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Pagare i debiti della P.A. (come maxi manovra keynesiana)

30 marzo 2012

Non si può che essere d’accordo con le dichiarazioni seguenti del Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera in audizione alla Camera (tratte da Repubblica del 29 marzo):

Passera rileva che l’ammontare del “non pagato” da parte della Pubblica amministrazione alle imprese, tra crediti pubblici e privati raggiunge i 100 miliardi. Una somma, avverte, che si traduce in indebitamento bancario. Su questo versante Passera indica l’impegno ad “adottare la direttiva europea dei pagamenti: magari non saranno 30 giorni ma quand’anche fossero 90, sarebbe un miglioramento clamoroso”. Secondo il ministro “se riuscissimo, nei prossimi mesi, a rimettere in moto una metà dello scaduto, sarebbe in termini di impatto sulla finanza e sui conti economici, perché 100 miliardi di indebitamento ai tassi attuali sono una cifra enorme di oneri finanziari, metteremmo in moto molto”.

A rafforzamento della necessità di pagare rapidamente i debiti della P.A. verso i fornitori si possono aggiungere le seguenti considerazioni:

  1. Ragioni di equità impongono che il settore pubblico provveda a pagare i suoi debiti con lo stesso rigore e tempestività con cui chiede ai cittadini  il pagamento delle imposte.
  2. I debiti verso fornitori sono già debito pubblico ed è irrilevante ai fini della sostanza della finanza pubblica che essi assumano una forma diversa rispetto al debito verso i sottoscrittori di titoli.
  3. Una più corretta contabilizzazione del debito pubblico imporrebbe di tener conto di entrambe le tipologie.
  4. Pagare i debiti della P.A. attraverso una maggiore emissione di titoli non accresce pertanto il debito pubblico complessivo ma sposta semplicemente valori da una tipologia di debito a un’altra (con la differenza non irrilevante che i crediti dei fornitori verso lo stato sono involontari mentre quelli dei sottoscrittori del debito sono volontari).
  5. Pagare rapidamente i debiti della P.A. rappresenterebbe l’equivalente di una manovra keynesiana di stimolo della domanda.
  6. E’ l’unica manovra ammissibile con i vincoli europei alla finanza pubblica nazionale.
  7. Dati gli importi indicati dal Ministro Passera sarebbe anche una maxi manovra.
  8. Essa non peggiora di un euro il saldo di bilancio della P.A. (indebitamento) in quanto è riferita al mancato pagamento di spese a suo tempo autorizzate e contabilizzate. L’Europa non può quindi dire nulla al riguardo.
  9. E’ evidente che essa aumenta tuttavia il fabbisogno e il ricorso al mercato, determinando un equivalente incremento dei titoli che debbono essere collocati.
  10. Il governo che decidesse di attuare questa atipica manovra ‘keynesiana’ potrebbe tuttavia compensarla con un equivalente programma di dismissione di asset pubblici.
  11. Anche se il timing fosse sfasato (dismissioni molto più lente del pagamento dei debiti) sono certo che gli effetti, economici, finanziari e non finanziari risulterebbero cospicui.
  12. L’incremento di reputazione a seguito di un’operazione del genere avrebbe evidenti effetti benefici ai fini della riduzione dello spread e del costo del debito negli anni successivi.

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Strabismo di Stato

23 marzo 2012

Nel guardare ai giochi d’azzardo, lo Stato sembra affetto da una grave forma di deviazione degli assi oculari, per la quale, nei panni dell’esattore, guarda da una prospettiva, e poi, nei panni del padre premuroso della salute dei suoi figli, guarda contemporaneamente da tutt’altra prospettiva.

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Il pregiudizio anti-hayekiano dei figli di Hayek

23 marzo 2012

È bizzarro quanto innegabile che per molti, tra noialtri talebani del mercato, i testi di Hayek siano sacri, ma non così sacri. Hayek non è sexy; Hayek si ama coi “sì, però…”. Hayek non appassiona perché non ha la coerenza di Mises, il coraggio di Leoni, il radicalismo di Rothbard, il sapore pop di Friedman.

Sarebbe risibile porre in discussione la rilevanza dell’opera di un pensatore che, non pago dei propri contributi alle scienze economiche, peraltro sufficienti a garantirgli un premio Nobel, ha arricchito di riflessioni seminali campi vasti e diversi come la teoria politica, la filosofia del diritto, l’epistemologia, la storia delle idee, e persino la psicologia.

Allora le riserve sul conto di Hayek vanno cercate altrove che nelle pur fondate critiche ad un liberalismo con avvertenze. Forse nel fatto che Hayek sia riuscito a manifestare la propria importanza anche oltre il recinto di un movimento che nei decenni ha imparato a coltivare la propria marginalità come un fiore raro. È, banalmente, la diffidenza di Paperino per Gastone.

Quel che Hayek ha capito – e che i suoi figliocci non hanno saputo valorizzare – è che nel gioco degli intellettuali la tattica conta quanto il talento e le regole quanto il pallone. È comprensibile che l’Hayek che fonda la Mont Pelerin Society ci affascini meno del Mises che di fronte ai suoi membri sbraita: “you bunch of socialists!”. Ma proprio quell’Hayek – quello che ha capito il valore dell’organizzazione, quello che ci ha mostrato che il pensiero non cammina da solo, quello che ha ispirato Antony Fisher a farsi imprenditore di idee – è la nostra unica speranza di sfuggire all’irrilevanza.

Se oggi il movimento variopinto dei liberisti è più forte, lo deve in massima parte ad Hayek. Caro Friedrich, ti vogliamo bene, e scusa se non te l’abbiamo detto abbastanza.

