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	<title>CHICAGO BLOG &#187; autorità</title>
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	<description>diretto da Oscar Giannino</description>
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		<title>Decreto liberalizzazioni: Autorità reti, troppo grande per riuscire</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 12:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Quaglino</dc:creator>
				<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Il decreto liberalizzazione pone le premesse per la creazione di un’autorità indipendente per i trasporti (art. 36) ma, nell&#8217;attesa, tale competenza viene affidata all’Autorità per l’Energia Elettrica e il gas.
Sebbene l&#8217;intenzione di convergere verso una regolazione indipendente di trasporti e infrastrutture non possa che essere considerata positiva, dal punto di vista attuativo la scelta transitoria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il decreto liberalizzazione pone le premesse per la creazione di un’autorità indipendente per i trasporti (art. 36) ma, nell&#8217;attesa, tale competenza viene affidata all’Autorità per l’Energia Elettrica e il gas.</p>
<p><span id="more-11328"></span>Sebbene l&#8217;intenzione di convergere verso una regolazione indipendente di trasporti e infrastrutture non possa che essere considerata positiva, dal punto di vista attuativo la scelta transitoria crea non pochi problemi. Se, <a href="http://www.chicago-blog.it/2011/12/05/manovra-monti-punto-di-svolta-per-il-settore-idrico/" target="_blank">infatti</a>, affidare all&#8217;Aeeg la competenza in materia idrica aveva un senso dal momento che c’è una sorta di contiguità tra i due settori &#8211; se non altro perché l’acqua è il &#8220;terzo contatore&#8221; nelle nostre case &#8211; assegnarle anche la competenza sui trasporti è più complicato: innanzitutto, perché di fatto i due settori sono molto diversi e, quindi, richiedono professionalità ed esperienze differenti, sia a livello di staff che di consiglio. Così facendo, inoltre, si andrebbero ad annacquare le competenze dei commissari che, nel momento in cui le decisioni sono prese dal collegio, dovrebbero sapere un po’ di energia, un po’ di trasporti, andando a disperdere conoscenze settoriali peculiari alla materia di riferimento e necessarie. Il rischio è che, dovendo sapere un po’ di tutto, arrivino a prendere decisioni poco informate, poco specifiche e, quindi, poco adatte ed efficaci (e che, a monte di ciò, sia meno forte la pressione a selezionare componenti che siano anche competenti – <a href="http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/BP/IBL_BP_106-Authority.pdf" target="_blank">PDF</a>). Tale pericolo, poi, crescerebbe con l’aumentare delle dimensioni dell’autorità: mettere insieme ambiti così grandi, infatti, significa creare un mostro burocratico poco snello nelle procedure e, quindi, poco incisivo nelle decisioni. Il tutto, considerando che essa sarebbe operativa (almeno teoricamente) solo per pochi mesi: la consapevolezza di uno sforzo a tempo determinato non è certo un incentivo a metterci l’attenzione, le risorse e il tempo che sarebbero necessari.</p>
<p>La decisione, poi, è ulteriormente indebolita dal fatto che la regolazione delle infrastrutture parrebbe rimanere all’agenzia competente in materia, ossia l’Anas, mentre si parla di creare  un’autorità per gli aeroporti, con compiti di regolazione economica e di vigilanza. Di fatto, però, avrebbe molto più senso unire sotto un’unica agenzia tutte le infrastrutture e i trasporti, che spesso sono interconnessi e dipendenti l’uno dall’altro, piuttosto che creare tanti diversi soggetti, spesso competenti su materie collegate, creando una frammentazione decisionale e una moltiplicazione dei costi di gestione di tali strutture poco sensati. Questa scelta sarebbe stata più saggia anche in via transitoria, piuttosto che coinvolgere l’Autorità per l’energia, che a poco a che fare con questa materia.</p>
<p>Ancora più incomprensibile è la scelta di dare a al regolatore trasportistico anche la competenza sui taxi che, invece, per ovvie ragioni, necessitano di una regolazione a livello comunale più che nazionale.<br />
