Per la verità è noto da sempre perché non potrebbe essere diversamente.
Il peso del pubblico impiego è il motivo principale della immensa spesa pubblica e, ovviamente, costoro sottraggono ricchezza da quella data allo Stato tramite le tasse.
Mai ne aggiungono.
Non è l'unica cotraddizione: pensi al mondo sindacale. I dipendenti privati e pubblici si trovano nelle stesse lotte sindacali pur essendo sfuttati, i primi, dai secondi.
Ogni volta che il pubblico impiego si vede aumentare il salario, i lavoratori del privato saranno penalizzati dalla necessità di rincorrere la spesa pubblica.
La Lega Nord, molto tempo fa, ipotizzò una forma di Stato federale con l'espicita distinzione della remunerazione pubblica priva della partita di giro fiscale sulle buste paghe.
Altra contraddizione è che l'aumento delle retribuzioni pubbliche si sommano al conteggio del PIL anziché esserne sottratte, per cui anche il mitico aumento del PIL è viziato nella forma.
I privilegi assurdi che il socialismo italiano, di destra e di sinistra, ha creato per i pubblici dipendenti – non a caso concentrati nella capitale – sono ciò che ha portato alla bancarotta la nazione.