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Archivio per la categoria ‘debito pubblico’

2000 miliardi di debito pubblico. Alcuni chiarimenti

26 marzo 2012

Sabato 24 marzo, il quotidiano “Repubblica” ha pubblicato un articolo che ipotizza, sulla base del nostro contatore, che lo stock del debito pubblico raggiungerà la cifra record di 2000 miliardi di euro il prossimo 28 aprile. In realtà, è assai improbabile che ciò si verifichi.

L’orologio rappresenta un tentativo di stimare il debito, in tempo reale, alla luce degli andamenti mensili osservati negli ultimi dieci anni. L’ipotesi di fondo è che, in media, il paese continuerà a emettere o ripagare titoli di debito nel futuro come ha fatto nel passato.

Le nostre stime vengono costantemente allineare ai dati forniti da Bankitalia su base mensile. Nel primo anno e mezzo di attività abbiamo riscontrato una buona aderenza delle nostre stime ai valori effettivamente osservati, con una lieve tendenza a sottostimare il debito.

L’orologio, tuttavia, ha una funzione indicativa, e non pretende di avere un valore previsivo. Pertanto, rispetto all’ipotesi del quotidiano di Largo Fochetti, sulla base degli andamenti storici non crediamo probabile che si raggiungano i 2000 miliardi già a fine aprile, o comunque nella prima metà dell’anno. Infatti, la velocità di crescita dell’indebitamento è tipicamente più pronunciata nel primo che nel secondo trimestre.

È plausibile, dunque, che il tetto dei 2000 miliardi sarà infranto tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013, a meno di aggiustamenti molto significativi nei saldi del bilancio pubblico.

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Scandali pubblici: una sola reazione ha senso economico

20 marzo 2012

Le cozze pelose del sindaco progressista di Bari, Emiliano, e i palazzi venduti a giudici e politici.  I pacchi di milioni della Margherita, spariti non si sa dove. Quelli che mancherebbero nel contro incrociato tra An e i due tronconi derivanti, dopo la rottura tra Fini e Berlusconi. Gli avvisi di garanzia al Consiglio regionale della Lombardia, e le indagini sulle tangenti Pdl-Lega. Il sospetto che lambisce anche l’integerrimo Errani, per un milione di euro dato dall’Emilia Romagna 7 anni fa a una cooperativa guidata dal fratello per un progetto industriale. La retata in provincia di Napoli che spalanca le porte del carcere a 16 giudici tributari. Mi fermo alle ultimissime di cronaca, a quelle dell’ultima settimana. Che il presidente della Repubblica abbia sentito l’urgenza di un appello al ritorno della moralità dei partiti e della politica, è quasi scontato oltre che giusto, visto che i casi incrociano l’intero asse destra-centro-sinistra. Oltre a investire, tutte le volte che le indagini coinvolgono assessori e presidenti, apici e pezzi della pubblica amministrazione al servizio della discrezionalità politica. A questo fior fior di coinvolgimenti in inchieste per malversazioni pubbliche, diciamo che le reazioni possono essere di almeno tre diversi tipi. Una sola, però, è quella che economicamente ha senso. Prosegui la lettura…

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Ohoh, anche Berlino fallisce l’obiettivo di deficit…e se in Francia…

14 marzo 2012

Leggete qui. Der Spiegel ci informa che  anche la rigorosissima Germania fallisce i suoi obiettivi di rientro del deficit pubblico. per carità, è pora roba nel 2011, quando secondo autorevole Isttuto di Colonia per la Ricerca Economica sono in realtà stati adottati tagli reali solo di 4,7 miliardi di euro rispetto ai 6,1 annunciati. Ma per il 2012 ne mancano ancora più della metà dei 19,1 miliardi annunciati, mentre il budget per il 2013 è previsto entro fine di questo marzo, e dei tagli pluriennali annunciati per l’anno a venire meno di un terzo sono stati identificati e predisposti. Ci sono due modi di guardare alla cosa. Il primo è accusare i tedeschi di due pesi e due misure, visto che la Spagna  che ha sfondato di 2,5 punti di Pil il limite del 6% di deficit pubblico previsto per il 2011 dal programma pluriennale di rientro, all’Ecofin appena concluso è stata costretta a scendere nel 2012 al 5,3%, il che implica altri 3,2 punti di Pil di tagli e aggravi fiscali anche quest’anno, dopo due anni in cui la Spagna ha varato quattro manovre molto ma molto restrittive. Il secondo è quello di tenere gli occhi aperti su che cosa succede alle presidenziali elezioni francesi, primo turno il 22 aprile e ballotaggio due settimane dopo. La domanda che vorrei farvi, prima di dirvi come la penso io nei prossimi giorni, è questa: preferireste una vittoria del socialista Hollande che annuncia la riscrittura del trattato franco-tedesco e quella del fiscal compact in nome di più Stato e più deficit rispetto al suo rientro brutale e rapido? In questi giorni, ho scoperto che a tifare Hollande in Italia sono tanti, sia a sinistra uil che è ovvio a partire da D’Alema, sia a destra anche se non lo dicono, sia tra chi a prescindere dalla scassatissima politica italiana pensa invece che comunque il fiscal compact non risolve niente, e poiché la LTRO della BCE è un palliativo per prendere tempo ma non risolve i problemi, tanto vale che qualcuno dia una botta al rigore oland-finnic-tedesco. Sono curioso di sapere comma la pensano i lettori del nostro blog.

