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	<title>CHICAGO BLOG &#187; commercio</title>
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	<description>diretto da Oscar Giannino</description>
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		<title>Altro che liberalizzazioni! Le mani del governo nei contratti agroalimentari</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 12:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena Sileoni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
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		<description><![CDATA[Abbiamo più volte sottolineato, nei post del chicago blog dedicati al decreto legge “cresci Italia”, che questo sia solo in parte un provvedimento di liberalizzazioni, smentendo le aspettative iniziali e le formule correnti con cui viene chiamato.
Esso contiene, infatti, misure molto diverse tra loro, che vanno da una effettiva liberalizzazione a forme di vera e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo più volte sottolineato, nei post del chicago blog dedicati al decreto legge “cresci Italia”, che questo sia solo in parte un provvedimento di liberalizzazioni, smentendo le aspettative iniziali e le formule correnti con cui viene chiamato.</p>
<p>Esso contiene, infatti, misure molto diverse tra loro, che vanno da una effettiva liberalizzazione a forme di vera e propria regolazione delle dinamiche contrattuali, che hanno sicuramente un verso opposto rispetto alla regola generale del diritto di libertà economica e di contratto.</p>
<p><span id="more-11457"></span>L’art. 62, ad esempio, disciplina in maniera estremamente dettagliata le relazioni commerciali attinenti alla cessione di prodotti agricoli e agroalimentari.</p>
<p>Nell’obiettivo di pareggiare il rapporto tra parti contrattuali che il governo presume su posizioni diverse (grandi distributori da un lato, e produttori dall’altro), l’articolo entra nelle dinamiche di negoziazione delle condizioni di vendita dei prodotti agricoli e agroalimentari, ne scardina gli usi commerciali e pone contenuti e condizioni rigidi per la stipulazione dei contratti di vendita, ad eccezione di quelli col consumatore finale.</p>
<p>D’ora in poi, essi dovranno essere conclusi in forma scritta, dovranno contenere alcune indicazioni a pena di nullità (durata, quantità, caratteristiche del prodotto venduto, prezzo e modalità di consegna e pagamento, sottoposti a tempi certi e prestabiliti) e non potranno più accompagnarsi a prassi invalse nel settore.</p>
<p>La finalità, come detto, è quella di imporre in maniera autoritativa l’equilibrio tra parti che potenzialmente potrebbero trovarsi in posizione asimmetrica, evitando ad esempio che il produttore debba accettare condizioni di vendita o altre condizioni contrattuali gravose, o debba attendere troppo tempo per vedersi pagata la merce.</p>
<p>Da questo punto di vista, l’articolo si pone in linea di continuità con altre disposizioni del decreto tese a pretendere di compensare la forza contrattuale della parte che viene ritenuta “debole” (cfr. il potenziamento della cd. class action o le novità in tema di clausole vessatorie).</p>
<p>Che lo Stato assuma la generica debolezza di una parte contrattuale rispetto all’altra è un argomento che richiede troppe pagine, per essere affrontato in questa sede.</p>
<p>Sorprendono, ad ogni modo, due elementi, relativamente a questo punto del decreto.</p>
<p>In primo luogo, sorprende che un provvedimento varato al fine di stimolare la crescita economica tramite la libertà economica, al punto da conferire un senso rinnovato al diritto di libertà di iniziativa economica nel suo articolo iniziale, ospiti una rigida e dettagliata disciplina di un fenomeno contrattuale quale la cessione di prodotti agroalimentari. Stona, in altre parole, con l’impianto generale e presunto del decreto che il governo sia entrato a gamba tesa nelle dinamiche negoziali della filiera agroalimentari, disciplinando elementi tipici di quella normale e quotidiana contrattazione tra operatori che dovrebbe, invece, uscire potenziata e rafforzata dal decreto legge.</p>
<p>O forse meglio, l’articolo in esame conferma quanto sia arduo accettare fino in fondo nella nostra cultura economica e giuridica le conseguenze del principio di libertà negoziale, lasciando che siano le parti, nella libera e certo non semplice contrattazione, a decidere cosa sia meglio per loro.</p>
<p>Sorprende inoltre la ingenuità con cui si può credere che una ferrea previsione d’imperio dei contenuti e dei limiti contrattuali possa davvero giovare alle parti presupposte deboli. Ammesso che esse siano effettivamente tali, non può sfuggire a un regolatore lungimirante che spesso quelle che appaiono come condizioni di iniquità sono l’unico modo per consentire la stipula del contratto, e che pertanto a farne le spese non saranno tanto le parti contrattualmente “forti”, quanto proprio quelle deboli, che non potranno più avvalersi di forme di flessibilità negoziale finora diffuse per poter comunque concludere l’accordo.</p>
<p>Un’ultima annotazione a margine: le sanzioni saranno irrogate dall’autorità garante per la concorrenza e il mercato, la quale poi si vedrà conseguentemente arricchire il proprio fondo derivante dalle sanzioni amministrative, dal momento che gli introiti derivanti saranno riassegnati in parte proprio alla medesima autorità, per finanziare iniziative di informazione e attività di ricerca in materia alimentare. Si confida, dunque, che all’autorità non venga l’appetito mangiando sul piatto delle sanzioni.</p>
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		<title>Mercato delle idee: Risponde Simona Bonfante</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/09/05/mercato-delle-idee-risponde-simona-bonfante/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 16:07:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guest</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 21 luglio Alberto Mingardi lanciava su Chicago-blog un &#8216;concorso di idee&#8217; per diffondere meglio le idee di mercato in Italia. Dopo aver ospitato l&#8217;intervento di David Mazzerelli, riprendiamo a pubblicare alcuni delle proposte pervenute. Iniziamo con il progetto di Simona Bonfante.