Ciò che serve in materia, quindi, è la creazione di un’autorità snella, competente e  indipendente. Bisogna evitare di creare sia un colosso che legifera su troppe materie con troppe poche conoscenze, sia, all’opposto, creare troppo autorità in settori collegati, facendo lievitare i costi di gestione e disperdendo informazioni e competenze importanti. Peggio del peggio è costruire un mostro a tempo a determinato, quale sarebbe l&#8217;Aeeg &#8220;potenziata&#8221; in ambito trasportistico. Quindi, l’intenzione è promossa, ma l’attuazione almeno rimandata.</p>
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		<title>Le ragioni dei Libertini – di Mario Unnia</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 13:35:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guest</dc:creator>
				<category><![CDATA[pensiero]]></category>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Mario Unnia:
Libertino comincia con la l come liberali, liberisti, libertari, e non è infrequente trovare persone che si sentono connotate da uno o più dei quattro termini. Ma di libertinismo si parla assai meno degli altri tre ismi che vengono citati, analizzati, discussi in sedi diverse e da intellettuali di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Mario Unnia</em>:</p>
<p>Libertino comincia con la l come liberali, liberisti, libertari, e non è infrequente trovare persone che si sentono connotate da uno o più dei quattro termini. Ma di libertinismo si parla assai meno degli altri tre ismi che vengono citati, analizzati, discussi in sedi diverse e da intellettuali di ogni tipo. Eppure un breve richiamo a quella corrente di pensiero e al movimento che l’interpretò non sembra fuori luogo, dato il clima che si respira in questi tempi.</p>
<p><span id="more-6665"></span>Il libertinismo non è un tutt’uno coerente, ospita tesi in parte contraddittorie, difficili da sistematizzare. Viceversa, c’è una caratteristica che lo contraddistingue, e lo rende attuale: l’essere espressione di una crisi. Infatti si colloca alla fine del Rinascimento e nei primi anni del Seicento, quando le lucide certezze della Rinascenza si sono indebolite e non ha ancora preso corpo il nuovo pensiero, quello scientifico, che condurrà all’Illuminismo. In questo intervallo i ‘liberi pensatori’, gli scettici francesi e i naturalisti italiani, non esprimono una dottrina elaborata e sistematizzata, bensì uno ‘slancio morale’, una ribellione morale, un rifiuto di tutte le tradizioni, a cominciare dall’ortodossia religiosa e dalla legge, sia essa ragione o diritto positivo. Di qui il termine libertinismo che rinvia al libertus, lo schiavo reso libero.</p>
<p>C’è nel moto libertino, ribelle alle regole e disinvolto nei costumi, l’inizio dello spirito moderno che aprirà la strada al pensiero moderno. I libertini sfiorano la scienza, che del pensiero moderno è l’architrave, apprezzandola con riserva e al tempo stesso combattendola, senza mai farne parte del proprio sentire. Avvertono di essersi lasciati finalmente alle spalle le sovrastrutture della Rinascenza, e non vogliono ricadere prigionieri di un’altra sovrastruttura, quale appare il mondo scientifico, frutto dell’intelletto matematico. Sono in larga parte figli di Montaigne che era consapevole della crisi della cultura europea, e polemico verso la ragione, ritenuta ordinatrice violenta e negatrice delle componenti emotive. Di fronte all’avanzare della scienza, i libertini assumono un atteggiamento scettico, contrario alla scienza sperimentale le cui scoperte descrivono una natura dominata da leggi espresse dai numeri. E quando il nuovo corso troverà nella metafisica cartesiana il suo fondamento, i libertini vi si opporrano come ad un nuovo dictat dogmatico. Nel sentire dei libertini abbonda l’ambivalenza, in particolare lo scetticismo favorisce il relativisno etico e una concezione fragile della collettività, minacciata dalla Ragion di Stato: il principio del valore primario dell’individuo naufraga nello Stato protagonista e nell’azione politica. Il ciclo libertino sarà breve, e avrà due conclusioni, un esito intellettuale travagliato e utopistico, e un’accettazione del potere scettica ed erudita.</p>
