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	<title>CHICAGO BLOG &#187; Ugo Arrigo</title>
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	<description>diretto da Oscar Giannino</description>
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		<title>Piccolo Guinness di Alitalia</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 20:13:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Arrigo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Alitalia]]></category>
		<category><![CDATA[trasporto aereo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il piccolo Guinness di oggi è dedicato ai conti della nuova Alitalia nel primo trimestre 2010, resi noti nel comunicato stampa dello scorso 12 maggio. Poichè il primo trimestre 2009 non è confrontabile perchè caratterizzato dal difficile avvio del nuovo vettore e nel primo trimestre 2008 la vecchia Alitalia era già in profonda crisi, confrontiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il piccolo Guinness di oggi è dedicato ai conti della nuova Alitalia nel primo trimestre 2010, <a href="http://corporate.alitalia.it/it/Images/pr_12_05_2010_tcm6-38810.pdf">resi noti nel comunicato stampa dello scorso 12 maggio</a>. Poichè il primo trimestre 2009 non è confrontabile perchè caratterizzato dal difficile avvio del nuovo vettore e nel primo trimestre 2008 la vecchia Alitalia era già in profonda crisi, confrontiamo i dati del nuovo vettore nel I trimestre 2010 con quelli della vecchia compagnia nel I trimestre 2007, periodo caratterizzato da relativa normalità. Per ogni variabile i dati 2007 di raffronto sono riportati in parentesi dopo quelli del I trim. 2010.</p>
<ul>
<li>Ricavi operativi: 639 mil.  (1.061 mil.)</li>
<li>Costi operativi: 764 mil.  (1.174 mil.)</li>
<li>Risultato operativo:  -125 mil. (-113 mil.)</li>
<li>Risultato op. in % ricavi op.:  -19,6% (-10,7%)</li>
<li>Passeggeri trasportati: 4,7 mil. (5,5 mil.)</li>
<li>Load factor: 64,5% (70,0%)</li>
<li>Ricavi op./pax trasportati: 136 euro (193 euro)</li>
<li>Costi op./pax trasportati: 163 euro (214 euro)</li>
<li>Risultato op./pax trasportati: -27 euro (-21 euro)</li>
</ul>
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		<title>Piccolo Guinness dell&#8217;oppressione fiscale</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2010/06/03/piccolo-guinness-delloppressione-fiscale/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 18:15:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Arrigo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[pressione fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
		<category><![CDATA[Tremonti]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco come 100 euro spesi da un&#8217;impresa per un lavoratore con remunerazione pari alla media si ripartiscono tra prelievo fiscale e &#8216;residuo&#8217; a favore del lavoratore:
   100,0      Valore aggiunto d&#8217;impresa destinato al fattore lavoro
-     4,8      Irap
-   22,7      Oneri sociali a carico del datore
-     6,7      Oneri sociali a carico del lavoratore
=  65,8      Remunerazione lorda
-   13,3      Irpef
-     1,4      Addizionali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco come 100 euro spesi da un&#8217;impresa per un lavoratore con remunerazione pari alla media si ripartiscono tra prelievo fiscale e &#8216;residuo&#8217; a favore del lavoratore:</p>
<p>   100,0      Valore aggiunto d&#8217;impresa destinato al fattore lavoro</p>
<p>-     4,8      Irap</p>
<p>-   22,7      Oneri sociali a carico del datore</p>
<p>-     6,7      Oneri sociali a carico del lavoratore</p>
<p>=  65,8      Remunerazione lorda</p>
<p>-   13,3      Irpef</p>
<p>-     1,4      Addizionali Irpef</p>
<p>=  51,0      Reddito disponibile</p>
<p>-   11,0     Imposte sui consumi (con aliquote legali e ipotizzando che tutto il reddito disp. sia speso)</p>
<p>=  <strong>40,0</strong>     &#8217;Residuo&#8217; per il lavoratore</p>
<p>    <strong>60,0</strong>      Pressione fiscale complessiva</p>
<p>Note: (1) Il calcolo precedente include aliquote Irap e addizionali Irpef massime. Nell&#8217;ipotesi di aliquote Irap e addizionali Irpef minime la ripartizione dei 100 euro iniziali tra fisco e lavoratore diventa la seguente: Fisco 58,7, lavoratore 41,3. (2) Il calcolo precedente ipotizza che tutto il reddito sia consumato. Per ogni 10% di reddito  risparmiato la voce &#8216;imposte sui consumi&#8217; di riduce di 1,1. (3) La pressione fiscale calcolata nella tabella è il valore ex ante atteso applicando la legislazione fiscale e non considera pertanto il fenomeno dell&#8217;evasione fiscale. Per contro i dati sulla pressione fiscale di fonte Istat ed Eurostat mettono a rapporto il gettito effettivo delle imposte col Pil (e, nel caso di Eurostat, anche il gettito delle imposte che gravano sul lavoro rispetto ai redditi totali da lavoro risultanti dalla contabilità nazionale). In questi casi il numeratore dei rapporti si abbassa per il fenomeno dell&#8217;evasione.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Spese inutili (Piccolo dizionario della manovra)</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2010/06/02/spese-inutili-piccolo-dizionario-della-manovra/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 09:41:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Arrigo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[manovra]]></category>
		<category><![CDATA[province]]></category>
		<category><![CDATA[spesa pubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[Spese inutili. Spese che non servono ai politici.