Credo che per farle affermare, le idee liberali, le si debba liberare dal ‘brand’, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il 21 luglio Alberto Mingardi <a href="http://www.chicago-blog.it/2011/07/21/liberisti-in-italia-che-fare-apriamo-il-mercato-delle-idee/" target="_blank">lanciava</a> su Chicago-blog un &#8216;concorso di idee&#8217; per diffondere meglio le idee di mercato in Italia. Dopo aver ospitato <a href="http://www.chicago-blog.it/2011/07/31/mercato-delle-idee-risponde-david-mazzerelli/" target="_blank">l&#8217;intervento di David Mazzerelli</a>, riprendiamo a pubblicare alcuni delle proposte pervenute. Iniziamo con il progetto di Simona Bonfante</em>.</p>
<p>Credo che per farle affermare, le idee liberali, le si debba liberare dal ‘brand’, ormai circondato da troppi equivoci e troppo negativamente connotato.</p>
<p>La strategia potrebbe consistere nel presentare evidenze liberali, farvi convergere il consenso razionale che inevitabilmente ne consegue, ma senza dire che sono appunto soluzioni liberali.<span id="more-10010"></span>In concreto, la mia proposta: viralizzare una moltitudine di “Com’è e come potrebbe essere”. Cose concrete, facili, a tutti familiari. cose che tutti si rendono conto non funzionare granché, pur non sapendo perché non funzionino né che invece farle funzionare si può.</p>
<p>Esempi<br />
1 &#8211; <strong>La dichiarazione dei redditi</strong>. Com’è e come potrebbe essere.<br />
All’immagine di un modulo-tipo di dichiarazione dei redditi si confronta quella di un formulario concettualmente elementare, graficamente armonico, umanamente comprensibile (e dunque facile da compilar) anche da un non-bocconiano. Si chiama visualizzazione dei dati, e consiste nel rendere intuitivamente trasparente la complessità (v. <a href="http://www.informationisbeautiful.net" target="_blank">www.informationisbeautiful.net</a>).<br />
Ecco, la trasparenza: un ‘valore’ liberale</p>
<p>2- <strong>Aprire un’impresa</strong>. Com’è e come potrebbe essere.<br />
Un elenco a punti dei passaggi, del relativo costo, e del tempo necessario a percorrerlo vs l’elenco alternativo (razionale, concretamente fattibile) di come potrebbe (e dovrebbe) essere, coi relativi costi/benefici (dal lato dell’imprenditore, quindi del cittadino).</p>
<p>3 &#8211; <strong>Apertura dei negozi</strong>. Com’è e come potrebbe essere.<br />
Esemplificare la questione con il confronto di scene cinematografiche tra un film americano o inglese ed uno italiano, che a parità di situazione sintetizzano la perdita per il coté italiano.</p>
<p>4 &#8211; <strong>Professioni</strong>. Com’è e come potrebbe essere.<br />
Come funzionano gli ordini e come funzionano le libere associazioni. Quale dei due modelli assicura più qualità, libertà di esercizio, trasparenza e scelta per il cittadino?</p>
<p>Ora, visto che ciascuno, in base all’ambito professionale nel quale opera, beneficia di un punto di vista particolare sulle cose specifiche del suo settore, immagino che, al di là dei 4 esempi ‘generici’ qui esposti, si possano ricavare un’infinità di soluzioni liberali per un’infinità di cose, appunto, concrete, realizzabili, non pregiudizievolmente connotate come ‘liberali’, ma che in sostanza, lo sono.</p>
<p>“Com’è e come potrebbe essere” è un formato facilmente viralizzabile con gli strumenti 2.0 e potenzialmente espandibile all’infinito. Una cosa concretissima, insomma.</p>
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		<title>Disciplina del prezzo dei libri: chiusura della petizione al Presidente della Repubblica</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/08/07/disciplina-del-prezzo-dei-libri-chiusura-della-petizione-al-presidente-della-repubblica/</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Aug 2011 07:44:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena Sileoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[commercio]]></category>
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		<description><![CDATA[Apprendiamo dall&#8217;aggiornamento dell&#8217;agenda del Quirinale che il Presidente della Repubblica ha promulgato la legge disciplinante il prezzo dei libri. Chiudiamo quindi la sottoscrizione della petizione aperta all&#8217;indomani
dell&#8217;approvazione, benché in maniera costante si aggiungano ancora
tante firme.
