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	<title>CHICAGO BLOG &#187; Carlo Stagnaro</title>
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	<description>diretto da Oscar Giannino</description>
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		<title>Ferragosto, Sartori mio ti riconosco</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Aug 2010 07:22:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[aspettativa di vita alla nascita]]></category>
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		<description><![CDATA[Da alcuni anni, il professor Giovanni Sartori approfitta della penuria estiva di notizie per farsi pubblicare sempre lo stesso articolo, sempre nel giorno di Ferragosto, e sempre sul Corriere della sera. Sarà forse perché un 15 agosto così freddo e così brutto non lo si vedeva da tempi immemorabili, ma quest&#8217;anno &#8211; accanto al consueto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da alcuni anni, il professor Giovanni Sartori approfitta della penuria estiva di notizie per farsi pubblicare sempre lo stesso <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=TE6C1">articolo</a>, sempre nel giorno di Ferragosto, e sempre sul<em> Corriere della sera</em>. Sarà forse perché un 15 agosto così freddo e così brutto non lo si vedeva da tempi immemorabili, ma quest&#8217;anno &#8211; accanto al consueto rosario catastrofista &#8211; Sartori dice una cosa nuova e giusta.</p>
<p><span id="more-6792"></span></p>
<p>Prima di dare credito a Sartori per questa inattesa deviazione rispetto alla norma, però, vale la pena evidenziare almeno due errori da matita blu presenti nel sermone. Il primo:</p>
<blockquote><p>[Il clima sta cambiando] Ma molti governi, Italia in testa, <em>non fanno nulla per creare un&#8217;opinione &#8220;verde&#8221;</em> né per affrontare seriamente il problema del collasso ecologico. [corsivo aggiunto]</p></blockquote>
<p>Non voglio, qui, discutere l&#8217;esistenza del collasso ecologico (lo farò tra poche righe). Voglio invece concentrarmi sulle parole in corsivo perché mi sembrano false dal punto di vista descrittivo e pericolose da quello prescrittivo. False, perché se c&#8217;è un tema su cui tutti i governi, compreso quello italiano, investono risorse in comunicazione ed &#8220;educazione&#8221; (oltre che formazione nelle scuole), è proprio quello del clima. Ci sarebbe, semmai, da mettere il naso nella <em>qualità </em>dell&#8217;informazione fornita (anche attraverso il servizio pubblico radiotelevisivo, specie nelle sue declinazioni più allarmiste e/o peracottare) ma non mi sembra che ci sia un deficit di &#8220;informazione&#8221;. Lo dimostra, per esempio, <a href="http://ec.europa.eu/public_opinion/archives/ebs/ebs_322_en.pdf">l&#8217;ultima rilevazione Eurobarometro</a> sul tema, secondo cui il 47 per cento degli europei e il 32 per cento degli italiani considerano il riscaldamento globale uno dei problemi più seri che il mondo si trovi ad affrontare (entrambi in netto calo rispetto alle rilevazioni precedenti, principalmente a causa della crisi che ha determinato una revisione delle priorità). Se gli italiani e gli europei temono tanto il riscaldamento globale, è a causa sia della propaganda delle organizzazioni verdi, sia della propaganda pubblica di governi e organizzazioni internazionali. Quindi, Sartori dice una bischerata. Ma il problema vero è che io non credo che i governi <em>dovrebbero formare l&#8217;opinione pubblica</em>: anche senza fare l&#8217;estremista liberista che sono, posso concedere che i governi debbano occuparsi dei beni pubblici, internalizzare le esternalità, garantire i diritti eccetera. Ma l&#8217;opinione pubblica dovrebbe formarsi liberamente: altrimenti, da qui al Minculpop il passo è breve (ieri la razza, oggi il clima: cambiano solo i pretesti per dare al governo il potere di dire alla gente ciò che deve pensare). Dunque, mi fa molto più paura il governo educatore del cambiamento del clima.</p>
<p>Il secondo errore da matita blu è questo:</p>
<blockquote><p>La crisi economica è e resta grave, ma il problema della crescente invivibilità del nostro pianeta è molto, molto più grave.</p></blockquote>
<p>Crescente invivibilità?? Non so dove Sartori &#8220;inviva&#8221; (credo in un attico newyorkese), ma dalle mie parti (ok, la Liguria è una zona fortunata) il mondo è vivibile &#8211; oggi più di ieri, e ieri più dell&#8217;altroieri. Tutti i dati, del resto, suggeriscono che le cose stiano così. Lo suggeriscono in particolare due dati, che Sartori conosce molto bene perché ci ha &#8220;scritto&#8221; un <a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;cd=1&amp;ved=0CBUQFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Frcslibri.corriere.it%2Frizzoli%2F_minisiti%2Fsartori%2Findex.htm&amp;ei=0ZFnTOnDHpWiOMrz9bkF&amp;usg=AFQjCNGZwA4obmh3GND6o3AnJM2BeG4b4g">libro</a>. Il primo dato è quello sulla <a href="http://www.census.gov/ipc/www/idb/worldpopgraph.php">popolazione globale</a>, che è cresciuta da 2,5 miliardi di esseri umani nel1950 a 7 miliardi oggi, e continuerà a crescere  &#8211; si stima &#8211; fino a circa 9 miliardi nel 2050. Se una popolazione cresce, è <em>anche</em> perché l&#8217;ambiente in cui vive è migliore (rispetto alle sue esigenze), più ospitale e meno tossico. Cosa, peraltro, confermata dal secondo dato: l&#8217;<a href="http://data.worldbank.org/indicator/SP.DYN.LE00.IN">aspettativa di vita alla nascita</a>, a livello medio globale, è cresciuta da 54 anni nel1960 a 71 nel 2008 (in Italia, rispettivamente, da da 72 a 84). In quale senso del termine un pianeta nel quale si verificano queste tendenze è caratterizzato da una &#8220;crescente invivibilità&#8221;?</p>
<p>Sartori scrive poi due cose quanto meno bizzarre: anzitutto abbandona clamorosamente l&#8217;energia eolica (&#8220;<em>è fiorita quasi soltanto perché fonte di tangenti e di intrallazzi</em>&#8221; ed è &#8220;<em>largamente un imbroglio</em>&#8220;), che è bizzarro perché l&#8217;eolico &#8211; in condizioni di adeguata ventosità &#8211; è la meno patacca tra le fonti rinnovabili (al netto dell&#8217;idroelettrico). Ma a Sartori &#8211; è chiaro dalle edizioni precedenti della sua omelia &#8211; non interessa garantire uno <em>sviluppo</em> sostenibile: Sartori pensa che siamo troppi e consumiamo troppo, e dunque non si fa troppi problemi su come compensare gli eventuali sacrifici ecologici. Poi usa <a href="http://www.lomborg.org">Bjorn Lomborg</a> pro domo sua, attribuendogli una conversione inesistente (da &#8220;negazionista&#8221; a tiepidamente interventista) perché Lomborg non ha <em>mai </em>negato l&#8217;esistenza del cambiamento climatico né il ruolo dell&#8217;uomo, ma ha sempre sostenuto (e lo fa <a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;cd=3&amp;ved=0CB0QFjAC&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.bol.it%2Flibri%2FStiamo-freschi.-Perche-non%2FBjorn-Lomborg%2Fea978880458070%2F&amp;ei=MZRnTK_mONKeOOSkzbkF&amp;usg=AFQjCNEXO9MZIH-MrIBGxny0bWDVi6rkgg">ancora adesso</a>) l&#8217;opportunità di non spendere tonnellate di soldi nelle politiche che piacciono a Sartori.</p>
<p>Comunque, dicevo, Sartori conclude il pezzo dicendo una cosa molto giusta, e questo gli va riconosciuto. Il ragionamento è che le varie profezie su questo o quel disastro si rivelano sistematicamente fallaci perché pretendono di avere una precisione di cui non disponiamo. Per Sartori, possiamo individuare delle tendenze (quelle che individua lui sono peraltro sbagliate, come sull&#8217;esaurimento delle risorse, ma questo è un altro discorso) ma non fissare delle date fine-di-mondo. Tuttavia, l&#8217;opinione pubblica è sensibile proprio a queste ultime, quindi &#8211; secondo Sartori &#8211; c&#8217;è una sorta di <em>trade off</em> tra l&#8217;onestà nella comunicazione scientifica e l&#8217;efficacia nel raggiungere gli obiettivi politici a essa collegati (<a href="http://climatesight.org/2009/04/12/the-schneider-quote/">già sentito?</a>). Dunque,</p>
<blockquote><p>predire scadenze è sbagliato; ma non farlo rende la predizione inefficace. Come uscire da questo circolo vizioso? Non lo so.</p></blockquote>
<p>Ecco: &#8220;non lo so&#8221; sono le tre parole più corrette dell&#8217;articolo. Solo, andrebbero generalizzate.</p>
<p>Update 10:18 AM: testo corretto secondo il rilievo di LucaF. Grazie Luca!</p>
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		<title>Amicus clima, sed magis amica agricoltura sussidiata</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 15:11:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[biocarburanti]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