Spese per 232 enti culturali=inutili; spese per 110 province=utilissime, producono infatti 4200 posti a sedere per politici con &#8216;appena&#8217; 16,5 miliardi di oneri per il contribuente e un costo medio per poltrona di &#8217;soli&#8217; 3.938.571,43 euro annui . Si comprendono le ragioni della miracolosa moltiplicazione delle province in questi anni &#8230;
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Spese inutili.</strong> Spese che non servono ai politici.</p>
<p>Spese per 232 enti culturali=inutili; spese per 110 province=utilissime, producono infatti <a href="http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/BP/IBL_BP_67_Province.pdf">4200 posti a sedere per politici con &#8216;appena&#8217; 16,5 miliardi di oneri per il contribuente </a>e un costo medio per poltrona di &#8217;soli&#8217; 3.938.571,43 euro annui . Si comprendono le ragioni della miracolosa moltiplicazione delle province in questi anni &#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Piccolo Guinness della spesa pubblica (II)</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2010/05/29/piccolo-guinness-della-spesa-pubblica-ii/</link>
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		<pubDate>Sat, 29 May 2010 16:05:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Arrigo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[record]]></category>
		<category><![CDATA[spesa pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Tremonti]]></category>

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		<description><![CDATA[Credo non valga per la spesa pubblica il detto &#8217;se la conosci la eviti&#8217;, ma conoscerla è importante non fosse altro per non farci ingannare quando ci viene chiesto di mettere mani al portafoglio per finanziarne l&#8217;ennesima crescita. Sollecitato da diversi commenti al precedente post, ritorno sul tema per rispondere a due quesiti: (a) quali voci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo non valga per la spesa pubblica il detto &#8217;se la conosci la eviti&#8217;, ma conoscerla è importante non fosse altro per non farci ingannare quando ci viene chiesto di mettere mani al portafoglio per finanziarne l&#8217;ennesima crescita. Sollecitato da diversi commenti al precedente post, ritorno sul tema per rispondere a due quesiti: (a) quali voci di spesa concorrono a spiegare gli otto punti in più di spesa pubblica in rapporto al Pil tra il 2000 e il 2009; (b) se la recente manovra influisce o meno sulle voci che sono accresciute di più nel decennio.</p>
<p><strong>Variazione delle spesa pubblica primaria in rapporto al Pil tra il 2000 e il 2009</strong></p>
<ol>
<li>Consumi intermedi e prestazioni sociali in natura: +3,0 punti %;</li>
<li>Prestazioni sociali in denaro: + 2,8 punti %;</li>
<li>Redditi da lavoro: + 0,9 punti %;</li>
<li>Contributi agli investimenti e altre spese in c/capitale: + 0,5 punti %</li>
</ol>
<p>Nota: (1) Sono gli aquisti della P.A. (beni e servizi, compresi i servizi per prestazioni sociali di cui beneficiano i cittadini); (2) Sono le erogazioni previdenziali; (3) E&#8217; il costo del lavoro dei dipendenti pubblici; (4) Sono i contributi agli investimenti effettuati da soggetti esterni alla P.A. (più voci residuali in c/capitale).</p>
<p>I dati precedenti rappresentano la differenza assoluta tra quanto pesano queste voci di spesa sul Pil nel 2009 e quanto pesavano nel 2000. E&#8217; tuttavia importante verificare anche l&#8217;incremento percentuale del loro peso sul Pil data la dimensione molto differente delle varie voci. Come si può osservare, il costo dei dipendenti pubblici scende dal podio. </p>
<p><strong>Variazione % del peso sul Pil delle voci di spesa pubblica primaria tra il 2000 e il 2009</strong></p>
<ol>
<li>Consumi intermedi e prestazioni sociali in natura: + 41 %;</li>
<li>Contributi agli investimenti e altre spese in c/capitale: + 35 %</li>
<li>Prestazioni sociali in denaro: + 17 %;</li>
<li>Redditi da lavoro: + 8 %.</li>
</ol>
