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	<title>CHICAGO BLOG &#187; CAI</title>
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		<title>Auguri Alitalia, auguri concorrenza</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 15:25:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Arrigo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Buon compleanno Alitalia! E&#8217; trascorso un anno esatto dal difficile decollo del 13 gennaio 2008. Allora eravamo molto critici sull&#8217;operazione che era stata compiuta, consistente nel reclutare un certo numero di &#8220;imprenditori di stato&#8221;, nel ritagliare loro un vestito normativo su misura e nel consentire di ritagliarsi il pezzo preferito della vecchia Alitalia  per indurli a imbarcarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Buon compleanno Alitalia! E&#8217; trascorso un anno esatto dal difficile decollo del 13 gennaio 2008. Allora eravamo molto critici sull&#8217;operazione che era stata compiuta, consistente nel reclutare un certo numero di &#8220;imprenditori di stato&#8221;, nel ritagliare loro un vestito normativo su misura e nel consentire di ritagliarsi il pezzo preferito della vecchia Alitalia  per indurli a imbarcarsi nell&#8217;ennesimo tentativo (dato che tutti i precedenti avevano fallito) di una gestione profittevole dell&#8217;azienda.<span id="more-4733"></span><br />
Allo stesso modo eravano critici sul piano industriale Cai-Intesa dell&#8217;estate 2008 che aveva guidato l&#8217;operazione e sulla sua sottostante strategia. Il piano Cai basava il perseguimento dell&#8217;equilibrio economico dell&#8217;azienda su tre pilastri fondamentali: a) un consistente recupero di produttività e contenimento dei costi unitari di produzione; b) la quasi monopolizzazione del mercato domestico attraverso l&#8217;aggregazione di AirOne e la messa in freezer per un triennio dell&#8217;Antitrust; c) lo sfruttamento della posizione monopolistica per accrescere in maniera consistente i prezzi sulle rotte domestiche. Il primo pilastro era ampiamente condivisibile, gli altri due proprio no.<br />
Bisogna inoltre ricordare che, inseguendo i vantaggi del monopolio sul mercato interno, il piano Cai provvedeva da un lato a ridimensionare in maniera consistente dimensioni e offerta dell&#8217;azienda (da 230 aerei passeggeri dei due vettori incorporati a poco più di 150) e dall&#8217;altro a orientare l&#8217;offerta sul breve raggio, depotenziando tanto il segmento europeo quanto quello intercontinentale. Così facendo andava in controtendenza rispetto alle strategie dei maggiori vettori europei, consistenti nell&#8217;allegerire l&#8217;offerta sul breve raggio, ormai terreno di conquista delle low cost, e di concentrarsi sul solo segmento profittevole rimasto per i vettori di tipo tradizionale: il lungo raggio.<br />
Queste le ragioni per le quali ritenevamo il piano Cai in parte sbagliato e in parte inaccettabile. A distanza di un anno il giudizio negativo sull&#8217;operazione &#8216;imprenditori di stato&#8217; e sul piano Cai non è mutato di un millimetro ma esso non si riverbera sul giudizio relativo alla gestione manageriale di questo primo esercizio, che è invece positivo. Va dato atto alla nuova gestione in primo luogo di non aver sfruttato il terzo pilastro del piano Cai, di non aver aumentato i prezzi, che anzi sono ora più bassi di uno e due anni fa. Inoltre va riconosciuto il merito di essere riuscita a garantire l&#8217;operatività dei voli, evitando interruzioni al momento del subentro al vecchio vettore; di  aver recuperato, seppur con difficoltà, i passeggeri; di aver ripristinato livelli qualitativi accettabili in tema di ritardi e cancellazioni; di aver contenuto i costi unitari di produzione. Questi meriti non implicano, ovviamente, che il piano Cai, pur nella versione rivista dai nuovi manager avrà successo. E&#8217; troppo presto per dirlo. Però i risultati positivi conseguiti vanno riconosciuti.<br />
Nel formulare gli auguri ad Alitalia non possiamo tuttavia non rivolgerli anche alla concorrenza. Non perchè sia il suo compleanno: la concorrenza lavora sempre quando la lasciano libera e quando la costringono a riposarsi è tutt&#8217;altro che soddisfatta. In realtà perchè da un lato ha bisogno degli auguri. Sulle rotte monopolizzate a seguito dell&#8217;integrazione Alitalia-AirOne, infatti, sembra proprio non avere spazio: da Linate metà delle rotte domestiche in esercizio sono monopolio di Alitalia e sull&#8217;insieme delle rotte domestiche da Linate essa ha l&#8217;80% dell&#8217;offerta.<br />
