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Archivio per la categoria ‘Stati Uniti’

A margine del caso AT&T / T-Mobile

21 dicembre 2011

Dopo una battaglia lunga quanto una gravidanza, AT&T ha annunciato la rinuncia alla trattativa che le avrebbe garantito per 39 milardi di dollari il controllo della divisione statunitense di T-Mobile. È nel nome dei consumatori che regolatori, funzionari governativi e concorrenti hanno celebrato l’interruzione della trattativa. Non è, però, chiaro quali sarebbero i consumatori beneficiati dal fallimento dell’accordo: quelli di AT&T, che vedono sfumare l’opportunità di un necessario e sperato aggiornamento della rete? quelli di T-Mobile, che continueranno ad essere serviti da un’azienda che avrebbe preferito disimpegnarsi dal mercato americano? quelli dei concorrenti, che perdono una potenziale alternativa credibile? Prosegui la lettura…

Stati Uniti, telecomunicazioni , , , ,

Indignados a Wall Street, Tea parties e media con gli occhiali

4 ottobre 2011

Dal prossimo numero di Panorama Economy

I media italiani – in minor misura quelli europei – sono impazziti di gioia all’idea che gli indignados siano anche a Wall Street. Si sprecano i paragoni tra i protestatari nel distretto finanziario di New York e quelli di piazza Tahrir al Cairo, si inneggia al fatto che il cuore pulsante del malandato capitalismo finanziario mondiale registri finalmente grida come quelle riservate a Mubarak, Assad, Gheddafi o Ben Alì. Lasciamo perdere poi la ventata d’indignazione quando la polizia di New York, violato l’impegno da parte dei manifestanti di continuare a stare sui marciapiedi per non intralciare il traffico, ha per ore arrestato tutti coloro che trasgredivano. Manco si trattasse delle botte al G8 di Genova! Mentre a New York in caso di intralcio al traffico si viene fermati sì dalla polizia, ma rilasciati dopo poco con un biglietto pubblico di ammenda, che attesta la tua violazione e che resta nell’archivio che ti riguarda, dovesse far precedente a reati più seri della mera contestazione amministrativa. Per quel che conosco dell’America e di Nerw York, mi pare che l’enfasi di questi echi mediatici italo-europei scambi – capita spesso – ciò che si vede con ciò che si vorrebbe. Prosegui la lettura…

finanza, media, mercato, Stati Uniti , ,

L’Europa che se la prende con gli Usa: ri di co la

27 settembre 2011

Dal prossimo numero di Panorama Economy

Anche oggi Jean Claude Juncker, presidente dell’Eurogruppo, ha tuonato : “no a lezioni che ci vengono da Oltreoceano!” L’euroarea se la prende con gli americani. Perché questi sono increduli e imbufaliti, a tre anni da Lehman, che l’Europa stia regalando una nuova crisi banco-finanziaria al mondo intero. Ma l’Europa ha torto. Torto marcio. Prosegui la lettura…

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Le banche centrali compreranno, ma non illudetevi

7 agosto 2011

La notizia è che oggi si metteranno in moto pesantemente le banche centrali degli Stati Uniti, dell’euroarea, e dell’Asia. L’accordo è stato raggiunto , dopo un sabato di telefonate sempre più allarmate. La Fed, la Bce e la Banca del Giappone – l’incognita è la Cina – hanno deciso un massiccio acquisto coordinato di titoli del debito pubblico, ciascuna della propria area di riferimento. Il segnale al mercato è: ora basta. Non è un intervento incrociato: gli europei non sosteranno il debito americano né gli statunitensi il nostro. La Bce deciderà l’ammontare degli acquisti dei paesi dell’euoarea più a rischio, a cominciare da Italia e Spagna, giudicando dagli andamenti. Ma in ogni caso ci siamo. E’  una mossa decisa verso il coordinamento del sostegno comune. Non si vedeva da ottobre 2008. Perché il rischio è altissimo. Nel fine settimana si è aggiunto il downgrading del debito pubblico americano da parte di Standard&Poor’s. Per questo, tra sabato e domenica i ministri finanziari del G7, i capi di Stato e di governo degli Usa, Germania e Francia, di molti altri Pesi tra cui l’Italia e la Sopagna, e infine il presidente della Fed , i membri del board e i governatori di tutte le banche centrali del Sistema dell’euro hanno tentato di mettere a fuoco tutte le diverse possibilità per evitare un nuovo disastro. Se anche questo lunedì si rimette in moto un rimbalzo negativo a catena tra borse asiatiche, europee e americane, significa per tutti un sabba diabolico. Questa volta, senza distinguere troppo. L’Italia nelle ultime settimane è finita in prima linea, per la sua bassa crescita e la consistenza del suo debito pubblico. Ma ce n’è per il Giappone, la cui banca centrale la scorsa settimana ha dovuto iniziare a intervenire alla disperata per impedire un ulteriore innalzamento dello yen che deprime un’economia estenuata da 15 anni a crescita zero e ora in ginocchio per lo tsunami. Ce n’è per l’America, brutalmente risvegliata dal sogno che una montagna di debito pubblico possa curare la disoccupazione. E ce n’è per tutti i Paesi dell’euroarea, non solo più per spagnoli e italiani, perché questa volta anche la Francia rischierebbe in breve la sua tripla A sul debito pubblico. Cerchiamo di capire meglio, allo stato delle informazioni ancora approsimativo, che cosa può succedere, perché, e con quali conseguenze per l’Italia. Prosegui la lettura…