Restiamo comunque convinti che la legge non farà del bene né ai lettori né al pluralismo culturale, per tutte le motivazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Apprendiamo dall&#8217;aggiornamento dell&#8217;agenda del Quirinale che il Presidente della Repubblica ha promulgato la legge disciplinante il prezzo dei libri. Chiudiamo quindi la sottoscrizione della petizione aperta all&#8217;indomani<br />
dell&#8217;approvazione, benché in maniera costante si aggiungano ancora<br />
tante firme.<br />
Restiamo comunque convinti che la legge non farà del bene né ai lettori né al pluralismo culturale, per tutte le motivazioni che nelle ultime due settimane abbiamo ripetuto, grazie anche all&#8217;eco data dalla stampa nazionale alla petizione.<br />
Ringraziamo quanti hanno aderito alla nostra iniziativa, nella speranza che vi possa essere l&#8217;occasione per riconsiderare la coerenza della disciplina del prezzo dei libri con le finalità dichiarate, ad esempio in occasione della relazione sugli effetti della legge che dovrà essere redatta tra un anno.<br />
Ci auguriamo che la quantità di firme raccolte in pochi giorni e il dibattito accesosi a partire dalla petizione possano quindi essere presi in considerazione dal legislatore, quasi che rappresentino una sorta di audizione o indagine conoscitiva informale dei lettori, che sono a tutti gli effetti i definitivi destinatari della legge.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Disciplina del prezzo dei libri: Petizione al Presidente della Repubblica</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/07/24/disciplina-del-prezzo-dei-libri-petizione-al-presidente-della-repubblica/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 07:16:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena Sileoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti individuali]]></category>
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		<description><![CDATA[Innanzi all&#8217;approvazione parlamentare della nuova legge sull&#8217;editoria, a coloro che credono sia necessario ed auspicabile che il mercato librario rimanga libero non resta che appellarsi all&#8217;autorità del Presidente della Repubblica.
Vi invitiamo a sottoscrivere e a diffondere quanto più possibile questa petizione.
Illustrissimo Sig. Presidente,
il 20 luglio u.s. il Senato ha approvato, in via definitiva, la legge [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Innanzi all&#8217;approvazione parlamentare della <a href="http://www.chicago-blog.it/2011/07/20/amazon-e-troppo-efficiente-ce-un-limite-a-tutto-anche-agli-sconti/" target="_blank">nuova legge sull&#8217;editoria</a>, a coloro che credono sia necessario ed auspicabile che il mercato librario rimanga libero non resta che appellarsi all&#8217;autorità del Presidente della Repubblica.</em><br />
<em>Vi invitiamo a sottoscrivere e a diffondere quanto più possibile questa petizione</em>.</p>
<p>Illustrissimo Sig. Presidente,</p>
<p>il 20 luglio u.s. il Senato ha approvato, in via definitiva, la legge che impone vincoli sugli sconti e le promozioni di vendita dei libri.</p>
<p>Se la legge dovesse entrare in vigore, dal primo settembre il mercato dei libri non sarà più libero: un rigido tetto agli sconti e alle campagne promozionali renderà infatti la fissazione del prezzo dei libri non più soggetta al pieno principio della libera concorrenza, ma sottoposta a vincoli legislativi quanto a tempi e soglie di sconto.<span id="more-9754"></span>Vogliamo sottoporre alla Sua attenzione alcune considerazioni sulla legittimità del provvedimento, chiedendoLe di considerare questa petizione ai fini di un rinvio della legge alle Camere in sede di promulgazione.</p>
<p>La nostra Costituzione riconosce il diritto alla libera iniziativa economica privata, comprimibile dal legislatore solo per fini sociali, da intendersi, secondo consolidata giurisprudenza costituzionale, come inerenti a quei settori in cui, data la particolarità o la scarsità del bene, un regime di libero mercato non riuscirebbe a garantire un’esistenza dignitosa a tutti i cittadini, a prescindere dalle loro condizioni.</p>
<p>Il libro è un bene di uso comune e non vitale. Non è né un bene scarso né sottoposto a un regime di monopolio naturale come le fonti energetiche, né essenziale alla sopravvivenza fisica come un medicinale salvavita. Perché dunque il legislatore dovrebbe imporre la politica dei prezzi di questo mercato, come accadeva in regimi del passato che non sono certo oggi ricordati per il rispetto della libertà dei cittadini, che, come dicevano Sturzo e Einaudi, è unica e indivisibile?</p>
<p>La legge dunque interviene in un settore commerciale che non presenta peculiarità tali da far ritenere legittimo un intervento legislativo per finalità sociali.</p>
<p>Pur ammettendo, per denegata ipotesi, che per fine sociale si possa intendere la promozione della cultura, non si vede come un divieto di fare sconti e promozioni possa agevolare il lettore ad acquistare più libri e accrescere il proprio livello culturale. Come può la limitazione pianificata di sconti e strategie promozionali contribuire alla diffusione della cultura e della lettura? Al più, scoraggerà chi deve fare i conti in tasca con il proprio stipendio ad acquistare libri e deprimerà un mercato già di per sé limitato.</p>
