<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>CHICAGO BLOG &#187; welfare</title>
	<atom:link href="http://www.chicago-blog.it/category/welfare/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.chicago-blog.it</link>
	<description>diretto da Oscar Giannino</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Feb 2012 16:37:52 +0000</lastBuildDate>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=</generator>
		<item>
		<title>Che fine ha fatto la delega fiscale? C&#8217;è qualche liberale?</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2012/02/09/che-fine-ha-fatto-la-delega-fiscale-ce-qualche-liberale/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2012/02/09/che-fine-ha-fatto-la-delega-fiscale-ce-qualche-liberale/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 09:18:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oscar Giannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti individuali]]></category>
		<category><![CDATA[Monti]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[spesa pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[statalismo]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=11550</guid>
		<description><![CDATA[Dal numero odierno di  Panorama
Appello ai liberali in Parlamento, e &#8211; se tra loro esistono, anche a eventuali liberisti antistatalisti (non sto parlando di Antonio Martino, ovvio). Fate la cortesia, non fatevi prendere per l’ennesima volta di sorpresa. Cercate di capire che dopo le quattro manovre triennali approvate nel 2011 per  81,4 miliardi di euro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dal numero odierno di  Panorama</em></p>
<p>Appello ai liberali in Parlamento, e &#8211; se tra loro esistono, anche a eventuali liberisti antistatalisti (non sto parlando di Antonio Martino, ovvio). Fate la cortesia, non fatevi prendere per l’ennesima volta di sorpresa. Cercate di capire che dopo le quattro manovre triennali approvate nel 2011 per  81,4 miliardi di euro di cui quasi all’80% solo da nuove tasse, c’è un&#8217;unica vera grande occasione per ribaltare il vampirismo fiscale. E’ l’esercizio della delega fiscale che questo governo eredita dal governo precedente. <span id="more-11550"></span>Doveva sfoltire e abbattere i 720 bonus dai quali lo Stato incassa 253 miliardi in meno l’anno.  83 miliardi sono stati &#8220;blindati&#8221; dai tecnici, perché eviterebbero doppie imposizioni, garantirebbero l&#8217;ordinamento comunitario, o ancora i principi costituzionali. Su questo, liberali in Parlamento, fossi in voi andrei bene a controllare: in molti casi non mi pare proprio.</p>
<p>Il lavoro tecnico è stato compiuto dalla commissione che Tremonti affidò  a Vieri Ceriani della Banca d’Italia. Oggi è sottosegretario all’Economia. A lui Monti ha affidato l’intera partita della delega. Ma ne è stata annunciata un’altra, tre settimane fa: non ho capito su che base, visto che la delega ereditata è la più colossale occasione per ridisegnare l’intero complesso del welfare e degli aiuti pubblici agli “amici degli amici”. Quel che ho capito della nuova delega non mi è piaciuto,  “equità” e “perequazione”, il mantra di chi crede allo Stato distributore. Noi vogliamo invece non ostacoli la crescita.</p>
<p>Il Parlamento aveva promesso lavori preparatori sul tema in pochi mesi, altrimenti a ottobre sarebbero scattati tagli lineari di finanza pubblica. Monti ha sostituito ai tagli lineari l’aumento dell’IVA dal 21% al 23% e dal 10 al 12%, sempre da ottobre, se i 170 miliardi di detrazioni e deduzioni non coprono il gettito equivalente. I tecnici attuali sono keynesiani e statalisti, vogliono solo recuperare altro gettito allo Stato. Le sovrapposizioni tra fisco e stato sociale, su cui ha lavorato la commissione presieduta da Mauro Marè, sembra non interessare più nessuno. E il governo con il decreto salva-Italia si è data anche la facoltà di indicare entro maggio il  nuovo ISEE, l’indicatore di capacità del contribuente che dà diritto a tariffe agevolate e sconti.</p>
<p>State attenti, residui liberali. O siete capaci di incalzare da subito il governo, avete pronta in parallelo una spending review che abbatta spesa pubblica e tasse di 5-6 punti di Pil in un quinquennio come ha fatto la Germania tra 2002 e 2008, e vi affiancate  una proposta secca di riarticolazione di bonus fiscali solo a favore di famiglia, lavoro e impresa. Oppure i tecnici statalisti e keynesiani vi uccelleranno ancora una volta e definitivamente in questa legislatura. E avremo ancora più Stato e più gettito per lui.</p>
<p>“Quando gli scopi del governo sono snaturati e la libertà pubblica è manifestamente posta in pericolo, e tutti gli altri mezzi di correzione sono inutili e vani, il popolo può e di diritto deve riformare il vecchio governo o stabilirne uno nuovo. La non resistenza contro il potere arbitrario e contro l’oppressione è assurda, da schiavi e distruttiva del bene e della felicità dell’umanità”. Costituzione del New Hampshire, articolo 10. Sante parole!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2012/02/09/che-fine-ha-fatto-la-delega-fiscale-ce-qualche-liberale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>13</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sovrani e mercati: lunedì, a Milano, con il principe Hans-Adam II</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/09/22/sovrani-e-mercati-lunedi-a-milano-con-il-principe-hans-adam-ii/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2011/09/22/sovrani-e-mercati-lunedi-a-milano-con-il-principe-hans-adam-ii/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 10:27:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Lottieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti individuali]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[teoria]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[concorrenza istituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[stato sociale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=10119</guid>
		<description><![CDATA[Nel corso della storia molte cose avvengono un po’ per caso o, meglio, in assenza di un disegno deliberato. Blaise Pascal sottolineò che se il naso di Cleopatra fosse stato un po’ più lungo, e quindi se quella donna avesse esercitato meno fascino su Cesare e Augusto, l’intera storia sarebbe potuta essere differente.
