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	<title>CHICAGO BLOG &#187; Alitalia</title>
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	<description>diretto da Oscar Giannino</description>
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		<title>Una Repubblica basata sulle corporazioni</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 19:41:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Giuricin</dc:creator>
				<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Il decreto liberalizzazioni dovrebbe passare in Consiglio dei ministri il prossimo giovedì. Un decreto che dovrebbe affrontare l’apertura di molti mercati, in un paese, quale è l’Italia, che da troppi anni è fermo.
Cosa ha fermato le liberalizzazioni? Diversi Governi in Italia hanno annunciato le liberalizzazioni, senza poi riuscire a mettere in pratica le promesse. Da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il decreto liberalizzazioni dovrebbe passare in Consiglio dei ministri il prossimo giovedì. <a href="http://www.chicago-blog.it/2012/01/16/go-monti-go/#more-11226">Un decreto </a>che dovrebbe affrontare l’apertura di molti mercati, in un paese, quale è l’Italia, che da troppi anni è fermo.</p>
<p>Cosa ha fermato le liberalizzazioni? Diversi Governi in Italia hanno annunciato le liberalizzazioni, senza poi riuscire a mettere in pratica le promesse. Da ultimo il Governo Berlusconi, che le aveva annunciate, ma arrivate in Parlamento, si fermarono di fronte alle modifiche dei diversi parlamentari, rappresentanti delle stesse lobbies corporative.</p>
<p>Questo è il primo pericolo per il Governo Monti: che nel passaggio parlamentare il decreto venga stravolto. Ma <a href="http://www.chicago-blog.it/2012/01/14/leuropa-affonda-litalia-pure/#more-11207">questa volta i vincoli dei mercati sono troppo stringenti </a>ed è impossibile che i parlamentari non se ne accorgano.</p>
<p>Lo spread è stabilmente sopra i 500 punti e il 7 per cento di tasso d’interesse non è sopportabile a lungo, con un<a href="http://www.chicago-blog.it/2012/01/17/aggiornamento-debt-clock-gennaio-2012/#more-11230"> debito </a>che viaggia intorno al 120 per cento del prodotto interno lordo.</p>
<p>L’Italia è una Repubblica basata sulle corporazioni. Storicamente è stato così, dato che sono nate addirittura sotto il fascismo e si sono stabilizzate nel corso dei decenni.</p>
<p><span id="more-11246"></span></p>
<p>Alla politica stessa facevano comodo queste corporazioni. Mantenevano un equilibrio comodo alla governance.</p>
<p>Non è un caso allora che Alitalia sia rimasta in vita così lungo e <a href="http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?ID=7685&amp;level1=2166&amp;codice=9">abbia ricevuto 4 miliardi di euro </a>nell’ultimo decennio prima di fallire. Se fosse stato per la politica italiana, questa avrebbe certamente evitato l’apertura del mercato aereo. Fortunatamente questa liberalizzazione ci è stata imposta dall’Unione Europea nel 1997.</p>
<p>Liberalizzare va contro la politica stessa, in estrema sintesi, e va contro l’equilibrio raggiunto nel corso dei decenni.</p>
<p>Ma perché liberalizzare?</p>
<p>Per guadagnare competitività ci sono due principali metodi: la svalutazione e l’apertura dell’economia (anche il mercato del lavoro).</p>
<p>Storicamente l’Italia ha sempre scelto la svalutazione. Negli anni Novanta, durante l’attacco alla Lira, si toccarono le pensioni, ma non si aprì mai decisamente alle liberalizzazioni. Si decise di andare nella direzione della svalutazione, poiché era molto più semplice per i Governanti e soprattutto non si andava ad intaccare il sistema delle corporazioni sul quale si basava la politica stessa.</p>
<p>Ora la situazione è profondamente diversa.</p>
<p>L’esistenza della moneta unica blocca da oltre un decennio l’azione di svalutazione. L’Italia ha perso moltissima competitività nel frattempo, a causa dell’incapacità di riformare.</p>
<p>Liberalizzare significa in gran parte riformare. Liberalizzare significa riguadagnare la competitività perduta.</p>
<p>Si capisce bene la stima fatta da Banca d’Italia che afferma che con delle liberalizzazioni fatte bene, la crescita potrebbe di aumentare di un punto di PIL l’anno. Sedici miliardi di euro l’anno, non bazzecole.</p>
<p>Con le liberalizzazioni arriveranno gruppi stranieri che faranno incetta di licenze? Ben vengano! Non era l’Italia il Paese del nanismo delle imprese e della mancanza di investimenti stranieri?</p>
<p>Allora l’arrivo di gruppi stranieri porteranno crescita all’Italia e con la crescita anche posti di lavoro e per i consumatori, quasi certamente si avrà una diminuzione dei prezzi.</p>
<p><a href="http://www.chicago-blog.it/2012/01/11/in-favore-delle-liberalizzazioni-e-privatizzazioni/">Perché non liberalizzare allora</a>?</p>
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		<title>Airfrance-KLM: il ricambio al vertice che avvicina Alitalia ai francesi</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 19:48:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Giuricin</dc:creator>
				<category><![CDATA[trasporti]]></category>
		<category><![CDATA[AirFrance]]></category>
		<category><![CDATA[Alitalia]]></category>
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		<description><![CDATA[È arrivato a sorpresa il siluramento di Pierre-Henry Gourgeon, amministratore delegato di AirFrance-KLM. Al suo posto c’è il ritorno di Jean Cyril Spinetta, antico AD del gruppo, fautore della fusione con KLM, oltre all’olandese Leo Van Wijk e al nuovo entrante Alexandre De Juniac. Una nuova squadra che dovrà pilotare la compagnia verso cieli più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È arrivato a sorpresa il siluramento di Pierre-Henry Gourgeon, amministratore delegato di AirFrance-KLM. Al suo posto c’è il ritorno di Jean Cyril Spinetta, antico AD del gruppo, fautore della fusione con KLM, oltre all’olandese Leo Van Wijk e al nuovo entrante Alexandre De Juniac. Una nuova squadra che dovrà pilotare la compagnia verso cieli più tranquilli di quelli che sta attraversando in questo momento.</p>
<p style="text-align: justify;">L’allontanamento di Gourgeon è una sorpresa, perché era stato designato dallo stesso Spinetta solo due anni e mezzo fa ed era stato confermato nell’estate fino al 2013. Un vero golpe nella seconda compagnia europea per fatturato e la terza per numero di passeggeri annui.</p>
<p style="text-align: justify;">Da dove arriva questo cambio al vertice?</p>
<p style="text-align: justify;"> <span id="more-10300"></span></p>
<p style="text-align: justify;">AirFrance – KLM è in difficoltà, non solo per quanto riguarda il conto economico che ha mostrato nell’ultimo trimestre tra aprile e giugno una perdita di 259 milioni di euro prima del pagamento delle imposte. Un “rosso” molto pesante che potrebbe fare chiudere l’anno con una perdita. Nonostante i ricavi siano in crescita, i costi stanno esplodendo a causa dell’aumento del costo del petrolio che si è avuto negli ultimi mesi. La fattura legata al carburante potrebbe essere nel 2011 superiore per circa 1,8 miliardi di euro rispetto a quella dei dodici mesi precedenti.</p>
<p style="text-align: justify;">L’azienda non riesce a contenere le spese del personale, che superano le 100 mila unità, quasi 8 volte il numero dei dipendenti della nuova Alitalia, con solo il triplo dei passeggeri. La compagnia italiana trasporta circa 23 milioni di passeggeri annui, contro i poco più di 75 milioni del colosso franco-olandese. Il contenimento delle spese del personale sono alla base del piano industriale che AirFrance &#8211; KLM che ha presentato per i prossimi anni il congelamento delle assunzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il siluramento arriva in primo luogo dai cattivi numeri che l’azienda sta mostrando e dall’incapacità di rispondere da un lato alle low cost e dall’altro lato al consolidamento che sta attuando Lufthansa.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi è tuttavia un’altra causa alla base del cambio al vertice; l’azienda soffre ancora una certa divisione tra francesi ed olandesi. Gourgeon aveva in mente un piano per accorciare la catena di controllo e questo non sarebbe andato bene ai soci olandesi, che avevano paura di perdere potere nella gestione la compagnia.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un caso che al posto di Gougeon sia arrivato De Juniac, un dirigente istituzionale, che ha coperto in passato il ruolo di capo di gabinetto di Christine Lagarde. Il nuovo AD si dice sia molto vicino al Presidente Sarkozy e dunque questo avvicendamento fa vedere che sia il Governo Francese che il Governo Olandese vogliono mantenere un controllo diretto nella compagnia. Il siluramento di Gourgeon sembra un ritorno della politica nella politica del trasporto aereo.</p>
