Le banche e le finanziarie che fanno del denaro merce a cui è applicabile la stessa creatività della bigiotteria. Non è la convertibilità a causare stress al sociale di una nazione ma il suo monopolismo. Ci fosse più mercato anche tra le forme del denaro, come al tempo delle vecchie divise probabilmente risolverebbe nuovi problemi ricreando quelli vecchi.
La difficoltà è nella diversità tra le nazioni, culturali ed economiche. Diversità che sono il vero valore delle nazioni, dunque bisognerà trovare una soluzione contenente ambedue le proprietà del denaro: una divisa principale e di riferimento e molte divise che siano l'interfaccia tra la popolazione locale e quella globale.
La crisi attuale probabilmente non è ciclica in senso classico: in realtà è finita un'epoca e quella nuova stenta ad emergere.
Leggo un sacco di informazioni e commenti sull'argomento del signoraggio, sulla politica monetaria e sulle banche centrali che i verità sono istituti privati che emettono moneta. Non sono pochi, almeno sul web, quelli che pensano che la Banca d'Italia pratica signoraggio e che nazionalizzare l'istituto sarebbe la soluzione di tutti i problemi, compreso il debito pubblico. Ma i liberisti – e io mi sono sempre ritenuto tale – pensano in maniera diametralmente opposta. Mi è difficile, oltretutto, seguire il metodo scientifico perchè la materia non è delle più semplici e per analizzare un'ipotesi impiegherei tempi biblici.
In cambio di spiegazioni offro bistecche alla fiorentina e funghi fritti.
Mi pare che gli unici liberali che siano in grado di spiegare la natura dell'attuale crisi economica siano i libertari austriaci attraverso la teoria del ciclo economico di Mises.
Insomma le banche centrali pompano nuova moneta e creano il mix perfetto per la povertà: inflazione,malinvestimento e deficit pubblico. Bisogna abolire le banche centrali o , quanto meno, ristabilire il corso aureo.
Vincenzo: @Mr. Conan Mi capita ora l’occasione di dirlo anche se in effetti l’argomento del post è diverso. Premetto che sono convintamente liberista però “con juicio”. Mi riferisco alla frase “Non vedo il problema dei contratti di lavoro: questo è il lavoro, questo lo stipendio. Ti sta bene o no?” ma anche a tutto il resto del post. In teoria è giustissima, vale lo stesso se entro in un negozioé uno scambio per comprare un vestito e poi scopro che costa troppo o non mi sta bene. C’è però un fatto. Affinché si creino le condizioni perché uno scambio avvenga liberamente e con soddisfazione di entrambe le parti queste devono avere, entrambe, l’opzione zero, ovvero nessuno scambio, come una opzione realisticamente possibile. Nel caso del vestito posso rinunciare ad acquistarlo sapendo che potrò andare in un altro negozio e lo stesso il commerciante, qualora io chiedessi uno sconto troppo alto, può rifiutarsi sapendo che, prima o poi, entrerà un altro cliente. Nel caso del contratto di lavoro, beh, in genere l’opzione zero è contemplata solo per l’azienda. Vero, qualche volta è anche il contrario, per il presidente di una...