		<category><![CDATA[mandelson]]></category>
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		<description><![CDATA[Il riscaldamento globale sarà anche la più grande minaccia di sempre, ma c&#8217;è una minaccia ancora più grande: che gli agricoltori europei non facciano abbastanza soldi. La Commissione europea ha aperto un&#8217;indagine per verificare se i produttori americani abbiano esportato biodiesel nell&#8217;Ue attraverso paesi terzi, per evitare i dazi; per la stessa ragione, intende controllare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il riscaldamento globale sarà anche la <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/3381425.stm">più grande minaccia</a> di sempre, ma c&#8217;è una minaccia ancora più grande: che gli agricoltori europei non facciano abbastanza soldi. La Commissione europea ha <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704407804575424750813493056.html?mod=ITP_pageone_3">aperto un&#8217;indagine</a> per verificare se i produttori americani abbiano esportato biodiesel nell&#8217;Ue attraverso paesi terzi, per evitare i dazi; per la stessa ragione, intende controllare che le importazioni non avvengano in miscele con meno del 20 per cento di biodiesel, che sono escluse dal dazio straordinario di 237 euro / tonnellata <a href="http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=newsarchive&amp;sid=aMEeSlftJdR0">creato l&#8217;anno scorso</a>.</p>
<p><span id="more-6784"></span></p>
<p>Ufficialmente, il dazio è stato creato per contrastare l&#8217;effetto distorsivo dei sussidi americani alla produzione di biocarburanti che, piombando nell&#8217;ambito del pacchetto di stimolo obamiano in un periodo di prezzi calanti dei prodotti agricoli, avrebbero causato un regime di concorrenza sleale (a Genova <a href="http://it.wikiquote.org/wiki/Proverbi_genovesi">diciamo</a>: O corvo dixe a o merlo: &#8220;cumme t&#8217;è neigru!&#8221;). Se, comunque, il problema fosse solo questo, i dazi dovrebbero essere limitati alle importazioni dal Nordamerica. Invece, si applicano (anche se in misura inferiore) a tutti i biocarburanti importati, compresi quelli dai paesi tropicali che sono più economici e più efficienti in termini di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Il tema non è nuovo; anzi, è talmente trasparente che me ne ero già occupato <a href="http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/Focus/IBL_Focus_18_Stagnaro.pdf">in tempi non sospetti</a> (quando ancora i biocarburanti andavano di moda e non si era sollevato il polverone sui potenziali impatti nefasti di quelli di prima generazione: le principali critiche sono riassunte <a href="http://www.chicago-blog.it/2009/06/26/i-biocarburanti-hanno-causato-i-rincari-dei-prodotti-alimentari-%E2%80%93-di-elisabetta-macioce/">qui</a> da Elisabetta Macioce).</p>
<p>La triste verità è che la politica europea dei biocarburanti è una semplice e neppure troppo sofisticata foglia di fico. Se n&#8217;è accorto <a href="http://www.ecoseed.org/en/general-green-news/renewable-energy/biofuel/biodiesel/6972-E-U-biofuel-policies-criticized-for-being-protectionist">persino</a> il Parlamento europeo, che è tutto dire. Se ne era accorto, soprattutto e con onestà, l&#8217;ex commissario europeo al Commercio, Peter Mandelson, che combatté una battaglia (perdente) per cancellare queste barriere. Restano dunque attuali le sue <a href="http://www.energyrefuge.com/blog/eu-trade-commissioner-against/">parole</a>:</p>
<blockquote><p>Biofuel policy is not ultimately an industrial policy or an agricultural policy – it is an environmental policy, driven above all by the greenest outcomes,” Mandelson said. “Europe should be open to accepting that we will import a large part of our biofuel resources. We should certainly not contemplate favoring EU production of biofuels with a weak carbon performance if we can import cheaper, cleaner biofuels.</p></blockquote>
<p>Purtroppo, finché questo equivoco non sarà chiarito, una frontiera della ricerca promettente rimarrà viziata, e gli sforzi più innovativi dovranno subire l&#8217;onta della confusione con interessi meno nobili.</p>
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		<title>Fidenato &#8220;padrone a casa sua&#8221; e la Lega ogm</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 12:52:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[liberismo]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
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		<description><![CDATA[E’ difficile commentare i fatti, quando cose che sembrano ovvie generano un intenso dibattito politico. Vuol dire che, in verità, ovvie non sono. E questo non può essere privo di conseguenze. Comunque, i fatti. Una banda di delinquenti fa irruzione illegalmente in un campo di mais di proprietà di Giorgio Fidenato, campo peraltro posto sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ difficile commentare i fatti, quando cose che sembrano ovvie generano un intenso dibattito politico. Vuol dire che, in verità, ovvie non sono. E questo non può essere privo di conseguenze. Comunque, i fatti. Una banda di delinquenti <a href="http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=7588%3Amais-ogm-i-nazicomunisti-verdi-in-azione-che-distruggono-la-proprieta-di-fidenato&amp;catid=1%3Alatest-news">fa irruzione illegalmente</a> in un campo di mais di proprietà di Giorgio Fidenato, campo peraltro posto sotto sequestro dall’autorità giudiziaria perché si suppone vi siano state seminate alcune piante di mais transgenico. I delinquenti fanno piazza pulita di tutto il mais, convenzionale o geneticamente migliorato che sia. Il ministro dell’Agricoltura, Giancarlo Galan, <a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2010/10-agosto-2010/ogm-zaia-applaude-blitz-no-global-galan-squadristi-1703551533546.shtml?fr=correlati">commenta</a> seccamente: “squadristi”. Il suo predecessore e attuale governatore della regione Veneto, Luca Zaia, dice invece: “è stata ripristinata la legalità”. E <a href="http://mattinopadova.gelocal.it/dettaglio/zaia:-%C2%ABsugli-ogm-sono-un-no-global%C2%BB/2248121">aggiunge</a>: “sugli ogm sono un no global”.</p>
<p><span id="more-6759"></span>Ora, in questa vicenda ci sono tante componenti che non vanno mischiate. C’è la <a href="http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=7622%3Afidenato-vogliamo-solo-coltivare&amp;catid=1%3Alatest-news">giusta battaglia</a> di Fidenato perché l’Italia si adegui alle direttive europee sugli ogm (nel nostro paese vige una moratoria di fatto). C’è la sua azione dimostrativa per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla costante aggressione ai diritti degli agricoltori che vorrebbero poter usare gli ogm. Ci sono vari e complessi risvolti giudiziari. C’è un ministro dell’Agricoltura che tenta di allineare il nostro paese sulla rotta della modernità (bravo, bravo, e bravo Galan). Ma c’è, poi, qualcosa di molto grave. Cioè, che due irruzioni di fila in due campi di proprietà di Fidenato – della vicenda di pochi giorni prima avevo parlato <a href="http://www.chicago-blog.it/2010/07/30/se-fa-qua-qua-come-unanatra-e-un-attivista-di-greenpeace/">qui</a> – vengono sostanzialmente metabolizzate e tollerate. Il mondo politico, con poche eccezioni, <a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2010/11-agosto-2010/ogm-scontro-totale-centrodestra-galan-difendono-l-illegalita-1703558503167.shtml">si divide</a> tra quelli che apertamente sostengono i metodi fascisti di Greenpeace e quelli che li appoggiano in modo un filo più democristiano. C’è che quasi nessuno si sente in dovere di esprimere solidarietà a Fidenato e al Movimento Libertario (per quel che vale, lo faccio – oltre che ovviamente a titolo personale – anche a nome di Chicago-blog e dell’Istituto Bruno Leoni), di sperare che le <a href="http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=7652%3Amais-ogm-venerdi-conferenza-stampa-ad-arba-per-presentare-le-denunce-contro-i-nazi-comunisti&amp;catid=1%3Alatest-news">denunce</a> presentate abbiano un seguito. Ci sono, soprattutto, due questioni.</p>
