Pubblichiamo di seguito il contributo di Alexander Joachim sulla questione TARGET 2. Il dibattito è partito l’estate scorsa in Germania e ancora oggi continua a far discutere.
In questo post parlo del sistema TARGET2 e dei suoi effetti sulla bilancia dei pagamenti dei Paesi dell’area Euro (si veda l’acceso dibattito nei mesi scorsi aperto dall’economista tedesco Hans-Werner Sinn). TARGET2 è un sistema di pagamento che garantisce l’esecuzione di tutte le transazioni infra-Euroarea attraverso le banche centrali nazionali. Tale sistema richiede un’elevata liquidità da parte delle banche commerciali perché i debiti/crediti fra banche centrali nazionali non vengono saldati periodicamente. In condizioni normali la BCE determina la politica monetaria, delegando alle banche centrali nazionali l’esecuzione delle operazioni di rifinanziamento. Operativamente funziona così: le banche centrali raccolgono la domanda delle banche commerciali e la banca centrale determina il tasso d’interesse stabilendo l’ammontare offerto di credito. In genere l’offerta di moneta è proporzionale alle dimensioni dell’economia. Dopo il crack Lehman Brothers – e il conseguente congelamento dei finanziamenti interbancari, la liquidità necessaria è stata assicurata dalla banca centrale attraverso operazioni di rifinanziamento illimitate (full allotment). Poiché in queste situazioni (sudden stop) il flusso commerciale e quello di capitali non possono arrestarsi senza gravi conseguenze sull’economia di un Paese, i saldi netti verso l’Eurosistema delle banche centrali dei Paesi creditori si accumulano. Prosegui la lettura…
Giovanni Boggero Senza categoria Bundesbank, crisi finanziaria, Eurosistema, germania, Hans-Werner Sinn, PIIGS, squilibri commerciali, Target 2
Sul prossimo Panorama Economy
Considerazioni al volo in giorni difficili, dopo il Libro Bianco della Commissione Europea che – ne ignoriamo il testo, lo abbiamo solo appreso da “spifferate” a giornali britannici e tedeschi, naturalmente – tenta un’impervia ripresa di autorevolezza e credibilità sul punto più delicato dacché esiste l’euro, cioè le misure straordinarie da assumere prima che il rapidissimo deterioramento di fiducia verso l’euroarea in quanto tale sfoci in una crisi epocale. Tentativo impervio per il semplice fatto che la Commissione Barroso conta pochissimo in questi anni di leadership germanica travestita da finzione di co-leadership franco-tedesca. Dipendesse da me formulare una scelta sulla base delle minori improbabilità, direi che delle tre ipotesi avanzate dalla Commissione quella forse meno impossibile coniuga insieme la persistente responsabilità solo nazionale di ciascun euromembro verso il proprio debito pubblico, con l’intervento congiunto di Efsf – una mascherata, viste le sue residue scarne munizioni - e FMI – preponderante – a garanzia e sostegno di un conferimento di quote di debito pubblico di ciascun euromembro eccedente una certa – elevata, ben superiore al 60% indicato come obiettivo – quota di sicurezza. Anche tale soluzione appare tuttavia ben lungi dalla portata attuale delle intenzioni reali della politica europea. Il tempo incalza, però. Occore augurarsi che il ritorno di Roma all’eurotavolo dal quale Berlino e Parigi l’avevano esclusa spinga verso una soluzione comunque condivisa. Altrimenti, a questi ritmo di drenaggio dei capitali dall’euroarea e di totale inaridimento dell’interbancario, il big bang è certo. ed è a breve. Al di là di tale funebri considerazioni, un’osservazione e un consiglio. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino banche, BCE, credito, debito pubblico, euro, ue crisi finanziaria, debito pubblico, germania, Italia, Merkel, spesa pubblica, ue