<p>Seguendo questa graduatoria la manovra di finanza pubblica avrebbe dovuto mettere mano in primo luogo alla spesa per acquisti della P.A. (che è la vera voce fuori controllo della spesa pubblica), verificare i contributi agli investimenti dati al settore privato (ivi comprese le imprese pubbliche societarizzate), intervenire sulla spesa previdenziale che oltre a essere la più consistente tra la voci di spesa continua a crescere più del Pil. Non mi sembra che la manovra le abbia prese granché in considerazione e per questo sono piuttosto critico (rimando per un&#8217;analisi della manovra al mio contributo per <a href="http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2010/5/27/MANOVRA-1-Caro-Tremonti-ecco-le-riforme-per-evitare-nuovi-tagli/88906/">ilsussidiario.net</a>).</p>
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		<item>
		<title>Piccolo Guinness della spesa pubblica</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2010/05/27/piccolo-guinness-della-spesa-pubblica/</link>
		<comments>http://www.chicago-blog.it/2010/05/27/piccolo-guinness-della-spesa-pubblica/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 27 May 2010 20:24:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Arrigo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[record]]></category>
		<category><![CDATA[spesa pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Tremonti]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre riflettevo, in occasione della manovra di finanza di questi giorni, sulla tendenza apparentemente inesorabile della spesa pubblica  a crescere nel tempo mi è venuta in mente la seguente domanda: in quale decennio la spesa pubblica (espressa in rapporto al Pil) è cresciuta di più?
La risposta che mi sono dato è: ovviamente negli anni &#8216;80, sia per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre riflettevo, in occasione della manovra di finanza di questi giorni, sulla tendenza apparentemente inesorabile della spesa pubblica  a crescere nel tempo mi è venuta in mente la seguente domanda: in quale decennio la spesa pubblica (espressa in rapporto al Pil) è cresciuta di più?</p>
<p>La risposta che mi sono dato è: ovviamente negli anni &#8216;80, sia per le scelte dei governi in tema di spesa primaria sia, soprattutto, per il contributo della spesa per interessi, trainata dagli alti tassi conseguenti alle politiche monetarie restrittive di quel periodo. Poi però la domanda è mutata: se vogliamo valutare i governi, dobbiamo guardare solo alla spesa pubblica primaria, quella decisa da governi e parlamenti nell&#8217;ambito del bilancio pubblico. In quale decennio la spesa pubblica primaria è cresciuta di più? A questo punto, indeciso se si trattasse degli anni &#8216;70 o degli anni &#8216;80, sono andato a rivedermi i numeri e ho avuto una sorpresa interessante.</p>
<p><strong>Variazione della spesa pubblica primaria (in rapporto al Pil)</strong></p>
<p>1960-70: + 4,6 punti (dal 27,5% del 1960 al 32,1% nel 1970);</p>
<p>1970-80: + 4,8 punti (dal 32,1% nel 1970 al 36,9% nel 1980);</p>
<p>1980-90: + 7,2 punti (dal 36,9% del 1980 al 44,0 del 1990);</p>
<p>1990-00: &#8211; 4,1 punti (dal 44,0 del 1990 al 39,9 del 2000);</p>
<p>2000-09: <strong>+ 8,0 punti</strong> (dal 39,9 del 2000 al 47,9 del 2009).</p>
<p>Il record è dunque del decennio in corso che è riuscito a battere persino gli allegri anni &#8216;80.</p>
<p>Come sono stati finanziati gli 8 punti di spesa primaria in più?</p>
<p>- per 1,7 punti attraverso minor spesa per interessi;</p>
<p>- per 1,8 punti attraverso maggiori entrate;</p>
<p>- per 4,5 punti attraverso il ricorso al debito pubblico.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La nostra grossa grassa evasione greca</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2010/05/01/la-nostra-grossa-grassa-evasione-greca/</link>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2010 20:46:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Arrigo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[evasione fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[finanza pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>

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		<description><![CDATA[Corruzione, clientelismo ed evasione: le radici della crisi.