<p>La prima è politica. Che io sappia, solo Galan sul fronte istituzionale, e <a href="http://www.libertiamo.it/2010/08/10/caro-zaia-fornire-legittimita-alle-azioni-squadriste-dei-no-ogm-puzza-di-fascismo/comment-page-1/">Piercamillo Falasca e Giordano Masini</a> di Libertiamo su quello del più ampio confronto interno al centrodestra, hanno trovato scandalose e inaccettabili le dichiarazioni di Zaia. Il “governo del fare” non si è accorto che un autorevole esponente della maggioranza stava appoggiando la squadraccia no global e difendendo la distruzione della proprietà altrui. Il Pdl è troppo occupato con case e ville per accorgersi dei terreni agricoli. Il Pd, anche questa volta, è non pervenuto. A questo punto, non vedo cosa ci sia da scandalizzarsi quando Nichi Vendola dice che Carlo Giuliani è un eroe. Strappa un sorriso che la punta di diamante dell’involuzione vendoliana del centrodestra sia il partito che, a long time ago in a galaxy far, far away, aveva come slogan: padroni a casa nostra. Altro che mutazione genetica. Del resto, si sa, la politica procura strani compagni di letto.</p>
<p>La seconda questione è più profonda, e riguarda il senso del nostro paese per la proprietà privata. Semplicemente, ci fa molta più paura che un poverocristo in Friuli pianti 6 (sei) piantine di mais ogm, del fatto che una banda di corsari gli calpesti il terreno. Del resto, questo è coerente con lo scandalizzarsi dell’evasione fiscale più che del fisco rapace, del mancato rispetto delle leggi più che delle leggi irrispettabili. La realtà è questa: il nostro ceto politico, come dimostra quotidianamente coi suoi comportamenti privati e con le sue decisioni pubbliche, si sente autorizzato a tutto e tenuto a nulla, e in particolare autorizzato a disporre liberamente di noi e dei nostri beni e tenuto a non rispettare né noi, né i nostri beni, né i nostri diritti.</p>
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		<title>Bp, la regolamentazione, e l&#8217;eterogenesi dei fini</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 16:17:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[energia]]></category>
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		<description><![CDATA[I cittadini del mondo vogliono più regolamentazione. Nel senso che la larga maggioranza delle persone interpellate in un ampio sondaggio di cui dà contooggi il Financial Timescredono che il disastro del Golfo del Messico dimostri che la regolamentazione delle perforazioni in acque profonde non è sufficiente. In media, chiedepiù norme e più strette circa l&#8217;80 per cento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I cittadini del mondo vogliono più regolamentazione. Nel senso che la larga maggioranza delle persone interpellate in un ampio sondaggio di cui <a href="http://www.ft.com/cms/s/0/17d6ee7e-a334-11df-8cf4-00144feabdc0.html">dà conto</a>oggi il <em>Financial Times</em>credono che il disastro del Golfo del Messico dimostri che la regolamentazione delle perforazioni in acque profonde non è sufficiente. In media, chiedepiù norme e più strette circa l&#8217;80 per cento del campione, con punte in Italia, Spagna e Francia superiori al 90 per cento. Bizzarramente, la domanda di regolamentazione è molto più alta dell&#8217;effetto reputazionale che l&#8217;incidente ha avuto su Bp, ossia la compagnia che l&#8217;ha causato: se è comprensibile che i due terzi degli americani abbiano maturato un&#8217;opinione negativa sul gruppo, lascia di stucco che solo il 33 per cento dei britannici abbia avuto la stessa reazione (va detto che &#8220;solo&#8221; il 73 per cento di loro vuole più regolamentazione). E&#8217; una coincidenza curiosa, ironica e triste al tempo stesso, che questi risultati (i cui effetti politici si sono <a href="http://www.chicago-blog.it/2010/07/01/il-governo-del-vietare/">immediatamente manifestati</a>anche in Italia) arrivino mentre aumenta <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704268004575417383606531658.html?mod=WSJEUROPE_hps_MIDDLESixthNews">l&#8217;evidenza</a>sulle responsabilità di Bp e dei suoi subcontractors: il personale a bordo della Deepwater Horizon era inadeguato. Come mettere assieme i cocci?</p>
<p><span id="more-6741"></span></p>
<p>Abbiamo, infatti, due aspetti diversi e sghembi. Da un lato, c&#8217;è la realtà di quello che è accaduto: un incidente che, se per un verso è comunque un&#8217;eventualità della vita (<a href="http://www.chicago-blog.it/2010/06/04/shit-happens/">shit happens</a>), per l&#8217;altro è spiegabile, almeno parzialmente, guardando alla cultura aziendale di Bp (come ho cercato di spiegare a suo tempo <a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/5417">sul </a><em><a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/5417">Foglio</a> </em>e come viene ulteriormente illustrato in una <a href="http://www.masterresource.org/category/energy-companies/bp-energy-companies/">serie di post</a>su MasterResource). A farne le spese è soprattutto il Ceo uscente di Bp, Tony Hayward, che a ottobre <a href="http://www.bp.com/genericarticle.do?categoryId=2012968&amp;contentId=7063976">abbandonerà</a> la sua posizione nel disonore e tra i fischi consolato solo da una non disprezzabile buonuscita, ma la responsabilità (politica) ultima è del suo predecessore, l&#8217;inossidabile Lord Browne, che assieme al suo amichetto Ken Lay (l&#8217;onnipotente Ceo di Enron) aveva coniugato nel senso più profondo il senso dell&#8217;espressione &#8220;capitalismo politico&#8221;. Per loro, fare profitti (anche se poi, a conti fatti, di perdite si è trattato) era una faccenda più politica che economica; più di marmellamento con gli uomini di Stato che di soddisfazione dei clienti e dei loro bisogni. Così, Bp aveva baricentrato la sua strategia sulla caccia di favori politici, e aveva trascurato altri aspetti del <em>business</em>, come la costruzione di una solidità industriale e il continuo investimento in sicurezza. Da lì, le condizioni predisponenti il disastro (la condizione scatenante è, sempre, la sfiga).</p>
<p>Accanto a questa vicenda &#8211; che è soprattutto una vicenda relativa a una singola società, o addirittura allo specifico caso di Macondo, e non può in alcun modo essere generalizzata &#8211; c&#8217;è la vicenda, più ampia e politica in senso stretto, della politicizzazione del disastro. Da Obama in giù, virtualmente tutti i politici americani e poi internazionali hanno immediatamente colto la palla al balzo per chiedere più regolamentazione, inizialmente dell&#8217;<em>offshore drilling</em>, e poi di tutto e di più purché tenuamente collegabile (stile telefono senza fili) con quanto accaduto nel Golfo del Messico. Come è possibile? E&#8217; la stessa domanda a cui <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=TA175">ha risposto ieri</a> Alberto Mingardi sul <em>Riformista</em>. Dice Alberto:</p>
<blockquote><p>Oh sicurezza, quanti delitti si commettono in tuo nome! É così che si sono allargate senza controllo le maglie della regolamentazione e dell&#8217;intervento pubblico, nell&#8217;ultimo secolo. Ovunque, nel mondo occidentale, si è fatta prevalente una mentalità per cui se abbiamo un &#8220;problema&#8221;, ci serve un &#8220;programma&#8221;. In Italia, ancor più schiettamente, se abbiamo un problema facciamo una legge. Perché? Perché è facile. Mettevi nelle scarpe del legislatore &#8211; per ipotesi, un legislatore di un Paese con una legge elettorale che rientri negli standard minimi di civiltà: una legge elettorale che consenta agli elettori di concorrere a scegliere i propri rappresentanti sapendone nome e cognome. Questo legislatore ha un suo collegio. Succede l&#8217;incidente del kite surf. Il suo collegio è fatto di madri e di padri preoccupati che i figli possano fare uno sport pericoloso, persone per bene, persone attente, che amano i propri cari ma come tutti si fanno prendere dalla paura del momento, odiano sentirsi in balia dell&#8217;incertezza. Che cosa fa, il legislatore? S&#8217;imbarca nell&#8217;esercizio mentale che abbiamo fatto poc&#8217;anzi. Immagina i contorni di &#8220;regole&#8221; più stringenti, che in qualche modo contribuiscano a ridurre il rischio di incidenti tanto drammatici. Poi, aspetta l&#8217;arrivo dei gruppi d&#8217;interesse, ciascuno comprensibilmente propenso ad evitare che la scure ricada sul suo capo. Si rimpalleranno dati e statistiche, produttori di barche e commercianti di tavole e acquiloni. Cercheranno di prevenire il legislatore, presentandosi da lui con un elenco più ragionevole di restrizioni cui essi stessi suggeriscono lo Stato li sottoponga. Proveranno a raggrumare un proprio fronte contro il &#8220;nemico&#8221;. Il risultato sarà il più delle volte una normativa annacquata rispetto alle intenzioni originarie, ma che comunque andrà a regolamentare un altro pezzettino della vita dei cittadini.</p></blockquote>
