La montagna ha partorito un topolino? Sì, e per giunta un topolino gracile. In estrema sintesi, e con un’espressione un po’ colorita, è questa la valutazione che si può offrire sulle norme in materia di servizi professionali contenute nel decreto sulle liberalizzazioni.
Tre sono i punti su cui il testo governativo vuole intervenire: le tariffe professionali, il preventivo e il tirocinio.
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La parte del decreto sulle liberalizzazioni dedicate alle norme di diritto del consumo non è stata posta eccessivamente in evidenza, eppure ricopre una certa importanza nell’economia complessiva del provvedimento in oggetto.
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È difficile esprimere un parere favorevole su una norma che attribuisce un potere di controllo ad un ente pubblico, specie se al Governo. Però questa volta qualcosa di buono c’è.
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Manipolare e modificare la procedura applicabile ai processi in materia di diritto societario è diventato praticamente l’hobby dei nostri legislatori: siccome la memoria è sempre troppo corta, giova proporre un breve riassunto.
Nel 2003, il Governo Berlusconi II approvava un decreto legislativo recante un’intera procedura parallela applicabile in tutti i procedimenti in materia societaria: ovviamente si moltiplicavano i problemi inerenti il regime transitorio, nonché tutte le questioni pratiche relative all’applicazione di un rito effettivamente innovativo. Per sicurezza, nel febbraio 2004 il medesimo governo modificava e integrava tale decreto legislativo sul “rito societario”, e, per non farci mancare nessuna emozione, un’altra quota di modifiche veniva aggiunta con un successivo decreto legislativo del dicembre del 2004.
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È veramente fastidioso notare come le norme in materia di decreto-legge siano sistematicamente violate: nello specifico, un testo approvato dal Consiglio dei Ministri subisca ampie e svariate mutazioni dopo il voto del Consiglio dei Ministri e prima di ottenere l’agognata firma del Presidente della Repubblica. Ma non si potrebbe!
Andiamo al caso concreto. Prosegui la lettura…
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Premetto anche che – come vado ripetendo in ogni sede – liberalizzare e semplificare significa, prima di tutto e più di tutto, abrogare disposizioni vigenti; nondimeno, abrogare non significa gettare nell’incertezza, se non nel caos, tutti coloro che dovranno applicare la disciplina che scaturisce dall’abrogazione.
Ebbene, l’intervento del Decreto Monti in materia di professioni intellettuali è scritto veramente in modo aberrante e porta ad aumentare l’incertezza del diritto.
A parte la diminuzione del periodo minimo di tirocinio prima di poter essere ammessi all’esame di abilitazione all’esercizio di una qualche professione (che cala da tre anni a diciotto mesi), sulla quale si può formulare un giudizio moderatamente positivo, si interviene sulla recentissima “legge di stabilità” (legge 12 novembre 2011, n. 183) in un modo incomprensibile.
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La tanto sospirata liberalizzazione della vendita dei farmaci di “fascia c” c’è, anzi non del tutto: in questo modo si potrebbe riassumere il senso dell’intervento del Decreto Monti in materia di liberalizzazioni nel campo delle farmacie.
In estrema sintesi, il sistema della distribuzione dei farmaci in Italia è quanto di più corporativo possa esistere: le farmacie sono soggette ad un rigidissimo regime di numero chiuso e un giovane, perfettamente abilitato all’esercizio della professione di farmacista, può diventare titolare di farmacia solo se ha la fortuna di avere a disposizione un buon milione di euro (ma spesso molto di più) per rilevare l’autorizzazione da un collega: altrimenti gavetta e lavoro dipendente coattivo. Il sistema del numero chiuso delle farmacie è detto “pianta organica”.
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In un panorama contraddistinto da leggi e proposte di legge che fanno a gara per comprimere la libertà economica – si pensi che giacciono in Parlamento ben 19 progetti finalizzati ad istituire nuovi ordini o albi professionali – ogni tanto appare qualche lodevole idea di segno contrario.
E’ il caso della proposta A.C.2529 (primo firmatario On. Michele Scandroglio) la quale intende rimuovere un vincolo assurdo che contraddistingue negativamente il sistema sanitario italiano (SSN). Prosegui la lettura…
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