Sergio Marchionne ieri ha conquistato il Meeting di Rimini. Come il giorno precedente Emma Marcegaglia, si è guardato bene dal cadere nella trappola di chi sulla vicenda Fiat-Melfi alza i toni per alzare polveroni. Ha usato sobrietĂ e misura, l’uomo che porta la nuova Fiat di John Elkann alla sfida mondiale attraverso l’America. Con il pieno sostegno non solo dell’azienda che guida ma – c’è almeno da sperarlo – di tutta l’industria italiana, ha lanciato un fermo appello a chiunque nella societĂ italiana comprenda che è tempo di usare grande responsabilitĂ , di scelte rapide ed efficaci, e di regole nuove che le consentano nell’interesse di tutti: delle aziende, dei lavoratori, del Paese intero. E’ un Marchonne molto diverso da quello che, tra 2005 e 2007, piaceva alla sinistra perchĂ© “socialdemocratico”. E che torna invece al suo credo illustrato due anni prima di assumere la guida Fiat all’Harvard Business Review, quando il suo unico faro era lo shareholder value. E’ un vero e proprio nuovo patto sociale, quello che Marchionne e il presidente di Confindustria hanno perorato a Rimini. E’ il contrario di quella specie di rozza imposizione, unilaterale e autoritaria, che Fiom e sinistra antagonista attribuiscono al nuovo corso dell’azienda leader della manifattura italiana, e a tutti coloro che insieme a lei indicano nel rapido decollo dei Paesi emergenti il treno della crescita sul quale o ci attrezziamo a salire subito, oppure per anni e anni resteremo confinati a un crescita ancor piĂą stagnante di quella del decennio precrisi. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino Diritti individuali, Mercato del lavoro, auto, welfare auto, Diritti individuali, Fiat, Marchionne, Mercato del lavoro, patto sociale, welfare
La BCE si è aggiunta oggi alle preoccupazioni sul deterioramento della rirpesa espresse ieri dalla FED. Alla politica, inevitabilmente questo genere di segnali non piacciono. Per i politici, o almeno naturalmente per quelli che sono al governo, il bicchiere è per definizione sempre pieno per tre quarti o quasi. Eppure, la verità è che viviamo in un mondo di conti pubblici truccati. PerchĂ© la veritĂ dei conti pubblici è generalmente molto piĂą seria di quella che siamo abituati a maneggiare e commentare. Non esistono infatti solo i trucchi ilegittimi, quelli ai quali è ricorsa per anni la Grecia, e che pure erano ben noti e segnalati in sede Eurostat, ma era meglio evitare di sollevare il caso visto che parecchi grandi Paesi europei, a cominciare dalla virtuosissima Germania, per anni hanno usato espedienti analoghi e anzi ben piĂ gravi, con swap monetari abbassa deficit e veicoli extrabilancio secondo convenzione SEC95. Ci sono anche i trucchi che derivano da come è impostata la contabilitĂ pubblica. Che cosa succede, se invece dei criteri di deficit e debito pubblico al tempo t, quali quelli che usiamo e che “guardano all’indietro”, sostituiamo criteri ispirati al valore intertemporale netto, cioè criteri che “guardano in avanti”, e incorporano la stima del totale della spesa e del debito pubblico necessario a soddisfare tutti gli impegni di spesa non discrezionali ma “obbligati”, cioè garantiti come diritti ai piĂą diversi soggetti, alla luce della legislazione attuale? Prosegui la lettura…
Oscar Giannino spesa pubblica, welfare debito pubblico, unione europea
Il differenziale del debito pubblico spagnolo sui mercati è cresciuto molto negli ultimi mesi, fino a superare il 2,2 per cento per il buono decennale rispetto a quello tedesco. La situazione spagnola vede una forte crisi, dopo che quasi tre anni fa iniziò a sgonfiarsi la bolla immobiliare. Era la fine dell’estate del 2007, quando i prezzi delle case iniziarono a scendere e le prime vittime furono le imprese costruttrici. Nel corso degli ultimi 3 anni diverse imprese del settore edilizio hanno portato i libri in tribunale e le conseguenze di questo scoppio della bolla sono stati devastanti. A distanza di tre anni, l’economia spagnola si è scoperta troppo sensibile al settore immobiliare e alle sue variazioni repentine. I prezzi delle case sono scesi tra il 20 e il 30 per cento in tutte le grandi cittĂ spagnole e è l’impatto su tutta l’economia è stato molto evidente. Prosegui la lettura…