<p>Alberto prende spunto da un <a href="http://www.surftribe.it/kitesurf/articolo.php?art=8056">incidente sul lago di Como</a>, ma la cicca è la stessa del caso Bp &#8211; e di molti altri. E&#8217; un film già visto troppe volte e che troppe volte ancora vedremo. E non c&#8217;è veramente una via d&#8217;uscita. Tutti abbiamo diritto (e, in un certo senso, abbiamo ragione) a rimanere razionalmente ignoranti sulle <em>reali</em> conseguenze della regolamentazione, che ci tocca solo indirettamente. Tutti siamo pronti a indignarci quando vediamo la morte inspiegabile di un velista, o la marea nera devastare l&#8217;ambiente (anche se <a href="http://www.deepwaterhorizonresponse.com/go/doc/2931/844299/">meno del previsto</a>, per fortuna e perché il mondo è stato progettato perbene da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dio">uno che se ne intende</a>). E così, il processo politico ci trascina su una discesa dove non c&#8217;è mai veramente un punto d&#8217;arresto.</p>
<p>Nel caso specifico di Bp, l&#8217;aspetto forse più paradossale è che l&#8217;azienda ha fatto di tutto per ottenere più regolamentazione in quasi qualunque campo della sua attività. Non so se abbia mai fatto <em>lobbying</em> per avere più regole anche all&#8217;<em>offshore drilling</em>, ma non mi stupirebbe. E&#8217; nella cultura aziendale di Bp promuovere leggi che o risultino in un sussidio a suo favore, oppure limitino la concorrenza alzando le barriere all&#8217;ingresso sul mercato (che poi è lo stesso). Ma nessuna azione di <em>lobbying</em> avrebbe potuto generare una reazione tanto violenta, nell&#8217;opinione pubblica, quanto l&#8217;incidente di Macondo. A suo modo, è una manifestazione di eroismo postumo da parte di Lord Browne, che vede il suo disegno compiersi sempre più, e come con Enron, si compie infine a spese di chi l&#8217;ha perseguito, cioè Bp. Ma se la regolamentazione è il frutto di questo tipo di eroismo, e se il mezzo (inintenzionale) di questo eroismo è la devastazione che sappiamo, allora beato quel mondo che non ha bisogno di eroi. Le compagnie petrolifere che, come Bp, perforano in acque ultraprofonde, ma, a differenza di Bp, investono di più in cantiere e di meno a Washington, forse sono meno eroiche agli occhi del grande pubblico, ma fanno anche meno casini.</p>
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		<title>Se fa qua-qua come un&#8217;anatra, è un attivista di Greenpeace</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 14:17:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambientalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli anglosassoni hanno una bella espressione popolare – nota come il “duck test” – che, pare, si deve al poeta James Whitcomb Riley: “se sembra un’anatra, nuota come un’anatra, e fa qua-qua come un’anatra, allora probabilmente è un’anatra”. Bé, guardate queste foto: se sembrano degli aggressori, si vestono come aggressori e parlano come aggressori, allora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli anglosassoni hanno una bella espressione popolare – nota come il “<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Duck_test">duck test</a>” – che, pare, si deve al poeta James Whitcomb Riley: “se sembra un’anatra, nuota come un’anatra, e fa qua-qua come un’anatra, allora probabilmente è un’anatra”. Bé, guardate <a href="http://www.repubblica.it/ambiente/2010/07/30/foto/greenpeace_contro_il_mais_transgenico-5945233/1/?ref=HREC1-10">queste foto</a>: se sembrano degli aggressori, si vestono come aggressori e parlano come aggressori, allora probabilmente sono aggressori. Non c’è altro modo di definire i militanti di Greenpeace che, questa mattina, hanno invaso il campo di Giorgio Fidenato, dove il leader di Futuragra aveva seminato 6 (sei) semi di mais transgenico (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=JS7nEDL3CzE">qui</a> il video della semina, <a href="http://www.movimentolibertario.it/">qui</a> le foto della crescita). Qualunque cosa pensiate degli ogm – io sono favorevole, ma è irrilevante – siamo di fronte a qualcosa di molto più profondo: non il tormentone (<a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=38&amp;ID_articolo=1674&amp;ID_sezione=243&amp;sezione=">falso</a>) transgenico vs. biologico, ma il valore della proprietà privata.</p>
<p><span id="more-6678"></span>Come viene illustrato in <a href="http://www.repubblica.it/ambiente/2010/07/29/news/ogm_in_friuli_prime_coltivazioni-5928817/">questo articolo</a> della Repubblica (non privo di svarioni, subito pizzicati <a href="http://biotecnologiebastabugie.blogspot.com/2010/07/ogm-tra-autorizzazioni-e-procurati.html">qui</a>), secondo Greenpeace i campi di Fanna (Pordenone) erano “contaminati” dalle malvagie sementi geneticamente modificate, in violazione delle leggi vigenti (a loro volta in probabile violazione del diritto comunitario, ma Greenpeace è forcaiola a corrente alternata). A sentire gli “attivisti” siamo di fronte a una minaccia per la sopravvivenza del genere umano:</p>
<blockquote><p>Il Procuratore di Pordenone &#8211; dice Federica Ferrario &#8211; non può più perdere un solo minuto di tempo e deve porre fine a questa incomprensibile dilazione dei tempi. Va incriminato il responsabile di questa violazione e chi l&#8217;ha aiutato, e bisogna iniziare la conta dei danni legati a questo atto scellerato, che non devono certo ricadere sugli agricoltori onesti o sugli Enti pubblici.</p></blockquote>
<p>Tutte balle. Balle per almeno due ragioni. La prima è che il mais in questione viene tranquillamente utilizzato da anni in diversi paesi del mondo senza che, per quel che mi risulta, alcuna popolazione si sia improvvisamente e inspiegabilmente estinta. La seconda è che le quantità coinvolte nella semina sono talmente ridicole da avere, come dichiaratamente hanno, significato puramente dimostrativo. Infatti, Fidenato ha piantato quei semi proprio per protestare contro l’oscurantismo italiano (e in parte europeo) che, per mero e puttanesco spirito di marchetta verso la potente lobby agricola, ha deciso che le nuove tecnologie no pasaràn.</p>
<p>La dimostrazione di Fidenato è pacifica (si è svolta interamente sui suoi campi, e ci mancherebbe altro) e innocua. E’ innocua non solo perché è innocua – nel senso che è innocuo il mais piantato. E’ innocua anche perché le stesse norme europee definiscono “contaminato” un raccolto nel quale la presenza di mais transgenico sia superiore allo 0,9 per cento. In questo caso siamo molto, molto, molto, molto, molto, molto più in basso – di almeno un ordine di grandezza. Negare che “<a href="http://it.wikiquote.org/wiki/Paracelso">tutto è veleno, nulla è veleno, è la dose che fa il veleno</a>” significa non aver capito un tubo di niente. Anche se avessero ragione nel sostenere la pericolosità del mais transgenico – e tutta l’evidenza dice che non ce l’hanno – gli attivisti di Greenpeace avrebbero comunque torto. Infatti, sarebbe come dire che, poiché essere travolti da una slavina ha decorso molto probabilmente letale, anche essere colpiti da un granello di sabbia è letale.</p>
<p>Dunque, non c’era alcuna minaccia verso nessuno, da parte di Fidenato. In compenso, c’è stata una chiara e patente minaccia da parte degli attivisti di Greenpeace, che infatti sono stati prontamente e giustamente <a href="http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=7347:le-immagini-degli-abusi-di-greenpeace-denunciati&amp;catid=1:latest-news">denunciati</a>. Per loro, evidentemente, piantare 6 (sei) semi di mais costituisce un crimine contro l’umanità, ma violare la proprietà privata e devastare un campo di mais non è un problema. Né implica la violazione dei diritti di Fidenato (gli entrasse qualcuno in casa, di notte, e gli portasse via l’argenteria, la penserebbero così?). Qui non c’entra il mais o gli ogm, c’entra solo il rispetto che ciascuno di noi ha per sé e per il prossimo, per i propri diritti e per quelli altrui. Chi non rispetta l’altro, non è chiedibile quando dice e chiede di rispettare l’ambiente. Chi aggredisce il prossimo, non è degno di alcun credito e di nessuna fiducia.</p>
<p><em>Crossposted @ <a href="http://www.ilfoglio.it/duepiudue">2+2</a>.</em></p>
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		<title>Acqua: se non è una merce, non è nulla</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 13:58:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>