<p style="text-align: justify;">Avrà tale decisione un cambio nel processo di integrazione tra il colosso franco-olandese e Alitalia?</p>
<p style="text-align: justify;">AirFrance – KLM è il primo socio nella compagnia italiana e l’impresa guidata da Rocco Sabelli non è certo insensibile ai cambi francesi. Spinetta è stato l’autore della prima grande fusione tra due compagnie tradizionali in Europa e fautore dell’entrata di Alitalia nell’orbita AirFrance.</p>
<p style="text-align: justify;">AirFrance – KLM è rimasta indietro rispetto a Lufthansa in tema di consolidamento del mercato nell’ultimo biennio.</p>
<p style="text-align: justify;">La sostituzione al vertice potrebbe dunque ridare impulso al processo di fusione con Alitalia.</p>
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		<title>La polemica: Il falso problema di Linate</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 10:33:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Giuricin</dc:creator>
				<category><![CDATA[trasporti]]></category>
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		<description><![CDATA[La cancellazione di tre voli di AirFrance – KLM da Malpensa per riposizionarli su Milano Linate ha riaperto un’antica discussione. Tale spostamento è stato visto come l’ennesimo fallimento dell’aeroporto varesino a causa della non chiusura dello scalo Forlanini. Il city airport milanese deve essere chiuso per permettere la creazione di un hub su Malpensa? Anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La cancellazione di tre voli di AirFrance – KLM da Malpensa per riposizionarli su Milano Linate ha riaperto un’antica discussione. Tale spostamento è stato visto come l’ennesimo fallimento dell’aeroporto varesino a causa della non chiusura dello scalo Forlanini. Il city airport milanese deve essere chiuso per permettere la creazione di un hub su Malpensa? Anche nel settore aeroportuale è possibile la concorrenza?<span id="more-10131"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Molte voci di critica si sono levate dopo che la compagnia francese ha deciso di spostare i voli parigini a Linate. Tale decisione è del tutto logica, perché il city airport è molto più comodo rispetto allo scalo varesino e permette non tanto un riempimento maggiore degli aeromobili, quanto una crescita dello yield, vale a dire i ricavi per passeggero chilometro trasportato.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante questo, lo scalo di Malpensa, dopo il dehubbing di Alitalia ha continuato a crescere grazie ad una strategia di sviluppo del punto a punto. Nel corso dei quattro anni, successivi alla decisione dell’ex amministratore “Prato” di chiudere l’hub di Malpensa di Alitalia, non solo sono arrivate nuove compagnie che hanno attivato voli intercontinentali, ma Easyjet, la seconda compagnia low cost europea, ha sviluppato un network molto esteso (oltre cinque milioni di passeggeri annui).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso dell’ultimo triennio, Lufthansa ha provato a sviluppare un sistema di hub and spoke nello scalo di Milano Malpensa. Tuttavia, quest’anno, poco prima delle elezioni comunali, la compagnia tedesca ha deciso di chiudere questo esperimento. I dati a disposizione sembrano mostrare che Lufthansa subiva una concorrenza molto forte da parte di Easyjet su determinate rotte, e il load factor non era così elevato come quello della compagnia inglese.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale esperimento è dunque venuto meno e lo scalo di Malpensa si trova ancora una volta a ripartire con una strategia point to point.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti critici di Linate affermano che lo scalo milanese sia il vero colpevole del mancato rilancio di Malpensa. La cancellazione del city airport provocherebbe per decisione politica la chiusura di uno scalo da 9 milioni di passeggeri, solo per cercare di creare un sistema di hub and spoke su Malpensa.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo si ridurrebbe la concorrenza, decisione già adottata da altri paesi europei quali la Francia, dove i diversi Governi hanno sempre deciso di puntare sul <em>champion national</em> per sviluppare il trasporto aereo.</p>
<p style="text-align: justify;">La conseguenza è che la Francia è stata superata dall’Italia per numero di passeggeri intra-europei dal momento della liberalizzazione, poiché il mercato francese è quello che meno si è sviluppato nel corso dell’ultimo quindicennio tra i grandi paesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna dunque decidere se l’Italia vuole sviluppare l’interesse di creare un <em>champion National </em>o quello di tutti i viaggiatori, che magari preferiscono andare a Malpensa ed utilizzare Easyjet o a Bergamo per usufruire delle tariffe di Ryanair.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna oltretutto appuntare che l’Italia non ha un grande operatore aereo; Alitalia trasporta meno di un terzo dei passeggeri Ryanair e di AirFrance – KLM, mostrando quindi di essere un vettore regionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Linate è un aeroporto limitato per legge in tema di movimenti orari. La limitazione dei 18 voli orari, decisi per legge ormai un decennio orsono, derivano dalla volontà di sviluppare la fusione tra KLM e Alitalia. Ormai un’altra epoca del trasporto aereo.</p>
<p style="text-align: justify;">Linate potrebbe essere privatizzato e messo in concorrenza con Malpensa, anch’esso privatizzabile dal Comune di Milano.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel settore aeroportuale è recente la decisione inglese di separare la proprietà degli aeroporti nell’area londinese e quella scozzese. BAA è stata costretta a vendere alcuni “gioielli” perché ritenuta monopolista in queste due aree, dimostrando che anche nel settore aeroportuale è necessaria una sana competizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Bergamo è diventato il quarto scalo italiano grazie alla capacità di intercettare i desideri dei consumatori e alla capacità di Ryanair di cambiare il mercato del trasporto aereo. Anche il trasporto aereo è un mercato, anche se troppo spesso rimane una visione statalista dello stesso.</p>
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		<title>Latte politico, latte di mercato</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/04/26/latte-politico-latte-di-mercato/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 20:58:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Giuricin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lactalis]]></category>
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		<category><![CDATA[nazionalismo]]></category>
		<category><![CDATA[parmalat]]></category>

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		<description><![CDATA[Quanti sanno che una delle crescenze più famose in Italia è già francese? E quanto sanno che proprio questa crescenza è del gruppo Lactalis, al centro delle polemiche per la scalata Parmalat? Il sapore per i consumatori non è cambiato, ma evidentemente per la classe politica “l’invasione francese” ha un retrogusto amaro.
