Dopo che altri hanno già insistito sul monito al Partito Laburista contenuto nell’autobiografia di Tony Blair, A Journey, oggi il Wall Street Journal riporta alcuni passi del libro dedicati alla crisi finanziaria che ha contribuito prima a una straordinaria risalita di Gordon Brown nei sondaggi (sembrava “un keynesiano al posto giusto e al momento giusto”) e poi invece alla sua sconfitta elettorale.
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Alberto Mingardi finanza, liberalizzazioni crisi finanziaria, debito, interventismo pubblico, keynesismo, politica monetaria, regolamentazione, tony blair
Riceviamo da Silvano Fait (IHC) e volentieri pubblichiamo
La politica del grande interventismo ha dato vita ad un qualcosa di nuovo, innestando una potenziale mutazione genetica del sistema attuale in una direzione tutt’altro che capitalistica (a questo proposito sarebbe opportuno specificare che l’Occidente ha giĂ raggiunto da tempo una sorta di stasi socialdemocratica caratterizzata da bassa crescita ed indebitamenti crescenti – l’argomento però merita una trattazione a sĂ© stante). L’idea che stia prendendo corpo una stagione neofeudale è al centro di diversi dibattiti culturali negli Stati Uniti. A seconda della prospettiva, o dell’oggetto della discussione il termine “neofeudalesimo” assume significati e sfumature diverse. Utilizzerò questo termine declinato in senso, per quanto possibile, “austriaco”: ovvero facendo riferimento ad una riduzione degli spazi della libertĂ individuale in cui i vincoli di carattere contrattuale cedono il passo a quelli di carattere egemonico (basati ovvero su forza e arbitrio politico). Prosegui la lettura…
Guest finanza, pensiero discrezionalitĂ , interventi pubblici, mercato creditizio, Rickards
Ha mai pensato di darsi alla politica? “No. Anche perchĂ© penso di avere un carattere non adeguato”. Era il 29 maggio 2008 e Unicredit era da poco inciampata sulla mina dei derivati. Ecco allora uscire sulle pagine de L’Espresso una lunga  intervista sentimentale all’amministratore delegato, Alessandro Profumo.
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Camilla Conti credito, finanza banche, profumo, Unicredit
Riceviamo da Leonardo Baggiani (IHC) e volentieri pubblichiamo
Gli editoriali di Krugman sono spesso piĂą che irritanti, per lo meno dall’ottica liberalista; non potrebbe essere diverso visto che il suo faro è Keynes. Al Nobel Krugman (Nobel per aver studiato profondamente i tassi di cambio senza aver detto niente di utile ma averlo detto bene, secondo me) è stato poi ribattuto in modo efficace anche su Chicago Blog (si veda ad esempio questo pezzo, ma anche questo, di Monsurrò), peccato non aver assistito alle relative contro-repliche. In uno degli ultimi interventi, tradotto il 7 agosto sul Sole24ore (“Keynes fa bene a chi sa osare per tempo”), Krugman è riuscito a dire una cosa in qualche modo giusta ma sporcandola con una delle sue ricostruzioni “forzate”della storia economica: che il keynesianismo non comprenderebbe deficit pubblici perpetui, e che l’Asia è fiorita sulla spesa pubblica. Prosegui la lettura…
Guest finanza, pensiero, spesa pubblica Cina, deficit statale, Keynes, spesa pubblica
Il mercato americano si attendeva oggi una vendita mensile di nuove abitazioni pari a 4,6 milioni, e invece quelle davvero avvenute sono state inferiori del 20%, fermandosi a 3,8 milioni. E’ il dato piĂą basso da maggio 1995, una nuova doccia gelata che sposta gli indicatori della crisi immobiliare americana a 12 anni prima dell’inizio della crisi. La notizia ha portato al ribasso i listini europei, oltre a quelli statunitensi, ma mai come questa volta è l’America, il problema. Un’America che sta vedendo il mito di Obama, almeno in economia, squagliarsi come neve al sole.