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I dubbi sui soldi facili BCE-Draghi

7 marzo 2012

Da Panorama Economy

Ora  che la BCE di Mario Draghi tra gennaio e febbraio con le due maxi aste di liquidità sembra aver placato la domanda a breve dei mercati se l’euro fosse dotato sul serio di un’istituzione capace di esprimere in tempi rapidi la piena e inequivocabile volontà di rendere disponibili strumenti finanziari adeguati a fronteggiare qualsiasi necessità per quanto estrema, pur di impedire il collasso dell’euro, per molti osservatori anche per l’istituto centrale europeo è tempo di interrogarsi sulle politiche non ortodosse che ha intrapreso. Per la FED, il dibattito è aperto da tempo. Per la BCE, ci ha pensato la Bundesbank ha squarciare il velo del consenso. E’ ovvio che ai più sembrino obiezioni  accademiche e lussi da teoreti, rispetto all’esigenza di far scendere gli spread salvando insieme le banche, ed evitare il collasso del credito come degli Stati. Tuttavia è bene non perdere di vista i complessi problemi posti da politiche monetarie “creative”. Prosegui la lettura…

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La maxi asta Bce e l’illusione – meglio: l’errore – di Monti

29 febbraio 2012

Ok, ok. Anche oggi la seconda maxi asta di liquidità della BCE, triennale all’1% e a collaterali da rottamare, ha fatto rifiatare i mercati. 530 miliardi, più di quelli assegnati ingennaio, a 800 banche europee di cui 100 italiane, assegnatarie di 139 miliardi con Intesa a quota 24 e Unicredit oltre 12. E’ la BCE di Draghi con la sua LTRO, ad aver dato la spallata per abbassare gli spread. Tuttavia se analizziamo le cifre, dobbiamo concludere che ha ragione il presidente FED Ben Bernanke, che  oggi ha detto “l’Europa non è l’esempio da seguire”. Per l’Italia, dire che abbiamo fatto i compiti a casa e basta proseguire così è un colossale errore di cui pagheremo il prezzo. Prosegui la lettura…

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I due SuperMario: qualche obiezione. Si può?

14 febbraio 2012

Dal numero di Tempi in uscita

Viviamo settimane in cui è obbligo di buona educazione affermare e ripetere che la BCE con la sua LTRO – sta per Long Term Refinancing Operation, le aste straordinarie di liquidià a scadenza triennale, bassissimo interesse e collaterali accettati da BCE a maglie iperestese di bassa qualità solvibile, la prima tenuta a inizio anno e la seconda prevista per fine febbraio – abbia di fatto sopperito a tutto ciò che la politica europea rinvia e rifiuta di are. La Bce di Mario Draghi avrebbe dunque trasformato l’euroatmosfera dei mercati da depressa a sostenuta. Come l’altro Mario, il premier Monti, con l’operatività del suo governo avrebbe energicamente allontanato dall’Italia il sospetto di prestarsi per ignavia e inerzia a essere il detonatore dell’euro, dotato di ben altra carica esplosiva e di contagio della piccola Grecia, che vale il 2% scarso del Pil dell’eurozona e il 4% dell’eurodebito. Contrastare queste opinioni largamente diffuse, e ripetute come mantra dai media italiani, espone al forte rischio di apparire nostalgici del governo precedente. Ma come sapete e qui ho più volte scritto in tempi non sospetti, non è il mio caso. Lo premetto perché spero di non essere equivocato, nel sostenere che si tratta in entrambi i casi di esagerazioni. Prosegui la lettura…

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Che fine ha fatto la delega fiscale? C’è qualche liberale?