La sopravvivenza dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso della storia molte cose avvengono un po’ per caso o, meglio, in assenza di un disegno deliberato. Blaise Pascal sottolineò che se il naso di Cleopatra fosse stato un po’ più lungo, e quindi se quella donna avesse esercitato meno fascino su Cesare e Augusto, l’intera storia sarebbe potuta essere differente.</p>
<p>La sopravvivenza dei cantoni svizzeri e, ancor più, di piccole realtà come Montecarlo, Liechtenstein, San Marino o Andorra è certamente il frutto di una serie di contingenze, grazie alle quali il trionfo dello Stato moderno (basato sul modello centralista, colbertista e burocratico di stampo francese) ha finito per risparmiare queste entità politiche. Il fatto che tali minuscole istituzioni siano oggi assai più ricche e meglio amministrate del resto del continente è un dato bruto, sotto gli occhi di tutti, da cui certo non si può ricavare alcuna legge. Dovrebbe però suscitare il desiderio di approfondire il tema.</p>
<p>Ciò sarà possibile <a href="http://www.brunoleoni.it/dettaglio-eventi.aspx?ID=287">a Milano, lunedì 26 settembre, quando su invito dell’Istituto Bruno Leoni il principe Hans-Adam II</a>, sovrano del Liechtenstein, presenterà un suo recente libro intitolato <a href="http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?ID=10637&amp;level1=2166&amp;codice=11">“Lo Stato nel terzo millennio” (edito da IBL Libri e in vendita a 20 euro)</a>, in cui si delineano le caratteristiche fondamentali di istituzioni politiche in grado di fronteggiare le maggiori sfide del presente.<span id="more-10119"></span></p>
<p>Il volume, va riconosciuto, è una lettura assai interessante. Nel corso della sua vita politica e lavorativa, Hans-Adam II ha avuto infatti l’opportunità – come egli stesso sottolinea nella Prefazione al volume – di</p>
<blockquote><p>considerare lo Stato da molti, differenti punti di vista: in qualità di Capo di Stato; di uomo politico, che in una democrazia diretta deve conquistare il voto popolare; in quanto uomo d’affari, attivo non soltanto nel proprio Stato, ma anche in altri continenti; infine come storico dilettante, affascinato dall’evoluzione dell’umanità e che si è occupato dell’influenza della tecnologia militare, del commercio e dell’economia sulla grandezza degli Stati.</p></blockquote>
<p>Proprietaria di un importante gruppo bancario, la casa regnante del Liechtenstein si trova da tempo nell’interessante posizione di chi, da un lato, amministra un piccolo territorio e, dall’altro, si trova a fare i conti ogni giorno con i problemi, gli intralci, l’esosità e l’inefficienza di apparati statali che – specie in Europa – sembrano voler sbarrare in tutti i modi la strada a quanti intendono fare, intraprendere, lavorare, produrre.</p>
<p>Nel libro, dunque, la voce del principe-imprenditore ha un tono molto netto quando sottolinea la necessità di costruire una democrazia autentica, che non si faccia intrappolare dagli interessi delle caste politiche, dei dipendenti pubblici, dei gruppi di interesse. Uno Stato può avere senso, dice il monarca liechtensteiniano, se esso si mette al servizio dei propri cittadini e restituisce loro più di quanto riceve, e soprattutto se ne rispetta i diritti individuali. Se insomma si rivela utile alla popolazione e ne agevola le attività.</p>
<p>Da qui il progetto di uno Stato che da un lato deve ritrarsi sempre più, lasciando spazio alle imprese di mercato, e dall’altro deve agire anch’esso come un’impresa capaci di reggere la competizione.</p>
<p>Va ricordato, per giunta, che le piccole realtà politiche europee hanno cominciato a svilupparsi e a crescere quando hanno iniziato a sfidare i grandi Stati nazionali, entrando in concorrenza con loro. Sforzandosi di offrire servizi di qualità in cambio di una tassazione assai moderata, le minuscole comunità politiche sono rapidamente diventate l’approdo di imprese, individui e capitali vogliosi di sottrarsi alla rapacità dei sistemi politici maturi. E mentre in Francia, in Germania o in Italia l’imposizione fiscale cresceva sempre più, di pari passo aumentava il numero di quanti cercavano rifugio a Zurigo o in Lussemburgo, a Monaco o a Vaduz.</p>
<p>Gratificato dai risultati ottenuti sul “quasi-mercato” dei governi europei (dalla capacità di trarre vantaggio dalla competizione istituzionale), il Liechtenstein ora si candida anche a luogo di sperimentazione di soluzioni politiche avanzate, che traducano nei fatti talune ardite teorizzazioni liberali. In questo senso, il libro è una riflessione teorica e, al tempo stesso, il resoconto di una serie di decisioni premiate dal successo: come nel caso dell’adozione di quel sistema previdenziale a capitalizzazione grazie al quale ogni lavoratore costruisce, anno dopo anno, quella ricchezza personale che, in età avanzata, sarà convertita in un vitalizio.</p>
<p>Il testo contiene varie idee sorprendenti, molte delle quali sono già inserite nella <a href="http://www.llv.li/verfassung-e-01-02-09.doc.pdf">costituzione del principato (modificata nel 2003)</a>. Meno di dieci anni fa, infatti, Hans-Adam II si è lanciato in una battaglia politica – coronata dal successo – per aumentare la capacità di governo del sovrano stesso, attenuando il ruolo dei politici eletti. In qualche modo, egli ha voluto avvicinare il Liechtenstein a un’impresa di cui il principe sia in qualche modo l’amministratore delegato: e infatti la nuova carta fondamentale introduce la possibilità di “licenziare&#8221;, per via referendaria, sia il principe sul trono che l’intera casa regnante, diventando una repubblica.</p>
<p>Oltre a ciò, la costituzione offre a ognuno degli undici comuni che compongono il territorio di convocare un referendum e secedere: dando vita a un’entità autonoma o entrando in un altro Stato (Svizzera, Austria, ecc.).</p>
<p>Il senso dell’operazione è molto chiaro e, richiamando alla mente la più importante figura della scienza politica italiana del Novecento, assai “migliano”. In fondo, lo stesso Gianfranco Miglio fu sempre mosso dalla necessità di evidenziare i rapporti di responsabilità – il suo interesse per il decisionismo veniva da lì – e proprio per questo, in tarda età, fu attratto dalle logiche del federalismo più radicale e perfino da talune tesi libertarie.</p>
<p>Probabilmente c’è molto di casuale nella sopravvivenza di un’antica realtà medievale come il Liechtenstein, mentre ad esempio Venezia o la Lega Anseatica sono scomparse. Ma c’è ben poco di fortuito nel fatto che proprio da questo istituto sorto “prima” dello Stato moderno e “fuori” dalle sue logiche oggi vengano a noi idee, progetti ed esperimenti che intendono  aiutarci a progredire verso una società più libera.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2011/09/22/sovrani-e-mercati-lunedi-a-milano-con-il-principe-hans-adam-ii/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quel che rischia il ceto medio, con questo governo. E quel che faremmo noi.</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/07/29/quel-che-rischia-il-ceto-medio-con-questo-governo-e-quel-che-faremmo-noi/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2011/07/29/quel-che-rischia-il-ceto-medio-con-questo-governo-e-quel-che-faremmo-noi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 14:52:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oscar Giannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[spesa pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Tremonti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=9777</guid>
		<description><![CDATA[Dal prossimo numero di Panorama. 
D&#8217;accordo, a ogni manovra c&#8217;è chi esagera. Repubblica ma anche il Corriere, due settimane fa hanno impazzato. Per cinque giorni il quotidiano diretto da Ezio Mauro, per due quello da Ferruccio de Bortoli, hanno sparato pagine intere sui tagli da duemila a tremila euro a famiglia che deriverebbero dalla manovra. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dal prossimo numero di Panorama. </em></p>
<p>D&#8217;accordo, a ogni manovra c&#8217;è chi esagera. Repubblica ma anche il Corriere, due settimane fa hanno impazzato. Per cinque giorni il quotidiano diretto da Ezio Mauro, per due quello da Ferruccio de Bortoli, hanno sparato pagine intere sui tagli da duemila a tremila euro a famiglia che deriverebbero dalla manovra. Dimenticando di dire che il più delle cifre veniva da simulazioni sulla riduzione lineare di deduzioni e detrazioni fiscali per 20 miliardi che il governo ha posto nel decreto legge a copertura dei saldi, invece che nella delega per finanziare la riforma fiscale com&#8217;era previsto nella versione originale. Dimenticando cioè di chiarire che quei tagli sono stati previsti solo per dare garanzia immediata ai mercati che comunque l&#8217;azzeramento del deficit si farà, non che l&#8217;intenzione di Tremonti e Berlusconi sia di farli davvero, perché al contrario il ministro dell&#8217;Economia ha sempre spiegato e ripetuto che è sula spesa che occorrerà incidere ancor più profondamente, che le deduzioni e detrazioni vanno ridotte scegliendo fior da fiore per levare a chi non ne ha bisogno, non per aggravare linearmente il carico fiscale alle famiglie povere e numerose. Ma ammettiamolo.I media e l&#8217;opposizione hanno fato bene a spara, è il governo che si è pazzescamene contraddetto. <span id="more-9777"></span><br />
