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Altro che liberalizzazioni! Le mani del governo nei contratti agroalimentari

28 gennaio 2012

Abbiamo più volte sottolineato, nei post del chicago blog dedicati al decreto legge “cresci Italia”, che questo sia solo in parte un provvedimento di liberalizzazioni, smentendo le aspettative iniziali e le formule correnti con cui viene chiamato.

Esso contiene, infatti, misure molto diverse tra loro, che vanno da una effettiva liberalizzazione a forme di vera e propria regolazione delle dinamiche contrattuali, che hanno sicuramente un verso opposto rispetto alla regola generale del diritto di libertà economica e di contratto.

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Decreto liberalizzazioni e notai: chiamatela pianificazione, non liberalizzazione!

22 gennaio 2012

Il notaio, come noto, è una di quelle figure professionali classiche protette da un ordinamento proprio, incluso ma separato da quello generale, ordinamento che costituisce, rispetto alla collettività esterna all’ordine medesimo, una barriera di protezione sia per l’esercizio dell’attività notarile che per l’ingresso alla professione.

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Decreto liberalizzazioni: la fragilità del diritto di iniziativa economica

22 gennaio 2012

Nel nuovo decreto Monti ci sono due articoli degni di nota che vanno letti in combinato disposto.

Il primo è l’articolo di apertura del decreto stesso, il quale, come varie volte si era tentato invano di codificare, rende più cogente il diritto all’iniziativa economica privata sancito dall’art. 41 Cost. L’articolo abroga infatti le norme che pongono limiti, programmi e controlli all’iniziativa economica privata incompatibili o irragionevoli o non proporzionati rispetto alle esigenze di tutela dei valori costituzionali, incidendo sulla libertà e sulla parità di trattamento tra operatori presenti e futuri. Ciò non si tradurrà in una totale libertà di attività economica, ma conferirà ad essa – se l’articolo sarà correttamente rispettato – un senso più pieno e coerente con l’art. 41 Cost., rendendo possibili i soli limiti compatibili e proporzionali alle esigenze di tutela di altri valori costituzionali, come, ad esempio, salute e sicurezza. Via, dunque, autorizzazioni, licenze o nulla osta all’avvio di un’attività che non superino il test di proporzionalità e ragionevolezza, così come divieti e restrizioni ad attività già iniziate che impongono la programmazione o la pianificazione territoriale o temporale di determinate categorie di attività economica, o ancora le norme che impediscono, condizionano o ritardano l’ingresso di nuovi operatori economici.

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Decreto liberalizzazioni: contrordine compagni, niente libertà di sconto

20 gennaio 2012

Pochi giorni fa, circolava la notizia che il decreto legge si apprestasse a completare una delle liberalizzazioni più semplici: quella del commercio al dettaglio. Dopo che il primo decreto cd. salva Italia aveva generalizzato la libertà di orari per i commercianti, prevista in via sperimentale da una delle manovre estive solo per le località turistiche e le città d’arte, l’eliminazione dei limiti e degli adempimenti per praticare vendite promozionali, di liquidazione o di fine stagione avrebbe consegnato finalmente il commercio al minuto alla libera contrattazione delle parti, non solo nella scelta di quando fare acquisti, ma anche di come convenire sul prezzo migliore, anche tramite la libertà di sconti. Prosegui la lettura…

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Motivazioni vere e presunte dell’illegittimità della legge lombarda sul servizio idrico

14 dicembre 2011

A fine novembre, la Corte costituzionale ha emesso l’attesa sentenza sulla legittimità della legge regionale lombarda relativa, tra l’altro, all’organizzazione del servizio idrico integrato (legge 12 dicembre 2003, n. 26). Prosegui la lettura…

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Manovra Monti: lo scudo fiscale tra inaffidabilità e incertezza

10 dicembre 2011

La manovra Monti applica un’imposta dell’1,5% sulle attività finanziarie e patrimoniali che sono state oggetto di rimpatrio o regolarizzazioni in occasione dello “scudo fiscale” del 2009, la cui memoria è ancora viva nella mente degli italiani, e di un assai precedente condono fiscale di attività estere contenuto nel decreto legge n. 350/2001, approvato in vista dell’introduzione dell’euro. Prosegui la lettura…

condono, evasione, fisco , ,

Manovra Monti: liberalizzazione del commercio

7 dicembre 2011

Le reazioni alla manovra Monti, comprese quelle manifestate nella serie di post in questo blog, hanno sostanzialmente sottolineato il dato che nel decreto legge ci sono molti sacrifici, ma poche prospettive di crescita e sviluppo.Si salva da questo giu dizio un articolo che riguarda una questione solo apparentemente marginale e che, nel chicago-blog, è stata spesso affrontata: la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali. Prosegui la lettura…

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Manovra Monti: La patrimoniale c’è ma non si vede