Il  colosso dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quanti sanno che una delle crescenze più famose in Italia è già francese? E quanto sanno che proprio questa crescenza è del gruppo Lactalis, al centro delle polemiche per la scalata Parmalat? Il sapore per i consumatori non è cambiato, ma evidentemente per la classe politica “l’invasione francese” ha un retrogusto amaro.<span id="more-8873"></span></p>
<p>Il  colosso dei latticini francesi ha lanciato l’Offerta Pubblica d’Acquisto  per il 100 per cento di Parmalat, creando scompiglio nel panorama  italiano. Il decreto “del latte nazionale” rischia a questo punto di  essere inutile, se l’azienda guidata dai Besnier salirà verso la  maggioranza assoluta di Parmalat.</p>
<p>Dopo  essere arrivata alla soglia del 30 per cento, il Governo italiano si è  mosso per cercare di fermare l’invasione francese, addirittura ponendo  in essere un meccanismo di nazionalizzazione. La Cassa Depositi e  Prestiti potrebbe intervenire per prendere il controllo della casa  parmense, magari con l’aiuto di alcune aziende private, che tuttavia  faticano ad uscire. Granarolo, che in un primo tempo sembrava molto  interessato all’affare, lentamente è uscita di scena.</p>
<p>Certo  il decreto rimane e potrebbe esserci un rilancio oltre i 2,6 euro  offerti da Lactalis. Ma la CDP potrebbe mettersi a combattere una guerra  di mercato per il controllo del latte? È davvero così d’interesse  nazionale il settore caseario o dietro alla battaglia c’era il solco  profondo che ha caratterizzato le relazioni industriali e non solo tra  Italia e Francia negli ultimi due mesi?</p>
<p>Il  vertice tra le maggiori cariche Governative di Italia e Francia che si è  svolto oggi ha dato comunque dei segnali distensivi tra i due Paesi;  forse non è un caso che l’OPA francese arrivi proprio nella giornata  odierna. Le dichiarazioni del premier italiano Silvio Berlusconi vanno  in questa direzione, verso una normalizzazione: “non considero l’OPA di  Lactalis come ostile”.</p>
<p>E  tornando al mercato, il prezzo offerto dai francesi non è elevatissimo,  dato che gli stessi avevano acquistato azioni del gruppo Parmalat anche a  2,8 euro. Sarà il mercato a decidere se il prezzo è troppo basso o  meno, <a href="../2011/04/26/lopa-francese-su-parmalat-e-la-risposta-giusta/">come ricorda perfettamente Oscar Giannino</a>,  sempre che non arrivi una contro-offerta pubblica. L’offerta di  Lactalis avrà 20 giorni di tempo per andare a buon fine e l’azienda  francese ha affermato che Parmalat rimarrà in Borsa.</p>
<p>In  tutta questa storia dove la politica s’immischia ancora una volta troppo  nell’economia, quello che stupisce è l’avversione italiana agli  investimenti diretti esteri. Per troppi anni la nostra stessa classe  politica ha affermato che l’Italia doveva cercare di attrarre  investimenti esteri e nel momento in cui arriva l’azienda straniera, si  alzano le barriere dell’italianità.</p>
<p>Non è  una questione di destra o sinistra; fu il Governo di centro-sinistra a  non volere l’arrivo del messicano Carlos Slim alla guida di Telecom  Italia e il Governo di centro-destra a non volere il salvataggio di  Alitalia da parte del colosso franco-olandese AirFrance-KLM. Telefoni,  aerei e formaggi. A cosa serve la nazionalità?</p>
<p>Il  nazionalismo economico provoca solo danni e in un periodo difficile come  questo, dove tre dei PIIGS sono già caduti, non si capisce questo  interventismo economico da parte dello Stato.</p>
<p>L’Italia  non si trova in una posizione facile, con un debito pubblico al 120 per  cento del prodotto interno lordo e con l’economia che stenta a  ripartire.</p>
<p>Gli  investimenti esteri aiutano ad uscire dalla crisi. Sono fondi che  arrivano direttamente dall’estero per creare valore nel nostro Paese ed  occupazione.</p>
<p>L’intervento  della CDP, per “far fuori” i francesi rischia di peggiorare la  situazione e togliere la fiducia che i mercati hanno nel nostro Paese.</p>
<p>È bene  quindi lasciare al mercato decidere se Parmalat deve finire in mano ai  francesi o meno. La politica non deve fare il latte di Stato.</p>
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		<title>Voglie dirigiste aeroportuali</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/04/21/voglie-dirigiste-aeroportuali/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 19:27:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Giuricin</dc:creator>
				<category><![CDATA[trasporti]]></category>
		<category><![CDATA[Aeroporti]]></category>
		<category><![CDATA[Alitalia]]></category>
		<category><![CDATA[ENAC]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[pianificazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Contro qualunque piano degli aeroporti. Potrebbe essere uno slogan, ma è purtroppo un’affermazione necessaria da fare.
L’idea del piano che fu anche dell’ex Ministro dei Trasporti comunista Alessandro Bianchi e torna periodicamente di attualità. La necessità di pianificare può essere facilmente confutata dai numeri dello stesso Ente Nazionale dell’Aviazione Civile.

Sono usciti oggi i dati ENAC circa il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Contro qualunque piano degli aeroporti. Potrebbe essere uno slogan, ma è purtroppo un’affermazione necessaria da fare.</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea del <a href="http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=5521">piano</a> che fu anche dell’ex Ministro dei Trasporti comunista Alessandro Bianchi e torna periodicamente di attualità. La necessità di pianificare può essere facilmente confutata dai numeri dello stesso Ente Nazionale dell’Aviazione Civile.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-8856"></span></p>
<p>Sono usciti oggi<a href="http://www.enac.gov.it/Home/Strillo_Primopiano/info1877880116.html"> i dati ENAC </a>circa il  traffico negli scali aeroportuali italiani, dove si evidenzia proprio  che anche senza un piano il mercato aereo continua ad espandersi. Dal  momento della liberalizzazione del trasporto aereo, nonostante la crisi  Alitalia, il traffico è più che raddoppiato soprattutto grazie alle  compagnie <em>low cost</em>, dal punto di vista dei vettori aerei, e degli  aeroporti secondari per quanto riguarda il “lato terra”.</p>
<p>Nell’ultimo  piano degli aeroporti si prendono inoltre ad esempio la Francia e  Germania, i due mercati che meno si sono sviluppati da quando vi è stata  la liberalizzazione aerea. Proprio la Francia che nel 2010 abbiamo  quasi raggiunto in termini di numero di passeggeri. In Italia, lo scorso  anno, il traffico aeroportuale è stato pari a 138,8 milioni contro  139,2 milioni di passeggeri francesi, quando storicamente la Francia ci  ha sempre distanziato di diverse decine di milioni di passeggeri.</p>
<p>Serve davvero un piano degli aeroporti?</p>
<p>Eclatante  è il caso di Bergamo Orio al Serio. Fino ad una decina di anni fa,  l’aeroporto praticamente aveva un traffico quasi nullo. L’arrivo di  Ryanair e delle compagnie <em>low cost</em> lo ha fatto diventare nel 2010 il  quarto aeroporto italiano, con oltre 7,6 milioni di passeggeri. Nel 2011  è possibile che lo scalo bergamasco salga ancora nella classifica,  arrivando ad essere il terzo scalo italiano, dietro a Roma Fiumicino e  Milano Malpensa.</p>
<p>Se ci  fosse stato un Piano, il decisore pubblico non avrebbe permesso la  crescita di tale scalo, perché Bergamo non era certo il “centro del  mondo” aeroportuale; ma il decisore pubblico, che non è certo uguale a  O’Leary (amministratore delegato di Ryanair) non aveva intuito che  l’utilizzo degli scali secondari è essenziale per Ryanair, poichè fa  limitare i costi relativi all’utilizzo delle infrastrutture  aeroportuali.</p>
<p>Questi  scali regionali sono anche più efficienti, in quanto più piccoli, e  permettono tempi di rotazione molto più rapidi. Un aereo che arriva a  Fiumicino non potrebbe mai atterrare, far scendere e salire i passeggeri  e ripartire in 30 minuti come succede negli scali regionali. Una minore  sosta permette un maggiore utilizzo degli aeromobili, aumentando la  competitività della compagnia aerea stessa.</p>