Sarebbe stato non una ma cento volte meglio immolarsi sull&#8217;altare di tagli maggiori da subito e indirizzati su comparti strutturali, alzando l&#8217;età pensionabile a 70 anni in 5 anni e privatizzando patrimonio immobiliare pubblico, invece di evocare la minaccia di più tasse per 20 miliardi a famiglie e imprese. Non solo si regala un&#8217;arma facile all&#8217;opposizione. Che potrà dire: se ci votate, niente tagli lineari a chi già se la passa male ma una bella patrimoniale sui famigerati ricchi. Soprattutto, l&#8217;operazione è sbagliata perché esiste davvero, un grande rischio di impoverimento del ceto medio italiano. E lo sappiamo perché lo dicono i dati.</p>
<p>Preferisco non utilizzare i numeri “allarmati”, per esempio quelli elaborati dalla Caritas o dalla Cgi, due parrocchie contrapposte che fanno il loro mestiere. Fermiamoci ai dati Istat. Secondo i quali nel 2010 in Italia c&#8217;erano 8milioni 272mila individui in condizioni di povertà relativa pari all&#8217;11% delle famiglie italiane, e in condizioni di povertà assoluta 3 milioni 129mila persone pari a 1milione e centomila famiglie cioè il 4.6% del totale nazionale. E&#8217; meglio capirsi su come si elaborano questi dati, che gli “allarmati” contestano come sempre capita in Italia, dove ciascuno produce dati a capocchia. L&#8217;Istat aggiorna da anni con criteri scientifici al potere d&#8217;acquisto e alle medie di spese personali e familiari questi due dati, che sono dunque attendibili. Per la povertà relativa, si aggiorna ogni anno una media di spesa procapite per consumi atti a una vita dignitosa, e l&#8217;anno scorso era pari a 992 euro a persona per mese: una famiglia è in condizioni di povertà relativa se due persone possono contare su un reddito pari alla spesa media mensile di una sola, e il coefficiente varia a seconda della numerosità familiare. Per la povertà assoluta, si calcola invece una media di spesa minimale procapite al mese, sotto la quale c&#8217;è l&#8217;impossibilità di una vita di qualunque tipo se non da clochard mendicante. Nell&#8217;anno scorso quel minimo vitale era pari a 786 euro al mese per adulto ch vive da solo in una grande città del Nord, 686 in un piccolo Comune settentrionale, 516 in un piccolo Comune meridionale.</p>
<p>Innanzitutto: questi dati sono in peggioramento rapido? L&#8217;Istat – non io – dice di no, guardando complessivamente al Paese. La povertà relativa era all&#8217;11% delle famiglie italiane nel 207 pre-crisi, e lì è rimasta. La povertà assoluita era al 4,1% nel 2007, e dal 2008 entrando nlla crisi è salita al 4.6%, e lì è rimasta. Questo non significa però affatto che non ci siano linee emergenti che dovrebbero indurre la politica – di qualunque colore – ad aguzzare occhi e orecchie, per capire a che cosa bisogna fare fronte. Innanzitutto perché è cresciuta la fascia dei “quasi relativamente poveri”. Chi sono? Le famiglie comprese entro una fascia superiore del solo 20% a quella media di 992 euro di spesa ogni due componenti al mese. In questa fascia c&#8217;è un altro 7,8% delle famiglie italiane, cioè altri 2 milioni di famiglie pari a 6,8 milioni di persone. E se sommiamo questi “quasi relativamente poveri” a coloro che lo sono già, arriviamo a 20 milioni di persone su un totale di 65 milioni di residenti. E&#8217; dunque su questi 20 milioni, che dobbiamo fare un ragionamento per capire che cosa sta avvenendo nel ceto medio impoverito.</p>
<p>Qual è, l&#8217;identikit di chi a paragone degli altri se la sta passando peggio, cioè fatica più degli altri nell&#8217;ultimo anno a difendere reddito e consumi sul precedente? Innanzitutto chi ha famiglie numerose, visto che in un anno quelle con 5 figli e più passano in condizioni di povertà relativa dal 25% al 30%. Idem per le famiglie con membri aggregati, tipo anziani a carico, che passano dal 18% al 23% nella povertà relativa. C&#8217;è poi un problema generale nel Mezzogiorno, che registra percentuali doppie e triple del Nord: basta avere 3 figli, perché al Sud nel 2010 rispetto al 2009 la povertà relativa sia salita dal 36% addirittura al 47%.</p>
<p>Quanto alle condizioni di lavoro emerge in tutta Italia, e come al solito al Sud come una vera pandemia, il peggioramento delle famiglie in cui chi lavora esercita una professione autonoma: dal 6,2% del 2009 al 7,8% del 2010, e nel Sud la povertà relativa degli autonomi passa in un anno dal 19% al 23,6%. Per i pensionati, nelle famiglie in cui c&#8217;è un solo reddito da quiescenza il peggioramento è drastico: la povertà relativa passa dal 13,6% al 17%, quella assoluta dal 3,7 % a un terribile 6,2%.</p>
<p>Conclusione. L&#8217;emergenza famiglia nel ceto medio esiste e peggiora. Stiamo colpendo duro gli autonomi, additati come evasori ma in realtà vittime più degli altri della crisi, ed esposti a maggiori rischi previdenziali. In più, per i pensionati a basso assegno si apre un baratro, e impoveriscono anche i loro figli a bassa qualifica, nelle famiglie allargate. Tradotto: le deduzioni e detrazioni per carichi familiari vanno alzate, non abbassate, e tagliati al loro posto i trasferimenti a fondo perduto alle imprese. Per gli autonomi, la linea voluta dalla sinistra, dell&#8217;innalzamento contributivo avvicinandoli al lavoro dipendente, si traduce in una strage. Quanto ai pensionati, una parte dei 60-70 miliardi che si risparmiano se andiamo tutti in pensione a 70 anni al 2016 e non al 2050 come oggi previsto si può e si deve devolvere all&#8217;integrazione degli assegni al minimo. E il Sud ha un disperato bisogno, in generale, di aree franche fiscali. Altrimenti, per il ceto medio tra le maggiori tasse locali e nazionali saranno botte da orbi. Figuriamoci con la patrimoniale.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2011/07/29/quel-che-rischia-il-ceto-medio-con-questo-governo-e-quel-che-faremmo-noi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>73</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Flamenco sketches &#8211; La strada verso la prosperità: deregolazione, meno stato e più società</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/07/12/flamenko-sketches-la-strada-verso-la-prosperita-deregolazione-meno-stato-e-piu-societa/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2011/07/12/flamenko-sketches-la-strada-verso-la-prosperita-deregolazione-meno-stato-e-piu-societa/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 12:45:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Quaglino</dc:creator>
				<category><![CDATA[liberismo]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[spesa pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi]]></category>
		<category><![CDATA[de Cospedal]]></category>
		<category><![CDATA[deregolazione]]></category>
		<category><![CDATA[FAES]]></category>
		<category><![CDATA[prosperità]]></category>
		<category><![CDATA[pubblica amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Shleifer]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=9563</guid>
		<description><![CDATA[Quali sono i problemi economici della Spagna e come risolverli in modo da favorire la crescita? Questi i principali temi del corso “El camino a la prosperidad” del campus FAES, tenutosi a Navacerrada dal 1 al 9 luglio. Secondo Andrei Shleifer, docente di Economia all’università di Harvard, le difficoltà fondamentali sono almeno tre: il primo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quali sono i problemi economici della Spagna e come risolverli in modo da favorire la crescita? Questi i principali temi del corso “El camino a la prosperidad” del <a href="http://www.fundacionfaes.org/es/campus_faes_2011" target="_blank">campus FAES</a>, tenutosi a Navacerrada dal 1 al 9 luglio.<span id="more-9563"></span> Secondo <a href="http://www.diariocritico.com/2011/Julio/opinion/rabassa/279124/rabassaprint.html" target="_blank">Andrei Shleifer</a>, docente di Economia all’università di Harvard, le difficoltà fondamentali sono almeno tre: il primo è la necessità di tempi molto lunghi e una gran quantità di denaro per creare un’impresa (la <a href="http://data.worldbank.org/indicator/IC.BUS.EASE.XQ" target="_blank">Banca Mondiale</a> colloca la Spagna al quarantanovesimo posto per la libertà nel fare affari); il secondo è la rigidità del mercato del lavoro, che protegge soprattutto quanti ne sono dentro, a scapito di quanti ne restano esclusi; l’ultimo, infine, è rappresentato dall’elevata disoccupazione giovanile, pari a circa il 45%.  Inoltre, sostiene <a href="http://www.fundacionfaes.org/es/cospedal_en_el_campus_faes_2011" target="_blank">María Dolores de Cospedal</a> (segretaria generale del Partito Popolare e presidente della Comunità di Castilla La Mancha), in Spagna esiste un’amministrazione pubblica che con i suoi lunghi e ramificati tentacoli gestisce quasi il 50% del PIL, innalzando la spesa pubblica.</p>
<p>La possibile soluzione? Ovviamente la libertà economica, soprattutto per facilitare le esportazioni e l’occupazione nei servizi, due settori in cui la Spagna è particolarmente preparata. Shleifer sottolinea come, prima della crisi, in tutto il mondo il libero mercato ha consentito una crescita pari al 40%, non solo nei paesi ricchi, ma soprattutto in quelli emergenti. Al contrario, dove si è scelto di mantenere un elevato livello di regolazione, come in Giappone, la ripresa e lo sviluppo economico sono stati rallentati. Senza una maggiore deregolazione, quindi, non può esserci crescita economica.</p>
