Questo articolo è stato originariamente pubblicato su The Beacon, il blog dell’Independent Institute.
Sapevate che il 7 febbraio 2012 ricorre il bicentenario della nascita di Charles Dickens? Lo scrittore britannico viene sovente accomunato a Carlyle, Shaw, Ruskin e altri letterati anti-capitalisti di ispirazione romantica e vittoriana. È pur vero che a Carlyle il capitalismo non piaceva, ma non per i soliti motivi. Dickens, tuttavia, come spiega Paul Cantor, è stato un imprenditore e un capitalista di immenso successo, uno degli ispiratori della grande innovazione ottocentesca del romanzo d’appendice.
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Redazione liberismo, mercato, pensiero bicentenario, Dickens
Hazlitt conclude il suo libro con una riflessione sulla ricerca della verità in economia. La sua tesi è che all’interno di questa scienza sociale è fondamentale il metodo deduttivo: partendo da assiomi certi e sviluppandoli con il rigore proprio della logica, l’economia può servire a “irradiare la verità”. Prosegui la lettura…
Redazione liberismo, Libertà, mercato, pensiero, teoria Henry Hazlitt, L'economia in una lezione
Per gli economisti classici il risparmio rappresentava la condotta più saggia tanto per gli individui come per gli Stati, ma oggi vengono invece addotti sempre nuovi argomenti a sostegno della dottrina della spesa, in base alla quale il risparmio ostacolerebbe lo sviluppo dell’economia.
L’ingenuo argomento secondo cui chi risparmia non spende e quindi non fa circolare il denaro, fa coincidere il risparmio con una sua forma particolare: la “tesaurizzazione”, intesa come un accumulo di denaro che non viene impiegato in alcuna attività. Prosegui la lettura…
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La moneta e la politica monetaria sono legate in modo indissolubile al processo economico.
In questo capitolo Hazlitt pone la questione delle ragioni dell’ampio consenso accordato nel corso della storia alle politiche inflazionistiche e alle loro conseguenze, e lo fa sottolineando come la confusione tra denaro e ricchezza sia un classico errore, il quale si trova anche nella Ricchezza delle Nazioni di Adam Smith ed è alla base delle politiche inflazionistiche.
In realtà, la vera ricchezza cresce con il benessere prodotto dalla capacità di produrre e consumare, mentre le illusioni che generano inflazione distolgono dall’analisi dai principi basilari del processo economico. Prosegui la lettura…
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L’avversione ideologica al profitto è in contrasto con la sua utilità reale per l’economia.
Una funzione fondamentale del profitto è quella di orientare e incanalare i fattori produttivi, in modo che la produzione dei vari beni sia conforme alla domanda. Per quanto preparato, nessun funzionario pubblico può risolvere in maniera discrezionale questo problema, mentre soltanto i prezzi liberi e i liberi guadagni consentono alla produzione di raggiungere il suo massimo livello, ponendo rimedio più rapidamente di ogni altro sistema alla scarsità. Prosegui la lettura…
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Hazlitt contrappone la nozione medievale di prezzi e salari “giusti” (ripresa da alcuni economisti moderni) e quello di prezzi e salari funzionali, elaborata dagli economisti classici. Purtroppo la nozione dei salari funzionali è stata riformulata in forma corrotta dai marxisti ed è nata una “scuola del potere d’acquisto”, secondo cui gli unici salari a funzionare, cioè a evitare crisi economiche sistemiche, sono quelli che consentono all’operaio di “riacquistare il prodotto del suo lavoro”. All’interno di questa prospettiva saranno giusti quei datori di lavoro che rispetteranno questa condizione, ma rimane ben poco chiaro come si possa stabilire quando il lavoratore è in grado di “riacquistare ciò che egli produce”. Prosegui la lettura…
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I sindacati svolgono una funzione utile e legittima, ma il loro potere di elevare i salari è sopravvalutato, proprio mentre è sottostimata l’efficacia del fattore che in realtà è il più determinante: la produttività.
Quando i sindacati riescono a imporsi senza rivendicare l’efficienza produttiva dei loro iscritti, ma usando la loro forza politica o la loro posizione strategica, arrecano complessivamente un danno alla società e ai lavoratori. Prosegui la lettura…
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Salari e prezzi sono governati dagli stessi principi, ma il fatto che vengano chiamati con due nomi diversi li associa a suggestioni sentimentali e politiche che impediscono di coglierne l’interdipendenza.
Anche per quanto riguarda la legge sul salario minimo i danni superano i vantaggi. Si ignora, infatti, che i salari pagati nell’industria X, che si ritengono troppo bassi, potrebbero però essere anche i migliori possibili, dato che diversamente i lavoratori si sarebbero già spostati verso un’altra occupazione. Prosegui la lettura…
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A giudizio di Hazlitt, è più che legittimo preoccuparsi che i ceti più poveri possano accedere ai beni essenziali e che quindi non costino troppo, ma la soluzione garantita dal controllo dei prezzi è fallimentare e controproducente.
Dapprima egli spiega che alla base di tutto c’è una falsa assunzione, la quale fraintende il senso delle relazioni tra bisogni, potere d’acquisto e prezzi; quindi egli mostra come non sia possibile fissare prezzi massimi per determinate merci senza che si verifichino due conseguenze. La prima è che la domanda di tali beni aumenta; la seconda è che diminuisce l’offerta, perché l’abbassamento dei prezzi riduce o annulla il margine del profitto, fino a quando i produttori marginali smettono di lavorare e sono portati al fallimento. Prosegui la lettura…
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Nonostante l’esperienza continui a dimostrare quanto sia fallimentare il controllo dei prezzi – e Hazlitt non manca di offrire esempi storici al riguardo – i regolatori statali continuano a ritenere necessario un intervento pubblico volto a stabilizzare l’economia. A loro giudizio, .la libera concorrenza è radicalmente sbagliata, in quanto è guidata dalla “cieca” legge della domanda e dell’offerta. In realtà, tutto viene realizzato in modo assai più efficiente dall’iniziativa privata, con meno danni per tutti. Prosegui la lettura…
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