<p>I piccoli librai, come i piccoli editori, riescono ancora a sopravvivere proprio grazie alla possibilità di immaginare strategie di mercato diverse, parallele e alternative basate, ad esempio, su promozioni in occasione di qualche anniversario, sulla fidelizzazione di clienti affezionati che meriterebbero un trattamento di riguardo, sull’accessibilità del commercio elettronico, insomma sulla libertà di concepire un mercato atipico che, con un po’ di fantasia e coraggio, possa affiancarsi ai grandi marchi e fare la sua parte nella promozione della cultura.</p>
<p>I lettori, dal canto loro, non possono che trovare giovamento da strategie di sconti e vendite promozionali in grado, queste sì, di diffondere la cultura della lettura anche tra i giovani e coloro che non dispongono di un reddito medio-alto.</p>
<p>Questo ritorno a un protezionismo interno, peraltro inutile visto che qualsiasi libraio potrà domani acquisire un dominio internet in uno Stato straniero e vendere a sconti liberi la produzione italiana, è allarmante se si pensa che potrebbe essere esteso a qualsiasi altro bene, dal momento che il libro è un bene comune senza caratteristiche tali da rendere compatibile col dettato costituzionale una particolare compressione della libertà economica.</p>
<p>Esso è peraltro contraddittorio rispetto a un indirizzo politico che ritiene una maggiore libertà di intrapresa la cura adeguata alla ripresa dell’economia in un momento così delicato come quello che stiamo vivendo, secondo quanto dimostra la recente liberalizzazione degli esercizi commerciali nelle città turistiche.</p>
<p>La legge in questione contrasta dunque con l’art. 41 della Costituzione e si profila come irragionevole ex art. 3 della Costituzione, restringendo il mercato dei libri e rendendolo meno accessibile a quanti oggi, tra la popolazione meno abbiente, vengono agevolati all’acquisto da sconti invitanti.</p>
<p>Inoltre, la legge contrasta anche col principio comunitario di libera concorrenza, ormai acquisito nel nostro ordinamento, poiché, di nuovo, non sembrano esservi nel mercato editoriale particolari esigenze di garantire servizi essenziali alla persona tali da giustificare un intervento autoritativo per correggerne le distorsioni.</p>
<p>Per quanto sopra ritenuto, siamo dunque a chiederLe di considerare tali profili di illegittimità costituzionale ai fini di un rinvio alle Camere della legge, che faccia ponderare meglio il Parlamento circa l’opportunità e la compatibilità col nostro sistema costituzionale dell’intervento legislativo in questione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per aderire alla petizione inserite un commento in cui specificate di sottoscrivere quanto sopra, specifinando il vostro NOME, COGNOME e CITTÀ</strong>.</p>
<p><strong>In caso di difficoltà nell&#8217;inserimento di un commento, è possibile sottoscrivere la petizione inviando un&#8217;<a href="mailto:webmaster@brunoleoni.it">e-mail</a></strong>.</p>
<p>Grazie</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Liberalizzazione del commercio: 8 italiani su 10 favorevoli</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/07/13/liberalizzazione-del-commercio-8-italiani-su-10-favorevoli/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 08:05:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena Sileoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti individuali]]></category>
		<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
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		<category><![CDATA[regolamentazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Un interessante sondaggio di IPSOS su un campione di 1000 persone (margine di errore compreso fra +/- 0,6% e +/- 3,1) rivela che 8 italiani su 10 sono favorevoli alla liberalizzazione del commercio, di cui ci siamo occupati a più riprese.
Le persone sarebbero quindi liete di poter scegliere quando fare acquisti, di “negoziare” implicitamente con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un interessante sondaggio di IPSOS su un campione di 1000 persone (margine di errore compreso fra +/- 0,6% e +/- 3,1) rivela che 8 italiani su 10 sono favorevoli alla liberalizzazione del commercio, di cui ci siamo occupati a più riprese.</p>
<p>Le persone sarebbero quindi liete di poter scegliere quando fare acquisti, di “negoziare” implicitamente con i commercianti le ore migliori della giornata in cui alzare le saracinesche e, se turisti, di poter avere un servizio aggiuntivo al loro svago, mentre, se residenti, di poter fare la spesa in orari più comodi.<span id="more-9577"></span>La recentissima liberalizzazione del commercio nei comuni d’arte e a vocazione turistica dovrebbe dunque essere, per il 78% degli intervistati, estesa anche agli altri comuni, non solo per favorire il commercio, ma, in maniera più determinante, per migliorare la qualità della vita dei cittadini, che hanno sempre meno tempo, specie nelle città, da dedicare a queste attività quotidiane spesso necessarie.</p>
<p>Se anche i clienti/consumatori vedono con favore tale liberalizzazione, quale forza conservatrice e si oppone ad essa e perché, così da rendere tanto difficile una decisione politica che sembra davvero semplice?</p>
<p>Si fa fatica davvero a capire quali ragioni altre rispetto al mantenimento di posizioni di rendita ostacolino, a questo punto, la libertà di orari per i negozi.</p>