<p>E proprio sui costi di utilizzo degli aeroporti si dovrebbe avere a breve una decisione da parte del Governo.</p>
<p>L’Esecutivo  si accinge ad aumentare le tasse aeroportuali per remunerare gli  investimenti negli scali italiani e si è parlato di incrementare le  tasse aeroportuali di 7-8 euro a passeggero.</p>
<p>Le  tariffe aeroportuali sono certamente basse in Italia, ma bisogna avere  ben in mente cosa significa aumentare in maniera così significativa il  peso delle tasse.</p>
<p>Il  prezzo medio di un biglietto aereo Ryanair è di 34 euro, 44 euro  comprendendo anche i ricavi <em>ancillary</em>. Un tale incremento  significherebbe circa il 20 per cento che si ripercuoterebbe  immediatamente sul viaggiatore. Certo per compagnie non <em>low cost</em> un tale  aumento sarebbe meno significativo e potrebbe incidere per meno del 5  per cento del costo finale. Una tale misura quindi riduce la concorrenza  delle compagnie<em> low cost</em>.</p>
<p>Oltretutto  mancano i criteri alla base per i quali è deciso un aumento cosi  significativo. Fino allo scorso anno si parlava di tre euro di  incremento per gli aeroporti maggiori e di due e un euro per quelli meno  importanti.</p>
<p>Le  voglie dirigiste aeroportuali rischiano quindi di diminuire la  concorrenza in un settore che lasciato al mercato ha dimostrato di saper  crescere e svilupparsi.</p>
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		<title>La guerra italo-francese e il rischio degli aerei di Stato</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 07:26:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Giuricin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo un popolo strano, noi italiani. Copiamo sempre gli esempi peggiori. La Francia, con la quale è iniziata una vera battaglia economica, persegue una politica di difesa delle aziende strategiche e noi seguiamo i cugini transalpini. Poco importa che la difesa (settore strategico in Francia) sia diverso dallo yogurt (settore strategico in Italia?); ciò che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Siamo un popolo strano, noi italiani. Copiamo sempre gli esempi peggiori. La Francia, con la quale è iniziata una vera battaglia economica, persegue una politica di difesa delle aziende strategiche e noi seguiamo i cugini transalpini. Poco importa che la difesa (settore strategico in Francia) sia diverso dallo yogurt (settore strategico in Italia?); ciò che importa è considerare<a href="http://www.chicago-blog.it/2011/04/05/politiche-industriali-la-dottrina-dei-fatti-%e2%80%93-di-gerardo-coco/"> l’intervento dello Stato </a>come salvifico dall’invasore straniero. La storia si ripete. Esattamente tre anni fa, il clima pre-elettorale stava portando ad uno degli scempi più grandi registrati nel nostro Paese: <a href="http://www.brunoleoni.it/e-commerce.aspx?ID=7685&amp;level1=2220">la difesa dell’italianità di Alitalia</a>. Non si volevano i francesi di AirFrance-KLM allora, come non li si vogliono ora per il caso Lactalis-Parmalat. Quali “vantaggi” portò l’italianità? Oltre tre miliardi di euro di costi diretti per il contribuente, oltre ad una chiusura del mercato aereo che ancora oggi provoca danni per i viaggiatori aerei italiani.<span id="more-8721"></span></p>
<p style="text-align: justify;">In quel caso, l’azienda pubblica, ormai cotta da una gestione politica fallimentare, fu salvata dalla cordata italiana di imprenditori, che vinse una gara di privatizzazione nella quale la banca che era incaricata a vendere Alitalia, si ritrovò ad essere uno dei maggiori azionisti.</p>
<p style="text-align: justify;">A distanza di tre anni e a distanza di tre miliardi di euro da quella fallimentare esperienza di privatizzazione all’italiana, AirFrance è il primo socio della nuova Alitalia e tra pochi mesi potrebbe diventare il socio di maggioranza assoluta.</p>
<p style="text-align: justify;">Se i francesi saliranno nella compagnia aerea italiana, si avrà conferma che la politica non solo è incapace di gestire le imprese, ma anche fare dei processi di privatizzazione “normali”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Le brutte notizie non sono finite, purtroppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie al nuovo decreto che permette la salita di Cassa Depositi e Prestiti in quelle aziende considerate strategiche, la nuova Alitalia potrebbe vedersi “scalata” dallo Stato Italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il settore dei latticini è strategico per l’Italia, perché non lo può essere quello del trasporto?</p>
<p style="text-align: justify;">Oltretutto nel settore aereo, Alitalia continua ad evidenziare bilanci difficoltosi con perdite di circa mezzo miliardo di euro in due anni. Il pareggio operativo per il 2011 rischia di diventare un miraggio nel deserto. La guerra libica e la situazione delicata nord-africana ha portato un incremento del prezzo del petrolio, con un conseguente aumento dei costi per le compagnie aeree. Ma non c’è solo Alitalia; la situazione di Meridiana-Eurofly è molto complicata, dato che il vettore accumula perdite ormai da anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Si prospetta una fusione tra queste compagnie italiane, per formare il “Champion National” del trasporto aereo italiano?</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea era già fallita nel momento della fusione tra Alitalia e AirOne, la ormai “famosa” Fenice dei cieli italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vettore, che ha cominciato a volare il 13 gennaio del 2009, ha infatti il 22 per cento della quota di mercato e rischia a breve di essere superato da Ryanair, come primo operatore sul mercato italiano; questo nonostante il decreto 166 del 2008 che sospende la normativa antitrust per tre anni per favorire il rilancio della compagnia aerea a discapito dei consumatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Se Meridiana-Eurofly dovesse confluire in Alitalia, ancora una volta si ripresenterebbe lo scoglio della normativa Antitrust e di come finanziare la nuova compagnia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Governo potrebbe quindi cercare di bypassare il mercato tramite una delle seguenti azioni od entrambe contemporaneamente:</p>
<p style="text-align: justify;">-         Considerare il trasporto aereo come strategico e permettere l’entrata di Cassa Depositi e Prestiti nell’azionariato delle compagnie aeree</p>
<p style="text-align: justify;">-         Prolungare la sospensione della legge antitrust per favorire la nuova possibile alleanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli “aerei di Stato” rischiano di ritornare nei cieli italiani.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Libia abbatterà Alitalia?</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/03/06/la-libia-abbattera-alitalia/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 09:25:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Giuricin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Crisi]]></category>
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		<description><![CDATA[Il trasporto si ritrova un’altra volta di fronte ad uno shock esterno. La crisi libica e medio orientale in generale, hanno portato ad un’impennata dei prezzi del petrolio, con il brent che è arrivato quasi a 120 euro al barile.
Un tale incremento di prezzo provoca un diretto aumento dei costi. Chiaramente le compagnie aeree sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il trasporto si ritrova un’altra volta di fronte ad uno shock esterno. <a href="http://costruendo.lindro.it/2011/02/23/il-colonnello-affonda-e-l’italia/">La crisi libica </a>e medio orientale in generale, hanno portato ad un’impennata dei prezzi del petrolio, con il brent che è arrivato quasi a 120 euro al barile.</p>
<p style="text-align: justify;">Un tale incremento di prezzo provoca un diretto aumento dei costi. Chiaramente le compagnie aeree sono coperte con le opzioni sui carburanti, ma se tale aumento dovesse protrarsi nel tempo, il settore si ritroverebbe di fronte all’ennesima crisi.</p>