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		<description><![CDATA[La lettera di Luca Martinelli &#8211; che ho pubblicato in un precedente post &#8211; mi fornisce l&#8217;occasione di esprimere, in modo più pacato, alcune idee sulla porca faccenda della &#8220;privatizzazione&#8221; dell&#8217;acqua, di cui mi sono occupato recentemente sia un pezzo su Libero (a cui Martinelli reagisce), sia in un post qui su Chicago-blog. Poiché non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La lettera di Luca Martinelli &#8211; che ho pubblicato in un <a href="http://www.chicago-blog.it/2010/07/29/acqua-bene-pubblico-non-merce-di-luca-martinelli/">precedente post</a> &#8211; mi fornisce l&#8217;occasione di esprimere, in modo più pacato, alcune idee sulla porca faccenda della &#8220;privatizzazione&#8221; dell&#8217;acqua, di cui mi sono occupato recentemente sia un <a href="http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=9478">pezzo</a> su <em>Libero</em> (a cui Martinelli reagisce), sia in un <a href="http://www.chicago-blog.it/2010/07/19/bugiardi-e-mentitori/">post</a> qui su <em>Chicago-blog</em>. Poiché non ho risposto a molti dei commenti che quel post aveva raccolto, ne approfitto &#8211; Martinelli mi perdonerà &#8211; per mettere, in qualche modo, tutto assieme.</p>
<p><span id="more-6673"></span></p>
<p>Martinelli mi accusa sostanzialmente di due cose: di &#8220;mistificazione&#8221; della propaganda referendaria, e di sottovalutare le conseguenze della &#8220;privatizzazione&#8221;. A questo proposito, porta il caso di Cosenza, su cui tornerò tra poco.</p>
<p>In merito alla &#8220;mistificazione&#8221;, riconosco di aver usato toni molto forti. Non ne sono, però, pentito: sono anzi convinto che quello fosse il minimo sindacale nei toni da utilizzare. E ribadisco, a costo di apparire pedante, quanto ho già scritto: penso che una fetta non piccola, forse la maggioranza, forse la larga maggioranza, del milione e quattrocentomila italiani che hanno firmato i tre referendum non sappiano cosa hanno firmato. O, meglio, quello che &#8220;sanno&#8221; &#8211; cioè quell che gli è stato detto &#8211; non coincide con quello che hanno firmato. Ripeto, allora, che &#8211; se la propaganda politica fosse un bene o un servizio scambiato sul mercato &#8211; si potrebbe parlare di pubblicità ingannevole. Se qualcuno vuole querelare, quereli. Infatti, come è chiaro dal <a href="http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=365:perche-un-referendum&amp;catid=34:quesiti&amp;Itemid=53">sito</a> del Forum, la raccolta di firme ha fatto interamente leva su due concetti: l&#8217;acqua &#8220;privata&#8221; versus quella &#8220;pubblica&#8221; e l&#8217;aumento delle tariffe. Per esempio, l&#8217;obiettivo dei referendum è così descritto:</p>
<blockquote><p>Vogliamo restituire questo bene essenziale alla gestione collettiva. Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene comune. Per conservarlo per le future generazioni. Vogliamo una gestione pubblica e partecipativa.</p></blockquote>
<p>Da nessuna parte ho trovato menzione del fatto che nulla, nell&#8217;attuale normativa, impedisce a tutte e tutti di accedere all&#8217;acqua, o nega che l&#8217;acqua sia un bene comune. Al contrario, dire che lo scopo dei referendum è &#8220;conservare [l'acqua] per le future generazioni&#8221; lascia intendere che la riforma idrica abbia l&#8217;effetto di aumentare gli sprechi. <em>Ciò è falso</em>. Ancora peggio, se parliamo di mistificazione, è l&#8217;affermazione secondo cui &#8220;L’attuale governo ha invece deciso di consegnarla ai privati e alle grandi multinazionali&#8221;. L&#8217;attuale governo non ha deciso un tubo: ha dato attuazione a una serie di norme che, stante la normativa precedentemente esistente, consentono di allinearsi con gli obblighi comunitari. Ma lungi da me voler perseguire una difesa puramente formalistica. Quello che mi interessa sottolineare è che una parte almeno degli 1,400,000 firmatari hanno risposto all&#8217;appello a firmare contro la privatizzazione dell&#8217;acqua, mentre hanno firmato contro qualcosa d&#8217;altro. Cosa?</p>
<p>Il decreto Ronchi (e le norme pre-esistenti) semplicemente fissa il principio per cui la <em>gestione</em> del servizio idrico integrato deve essere affidata, in via ordinaria, tramite gara. Alla gara possono partecipare indifferentemente soggetti sia pubblici sia privati, e i primi &#8211; per una serie di ragioni &#8211; sono favoriti. Ne cito due: la prima è che, tipicamente, sono i gestori uscenti, e quindi partono da una ovvia posizione di vantaggio; la seconda è che le gare devono essere bandite dai loro azionisti, e alzi la mano chi crede nella loro effettiva terzietà. Questo per dire anche che non è che io sia un pasdaràn delle gare, ma semplicemente uno che crede si tratti di un male relativamente minore. Fosse per me, si privatizzerebbe <em>sul serio</em> &#8211; ma questo è un altro discorso, rispetto al quale chi è interessato può leggere questo aureo <a href="http://www.amazon.com/Water-Sale-Business-Market-Resolve/dp/1930865767">libretto</a> di Fredrik Segerfeldt.</p>
<p>La distinzione tra proprietà e gestione è tutt&#8217;altro che secondaria, come invece sembra credere Stefano Rodotà, <a href="http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=2323">secondo cui</a></p>
<blockquote><p>Il ministro Andrea Ronchi falsifica la realtà quando dice che il decreto che porta il suo nome comporta solo ‘affidamenti in gestione’, mentre i Comuni restano titolari del diritto. Da moltissimo tempo si è sottolineato che quando si scinde proprietà e gestione, il vero proprietario diventa chi ha il potere di gestire. Il fatto che il titolare resti un soggetto pubblico è un argomento formale, ingannevole. Restano da vedere le caratteristiche della gestione: quando questa viene affidata ai privati, è orientata al profitto, e ciò implica una sostanziale privatizzazione del bene. Il gestore fornisce un servizio, ma solo perché vuol ricevere un profitto. I soggetti cui fare riferimento per comprendere la funzione di un bene comune sono tutti i cittadini, e per questo essi devono essere gestiti fuori dalla logica di mercato. Il che non significa che non debbano essere gestiti con criteri economici. Ma l’economicità della gestione non coincide con la produzione di profitto.</p></blockquote>
<p>Io capisco che la nozione stessa di profitto faccia venire l&#8217;orticaria, e non so cosa farci. Però mi sembra importante precisare due cose che Rodotà non considera: (1) essendo regolate le tariffe, il &#8220;profitto&#8221; è a sua volta regolato, fatta salva l&#8217;abilità del gestore di rendere il servizio più efficiente. Meglio lavora, più fa profitto. Non è che possiamo ogni giorno tornare ad Adam Smith, però mi pare che questo sia un caso scuola di come non convenga affidarsi all&#8217;altruismo dei gestori dei servizi idrici, ma al loro interesse. Specie in un paese dove le perdite medie sono più di un terzo. Conservare lo <em>status quo</em> è tanto più immorale, quanto più si crede che l&#8217;acqua sia un bene &#8220;pubblico&#8221; e che lo &#8220;spreco&#8221; non sia semplicemente una cosa incivile, ma sia un crimine contro l&#8217;umanità. (2) La distinzione tra proprietà e gestione conta, eccome, quando &#8211; tramite il meccanismo della gara &#8211; il gestore sa che, dopo un lasso di tempo relativamente breve, dovrà restituire le infrastrutture al proprietario (l&#8217;ente pubblico) in condizioni migliori di come le ha trovate, oppure dovrà renderne conto. Noto appena per inciso che le &#8220;grandi multinazionali&#8221; che terrorizanno i referendari sono, da questo punto di vista, i soggetti più affidabili, perché sono gli unici facilmente identificabili e che non possono scappare, e che proprio per questo hanno un interesse reputazionale molto più forte a rigare dritto.</p>
<p>Con questo rispondo anche a Marco Esposito, che &#8211; in commento al mio post dell&#8217;altro giorno &#8211; <a href="http://www.chicago-blog.it/2010/07/19/bugiardi-e-mentitori/#comment-7775">scrive</a>:</p>
<blockquote><p>la privatizzazione della distribuzione dell’acqua non mi convince per niente: è un monopolio (non si può scegliere il distributore) e i prezzi li fisserà massimizzando il profitto, l’esatto opposto del mercato.</p></blockquote>