<p>Essa è auspicata dai consumatori, agevole per il governo (non comportando alcun costo, cosa niente affatto secondaria al momento) e non rischiosa per i lavoratori, dal momento che, checché se ne dica, a tutelare i diritti dei commessi sussiste una serie ampia e consolidata di leggi, sentenze, contratti collettivi tale da rendere impossibile per un titolare di un negozio far lavorare oltre gli orari consentiti i propri dipendenti (o non gli sarebbe comunque più semplice che farlo anche in un regime di orari vincolati).</p>
<p>Restano dunque arroccati sulla conservazione delle ore e dei giorni di chiusura prefissati quanti tra i piccoli commercianti sono già nel mercato e temono di veder spazzare via il loro negozio da una concorrenza più organizzata.</p>
<p>Verrebbe da ricordare loro che da tempo esistono rischi maggiori alla loro chiusura di quelli dati dalla liberalizzazione degli orari, come ad esempio il commercio elettronico. Consentire loro di scegliere quando aprire, e non se aprire di più (chi si trova in un quartiere di uffici potrebbe ad esempio modulare il proprio orario diversamente da chi si trova in un quartiere residenziale o in un centro storico) potrebbe al contrario significare, con un po’ di coraggio e fantasia, rilanciare il proprio esercizio commerciale e sfruttare l’occasione di venire maggiormente incontro al cliente.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ripensando al Conte</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/03/17/ripensando-al-conte/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 15:15:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oscar Giannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[commercio mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[liberismo]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;I fautori dei dazi doganali vi dicono che il sacrificio che fanno i consumatori va a beneficio dell&#8217;industria, e che può considerarsi come un incoraggiamento dato all&#8217;industria. (Ma) la conseguenza del sistema protettore è di spingere i capitali e gli industriali nelle industrie protette, quella della libertà è&#8230; di spingerli invece nelle industrie naturali al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;I fautori dei dazi doganali vi dicono che il sacrificio che fanno i consumatori va a beneficio dell&#8217;industria, e che può considerarsi come un incoraggiamento dato all&#8217;industria. (Ma) la conseguenza del sistema protettore è di spingere i capitali e gli industriali nelle industrie protette, quella della libertà è&#8230; di spingerli invece nelle industrie naturali al paese&#8221; (Camillo Benso di Cavour, 1861)</p>
<p>&#8220;Ma che splendido avvenire avrebbe avuto l&#8217;Italia, se rimaneva fedele alle dottrine liberali del Conte di Cavour! Sarebbe diventata il porto franco dell&#8217;Europa, e il deposito delle merci che dall&#8217;Oriente transitano per il canale di Suez. Invece di imitare gli altri paesi che, come la Francia, si invescavano nel protezionismo, conveniva battere precisamente la via opposta a quella che tenevano. Appunto l&#8217;Inghilterra trova suo stile in ciò che gli altri paesi sono protezionisti, onde essa ha il monopolio del libero cambio. Può paragonarsi ad un industriale che avesse una macchina migliore di quella che adoperano i suoi concorrenti. Se da venti anni in qua, i nostri governanti, invece di fare leggi avessero badato a divertirsi e fossero andati a spasso, sarebbe stata somma avventura per l&#8217;Italia&#8221; (Vilfredo Pareto, 1897)</p>
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		<title>Una buona proposta</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 17:29:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena Sileoni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Dichiara oggi  il ministro in carica per il turismo, Michela Vittoria Brambilla, di volersi fare portavoce di una proposta pubblicata ieri dal Foglio tanto semplice quanto efficace: la liberalizzazione degli orari delle attività commerciali, a partire dai giorni festivi.
Tra proposte di riforme costituzionali piene di principi e vuote di precetti immediati, una semplice disposizione che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dichiara oggi  il ministro in carica per il turismo, Michela Vittoria Brambilla, di volersi fare portavoce di una proposta <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=XJ8ZR">pubblicata ieri dal Foglio</a> tanto semplice quanto efficace: la liberalizzazione degli orari delle attività commerciali, a partire dai giorni festivi.</p>
<p>Tra proposte di riforme costituzionali piene di principi e vuote di precetti immediati, una semplice disposizione che dica che nessuna amministrazione può imporre gli orari di apertura e di chiusura di un’attività commerciale al pubblico, come si legge appunto nel Foglio, sarebbe invece una regola concreta, efficace, a costo zero ed effettivamente capace di incoraggiare a “lavorare di più, lavorare tutti”, come ha scritto ieri <a href="http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=10091">Carlo Stagnaro sul Foglio</a>. Proprio Stagnaro, e in precedenti occasioni sia l’Istituto Bruno Leoni che questo blog, hanno già dimostrato, con dati alla mano forniti da alcune ricerche condotte in questi anni, che nessuno dei vincoli imposti alla libertà del titolare di scegliere quando vendere porta vantaggio ad alcuno: né a costui, né ai concorrenti, né al consumatore e, dunque, all’economia.</p>
<p>Se finora gli orari non sono stati totalmente liberalizzati con una minimalistica regola come quella proposta dal Foglio, è quindi più il frutto del solito strascinamento dello <em>status quo</em> che di scelte ragionate (opinabili o meno).</p>