Gli spread stanno impazzendo, tra poche ore rischiamo di essere a quota 600, l’intera curva dei rendimenti per ogni scadenza è sopra il 7%. L’Italia rischia non la misisone ordinaria di monitoraggio del Fmi entro fine mese, ma dopodomani una squadra speciale del Fondo che sbarchi dagli elicotteri e ci imponga la secessione temporanea dai mercati, vincoli di capitale obbligatori e sanguinose manovre di ripresa di contatto con la realtà reale: il mondo non intende farsi coinvolgere nella follia di un’Italia che non è la Grecia ma non per quello che crede la sua classe politica, cioè troppo grande per fallire, ma non lo è appunto perché siccome siamo una fonte di contagio enorme il mondo interverrà con la cavalleria aerea per sbatterci alle corde, finché cambiamo marcia e disinnestiamo il pedale dell’irresponsabilità. Forse è bene porsi una domanda precisa. Quanto costa all’Italia, la drastica accelerazione del rischio di insolvenza pubblica che i mercati hanno iniziato a stimare da luglio ad oggi? E’ un esercizio contabile che vale la pena di fare, anche se pone rilevanti problemi economico-statistici, visto che le cifre su cui si può lavorare sono per lo più da stimare per approssimazione. Tuttavia dovrebbe rappresentare un esercizio obbligato per tutti i cittadini italiani, lavoratori e imprenditori, risparmiatori e contribuenti, in modo da sottoporre a un preciso rendiconto le responsabilità politiche di ieri, oggi e domani. E’ comprensibile che vasta parte degli italiani tenda a graduare le proprie valutazioni riferendosi al tradizionale asse valoriale destra-centro-sinistra. Ma non è male tentare anche di appoggiare il proprio ragionamento a qualche numero che si riferisca anche ai valori economici. Ieri sera ci ho provato, quando lo spread era a 495 e non a 563 dove svetta ora che posto. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino debito pubblico Berlusconi, crisi finanziaria, debito pubblico, Italia, unione europea
Dal prossimo numero di Panorama Economy
Anche oggi Jean Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo, ha tuonato : “no a lezioni che ci vengono da Oltreoceano!” L’euroarea se la prende con gli americani. Perché questi sono increduli e imbufaliti, a tre anni da Lehman, che l’Europa stia regalando una nuova crisi banco-finanziaria al mondo intero. Ma l’Europa ha torto. Torto marcio. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino BCE, Borsa, debito pubblico, euro, finanza, spesa pubblica, Stati Uniti, ue Barack Obama, crisi finanziaria, Stati Uniti, ue
Un centrodestra coerente alle sue promesse mai mantenute in 17 anni ha avuto l’ultima occasione, di fronte alla clamorosa autosmentita cui era costretto. Io dico: l’ha persa. Per ungoverno di centrodestra, “essere costretto” ad affondare la lama nella spesa pubblica dovrebbe costituire una festa, tanto più se ce lo impone l’Europa. Invece tagli come frattaglie, nessuna visione sui grandi aggregati di spesa da ridurre, e più tasse. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino debito pubblico, Draghi, liberalizzazioni, Mercato del lavoro, previdenza, privatizzazioni, sindacato, spesa pubblica Berlusconi, crisi finanziaria, Fiat, germania, Italia, tasse, Tremonti
Dal prossimo numero di Tempi, in distrubuzione al meeting di Rimini
Mentre scrivo queste righe, mancano ancora una decina di ore al Consiglio dei ministri incaricato di varare la manovra-bis per rassicurare i mercati. Di conseguenza, manil dettaglio dei provvedimenti che il governo alla fine avrà deciso di assumere. Si conosce un’ampia forbice di misure che il governo ha esaminato, e il giudizio finale sarà solo sul decreto. Ma quel che si sa ora mi basta tuttavia per esprimere una personale valutazione. Che non impegna nessuno e discende dal mio punto di vista. Se sarà come sembra, l’occasione è persa, l’autocontraddizione è manifesta, la stangata fiscale demenziale. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino Senza categoria Berlusconi, crisi finanziaria, spesa pubblica, tasse, Tremonti