Chi leggendo titoli simili a questo non ha pensato che si stesse parlando dell&#8217;Italia? Poiché anche da noi ( non solo in Grecia) corruzione, clientelismo ed evasione sono fattori in grado di spiegare una parte non trascurabile della distanza che ci separa dall&#8217;Europa, delle nostre cattive performance economiche, del  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Corruzione, clientelismo ed evasione: le radici della crisi.</p></blockquote>
<p>Chi leggendo titoli simili a questo non ha pensato che si stesse parlando dell&#8217;Italia? Poiché anche da noi ( non solo in Grecia) corruzione, clientelismo ed evasione sono fattori in grado di spiegare una parte non trascurabile della distanza che ci separa dall&#8217;Europa, delle nostre cattive performance economiche, del  declino relativo del paese, è interessante chiederci se si tratti di fenomeni meno diffusi, altrettanto diffusi o più diffusi rispetto allo stato ellenico.  Non si tratta di un puro esercizio accademico, finalizzato a redigere una precisa &#8216;bottom parade&#8217; dei paesi dell&#8217;Unione; semplicemente se questi fattori spiegano la gravità dell&#8217;attuale crisi greca e se dovessimo scoprire che siamo messi altrettanto o quasi altrettanto male forse dovremmo iniziare a preoccuparci un pò di più di quanto abbiamo fatto sinora.</p>
<p><span id="more-5840"></span>Quantificare la corruzione e il clientelismo è ai limiti dell&#8217;impossibile. Stimare l&#8217;evasione è difficile ma ci si può provare, quanto meno al fine di individuare degli ordini di grandezza. Un primo dato sembra rassicurante per l&#8217;Italia: in Grecia i &#8216;maxicontribuenti&#8217; dell&#8217;imposta personale sui reddito, quelli che dichiarano più di 100 mila euro annui, sono solo 15 mila su 15 milioni di abitanti; un dato equivalente per noi sarebbe di 60 mila contribuenti (su 60 milioni di abitanti) ma in Italia i contribuenti con oltre 100 mila euro di imponibile sfiorano i 400 mila. E&#8217; tuttavia una magra consolazione se si considera che si tratta di neppure l&#8217;1% dei contribuenti e che 100 mila euro lordi corrispondono in Italia a non più di 63 mila euro netti (bisogna togliere ancora le addizionali regionali  e comunali facoltative) e a non più di 4840 euro netti mensili (su 13 mensilità).</p>
<p>Qualcosa di più certo si può invece dire sull&#8217;evasione Iva (che può essere considerata la madre di tutte le evasioni, dato che l&#8217;occultamento del relativo imponibile permette anche di sfuggire all&#8217;imposta sui redditi, societari o personali). In questo caso ci viene incontro la pubblicazione  dell&#8217;Eurostat <a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/product_details/publication?p_product_code=KS-DU-09-001">&#8220;Taxation trends in the European Union&#8221;</a> la quale riporta interessanti informazioni per i 27 paesi sulle aliquote in vigore, sul gettito e sugli imponibili desumibili dai dati di contabilità nazionale. Ad esempio in relazione alla tassazione del fattore lavoro ci dice (pag. 82) che l&#8217;Italia è al primo posto tra  i 27 paesi per gettito in rapporto al costo del fattore lavoro sostenuto dalla imprese (44% contro il 34% medio di eurolandia).</p>
<p>In relazione alla tassazione dei consumi, invece, l&#8217;Italia è solo 25esima per gettito complessivo in rapporto ai consumi privati e conserva la stessa posizione se si considera la sola Iva (pag. 68). Dopo di noi, in ambedue i casi solo Spagna e Grecia. Ma in questi paesi le aliquote adottate erano più basse rispetto all&#8217;Italia: l&#8217;aliquota normale nell&#8217;anno di riferimento dello studio era al 20% in Italia, al 16% in Spagna e al 19% in Grecia (quella ridotta al 10% in Italia, al 7% in Spagna e al 9% in Grecia). Mentre tuttavia la posizione della Spagna a fondo classifica appare relativamente giustificata dalle basse aliquote adottate (solo in 3 paesi dei rimanenti 26 l&#8217;aliquota normale è più bassa del 16%), quelle dell&#8217;Italia e della Grecia non lo sono proprio. Esse dovrebbero invece stare nella parte medio alta della classifica l&#8217;Italia e in quella centrale la Grecia; infatti rispetto al 20% adottato in Italia, solo in 7 paesi l&#8217;aliquota normale è maggiore, in 5 è uguale e nei rimanenti 14 è inferiore.</p>