<p><span id="more-8488"></span></p>
<p>Dopo un  2010 ottimo per tutte le compagnie mondiali, con profitti di circa 16  miliardi dollari per la IATA, il 2011 vedrà un calo generalizzato, con  dei benefici pari ad 8,6 miliardi di dollari. Ogni dollaro in più nel  prezzo medio provoca un aumento di costi di quasi 900 milioni di dollari  per i vettori aerei a livello globale.</p>
<p>Questi  costi difficilmente sono scaricabili direttamente alla clientela, poiché  il settore è altamente concorrenziale e ogni qualvolta il prezzo dei  carburanti aumenta, le compagnie vedono esplodere le perdite. È per tale  ragione che la stima IATA rischia di essere fin troppo ottimistica,  tanto che il prezzo del barile è previsto a 96 dollari, un prezzo  inferiore rispetto alle attuali quotazioni. Le previsioni  dell’Associazione delle compagnie vedono inoltre i vettori aerei in  sofferenza, con dei profitti di “solo” 500 milioni di dollari.</p>
<p>Nel  nostro Continente la pressione concorrenziale è sempre maggiore, visto  che ormai Ryanair è diventato il secondo operatore per numero di  passeggeri nel 2010, superando<a href="http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2011/3/4/IL-CASO-Se-il-caro-petrolio-avvicina-Alitalia-ad-Air-France-/1/154155/"> AirFrance- KLM</a>.</p>
<p>La  compagnia francese ha trasportato 70,5 milioni di passeggeri lo scorso  anno, contro i 71,3 milioni che hanno volato invece con la compagnia  guidata dall’istrionico O’Leary. Un cambio epocale, se si pensa che la  compagnia irlandese, prima della liberalizzazione di 14 anni fa,  trasportava pochi passeggeri solo dall’Irlanda.</p>
<p>La  compagnia low cost ha approfittato dell’apertura del mercato con una  politica tariffaria molto aggressiva ed è diventata la prima vera  compagnia europea, con basi in molti Stati Europei.</p>
<p>Le  compagnie tradizionali hanno risposto con le fusioni e tale processo  continuerà anche in futuro. Lufthansa è diventata leader del mercato  europeo proprio grazie all’incorporazione progressiva di Swiss, Austrian  Airlines e BMI.</p>
<p>L’altra  politica adottata dai vettori full service è stata quella dei tagli. E  proprio quest’ultima azione è stata messa in atto dai vertici di  Alitalia, che hanno previsto una cassa integrazione per circa 600  dipendenti.</p>
<p>La  compagnia italiana guidata da Rocco Sabelli è ancora leader del mercato  italiano con circa il 21 per cento della quota di mercato dei circa 110  milioni di passeggeri che volano nel nostro Paese. Tuttavia la pressione  competitiva delle low cost è sempre maggiore e Ryanair ha registrato  nel 2010 un incremento della propria quota di mercato arrivando a  detenerne il 20 per cento.</p>
<p>Mentre  Ryanair continua a produrre utili per centinaia di milioni di euro, la  compagnia di bandiera, pur ristrutturata, continua a registrare perdite  nette pari a 168 milioni di euro. Il risultato operativo nel 2010 ha  registrato un rosso per 107 milioni di euro e l’azienda si è posta  l’obiettivo di raggiungere il break even point nel 2011.</p>
<p>Il pareggio non è tuttavia facile principalmente per tre motivazioni:</p>
<ul>
<li> L’aumento del prezzo petrolio sopra ai 100 dollari potrebbe avere un  impatto sui costi operativi del 6/7 per cento, pari ad un incremento di  circa 200 milioni di euro. Questi maggiori costi potrebbero essere  compensati da una maggiore domanda e da un aumento dei prezzi dei  biglietti, ma difficilmente sarà cosi.</li>
</ul>
<p>Qui s’innesta infatti il secondo elemento.</p>
<ul>
<li>La pressione competitiva è in continuo aumento in Italia. La crescita  delle low cost non permette di ipotizzare un forte aumento del prezzo  medio del biglietto, se non sulle tratte intercontinentale. Non è un  caso che la compagnia da Rocco Sabelli stia puntando giustamente su  questo segmento, maggiormente remunerativo e chiuso alla concorrenza. In  generale il traffico italiano potrebbe continuare a crescere, ma è  probabile si registri un rallentamento.</li>
</ul>
<ul>
<li>Il terzo punto riguarda la legislazione. Se nel mercato  intercontinentale Alitalia può difendersi con “barriere normative”, lo  stesso ha potuto fare fino ad oggi nel mercato domestico grazie alla  legge 166 del 2008, detta “Salva Alitalia”. Tale norma permette di  chiudere alla concorrenza sui principali aeroporti, ma è temporanea: a  fine anno tale “difesa” scade e Alitalia si ritroverà con una maggiore  concorrenza sul mercato domestico.</li>
</ul>
<p>I prossimi anni non saranno facili per la compagnia di bandiera e se vuole salvarsi, dovrà passare tramite tagli e fusioni.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>9 mld. in 9 anni e 9 mila occupati in meno (Piccolo Guinness della vecchia Alitalia)</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Nov 2010 11:29:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Arrigo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qual è stata la distruzione di valore prodotta dalla gestione pubblica della vecchia Alitalia nell&#8217;ultimo decennio di storia della compagnia? E&#8217; una domanda alla quale non abbiamo mai provato a rispondere, avendo in passato concentrato l&#8217;attenzione sui soli oneri prodotti sul settore pubblico (e quindi sul contribuente azionista). In questo modo abbiamo tuttavia tralasciato le conseguenze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qual è stata la distruzione di valore prodotta dalla gestione pubblica della vecchia Alitalia nell&#8217;ultimo decennio di storia della compagnia? E&#8217; una domanda alla quale non abbiamo mai provato a rispondere, avendo in passato concentrato l&#8217;attenzione <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/il-piano-fenice-ci-costa-cento-euro-a-testa/2039763">sui soli oneri prodotti sul settore pubblico (e quindi sul contribuente azionista)</a>. In questo modo abbiamo tuttavia tralasciato le conseguenze economiche prodotte sui creditori, sugli obbligazionisti e sugli azionisti, rimasti impigliati nel fallimento e che sono stati o saranno rimborsati solo in misura limitata. Proviamo quindi a fare un stima della distruzione di valore realizzata dalla gestione pubblica:<span id="more-7583"></span></p>
<ul>
<li><strong>4,13 mld.</strong> di euro, corrispondenti a <strong>5,11 mld.</strong> di euro del 2009, è la capitalizzazione di borsa di Alitalia nel luglio 1999 (dopo la ricapitalizzazione da 2750 mld. di lire del 1996-98 e l&#8217;accordo di integrazione con Klm);</li>
<li><strong>2,06 mld.</strong> di euro, corrispondenti a <strong>2,31 mld.</strong> di euro del 2009, sono i conferimenti di capitale degli azionisti concessi in diverse occasioni nel decennio 2000;</li>
<li><strong>0,25 mld.,</strong> corrispondenti a <strong>0,29 </strong> <strong>mld.</strong> di euro del 2009, è la penale pagata ad AZ da Klm per l&#8217;uscita dall&#8217;accordo di integrazione;</li>
<li><strong>7,71 mld.</strong> di euro (somma delle tre voci precedenti in euro 2009) avrebbe dovuto essere alla fine del periodo considerato il valore di Alitalia se nel periodo 1999-2009 la gestione avesse preservato le risorse messe a disposizione, senza accrescerle nè distruggerle;</li>
<li><strong>-1,42 mld.</strong> è invece il patrimonio netto negativo della vecchia Alitalia che ha cessato le attività secondo la più recente relazione del commissario straordinario;</li>
<li>la differenza tra <strong>7,71</strong> e <strong>-1,42 mld</strong>., pari a <strong>9,13 mld.</strong> di euro misura la distruzione di valore realizzata tra il luglio 1999 e il 31.11. 2008, data di cessazione degli effetti economici della gestione operativa dell&#8217;azienda (trasferiti a Cai dal 1.12.2008 anche se essa ha assunto la gestione operativa solo il 13.1.2009) </li>
</ul>
<p>In <strong>9 anni</strong>, in sintesi, sono stati bruciati un pò più di <strong>9 miliardi di euro</strong>. Sono stati inoltre persi circa <strong>9 mila posti di lavoro</strong> se li calcoliamo, come è corretto, come differenza tra tutti gli occupati, a tempo intederminato e determinato, di AZ fly e controllate, AZ service ed AirOne, e quelli che sono stati assorbiti con l&#8217;avvio delle gestione Cai.</p>