6 dicembre 2011

Nella manovra Monti non c’è una patrimoniale progressiva sui “grandi patrimoni” né un prelievo eccezionale in stile Amato. Ciò non toglie, tuttavia, che la patrimoniale, o meglio le patrimoniali, ci siano.
L’imposta patrimoniale, come abbiamo tante volte detto anche in questo blog, è infatti qualsiasi imposta che non grava sul flusso di ricchezza, ma sullo stock, dunque non si calcola, ad esempio, sul reddito del contribuente, ma sull’ammontare dei beni di cui il soggetto è titolare.
Ecco quali “patrimoniali” introduce questa manovra.
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fisco, patrimoniale

Manovra Monti: Una scure sulle Province? – di Serena Sileoni e Silvio Boccalatte

6 dicembre 2011

Le Province verranno trasformate in una sorta di enti di secondo livello e il presidente del Consiglio ha peraltro dichiarato in conferenza stampa che il Governo darà il suo sostegno ad ogni progetto di legge costituzionale finalizzato alla loro soppressione. La notizia va accolta con un certo favore, ma cerchiamo innanzitutto di capire bene la portata dell’intervento governativo.
Attualmente il consiglio provinciale è eletto direttamente dal popolo, così come il Presidente della Provincia che poi nomina i membri della Giunta, cioè gli assessori; il decreto-legge Monti prevede, innanzitutto, che gli organi provinciali siano solo il Consiglio e il presidente: ne consegue automaticamente, quindi, la soppressione della Giunta. Purtroppo l’efficacia della norma non è immediata, ma decorre dallo stesso momento delle altre modifiche istituzionali: su questo punto torneremo tra pochissimo.
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Tirannia fiscale n. 6: la patrimoniale è legittima?

2 ottobre 2011

In un articolo apparso qualche giorno fa su noiseFromAmeriKa (Espropriazione
e Rassegnazione?
), Fabio Scacciavillani ha molto opportunamente ammonito che qualsiasi tassa sul patrimonio è una tassa sul risparmio, o meglio, un «esproprio del risparmio privato». Quel che può sfuggire alla percezione dei contribuenti a furia di parlare di patrimoni come di grandi ricchezze accumulate dai più facoltosi, è che il conto in banca o l’oro lasciato dal nonno non siano patrimonio, ma solo “i risparmi di una vita”.

Il patrimonio, invero, è risparmio. Volendo, si può dire che è il risparmio che si è
accumulato, e viceversa il risparmio è quell’attività di accantonamento frutto di scelte e sacrifici di natura economica che genera patrimoni. Se si chiarisce questo punto, continua l’Autore, resta più facilmente intuibile che una tassa patrimoniale sarebbe incostituzionale, dal momento che l’art. 47 Cost. «incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme».
Premesso che l’invito di Scacciavillani a un atto di “resistenza fiscale” che possa portare al vaglio della Corte costituzionale la tassa patrimoniale per violazione dell’art. 47 ci lascia assai ammaliati, non siamo tuttavia fiduciosi che la Corte possa accogliere la questione.
L’art. 47 Cost. tutela sì il risparmio, da intendersi come ammontare di valore non consumato, come bene in sé, come una particolare forma di proprietà che appresenta una risorsa indispensabile alla ricchezza delle persone e del paese, poiché ritenuto una modalità di garanzia degli investimenti e di stabilità della ricchezza privata. È tuttavia presumibile, considerando anche la nostra giurisprudenza in materia di tasse e tributi, che dinanzi a un’eccezione di incostituzionalità di un’imposta patrimoniale si sosterebbe l’impossibilità di utilizzare l’art. 47 isolatamente, e invece la necessità di leggerlo in combinato con le altre disposizioni costituzionali che, consentendo i sacrifici del contribuente sulla base della capacità contributiva (art. 53), permettono, come da sempre il diritto tributario riconosce, che le imposte possano calcolarsi tanto sul flusso di ricchezza (es. reddito) quanto sullo stock di ricchezza (es. patrimonio).
Invocare l’art. 47 ci sembra in conclusione una prospettiva assolutamente educente ma, purtroppo, debole, a meno di non assistere a un vigoroso e di certo atteso cambiamento della giurisprudenza in materia tributaria.

Questione diversa, invece, è valutare la legittimità della patrimoniale non in quanto aggressione a una forma di proprietà – il risparmio – tutelata dalla Costituzione, ma dal punto di vista del divieto di doppia imposizione, che costituisce un principio generale e inderogabile del diritto tributario.
Come noto, tale divieto impedisce che sullo stesso soggetto possano gravare più imposte o la stessa imposta in tempi diversi, derivanti da uno stesso presupposto fiscalmente rilevante.
Occorre dunque ragionare se un’imposta patrimoniale non soddisfi a rigore queste condizioni, dal momento che si tratta di un carico impositivo su uno stesso soggetto e su un medesimo presupposto d’imposta, già valutato in quanto flusso (reddito) e successivamente in quanto stock (patrimonio). In altri termini, una rigorosa interpretazione del divieto di doppia imposizione dovrebbe portare a valutare se il soggetto non abbia già scontato l’obbligazione tributaria quando il presupposto è stato considerato flusso di ricchezza, così da non poter scontare una successiva obbligazione tributaria sulla medesima ricchezza valutata in termini di stock.

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