<p>Domandarci dove stia l’attualità dello spirito libertino vuol dire ammettere che ci siano delle analogie tra diversi momenti della storia. Le analogie sono delicate, vanno trattate con prudenza, eppure non sfuggirà che oggi, come allora, c’è una crisi. Le certezze della Rinascenza si erano indebolite come le ideologie salvifiche che sono andate in pezzi negli ultimi vent’anni,  e a fine Cinquecento non aveva ancora preso corpo un nuovo pensiero, quello scientifico, così come oggi disponiamo di un pensiero cosiddetto postmoderno, ma non ancora postscientifico. Nello smarrimento della transizione furono i libertini a farsi sentire con uno slancio morale, contro tutto l’antico e in ragione del nuovo, auspicato ma non definito. Intuivano il pericolo di nuove strutture di pensiero forte che ben presto si chiamarono Ragion di Stato e Controriforma, dalla metà del Cinquecento al Seicento.</p>
<p>Oggi manca lo slancio morale, ma il pericolo c’è. I partiti senza politica, gli interessi senza autocontrollo, le religioni senza fedi, sono pericoli, e non da poco: tutti i manovratori sono pronti a passare  dalla stagione della manipolazione alla stagione  della  violenza. In questo contesto, quale sarebbe il pensiero dei libertini redivivi?  E’ verosimile supporre che avvertirebbero come pericolo più grave lo stesso pensiero scientifico che ha raggiunto il punto massimo e oggi contempla il suo capolavoro, un conglomerato di conoscenze e di sperimentazioni dal quale è sorto un apparato policratico, affaristico, industriale e mediatico ben più forte e articolato del combino politico-militare, che pur ne fa parte. Metterebbero in guardia tutti noi da un pensiero dominatore, arrogante  e smodato nelle ambizioni, che accampa la capacità di dare ‘nuovi orizzonti al genere umano’ &#8211; il benessere, la felicità, la lunga esistenza prolungata artificialmente: e chi non ne è sedotto? -,  di pubblicizzare e plasmare la gente su modelli di vita, di lavoro, di consumo, di piaceri, ma senza proporre un ‘senso’ fondativo a quei fascinosi traguardi, lasciando il campo alle chiese e alle magie, istituzionalizzate e non. E guarderebbero all’ecatombe di spiriti liberi che s’è consumata in Occidente, e all’infanticidio di spiriti appena liberati che è in corso in Cina e in India.  I libertini di allora, che non avevano dubbi sull’ambiguo potenziale del pensiero scientifico che si candidava alla gestione del mondo attraverso la gestione delle vite singole e collettive, dalla vita alla morte, non avrebbero dubbi sulla Rete, il capolavoro del pensiero scientifico, un miracoloso moltiplicatore dei pani e dei pesci, ma anche uno spietato controllore e condizionatore delle nostre libertà. E guarderebbero con mesta indignazione i contemporanei, che sentono di essere nel bel mezzo di una discontinuità, ma non avvertono la necessità di denunciare l’esito sociale del pensiero scientifico. Perché non hanno in loro stessi lo ‘slancio morale’ che è la premessa di un pensiero nuovo, più robusto del fragile pensiero postmoderno.</p>
<p>Chissà dove sono oggi i libertini redivivi. Sono forse passati tra noi, e non abbiamo colto i loro segnali. Oppure sono ancora tra noi, proprio all’interno della cittadella del pensiero scientifico, impegnati a definire un pensiero postscientifico. Libertini, se ci siete, battete un colpo.</p>
<p>Ps. In autunno, in un luogo di conversazione, si parlerà di ‘L’Honnête homme et l’Honnête volupté’. Per informazioni <a href="mailto:mario.unnia@libero.it">mario.unnia@libero.it</a></p>
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		<title>L&#8217;indipendenza dei regolatori in Germania</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 19:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Boggero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi ricollego a quanto scritto da Carlo Stagnaro sul nostro paese per fare un considerazione riguardante la Germania. Come detto, i regolatori possono servire, ma  per funzionare devono essere indipendenti. Se vengono tirati per la giacchetta dalle consorterie politiche, la loro stessa utilità viene meno. In Germania il problema si pone da tempo in tema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi ricollego <a href="http://www.chicago-blog.it/index.php/2009/07/1380/">a quanto scritto</a> da Carlo Stagnaro sul nostro paese per fare un considerazione riguardante la Germania. Come detto, i regolatori possono servire, ma  per funzionare devono essere indipendenti. Se vengono tirati per la giacchetta dalle consorterie politiche, la loro stessa utilità viene meno. In Germania il problema si pone da tempo in tema di controllo dei mercati finanziari e delle banche. Due sono le istituzioni competenti: Bundesbank e BaFin. Al di là del fatto che la ripartizione dei compiti è poco chiara, la lacuna maggiore è l’autonomia della seconda, legata <em>anima &#8216;e core</em> al Ministero delle Finanze. Se a ciò si aggiunge che più di un terzo del sistema bancario tedesco è in mano pubblica, immaginatevi i conflitti di interesse che ne possono scaturire. Per chi conosce il tedesco, consiglio vivamente di leggere <a href="http://www.iwkoeln.de/Portals/0/pdf/dokumente_andere/2009/Gutachten%20Bankenaufsicht.pdf">questa ricerca</a> dell’istituto economico di Colonia sulla vigilanza bancaria tedesca e non  nei tempi della crisi.</p>