<p>E&#8217; inoltre opportuno ricordare che alla data del 31.12.2007 il patrimonio netto di Alitalia era pari, sulla base del bilancio 2007,  a <strong>0,38 mld.</strong> e che, considerando la perdita del primo trimestre 2008, pari a <strong>0,21 mld.,</strong> esso è stimabile alla data del 31.3.2008, vigilia della cacciata dell&#8217;aspirante acquirente Air France, a <strong>0,17 mld.</strong> di euro. La caduta successiva, da +0,17 mld. a &#8211; 1,42 ml., corrispondente a<strong> 1,6 mld.</strong> di euro, è la perdita di valore imputabile alla mancata cessione a Air France e al perseguimento delle soluzione &#8216;autoctona&#8217;.</p>
<p>Riassumendo: in <strong>9 anni</strong> sono stati bruciati in Alitalia <strong>9,1 mld.</strong> di euro dei quali <strong>1,6 mdl.</strong> negli 8 mesi intercorrenti tra la mancata vendita a Air France e la cessazione degli effetti economici della gestione operativa dell&#8217;azienda (quindi dal 1.4.2008 al 30.11-2008). Questi dati misurano la perdita di valore dell&#8217;azienda e non includono gli oneri generati sulla collettività dalla cessazione di attività della medesima, quali la cassa integrazione per il personale non riassorbito dalla nuova gestione, che hanno natura economica differente e non possono esservi sommati.</p>
<p><em>9 mld. corrispondono a un duecentesimo delle cifra che compare in alto a destra su questo blog: il nostro debito pubblico corrisponde a 200 volte i soldi distrutti con Alitalia negli ultimi 9 anni ma cercare le altre 199 Alitalia del nostro settore pubblico non è operazione difficile (anche perchè alcune di esse sono assai più &#8216;pesanti&#8217; di Az sui conti pubblici). </em><strong><em>Oltretutto la vecchia Alitalia rappresentava la produzione publica di gran lunga più efficiente</em></strong> (affronterò prossimamente questo tema).</p>
<p>Servono altri argomenti per convincere i contribuenti che è indispensabile privatizzare (cercando l&#8217;acquirente sul mercato e non tra gli amici) tutte le residue imprese pubbliche, dalla prima all&#8217;ultima?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Piccolo Guinness delle corbellerie su Alitalia</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2010/11/04/piccolo-guinness-delle-corbellerie-su-alitalia/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Nov 2010 23:15:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Arrigo</dc:creator>
				<category><![CDATA[privatizzazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Un&#8217;unanimità di no ha accolto l&#8217;idea di Rocco Sabelli di suggerire nel 2013 agli azionisti di Alitalia una fusione con Air France: &#8220;Alitalia dovrà rimanere italiana&#8221; (Berlusconi);  &#8221;Questo può essere un pensiero di Sabelli (l’integrazione in Air France) ma certamente non è condiviso dagli azionisti&#8221;; “Alitalia deve rimanere italiana” (Matteoli), “No a fusione con Air France” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;unanimità di no ha accolto l&#8217;idea di Rocco Sabelli di suggerire nel 2013 agli azionisti di Alitalia una fusione con Air France: &#8220;Alitalia dovrà rimanere italiana&#8221; (Berlusconi);  &#8221;Questo può essere un pensiero di Sabelli (l’integrazione in Air France) ma certamente non è condiviso dagli azionisti&#8221;; “Alitalia deve rimanere italiana” (Matteoli), “No a fusione con Air France” (Alemanno),  “Sabelli chiarisca su Air France” (Epifani), “La compagnia resti italiana” (Polverini). Zingaretti, presidente della provincia di Roma, è preoccupato per l’occupazione: “I tagli occupazionali che nascono da una fusione sarebbero pagati esclusivamente da migliaia di lavoratori del nostro territorio&#8230;”; Meta, capogruppo PD nella commissione trasporti della Camera teme un “… impoverimento gravissimo per il sistema del trasporto aereo nazionale&#8221;.</p>
<p><span id="more-7460"></span></p>
<p>Hanno ragione? Per nostra fortuna disponiamo di un controfatto, un  evento del tutto simile accaduto sette anni fa: l&#8217;aggregazione di Klm in  Air France decisa nel 2003 e divenuta operativa nel 2004. Se essi hanno  ragione ci aspettiamo di poter documentare un drastico impoverimento  del sistema del trasporto aereo olandese, un crollo nell’occupazione di  piloti, hostess e personale di terra, frotte di turisti internazionali  diretti ad Amsterdam e invece perfidamente dirottati da Air France a  visitare la Tour Eiffell, il Louvre ed Eurodisney.</p>
<p>Ovviamente niente di tutto questo:</p>
<ul>
<li>dal 2003 a oggi Klm è cresciuta del 30% (pax km trasportati) mentre  Air France, azienda incorporante, è cresciuta un pò meno (il 27%);</li>
<li>il gruppo Air France-Klm è divenuto grazie all&#8217;aggregazione il primo in Europa e il secondo nel mondo;</li>
<li>dal 2003 ad oggi è il gruppo che è crescito di più in Europa;</li>
<li>negli ultimi anni l&#8217;occupazione del solo ramo Klm è aumentata di 3 mila unità.</li>
</ul>
<p>Cosa è successo invece ad Alitalia nello stesso periodo, grazie al  nazionalismo economico e al protezionismo nei confronti delle regole del  mercato? Ricordiamo che in questo periodo, dopo aver mancato  un&#8217;occasione di matrimonio con Klm, Aitalia ne ha mancate altre due con  Air France.</p>
<ul>
<li>dal 2003 ad oggi Alitalia ha perso un decimo del traffico se non consideriamo AirOne e un quinto se la consideriamo;</li>
<li>l&#8217;occupazione è scesa di un terzo;</li>
<li>la quota di mercato si è contratta di oltre un terzo;</li>
<li>tra il 2003 e il 2007 ha cumulato 2,6 mld. di perdite;</li>
<li>nel 2008 il &#8216;salvataggio&#8217; si stima sia costato per maxiperdita del  2008, mancati introiti da vendita a Air France, oneri pubblici per  rimborsi ad azionisti ed obbligazionisti, oneri assistenziali per  personale in esibero, mancati introiti fiscali e contributivi per  ridimensionamento aziendale almeno ulteriori 3 mld.</li>
</ul>
<p>Bastano i due gruppi di dati per dimostare che i nostri &#8216;opinion  makers&#8217; italiani hanno pesantemente torto mentre ha avuto ragione  l&#8217;Olanda nel 2003 a favorire l&#8217;aggregazione? Eppure per l&#8217;Olanda vendere   era molto più difficile perchè quel paese è una monarchia e Klm è  l&#8217;unica azienda aeronautica europea ad avere la corona reale nel logo  (passa in genere inosservata ma è <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:KLM_logo.svg">visibilissima</a>) e l&#8217;aggettivo reale nel nome: <em>Koninklijke Luchtvaart Maatschappij,</em> Compagnia reale di aviazione.</p>
<p>Persino Margaret Thatcher non riuscì a privatizzare Royal Mail ma ora  ci riprova David Cameron, così come ci aveva provato anche Gordon Brown  un paio d&#8217;anni fa. Allora l&#8217;azienda europea con migliori chances di  entrare come socio-gestore di Royal Mail era TNT, azienda postale  olandese che prima di globalizzarsi comperando il corriere australiano  TNT si chiamava in realtà <em>KPN - Koninklike Ptt Nederland.</em> Si nota  la K iniziale che sta anche in KLM, infatti il nome vuol dire Poste  reali olandesi, ed è superfluo precisare che si tratta di un&#8217;azienda  completamente privatizzata e della quale il governo non possiede più  neppure un&#8217;azione. Utile anche ricordare che TNT, già KPN, è in Italia  il principale, seppur piccolo, competitore della statalissima Poste  Italiane la quale si appresta a statalizzare, con la benedizione del  non-reale Tremonti, anche il Mediocredito Centrale.</p>
<p>Morale della favola: nel nord Europa anche le regine hanno capito il  mercato, missione che sembra invece impossibile per i  nostri politici  nord mediterranei. Con buona pace del contribuente, azionista a forza di  imprese sur-reali che non vedrà mai dividendi nè servizi pubblici  passabili.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ermeneutica di Alitalia</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Oct 2010 21:46:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Arrigo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Alitalia]]></category>
		<category><![CDATA[Sabelli]]></category>