<p>Perfino Marco è vittima di una incomprensione. Potrebbe aver ragione se al soggetto affidatario fosse garantito diritto di &#8220;vita e di morte&#8221; sui suoi clienti. Così non è. E non solo perché una serie di vincoli &#8211; relativi alle modalità di gestione e sviluppo, alle politiche tariffarie, e ai canoni di concessione (che andrebbero aboliti perché sono lo strumento <em>vero</em> con cui i comuni, cioè il pubblico, si appropria della rendita monopolistica) &#8211; li mette la gara. Il fatto è che le tariffe sono e saranno decise da organismi terzi &#8211; oggi gli Ato (cioè i sindaci), domani <a href="http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/Focus/IBL_Focus_161_Falasca-Romano.pdf">si spera</a> un&#8217;autorità indipendente. Naturalmente, si può sostenere che il regolatore pubblico può essere &#8220;catturato&#8221; dall&#8217;affidatario &#8220;privato&#8221;: verissimo, ma dovete convincermi che il <em>rischio </em>di una cattura è preferibile alla <em>certezza </em>derivante dal fatto che affidante e affidatario sono la stessa persona. Oppure solo io vivo in un paese dove le <em>utilities </em>locali pubbliche o parapubbliche sono un parcheggio per dipendenti privi di qualunque qualifica, tranne l&#8217;essere i famigli di un qualche assessore o ex assessore alle varie ed eventuali?</p>
<p>Arrivo, così, all&#8217;istruttivo caso di Cosenza. Copio da <em><a href="http://www.federutility.it/quindici/#acqua">Quindici</a> </em>l&#8217;intera notizia, per un commento rapidissimo:</p>
<blockquote><p>Anche il comune di Cosenza tra i debitori di Sorical, che ci accinge infatti a diminuire la portata idrica nel capoluogo. Il debito del Comune si aggirerebbe intorno ai quattro milioni di euro. Ci sono migliaia di utenti morosi &#8211; come riporta la stampa locale &#8211; che comportano l’impossibilità per l’Ente di pagare a sua volta gli enti e le imprese che erogano servizi destinati alla città.<br />
La lettera di diffida della Sorical per saldare il debito è partita circa un mese fa. Ma da Palazzo dei Bruzi non è pervenuto alcun segnale. Le briciole, così le definiscono negli ambienti della Sorical, versate dal Comune non fanno cassa. E così la società ha deciso di pubblicare sulla stampa un avviso pubblico con cui annuncia la diminuzione della portata idrica. La manovra, se non interverranno fatti nuovi, potrebbe scattare entro fine mese.<br />
A Rende, in un caso analogo, l’intervento del prefetto riuscì a scongiurare i disagi agli utenti, favorendo un accordo per la spalmatura del debito con un piano di rientro.</p></blockquote>
<p>Di fronte a questa vicenda, Martinelli mi chede:</p>
<blockquote><p>È davvero questo il metro più corretto per gestire le relazioni tra un gestore del servizio idrico integrato e un’amministrazione comunale?</p></blockquote>
<p>Nella vita posso avere tanti dubbi, ma non nella risposta a questa domanda: sì, questo è il metro più corretto. Se crediamo &#8211; e io ci credo - che l&#8217;acqua abbia un valore, dobbiamo accettare che abbia anche un prezzo. Altrimenti non stupiamoci se se ne fa un utilizzo dissennato. Se crediamo &#8211; e io ci credo &#8211; che servano investimenti per riparare le reti colabrodo, allora dobbiamo rifiutare con forza la morosità, specie quando morosi sono gli enti pubblici. Altra cosa è dire che servono strumenti di aiuto alle famiglie a bassissimo reddito; altra cosa è accettare l&#8217;illegalità diffusa. Soprattutto, lo ripeto, da parte di enti pubblici: la gestione allegra delle finanze pubbliche è il cancro di questo paese, e difenderla nel nome dell&#8217;acqua pubblica è un modo molto comodo per giustificare, e dunque incentivare, il malcostume. E&#8217; questo che vogliono, i referendari? Di sicuro è quello che otterrebbero se i referendum passassero.</p>
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		<title>Acqua bene pubblico, non merce. Di Luca Martinelli</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 12:51:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[mercato]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricevo da Luca Martinelli, giornalista di Altreconomia e autore del libro L&#8217;acqua è una merce, e volentieri pubblico. Qui la mia risposta.
Gentile dottor Stagnaro, 
    
trovo la sua informazione in merito ai tre quesiti del referendum sul servizio idrico integrato assolutamente mistificatoria. Immagino lei non abbia avuto modo di partecipare ad alcun dibattito in cui, negli ultimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Ricevo da Luca Martinelli, giornalista di</em> <a href="http://www.altreconomia.it/">Altreconomia</a> <em>e autore del libro</em> <a href="http://www.altreconomia.it/site/ec_articolo_dettaglio.php?intId=103">L&#8217;acqua è una merce</a><em>, e volentieri pubblico. <a href="http://www.chicago-blog.it/2010/07/29/acqua-se-non-e-una-merce-non-e-nulla/">Qui</a> la mia risposta.</em></p>
<p>Gentile dottor Stagnaro, <br />
    <br />
trovo la sua informazione in merito ai tre quesiti del referendum sul servizio idrico integrato assolutamente mistificatoria. Immagino lei non abbia avuto modo di partecipare ad alcun dibattito in cui, negli ultimi tre mesi, sono stati presentati i &#8220;perché&#8221; di questo referendum, perché altrimenti non potrebbe scrivere che <em>&#8220;Un milione e quattrocentomila italiani sono stati ingannati. Gli è stato chiesto di firmare contro la &#8216;privatizzazione dell&#8217;acqua&#8217; perché &#8216;l&#8217;acqua non è una merce&#8221;</em>, accusando il Comitato promotore referendario di fare pubblicità ingannevole. Il Comitato promotore del referendum, se ascoltato, parla sempre di privatizzazione del servizio idrico integrato; è empiricamente evidente, però, che privatizzare il s.i.i. equivale a una &#8220;privatizzazione di fatto dell&#8217;acqua&#8221;, perché l&#8217;accesso all&#8217;acqua potabile, ed ai servizi di depurazione e fognatura, viene a dipendere dal mercato. Lo ha spiegato, ad esempio, Stefano Rodotà, illustre giurista, in numerosi <a href="http://www.acquapubblicage.altervista.org/ACQUA_APRILIA_ilmanifesto_9_aprile_2010.pdf">studi</a>, <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/03/31/news/referendum_acqua-3046414/index.html?ref=search">interventi</a> sul quotidiano <em>la Repubblica</em> e anche in <a href="http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=2323">un&#8217;intervista</a> che gli ho fatto per la rivista <em>Altreconomia</em>, per cui lavoro.</p>
<p><span id="more-6668"></span></p>
<p>Le segnalo, per farle un esempio, che l&#8217;ultima newsletter &#8220;<a href="http://www.federutility.it/quindici/">Quindici</a>&#8220;, periodico di Federutility, riporta la notizia che a Cosenza Sorical ridurrà la pressione dell&#8217;acqua nell&#8217;acquedotto comunale perché il Comune di Cosenza è moroso&#8230; È davvero questo il metro più corretto per gestire le relazioni tra un gestore del servizio idrico integrato e un&#8217;amministrazione comunale?</p>
<p>&#8220;Pubblicità ingannevole&#8221;, lei scrive: lo metto tra virgolette, per farle capire che è un estratto da un suo <a href="http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=9478">articolo</a>, pubblicato su <em>Libero Mercato</em>, che ho letto con vivo interesse. Ho trovato, però, un intento mistificatorio assai negativo. Perché? Forse perché, sapendo che il Comitato promotore del referendum non è un&#8217;organizzazione ma una rete, immagina che ci sia difficoltà a dare una risposta immediata a idee fantasiose, oppure a portare in giudizio lei ed il suo editore, perché la diffamazione a mezzo stampa è un reato&#8230; Perché sul tema delle tariffe, in particolare, il Comitato promotore non &#8220;vende al popolo&#8221; l&#8217;idea che esse aumentino con la privatizzazione, ben sapendo che è la determinazionale della tariffa, come descritta nell&#8217;articolo 13 della legge Galli del 1994, &#8220;il problema&#8221;, ovvero gli aumenti dipendono da una legge che prevede che tutti gli investimenti (necessari, è vero: ma sono 60 miliardi di euro in 30 anni e non &#8220;60 miliardi di euro&#8221;; sono 2 miliardi di euro l&#8217;anno, perché non specificarlo ai suoi lettori di <em>Libero Mercato</em>, senz&#8217;altro sarebbe un esercizio utile ad evitare ogni mistificazione?) debbano ricadere in bolletta, sulle tasche dei cittadini che pagano una sorta di &#8220;tassa&#8221; occulta (sulle reti acquedottistiche) il più della volte senza saperlo (vada a chiedere, ad un cittadino, da cosa è composta la tariffa del s.i.i.!). <br />
 <br />
Cordialmente,<br />
Luca Martinelli</p>
]]></content:encoded>
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		<title>N = N(V)</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 16:44:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[agenzia]]></category>
		<category><![CDATA[Bersani]]></category>
