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	<title>CHICAGO BLOG &#187; disonestà</title>
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		<title>Hide the decline. La ballata di Michael Mann</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 08:12:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
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		<title>Clima. E se i buoni fossero i cattivi?</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 14:23:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel dibattito sul clima una cosa è certo: i buoni sono loro, i cattivi noi. I buoni sono scienziati disinteressati pronti al sacrificio umano e personale per salvare il mondo, i cattivi sono le industrie e i loro tirapiedi o utili idioti, che negano l&#8217;evidenza. I buoni sono onesti ricercatori, i cattivi parte di un complotto. Le informazi0ni trapelate con la diffusione di una banca dati immensa, zeppa di scambi privati di email tra superstar del clima politicamente corretto, cambia tutto. <a href="http://www.nytimes.com/2009/11/21/science/earth/21climate.html?_r=1&amp;hp">Qui</a> la ricostruzione di Andy Revkin. <a href="http://www.globalwarming.org/2009/11/20/cooler-heads-digest-20-november-2009/">Qui</a> Julie Walsh per la Cooler Heads Coalition. <a href="http://www.climatemonitor.it/?p=5475">Qui</a> Claudio Gravina e Guido Guidi, e <a href="http://www.climatemonitor.it/?p=5456">qui</a> Guidi, su Climate Monitor. <a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/3890">Qui</a> Piero Vietti sul <em>Foglio</em>.</p>
<p><span id="more-3866"></span></p>
<p>Intendiamoci: la diffusione di scambi privati di email è un fattaccio di cui non possiamo essere contenti. Di questo bisogna tener conto. Così come bisogna tener conto del fatto che il linguaggio colloquiale è diverso da quello formale, ha le sue regole, per cui espressioni che in altri contesti suonerebbero come una &#8220;pistola fumante&#8221;, qui sono più o meno innocenti. Quindi, non cerchiamo e non troviamo <em>smoking guns</em>. Resta però il fatto che diversi scienziati, alcuni tra i più reputati autori dei rapporti Ipcc (*), discutono tranquillamente di quali &#8220;trucchi&#8221; utilizzare e di come &#8220;nascondere i dati&#8221;.</p>
<p>Io non mi scandalizzo. Il mondo è fatto così. Certo, però, tutti quelli che hanno fino a oggi tagliato la realtà in due col coltello, dovrebbero fare un esame di coscienza. Scienziati, giornalisti, politici e semplici cittadini che hanno sempre pensato che la buonafede stesse di là e la malafede fosse di qui, oggi hanno la prova provata che così non è. E soprattutto hanno la prova provata che i documenti che, per convenzione, prendiamo per buoni, sono in realtà opera di esseri umani, con tutte le loro debolezze e tutte le loro tentazioni. Il mondo reale è complesso, e la storia che oggi emerge ricorda la storia, sicuramente più estremizzata, tessuta dal compianto Michael Crichton nel suo splendido <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788811678564/crichton-michael/stato-paura.html">Stato di paura</a></em>.</p>
<p>Tutto questo, va da sé, non mette in dubbio le conoscenze sul clima, né l&#8217;esistenza del &#8220;consensus&#8221;. Mette in dubbio, però, l&#8217;onestà intellettuale di molti generali dell&#8217;esercito allarmista. E quindi, sulla validità dei documenti da essi redatti, come i famosi &#8220;<a href="http://www.ipcc.ch/pdf/assessment-report/ar4/wg1/ar4-wg1-spm.pdf">Summary for Policymakers</a>&#8221; dell&#8217;Ipcc, che oltre a essere le uniche parti realmente lette da opinion- e policy-makers, non sono opera dei 2500 scienziati che vengono spesso sbandierati, ma di una cinquantina di essi. Quando si vedono le teste d&#8217;uovo lamentarsi del fatto che il clima non segue i loro modelli, e dunque interrogarsi su come far scomparire la realtà tra le pieghe dei loro risultati allo scopo, si presume, di non ridurre la pressione sull&#8217;opinione pubblica, viene da chiedersi su cosa poggino le costose politiche che l&#8217;Unione europea ha adottato, e che altri nel mondo vorrebbero adottare.</p>
<p>Non si tratta di negare il <em>global warming</em> o la sua componente antropogenica. Si tratta di chiedere, agli esperti, onestà e chiarezza, inclusa la necessaria trasparenza rispetto ai punti ancora incerti del dibattito. E poiché l&#8217;incertezza non può essere ignorata, essa pure va considerata nelle politiche. Se le certezze ostentate dagli uomini politici, e la sicumera di certi scienziati che fanno politica, cederanno il passo a un atteggiamento più umile e razionale, anche questa (di per sé brutta) vicenda sarà servita a qualcosa. Dal male, a volte, può sorgere il bene.</p>
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