<p>Da anni ormai, praticamente da quando il settore commerciale è stato in parte liberalizzato, si discute se completare o meno questa liberalizzazione. A difendere la rigida conservazione dei vincoli sono più gli enti territoriali che non lo Stato, ma qualcuno oggi anche da quelle parti (v. <a href="http://www.ilrestodelcarlino.it/modena/cronaca/2011/02/03/453388-negozi.shtml">Modena</a>) ammette che forse non c’è nulla di male a lasciare gli esercenti liberi di scegliere quali siano gli orari migliori per vendere, e che anzi in questo modo si darebbe una mano alla ripresa economica, senza bisogno di ricorrere a strategie complesse, costose, e quindi solo annunciate.</p>
<p>Che il ministro del turismo voglia farsi carico di presentare questa semplicissima proposta al governo, dunque, è una buona notizia. Se così sarà, si potrebbe dare anche per questa via un segno tangibile a quella “scossa” all’economia che, come abbiamo detto anche qui, non può trovare giovamento (solo) da una riforma costituzionale, ma necessita di interventi di de-regolazione settore per settore.</p>
<p>Sarebbe la proponente giusta al momento giusto, il Ministro Brambilla, visto che in Italia i consumi turistici <strong>ammontano</strong> ogni anno a quasi 100 miliardi di euro tra italiani e stranieri, solo un terzo dei quali imputabile alle strutture alberghiere.</p>
<p>L’importante è che sia chiaro che la liberalizzazione degli orari di apertura non deve subire vincoli o limitazioni non solo da parte dello Stato centrale , ma anche da parte di tutte le altre amministrazioni pubbliche, a partire dagli enti locali territoriali, dove è parimenti forte la lusinga elettorale.</p>
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		<title>Tanto rumore per nulla</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 08:44:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena Sileoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[ue]]></category>
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		<description><![CDATA[ Vogliamo tornare ancora una volta sulla questione della liberalizzazione dei saldi, su cui si è iniziato persino ad invocare l’intervento europeo.
Come abbiamo già detto, le istituzioni e la politica stanno cominciando ad interessarsi alla possibilità di rivedere la regolamentazione delle vendite di fine stagione. Purtroppo, però, ai proclami di interventi pro-concorrenziali non fa riscontro la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Vogliamo tornare ancora una volta sulla questione della liberalizzazione dei saldi, su cui si è iniziato persino ad invocare l’intervento europeo.</p>
<p>Come abbiamo già <a href="http://www.chicago-blog.it/2011/01/07/ancora-sui-saldi/">detto</a>, le istituzioni e la politica stanno cominciando ad interessarsi alla possibilità di rivedere la regolamentazione delle vendite di fine stagione. Purtroppo, però, ai proclami di interventi pro-concorrenziali non fa riscontro la sostanza delle proposte avanzate.</p>
<p>La notizia più curiosa non ha tuttavia natura sostanziale, ma puramente metodologica.</p>
<p>Lara Comi, europarlamentare del Pdl e vicepresidente della Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, annuncia che si farà promotrice di una proposta di legge da presentare entro la settimana prossima a livello europeo, come si legge <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-01-07/saldi-rianimano-consumi-064008.shtml?uuid=AY9j7mxC">nel Sole 24 Ore</a>.</p>
<p>A prescindere dai contenuti della proposta, ciò che davvero dà un senso di noia è il trito appello all’Europa. Troppe volte abbiamo imparato che quando un politico chiama in causa l’Unione europea è perché desidera che le cose restino come sono, non ha la forza di ammetterlo e scarica il barile addosso a un’istituzione troppo lontana e troppo grande per essere seguita dai cittadini.</p>
<p>L’appello all’Europa, specie in questioni così poco “internazionali” e, sussidiariamente, così tanto risolvibili a livello locale, persino comunale, è in genere la maschera del nulla, il lancio di un amo troppo lontano perché qualcuno si ricordi di raccoglierlo o sappia dove può essere finito. Peraltro, l’iniziativa legislativa europea segue una procedura diversa e molto più complessa di quella nazionale: un aggravio che non ha alcun senso, essendo la soluzione della questione alla portata del legislatore statale e regionale.</p>
<p>I commercianti e i consumatori, con i loro comportamenti concludenti che abbiamo già descritto, hanno parlato chiaro.</p>
<p>Ma la politica preferisce, come sempre, spostare la responsabilità verso un soggetto estraneo e più lontano al cittadino, mostrarsi attiva nel fare poco o niente.</p>
<p>Insomma, tanto rumore per nulla. Anche per una piccola questione come la liberalizzazione dei saldi.</p>
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		<title>Ancora sui saldi</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jan 2011 19:26:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena Sileoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antitrust]]></category>
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		<description><![CDATA[Mentre i consumatori si scatenano negli acquisti di fine stagione, la politica torna a scatenare la propria fantasia su come, ancora una volta, regolamentare con più efficacia i saldi.