Eppure la crisi era nata proprio dal sogno americano – sbagliato – di sostenere oltremisura gli acquisti di case da parte di chi aveva pochi dollari ed era giĂ molto indebitato, oltre il proprio reddito disponibile. Tassi d’interesse troppo bassi e disinvolte tecniche finanziarie di ripiazzamento dei mutui a bassa sostenibilitĂ hanno regalato al mondo intero la piĂą grave crisi del dopoguerra. SenonchĂ©, a distanza di tre anni, l’America non ha ancora imparato la lezione. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino Stati Uniti, finanza Barack Obama, immobiliare, mercato, statalismo, Stati Uniti
Cosa ci dicono i rendimenti dei bond sovrani? Che il mercato non crede piĂą a chi ha fatto troppo debito e a chi persevera senza prima avere ingranato la ripresa. Come gli americani: il debito pubblico Usa al ritmo attuale supererĂ il 100% del GDP USA prima del 2015. Quello dell’euroarea sarĂ allora al 95%. E sopra il 90% sarĂ anche quello del Regno Unito, pur inglobando le misure correttive annunciate dal governo Cameron-Clegg. Ergo: bisogna tagliare ancora. Basta vedere la curva degli yields pubblici. Prosegui la lettura…
Camilla Conti Stati Uniti, finanza, spesa pubblica bond, debito, mercato
di Leonardo Baggiani e Silvano Fait (IHC)
Per capire quanto il mercato obbligazionario possa trovarsi in futuro sotto pressione, si può dare un occhio a qualche report di Standard & Poor’s, tra cui uno citato anche dal Sole24ore: da qui al 2013, dovranno essere rimborsati piĂą di 3.000 miliardi di dollari, con un picco di 903 miliardi previsto per il prossimo anno, ed a questo vanno aggiunte le necessitĂ di cassa degli Stati sovrani (circa 870 miliardi di dollari a titolo di rifinanziamento solo 2011, piĂą gli oneri derivanti dal servizio del debito e il finanziamento dei rispettivi deficit). La conseguente, ed evidente, scarsa sostenibilitĂ di politiche di deficit spending ed il rischio che queste possano spiazzare la domanda privata di fondi. In questo scenario la BCE non potrebbe ritirarsi dal suo monetary easing, anzi dovrebbe trovarsi ad incrementarlo. La nuova “moda” del debito potrebbero essere i covered bond, la cui emissione è incrementata del 60% nel primo semestre dell’anno in seguito al programma di acquisto previsto dalla Banca Centrale (tale programma è terminato il 30 giugno, ma vi sono tutti i presupposti per riedizioni future piĂą o meno analoghe). E che ne sarĂ delle tanto sbandierate “politiche di sterilizzazione monetaria”? Prosegui la lettura…
Oscar Giannino credito, finanza, monete banche, BCE, Fed, politica monetaria
La truffa è arte pura e assoluta, quando tocca vette di maestria nel raggiro della buona fede di centinaia e centinaia di persone. L’articolo 640 del codice penale, per chi è cultore della materia e conosca la giurisprudenza accumulata in decenni di vita italiana, si applica sovente nel nostro Paese a dei maestri sommi della dissmulazione, che non avrebbero sfigurato in scena ai tempi della Commedia dell’arte, che avrebbero benissimo potuto campare quali spalle d’eccezione nei film di Totò, Peppino e Nino Taranto. Uno di questi è con ogni probabilitĂ Lello Cacciapuoti, sedicente principe di Montebello tanto per non farsi mancare nulla sul biglietto da visita, l’ideatore e e realizzatore nella realtĂ del vecchio detto caro a chi brechtianamente diffida per definizione di banche e banchieri: e cioè che c’è solo una cosa moralmente piĂą grave che rapinare una banca, fondarla appunto. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino credito, finanza Banca d'Italia, banche, Consob, risparmio
Mentre il day by day conferma la decelerazione della crescita americana – il dato di oggi sulla diminuita produttivitĂ si aggiunge alle delusioni sull’occupazione - e la Cina ha segnato un allentamento della crescita delle importazioni dai Paesi avanzati e una ripresa dell’export al piĂą 38% su base annua, tornando ad alimentare i timori su una ripresa troppo accentuata sulla sola costa asiatica del Pacifico, quanto possiamo stare sicuri che non si riproponga il problema dei debiti sovrani? La risposta che viene da due giovani e brillanti economisti della Banca d’Italia è di quelle che fanno riflettere. No, non possiamo essere affatto certi che la grana dei debiti sovrani sia alle nostre spalle. Al contrario, l’instabilitĂ finanziaria complessiva resta il segno dominante nel medio periodo, e non c’è bisogno di un vero e proprio default di uno Stato per accenderne la miccia. A scriverlo in una recente ricerca sono Fabio Panetta, capo del Dipartimento addetto alle previsioni economiche e monetarie di Bankitalia, e il suo vice Giuseppe Grande. Prosegui la lettura…
Oscar Giannino Stati Uniti, credito, finanza, macroeconomia, monete, ue banche, BCE, debito pubblico, Fed, Obama, Stati Uniti
Le riforme strutturali sono necessarie in un Paese che è cresciuto molto velocemente negli ultimi 15 anni e le quali entrate tributarie hanno avuto un boom. Le amministrazioni pubbliche si sono ritrovate con una “manna” fiscale che hanno scialacquato nel corso degli anni. Il debito spagnolo non è a livelli esagerati e anche nei prossimi anni, quando raggiungerĂ il picco, non dovrebbe superare l’80 per cento. Ma vi è un’altra importantissima ragione per la quale i mercati sembrano dubitare della Spagna: il sistema bancario. Nel paese iberico vi sono due dei colossi della finanza internazionale, il Banco Santander e il BBVA. Entrambe le banche sono cresciute molto negli ultimi anni tramite processi di fusione e hanno conquistato il ruolo di player internazionali. Ma non sono le prime due banche spagnole a preoccupare i mercati. La problematica principale deriva dalle “casse”. Queste banche sono molto importanti nel paese, tanto che la Caja Madrid è divenuta il terzo operatore e la Caixa Cataluna è la quarta entitĂ bancaria in Spagna. Hanno attivi vicini o superiori ai 300 miliardi di euro e giocano un ruolo molto importante nel Paese. Le “casse” hanno una triste particolaritĂ . Sono completamente dipendenti dalla politica. Prosegui la lettura…
Andrea Giuricin finanza, fisco, mercato banche, Cajas, Spagna, titoli spagnoli, Zapatero