<p>Il problema principale, però, è capire se sia effettivamente possibile intraprendere questa strada. Una delle questioni emerse, infatti, è come la crisi economica sia legata a una certa concezione del potere che giustifica una forte presenza pubblica e da cui deriva un concetto sbagliato della politica governativa: la gestione pubblica delle risorse è spiegata dalla diffusa convinzione che né i cittadini né la società avrebbero abbastanza intelligenza e capacità per governare se stessi. Come dice <a href="http://www.fundacionfaes.org/es/pizarro_en_campus_faes_2011" target="_blank">Manuel Pizzarro</a>, presidente della Bakker &amp; Mackenzie in Spagna, questa crisi è quindi interpretabile come un “problema morale, di principi”, le cui conseguenze si manifestano in una gestione delle risorse pubbliche inefficiente, in quanto non era necessario dar conto a nessuno di ciò che veniva fatto. Influenzati da questa ormai radicata convinzione, spesso la liberalizzazione dei servizi sociali viene ostacolata in nome dell’universalità dell’accesso, ignorando come in realtà la liberalizzazione finalizzata a una gestione efficacie delle risorse pubbliche destinate ai servizi sociali non implichi un taglio di tali servizi. Piuttosto, come ben spiega de Cospedal,  “la prima garanzia dei servizi pubblici essenziali è una gestione efficace delle risorse pubbliche”. Non è però semplice riuscire a far comprendere questa differenza in un paese dove, similmente all’Italia, l’ostacolo maggiore è rappresentato dalla radicata e diffusa convinzione che sia lo Stato a dover fornire ogni servizio. Inoltre ci si scontra con un problema istituzionale, legato alla forte regolazione da parte dello stato, indispensabile per giustificarne la sua esistenza. Quale possibile soluzione, Shleifer suggerisce di leggere queste barriere come un’opportunità per rendere il settore più flessibile. È quindi necessario ripensare al ruolo dello stato e dell’amministrazione pubblica, che devono essere resi più competitivi, trasparenti e partecipativi. A tal fine, sono necessarie due riforme: innanzitutto, servono degli<a href="http://kc3.pwc.es/local/es/kc3/publicaciones.nsf/V1/CD849581D393195CC12578A2002892FC/$FILE/Politicas.pdf" target="_blank"> indicatori</a> che dicano cosa stanno facendo e cosa è prioritario fare, soprattutto in un momento di crisi. Le amministrazioni che si doteranno di questi indicatori, saranno quelle davvero credibili. È poi essenziale ripensare al <a href="http://www.civismo.org/publicaciones/expectativas/numeros/05b-repensando-el-estado/" target="_blank">ruolo dello Stato</a>, limitandone la presenza, ossia acquistando i servizi da una pluralità di fornitori e delimitando la portata delle prestazioni personali universali. Questo non significa non garantire servizi sociali universali, ma legarli al diretto pagamento del servizio. In altre parole, la novità consiste nel focalizzarsi non sull’aumento di produttività dello stato – così facendo si continuerebbe a essere sempre legati all’idea che il pubblico sia moralmente più efficiente del privato &#8211; quanto sul restituire la guida dello stato alla società, per facilitarne lo sviluppo. Come sintetizza il <a href="http://www.civismo.org/" target="_blank">think tank Civismo</a>: “meno stato, più società”.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2011/07/12/flamenko-sketches-la-strada-verso-la-prosperita-deregolazione-meno-stato-e-piu-societa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pensioni italiane e tedesche: l&#8217;aritmetica è un&#8217;opinione?</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/07/05/pensioni-italiane-e-tedesche-laritmetica-e-unopinione/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2011/07/05/pensioni-italiane-e-tedesche-laritmetica-e-unopinione/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 08:53:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oscar Giannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[germania]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=9484</guid>
		<description><![CDATA[Dal prossimo numero in edicola di Tempi
Domanda: sapete come funziona in Germania il sistema contributivo nella parte previdenziale obbligatoria? Me ne ha rinfrescato memoria l&#8217;amico Tobias Piller, corrispondente nel nostro Paese della prestigiosa e rigorosissima Frankfurter Allgemeine Zeitung, a mio giudizio uno dei più seri giornali al mondo, perché ha ottimi giornalisti e ottime regole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dal prossimo numero in edicola di Tempi</em></p>
<p>Domanda: sapete come funziona in Germania il sistema contributivo nella parte previdenziale obbligatoria? Me ne ha rinfrescato memoria l&#8217;amico Tobias Piller, corrispondente nel nostro Paese della prestigiosa e rigorosissima Frankfurter Allgemeine Zeitung, a mio giudizio uno dei più seri giornali al mondo, perché ha ottimi giornalisti e ottime regole che difendono da decenni la loro autonomia (merito degli Alleati, che in Germania per impedire che la stampa riappoggiasse partiti autoritari promossero fondazioni che fanno da filtro tra soci proprietari e direttori delle testate). Ebbene in Germania sui salari fino a 5500 euro lordi mensili i lavoratori pagano fino al 10% di contributi, cioè fino a 550 euro, e l&#8217;impresa fa lo stesso, con un altro 10%. Il totale dei contributi previdenziali obbligatori è pari al 20% del salario lordo. In Italia la parte di contributi previdenziali obbligatoria per il lavoratore dipendente è pari al 9,8% , e a questo si somma un 32% a carico dell&#8217;impresa, per un totale che fa quasi 43%, a cui si aggiungono fino al 52% del salario lordo altri contributi obbligatori per altri fini. Da noi, le pensioni che si ottengono con questa percentuale spaventosa di contributi è mediamente molto bassa. In Germania, con meno della metà proporzionalmente di contributi obbligatori, al massimo dei versamenti il rendimento mensile è di 2400 euro circa. Bisogna rassegnarsi, oppure c&#8217;è di che riflettere? <span id="more-9484"></span>Era giusto rinviare al 2032 la parificazione dell&#8217;età pensionabile femminile nel settore privato agli stessi 65 anni già stabiliti grazie all&#8217;Europa per il nostro settore pubblico? Motivo per il quale in cambio dei mancati saldi si è pensato bene di tagliare la perequazione al costo della vita delle pensioni tra le tre e le cinque volte superiori al minimo, cioè a cominciare da 1400 euro lordi al mese?  No, era di gran lunga preferibile evitare i tagli alle pensioni del ceto medio – la penso come il sindacato, su questo – e alzare anche alle lavoratrici private l&#8217;età pensionabile.</p>
<p>Ve ne aggiungo un&#8217;altra. Sapete come avviene la perequazione delle pensioni in Germania? Non è parametrata al costo della vita rilevato dall&#8217;Istat, diversamente rimodulato come avviene da noi con la manovra, se questa norma sopravviverà all&#8217;esame parlamentare. In Germania la perequazione si fa allineando l&#8217;andamento delle pensioni ogni anno a quello dei salari lordi dei lavoratori dipendenti. Dunque se per ragioni di produttività le cose non vanno bene e nei contratti i salari lordi dei lavoratori attivi non salgono, neanche le pensioni salgono. Per questa ragione in cinque anni su 10 nell&#8217;ultimo decennio le pensioni tedesche non sono state rivalutate. E quando nella crisi bisognava addirittura abbassarle, si è deciso di soprassedere ma per poco la proposta non passava comunque al Bundestag.</p>
<p>Avete presente che cosa vuol dire, un Paese in cui anche le pensioni sono allineate agli standard generali di produttività? E in cui i lavoratori attivi se non migliorano la produttività non solo non aumentano il proprio salario, ma si beccano gli insulti dei pensionati?</p>
<p>Ecco io sogno un Paese in cui politici e sindacalisti, lavoratori e pensionati ragionino così. Sono pazzo? Rispondete voi. A me sembra invece pazza l&#8217;Italia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2011/07/05/pensioni-italiane-e-tedesche-laritmetica-e-unopinione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>38</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I ticket sanitari per ridurre “la schizofrenia del sistema”</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/06/30/i-ticket-sanitari-per-ridurre-%e2%80%9cla-schizofrenia-del-sistema%e2%80%9d/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2011/06/30/i-ticket-sanitari-per-ridurre-%e2%80%9cla-schizofrenia-del-sistema%e2%80%9d/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 30 Jun 2011 06:52:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Quaglino</dc:creator>
				<category><![CDATA[spesa pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[Bruno Leoni]]></category>
		<category><![CDATA[finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Milton Friedman]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[ticket]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=9430</guid>
		<description><![CDATA[La bozza della nuova manovra finanziaria prevede la reintroduzione del ticket sanitario &#8211; così come già stabilito dalla Finanziaria 2007 &#8211; pari a  10 euro per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale e a 25 euro per i codici bianchi di pronto soccorso. Dal 2014 è però possibile che siano estesi anche ad altre prestazioni.
Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La bozza della <a href="http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/409168/" target="_blank">nuova manovra finanziaria</a> prevede la reintroduzione del ticket sanitario &#8211; così come già stabilito dalla Finanziaria 2007 &#8211; pari a  10 euro per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale e a 25 euro per i codici bianchi di pronto soccorso. Dal 2014 è però possibile che siano <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-06-29/raffica-ticket-arrivo-2012-084648.shtml?uuid=AaiOKtjD." target="_blank">estesi</a> anche ad altre prestazioni.<span id="more-9430"></span></p>
<p>Il ticket sanitario non è certo una novità nel sistema sanitario nazionale italiano: basti pensare che già nella legge 833/78 con cui si istituì il <a href="http://www.brunoleoni.it/e-commerce.aspx?ID=9269&amp;level1=2220" target="_blank">Servizio sanitario nazionale</a> in Italia, si stabiliva il principio dell’universalità di accesso al servizio per tutti i cittadini “senza pagamento diretto salvo limitati contributi (ticket) per singole prestazioni”. Oggi viene ripreso in considerazione in quanto necessario a ridurre la spesa pubblica nel settore, oltre che a incentivare una maggiore responsabilizzazione dei cittadini nel momento in cui intendono usufruire del servizio. Quando, invece, il consumo non è direttamente legato al prezzo pagato, è inevitabile che vi sia un abuso, anche a scapito di chi ne ha davvero necessità – basti pensare a quanti corrono al pronto soccorso senza nessuna reale urgenza – aumentando così le liste d’attesa.</p>
<p>Una simile proposta suscita le <a href="http://www.spier.it/imgup/inserto%20marzo%20web.pdf" target="_blank">critiche</a> di quanti considerano “questo intervento inefficace e iniquo che scarica sui cittadini le inefficienze del sistema sanitario”. Bruno Leoni in  “<a href="http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=6135" target="_blank">L’insanabile contraddizione tra assicurazione e assistenza</a>”  spiegava molto bene quali sono le reali inefficienze che subiscono i cittadini:</p>
<blockquote><p>nel nostro “sistema”, ogni “beneficiario” […] è un po’ un “assicurato”, un po’ un “assistito” e un altro po’, infine, un contribuente, senza appartenere mai a una sola di queste categorie e soprattutto senza sapere mai dove comincia a essere, da un lato, un “contribuente” e, dall’altro, un “assicurato”, ovvero un “assistito”. [...] Ma ciò che si ottiene in verità è una vera e propria schizofrenia del sistema. Si comincia collo sdoppiare la personalità del beneficiario, il quale, ogni qualvolta richiede, e consuma, prestazioni sanitarie non è tenuto a pagarne il prezzo, e quando, per converso, paga il suo contributo, grande o piccolo al sistema, non riceve direttamente nulla in cambio di ciò che paga.</p></blockquote>
<p>Complessivamente, quindi, si ritiene buona la proposta di istituire un ticket sanitario con regole chiare sulle condizioni di esenzione e rimborso. Infatti, come evidenzia il <a href="http://www.cermlab.it/_documents/_argomenti/Short_Summary_SaniRegio-2011_by_CeRM.pdf" target="_blank">rapporto CERM</a>, ci sono ancora forti differenze in termini di efficienza e qualità tra le diverse regioni italiane quindi, data l’attuale crisi della finanza pubblica, è necessario che il miglioramento dell’efficienza si concretizzi anche con il consolidamento dei conti pubblici. Servono dunque urgenti interventi nel settore e i ticket, poiché disincentivano i cittadini a richiedere prestazioni sanitarie improprie permettendo così l’abbattimento delle “<a href="http://www.ivg.it/2011/04/regione-pdl-contro-ticket-sanita-%E2%80%9Cla-sinistra-non-taglia-gli-sprechi-ed-aumenta-le-tasse%E2%80%9D/" target="_blank">spese inadeguate</a>”, possono essere un valido strumento per raggiungere l’obiettivo di garantire il 47% dei risparmi nel 2014. Del resto, dal momento che sia lo Stato sia le regioni hanno sempre meno risorse per finanziare tale settore, ciò che non pagheranno attraverso i ticket coloro che usufruiscono del servizio, lo pagheranno tutti gli altri tramite un aumento delle tasse, lasciando che sia lo Stato a decidere per loro quanto e dove spendere. Ma, come dice <a href="http://www.hoover.org/publications/hoover-digest/article/7298" target="_blank">Milton Friedman</a>, “nessuno spende i soldi di qualcun altro altrettanto saggiamente o in modo frugale di quanto farebbe con i propri”.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2011/06/30/i-ticket-sanitari-per-ridurre-%e2%80%9cla-schizofrenia-del-sistema%e2%80%9d/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il pediatra di stato</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/05/27/il-pediatra-di-stato/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2011/05/27/il-pediatra-di-stato/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 May 2011 22:25:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicolò D.</dc:creator>
				<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[Concorrenza]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=9124</guid>
		<description><![CDATA[Appena nato Nicolò ha conosciuto un signore che gli ha fatto subito simpatia, per l’evidente perizia con la quale lo maneggiava. Dapprincipio ha pensato fosse colui che nove mesi prima aveva contribuito con una Y al suo patrimonio genetico; poi, una volta compreso che suo padre non era stato abbastanza coraggioso da entrare in sala [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Appena nato Nicolò ha conosciuto un signore che gli ha fatto subito simpatia, per l’evidente perizia con la quale lo maneggiava. Dapprincipio ha pensato fosse colui che nove mesi prima aveva contribuito con una Y al suo patrimonio genetico; poi, una volta compreso che suo padre non era stato abbastanza coraggioso da entrare in sala parto, ha appurato che si trattava del pediatra, ed ha subito deciso di adottarlo come suo medico permanente per i prossimi anni.</p>
<p><span id="more-9124"></span></p>
<p>Aveva già sentito dire che in Italia esiste un sistema sanitario nazionale che assicura l’assistenza a tutti, e che viene finanziato con il prelievo fiscale. Nella sua beata innocenza, pensava che il servizio sanitario avrebbe pagato entro un certo limite le sue visite; e che lui – se il pediatra scelto era un po’ caro – avrebbe dovuto pagare la differenza. Ma il pediatra gli ha spiegato che le cose non stavano affatto così. Seppure regolarmente laureato in medicina e specializzato in pediatria, egli non era “convenzionato” con il sistema sanitario, quindi Nicolò, se voleva avvalersi dei suoi servigi, doveva pagare per intero la relativa parcella.</p>
<p>Ma come, ha obiettato Nicolò, perché lei non si “convenziona” con il sistema sanitario nazionale, così io e gli altri suoi clienti, che pure versiamo quanto dovuto al servizio sanitario nazionale, possiamo non pagare, o almeno pagare di meno la sua visita? Così il giovane pediatra ha dovuto pazientemente spiegare a Nicolò che per essere “convenzionati” non bastano laurea e specializzazione, e neanche essere disposti ad assumere tutti gli altri impegni richiesti,  tipo orari di visita, ambulatorio adeguato e simili;  la convenzione viene concessa solo a un numero limitato di pediatri, in proporzione al numero dei pazienti disponibili, e ciascuno dei pediatri convenzionati non può assistere più di un certo numero di bimbi. Ciò perché si ritiene che sia disdicevole lasciare spazio alla volgare concorrenza in un settore nel quale viene fornito un servizio tanto essenziale quanto quello sanitario</p>
<p>E così Nicolò ha appreso che nel  paese nel quale ha avuto l’avventura di nascere si rinuncia alla competizione, che è il più potente meccanismo al mondo in grado di ridurre i prezzi e di migliorare la qualità di un bene o di un servizio, proprio in un settore tanto delicato quanto quello sanitario. Valli a capire questi adulti che ci governano.</p>