		<category><![CDATA[trasporto aereo]]></category>

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		<description><![CDATA[Interessante intervista dell’a.d. di Alitalia Rocco Sabelli a Panorama :
«È  da qualche mese che me ne sono davvero convinto: questa Alitalia può funzionare bene. Le dico di più: dal 2011 in poi, quando entreremo nella fase del dopo ristrutturazione, potrà diventare una compagnia non buona, ma eccellente». Alla fine vola, la fenice. Vola nonostante tanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Interessante intervista dell’a.d. di Alitalia Rocco Sabelli a <a href="http://blog.panorama.it/economia/2010/10/08/rocco-sabelli-alitalia-meglio-dei-tedeschi/">Panorama</a> :</p>
<blockquote><p>«È  da qualche mese che me ne sono davvero convinto: questa Alitalia può funzionare bene. Le dico di più: dal 2011 in poi, quando entreremo nella fase del dopo ristrutturazione, potrà diventare una compagnia non buona, ma eccellente». Alla fine vola, la fenice. Vola nonostante tanti scettici si affollassero intorno al suo nido. <span style="text-decoration: underline">E sembra volare bene, almeno stando ai numeri</span> forniti a getto continuo da Rocco Sabelli …</p></blockquote>
<p>Poiché, come sostiene l’intervistatore, <em>la fenice sembra volare bene stando almeno ai numeri forniti, </em>dedichiamo questo post a una chiosa ai numeri e ai  concetti contenuti nell’intervista, evidenziando per ognuno se a nostro avviso risultano plausibili e coerenti oppure dubbi  e poco convincenti.<span id="more-7245"></span></p>
<blockquote><p>L’Alitalia di Sabelli si prepara a chiudere il 2010 con un aumento dei ricavi superiore al 10 per cento, con oltre 23 milioni di clienti (+5 per cento), con perdite più che dimezzate e con cassa e linee di credito per oltre 400 milioni.</p></blockquote>
<p>Stando ai risultati del primo semestre e alle tendenze in corso questi numeri sono molto probabili, soprattutto i dati relativi ai passeggeri e ai ricavi. Per quanto riguarda le perdite esse dipendono invece, una volta previsti con piccolo margine d’incertezza passeggeri e ricavi, principalmente dall’andamento dei costi. Nel primo semestre 2010 le perdite si sono rivelate minori di quelle della  nuova Alitalia nel 2009, quasi identiche in valore assoluto a quelle della vecchia Alitalia nel primo semestre 2007 e superiore alle medesime se valutate in percentuale dei ricavi.</p>
<blockquote><p>Certo la vecchia Alitalia <span style="text-decoration: underline">era più grande (a), ma insostenibile (b)</span>: la previsione del 2008 di Alitalia con AirOne indicava <span style="text-decoration: underline">perdite tra 1,1 e 1,2 miliardi (c)</span> e quelle stesse compagnie nel 2009 avrebbero perso ancora di più.</p></blockquote>
<p>(a)    Affermazione vera: la nuova Alitalia è molto più piccola sia della somma delle due aziende incorporate (AZ + AirOne) sia della vecchia Alitalia da sola.</p>
<p>(b)   La vecchia Alitalia era certamente insostenibile, tuttavia Sabelli ne imputa la causa alla dimensioni troppo grandi, noi alla gestione e alla strategia d’impresa, in particolare all’errato posizionamento sui differenti segmenti di mercato e all’incapacità finanziaria di sostenere nuovi investimenti  nella flotta.</p>
<p>(c)    Questo valore delle perdite per l’intero 2008 deriva dall’accentuazione della crisi Alitalia nel marzo-aprile 2008: il piano Prato sposta AZ a Fiumicino e ridimensiona l’offerta; questa scelta riduce la domanda che subisce una caduta ulteriore in conseguenza del fatto che i clienti temono l’interruzione delle attività e non comprano più biglietti quando AF rinuncia all’acquisto; i successori di Prato si ‘dimenticano’ di mettere a terra gli aerei non più necessari e in cassa integrazione i dipendenti. Per questo le perdite furono così elevate. Non si possono tuttavia  estrapolare in alcun modo questi eventi eccezionali e ipotizzare perdite ancora più consistenti per l’anno successivo: già nella primavera-estate del 2008, passata la paura,  dopo il prestito governativo da 300 milioni, di un’interruzione a breve termine delle attività i clienti stavano ritornando a volare.</p>
<blockquote><p><strong>Quali altri obiettivi vi date per il 2011?</strong><br />
Avere oltre <span style="text-decoration: underline">25 milioni di clienti con 3-3,5 miliardi di fatturato (d) </span>, una dimensione che ci collocherebbe al <span style="text-decoration: underline">quarto-quinto posto tra le compagnie europee (e)</span>.</p></blockquote>
<p>(d)   I primi due numeri non sono irrealistici: se AZ supera i 23 milioni di passeggeri quest’anno può ambire a 25 l’anno prossimo in  considerazione della ripresa mondiale della domanda. Negli ultimi mesi i dati di traffico sui cieli italiani segnano un più 7-8%. Per quanto riguarda invece i ricavi, nel primo semestre 2010  il rapporto tra ricavi operativi e passeggeri è stato di 140 euro il quali, moltiplicati per i 25 milioni preventivati nel 2011, porterebbero esattamente a 3,5 miliardi di fatturato.</p>
<p>(e)   Questo risultati non farebbero tuttavia di AZ la <strong>quarta</strong> né la <strong>quinta</strong> compagnia europea, come si può vedere dalle due classifiche seguenti, costruite sui dati dell’intero anno 2009 (Fonte dei dati: ATW World Airline Report 2009). Per quanto riguarda i passeggeri (espressi in milioni) infatti Alitalia è risultata solo <strong>decima</strong> e appare in grado di scalare entro il prossimo anno al massimo due posizioni: Sas e una ulteriore per effetto dell’aggregazione di Iberia e British.</p>
<ol>
<li>Air France-Klm              71,4 milioni</li>
<li>Ryanair                        66,5</li>
<li>Lufthansa                     55,6<strong> </strong></li>
<li>EasyJet                        48,7</li>
<li>British Air.                    31,8</li>
<li>Air Berlin                      27,9</li>
<li>Iberia                           25,6<strong> </strong></li>
<li>Turkish Air.                   25,1</li>
<li>Sas                              21,4</li>
<li><strong>Alitalia                      21,2</strong></li>
</ol>
<p>In termini di fatturato la sua posizione nel 2009 era invece <strong>nona, </strong>e anche in questo caso potrebbe al più scalare una o due posizioni:</p>
<ol>
<li>Lufthansa                      31,9 milioni di $</li>
<li>Air France-Klm               28,3</li>
<li>British Air.                     12,1<strong> </strong></li>
<li>Iberia                            6,32<strong> </strong></li>
<li>Sas                               6,26<strong> </strong></li>
<li>Air Berlin                       4,70<strong> </strong></li>
<li>Turkish Air.                    4,66<strong> </strong></li>
<li>EasyJet                          4,25</li>
<li><strong>Alitalia                         4,18</strong></li>
<li>Ryanair                        4,02</li>
</ol>
<blockquote><p><strong>Al di là dei risultati economici, il «prodotto» Alitalia funziona, piace di più?</strong><br />
Le persone che volano con noi ci dicono di sì. E i dati lo confermano. Oggi l’Alitalia ha un tasso di cancellazione dei voli di appena lo 0,5 per cento, il che significa che su 700 collegamenti al giorno non più di tre vengono cancellati. La puntualità è arrivata all’82 per cento dei voli e sul Milano-Roma è al 90 per cento. Nella classifica europea della puntualità nei primi 6 mesi, siamo al secondo posto fra le grandi compagnie. E dalle indagini che dal maggio dello scorso anno conduciamo presso i nostri clienti i soddisfatti sono passati dal 72 all’80 per cento, grazie alla puntualità, alla gestione dei bagagli e al servizio di bordo.</p></blockquote>
<p> Non ho la possibilità di confermare questi dati precisi, dato che l’associazione delle compagnie di bandiera europee (AEA) non rende pubblico da diverso tempo il ‘Consumer report’ sulla qualità del servizio prestato dai vettori membri (ritardi e bagagli smarriti).  Le informazioni disponibili vanno tuttavia nella direzione di una conferma del miglioramento nei livelli qualitativi e nel fatto che essi, a differenza di quanto si era verificato all’inizio della nuova gestione, abbiano raggiunto livelli più che accettabili. Il report mensile di Eurocontrol sui ritardi, ad esempio, il quale non pubblica dati sui singoli vettori ma solo sui singoli aeroporti, non include da tempo i principali aeroporti italiani tra quelli soggetti ai ritardi maggiori nello spazio aereo europeo.</p>