Andrea Giuricin Mercato del lavoro, Senza categoria, fisco, macroeconomia, spesa pubblica, welfare crisi economica, disoccupazione, Spagna, sussidi di disoccupazione, titoli spagnoli, Zapatero
Prima osservazione: per quanto sia incredibile, i governi europei si comportano meglio delle banche, il che è tutto dire. Seconda osservazione: è ormai possibile valutare nel complesso l’effetto aggregato e scomposto di tutte le manovre europee di correzione di finanza pubblica. Terza osservazione: c’erano delle ragioni, per cui l’Italia senza eccessivi rischi sui mercati se l’è potuta cavare facendo meno della media e molto meno di altri. Quarta osservazione: ma se si guada il debito cumulato, per non rischiare l’Italia ha quasi 3 punti di Pil di minor deficit aggiuntivo, da realizzare in 5 anni. Quinta osservazione: e se dalla crisi passiamo al tendenziale complessivo rispetto ai costi potenziali del welfare europeo, allora è meglio che lo capiscano tutti, governi e sindacati ed elettori: il tempo dello Stato grasso è irrimediabilmente finito. A meno di pagare tasse ulteriormente astronomiche, contro le quali gente come noi passerebbe a forme di lotta vera. Non parlo di vetrine rotte, ma alla peggio di emigrare dritti e decisi, verso dove le tasse son piĂą basse e la crescita piĂą alta. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino macroeconomia, spesa pubblica, ue, welfare banche, debito pubblico, stress test, unione europea, USA
Ho appena finito di leggere un paper benemerito che consente di spiegare in due parole la persistente anomalia politica italiana. Anche se naturalmente ciascuno è libera di pensarla liberi come volete, senza ricorrere alla consueta categoria “B come Berlusconi” (per inciso: il presidente Fini a Palermo ha appena finito di dire alla commemorazione di Borsellino che alle istituzioni bisogna portare rispetto anche se chi se le incarna talora non è all’altezza, e secondo me non si riferiva a se stesso: che circo Barnum ormai, questo Pdl, rispetto al mandato che aveva ottenuto! ). No, parlo di amomalia politica alla luce dei comportamenti e delle proposte concrete della destra e della sinistra, di fronte alla crisi economica, e in chiave comparata cioè rispetto alla media degli altri Paesi Ocse. Di questo tratta lo studio del professor Vincenzo Galasso, dell’IGIER Bocconi. Vale i 5 dollari che vi sono necessari a scaricarlo, se non siete abbonati al SSRN. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino liberalizzazioni, liberismo, macroeconomia, mercato, welfare Concorrenza, Crisi, Italia, liberismo
L’aggiornamento dei dati di contabilitĂ nazionale pubblica 2009 reso noto oggi dall’Istat fa una certa impressione. E’ vero, nel 2009 con i suoi 5,3 punti di Pil di deficit pubblico l’Italia è rimasta abbondantemente sotto la media dell’Europa a 27, che ha registrato un deficit del 6,8%, con punte come l’Irlanda al 14,3%, la Spagna all’ 11,2%, il Regno Unito all’11,5%, la Francia al 7,5%. Ma quel che deve farci riflettere piĂą di tutto sono tre fattori. Il primo riguarda il totale della spesa pubblica. Il secondo, la pressione fiscale. Il terzo, che cosa otteniamo in cambio dalle amministrazioni pubbliche – Stato e Autonomie – come cittadini e contribuenti, rispetto agli altri Paesi avanzati, paragonando livelli di spesa, d’imposta e contributi, alla qualitĂ e agli effetti concreti dei servizi offerti al pubblico. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino fisco, macroeconomia, spesa pubblica, ue, welfare debito pubblico, germania, Italia, spesa pubblica, tasse, Tremonti, unione europea
Riceviamo da Kevin Dowd e volentieri pubblichiamo:
Il miglior contributo al dibattito parlamentare sulla “finanziaria” d’emergenza del regno Unito è quello dato da Steve Baker, deputato eletto nella circoscrizione di Wycombe. Avvalendosi di un’analisi impeccabile e di fonti universalmente rispettate (ONS – Office for National Statistics – e Banca dei regolamenti internazionali) per i dati che ha citato, Baker ha dipinto un quadro spaventoso: le politiche fiscali dei governi dei paesi occidentali sono insostenibili, e lo erano anche prima che si verificasse la crisi delle ultime settimane.
