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- Pietro: ho seguito in parte la trasmissione della scorsa mattina, sono anche riuscito a prendere la linea tra Bonanni e Sacconi ma il tempo non ha permesso spazio agli ascoltatori. Avrei voluto fare un intervento grazie all’esperienza maturata come dirigente d’azienda e come piccolo imprenditore avendo aperto un ristorante insieme a mia moglie da poco tempo. L’accordo sconfessato da Federmeccanica e ancora prima l’iniziativa della FIAT che punta a ridisegnare tutte le relazioni sindacali sono sacrosante ed arrivano entrambi quando si sta sfiorando il punto di rottura. Il problema peggiore se guardiamo al mondo del lavoro non riguarda tanto le grandi imprese come FIAT che occupano circa un terzo dei lavoratori ma le micro, piccole e medie imprese che numericamente sono il 90% ed occupano nel nostro paese il 70% circa del lavoratori. La rigidità nella gestione del lavoro è il PROBLEMA N°1 della bassa crescita del paese, che viene ancora prima del carico fiscale. Posso citare decine di esempi. Un amico titolare di un supermercato anni fa mi diceva di non riuscire a gestire la sua attività perchè con il suo organico non riusciva a servire i clienti....
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Piccolo Guinness dell'oppressione fiscale
giugno 6th, 2010 at 21:14La pressione fiscale calcolata nella tabella è il valore ex ante atteso applicando la legislazione fiscale e non considera pertanto il fenomeno dell’evasione fiscale. Per contro i dati sulla pressione fiscale di fonte Istat ed Eurostat mettono a rapporto il gettito effettivo di imposte e contributi sociali col Pil (e, nel caso di Eurostat, anche il gettito delle imposte e contributi che gravano sul lavoro rispetto ai redditi totali da lavoro risultanti dalla contabilità nazionale). In questi casi il numeratore dei rapporti si abbassa per il fenomeno dell’evasione.
I contributi sociali, pur non essendo tributi, fanno parte della fiscalità e sono conteggiati nel calcolo della pressione fiscale mentre non lo sono in quelli della pressione tributaria (E’ pur vero che servono per pagare le pensioni ma purtroppo non le future pensioni di chi li sta versando ma solo quelle degli attuali pensionati).
Spese inutili (Piccolo dizionario della manovra)
giugno 3rd, 2010 at 19:10Anche se l’abolizione delle province inizialmente permetterebbe di risparmiare una piccola frazione del loro bilancio complessivo, farlo rappresenterebbe il vero segnale che la politica è disponibile a ritirarsi da funzioni che possono essere accorpate e razionalizzate, molte delle quali sembrano avere semplice natura amministrativa-gestionale, non politica. Costruire la nuova strada nel posto X o nel posto Z è una scelta politica ma la manutenzione della rete stradale esistente e degli edifici scolastici è solo un compito tecnico che potrebbe benissimo essere affidato per periodi pluriennali ad aziende selezionate con gara sotto la supervisione di regolatori indipendenti. A cosa servono 30 consiglieri, 10 assessori e un presidente? A scegliere la tonalità delle aule e la tipologia di asfalto con cui riempire le buche? O a intermediare in maniera (per noi) costosa la relativa spesa?
Piccolo Guinness della spesa pubblica (II)
giugno 2nd, 2010 at 12:11@Articioch
Le privatizzazioni in diversi anni del decennio ‘90 hanno ridotto anche in misura rilevante il fabbisogno pubblico ma in nessuno sono riuscite ad azzerarlo. Il debito pubblico in conseguenza è aumentato in tutti gli anni, anche se in qualcuno meno velocemente di altri. Con la gestione Tremonti dell’economia le uniche ‘privatizzazioni’ di rilievo del decennio in corso sono state cessioni di partecipazioni pubbliche a … Cassa Depositi e Prestiti. Per quanto riguarda invece gli enti territoriali non mi risulta che abbiano mai ceduto in nessuna epoca il controllo di nessuna impresa partecipata. Senza le privatizzazioni degli anni ‘90 non saremmo tuttavia riusciti a entrare nell’euro e oggi il nostro costo del debito non sarebbe il 4% ma più del doppio e la nostra spesa annnua per interessi sarebbe di 100 miliardi più elevata.
Da vero bastian cuntrari, difendo Chiamparino
aprile 30th, 2010 at 22:40Sono pienamente d’accordo con Oscar! Da liberista sono contrario sia allo stato imprenditore che al comune imprenditore e mi piacerebbe se le fondazioni cedessero al mercato le loro partecipazioni bancarie impiegando il ricavato per assumere dallo stato proprietà e gestione di strutture di effettivo interesse per il benessere locale come ospedali, scuole, centri di ricerca. Sintantoché, tuttavia, si ritrovano a essere titolari di funzioni proprietarie in aziende e fondazioni non comprendo perché non dovrebbero esercitarle, lasciando che altri soggetti, meno o per nulla titolati, si sostituiscano a essi. Da quel poco che ho capito Chiamparino e Benessia hanno esercitato funzioni di cui erano titolari; si può essere d’accordo o no sulle loro scelte ma non credo che abbiano usurpato funzioni altrui. Mi pare che invece ci si avvicini a una situazione del genere ogni qual volta un controllato cerchi di controllare il suo controllore (nella terminologia principale-agente che un agente voglia istruire il suo principale sui comandi che desidera ricevere). Tra l’altro mi sembra anche un caso di tipo nuovo: di solito l’agente che vuole svincolare dal suo principale si avvale di informazioni nascoste e azioni nascoste. Ma forse avere un principale che non guarda evita all’agente un sacco di fatiche.