9 febbraio 2012

Dal numero odierno di  Panorama

Appello ai liberali in Parlamento, e – se tra loro esistono, anche a eventuali liberisti antistatalisti (non sto parlando di Antonio Martino, ovvio). Fate la cortesia, non fatevi prendere per l’ennesima volta di sorpresa. Cercate di capire che dopo le quattro manovre triennali approvate nel 2011 per  81,4 miliardi di euro di cui quasi all’80% solo da nuove tasse, c’è un’unica vera grande occasione per ribaltare il vampirismo fiscale. E’ l’esercizio della delega fiscale che questo governo eredita dal governo precedente. Prosegui la lettura…

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Sbaglia chi accusa l’Europa, la rapina di Stato è italiana

7 febbraio 2012

Dal prossimo numero di “Tempi”

Alcuni chiedono: poiché il fiscal compact sul quale hanno trovato convergenza 25 su 27 governi dell’Unione europea – l’opting out è stato scelto da Londra e Praga – conformerà per anni a venire la politica di bilancio di ogni singolo Paese membro, non sarebbe  non solo utile ma fors’anche necessario sottoporlo a referendum nazionale? Ebbene la mia risposta è secca: no. Per una serie di ragioni diverse. Alcune sono di ordine giuridico-formale. Altre, di carattere politico-sostanziale. Quelle giuridico-formali affondano le proprie radici nell’interpretazione sin qui totalmente univoca che l’ordinamento italiano ha dato dell’adesione dell’Italia ai diversi ordinamenti europei succedutisi nel tempo. Quelle sostanziali e politiche si riassumono in una frase: non è l’Europa ma è la politica italiana – in buona compagnia di quella greca etc etc – a ciurlare nel manico e spaccirea per colpe europee responsabilità che sono nazionali e sue; non è l’Europa ma la politica italiana a procurarsi con la forza la droga crescente della spesa pubblica, rapinando sempre di più le nostre tasche.

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Uno Stato meno ladro: paghi i suoi debiti come pretende le nostre tasse

3 febbraio 2012

Tra le tante condizioni ostili alla crescita del nostro Paese, campeggia un’asimmetria ruggente in Italia, tra ciò che lo Stato chiede alle imprese e ai contribuenti, e ciò che invece lo Stato riserva a sé. Ogni singolo secondo nell’adempimento dei doveri fiscali dovuti allo Stato si traduce in aggi, interessi e sanzioni. La pubblica amministrazione invece non ti paga a discrezione, per mesi e per anni. E tu non puoi farci niente. La dimensione dei ritardati pagamenti non ha una sola stima attendibile, perché la PA si guarda bene dal dare numeri sui propri debiti commerciali. Ma si pensa non sia ormai inferiore ai 70 miliardi di euro. Cinque punti di Pil. Poiché si tratta di una cifra che non solo ammazza imprese a centinaia, ma ha anche un impatto diretto sul totale del debito pubblico, è ovvio che la risposta al problema impone una strategia duplice. Da una parte, si tratta di risolvere l’oscena asimmetria nei rapporti tra creditori e debitori, se uno dei due è pubblico. Dall’altra, di cambiare strada nella gestione del debito pubblico in quanto tale, il peggior nemico della solvibilità e della crescita per l’intero sistema-Italia. Si può fare? Certo che sì. Prosegui la lettura…

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Ancora Grecia, i mille paradossi e l’exit che serve all’Italia

30 gennaio 2012

Dal prossimo numero di Tempi

Ccelebiamo il diciassettesimo vertice europeo dedicato alla sostenibilità dell’eurodebito, dall’inizio della crisi greca cioè in 24 mesi. E ancora una volta la crisi greca è al centro del confronto. Alcuni mi criticano perché da mesi inizio tutte le mattine la mia trasmissione a Radio24 con The End dei Doors, quella in apertura di Apocalypse Now, fantastico film non di guerra ma dello sgretolarsi delle convinzioni occidentali. Ebbene la copertina ultima dell’Economist mi ha dato ancora una volta ragione, col titolo Acropolis Now e gli elicotteri di Apocalypse incomenti sul Partenone. La cosa peggiore è che a questo vertice si è giunti riuscendo ancora una volta a incattivire ulteriormente opinioni pubbliche già tanto provate. Perché la richiesta tedesca di un vero e proprio commissariamento della Grecia con un bilancio pubblico scritto a Bruxelles e Berlino, – richiesta non ufficiale ma avanzata sui media da autorevoli membri della coalizione di governo tanto della Cdu-Csu che del Fdp – ha suscitato reazioni ufficiali e ufficiose greche ormai assolutamente esasperate, con le maggiori testate d’informazione giunte ormai a evocare l’ombra di un nuovo Gauleiter germanico come quando davanti all’Eretteo si pavoneggiavano azzimati ufficiali della Wehrmacht e della Luftwaffe. Il cumulo di paradossi e contraddizioni del procedere a zigzag delle classi dirigenti europee sembra non avere mai fine. Ecco perché secondo me l’Italia dovrebbe costruirsi un exit strategy “sua”, in ogni caso. Prosegui la lettura…

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