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Guest finanza, liberismo, previdenza, welfare debito pubblico, gran bretagna, pensioni, welfare
Il governo si è dunque dovuto adeguare al diktat della Commissione Europea. Ieri, il Consiglio dei ministri ha innalzato l’etĂ pensionabile di vecchiaia delle pubbliche dipendenti da 61 a 65 anni dal 1 gennaio 2012, in un’unica soluzione. Ne deriveranno risparmi per 1,4 miliardi in 7 anni. E’ una soluzione che ai sindacati non piace, innanzitutto per la fulmineitĂ con cui Bruxelles l’ha imposta in una settimana, minacciando altrimenti sanzioni, dopo che per mesi si era sperato che approvasse il meccanismo molto diluito precedentemente approvato dal governo, che sarebbe entrato in pieno vigore solo 6 anni dopo. E’ una misura strutturale, utile e opportuna. mentre gli interventui sulle finestre di anzianitĂ e vecchiaia diposti in manovra non lo sono. Al massimo sono dilazioni di pagamento. Forse, perchè i 5 miliardi potrebbero pure sfumare, se tutti coloro che nels ettore pubblico maturano l’0anzianitĂ decidessero di approfittarne comunque al piĂą presto. Qui una batteria di numeri, per dimostrare che è miope e sbagliato non intervenire strutturalmente sulla previdenza, continuando a dire che è tutto giĂ risolto dalla Dini e dai coefficienti automatici di trasformazione recentemente agganciati – a regime, tra anni - all’allungamento delle aspettative di vita. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino previdenza, welfare INPS, pensioni, sindacato, spesa pubblica
Riceviamo da Silvano Fait (IHC) e volentieri pubblichiamo.
“La dottrina della necessità di una rete di sicurezza per raccogliere chi cade è svuotata di significato dalla dottrina che attribuisce una giusta partecipazione anche a coloro che sanno benissimo sostenersi da soli.” (The Economist, 15 marzo 1958)
Il Welfare State, nei termini in cui è stato concepito fino ad ora, sta rapidamente raggiungendo il traguardo oltrepassato il quale non sarĂ piĂą in grado di fronteggiare gli impegni presi con i cittadini e, volente o nolente, sarĂ costretto a ridiscutere i termini dei benefici giĂ accordati. Questo sia in fatto di pensioni, di sanitĂ che di istruzione (cfr. W. Buiter circa le Unfunded Social Securities Liabilities). Il processo di costruzione dello stato sociale si è sempre basato sul presupposto che qualsiasi intervento da parte dello stato all’interno dell’ordine sociale spontaneo abbia delle ripercussioni di carattere economico senza per questo arrivare ad intaccare quegli aspetti di ordine morale che stanno alla base del progresso di una popolazione. Purtroppo invece, Prosegui la lettura…
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All’indomani della manovra varata dal governo, quel che colpisce è la persistenza di un’elevata e diffusa inconsapevolezza. Le classi dirigenti di un Paese non sono solo quelle politiche. Accademia e cultura, sindacato e professioni, banche e imprese, alta amministrazione e magistrati. Tutto ciò compone insieme la spina dorsale di un Paese, il suo sistema nervoso, il suo apparato muscolare. La correzione dei conti pubblici mostra sino ad ora che la grande eccezione all’inconsapevolezza diffusa viene dall ‘impresa – domani ne avremo conferma,. all’assemblea di Confindustria -, dalla banche, e da una parte del mondo sindacale, Cisl e Uil. Quella parte di classe dirigente sembra aver capito che cosa ha veramente indotto Berlusconi e Tremonti a metter mano alla manovra correttiva. Semplicemente, il fatto che da qualche mese siamo entrati in un nuovo capitolo della grande crisi che ci accompagna dall’estate 2007. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino fisco, macroeconomia, ue, welfare Crisi, debito pubblico, Tremonti, ue