In fondo era stato annunciato: se le Banche Centrali continuano a comprare titoli-letame qua e là, quel che ci si può aspettare è che le scoppino in mano. Una cosa già detta più volte è che questa politica è solo un modo per nascondere perdite latenti, farle scoppiare in pancia a un ente pubblico (la Banca Centrale), e quindi “finanziarle” con soldi pubblici. Ma si sapeva che i bilanci non avrebbero mentito (qualche riferimento a caso: qui qui e qui).
A fine 2010 la BCE è ricorsa a un aumento di capitale per coprire il rischio patrimoniale dato dal possibile default, e comunque svalutazione, dei titoli acquistati; per lo meno è una mossa trasparente. La Federale Reserve invece, si può dire, “trucca la contabilità”. Prosegui la lettura…
Leonardo Baggiani BCE, debito pubblico, euro, finanza, macroeconomia, monete, Senza categoria, Stati Uniti
Gli italiani trovano subito, alla pompa di benzina, l’effetto della crisi libica. Se continuerà il conflitto tribale nell’ex colonia italiana l’effetto sarà benedetto dai Paesi Opec, perché stabilizzerà il costo più elevato del barile sui 25 dollari rispetto alle previsioni di inizio anno. E si porrà un immediato problema a chi guida le politiche monetarie, cioè alle banche centrali. La BCE ha già risposto per bocca del suo presidente, Jean-Claude Trichet. L’euroarea potrebbe rialzare già ad aprile di mezzo punto il suo tasso ufficiale, per contenere l’ondata inflazionistica. Negli Stati Uniti, la FED non ci pensa proprio. In termini di exit strategy, che cosa implica di fronte al caro-barile la divaricazione dei tassi? Distinguiamo il problema teorico da quello pratico. Il primo spiega la posizione lassista americana. Il secondo, inficia la posizione rigorista dei banchieri centrali europei. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino debito pubblico, energia, euro, macroeconomia, Stati Uniti, ue BCE, energia, Fed, ue, USA
E’ davvero forte e credibile, la proposta di budget avanzata da Obama come mano tesa verso il nuovo Congresso, in cui i repubblicani dopo il midterm controllano saldamente la Camera dei Rappresentanti. Mi piacerebbe poter dire di sì, visto che in termini di exit strategy è molto forte l’impulso che dagli Usa si propaga nel mondo, quanto a politiche fiscali e monetarie. Devo tuttavia deludere il lettore. Dal mio punto di vista la risposta è no. Per due ordini di ragioni, che non c’entrano nulla con il giudizio politico ma dipendono dai numeri. La prima ha a che vedere con la scelta tecnica che ha portato ai tanto decantati tagli annunciati di spesa. La seconda, con l’indicatore essenziale che dovrebbe essere considerato prioritario per orientare le politiche pubbliche. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino spesa pubblica, Stati Uniti Obama, spesa pubblica, tasse, USA
Emanuela Mirabelli recensisce il libro “Obama dimezzato”, di Maria Teresa Cometto e Glauco Maggi (Boroli Editore, 2011):
Il 2 novembre 2010 l’America si è recata alle urne per le elezioni di midterm. Le previsioni sono risultate corrette: il colore della Camera è passato dal blu al rosso, gli americani hanno preferito l’elefante all’asinello. Alla luce di questo cambio di rotta, Maria Teresa Cometto e Glauco Maggi presentano la pagella di Obama a metà mandato nel libro Obama dimezzato (Boroli Editore). Corrispondenti da New York per alcune importanti testate italiane, Cometto e Maggi stilano una pagella che per il Presidente Obama non può essere motivo di vanto. Dopo avergli dato i voti, i due giornalisti fanno poi seguire una valutazione dei possibili scenari per le elezioni presidenziali del 2012. Prosegui la lettura…
Guest spesa pubblica, Stati Uniti costituzione, cultura, elezioni, liberismo, politica
Daniel J. Mitchell (Cato Institute) è stato ospite dell’Istituto Bruno Leoni in un seminario tenuto il 31 gennaio a Milano, sul tema “Meno deficit e meno tasse: è possibile?”. Questo articolo è stato pubblicato, in forma leggermente ridotta, su Il Foglio del 1 febbraio 2011.