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Usa, Europa e i balbettii sul debito pubblico

1 agosto 2011

Anche la soluzione last minute al problema del debito pubblico federale statunitense appartiene alla categoria too little, too late. Esattamente come per i tre round in venti mesi dedicati dall’Europa al problema del debito greco. L’Europa ha pagato la sua miope debolezza estendendo i costi della messa in sicurezza e approfondendo il divario tra le economie reali dei suoi membri. L’America verrà meno duramente punita per via della forza del dollaro come tallone monetario mondiale, ma resta avviata su un sentiero di spesa e debito pubblico insostenibili, con una ripresa in cospicuo rallentamento e forte disoccupazione, e con un’Amministrazione che ha perso la sua credibilità. Se dovessimo fare un’ideale e sintetica graduatoria di chi ha commesso i maggiori errori, i diversi soggetti del mercato, i loro regolatori, oppure la politica? Prosegui la lettura…

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Internet, Leoni, la Fcc e le libertà a venire

1 luglio 2011

Quale potrà essere lo sviluppo delle cosiddetta “primavera araba” è oggi difficile dirlo, ma una cosa è certa: che questo sommovimento a danno dei regimi autoritari della regione e questa forte richiesta di riforme e libertà non sarebbe stata nemmeno immaginabile senza Internet. È lo spazio di confronto, informazione e interazione assicurato a un numero crescente di persone dallo sviluppo del “virtuale” ad avere favorito la mobilitazione popolare che oggi sta cambiando il volto dell’Egitto, della Tunisia, della Siria e via dicendo.

Ben poco di tutto ciò esisterebbe, però, senza l’America e anche per questo motivo è fondamentale una realtà come la Fcc (Federal Communications Commission), l’agenzia federale statunitense creata nel 1934 e a cui è affidato il compito di regolare le telecomunicazioni. Prosegui la lettura…

Diritti individuali, diritto, informazione, libertà di stampa, Stati Uniti, telecomunicazioni , , , ,

La discrezionalità è pericolosa – di Sheldon Richman

18 maggio 2011

Riguardo le agevolazioni fiscali per le compagnie petrolifere.

Che si nutra affetto oppure no per le grandi compagnie petrolifere, ciascuno dovrebbe essere preoccupato dal potere del governo di emettere “agevolazioni fiscali” selettive e di abrogarle ogni volta che un politico ha bisogno di soldi. Non mi sorprenderete a dire qualcosa di positivo su alcuna tassa, ma riserbo uno speciale animus per ogni sistema che dà ai politici il potere di trattare le diverse attività produttive in maniera diversa. Bisogna prendere sul serio l’uguaglianza di fronte alla legge. Prosegui la lettura…

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Un indizio di come gli USA stiano fallendo

28 marzo 2011

In fondo era stato annunciato: se le Banche Centrali continuano a comprare titoli-letame qua e là, quel che ci si può aspettare è che le scoppino in mano. Una cosa già detta più volte è che questa politica è solo un modo per nascondere perdite latenti, farle scoppiare in pancia a un ente pubblico (la Banca Centrale), e quindi “finanziarle” con soldi pubblici. Ma si sapeva che i bilanci non avrebbero mentito (qualche riferimento a caso: qui qui e qui).

A fine 2010 la BCE è ricorsa a un aumento di capitale per coprire il rischio patrimoniale dato dal possibile default, e comunque svalutazione, dei titoli acquistati; per lo meno è una mossa trasparente. La Federale Reserve invece, si può dire, “trucca la contabilità”. Prosegui la lettura…

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Libia e caro-barile: perché Usa e Ue sono divisi

10 marzo 2011

Gli italiani trovano subito, alla pompa di benzina, l’effetto della crisi libica. Se continuerà il conflitto tribale nell’ex colonia italiana l’effetto sarà benedetto dai Paesi Opec, perché stabilizzerà il costo più elevato del barile sui 25 dollari rispetto alle previsioni di inizio anno. E si porrà un immediato problema a chi guida le politiche monetarie, cioè alle banche centrali. La BCE ha già risposto per bocca del suo presidente, Jean-Claude Trichet. L’euroarea potrebbe rialzare già ad aprile di mezzo punto il suo tasso ufficiale, per contenere l’ondata inflazionistica. Negli Stati Uniti, la FED non ci pensa proprio. In termini di exit strategy, che cosa implica di fronte al caro-barile la divaricazione dei tassi? Distinguiamo il problema teorico da quello pratico. Il primo spiega la posizione lassista americana. Il secondo, inficia la posizione rigorista dei banchieri centrali europei. Prosegui la lettura…

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Il budget di Obama: perché no, e cosa dice a noi

17 febbraio 2011

E’ davvero forte e credibile, la proposta di budget avanzata da Obama come mano tesa verso il nuovo Congresso, in cui i repubblicani dopo il midterm controllano saldamente la Camera dei Rappresentanti. Mi piacerebbe poter dire di sì, visto che in termini di exit strategy è molto forte l’impulso che dagli Usa si propaga nel mondo, quanto a politiche fiscali e monetarie. Devo tuttavia deludere il lettore. Dal mio punto di vista la risposta è no. Per due ordini di ragioni, che non c’entrano nulla con il giudizio politico ma dipendono dai numeri. La prima ha a che vedere con la scelta tecnica che ha portato ai tanto decantati tagli annunciati di spesa. La seconda, con l’indicatore essenziale che dovrebbe essere considerato prioritario per orientare le politiche pubbliche. Prosegui la lettura…

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