<p>Un indicatore ulteriore di Eurostat contribuisce a completare il quadro: è la differenza per ogni paese tra l&#8217;aliquota Iva normale adottata e il rapporto tra il gettito Iva e i consumi privati (pag. 71). In assenza di evasione, esenzioni e aliquote ridotte tale differenza è attesa tendere allo zero. Nella media dei 27 paesi è pari a 5,2 punti percentuali, valore che qualora fosse applicabile all&#8217;Italia implicherebbe a fronte di un&#8217;aliquota normale al 20% un gettito Iva in rapporto ai consumi al 14,8% (per la Grecia rispettivamente 19 e 13,8%).</p>
<p>Ovviamente non è così. Sapete chi guida la classifica dei 27 paesi per maggior valore di tale indicatore? L&#8217;Italia, con 9,6 punti % (aliquota al 20%; gettito/consumi al 10,4%) seguita dalla Grecia con 9,2 punti % (aliquota al 19%; gettito/consumi al 9,8%). Il rapporto tra gettito/consumi e aliquota normale è al 52% sia per l&#8217;Italia che per la Grecia. Ultima domanda: il maggior valore dell&#8217;indicatore Eurostat per l&#8217;Italia rispetto alle media U.E. (9,6-5,2=4,4 punti) è interpretabile come proxy dell&#8217;evasione Iva? Se così fosse vorrebbe dire che l&#8217;Iva attesa in assenza di evasione dovrebbe essere pari al 14,8% dei consumi contro il 10,4% effettivo. In  sostanza l&#8217;Iva evasa si attesterebbe al 30% di quella attesa in assenza di evasione (dato che è  in linea con le stime che la stessa Agenzia delle entrate aveva fatto per la prima metà degli anni 2000) e al 43% di quella versata. In termini di gettito avremmo per il 2007, anno al quale lo studio Eurostat si riferisce, i seguenti valori: Iva attesa 170 miliardi, Iva effettiva 119 miliardi, Iva evasa 51 miliardi.</p>
<p>Conclusione: la madre di tutte le evasioni fiscali, quella sull&#8217;Iva, appare consistente in Italia e non minore rispetto a quella greca. Perchè allora, se l&#8217;evasione fiscale è un  rilevante fattore di crisi ed essa non appare dissimile tra i due paesi, Italia e Grecia sono trattate così diversamente dai mercati finanziari, tanto che Tremonti può tranquillamente assumere i panni del soccorritore (assieme ai suoi colleghi dei paesi eurolandia tradizionalmente classificati tra i virtuosi)? Solo perchè non ha lasciato deteriorare troppo il deficit 2009?</p>
<p>La mia interpretazione è che l&#8217;Italia, a differenza della Grecia, può contare su un nocciolo duro e molto ampio di tartassati sui quali si regge, come il mondo sulle spalle di Atlante, la finanza pubblica e con essa l&#8217;intero paese. Nel 2007 l&#8217;Italia ha tassato il lavoro al 44%, la Grecia al 35,5%. Così facendo il fisco italiano ha incassato 326 miliardi; se avesse invece tassato il lavoro al 34,3%, come nella media di eurolandia, ne avrebbe incassati solo 254 (ipotizzando parità di imponibili), 72 miliardi in meno. Ecco dove sono stati recuperati i 51 miliardi persi con l&#8217;evasione Iva. E i 21 di differenza tra i 72 in più sul lavoro e i 51 in meno sull&#8217;Iva? Per compensare l&#8217;evasione sui redditi, personali e societari, degli evasori Iva, ovviamente. Ma in questo caso temo che non siano bastati.</p>
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		<title>Tremonti al FMI e la &#8216;virtù&#8217; improvvisa dell&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 21:37:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Arrigo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Al pari della Germania sui conti&#8221; titola il Sole 24 Ore on line, riprendendo le trionfali dichiarazioni del Ministro dell&#8217;Economia Tremonti ai margini della riunione del Fondo Monetario Internazionale:
Secondo il ministro dell&#8217;economia Giulio Tremonti a dar conto della posizione relativamente buona dell&#8217;Italia nel campo della fiscal sustainability e del fatto che, in confronto a molti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Al pari della Germania sui conti&#8221; <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Editrice/IlSole24Ore/2010/04/25/Economia%20e%20Lavoro/3_B.shtml?uuid=9ba952b4-502d-11df-ae02-d6f69abccbc1&amp;DocRulesView=Libero">titola il Sole 24 Ore on line</a>, riprendendo le trionfali dichiarazioni del Ministro dell&#8217;Economia Tremonti ai margini della riunione del Fondo Monetario Internazionale:</p>
<blockquote><p>Secondo il ministro dell&#8217;economia Giulio Tremonti a dar conto della posizione relativamente buona dell&#8217;Italia nel campo della fiscal sustainability e del fatto che, in confronto a molti altri, da noi si dovranno fare meno sacrifici, sono proprio i dati comparativi del Fmi sull&#8217;aggiustamento fiscale che si richiede oggi a ciascun paese per tornare, dopo l&#8217;espansione anomala imposta dalla crisi finanziaria internazionale, verso una dimensione di bilancio fisiologica, nel giro di dieci anni. <span id="more-5758"></span></p>
