Edison. Le jeux son fait?
Ieri notte il gruppo francese Edf e le municipalizzate italiane A2a e Iren hanno raggiunto un accordo sul riassetto di Edison. Chi vince e chi perde?
Ieri notte il gruppo francese Edf e le municipalizzate italiane A2a e Iren hanno raggiunto un accordo sul riassetto di Edison. Chi vince e chi perde?
L’azionista silenzioso di A2a ha parlato, e lo ha fatto calando un carico da cento. L’assessore al bilancio del comune di Milano, Bruno Tabacci, è intervenuto per la prima volta sul riassetto Edison. Commentando l’esito – salomonico – della riunione del Consiglio di sorveglianza dell’azienda, riunitosi la settimana scorsa, Tabacci ha detto:
Non ci sono assolutamente i numeri. Per quanto e’ stato esposto durante il Consiglio di Sorveglianza di ieri, il piano Zuccoli non sta in piedi.
E’ un gesto di chiarezza che, forse, può contribuire a spingere il paese verso la soluzione di un rebus assurdo e dannoso per l’intero settore, che da un anno assiste alla finestra.
L’incontro tra il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, e l’amministatore delegato di Edf, Henri Proglio, si è concluso secondo le attese, spostando al 30 ottobre il calo del sipario sui patti parasociali che legano il colosso francese alla cordatina dei colossini italiani, guidati da A2a, nell’azionariato di Edison. Non so se i tempi supplementari in questa partita siano una buona notizia. So però che non sta né in cielo né in terra che sia il governo a preoccuparsene.
Gli italiani non avevano ancora deposto il tricolore dopo aver festeggiato il centocinquantenario dell’unificazione che si sono risvegliati improvvisamente nazionalisti economici. A tenere banco è stata soprattutto la discussione sull’italianità del latte. Ma sullo sfondo un’altra guerra si stava consumando: il derby Roma contro Parigi sul controllo di Edison.
Riceviamo dal Prof. Cesare Galli e volentieri pubblichiamo
La vicenda della sentenza della Corte Costituzionale disattesa da A2A conferma che è più urgente che mai riportare la società al rispetto delle regole e dei diritti dei cittadini-utenti
La Corte Costituzionale, con sentenza n. 238 del 24 luglio 2009 ha stabilito con estrema chiarezza che la TIA (ex TARSU) ha natura tributaria e non è quindi assoggettabile ad IVA.
Ciò comporta l’obbligo per i soggetti che l’hanno riscossa di restituirla ai cittadini-contribuenti e, prima ancora, quello di non applicarla per l’avvenire: la pronuncia della Corte è infatti immediatamente operativa e non necessita affatto di provvedimenti legislativi di attuazione.
Il Tar di Brescia ha accolto il ricorso urgente dei comuni di Milano e Brescia contro l’esclusione dal diritto di voto nell’assemblea degli azionisti di A2A, attualmente in corso, che tra le altre cose deve nominare il nuovo Consiglio di Sorveglianza dell’azienda. Si tratta della fine di un’epoca, quella che ha visto Renzo Capra dominare incontrastato sull’utility bresciana, ma non di un paradigma. Al di là dell’ultimo colpo di coda con cui Capra aveva tentato di sfruttare alcuni errori formali dei due enti locali, come ha scritto Carlo Lottieri quella a cui abbiamo assistito è stata la coda di un conflitto politico lungo e feroce. Si può e si deve essere critici coi modi delle amministrazioni, ma alla fine della fiera le municipalizzate restano feudo del settore pubblico. Non c’è regola borsistica o attenzione alle questioni di tatto che possa far venire meno questo dato. In questo senso, la discontinuità riguarda semplicemente il colore politico della giunta della città della Leonessa, recentemente conquistata dal centrodestra dopo un lungo regono del centrosinistra (e prima ancora della sinistra Dc). Il vero problema è che la politicizzazione del gruppo non è in discussione, e questo è e sarà fonte di innumerevoli distorsioni, anche perché non stiamo parlando di una società piccola e marginale, ma di una delle maggiori imprese italiane nel settore elettrico, che per giunta è azionista ultra-influente della seconda impresa del settore, Edison. E’ dunque poco interessante sindacare sui nomi, uscenti ed entranti, perché, a prescindere dai rispettivi meriti tecnici e politici (coi secondi sempre e comunque prevalenti sui primi), la logica in cui il gruppo si muoverà resterà più sensibile ai segnali elettorali che a quelli del mercato. L’unico modo di uscire da questo modo di ragionare perverso e dannoso, come abbiamo sostenuto in questo pamphlet dell’IBL, è privatizzare le municipalizzate – a partire da quelle più grandi e influenti – e liberalizzare autenticamente i servizi pubblici locali. Purtroppo, nulla di tutto ciò è neppure lontanamente all’ordine del giorno del dibattito politico: tutto quello che ci resta è il derby tra i manager.