devono fare i conti con un avversario imprevisto: la realtà. La globalizzazione ha ridotto, non aumentato, le diseguaglianze sociale. Lo spiegano, numeri e dati alla mano, Maxim Pinkovskiy e Xavier Sala-i-Martin in <a href="http://www.voxeu.org/index.php?q=node/4508">questo articolo</a> su Voxeu, che riprende le conclusioni di un loro <a href="http://www.nber.org/papers/w15433">corposo paper</a>.</p>
<p><span id="more-4913"></span></p>
<p>Dall&#8217;analisi delle evidenze disponibili sulla distribuzione dei redditi, Pinkovskiy e Sala-i-Martin trovano che non solo la povertà, intesa come massa di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno, si è ridotta in misura straordinaria, tra il 1970 e il 2006. Questo già lo sapevamo (anche se è bene ricordarlo). Si sono ridotte anche le disuguaglianze, sia misurate attraverso i quintili di reddito, sia attraverso il coefficiente di Gini. I due grafici sotto, che riportano la distribuzione del reddito nel 1970 e nel 2006 per il mondo e per aree geografiche, non hanno bisogno di commenti.</p>
<p><img class="alignnone" title="1970" src="http://www.voxeu.org/sites/default/files/image/sala%20fig%202a.JPG" alt="" width="511" height="360" /></p>
<p><img class="alignnone" title="2006" src="http://www.voxeu.org/sites/default/files/image/sala%20fig%202b.JPG" alt="" width="509" height="362" /></p>
<p>L&#8217;osservazione di questi fenomeni non è priva di un sostegno teorico: i meccanismi di mercato tendono a creare ricchezza diffusa, perché favoriscono la mobilità sociale e, grazie alle pressioni competitive, rendono anche gli strati sociali meno abbienti dei mercati attraenti (e dunque li rendono più ricchi). Un aspetto molto significativo dello studio è che, ovviamente, esso doveva fare i conti con una modellizzazione non facile, in particolare per l&#8217;indisponibilità di dati sistematici e sufficientemente dettagliati, e per i difetti intrinseci dei dati stessi. Normalmente la distribuzione dei redditi viene valutata conducendo interviste, e questo può portare sia a sovrastimare la povertà (per esempio considerando solo i redditi formali e in moneta, non quelli informali e in natura) sia a sottostimarla (perché è difficile rintracciare i poveri, e trovare da loro una disponibilità a parlare, specie nei paesi poveri). Allo stesso modo, possono sottostimare la ricchezza (perché i ricchi sono normalmente meno disponibili e tendono a sminuire la loro ricchezza). Insomma: i quintili più alto e più basso tendono a essere i meno accurati, pur essendo &#8211; per certi versi &#8211; quelli più interessanti. L&#8217;aspetto veramente forte dello studio è dunque questo:</p>
<blockquote><p>our methodology allows us to conduct a thorough stress-test of our results to alternative assumptions. World poverty and inequality fall markedly for all the variations we try.</p></blockquote>
<p>La globalizzazione e il mercato servono non solo a creare ricchezza, ma anche a distribuirla in modo più diffuso. Saperlo rafforza le nostre convinzioni, e indebolisce le posizioni di quanti difendono lo status quo.</p>
<p>(Hat tip: <a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Letture_per_il_fine_settimana_23-1-2010">Moro, Topa e Brusco</a>)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2010/01/24/un-mondo-piu-uguale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>8</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