Ci siamo già espressi sulla convinzione che la regolamentazione dei saldi di fine stagione sia, quantomeno, miope.Torniamo sull&#8217;argomento perché è notizia di questi giorni che la Regione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre i consumatori si scatenano negli acquisti di fine stagione, la politica torna a scatenare la propria fantasia su come, ancora una volta, regolamentare con più efficacia i saldi.<br />
Ci siamo <a href="http://www.chicago-blog.it/2011/01/04/i-love-liberalized-shopping/" target="_blank">già espressi</a> sulla convinzione che la regolamentazione dei saldi di fine stagione sia, quantomeno, miope.<span id="more-7982"></span>Torniamo sull&#8217;argomento perché è notizia di questi giorni che la Regione Lombardia starebbe pensando ad una nuova legge per far fronte alle tattiche con cui i commercianti anticipano i saldi di fine stagione, in elusione della vigente regolamentazione.</p>
<p>In effetti – come dice l’assessore Maullu – gli esercenti, stretti dalle normative regionali che impongono “quanto”, “quando” e “come” effettuare i saldi, spesso praticano sconti sottobanco, informano anzitempo e riservatamente la clientela fidelizzata delle offerte pre-saldo, insomma fanno di necessità virtù, con la fondata speranza di vendere in periodi di regali prima che i saldi, finite le feste, diventino meno allettanti.</p>
<p>È difficile comprendere la ragione per cui le istituzioni intervengono sulla libertà del commerciante di scegliere il prezzo e le modalità migliori di vendita per lui e per il cliente. L’assessore Maullu parla di una Babele pre-saldi che crea “inaccettabili differenze tra acquirenti di serie A e di serie B”. Più che di Babele, si tratta forse solo del tentativo di commercianti e consumatori di venirsi incontro nel reciproco interesse, sfuggendo a regole, divieti e irrigidimenti difficilmente giustificabili in regime di libero mercato. A ben guardare, anzi, è una bella confusione, perché nasce da uno spontaneo incontro di esigenze che non recano nocumento a nessuno.</p>
<p>Che, per un esercente, un consumatore abituale sia “diverso” da uno casuale, è poi un dato di fatto che nessuna norma potrà cambiare.</p>
<p>Ad ogni modo, anche l’<a href="http://www.agcm.it/" target="_blank">Antritrust</a> segnala che il divieto di vendite promozionali a ridosso dei saldi di fine stagione che “comprime sproporzionalmente la libertà di iniziativa economica dei negozianti e può dare luogo a fenomeni di elusione a danno dei consumatori”.</p>
<p>Le “inaccettabili differenze” di cui parla Maullu sono create, tuttavia, non dal comportamento dei commercianti, ma, a monte, proprio dalla regolamentazione dei saldi, che impedisce al venditore di scegliere liberamente tempi e prezzi dei saldi di fine stagione anche per i clienti che non conosce o che non può raggiungere con un sms, una cartolina o una telefonata. Allora, se si vogliono evocare parole come “discriminazione”, se si pretende giustamente dai commercianti di essere equi, si intervenga alla radice del problema e si eliminino i divieti e i limiti delle vendite straordinarie.</p>
<p>La segnalazione dell’Antitrust non passi come la legittimazione a ulteriori regole che irrigidiscono ancora di più il calendario dei saldi. Essa sia piuttosto letta come occasione per l’avvio, per troppo tempo ritardato dalle regioni, della reale liberalizzazione delle vendite straordinarie.</p>
<p>Una legge regionale che liberalizzi il settore, spingendosi anche oltre alla legislazione statale, potrebbe dimostrare alle altre regioni e allo Stato che le regole vengono schivate quando non sono buone regole, e che la fantasia dei commercianti, apprezzata dagli acquirenti, è semplicemente il segnale del mercato di voler essere più produttivo.</p>
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		<title>I love (liberalized) shopping</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jan 2011 09:21:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena Sileoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Puntuali come il Natale, il Capodanno e l’Epifania, anche quest’anno i saldi sono tornati. Diversamente, però, dalle feste comandate, non hanno una data unica, ma iniziano con tempi diversi e nel giro all’incirca di una settimana le vetrine di tutta Italia si riempiono prima o poi delle réclame di sconto.I saldi invernali trascinano con sé, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Puntuali come il Natale, il Capodanno e l’Epifania, anche quest’anno i saldi sono tornati. Diversamente, però, dalle feste comandate, non hanno una data unica, ma iniziano con tempi diversi e nel giro all’incirca di una settimana le vetrine di tutta Italia si riempiono prima o poi delle réclame di sconto.<span id="more-7956"></span>I saldi invernali trascinano con sé, più di quelli estivi, le discussioni tra chi vorrebbe che i commercianti potessero liberamente scegliere come e quando invitare la gente a spendere a prezzi ridotti e chi invece ritiene che una eccessiva libertà di scelta comprometta i piccoli esercenti, soffocati dalla concorrenza di grandi magazzini, centri commerciali e catene di negozi. L’inizio dei saldi subito dopo lo scambio di doni sotto l’albero diventa infatti un’occasione mancata per comprare regali più sostanziosi, che diventeranno accessibili al portafogli solo pochi giorni più tardi.</p>
