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Senza nucleare il futuro non è “Zero Emission”

10 settembre 2010

Si è conclusa oggi, venerdì 10 settembre, “Zero Emission”, la maratona di quattro giorni dedicata alle energie rinnovabili e alla lotta alla CO2. Quattro giorni, alla Fiera di Roma, tra tavole rotonde, convegni e incontri, dove si è discusso di fotovoltaico, eolico, ma anche di quelle tecnologie, come la Ccs (cattura e stoccaggio della CO2), in grado di ridurre i gas climalteranti. Unico assente, con grande stupore di chi vi scrive, il nucleare. Già perché parlare di un futuro senza nucleare, equivale a spingere nelle braccia degli idrocarburi il nostro fabbisogno energetico. Prosegui la lettura…

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Clima, se gli scienziati sbagliano di 300 anni….

1 febbraio 2010

Più che i ghiacciai, a sciogliersi sempre di più, sotto il sole cocente degli scandali, sono le panzane catastrofiste che sul clima alcuni scienziati continuano a propinarci. Nell’ultima settimana, in particolare, c’è stata una escalation di notizie, ma sarebbe più corretto parlare di fatti concreti, che quanto meno meriterebbero un bel “mea culpa” da parte dei profeti di sventura. Prosegui la lettura…

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Zapatero, il nucleare e il nimbysmo de’ noantri

29 dicembre 2009

Anche l’ultimo pilastro del partito del Nimby è caduto. Tutti coloro che, in modo ideologico, sostengono che il nucleare sia una tecnologia in disuso, devono ora fare i conti con la Spagna di Zapatero. Proprio il 49enne baluardo del socialismo europeo, ha infatti deciso di allungare la vita degli impianti nucleari in esercizio in Spagna, ben otto. Tutte le centrali, compresa quella di Garona che si avvia a compiere i 42 anni di vita, potranno restare in esercizio oltre i 40 anni previsti, sempre che persistano i dovuti standard di sicurezza. Una lezione, si potrebbe dire, per quanti continuano a portare avanti il dibattito energetico con forzature del tipo: nucleare no, rinnovabili sì, e viceversa.

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Clima, a Copenaghen si discute, a Bruxelles si fanno passi concreti

9 dicembre 2009

Mentre a Copenaghen si discute di come salvare il pianeta dall’estinzione, tra scenari catastrofici e bozze (più o meno ufficiali) dei paesi ricchi bocciate da quelli poveri, la Commissione Europea, a non molti chilometri di distanza, ha messo a punto una serie di iniziative che, queste sì, aiuteranno il mondo nella lotta contro i gas serra. Prosegui la lettura…

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Copenaghen, la gara a chi la spara più grossa

7 dicembre 2009

Il dibattito attorno al clima, specialmente ora con l’apertura del vertice di Copenaghen, si è fatto sempre più serrato e, in Italia, sempre più paradossale. La platea è divisa tra chi descrive scenari catastrofici e chi sostiene che l’effetto serra sia una balla. Ovviamente la verità, ci sentiamo di dire, non sta da nessuna delle due parti.

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Copenaghen: non date retta a Rampini.

3 dicembre 2009

Che la lotta ai cambiamenti climatici sia senza confini è ovvio, che debba travalicare quelli dell’igiene intima personale, un po’ meno. Prima o poi saremmo arrivati a questo punto (sul clima è stato scritto di tutto di più) e ieri su Repubblica l’inviato da San Francisco, Federico Rampini, si è lanciato in un’“invettiva” che ha messo sul banco degli imputati il caffè, i vestiti semi nuovi e la lavatrice. Jeans e maglietta? Meglio tenerseli per molto tempo, anche se un po’ sdruciti, e lavarli poco, possibilmente con l’acqua fredda che si risparmia e si rovinano meno i tessuti. Questa la summa teologica di Rampini, citando come fonte l’ultimo rapporto pubblicato su New Scientist. Ma le fonti, dopo il “climagate” degli scienziati smascherati a truccare i dati dei rapporti Ippc, vanno prese con le pinze. Scrive Rampini: «Il quarto delitto ambientale è l’ossessione per la pulizia. In Inghilterra è stato calcolato che solo il 7,5% degli indumenti messi in lavatrice sono davvero sporchi». In che modo sia stata condotta un indagine di questo tipo, non è dato sapere. Ma il concetto è chiaro: se solo i vestiti puzzano un po’, è inutile lavarli, si sprecherebbe acqua calda. Come del resto noi stessi. Da riflettere: la prossima volta che ci laviamo le ascelle, dovremmo pensare a una passata di deodorante a coprire e basta: ma attenzione al deodorante, che sia stick e non spray, altrimenti ne risentirebbe il buco dell’ozono. Per Rampini, insomma, Copenhagen comincia in casa nostra ogni mattina. Guai a bere il caffè. Spiega Repubblica: «Se si calcola l’energia consumata per coltivarlo, raccoglierlo, trasportarlo, infine azionare la macchina del bar, 6 tazzine di espresso al giorno, in un anno equivalgono alla CO2 immessa nell’aria da un volo Roma-Londra». Infine l’”eco-crimine” dei vestiti: basta con il comprare un capo per indossarlo una sola stagione, avverte Rampini, è uno spreco inaudito. Pensateci ora sotto le feste natalizie. E non preoccupiamoci se i commercianti (e in genere il settore tessile) già messi in ginocchio dalla crisi e dalle tasse chiuderanno i battenti: con un po’ più di disoccupati, con vestiti sdruciti e maleodoranti, ma meno nervosi per aver bevuto un paio di caffè in meno, avremo salvato il pianeta. A San Francisco queste cose le avrebbero già capite. Tanto che il pamphlet “radical chic” di Rampini – sarebbe bello seguire per una settimana le abitudini dei redattori del New Scientist e del corrispondente di Repubblica – non manca di sottolineare quanto segue: «Se il mondo intero seguisse l’esempio californiano, in 20 anni ridurremmo le emissioni di CO2 di 24 miliardi di tonnellate cubiche, l’equivalente dell’anidride carbonica prodotta nel 2008». Come, come? L’esempio californiano? Ma l’America non era lo Stato-Canaglia che non aveva aderito a Kyoto, con un governatore della California tutto muscoli e niente cervello, che gira con un Hummer da 6 chilometri con un litro? C’è da sperare che la prossima settimana a Copenaghen si dibatta in modo più concreto.

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