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		<description><![CDATA[Il polverone che si è sollevato attorno a Umberto Veronesi è una triste dimostrazione delle difficoltà in cui si dibatte il nostro paese. Credo di essere stato tra i primi a proporre il nome di Veronesi come presidente dell&#8217;Agenzia, proprio su Chicago-blog. La mia idea era che, tendendo la mano al centrosinistra offrendo il posto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il polverone che si è sollevato attorno a Umberto Veronesi è una triste dimostrazione delle difficoltà in cui si dibatte il nostro paese. Credo di essere stato <a href="http://www.chicago-blog.it/2009/10/28/un-consiglio-non-richiesto-sullagenzia-nucleare/">tra i primi</a> a proporre il nome di Veronesi come presidente dell&#8217;Agenzia, proprio su Chicago-blog. La mia idea era che, tendendo la mano al centrosinistra offrendo il posto a un suo uomo, il governo avrebbe rafforzato quella <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-05-12/sostieni-nucleare-lettera-scienziati-114600.shtml">parte</a> del Partito democratico che nel nucleare ci crede non come una panacea ma, laicamente, come una tecnologia di cui è sciocco fare a meno. La provocazione era stata compresa e rilanciata dalla <a href="http://www.libertiamo.it/2009/11/09/non-spacchiamo-l%E2%80%99atomo-l%E2%80%99uomo-giusto-per-lagenzia-nucleare-e-umberto-veronesi/">parte</a> del Pdl che riconosce l&#8217;importanza di essere <em>bipartisan</em>, in queste cose. La proposta a Veronesi è infine arrivata, ma con che risultati?</p>
<p><span id="more-6648"></span></p>
<p>Il quadro politico lo ha ricostruito poco fa <a href="http://www.chicago-blog.it/2010/07/27/agenzia-nucleare-gabanelli-veronesi-e-le-cose-serie/">Oscar Giannino</a>, col quale mi sono praticamente sovrapposto nello scrivere questo post. Oscar evidenzia una serie di cose molto giuste, per cui non sto a farla lunga. Paradossalmente, indicando Veronesi si è messo il Pd alle strette, tanto che Pierluigi Bersani ha dovuto assumere una contorta e bislacca posizione &#8211; lui che, si mormora, in fondo nel nucleare ci crede &#8211; chiedendo all&#8217;oncologo le dimissioni da senatore. Dimissioni prontamente <a href="http://www.corriere.it/politica/10_luglio_26/veronesi-lettera_f7e70862-9882-11df-a51e-00144f02aabe.shtml">offerte</a>, ma che non hanno mutato la posizione apparente del Pd. Credo che, in parte, a determinare il crollo degli eventi sia stato anche il modo in cui, nel frattempo, è cambiato il mondo. L&#8217;anno scorso, il nucleare era un progetto concreto per costruire il quale era più che necessario, era indispensabile costruire un sentiero di dialogo (come aveva <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2010/05/interviste-parallele-nucleare-pd.shtml?uuid=2aeb7e4c-5d0e-11df-b24f-699357bc3d2e&amp;DocRulesView=Libero">colto</a> perfettamente il responsabile energia e servizi pubblici del partito, Federico Testa).</p>
<p>Da allora è cambiata soprattutto una cosa: Claudio Scajola non è più ministro dello Sviluppo economico. In passato ho espresso tante perplessità sul modo in cui Scajola stava gestendo la faccenda, ma almeno una cosa gli va riconosciuta: la stava gestendo. Le sue dimissioni e lo sconsolante vuoto che hanno lasciato rivelano che, tutto sommato, il nucleare non è nelle priorità dell&#8217;esecutivo. Non basta l&#8217;impegno del sottosegretario Stefano Saglia: Saglia sarebbe l&#8217;uomo giusto, ma non è al posto giusto, nel senso che un sottosegretario è sempre un sottosegretario. Potevano farlo ministro all&#8217;Energia, magari scorporando l&#8217;Energia dallo Sviluppo economico, e non l&#8217;hanno fatto. Ne stiamo pagando le conseguenze (non solo sul nucleare, beninteso).</p>
<p>Il fatto è che tornare al nucleare &#8211; cioè costruire l&#8217;infrastruttura legale e regolatoria per consentire la costruzione e l&#8217;esercizio di impianti atomici &#8211; o è una priorità, o non è. Bisogna fare troppo lavoro per svolgerlo nei ritagli di tempo. Non basta darsi buone norme: serve anche credibilità e, per questo, non si può fare senza l&#8217;opposizione. La mano tesa del governo, forse allungata fuori tempo massimo ma comunque tesa, è rimasta senza controparte. Credo che questo dimostri, anzitutto, un grave limite del maggior partito d&#8217;opposizione: la versione brutale di quello che penso è che Bersani non conti, non abbia il controllo sul partito e dunque ne subisca gli istinti più populisti. La versione diplomatica della stessa cosa è che il Pd non è in grado di ospitare un dibattito interno degno di questo nome e, sulla base di questo dibattito e di quella trascurabile cosa circostante che si chiama &#8220;realtà&#8221;, di prendere una posizione. Con questa opposizione, verrebbe da dire, chi ha bisogno di una maggioranza: e infatti pure la maggioranza, come vediamo giorno dopo giorno, ha la stessa consistenza di un pupazzo di neve a Ferragosto.</p>
<p>C&#8217;è, poi, un altro problema, che emerge anche dalla <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/pdf/radF9BD6.tmp.pdf">lettera</a> di Milena Gabanelli sul <em>Corriere</em>, è una scarsa comprensione di quello che il nucleare è. A questo proposito, segnalo l&#8217;uscita di un libro molto spiccio e molto chiaro sul tema: <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788860816535/moncada-lo-giudice-gino;/fattore-tutto-quello.html">Fattore N</a>. Tutto quello che c&#8217;è da sapere sull&#8217;energia nucleare</em>, di Gino Moncada Lo Giudice e Francesco Asdrubali. Senza troppi fronzoli, Moncada e Asdrubali &#8211; due ingegneri e professori di fisica tecnica ambientale &#8211; raccontano la verità sul nucleare <em>in quanto tecnologia</em>. Non fanno politica, non appendono gagliardetti. Spiegano come funziona una centrale, che differenza c&#8217;è tra le centrali di oggi e quelle di ieri, perché Chernobyl è irirpetibile, quali rischi si corrono e in quali stadi della filiera, eccetera.</p>
<p>Purtroppo, suggerire la lettura di questo libro è, credo, abbastanza inutile, e dunque &#8211; mi spiace per Moncada e Asdrubali &#8211; inutile è stato scriverlo. Perché nessuno di quelli chiamati a decidere lo leggerà, perché le decisioni sono già state prese e, se l&#8217;opposizione le ha prese abdicando al suo ruolo di guardiano responsabile sull&#8217;operato del governo (con le dovute, lodevoli, romantiche e pure loro inutili eccezioni), il governo vi ha sostanzialmente abdicato nel momento in cui ha perso gran parte dei primi 2 anni di mandato nei quali si doveva avviare il cantiere istituzionale per il nucleare.</p>
<p>Dunque, N = N(V). Il nucleare (N) <em>può essere </em>- non necessariamente è &#8211; essere funzione di Veronesi (V), o di qualunque altro nome preparato e credibile si voglia proporre per la testa dell&#8217;Agenzia. Non vi piace l&#8217;oncologo? Prendete qualcun altro che abbia competenze, palle e indipendenza (tra pochi mesi ce ne sarà almeno uno disponibile, credo, uno che si è battuto come un leone per rendere il nostro mercato energetico migliore di quanto fosse, e in cambio ha ricevuto pesci in faccia e sgambetti un po&#8217; puerili). Ma un buon presidente non è sufficiente. Ci vuole anche una reale indipendenza, e l&#8217;Agenzia di sicurezza nella sua versione attuale non ce l&#8217;ha (è di nomina governativa). Ci vuole soprattutto una cultura condivisa: cultura delle istituzioni (non si gioca con gli investimenti) e cultura dell&#8217;energia e cultura della tecnologia. Questa cultura condivisa non c&#8217;è. Non perché non ci sia una cultura <em>condivisa. </em>Perché non c&#8217;è una cultura. E si vede.</p>
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		<title>Clima: te l&#8217;avevo detto, io</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 09:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[democratici]]></category>
		<category><![CDATA[kyoto]]></category>
		<category><![CDATA[Obama]]></category>

