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Posts Tagged ‘ABI’

Le Poste vogliono fare la banca ma impediscono agli altri di fare le poste

7 ottobre 2009

Nel precedente post in tema di Poste ho sottolineato il ruolo improprio del sindacato come “azionista di riferimento” dell’azienda, mai messo in discussione in due diverse repubbliche, un trentina d’anni e almeno una ventina di governi, compresi quelli che hanno gestito le privatizzazioni degli anni ’90. Non ho invece preso posizione sulla specifica proposta di Bonanni che, almeno in parte, posso condividere. Prosegui la lettura…

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L’accordo Abi-imprese di oggi ultimo intervento-tampone. Per settembre, tre punti strutturali

3 agosto 2009

Diciamolo: per i mercati il mese di luglio è stata una manna. L’indice FTSE All World – che tiene conto di tutte le Borse mondiali, ciascuna per il proprio peso relativo – è cresciuto di quasi 9 punti in quattro settimane. Dall’inizio dell’anno, Il MIB italiano ha guadagnato il 30%, il 27% Francoforte, il 26% Parigi, il 24% Madrid, Londra il 23%. Svezia e Norvegia hanno guadagnato 35 punti, ma anche la scassata Irlanda ha totalizzato un apprezzabile più 14%. Negli States, il Dow Jones ha guadagnato 24 punti percentuali, il Nasdaq 28. Quel che conta di più, è che tra fine giugno e luglio ormai i due terzi delle aziende quotate americane hanno annunciato al mercato la loro seconda trimestrale, e nel 74% dei casi i risultati hanno battuto in meglio le attese di analisti e mercati. La fiducia è generalmente in salita. Il petrolio risale oltre i 70 dollari, “annusando” un utilizzo degli impianti meno basso del 65% a cui si era attestato negli Usa e nella maggior parte dei paesi Ocse. Siamo ancora in recessione, ma ammettiamolo: in molti sperano che l’economia reale piano piano abbia iniziato a risalire. È proprio questo, il momento più delicato per un paese come l’Italia.

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Messi marzoline: raccolta in banca 10 punti più degli impieghi

22 aprile 2009

Anche a marzo le banche italiane hanno mantenuto il trend affermatosi con crescente divario a loro vantaggio dallo scorso autunno. A marzo gli impieghi sono saliti solo del 2,8% sull’analogo mese 2008, mentre la raccolta è salita della bellezza dell’11,3%. Trainata dalle obbligazioni bancarie che gli istituti italiani continuano a piazzare ai propri sportelli a ritmi incrementa,li vertiginosi, con un più 20,5% mensile che va parametrato al più 5,8% dell’euroarea, al più 11,5% francese, e al meno 1,7% tedesco e al meno 3,1% spagnolo.
Si tratta di due dati sui quali riflettere. Da mesi la forbice crescente tra raccolta e impieghi ormai sui dieci punti mensili testimonia non solo la maggior propensione al risparmio delle famiglie innanzi alle incertezze della crisi – fenomeno fisiologico perché dovunque in tali condizioni sale la propensione al risparmio sul reddito disponibile, persino negli usa dove era negativo si alza del ritmo impressionante di quasi 5 punti al mese. Nel caso italiano, il divario tra raccolta e impieghi ha assunto proporzioni tali, e si è manifestato in tempi tanto rapidi, da precedere la contrazione degli investimenti da parte delle imprese a fronte del rallentamento dell’economia reale, ed è dunque una deve vere e più concrete misure della restrizione di credito che il sistema bancario italiano pratica, per rafforzarsi patrimonialmente. Che tutto ciò venga trainato dalle obbligazioni bancarie spiazzando i fondi, è espressione della garanzia statale che in Italia i risparmiatori avvertono dietro banche che pure non hanno dovuto ricorrere a interventi pubblici in alcun modo paragonabili a quelli che hanno cambiato le coordinate bancarie e del mercato in Paesi come Usa, Uk, Germania, Francia e Paesi Bassi. E’ da rimarcare poi che una tale strategia assai aggressiva di funding avviene in concomitanza, dopo 5 mesi di braccio di ferro sui cosiddetti Tremonti bonds troppo onerosi, con l’emissione di obbligazioni potenzialmente costosissime per l’emittente come l’appena collocato strumento di Unicredit per oltre un miliardo di euro. A beneficio di chi l’ha acquistato – anche in questo caso spiazzando investimenti più necessari – ma non certo a conferma di un solido stato di salute della banca italiana che non avrebbe avuto bisogno di un aumento di capitale né di aiuti pubblici, malgrado già paghi solo l’11% di tax rate e approfittiper oltre un miliardo nel 2008 di sgravi fiscali da rettifiche degli avviamenti patrimoniali concesse dal “famigerato” Tremonti…

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