CHICAGO BLOG » Pietro Monsurrò


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Una fenice viennese? – 3

28 agosto 2010

“Vienna vs Lange”

Il secondo dibattito degli anni ’30 da cui la Scuola austriaca uscì sconfitta fu quello sul socialismo. L’Unione Sovietica è ormai morta da un pezzo, ma non si è ancora d’accordo sul perché: c’è chi usa l’argomento di Mises, e chi parla di problemi di incentivi (i due argomenti credo siano collegati). Il problema è che dal dibattito sul calcolo economico è nata la teoria del processo di mercato, cioè la visione microeconomica della Scuola austriaca: il tema del calcolo economico è quindi quello più pregno di conseguenze per le differenze nel modo di vedere l’economia.

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Una fenice viennese? – 2

27 agosto 2010

“Vienna vs Knight” Frank Knight, economista di Chicago noto soprattutto per il libro “Risk, uncertainty and profits”, riteneva che la produzione capitalistica fosse istantanea e il capitale uno stock omogeneo; per gli austriaci, al contrario, la produzione richiedeva tempo e il capitale aveva una struttura complessa ed eterogenea. Credo che Knight argomentasse che in regime stazionario ricavi e costi sono uguali e si riproducono nel tempo in sincronia, e intendesse il capitale come grandezza contabile, quindi omogenea nel senso di misurabile in moneta. La questione da discutere allora, e lo è ancora oggi, era: la struttura del capitale e il tempo di produzione sono fenomeni macroeconomicamente rilevanti, o possono essere trascurati? Prosegui la lettura…

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Una fenice viennese? – 1

26 agosto 2010

Nella prima della metà degli anni ’30, Hayek era una rockstar (come dice il Prof. Boettke), Boehm-Bawerk era citato da tutti, e le teorie di Mises erano conosciute e dibattute. Alla metà degli anni ’40, cambiò tutto, e tutti si dimenticarono degli austriaci, salvo citare occasionalmente Hayek. Poi negli anni ’70 si ricominciò a parlare degli austriaci, ma ancora oggi la Scuola austriaca è una nicchia della teoria economica scarsamente integrata con il resto.  Come si passò dal successo al dimenticatoio in solo un decennio? L’ho scoperto quest’anno all’Advanced Austrian Economics Seminar della Foundation for Economics Education, mettendo assieme vari pezzi di un complesso e affascinante puzzle.

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Tax cuts

24 luglio 2010

Questo breve articolo sulla crisi finanziaria di Deepak Lal sul Cato Journal mi ha fatto riflettere su una cosa. Che differenza c’è tra tagliare le tasse e aumentare la spesa?

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Miti e leggende nordiche

21 luglio 2010

A Paul Krugman capita spesso di usare argomenti molto forzati, criticare uomini di paglia e impiegare in maniera un po’ troppo creativa i dati, mischiando il tutto con qualche dichiarazione ad effetto per stimolare le risposte emotive ed irrazionali dei lettori.

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The American paper dream

16 luglio 2010

I prestiti per l’acquisto di macchine alle persone dell’ultima classe di credit worthiness, che erano circa il 15% del totale nel 2007, prima della crisi, per poi scendere a circa il 6% nel 2008, stanno di nuovo in salita, e ora stanno all’8%, secondo il WSJ.

Lo squilibrio commerciale USA, che aveva raggiunto quasi i 900 miliardi di dollari l’anno nel 2006, per poi scendere a 350 miliardi nel 2009, è di nuovo in salita, ora a 440 miliardi di dollari annuali (FRED).

Il tasso di risparmio personale (FRED), che era sceso fino all’1% nel 2008, e aveva dato segni di tornare a livelli sensati, ma si è stabilizzato al 4%.

Insomma, dal sogno americano al sogno cartaceo: le brutte abitudini alla base del collasso finanziario del 2007-2009 stanno riprendendo vigore.

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Fatti reali e miti keynesiani – 2

4 luglio 2010

Arrivati al 1929 (o al 2007, a seconda dei gusti) ci si accorse che l’economia sta rallentando, e addirittura (dopo qualche mese di difficoltà economiche) ci fu un crollo delle Borse.

Qui le strade della Grande Depressione e del Great Deleveraging odierno divergono radicalmente: parleremo quindi solo della prima.
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Fatti reali e miti keynesiani – 1

3 luglio 2010

Si fa un gran parlare della Grande Depressione, la crisi che, iniziata nel 1929, finì solo nel 1941, quando si iniziò a paracadutare l’esercito di disoccupati ancora esistente sulle spiagge di Iwo Jima (come dice sempre un mio amico, anche se Iwo Jima fu invasa nel 1945 e senza paracadutisti).

La storia economica della Grande Depressione è ancora aperta, tant’è che l’ultimo paper rilevante di cui sono a conoscenza è del 2009 [1]. A distanza di ottanta anni dall’inizio della crisi, e di settanta dalla sua conclusione, quindi, non esiste ancora una versione certa di ciò che accadde, e una spiegazione definitiva delle cause e delle conseguenze della crisi. Ciononostante, esistono una serie di “fatti”, e tutta una serie di miti, di cui discutere.

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Krugman, professione propagandista

30 maggio 2010

Mi è stato segnalato questo articolo di Krugman, pubblicato sul Sole24Ore.

Krugman afferma che:

  1. L’incidente della British Petroleum è colpa di Friedman
  2. Il liberalismo suppone che i politici siano angeli
  3. Mises è il fondatore della Scuola austriaca.

Le tre tesi sono più o meno interamente infondate.

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Evans sulla teoria austriaca

28 maggio 2010

Negli ultimi anni l’interesse verso le teorie della Scuola austriaca è aumentato per via dell’evidente fallimento delle teorie neoclassiche e neokeynesiane nel dire qualcosa di rilevante sugli eventi degli ultimi anni (o decenni). Il recente articolo di Evans, autore che già conoscevo per via di un interessante articolo su QJAE (“Austrian Business Cycle Theory in Light of Rational Expectations”) contribuisce a chiarire molti di questi problemi interpretativi.
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