<p>Comunque Nicolò, che ancora non ha chiuso la fontanella ma ha già la testa dura,  ha deciso di tenersi il suo pediatra non convenzionato. Ha quindi scritto alla Stato dicendo: io faccio a meno del vostro servizio sanitario, dunque riducetemi le tasse in proporzione. No, gli è stato risposto, devi concorrere ad assicurare il servizio sanitario universale, devi cioè pagare anche per chi non è in grado di farlo. Bene, è giusto, ha pensato Nicolò; pagherò la mia quota per chi non può farlo; ma volete almeno dirmi quanti soldi risparmiate perché io ho deciso di non andare dal vostro pediatra convenzionato, e rimborsarmi almeno questa piccola parte delle tasse? E qui il motivo del no non lo ha capito. Sarà a causa del fatto che è ancora molto giovane. Anche se gli è sembrato di cominciare a comprende perché le cose nel suo paese pare non vadano molto bene.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2011/05/27/il-pediatra-di-stato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Siamo indignati anche noi! – di Marcello Mazzilli</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/05/25/siamo-indignati-anche-noi-%e2%80%93-di-marcello-mazzilli/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2011/05/25/siamo-indignati-anche-noi-%e2%80%93-di-marcello-mazzilli/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 May 2011 07:24:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guest</dc:creator>
				<category><![CDATA[debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti individuali]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[liberismo]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[indignati]]></category>
		<category><![CDATA[liberalizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[privatizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[stasto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=9089</guid>
		<description><![CDATA[Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Marcello Mazzilli.
iamo INDIGNATI perché in Italia la pressione fiscale, se si sommano IRPEF, IVA e gli obblighi contributivi, raggiunge (fonte OCSE) il 68%. Oltre due terzi delle nostre risorse finisce nelle mani dello Stato, di una classe politica incompetente ed autoreferenziale.Siamo INDIGNATI perché lo stato si comporta come il crimine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Marcello Mazzilli</em>.</p>
<p>iamo INDIGNATI perché in Italia la pressione fiscale, se si sommano IRPEF, IVA e gli obblighi contributivi, raggiunge (fonte OCSE) il 68%. Oltre due terzi delle nostre risorse finisce nelle mani dello Stato, di una classe politica incompetente ed autoreferenziale.<span id="more-9089"></span>Siamo INDIGNATI perché lo stato si comporta come il crimine organizzato, esigendo un &#8220;pizzo&#8221; sulle nostre attività, ponendo tassi usurai sulle tasse non corrisposte e scavalcando ogni norma di diritto al momento dell&#8217;esazione, permettendosi di sequestrare beni ai propri cittadini senza alcuna pronuncia del sistema giudiziario.<br />
Siamo INDIGNATI perché la casta che ci governa lo fa attraverso una legge elettorale che certifica le posizioni acquisite e impedisce ogni ricambio. Perché da ai partiti il potere di finanziarsi attraverso falsi rimborsi elettorali, nonostante la maggioranza degli italiani si sia espressa contro, e attraverso quotidiani di partito pagati anch&#8217;essi con le nostre tasse.</p>
<p>Siamo INDIGNATI perché i nostri parlamentari sono i più pagati d&#8217;Europa, cumulano incarichi e non abbandonano la professione precedente. Pensiamo che 945 tra deputati e senatori e che due camere gemelle sia un&#8217;inutile spese e crediamo che l&#8217;intero regolamento parlamentare che premia gruppi minuscoli sia da rivedere. Crediamo che non è possibile che il Quirinale costi 3 volte Buckingham Palace a Londra.</p>
<p>Siamo INDIGNATI perché la nostra classe politica ha svenduto la sovranità nazionale all&#8217;Unione Europea senza chiederci nulla. E ora una classe di burocrati, non eletti da noi e spesso non eletti da nessuno, legifera sopra le nostre teste condizionando consumi, costumi e sistema giuridico.</p>
<p>Siamo INDIGNATI perché lo stato continua a foraggiare una classe di giornalisti ai quali non solo riconosce diritti sulla libertà di parola dei quali il resto dei cittadini è privato, ma con le nostre tasse stampa quotidiani sempre più soggetti al potere politico che la finanzia.</p>
<p>Siamo INDIGNATI perché in questo paese il mondo delle imprese si è piegato ad una logica di amicizie con la politica che ha completamente distrutto il concetto di merito. Le imprese che vanno avanti lo fanno attraverso una rete di collusioni e vicinanze con il sistema di potere, che spesso elargisce loro fondi o contratti e appalti strategici.</p>
<p>Siamo INDIGNATI perché il mondo del lavoro è bloccato da un sistema controllato da sindacati parassitari e da leggi collettiviste che mortificano la libertà del lavoratore e dell&#8217;imprenditore, che premiano comportamenti disonesti che vanno contro la nostra idea di merito e capacità, e ciò avviene sempre più spesso con la complicità di un sistema giuridico del lavoro asservito allo status quo. Un sistema che iper tutela e garantisce i vecchi lavoratori inseriti nel sistema e che chiude la porta in faccia a giovani ignorando valori come imprenditorialità, rischio, merito, competizione, innovazione.</p>
<p>Siamo INDIGNATI perché se da una parte si invocano gli investimenti degli stranieri dall&#8217;altra si prosegue con una politica protezionista ed antimeritocratica a difesa di aziende nazionali senza alcuna logica di libero mercato e competizione. Spesso poi questa difesa viene fatta in modo estemporaneo legiferando su misura andando così a creare ulteriore incertezza tra gli investitori esteri che non trovano in Italia un quadro legislativo coerente.</p>
<p>Siamo INDIGNATI perché il sistema economico che ci è imposto, fatto di banche centrali e istituti di credito ai quali è concessa la leva finanziaria, crea credito dal nulla imponendo su tutti i cittadini italiani la tassa nascosta della inflazione e rendendo possibile una economia basata sul debito in cui non si favorisce chi produce e risparmia ma piuttosto chi, vicino al potere, ottiene il credito per primo. Un sistema che incentiva il debito pubblico e che ha permesso fin&#8217;ora al governo e ai politici di spendere risorse che non ci sono fornendo un assistenzialismo che non vogliamo in cambio di consensi.</p>
<p>Siamo INDIGNATI perché in Italia con l&#8217;illusione di un welfare per tutti si vogliono indottrinare i nostri ragazzi nelle scuole di stato permettendo solo ai ricchi di cercare proposte alternative. Si vuole monopolizzare l&#8217;offerta di salute con il Servizio Sanitario Nazionale quando sempre più forte cresce la domanda di terapie alternative. Si vuole regalare all&#8217;INPS il monopolio della previdenza quando in un mondo globalizzato non ha senso che un sistema pensionistico &#8220;a contribuzione&#8221; venga monopolizzato dallo Stato.</p>
<p>Siamo INDIGNATI perché se da una parte siamo costretti con la forza a contribuire a questa idea di welfare dall&#8217;altra lo stato apre le frontiere agli ultimi arrivati in nome di una accoglienza che non fa altro che regalare servizi a chi non ha pagato per crearli. In mancanza di una riforma in senso privato del sistema del welfare in cui ciascuno paga per i servizi che usa non è possibile aprire indiscriminatamente le frontiere.</p>
<p>Siamo INDIGNATI perché in Italia il finanziamento alla cultura premia i soliti noti, coloro che sono vicini alle stanze del potere, nell&#8217;illusione che esista un ruolo educativo dello Stato. Noi chiediamo l&#8217;abolizione di tutti i finanziamenti al mondo della cultura (teatri, cinema, enti lirici, musei, etc&#8230;) sia perché essi sono antidemocratici (in quanto genericamente vanno a chi sul mercato fallirebbe, cioè a chi la maggioranza della gente non darebbe i propri soldi) sia perché piegano la cultura al potere politico che così la controlla.</p>