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Quattro giorni in montagna, in estate, per chi non crede nello Stato

22 marzo 2012

Passare quattro giorni in un alberghetto di montagna per discutere di Stato, proprietà privata, teologia politica, libero mercato, federalismo e altro: è questo il pacchetto predisposto dal gruppo di amici riuniti attorno al sito Storia Libera (www.storialibera.it), in collaborazione con Tea Party Italia (www.teapartyitalia.it), con l’obiettivo di creare un’occasione di approfondimento di taglio universitario ma aperta a tutti. Prosegui la lettura…

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Per una disciplina unica del licenziamento individuale ingiusto

18 marzo 2012

Le ipotesi di riforma dell’articolo 18 che sono circolate nei giorni scorsi convergono su un punto: distinguere tre diverse tipologie di licenziamento. Il licenziamento impugnato dal lavoratore e ritenuto ingiusto in sede giudiziaria verrebbe dunque sanzionato con tre diverse modalità: (1) se il giudice rileva discriminazione resterebbe l’obbligo di reintegro del lavoratore discriminato, (2) nel caso in cui il licenziamento sia stato motivato da ragioni disciplinari verrebbe data al giudice la facoltà di decidere tra il reintegro e un risarcimento e, infine, (3) se il licenziamento è stato motivato da ragioni economiche il giudice potrebbe soltanto notificare un risarcimento (il cui ammontare sarebbe già stabilito in funzione dell’anzianità). Nelle righe che seguono riassumo quali sono le conseguenze negative dell’articolo 18 e perché un intervento simile sarebbe poco efficace sulle stesse.  Prosegui la lettura…

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Euro TAV Parade

6 marzo 2012

Dopo aver sentito molte opinioni dei NoTAV e dei SiTAV credo sia venuto il momento di accantonare almeno per un attimo i giudizi per mettere in primo piano fatti che siano sintetizzabili attraverso numeri. Propongo pertanto un  esercizio di confronto a livello europeo tra tre grandi opere di trasporto che collegano coppie di paesi: due esistono da tempo e di esse sappiamo con precisione quanto sono costate e quali livelli di domanda soddisfano, la terza è il progetto di nuovo collegamento italo-francese del Fréjus  noto col nome di TAV. Le due opere internazionali sono l’Eurotunnel, che non ha bisogno di presentazioni, e l’Oresund Link, collegamento fisso sia ferroviario che stradale tra Svezia e Danimarca, costituito da un ponte, un’isola artificiale e un tunnel. Prosegui la lettura…

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Vivisezione, sperimentazione animale e gli spettri del passato

29 febbraio 2012

Per adeguarsi alla direttiva comunitaria del 2010 sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici, l’Italia si appresta ad adottare una normativa ancora più severa di quella imposta dall’Unione Europea. In base al testo approvato alla Camera, per esempio, allevare dei cani a scopo esclusivamente scientifico potrebbe diventare reato. Gli animalisti sono scesi sul piede di guerra: dagli accampamenti davanti all’allevamento di Green Hill a Montichiari fino alla Harlan di Corazzana, dove sono giunti i nas richiesti a gran voce dalla parlamentare del Pdl Michela Brambilla. I controlli hanno dato esito negativo: tutto in regola.
Per fare chiarezza abbiamo rivolto alcune domande a Piergiorgio Strata, professore emerito di neurofisiologia all’Università di Torino, Presidente dell’Istituto nazionale di neuroscienze e rappresentante del governo italiano nel consiglio degli amministratori fiduciari dello Human Frontier Science Program.

Innanzitutto, professore, chiariamo il significato delle parole. Le espressioni “vivisezione” e “sperimentazione animale” sono spesso usate in modo interscambiabile, eppure non sono sinonimi.

Il termine vivisezione è stato coniato per definire la pratica di sezionare un corpo vivente in contrasto con il termine autopsia che si riferisce alla pratica di sezionare un cadavere. Un intervento di appendicite è vivisezione che normalmente avviene sotto anestesia. Sperimentazione animale è un termine più ampio che include ad esempio la somministrazione di farmaci senza interventi chirurgici.

Dunque anche a proposito di un parto cesareo si può parlare di vivisezione.

Certamente. Questo tipo di vivisezione talvolta è necessario per salvare la vita alla madre e/o al nascituro. Prosegui la lettura…

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Candidiamo Roma alle Olimpiadi invernali

17 febbraio 2012

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Angelo Spena.

Roma, domenica 5 febbraio, terzo giorno di paralisi per pochi centimetri di neve. Alle 12,45 telefono al Comune per chiedere che qualcuno spali la neve o porti sale per rendere attraversabile una piazzetta posta su un punto alto del quartiere Monte Sacro.

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Fiducia, rating e vergogna – di Angelo Spena

22 gennaio 2012

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Angelo Spena.

La vicenda del Giglio è una tragedia delle vittime, e dell’Italia. Altro che Titanic. E’ vergognoso solo l’accostamento. E’ già impudenza chiamarlo “naufragio”; risparmiamoci l’inopportuna retorica patetica e surreale del “colosso sconfitto dalla roccia antica” o dell’”inchino”. Quella del 1912 fu una tragedia vera, con una sua fatale dignità. Qui non c’è il Circolo polare, non c’è nebbia, non ci sono ghiacci. Qui, non ci sono parole. C’è solo l’inconcepibile elevazione a potenza della peggiore irresponsabilità umana. Prosegui la lettura…

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Tagliare gli stipendi dei parlamentari? Meglio ridurne il numero.

6 gennaio 2012

Ha sollevato un discreto polverone la pubblicazione della commissione Giovannini in merito agli stipendi dei parlamentari italiani. Per chi si fosse perso la puntata, ricordiamo che la commissione ha cercato di misurare gli stipendi effettivi dei parlamentari italiani e di confrontarli con quelli europei. Prosegui la lettura…

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