<p>«Oggi il Fondo monetario ha dato le sue tabelle – ha spiegato ieri il ministro -. Ce n&#8217;è una sulla finanza pubblica che riguarda anche l&#8217;Italia che ci vede messi sullo stesso piano della Germania». All&#8217;Italia secondo le stime Fmi servirebbe una correzione strutturale (dunque, permanente) del saldo primario di bilancio pari a quattro punti di Pil tra il 2010 e il 2020, poco più della Germania (che nella tabella si colloca appena al di sotto dei quattro). Niente a che vedere, peraltro né con la Grecia che guida la classifica negativa con circa 15 punti, né con il Giappone o con gli Stati Uniti, per i quali la correzione strutturale necessaria è pari a 12 punti di Pil.<br />
Un fatto certamente lusinghiero e soprattutto tranquillizzante, in questi giorni di mercati inquieti, che Tremonti non ha mancato di sottolineare: «Per tanto tempo siamo stati la pecora nera. Vedere oggi l&#8217;Italia vicina alla Germania e molto meglio di tanti altri grandi paesi &#8211; ha detto Tremonti – è una cosa che, come governo Berlusconi, ci riempie di orgoglio.</p></blockquote>
<p>Davvero l&#8217;Italia è al pari della Germania per solidità dei conti pubblici? <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/201004articoli/54409girata.asp">Virtuosi come i tedeschi?</a> Difficile crederlo: il debito pubblico tedesco sarà pure più alto di quello italiano in valore assoluto (in realtà solo di 1 miliardo di euro nel 2009: 1762 per la Germania contro 1761 per l&#8217;Italia) ma in rapporto al Pil quello italiano, al 116%,  rimane ancora un pò più alto di quello tedesco, che è solo al 73% &#8230;; anche il bilancio annuale tedesco, che si è chiuso in attivo nel 2007, in pareggio nel 2008 e in disavanzo del 3,3% del Pil (solo 3 decimi sopra Maastricht) nel difficile  2009 non è propriamente quello italiano. Cosa giustifica in conseguenza il trionfalismo di Tremonti? Da dove sorgono le virtù improvvise e inaspettate della finanza pubblica italiana?</p>
<p>Si tratta in realtà di virtù solo relative e transitorie mentre i vizi storici, permanenti e assoluti, rimangono tutti, come dirò tra poco. E&#8217; semplicemente successo che l&#8217;eredità dei vizi passati della nostra finanza pubblica non lasciava spazio a ulteriori peggioramenti di rilievo, nonostante la gravità della crisi. Di questo Tremonti era pienamente consapevole, a differenza dei suoi colleghi greci, e ha in conseguenza lasciato peggiorare il disavanzo &#8217;solo&#8217; sino al 5,3% del Pil.  Pur trattandosi di un valore tutt&#8217;altro che trascurabile, dato che per trovarne uno peggiore bisogna ritornare al lontano 1996, ultimo anno prima dell&#8217;avvio dell&#8217;adesione all&#8217;euro, esso è comunque molto più vicino al 3,3% tedesco che ai  valori, superiori al 10% di Regno Unito, Irlanda, Spagna e Grecia.</p>
<p>Questo fa sì che in tabelle e grafici di finanza pubblica l&#8217;Italia appaia virtuosamente contigua alla Germania mentre gli altri paesi citati, ai quali vanno aggiunti extra Europa anche Stati Uniti e  Giappone, risultano viziosamente distanti da entrambe. Se ne ha un esempio nel <a href="http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2010/01/c1/fig1_7.pdf">quarto grafico (dal titolo &#8216;<strong><span style="font-family: MyriadPro-Bold;font-size: xx-small"><span style="font-family: MyriadPro-Bold;font-size: xx-small">Actual and Debt-Stabilizing Primary Balances&#8217;) </span></span></strong>della Fig. 1.7 </a>riportata a pag. 12 <a href="http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2010/01/index.htm#ch1fig">dell&#8217;Outlook del FMI</a>, appena pubblicato. Sull&#8217;asse orizzontale, che riporta il saldo primario 2009 (in % del Pil) corretto per l&#8217;effetto del ciclo, Italia e Germania condividono l&#8217;area  sulla destra a valori positivi nella quale sono presenti solo altri due paesi (Danimarca e Nuova Zelanda, non identificate da etichetta), mentre tutti i rimanenti si collocano nell&#8217;area a valori negativi. Sin qui le virtù 2009 della finanza pubblica italiana. Tuttavia poichè noi economisti abbiamo l&#8217;abitudine di non osservare solo un asse nei diagrammi cartesiani ma entrambi, ci sentiamo in dovere di dare un&#8217;occhiata anche a quello verticale: l&#8217;avanzo primario (in % del Pil) necessario per stabilizzare il rapporto debito/Pil (cioè per impedire che cresca ulteriormente).</p>