<p>Siamo INDIGNATI perché nonostante gli italiani si siano espressi per una privatizzazione della RAI, lo stato continua a mantenere la proprietà del network Rai spartendoselo con logiche politiche che portano tutti noi a retribuire personaggi di dubbie capacità e certamente non rappresentativi di tutte le posizioni. Al tempo stesso sempre con i nostri soldi si finanziano spettacoli di puro intrattenimento avvantaggiando la Rai sul mercato nel confronto competitivo con altri soggetti.</p>
<p>Siamo INDIGNATI perché lo stato italiano è piegato alle esigenze della Chiesa di Roma alla quale ogni anno devolve (a vario titolo) enormi quantità di denaro e alla quale si permette di interferire nella politica e nel settore della ricerca italiani.</p>
<p>Siamo INDIGNATI perché in questo paese mentre da una parte si invoca una difesa della ricerca, dall&#8217;altra si tende a mortificare ogni forma di innovazione vietando e limitando le ricerche su OGM, cellule staminali embrionali, etc&#8230;</p>
<p>Siamo INDIGNATI perché lo stato utilizza i soldi delle nostre tasse per portare la violenza in altri paesi nascondendosi dietro a termini come &#8220;esportare la democrazia&#8221; o &#8220;missione di pace&#8221;, violando il diritto all&#8217;autodeterminazione di altri popoli e piegandosi alle logiche imperialiste degli USA.</p>
<p>Siamo INDIGNATI perché&#8230;. L&#8217;ITALIA NON E&#8217; LIBERA !!!</p>
<p>LIBERIAMO L&#8217;ITALIA !!!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2011/05/25/siamo-indignati-anche-noi-%e2%80%93-di-marcello-mazzilli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>54</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Prezzi contro tasse 2 a 0</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/02/20/prezzi-contro-tasse-2-a-0/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2011/02/20/prezzi-contro-tasse-2-a-0/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 19:14:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Arrigo</dc:creator>
				<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[spesa pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=8401</guid>
		<description><![CDATA[Volendo fare un&#8217;ipersintesi dei nostri sistemi economici sviluppati, basati sulla compresenza di economia di mercato e di economia di stato, possiamo osservare che essi impiegano una moltitudine di organizzazioni private e una molteplicità di organizzazioni pubbliche. Le prime hanno tre caratteristiche fondamentali:

la proprietà privata;
l&#8217;uso del sistema dei prezzi;
la concorrenza.

Le seconde hanno caratteristiche fondamentali opposte: sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Volendo fare un&#8217;ipersintesi dei nostri sistemi economici sviluppati, basati sulla compresenza di economia di mercato e di economia di stato, possiamo osservare che essi impiegano una moltitudine di organizzazioni private e una molteplicità di organizzazioni pubbliche. Le prime hanno tre caratteristiche fondamentali:</p>
<ol>
<li>la proprietà privata;</li>
<li>l&#8217;uso del sistema dei prezzi;</li>
<li>la concorrenza.<span id="more-8401"></span></li>
</ol>
<p>Le seconde hanno caratteristiche fondamentali opposte: sono di proprietà pubblica, non usano i prezzi, non sono in concorrenza. Le prime producono beni e servizi per il mercato (per i consumatori e per altre organizzazioni); le seconde hanno una duplice finalità produttiva: da un lato atti amministrativi (autorizzazioni, concessioni, attestazioni), e questa è la loro &#8216;core mission&#8217;; dall&#8217;altro lato servizi per i cittadini (istruzione, sanità, previdenza, trasporti,  ecc.). Poichè si può stimare che oltre due terzi di questi servizi siano a domanda individuale, anologamente ai beni e servizi offerti sul mercato dalle organizzazioni private, la domanda chiave è: perchè sono offerti da organizzazioni così distanti dai meccanismi di mercato? A questa domanda non c&#8217;è risposta normativa, perchè debba essere così, ma solo risposta positiva: è così perchè i governi nel tempo così hanno deciso che fosse. Ma ragioni normative nette non ve ne sono: maggiore efficienza produttiva, minori costi unitari, maggiore qualità rispetto a soluzioni di mercato? Si direbbe proprio di no. Maggiore efficienza allocativa? Potrebbe essere: produttori privati, tentati dallo sfruttare asimmetrie a loro favore, potrebbero portare il sistema a soluzioni non caratterizzate da efficienza paretiana. Ma in tal caso basta un&#8217;adeguata regolazione pubblica (come avviene, o dovrebbe avvenire, per le utilities in cui la concorrenza è problematica), non è necessaria la produzione pubblica.</p>
<p>Si perviene così all&#8217;ultima e unica giustificazione possibile che è quella dell&#8217;equità: si tratta di servizi essenziali di cui tutti hanno bisogno, anche i cittadini che non hanno redditi sufficienti per procurarseli sul mercato. Ma anche questa spiegazione non richiede necessariamente la produzione pubblica bensì la sola garanzia da parte del settore pubblico che tutti i cittadini possano beneficiare dei servizi in oggetto.</p>
<p>Si possono a questo punto tirare i fili del ragionamento: affinché tutti i cittadini possano procurarsi i servizi essenziali, ora prodotti e forniti dal settore pubblico in condizioni non di mercato, sono indispensabili due condizioni: che le organizzazioni che li producono e li offrono siano adeguatamente regolate in modo da non disporre di potere di mercato e da non sfruttare condizioni asimmetriche; che tutti i cittadini dispongano del reddito necessario per procurarseli.</p>
<p>Si tratta di due condizioni non difficili da realizzare: la prima, quella della regolazione economica, riguarda un&#8217;attività  che è andata diffondendosi anche nei paesi europei e che si è perfezionata a seguito dei processi di privatizzazione delle utilities; la seconda è piuttosto semplice: basta che il reddito necessario per procurarsi quei servizi essenziali sia lasciato nelle tasche dei cittadini attraverso riduzioni equivalenti delle imposte sui redditi personali o vi sia inserito via trasferimenti pubblici in caso d&#8217;incapienza.</p>
<p>In tal modo nella fornitura di diversi servizi pubblici a domanda individuale le tasse sarebbero sostituite da prezzi e le organizzazioni produttrici dei servizi potrebbero essere messe in concorrenza, generando benefici evidenti per quanto riguarda l&#8217;efficienza nell&#8217;impiego delle risorse. Si tratta di una piccola rivoluzione copernicana che non necessita di mutare la natura pubblica delle organizzazioni produttrici: rimangano pure pubbliche ma si finanzino in funzione dei valori che producono e non, come avviene ora, dei fattori produttivi che consumano. Se non si riveleranno efficienti non riusciranno a coprire i costi con i ricavi e dovranno ristrutturarsi, migliorare le performance, e nel caso non vi riescano dovranno essere oggetto di procedure di accorpamento, liquidazione, ecc.</p>
<p>Questa è a mio avviso la via maestra per ridurre (notevolmente) la pressione fiscale senza accrescere il deficit e senza ridurre le prestazioni del settore pubblico: prezzi al posto delle tasse e concorrenza tra produttori. Una parte delle tasse verrebbe semplicemente abolita e sostituita da prezzi e tariffe commisurate ai servizi a domanda individuale che utilizziamo (premi assicurativi per i servizi previdenziali e sanitari, quote d&#8217;iscrizione alle istituzioni scolastiche e università, tariffe per l&#8217;uso delle strade pubbliche, ecc.). La nostra spesa per tali servizi non sarebbe necessariamente destinata a diminuire ma diverrebbe lo strumento attraverso i quale noi cittadini saremmo in grado di monitorare il valore di ciò che ci viene dato in cambio.</p>