<blockquote><p><strong>A proposito di Roma: quanto incide la rotta Linate-Fiumicino, quella attaccata dal treno, sul vostro fatturato?</strong><br />
<span style="text-decoration: underline">Per il 5 per cento</span>, meno di quanto si pensi.</p>
<p><strong> </strong></p></blockquote>
<p>Ancora nell’estate 2008 la rotta Linate-Fiumicino pesava per il 10% del mercato domestico del trasporto aereo. Tale quota era coperta per circa due terzi da Alitalia e un terzo da AirOne. I passeggeri Alitalia sulla rotta rappresentavano l’8% dei passeggeri totali di Alitalia ed è stimabile che apportassero già allora il 5% dei ricavi passeggeri totali dell’azienda. Se tale cifra è ancora oggi al 5%, dopo il ridimensionamento dell’azienda, il suo riposizionamento in favore delle rotte domestiche e la monopolizzazione della rotta Linate-Fiumicino, sembrerebbe che quest’ultima azione abbia giovato ben poco ai conti dell’azienda.  Sarebbe interessante verificare se essa sia stata neutralizzata dalla competizione modale del treno ad alta velocità.</p>
<blockquote><p><strong> </strong><strong>Nel 2011 completerete la ristrutturazione: che cosa sarà, dopo, l’Alitalia?</strong><br />
Già ora pensiamo allo sviluppo che prevede il potenziamento nel mercato italiano e la crescita su quello internazionale: il prossimo anno aumenteremo del 10 per cento la nostra offerta e inaugureremo nuove destinazioni europee e intercontinentali. In particolare, l’AirOne passerà da 5 a 8 aerei e da Malpensa coprirà nove <span style="text-decoration: underline">nuove rotte internazionali,verso l’Europa dell’Est e il Nord Africa</span>. Mentre l’Alitalia <span style="text-decoration: underline">potenzierà le frequenze verso il Giappone, coprendo gli spazi lasciati liberi dalla Jal, e da giugno aprirà una nuova destinazione in Brasile, a Rio de Janeiro. Guardiamo anche alla Cina: è probabile che inaugureremo una rotta per Pechino o Shanghai nel 2011</span>, con un anno di anticipo rispetto ai piani.</p>
<p><strong> </strong></p></blockquote>
<p>L’espansione internazionale e intercontinentale di Alitalia è un’ottima notizia. La abbiamo sempre auspicata, criticando il piano Fenice che aveva invece provveduto a un drastico ridimensionamento di questi segmenti. Fa molto piacere che la nuova Alitalia non segue le rotte errate di tale piano.</p>
<blockquote><p><strong>Rinnoverete anche la flotta?</strong><br />
Dopo avere acquistato 18 nuovi aerei tra il 2009 e il 2010, il prossimo anno ne dovremmo introdurre un’altra decina, di cui tre o quattro a lungo raggio. Con 30 nuovi aerei in un triennio, saremo la compagnia europea con il piano di rinnovo più impegnativo. E alla fine la nostra flotta avrà un’età media inferiore ai 9 anni, la più giovane d’Europa, low cost escluse.</p></blockquote>
<p>Il rinnovo della flotta è uno degli aspetti migliori della nuova gestione  così come l’assenza di investimenti al riguardo era uno dei limiti maggiori di quella vecchia.</p>
<blockquote><p><strong>Ecco, le low cost: continueranno a essere un concorrente agguerrito?</strong><br />
Andrebbe ricordato che le compagnie low cost <span style="text-decoration: underline">prendono sussidi dagli aeroporti (f)</span>, <span style="text-decoration: underline">non hanno il contratto di lavoro italiano, non pagano le tasse in Italia (g)</span> … ma non mi interessa. Io so che offrono un prodotto a un prezzo competitivo. E io cerco di competere sul prezzo perché <span style="text-decoration: underline">ho una struttura di costi che me lo permette, a metà strada fra le compagnie tradizionali e quelle low cost (h)</span>. Per questo abbiamo offerte da 20 euro con AirOne e da 39 euro con Alitalia. <span style="text-decoration: underline">Non a caso stiamo aumentando le nostre quote di mercato (i)</span>. E poi penso che in futuro <span style="text-decoration: underline">le low cost diventeranno meno aggressive perché gli aeroporti non ce la fanno più a finanziarle o non vogliono dipendere da una sola compagnia (j)</span>.</p></blockquote>
<p>(f)     Qui ha ragione Sabelli: i sussidi andrebbero evitati o regolamentati in maniera più stretta. Nell’attesa non possiamo certo rimproverare ad Alitalia di operare anch’essa su rotte sussidiate.</p>
<p>(g)    Questa è la ragione per la quale i vettori esteri dominano i trasporti internazionali da e verso l’Italia su tutte le modalità, non solo quella aerea (sulla quale hanno più dei tre quarti di quota di mercato).</p>
<p>(h)   Se effettivamente i costi unitari, correttamente calcolati, fossero a metà strada tra i vettori tradizionali e quelli low cost, Alitalia godrebbe dello stesso successo e tassi di crescita di Turkish Airlines. Il fatto che sembrino a metà strada è a mio avviso frutto della prassi, diffusa nell’industria aerea, di  dividere i costi operativi totali per indicatori di traffico relativi ai soli passeggeri. Essa è in realtà corretta solo in presenza di un mix simile di traffici tra passeggeri e cargo mentre  Alitalia, che ha pochissimo cargo, si avvicina in questa caratteristica ai vettori low cost e si differenzia dalle maggiori compagnie tradizionali.  </p>
<p>(i)      Credo che in realtà Alitalia nell’insieme del 2010 stia sostanzialmente conservando le quote di mercato dello scorso anno: dai dati Assaeroporti emerge infatti che in Italia il movimento dei passeggeri sulle rotte domestiche era in agosto  a un +7% rispetto allo stesso mese del 2009 mentre sulle rotte internazionali a un +8%. In questo mese Alitalia ha fatto meglio del mercato dato che ha realizzato sull’insieme delle rotte servite un +8,6%; invece nei primi sette mesi dell’anno l’intero mercato è cresciuto  del 5,6% mentre Alitalia nello stesso periodo è aumentata del 4,1% (fonte Aea).</p>
<p>(j)     Non sono altrettanto ottimista: il principale vantaggio dei vettori low cost è rappresentato proprio dai costi unitari, non dai ricavi extrautenti di cui pure godono. Essi sembrano avvantaggiarsi in tutte le fasi del ciclo: in recessione, perché attraggono viaggiatori business le cui aziende hanno ridimensionato il budget per i viaggi, e in espansione, perché intercettano la maggior domanda turistica. Nell’ultimo anno, intanto, sono andati benissimo: in agosto Ryanair registrava un incremento passeggeri su dodici mesi del 12%, Air Berlin del 9%, EasyJet dell’8%.</p>
<blockquote><p><strong>La Iberia si unisce alla British Airways, la United si fonde con la Continental, il settore va verso un progressivo consolidamento. Perché l’Alitalia ce la dovrebbe fare da sola? </strong>Nel nostro piano industriale è prevista <span style="text-decoration: underline">un’Alitalia «stand-alone» (k) </span>con <span style="text-decoration: underline">30 milioni di passeggeri (l)</span> e una serie di rotte sostenibili, tenute aperte cioè solo se rendono.</p></blockquote>
<p>(k)    Siamo dell’idea, non da ora, che le aggregazioni siano inevitabili, anche tra grandi operatori stabilmente caratterizzati da buone performance; a maggior ragione per vettori di minori dimensioni.  E comunque auguriamo ad Alitalia di riuscire nei suoi progetti, soprattutto nell’interesse dei  suoi lavoratori.</p>
<p>(l)      Un vettore da 30 milioni di passeggeri rappresenta un progetto diverso e più ambizioso dell’originario piano Fenice: esso richiederà inevitabilmente l’impiego di più aerei  e di più personale.  Tuttavia, considerando che la vecchia Alitalia e la vecchia AirOne nel 2007 hanno trasportato complessivamente 31,5 milioni di passeggeri, non è forse questa la conferma che era meglio provare a rilanciarle senza drastici ridimensionamenti? Ovviamente avendo a disposizione le più ampie risorse finanziarie e di know how che un grande vettore europeo (Air France-Klm o Lufthansa) era in grado di apportare &#8230;</p>
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