Quanto sto per dire non è né di destra né di sinistra: parlerò infatti del futuro del Paese, di ciò che serve per prevenire la crisi delle finanze pubbliche, riuscire finalmente a rispettare i parametri di Maastricht, permettere alle nuove generazioni di pagarsi pensioni dignitose e recuperare competitività e dunque margini di crescita economica.
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Pietro Monsurrò debito pubblico, finanza, fisco, liberismo, Libertà, macroeconomia, Mercato del lavoro, previdenza, spesa pubblica
Quante volte avete sentito dire che “il liberalismo è atomismo e rinnega la società”, fallacia che parte dal presupposto che la società esiste solo come società politica e non come scambio, cooperazione, corpi intermedi?
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Pietro Monsurrò Senza categoria
E’ noto che pagare la gente per non lavorare fa passare la voglia di lavorare. Si chiama azzardo morale: le persone dovrebbero essere responsabili delle proprie azioni, altrimenti finiscono a comportarsi come le banche e i politici. D’altra parte, non tutta la disoccupazione è volontaria: alcuni non è che non lavorano perché “se ne approfittano”, ma perché non possono essere impiegati altrove.
In questo articolo discuto due questioni strettamente connesse. La prima è: stiamo osservando, negli USA, disoccupazione da “assegno” o disoccupazione strutturale? La seconda è: esiste un modo per distinguere i lavoratori che non “possono” lavorare per i problemi strutturali dell’economia (sicuramente moltissimi) e quelli che semplicemente non vogliono? Non parlerò invece dei salari minimi, perché è banale che anche questi siano causa di disoccupazione, quasi esclusivamente proprio tra i lavoratori più deboli.
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Pietro Monsurrò Mercato del lavoro, Stati Uniti
Gli ABS a cui mi riferisco non sono i sistemi di frenata anti-slittamento delle automobili, ma le Asset Backed Securities: uno strano nome, suggeritomi da un’amica, per indicare il modello proposto pochi giorni fa – e parrebbe oggi prevedibilmente bocciato dai tedeschi – dai ministri lussemburghese e italiano Juncker e Tremonti sulle pagine del Financial Times. Gli autori propongono infatti di creare un’agenzia europea (EDA: European Debt Agency) che svolga una funzione di credit transformation per i titoli pubblici di tutti i paesi europei, sia quelli finanziariamente solidi come la Germania che quelli finanziariamente su, od oltre, l’orlo del baratro come la Grecia.
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Pietro Monsurrò debito pubblico, finanza, macroeconomia, mercato, spesa pubblica, ue
Un commento al mio precedente articolo mi ha fatto riflettere su un punto molto importante: è possibile risolvere i problemi creati dall’interventismo statale a difesa dei mercati finanziari (il cosiddetto “moral hazard”, o azzardo morale) promuovendo un più forte senso etico tra i banchieri? In altre parole, la crisi è un problema morale? La mia risposta è no.
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Pietro Monsurrò Senza categoria
I liberali tendono a considerare la regolamentazione come un male in sé, e in genere con ottime ragioni. Esistono però mercati per cui ci sono ottimi motivi per fare eccezione, e uno di questi è la finanza: le banche sono infatti sistematicamente protette dalle conseguenze delle proprie azioni, e in queste condizioni non è pensabile che la libera concorrenza dia risultati positivi.
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Sul sito NoisefromAmerika ho scritto un lungo articolo che riassume la teoria austriaca del ciclo economico, scendendo nei dettagli della struttura della produzione, dei suoi cambiamenti durante boom e recessioni, e dei motivi per cui la moneta è non-neutrale. Quest’ultimo problema è trattato estensivamente, anche perché è secondo me ancora da fondare correttamente sul piano teorico, e per questo motivo descrivo due possibili strade per giungere alla soluzione: costruire un modello formale lasciando perdere i dettagli sulla teoria del processo di mercato, oppure sviluppare questa teoria in modo da costruire una teoria completa dell’economia monetaria al di fuori dell’equilibrio generale, completando i lavori di Mises e Hayek.
Nonostante la sua lunghezza, ci sono cose che non ho potuto dire o citare, ma sono convinto che come sunto della teoria sia di ottima fattura, anche visto e considerato che le versioni che si trovano su internet sono spesso troppo semplicistiche. Non parlo ad esempio dei lavori di Garrison (moral hazard, bolle, overproduction), né l’analisi del free banking (Selgin, White, Horwitz, Sechrest), né elenco i temi in cui gli austriaci dovrebbero secondo me cominciare a lavorare (flussi internazionale di capitale, struttura dei mercati finanziari).
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Breve appendice ai post sulla Scuola austriaca. Una differenza di mentalità di cui non ho parlato viene fuori da due semplici citazioni.
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Concludo con tre dibattiti che non ci furono mai, e le cui conseguenze negli anni ’50 dividevano radicalmente, e ancora oggi distinguono, gli austriaci dal mainstream: quello sul positivismo, quello sulla formalizzazione, e quello sull’uso di costrutti ideali. Prosegui la lettura…
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“Vienna vs Keynes”
Veniamo all’ultimo dibattito degli anni ’30 tra austriaci e il resto del mondo: quello sulla macroeconomia. Nella General Theory di Keynes c’è il grossolano errore di storia del pensiero economico per cui i classici non avevano alcuna teoria del ciclo economico, quando in realtà di cicli se ne parlava già a metà ’800 in Inghilterra, tra currency school e banking school, e ne aveva parlato ancor prima Ricardo. Questo errore – o forse menzogna – divenne però parte dell’ortodossia, tant’è che ancora oggi c’è chi lo ripete. Prosegui la lettura…
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