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		<title>L&#8217;indipendenza dei regolatori serve, nonostante tutto</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 07:57:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Su Affari e finanza di Repubblica, Massimo Giannini attacca duramente la scarsa cultura dell&#8217;indipendenza dei regolatori che, secondo lui, caratterizza questo governo. A corredo del suo intervento (che non trovo online), sta un ampio servizio sulle surreali dimissioni di Lamberto Cardia, capo della Consob, di cui su Chicago si era occupato anche Oscar Giannino. Forse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <em>Affari e finanza </em>di <em>Repubblica</em>, Massimo Giannini attacca duramente la scarsa cultura dell&#8217;indipendenza dei regolatori che, secondo lui, caratterizza questo governo. A corredo del suo intervento (che non trovo online), sta un <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/pdf/radDB1E0.tmp.pdf">ampio servizio</a> sulle surreali dimissioni di Lamberto Cardia, capo della Consob, di cui su Chicago si era occupato anche <a href="http://www.chicago-blog.it/index.php/2009/06/le-dimissioni-di-cardia-non-ho-parole/">Oscar Giannino</a>. Forse Giannini esagera nella critica al governo, ma c&#8217;è del vero nelle sue parole, che del resto prendono le mosse dal provvedimento con cui l&#8217;esecutivo ha respinto le dimissioni di Cardia, che <a href="http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/economia/2009/06/26/AMOxYchC-consob_dimissioni_respinge.shtml">recita testualmente</a>:</p>
<blockquote><p>[Il Consiglio dei Ministri] ha confermato la propria piena fiducia al Presidente Cardia, esprimendo apprezzamento per il suo operato, in particolare per il suo atteggiamento di rispetto istituzionale verso il Legislatore.</p></blockquote>
<p><span id="more-1380"></span></p>
<p>L&#8217;atteggiamento di insofferenza verso le manifestazioni di indipendenza delle Authority ha, in effetti, caratterizzato il comportamento di diversi ministri: gli scontri tra Giulio Tremonti e Mario Draghi da un lato, Claudio Scajola e la Lega contro Alessandro Ortis dall&#8217;altro, e infine il fastidio sollevato dalla relazione annuale di Antonio Catricalà ne sono manifestazioni evidenti. Ora, è chiaro che l&#8217;indipendenza in senso assoluto è una chimera. Però ci sono strumenti e comportamenti che possono rendere un regolatore più o meno indipendente. E la fiducia nell&#8217;esistenza di un ragionevole grado di indipendenza è un presupposto importante del buon funzionamento di un mercato. Infatti, esso garantisce che la struttura del mercato stesso sarà relativamente meno esposta ai temporali della politica.</p>
<p>Questo non significa che tutte le decisioni dei regolatori siano buone e sagge e che nessuna di quelle dei politici lo sia (più frequentemente, non lo sono né le une né le altre). Significa solo che la natura diversa di questi attori &#8211; gli uni più politici, gli altri più tecnici &#8211; risponde a esigenze concrete, che, per quanto non possano sempre essere del tutto soddisfatte, possono esserlo almeno in parte. E&#8217; significativo, a questo proposito, che quando la Lega cercò di trombare Ortis (con un emendamento al decreto rottamazione!) la reazione dell&#8217;industria fu compatta a favore del presidente dell&#8217;Aeeg, anche da parte di quelle imprese che, legittimamente, avevano avuto a che ridire su alcune sue prese di posizione.</p>
<p>Questa reazione dovrebbe far riflettere il governo, e aiutarlo a comprendere che pretendere, o anche solo aspettarsi, genuflessioni regolatorie ai supremi fini della politica non è, nel lungo termine, una buona prospettiva. Non lo è per l&#8217;economia del paese, e dunque non lo è per la buona performance dell&#8217;esecutivo.</p>
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