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Liberalizzazioni: il Parlamento crede che la crisi sia finita?
Il Parlamento Italiano sembra non essersi accorto che la crisi non è finita, bensì all’inizio. Gli ultimi rumors circa le modifiche in negativo del decreto “liberalizzazioni” da parte di ampi settori della maggioranza (PDL e PD in primis) mostrano che i Parlamentari non hanno capito quanto ancora sia grave la situazione economica.
L’Italia a fine 2011 è caduta in recessione (-0,5 per cento nell’ultimo trimestre), ma la caduta del PIL sarà ancora più duro nel 2012. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale si annuncia un calo del 2,2 per cento, che di fatto obbligherà il Governo Monti a nuovi “sacrifici”.
Da dove arriva allora tutto questo ottimismo dei Parlamentari che pensano che l’ottima reputazione che possiede Mario Monti di fronte ai mercati e ai partner stranieri possa annacquare una serie di misure già abbastanza deboli? Prosegui la lettura…
Distribuzione locale gas: se il decreto liberalizzazioni protegge gli incumbent pubblici
Con la conversione in legge del decreto “cresci Italia“, anche la distribuzione locale del gas può trovare un assetto compatibile con le regole della concorrenza o, viceversa, potrebbe riprecipitare in un contesto di fatto monopolistico. Lo sapremo tra pochi giorni, quando il Senato avrà deciso se votare a favore o contro gli emendamenti presentati dal senatore Nicola Latorre e altri e dal senatore Enrico Musso e altri, che consentirebbero di bandire gare anche per “sub ambiti”.
Decreto semplificazioni: Agenda digitale e banda larga
Il perno delle misure di snellimento burocratico previste nel decreto semplificazioni è il cd. egovernment, ossia la possibilità, che il cittadino adempia ai suoi obblighi e oneri amministrativi per via telematica, e, che le pubbliche amministrazioni comunichino con i cittadini e tra di loro attraverso la rete, evitando le code negli uffici pubblici, i francobolli nella corrispondenza, la duplicazioni di certificati identici e detenuti da amministrazioni diverse, etc.
Semplificare non basta
Il decreto sulle semplificazioni discusso venerdì in Consiglio dei ministri è la terza tappa delle riforme proposte dal governo Monti per rilanciare il sistema economico italiano.
Non è una novità che la burocrazia sia un costo di denaro e di tempo per i cittadini e le imprese. Considerando, come si dice, che il tempo è denaro, si spiegano le stime governative di forte risparmio che un alleggerimento degli oneri amministrativi nei più disparati settori del vivere sociale produrrà.
Alle farmacie sarebbe convenuta la fascia C invece delle misure approvate? – di Fabrizio Gianfrate
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Fabrizio Gianfrate.
Rispetto a quanto approvato, alle farmacie è convenuto di più quanto approvato nel decreto sulle liberalizzazioni o, come originariamente previsto e da esse fortemente osteggiato e rifiutato, l’allargamento della distribuzione a GDO e parafarmacie anche dei farmaci di fascia C con obbligo di ricetta?
Altro che liberalizzazioni! Le mani del governo nei contratti agroalimentari
Abbiamo più volte sottolineato, nei post del chicago blog dedicati al decreto legge “cresci Italia”, che questo sia solo in parte un provvedimento di liberalizzazioni, smentendo le aspettative iniziali e le formule correnti con cui viene chiamato.
Esso contiene, infatti, misure molto diverse tra loro, che vanno da una effettiva liberalizzazione a forme di vera e propria regolazione delle dinamiche contrattuali, che hanno sicuramente un verso opposto rispetto alla regola generale del diritto di libertà economica e di contratto.
Taxi, Authority (inutile) e “modello Milano” – di Luciano Galbiati
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Luciano Galbiati.
Gentile signor Stagnaro,
Il decreto liberalizzazioni prevede per i taxi il mantenimento di un sistema regolamentato (prevalente in Europa e USA).
Si è evitato il grave errore di scegliere tra due estremi entrambi sbagliati. La totale deregulation; che comporta per i taxi il fenomeno – ben documentato in letteratura economica – della “concorrenza distruttiva” (i taxi di Dublino). All’estremo opposto il “cumulo delle licenze”; che genera oligopoli e sfruttamento del lavoro (i taxi di New York).
Si è invece scelto un modello organizzativo da molti anni adottato a Milano e nel bacino aeroportuale lombardo.
“Modello Milano” (mi consenta il termine) che uno studio del 2011, svolto dagli Automobil Club europei, pone al 4° posto nel continente per qualità, correttezza e trasparenza tariffaria su un totale di 22 città esaminate.
Queste le caratteristiche:
1) TRASPARENZA: unico caso in Europa di tariffa senza supplementi (si paga solo l’importo del tassametro).
2) OBBIETTIVI QUALITATIVI: Aumenti tariffari legati al raggiungimento di obbiettivi qualitativi (motori ecologici, lingua straniera, terminale pos, ecc).
3) EXTRATERRITORIALITÀ: Possibilità paritetica di carico per le flotte taxi di Milano/Varese/Bergamo nel sistema aeroportuale lombardo (Malpensa, Linate, Orio al Serio).
4) FLESSIBILITÀ: Attivazione volontaria di autisti e turni supplementari con una sola licenza.
Se questa direzione è giusta e praticabile – senza stravolgere la normativa esistente – enorme perplessità suscita invece la decisione del Governo di trasferire la disciplina del servizio ad una authority nazionale.
NEL METODO: Non è certo una liberalizzazione, ma un atto dirigista. L’illusione del perseguimento della concorrenza per via amministrativa e centralista. Numero dei taxi e tariffe sono gestite in tutto il mondo dagli enti locali; anche nella iper-dirigista Francia.
NEL MERITO: Può davvero un’autorità centrale conoscere meglio delle autorità locali le esigenze di servizio degli 8.000 comuni italiani? Realtà locali caratterizzate, come tutti sanno, da enormi differenze socio/economiche.
Il motivo per cui, sempre e ovunque, la disciplina del servizio taxi è affidato a regioni, comuni, contee o prefetture (enti locali) è molto semplice; diversamente non può funzionare in modo efficiente. Non funzionava così neppure nell’URSS dei piani quinquennali.
Anche al più tiepido tra i liberali o al più timido tra i liberisti è chiaro che l’authority dei taxi è l’ennesimo “carrozzone” italico.
Cordialità
Luciano Galbiati (tassista)
Le liberalizzazioni: assicurazioni e facile propaganda – di Paolo Marigliani
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Paolo Marigliani.
Sono agente di assicurazioni dal 1971 ed ho 60 anni.
Monomandatario per il ramo danni, quindi anche Rc auto, inizialmente per obbligo e ,successivamente, per scelta (non ho un portafoglio tale da potere sostenere 2 mandati).
Decreto Liberalizzazioni: serve un governo “politico”?
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Antonio Masala.
Pochi dubbi che, per chi nel mercato ci crede davvero, queste liberalizzazioni sono un debole palliativo. A essere onesti tuttavia ci si deve anche chiedere cosa era lecito aspettarsi da un governo come questo. Al di là della cultura economica (notoriamente incline ad esaltare il ruolo delle “buone regolamentazioni” statali) dei suoi principali esponenti, non si deve dimenticare che si tratta di un governo che non è nato da un consenso popolare a favore di grandi cambiamenti liberali, ma che esiste e opera solo perché la “crisi” ce lo impone.