Nella maggior parte dei paesi, i politici affermano che l’aumento della tassazione è imprescindibile in quanto il deficit e l’indebitamento sono troppo alti. Negli Stati Uniti il presidente Obama vuole scatenare una guerra di classe contro i ricchi. In Italia addirittura si sta prendendo in esame una sorta di imposta patrimoniale straordinaria e temporanea. Prosegui la lettura…
Guest debito pubblico, fisco, spesa pubblica, Stati Uniti Canada, disavanzo pubblico, irlanda, Italia, lobby, Nuova Zelanda, Slovacchia, tasse
La visita del presidente cinese Hu Jintao a Washington domani non poteva avvenire con una premessa più chiara, visto che in un’intervista scritta al Wall Street Journal di ieri ha annunciato con tagliente durezza che l’era di un sistema monetario mondiale dominato dal dollaro “appartiene al passato”. E’ un giudizio che ha seguito solo di pochi giorni il monito di Moody’s e Standard&Poor’s sul fatto che il debito federale Usa possa non solo perdere molto presto la sua “tripla a”, ma avvitarsi in una vera e propria prospettiva di default. E il default non è un timore tanto per dire, visto che ancora pochissimi giorni prima il presidente del Council of Economic Advisors del presidente Obama, Austan Golsbee, ha rivolto alla Camera dei rappresentanti ora a maggioranza repubblicana un’accorata implorazione ad alzare il più pesto possibile il tetto del debito pubblico federale Usa oltre la soglia attuale, che è a 14.300 miliardi di dollari, visto che il debito corrente è già oltre quota 13.900 e in pochi mesi la situazione potrebbe evolvere non verso il default sostanziale, ma il default tecnico secondo le leggi contabili degli USA. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino debito pubblico, Stati Uniti Barack Obama, debito pubblico, Stati Uniti
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Flavio Stanchi:
Lo stato della California, che deve rimediare ad un deficit di bilancio di 19,9 miliardi di dollari in vista dell’anno fiscale 2011, a inizio novembre ha votato per il “no” in un referendum popolare sulla legalizzazione della marijuana.
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Guest debito pubblico, Diritti individuali, fisco, Stati Uniti droga, gettito, marijuana, proibizionismo, tasse
E’ noto che pagare la gente per non lavorare fa passare la voglia di lavorare. Si chiama azzardo morale: le persone dovrebbero essere responsabili delle proprie azioni, altrimenti finiscono a comportarsi come le banche e i politici. D’altra parte, non tutta la disoccupazione è volontaria: alcuni non è che non lavorano perché “se ne approfittano”, ma perché non possono essere impiegati altrove.
In questo articolo discuto due questioni strettamente connesse. La prima è: stiamo osservando, negli USA, disoccupazione da “assegno” o disoccupazione strutturale? La seconda è: esiste un modo per distinguere i lavoratori che non “possono” lavorare per i problemi strutturali dell’economia (sicuramente moltissimi) e quelli che semplicemente non vogliono? Non parlerò invece dei salari minimi, perché è banale che anche questi siano causa di disoccupazione, quasi esclusivamente proprio tra i lavoratori più deboli.
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Pietro Monsurrò Mercato del lavoro, Stati Uniti
Ancora una volta, negli Stati Uniti il pendolo elettorale si è potentemente spostato. E ancora una volta lo ha fatto in una maniera che in Italia e nel più dell’Europa continentale risulta incomprensibile. Ve ne fornisco una modesta riprova. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino Diritti individuali, liberismo, Stati Uniti, ue Barack Obama, Italia, Keynes, liberismo, statalismo, Stati Uniti, unione europea
Le elezioni di “mid term” negli Stati Uniti sembrano destinate a segnare il percorso della Presidenza di Barack Obama e da più parti si cerca di valutare quale possa essere l’impatto del movimento dei “Tea Party”: la rivolta “grass-roots” dell’America “profonda”, ricca di contraddizioni, ma in linea di massima di spirito libertario e antistatalista.
A conta ultimata, “Chicago-blog” ha organizzato un evento speciale su “Dopo le elezioni di Mid-Term. Quanto pesano i Tea Party? Parlano i protagonisti”, con Oscar Giannino (Direttore, Chicago-blog), C. Boyden Gray (già Ambasciatore americano presso l’Unione Europea), Matt Kibbe (Presidente, FreedomWorks). Coordina: Alberto Mingardi (Direttore Generale, Istituto Bruno Leoni).
Per l’occasione seguiremo il confronto in tempo reale. Dal “Caffè degli Atellani” di via della Moscova, 28 a Milano liveblogging dell’evento.
18.51. Il fenomeno Tea Party in Italia? Per Giannino non è importabile. Nella nostra storia manca la profondità del pensiero liberale. Nel nostro paese il diritto alla proprietà è ancora un ostacolo all’eguaglianza.
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A. C. Stati Uniti Barack Obama, debito pubblico, elezioni mid term, Stati Uniti, tasse, USA