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Posts Tagged ‘CDS’

Sui CDS aggiungo che…

9 marzo 2010

Condivido le considerazioni di Mario Seminerio in merito alla vicenda CDS-debiti sovrani. Il punto è la luna rappresentata dai debiti e deficit pubblici, più che il dito che la indica. Detto questo, stiamo attenti a considerare anche altri aspetti della nuova bilancia del rischio-insolvenza dei debiti pubblici. Messo alla strette, preferisco questa nuova bilancia - i CDS – a quella precedente, il rating emesso dalle solite quattro agenzie internazionali che si occupano anche del debito corporate: il loro track record è scandalosamente gravato da un bias favorevole ai grandi Paesi rispetto a quelli medio-piccoli, quanto a giudizio dei debiti pubblici e piani fiscali annuali. Tuttavia se nella terza settimana di gennaio il CDS greco è salito di 180 punti e, nelle due giornate successive al megabond greco della scorsa settimana – piazzato con successo con enorme overbooking a praticamente 300 punti base più del Bund germanico – è sceso di quasi 160 punti, c’è comunque qualcosa che non va. Invito a riflettere sul fatto che non sono solo i politici – greci e francesi ma anche italiani, con Tremonti – a invitare alla diffidenza verso i CDS.  Mario Draghi, ieri, ha “escluso” che i CDS possano restare su mercati OTC come avvenuto fino a ora, poiché ciò che riguarda il rischio sistemico abbisogna di regole sistemiche. Prosegui la lettura…

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Mercato e debito pubblico italiano

2 novembre 2009

La tesi che ha preso piede nel dibattito pubblico in questi ultimi mesi è che il debito pubblico di un Paese non vada misurato solo in percentuale sul Pil, ma riparametrato anche in ragione del debito privato esistente nello stesso Paese. Poiché il tasso d’indebitamento delle famiglie italiane è tra i più bassi nei Paesi Ocse - pari a un terzo di quelle della “formica” Germania – mentre il tasso di patrimonializzazione è tra i più elevati – al 2007 secondo il World Institute for Development Economics Research dell’Università ONU a Helsinki  eravamo 22esimi al mondo per reddito procapite a parità di potere d’acquisto, ma ottavi per ricchezza procapite davanti a Francia, Germania e Paesi scandinavi, e secondi solo al Giappone per ricchezza mediana per adulto, con il che si indica anche il minor grado di dispersione della ricchezza cioè la minor diseguaglianza sociale quanto a patrimonio - studiosi come Marco Fortis da mesi ripetono che in realtà la mera cifra del debito pubblico fa apparire l’Italia come più malata di quanto non sia davvero, nel contesto internazionale post Lehman (per chi volesse approfondire, qui la recensione del libro di Fortis edito dal Mulino). Se a quello delle famiglie aggiungiamo il debito delle imprese, comunque stiamo meglio di Stati Uniti, Giappone, Regno Unito, Olanda eccetera, sostengono i riparametratori. Non hanno convinto il mercato, però. Almeno sinora, il mercato la pensa diversamente. E poiché è il mercato, a valutare quanto ”rischiano” i debiti e dunque quanto pagano d’interessi, forse bisogna tenerne conto. Ne deve tenere conto sicuramente la politica. Purtroppo, per il mercato stiamo messi parecchio peggio del Giappone. Cerchiamo di capire che cosa può voler dire.   Prosegui la lettura…

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