Sul resto del mercato, invece, si è data parecchio da fare e nell&#8217;insieme del mercato italiano del trasporto aereo è aumentata nel corso del 2009, nonostante tutti gli amici del  monopolio, la legge salvAlitalia e le aspettative di segno contrario. Pochi numeri per dimostrarlo. Nel 2007 hanno viaggiato in Italia 107 milioni di passeggeri aerei; nel 2008 il dato complessivo è sceso a 105 milioni e il 2009 si avvia a chiudere con un dato complessivo di 101 milioni (4 in meno del 2008 e 6 in meno del 2007).<br />
Alitalia si avvia a chiudere il 2009 con 21 milioni e mezzo di passeggeri trasportati mentre i due vettori preesistenti avevano trasportato complessivamente 33 milioni di persone nel 2007 e 26 nel 2008 (includendo nel gruppo Alitalia anche Volare). Per differenza tra i dati totali di mercato e quelli di Alitalia (nuova nel 2009 e vecchia più AirOne nel 2008 e 2007) ricaviamo i dati dell&#8217;insieme dei suoi concorrenti: nel 2007 i vettori diversi da Alitalia-AirOne avevano trasportato complessivamente 74 milioni di passeggeri che sono divenuti 79 nell’anno 2008 della crisi Alitalia e 80 nell’anno (di crisi) appena concluso. Il mercato italiano del trasporto aereo, nonostante il nuovo vettore tricolore, batte sempre di più bandiera straniera (e bandiera low cost).</p>
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		<title>Alitalia, riprendono gli scioperi e c&#8217;è chi ripensa allo Stato</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 16:22:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oscar Giannino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prima cattiva notizia è che in Alitalia si torna a scioperare. La pace sindacale sulla base della quale nacque il nuovo gruppo appartiene al passato. Sarà sciopero di quattro ore, l&#8217;11 ottobre, dei piloti di Air One. Lo hanno indetto le sigle sindacali Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl. Lo stop è stato proclamato in attesa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La prima cattiva notizia è che in Alitalia si torna a scioperare. La pace sindacale sulla base della quale nacque il nuovo gruppo appartiene al passato. Sarà sciopero di quattro ore, l&#8217;11 ottobre, dei piloti di Air One. Lo hanno indetto le sigle sindacali Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl. Lo stop è stato proclamato in attesa di terminare le procedure di raffreddamento in corso anche per le violazioni degli accordi inerenti il PNT Alitalia, per le quali &#8211; spiegano i sindacati &#8211; è già giunta formale convocazione da parte del ministero per il 18 settembre. La seconda notizia &#8211; cattiva se fosse vera, ma pregevole nell&#8217;analisi di chi avanza l&#8217;ipotesi, viene dal professor Ugo Arrigo, che insegna Finanza Publica e Teoria delle scelte collettive in Bicocca. Per la prima volta in maniera aperta, Arrigo argomenta che, se entro due trimestri le perdite ipotizzabili dovessero condurre all&#8217;ipotesi di ricapitalizzare Alitalia e i soci riottosi si sottraessero, Air France-KLM - alle prese a propria volta con conti non brillanti &#8211; difficilmente si troverebbe nelle condizioni di subentrare subito. A quel punto, perché non pensare a Cassa Depositi e Prestiti e tornare sotto l&#8217;ala pubblica?  Non voglio credere a una simile eventualità. Sarebbe il sigillo su un colossale fiasco condiviso a tre: di Banca Intesa capofila della cordata, dei soci di maggior spicco della cordata stessa &#8211; alcuni, di gran nome &#8211; nonché, naturalmente, del governo. Banca Intesa dovrebbe preferire qualunque cosa purché di mercato, credo, a una simile soluzione. Ma il solo fatto che se ne parli, purtroppo, testimonia lo stato dell&#8217;arte. Naturalmente, immagino che i più direbbero che la colpa è del mercato che non funziona. E magari che bisogna assassinare le compagnie low cost, che qualcuno sarebbe pronto a indicare come  le vere colpevoli. Ma qui il fatto vero invece, l&#8217;unico che continua a pesare in maniera irrefutabile, è che il mercato non è MAI stato messo nelle condizioni di funzionare, nel trasporto aereo italiano.</p>
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