<p>In questo caso le virtù dell&#8217;Italia non ci sono più dato che il nostro è il paese, tra tutti quelli considerati dal FMI, che necessità del più alto avanzo primario per fermare la crescita del rapporto debito/Pil, ben il 2,7% (a causa sia dell&#8217;alto stock di debito, sia della bassa crescita economica). Lo seguono il Giappone col 2,6% e il Belgio col 2,3%. Se invece non ci si accontenta di stabilizzare il rapporto debito/Pil ma si desidera riavviarne la convergenza verso l&#8217;obiettivo di Maastricht del 60%, allora il FMI, come Tremonti ha ricordato ai giornalisti, stima la necessità di una manovra strutturale sul saldo primario per l&#8217;Italia pari al 4% del Pil, che è inferiore a quella richiesta agli altri paesi dato che essi partono da valori attuali assai peggiori dei nostri. Ma questa non è una buona ragione per gioire: il 4%  sul Pil di manovra complessiva corrisponde infatti a 61 miliardi di euro.</p>
<p>Sintesi: la pecora italiana sarà pur diventata bianca da nera che era, come Tremonti e il Sole sostengono, ma questo non la esenterà dall&#8217;essere ulteriormente e consistentemente tosata nei prossimi anni.</p>
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		<title>Finanza pubblica. Come siamo, come eravamo</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 20:46:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Arrigo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[statalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Il bollettino economico n. 60 della Banca d&#8217;Italia, pubblicato l&#8217;altro ieri, riporta i dati dettagliati del conto consolidato 2009 delle Amministrazioni Pubbliche ed essi sono persino peggiori di quelli comunicati dall&#8217;Istat lo scorso 2 aprile (vi sono lievi differenze metodologiche). A complemento del mio precedente post in tema di finanza pubblica, è utile riportare i valori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a href="http://http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/bollec/2010/bolleco60/bollec60/boleco_60.pdf">bollettino economico n. 60 della Banca d&#8217;Italia</a>, pubblicato l&#8217;altro ieri, riporta i dati dettagliati del conto consolidato 2009 delle Amministrazioni Pubbliche ed essi sono persino peggiori di quelli comunicati <a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/contoPA/20100402_00/">dall&#8217;Istat lo scorso 2 aprile</a> (vi sono lievi differenze metodologiche). A complemento del mio precedente <a href="http://http://www.chicago-blog.it/2010/04/14/spesa-pubblica-da-record/">post in tema di finanza pubblica</a>, è utile riportare i valori 2009 in rapporto al Pil delle principali grandezze e saldi individuando per ognuna il precedente periodo in cui furono altrettanto peggiori. </p>
<p>Spesa pubblica/Pil= 52,5% (non era così elevata dal 1996; nel 2008 solo Francia e Svezia tra i paesi dell&#8217;U.E. hanno registrato un valore più elevato))</p>
<p>Spesa pubblica al netto degli interessi/Pil=47,8% (non è mai stata così elevata nella storia della repubblica)</p>
<p>Entrate pubbliche totali/Pil=47,2% (nella storia della repubblica sono state più elevate solo nel 1997 ma servivano a superare l&#8217;esame di ammissione all&#8217;euro)</p>
<p>Pressione fiscale=43,2% (nella storia della repubblica solo nell&#8217;anno 1997 è risultata più elevata di ora col 43,7%)</p>
<p>Disavanzo pubblico/Pil=5,3% (non era così elevato dal 1996, anno in cui si attestò al 7%)</p>
<p>Avanzo primario/Pil=-0,6% (è tornato su valori negativi per la prima volta dal lontano 1990)</p>
<p>Avanzo corrente/Pil=-2% (è tornato su valori negativi per la prima volta dal 1997 )</p>
<p>Debito pubblico/Pil= 115,8% (per trovare un dato simile con trend in crescita bisogna tornare al 1993, anno in cui si attestò al 115,7%; invece nel 1998 ha riattraversato la linea del 115% ma questa volta con trend discendente).</p>
<p>E&#8217; anche vero che il 2009 è stato l&#8217;anno della peggiore recessione dal dopoguerra, tuttavia valori simili non ce li possiamo proprio permettere e dovremmo preoccuparcene molto di più di quanto stiamo facendo.</p>
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		<title>Spesa pubblica da record</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 21:30:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Arrigo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Istat]]></category>