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		<description><![CDATA[Autocitarsi è sempre un po&#8217; antipatico e va fatto con moderazione e ironia, ma a volte ci vuole. Leggere che i Democratici hanno rinunciato al climate bill, che avrebbe allineato (seppure in modo molto graduale e con le dovute calma e cautela) gli Usa alle politiche energetiche europee, non solo mi riempie di speranza. Non solo automaticamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.chicago-blog.it/wp-content/uploads/2010/07/b1032a1a7073211a973382f4b39d19ef.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6624" title="b1032a1a7073211a973382f4b39d19ef" src="http://www.chicago-blog.it/wp-content/uploads/2010/07/b1032a1a7073211a973382f4b39d19ef.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a>Autocitarsi è sempre un po&#8217; antipatico e va fatto con moderazione e ironia, ma a volte ci vuole. Leggere che i Democratici hanno <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748703467304575383373600358634.html?mod=WSJEUROPE_hps_sections_news">rinunciato</a> al climate bill, che avrebbe allineato (seppure in modo molto graduale e con le dovute calma e cautela) gli Usa alle politiche energetiche europee, non solo mi riempie di speranza. Non solo automaticamente paralizza tutti i negoziati globali sul tema, visto che è assai improbabile che gli Usa, non potendo raggiungere un compromesso interno, si facciano promotori di un compromesso internazionale. Non solo desta qualche preoccupazione e attenzione per la possibile scelta della Casa bianca di premere il pedale sulla regolazione della CO2 come un inquinante &#8211; una follia che nessun economista, che io sappia, considera sensata, ma con la politica non si sa mai. Soprattutto, provo una certa soddisfazione sapendo che &#8211; mentre tutti in Europa si sbracciavano per l&#8217;elezione di Obama e l&#8217;europeizzazione degli States &#8211; come Puffo Quattrocchi, <a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/1247">l&#8217;avevo detto, io</a> &#8211; in tempi non sospetti.</p>
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		<title>Bugiardi e mentitori</title>
		<link>http://www.chicago-blog.it/2010/07/19/bugiardi-e-mentitori/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 17:01:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carlo Stagnaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[liberismo]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi il Forum dei movimenti per l&#8217;acqua ha consegnato in Cassazione oltre un milione e quattrocentomila firme per i tre quesiti referendari contro la &#8220;privatizzazione&#8221; dell&#8217;acqua. Secondo gli organizzatori, &#8220;nessun referendum nella storia repubblicana ha raccolto tante firme&#8221;. In un contesto normale parlerei dei tre referendum, del loro contenuto e delle ragioni per cui sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi il Forum dei movimenti per l&#8217;acqua ha consegnato in Cassazione oltre <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/No-allacqua-privatizzata-raccolte-oltre-un-milione-e-400mila-firme-per-referendum_706336517.html">un milione e quattrocentomila firme</a> per i tre quesiti referendari contro la &#8220;privatizzazione&#8221; dell&#8217;acqua. Secondo gli organizzatori, &#8220;nessun referendum nella storia repubblicana ha raccolto tante firme&#8221;. In un contesto normale parlerei dei tre referendum, del loro contenuto e delle ragioni per cui sono contrario (<a href="http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/Focus/IBL_Focus_148_Ceffalo.pdf">qui</a> Luigi Ceffalo e <a href="http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/Focus/IBL_Focus_161_Falasca-Romano.pdf">qui</a> Piercamillo Falasca e Rosita Romano spiegano le nostre posizioni sul decreto Ronchi e dintorni). Oggi non lo faccio. Oggi faccio qualcosa che normalmente non farei: parlare degli organizzatori. Perché penso che le firme raccolte siano firme estorte.</p>
<p><span id="more-6585"></span></p>
<p>Quasi un milione e mezzo di persone hanno firmato contro la &#8220;privatizzazione&#8221; dell&#8217;acqua, sulla scorta di slogan del tipo &#8220;l&#8217;acqua non si vende&#8221; o &#8220;l&#8217;acqua non è una merce&#8221;. Mi dispiace per questo milione e mezzo di persone &#8211; statisticamente, 2,5 italiani su cento &#8211; ma sono stati fregati, ingannati e presi per il culo da gente senza scrupoli. A me sta bene il dibattito politico, anche violento: mi piace, mi diverte e generalmente non mi sottraggo. Ma deve esserci un minimo di onestà intellettuale da parte di tutti. Non capisco perché un&#8217;azienda deve essere punita (giustamente) se fa pubblicità ingannevole, e un&#8217;organizzazione politica no.</p>
<p>Ecco come gli organizzatori <a href="http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=365:perche-un-referendum&amp;catid=34:quesiti&amp;Itemid=53">descrivono</a> le ragioni dei referendum:</p>
<blockquote><p>Perché l’acqua è un bene comune e un diritto umano universale. Un bene essenziale che appartiene a tutti. Nessuno può appropriarsene, né farci profitti. L’attuale governo ha invece deciso di consegnarla ai privati e alle grandi multinazionali. Noi tutte e tutti possiamo impedirlo. Mettendo oggi la nostra firma sulla richiesta di referendum e votando SI quando, nella prossima primavera, saremo chiamati a decidere. E’ una battaglia di civiltà. Nessuno si senta escluso.</p></blockquote>
<p>Ora, io non so se l&#8217;acqua sia un bene comune e un diritto umano universale, e non sono neppure sicuro di sapere cosa ciò significhi. So che non c&#8217;è <em>nulla</em>, nella normativa attuale, che in principio contraddica queste posizioni; nulla che impedisca a ciascuno di avere accesso all&#8217;acqua; nulla che tolga l&#8217;acqua agli assetati. Non so neppure cosa voglia dire che nessuno può appropriarsene, visto che, ogni volta che bevo un bicchiere d&#8217;acqua, ho la sensazione di appropriarmene senza per questo provare sensi di colpa. So però che &#8220;l&#8217;attuale governo&#8221; non ha deciso un tubo che abbia l&#8217;effetto di consegnare l&#8217;acqua &#8220;ai privati e alle grandi multinazionali&#8221;. So però che, se passassero i referendum, come dicono gli stessi organizzatori,</p>
<blockquote><p>Dal punto di vista normativo, il combinato disposto dei tre quesiti sopra descritti, comporterebbe, per l’affidamento del servizio idrico integrato, la possibilità del ricorso al vigente art. 114 del Decreto Legislativo n. 267/2000.<br />
Tale articolo prevede il ricorso ad enti di diritto pubblico (azienda speciale, azienda speciale consortile, consorzio fra i Comuni), ovvero a forme societarie che qualificherebbero il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente “privo di rilevanza economica”, servizio di interesse generale e scevro da profitti nella sua erogazione.</p></blockquote>
<p>Ora, se i promotori dei referendum fossero persone oneste, direbbero che questo significa tornare <em>all&#8217;Italia del passato, un&#8217;Italia nella quale gli attuali problemi sono germogliati e cresciuti e hanno raggiunto la dimensione attuale</em>. Direbbero che tornare alla gestione pubblica pura significa tornare alla gestione truffaldina e clientelare delle cricche o, nella migliore delle ipotesi, a una onesta e inefficiente gestione da parte di gente che nella vita non ha alcuna competenza nella gestione di un servizio industriale quale è quello idrico. Direbbero che gli investimenti o si fanno o non si fanno, e se si fanno in qualche modo vanno finanziati. Dunque, tariffa oppure tasse poco cambia (se non sotto il profilo redistributivo e dell&#8217;efficienza, e in entrambi i casi con una netta preferenza per le tariffe). Direbbero che, se gli investimenti non si fanno, non è che i cittadini non paghino nulla: pagherebbero, come pagano oggi, un pesante tributo alle perdite e all&#8217;illegalità degli allacci abusivi. Direbbero che tutte le storie che quotidianamente leggiamo sulle cricche e sul malaffare e sulle tangenti e che giustamente ci fanno provare <a href="http://www.chicago-blog.it/2010/07/16/liberismo-e-legalita/">schifo</a> per una classe politica incapace e corrotta e composta non da ladri gentiluomini ma da ladri di polli, semplicemente le ritroveremmo &#8211; all&#8217;ennesima potenza &#8211; anche nel settore idrico.</p>
<p>Direbbero che a loro non gliene frega un cazzo dell&#8217;acqua e delle merci e dei diritti, ma che gliene frega solo di perseguire l&#8217;obiettivo della politicizzazione della vita economica, sociale e civile del paese, e che hanno trovato nell&#8217;acqua il ventre molle di una inesistente cultura delle liberalizzazioni. Direbbero onestamente che loro vogliono la gestione pubblica non perché vi sia alcuna evidenza che sia migliore o più efficiente o più economica, ma solo perché per loro il pubblico è bene, il privato è il male e il profitto è lo sterco del demonio.</p>
<p>Direbbero tutto questo se fossero onesti, ma poiché onesti non sono, e in nulla si differenziano dalle cricche se non nel fatto che le cricche tangentare fanno meno danni, non lo dicono e non lo diranno. Fottendosene bellamente del fatto che il paese va e andrà sempre più a puttane anche grazie al loro generoso contributo.</p>
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