Oggii, un’altra botta clamorosa sulle Borse europee. Milano ha perso il 6,6%, ma sia Francoforte sia Parigi sia Madrid hanno perso ben oltre il 5%. Da inizio settimana, sui mercati finanziari europei si è spezzato l’incantesimo che vedeva i cali concentrati soprattutto sulle piazze eurodeboli. Da inizio anno, alla chiusura di venerdì scorso l’indice italiano FTSE MIB perdeva il 20%, ma il Dax30 di Francoforte solo il 9%, e il Cac40 di Parigi il 14%. Dopo l’abbassamento del rating al debito pubblico americano lo scorso fine settimana, i mercati europei hanno solo tirato un momentaneo sospiro di sollievo alla notizia che le banche centrali, FED e BCE d’accordo, avrebbero preso a comprare i titoli del proprio debito pubblico per sostenerne i corsi. Ma subito dopo, come puntualmente avevamo avvisato i lettori domenica stessa, ecco che i mercati hanno ripreso o a picchiare. E questa volta la novità è che non fanno sconti a nessuno, tedeschi e francesi in testa, oltre naturalmente a Wall Street, che inanella ribassi simili solo a quelli del 2008, subito successivi al crac di Lehman Brothers. Purtroppo, era una facile profezia. Perché a spingere con questa forza al ribasso i mercati – spesso verso quotazioni che da tempo non hanno alcun riscontro nei fondamentali di banche e società quotate, che vedono la propria capitalizzazione scendere verso abissi del tutto ingiustificati – è la forza congiunta di tre fenomeni oggettivi, la cui importanza è tale da suopravanzare le legittime proteste di chi vede il proprio valore depresso a frazioni dei mezzi propri scritti nei libri patrimoniali. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino debito pubblico, mercato crisi finanziaria, Stati Uniti, ue
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Luigi Ferrata:
Vittorio da Rold su il Sole 24 Ore del 23 novembre analizza le ricette adottate dal Governo greco per fronteggiare la crisi. Si tratta di una serie di liberalizzazioni e riforme strutturali che incidono in profondità nel tessuto sociale e burocratico del Paese. Da Rold sottolinea anche come Papandreu sia consapevole dell’impopolarità delle proprie scelte, ma che sia determinato a proseguire anche a costo di essere sconfitto alle elezioni.
Prosegui la lettura…
Guest debito pubblico, liberalizzazioni crisi finanziaria, professioni, pubblica amministrazione, spesa pubblica
Riceviamo e pubblichiamo da Galeazzo Scarampi del Cairo, Board member dell’Istituto Bruno Leoni.
Scomparso giovedì scorso a ottantacinque anni, Benoît Mandelbrot è stato un importante matematico che ha conservato la capacità “artistica” di visualizzare problemi astratti e la curiosità di cercare reppresentazioni matematiche di forme apparentemente non regolari. Mandelbrot preferiva parlare di “roughness”, intendendo rough come il contrario di regolare, ed ha saputo esprimere la (mancanza di) regolarità in un semplice numero, così come semplice è l’equazione (z–> z^2 +c) sottostante al famoso “Mandelbrot set”
Prosegui la lettura…
Guest liberismo, teoria conoscenza, crisi finanziaria, epistemologia, finanza, mandelbrot, matematica, mercato, sistemi non lineari
Dopo che altri hanno già insistito sul monito al Partito Laburista contenuto nell’autobiografia di Tony Blair, A Journey, oggi il Wall Street Journal riporta alcuni passi del libro dedicati alla crisi finanziaria che ha contribuito prima a una straordinaria risalita di Gordon Brown nei sondaggi (sembrava “un keynesiano al posto giusto e al momento giusto”) e poi invece alla sua sconfitta elettorale.
Prosegui la lettura…
Alberto Mingardi finanza, liberalizzazioni crisi finanziaria, debito, interventismo pubblico, keynesismo, politica monetaria, regolamentazione, tony blair