		<category><![CDATA[record]]></category>
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		<description><![CDATA[Non mi pare sia stato sinora messo in evidenzia sui media ma, sulla base dei dati sui conti trimestrali delle A.P. resi noti dall&#8217;Istat lo scorso 2 aprile, l&#8217;Italia ha conseguito nel 2009 il record del più elevato rapporto tra spesa pubblica al netto degli interessi e Pil della sua storia.  Nello scorso anno, infatti, la spesa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Non mi pare sia stato sinora messo in evidenzia sui media ma, sulla base dei dati sui conti trimestrali delle A.P. resi noti dall&#8217;Istat lo scorso 2 aprile, l&#8217;Italia ha conseguito nel 2009 il record del più elevato rapporto tra spesa pubblica al netto degli interessi e Pil della sua storia.  Nello scorso anno, infatti, la spesa pubblica complessiva si è attestata a 52 punti percentuali del Pil, oltre tre punti sopra il dato 2008. Per ritrovare un dato altrettanto elevato bisogna tornare al lontano 1996, anno in cui fu presa la decisione di cercare di prendere il treno di Maastricht. Ma in quell’anno la spesa pubblica complessiva rispetto al Pil fu così alta perchè comprendeva interessi sul debito per 11,5 punti percentuali. Al netto di tale componente la spesa pubblica primaria fu &#8217;solo&#8217; il 41% del Pil. Invece nel 2009 se sottraiamo ai 52 punti di spesa pubblica su Pil i 4,6 punti di spesa per interessi, scendiamo solo poco al di sotto del 48%, un valore di quasi sette punti più elevato rispetto al 1996. Al netto degli interessi, pertanto, è la spesa pubblica più elevata  in rapporto al Pil di tutta la storia d’Italia. Un secondo aspetto, non meno preoccupante, è che tutto il risparmio nella spesa pubblica per interessi conseguente all&#8217;adozione dell&#8217;euro (il  ‘dividendo di Maastricht’, cioè il vantaggio derivante dalla convergenza dagli alti tassi d’interesse che gravavano sul debito espresso in lire verso i bassi tassi europei sui debiti in euro), è stato interamente dilapidato. Dal 1996 al 2009 abbiamo infatti risparmiato grazie all’euro quaso 7 punti di Pil di spesa per interessi. Cosa ne abbiamo fatto?  A parità di pressione fiscale avremmo potuto portare il bilancio pubblico in attivo, oppure avremmo potuto migliorare solo parzialmente il disavanzo e ridurre sensibilmente le tasse; invece abbiamo integralmente utilizzato il beneficio per spendere di più sull’insieme delle altre voci. Cosa accadrà quando i tassi d’interesse, e con essi il costo del debito, riprenderanno a salire dagli attuali bassissimi valori?</div>
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		<title>Le Iene e i (dis)servizi postali</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 21:36:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ugo Arrigo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[iene]]></category>
		<category><![CDATA[semplificazione]]></category>
		<category><![CDATA[servizi postali]]></category>

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		<description><![CDATA[Le Iene alla prese con i (dis)servizi postali e delle burocrazie pubbliche: come emerge dal servizio i cittadini di Milano ricevono per posta un avviso che li invita a presentarsi in un determinato ufficio postale per ritirare dei documenti. Dopo aver fatto lunga fila ricevono un secondo avviso indicante l&#8217;indirizzo di un altro ufficio postale presso cui andare a ritirare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le Iene alla prese con i (dis)servizi postali e delle burocrazie pubbliche: <a href="http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/154833/viviani-multe-e-poste-italiane.html#tc-s1-c1-o1-p4">come emerge dal servizio</a> i cittadini di Milano ricevono per posta un avviso che li invita a presentarsi in un determinato ufficio postale per ritirare dei documenti. Dopo aver fatto lunga fila ricevono un secondo avviso indicante l&#8217;indirizzo di un altro ufficio postale presso cui andare a ritirare i suddetti documenti. All&#8217;arrivo nel secondo ufficio postale (dislocato in una zona opposta al precedente) vengono consegnati gli agognati documenti, i quali altro non sono che multe del Comune da pagare. A questo punto ai malcapitati non resta che procurarsi il denaro e rifare una nuova fila presso lo stesso o altro ufficio postale per versare quanto dovuto&#8230;.</p>
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