Ho votato al sondaggio di Chicago-blog “Come ti aspetti che andrà l’economia nel 2010?”. Il cocktail dei prossimi anni è – secondo me – la combinazione di rendimenti del debito pubblico in ascesa e di una crescita moscia. Dunque sono nel campo degli scettici.
Prosegui la lettura…
Giorgio Arfaras euro, finanza, Mercato del lavoro, Stati Uniti
Se la borsa sale moltissimo in poche ore e voi siete in una birreria ai tempi di Weimar, siete diventati più ricchi? No, perché il prezzo di un boccale di birra notoriamente saliva fra una bevuta e l’altra. Dunque l’ascesa dei corsi va depurata dalla crescita dei prezzi. Uno è diventato più ricco se compra più beni e servizi, non se ha un maggior patrimonio nominale.
Prosegui la lettura…
Giorgio Arfaras monete, Senza categoria, welfare
Vi sono due modi per discutere una tesi: 1) contestarne le premesse fin dall’inizio; 2) accettarle e vedere “dove si va a parare”. Nel caso degli Stati Uniti, si può contestare la premessa dell’Amministrazione, asserendo che la politica economica comunque non cura la crisi, oppure, accettare la premessa, e vedere dove si “va a parare”. Seguiamo il secondo approccio. Riassumiamo così il lavoro del Levy Institute, un’organizzazione che raccoglie i seguaci di H. Minsky – sorta di keynesiani “estremisti”. A nostro avviso, il loro lavoro riflette bene il punto di vista dei Liberal. Semplificando oltremisura – riportiamo il testo originale per chi volesse approfondire (1) – essi affermano quanto segue.
Giorgio Arfaras finanza, Mercato del lavoro, Stati Uniti
I bonus pagati ai finanzieri saranno tassati con una aliquota speciale in Gran Bretagna e ora sembra anche in Francia. Gli avidi finanzieri sono di nuovo in prima pagina. Un cinico potrebbe fare questo ragionamento: 1) I bonus sono il frutto delle politiche monetarie e fiscali lasche – politiche che hanno fatto guadagnare con poco sforzo molti denari all’industria finanziaria; 2) La tassazione dei bonus è un modo di finanziare una parte della spesa pubblica che li ha – insieme alla politica monetaria – prodotti; 3) Alla fine, si ha una “partita di giro”, che presenta il vantaggio di mostrare che si stanno punendo gli avidi. I contribuenti saranno contenti, perché si sono puniti i cattivi, mentre si continua, perché non si hanno ancora le idee chiare, a lasciare le cose così come sono. Brown potrà mostrare che “il carico fiscale è sulle spalle di chi può reggerlo”, e Sarkozy sottolineare che porta avanti la campagna contro il “capitalismo anglosassone”.
Giorgio Arfaras finanza, fisco, informazione
Willem Buiter è da poco diventato capo economista della gigantesca banca statunitense Citi. Il suo blog – il magnifico “Maverekon” sul Financial Times – è, purtroppo, chiuso. Nel post d’addio Buiter – un brillante economista di origine olandese – ricorda come le libertà espressive, volte a provocare chi detiene il potere decisionale, siano consentite ad un professore, non a chi svolge un compito istituzionale. Ora che lo svolge, Buiter afferma che si adeguerà. Sull’argomento osiamo dire la nostra. Seguiremo il trucco millenario di esporre le nostre idee nascondendole dietro quelle di un grand’uomo, nella fattispecie Alexandre Kojève – più precisamente quelle tratte dal suo libro “Il silenzio della tirannide”.
Prosegui la lettura…
Giorgio Arfaras informazione, mercato
Ho avuto modo di discutere del prezzo del petrolio in due seminari con Massimo Nicolazzi, autore del volume “Il prezzo del petrolio”. Le quattro conclusioni sono ricavate dalla lettura del libro e dalla discussione: 1) il petrolio è ancora la miglior energia di cui disponiamo; 2) il prezzo del petrolio ha un movimento “lungo” al rialzo; 3) il prezzo del petrolio è volatile, perché incerte sono le previsioni sul suo prezzo, sui tassi d’interesse e sui cambi. 4) il prezzo alto è “efficiente”. Accipicchia.
Prosegui la lettura…
Giorgio Arfaras energia
Si potrebbe persino pensare – il sospetto che i potenti la sappiano lunga notoriamente conforta – che dietro il dollaro debole ci sia un piano dell’Amministrazione: tenere il dollaro basso fino alle elezioni di mid-term del 2010, in modo da fare ripartire il settore manifatturiero per ridurre la disoccupazione.
Prosegui la lettura…
Giorgio Arfaras finanza, monete
Pochi giorni fa, Paul Krugman, economista nonché papa dei liberal, è intervenuto affermando che: A) la ripresa dalle crisi finanziarie nel secondo dopoguerra si è avuta attraverso le esportazioni, B) oggi però tutti i paesi sono in crisi, e dunque non è possibile esportare tutti insieme, C) mancando la domanda estera, si dovrà vivificare quella interna, D) la quale non risente più degli effetti di stimolo della manovra fiscale varata quest’anno, E) perciò se ne deve varare un’altra, F) che deve essere diversa da quelle convenzionali, ormai inefficaci, ossia ci vuole una manovra che porti alla creazione diretta dei posti di lavoro, proprio come fu fatto negli anni trenta con le opere pubbliche, G) la qualcosa però non ha modo di passare per il muro politico che si alzerebbe subito.
Prosegui la lettura…
Giorgio Arfaras finanza, fisco, liberismo, mercato
Le famiglie statunitensi sono molto indebitate. Allo stesso tempo, cresce la disoccupazione. Come potranno tornare a consumare – i consumi sono il 70% della domanda aggregata – come una volta? Con il ritorno della «fiducia», è la risposta. La quale fiducia – un termine molto vago – ha come barometro la borsa azionaria. La quale borsa azionaria è salita, da marzo, perché si afferma che gli utili sono in miglioramento. Gli utili in miglioramento dipendono dal taglio dei costi, taglio che tuttavia ha un limite, perché non si ha il caso di una impresa dove restano solo l’amministratore delegato e il suo autista, con tutti gli altri che cercano lavoro. La ricerca del lavoro mostra un grave limite: nelle crisi precedenti il rapporto fra licenziati (generati dalle imprese in contrazione) e assunti (dalle imprese in crescita) era pari a due volte, nella crisi in corso è pari a sei. La bassa qualità della disoccupazione mostra come ci siano molte meno imprese disposte a rischiare.
Prosegui la lettura…
Giorgio Arfaras finanza, Mercato del lavoro