<p>E&#8217; esattamente quello che avviene quando facciamo la spesa: prima scegliamo i prodotti e li mettiamo nel nostro carrello, poi li paghiamo alla cassa e ce li portiamo a casa. Al supermercato di stato, invece, si paga prima di entrare e si paga anche se non si entra, i prodotti non li scegliamo noi ma sono funzionari pubblici a matterceli nel carrello e anche se all&#8217;uscita non ci sono le casse scopriamo sempre che il valore del carrello è nettamente inferiore ai soldi ai quali siamo stati obbligati a rinunciare. Rimettere le casse alla fine e non all&#8217;inizio del processo di scelta rappresenterebbe un piccola ma significativa rivoluzione.</p>
<p>Postilla: che i prezzi siano meglio delle tasse dal punto di vista dell&#8217;efficienza economica non vi sono dubbi, tuttavia vorrei sottolineare che sono preferibili anche dal punto di vista dell&#8217;equità, non essendo accettabile un valore delle prestazioni pubbliche sistematicamente inferiore a quello dei tributi prelevati. Si potrebbe quindi sostenere che i prezzi battono le tasse 2 a 0 e che pagare i prezzi è bellissimo (se c&#8217;è concorrenza o almeno una regolazione adeguata).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2011/02/20/prezzi-contro-tasse-2-a-0/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>16</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Una volta laureato, guadagno assicurato&#8221;</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2011/01/21/una-volta-laureato-guadagno-assicurato/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2011/01/21/una-volta-laureato-guadagno-assicurato/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 09:51:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Quaglino</dc:creator>
				<category><![CDATA[welfare]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.chicago-blog.it/?p=8109</guid>
		<description><![CDATA[A fine gennaio è atteso il picco influenzale, anche se sono già migliaia gli italiani a letto con la febbre. Molte persone avranno bisogno delle cure del medico di famiglia. Pare, però, che ultimamente per essere visitati dai medici in ambulatorio si debba prendere il numero, come in macelleria. E se si arriva tardi, si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A fine gennaio è atteso il picco influenzale, anche se sono già migliaia gli italiani a letto con la febbre. Molte persone avranno bisogno delle cure del medico di famiglia. Pare, però, che ultimamente per essere visitati dai medici in ambulatorio si debba prendere il numero, come in macelleria. E se si arriva tardi, si deve tornare l’indomani. Il motivo è sempre lo stesso: regole, regole e ancora regole. Norme sbagliate, che incentivano comportamenti inadeguati da parte dei medici, ma soprattutto una scarsa prestazione professionale. La principale distorsione, che oltre a determinare seri disagi ai pazienti richiede ulteriori regole altrimenti non necessarie, riguarda il compenso dei medici di base: essi, infatti, ricevono una quota fissa per ogni utente mutuato, indipendentemente da quante volte (e se) visitano il paziente. Detto altrimenti, citando una battuta di Tom Cruise, medico di famiglia nel film <em><a href="http://www.youtube.com/watch?v=OgUUQEDZeSc&amp;NR=1" target="_blank">Eyes wide shut</a></em> di S. Kubrik: “Una volta laureato, guadagno assicurato”, a prescindere dal fatto che si lavori o meno. Un simile meccanismo retributivo implica il tentativo da parte di tutti i medici di ottenere il numero massimo di mutuati che, per legge, non può essere superiore ai 1.500. Una volta raggiunto tale obiettivo, non importa quanti pazienti vengano curati e con quali risultati: ben vengano quindi i numeri del salumiere, anche a costo di penalizzare quanti, per motivi di lavoro, famiglia o di salute, non possono andare a prendere il posto in tempo utile.</p>
<p><span id="more-8109"></span></p>
<p>Per risolvere tale problema, ecco venire in aiuto nuove regole: il numero di pazienti, infatti, determina anche le ore di apertura settimanali dell’ambulatorio, che può variare dalle 5 alle 15 ore, a seconda che si abbiano dai 500 ai 1.500 mutuati. Il tempo medio di attesa non dovrebbe superare i 30 minuti (soprassediamo sull’inutilità di una regola impossibile da rispettare e che, tra l’altro, spingerebbe il medico a fare visite frettolose). Quest’ultimo, inoltre, deve essere reperibile dalle 8 alle 20, dal lunedì al venerdì, per effettuare le visite a domicilio: se la telefonata arriva entro le 10 del mattino, deve svolgere la visita presso il paziente nella giornata stessa, altrimenti entro le 12 del giorno successivo – altra norma raramente rispettata e il cui enforcement è virtualmente impossibile. Nei giorni in cui il medico non è obbligato a svolgere l’attività ambulatoriale (il sabato o nei giorni prefestivi), deve comunque effettuare le visite a domicilio entro le 10 della stessa giornata e quelle che non ha ancora compiuto, perchè  richieste dopo le 10 del giorno precedente. Tutte regole utili solo in apparenza, ma derivanti da un meccanismo retributivo distorto.</p>
<p>Proviamo a semplificare la questione e immaginiamo un mondo ideale dove i medici, come la maggior parte dei liberi professionisti, siano pagati in base al numero di persone visitate, piuttosto che al numero di mutuati: in questo caso probabilmente si smetterebbe di fissare il numero di visite effettuabili in un determinato giorno, evitando così di penalizzare quanti, per svariati motivi, non riescono a recarsi dal medico con grande anticipo. Inoltre, si cercherà di ridurre il numero delle persone e i tempi di attesa, magari assumendo degli assistenti che si occupino di compilare le ricette (ovviamente quelle che non richiedono prima una visita medica) e le prescrizioni che il medico dovrà solo firmare, evitando così le lunghe attese a chi ne ha davvero bisogno. Allo stesso modo, i medici cercheranno di visitare il maggior numero di persone possibile anche a domicilio, indipendentemente dall’ora in cui è stata fatta la richiesta (guai ad ammalarsi dopo le 10 del mattino!).</p>
<p>A questo punto, però, ci si scontrerebbe con il rischio che i medici dedichino più tempo ai pazienti che vanno in studio, piuttosto che a quelli che hanno bisogno di una visita a domicilio: a parità di tempo, infatti, ne visiterebbero di più e, quindi, guadagnerebbero di più. Per risolvere il problema, però, si potrebbero riconoscere remunerazioni diverse, maggiori nel caso dei  pazienti visitati a domicilio. Oppure si potrebbero lasciare i medici liberi di specializzarsi nelle visite di un tipo piuttosto che di un altro. Se poi coloro che si concentrano sulle visite a domicilio dedicheranno troppo poco tempo ai pazienti per correre da uno all’altro, allora gli ammalati insoddisfatti potranno sempre rivolgersi ad altri dottori. Ovviamente questo implica che sia eliminato il numero massimo di mutuati a disposizione, perché a questo punto non sarebbe più necessario: un medico non riuscirebbe a visitare un numero troppo alto di mutuati e questi sarebbero costretti a rivolgersi a qualcun altro (a tal proposito, è possibile informatizzare le procedure, in modo da rendere tale passaggio il più agevole possibile). Così saranno quelli maggiormente competenti ad avere i mutuati più bisognosi del loro intervento, e solo loro saranno premiati anche dal riscontro economico, oltre che dalla (presunta) soddisfazione morale di aver curato un malato. Invece quelli meno bravi cercheranno di migliorare le loro prestazioni. O cercheranno un nuovo lavoro, senza essere rimpianti dai pazienti.</p>
<p>A questo punto, che senso avranno le leggi sugli orari di ambulatorio o sulle visite domiciliari? I buoni incentivi possono curare i malanni delle regole, non solo quelli dei pazienti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.chicago-blog.it/2011/01/21/una-volta-laureato-guadagno-assicurato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>16</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