<p><em>Cui prodest</em> una simile scelta temporale?</p>
<p>Non ai consumatori, che certo sarebbero felici di poter effettuare le spese natalizie con i prezzi già scontati.</p>
<p>Non al commercio, che potrebbe evidentemente essere stimolato grazie agli effetti psicologici di acquistare a prezzi scontati.</p>
<p>Resta dunque da capire se far partire i saldi al termine del periodo festivo più consumistico dell’anno giovi ai negozianti.</p>
<p>A prima vista, sembrerebbe di sì. La maggior parte degli italiani non rinuncia a scartare un regalo sotto l’albero e potrebbe essere comunque disposta a pagarlo a prezzo pieno, seppur storcendo il naso.</p>
<p>In realtà, in un momento di difficoltà economica non è scontato che le scelte di consumo, anche quelle più tradizionali, restino immutate. Le prime stime degli acquisti natalizi parlano di un decremento rispetto all’anno precedente del 10% (Confesercenti) se non del 12% (Federconsumatori). Inoltre, sempre secondo Confesercenti, gli italiani hanno preferito prodotti utili (con il sacrificio, dunque, dei beni voluttuari) e meno cari (con l’effetto di neutralizzare il vantaggio che si avrebbe dal trattenere l’avvio dei saldi al periodo successivo al Natale). È l’Adoc invece a stimare che per la prima volta il riciclaggio dei regali ha toccato quota 30% rispetto al totale degli scambi. La gente, insomma, non rinuncia ai regali, ma li posticipa all’Epifania, nella speranza che la befana possa essere più generosa di babbo natale, li riusa, li sceglie in maniera più oculata o attenta rispetto a quanto non farebbe se potesse comprarli a prezzi scontati.</p>
<p>Questi espedienti sarebbero in realtà poca cosa se non ci fossero almeno altri due rimedi per comprare a prezzi più vantaggiosi rispetto a quelli praticati in negozio. Il primo si chiama outlet: il gruppo McArthur Glen, che possiede in Italia cinque <em>designer outlet</em> (per intenderci, anche quelli di Barberino, Castel Romano, Serravalle) rende noto che sotto le feste natalizie ha avuto un incremento di vendite rispetto allo stesso periodo del 2009 del 10-12%. I consumatori sono più disponibili dunque a comprare merce appartenente a collezioni passate, ma comunque nuova, in ottimo stato e pur sempre griffata o prodotta dai marchi prediletti. Il secondo rimedio si chiama <em>e-commerce</em>: secondo l’Adoc, il 28% dei regali natalizi quest’anno sarebbero stati acquistati on line. D’altra parte, perché comprare nel negozio sotto casa uno stesso prodotto reperibile a un prezzo più vantaggioso e spesso con spedizione gratuita semplicemente accendendo il proprio computer?</p>
<p>Di fronte a questi rimedi, siamo sicuri che il negozio di vicinato voglia ancora serrarsi sul saldo post-natalizio?</p>
<p>Qualche dubbio sembra legittimo, se solo si considera che molti negozianti sono avvezzi a anticipare sottobanco i saldi e quindi a vendere al prezzo scontato ben prima dell’avvio ufficiale delle vendite di fine stagione. Quanti di noi hanno già sfruttato questi sconti anticipati? Quanti di noi hanno ricevuto mail e cartoline con l’avviso di un pre-saldo per i clienti “affezionati”?</p>
<p>Sembrerebbe dunque che i commercianti, anche i piccoli, vogliano scegliere liberamente se, quando e come praticare sconti utili non solo ai consumatori, ma anche a loro stessi.</p>
<p>La legge tuttavia non lo consente. Ma quale legge? Chi, tra i nostri governanti, avrebbe la facoltà di liberalizzare i saldi?</p>
<p>Sono le regioni ad occuparsi della materia. Secondo quanto disposto dal primo dei provvedimenti legislativi che hanno composto il cd. pacchetto Bersani, spetta loro disciplinare le modalità di svolgimento, i periodi e la durata delle vendite di fine stagione. Ed è proprio a livello di governo territoriale che si possono riscontrare le maggiori resistenze alla liberalizzazione del commercio, compresa la regolamentazione dei saldi che, come visto sopra, forse non piace nemmeno ai piccoli commercianti.</p>
<p>Alle regioni, dunque, andrebbe rivolta la richiesta di liberalizzare il settore, a quelle stesse regioni che invece in questi anni, in controtendenza rispetto ad alcune aperture volute dal legislatore statale, hanno proceduto con reciproca emulazione ad irrigidire il settore commerciale, imponendo oltre il dovuto tempi, orari, spazi urbani, limiti e divieti.</p>
<p>Ancora una volta, l’Italia, il sistema di governo nella sua interezza e complessità, ha quindi mancato l’occasione di fare del regionalismo un sistema propulsore di competizione e di sperimentazione politica e legislativa.</p>
<p>Resta la speranza che, per le festività natalizie del 2011, qualche oculata regione abbia la capacità e la determinazione per tentare una vera liberalizzazione dei saldi, dimostrando con questo piccolo esempio l’efficacia e la produttività di un commercio sempre più libero.</p>
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