Non rimandare a data da destinarsi la fotografia dell'Italia
gennaio 15th, 2010 at 23:47Non vi è dubbio che il censimento si debba fare e che il non farlo sarebbe un’assurdità . Come se un’azienda decidesse per risparmiare di non rilevare più i dati sulle vendite o quelli sui costi. Tuttavia se un’azienda vuole sopravvivere, soprattutto se opera in mercati concorrenziali, deve decidere a partire da basi informative corrette, i nostri decisori pubblici hanno un pessimo rapporto con le statistiche e tendono spesso a non servirsene, forse perchè sarebbero in grado di smentire le decisioni che vogliono prendere. Una qualche riflessione sulla congruità dei costi del censimento bisognerebbe invece farla.
L'identità nel paradiso della burocrazia
dicembre 29th, 2009 at 19:28A mio avviso una soluzione di buonsenso è che per dimostrare l’identità la carta che porta questo nome, e che tutti abbiamo, è nello stesso tempo necessaria e sufficiente. Perchè non lasciamo che tutti gli altri tesserini si limitino a certificare che siamo abilitati alla caccia, alla pesca, alla conduzione di impianti termici, alla guida di vetture e motoscafi o che siamo studenti o professori universitari? Quando la CI sarà per tutti elettronica e intelligente tutti questi permessi aggiuntivi potrebbero essere semplicemente inseriti nella sua memoria. Se il legislatore ’semplificazionista’ non avesse ecceduto nel 2000 (pre torri gemelle), oggi il problema non si porrebbe proprio. Tuttavia mi rendo conto che poichè la burocrazia vive e si alimenta di burocrazia la soluzione sarebbe difficilmente accettata in un paese come il nostro nel quale la semplificazione delle leggi si fa attraverso (molte) nuove leggi, si crea un ministero alla ’semplificazione’ e uno per ‘l’attuazione del programma di governo’ (i ministeri normali invece che fanno?) . Non mi stuperei se venissero istituiti anche un ente per la soppressione degli enti inutili, un ministero per l’individuazione dei ministeri inutili e un altro per la soppressione dei ministeri effettivamente sopprimibili tra quelli effettivamente accertati come inutili.
Intanto mentre noi ci avvitiamo nella nostra burocrazia, i nostri giovani migliori continuano a fuggire, anche grazie ai voli low cost, verso destinazioni europee più accoglienti, meritocratiche e deburocratizzate.
Poste e Ryanair: le nuove frontiere del protezionismo
dicembre 29th, 2009 at 16:45Il mio primo post di ieri si chiudeva con l’interpretazione (non mia) che la posizione dell’Enac sia deliberatamente pro Alitalia. Non mi sono tuttavia dichiarato nè d’accordo nè in disaccordo con tale interpretazione. Nel secondo post, dopo aver approfondito la normativa, mi sono allontanato dall’interpretazione anticoncorrenziale in favore di un’interpretazione burocratica, ribadita nel mio precedente commento. I due post sono ripresi e integrati in una mia analisi mattutina sul Sussidiario la quale esprime compiutamente, e spero anche in maniera ordinata, il mio pensiero:
http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2009/12/29/IL-CASO-Chi-vincera-la-guerra-tra-Ryanair-ed-Enac-/58537/
Credo che ognuno sia (tuttora) libero di esprimere ed argomentare i propri giudizi di valore, necessariamente soggettivi, nella consapevolezza che solo i fatti verificabili sono oggettivi. Io non sono O’Leary e neppure l’Enac e non posso conoscere le loro vere motivazioni, posso solo immaginarle. Però posso sostenere che l’applicazione della norma contestata non giova ai passeggeri, non giova alle compagnie, non giova alla sicurezza del trasporto aereo e al suo sviluppo e non giova neppure all’Enac. Ora è evidente che ogni paese è sovrano e può darsi le norme che ritiene, anche le più bislacche. Però poi non lamentiamoci che questo paese declina e che i suoi giovani migliori scappano all’estero (anche grazie ai voli Raynair internazionali sui quali non si può salire se non con documenti di riconoscimento eurocompatibili).
Poste e Ryanair: le nuove frontiere del protezionismo
dicembre 29th, 2009 at 10:30Ringrazio per i numerosi commenti. Desidero solo ribadire che, a mio avviso, il problema chiave non è tanto Ryanair-Enac quanto l’epidemia burocratica della quale noi taliani siamo vittime (neanche troppo consapevoli e preoccupati, se posso desumere da alcuni commenti). Chi ha letto il mio secondo post di ieri si sarà reso conto dei difetti della norma all’origine della questione: non solo non minimizza i documenti utilizzabili per l’identificazione (e questo per me, che di mestiere faccio l’economista, è un grosso difetto) ma neppure li perimetra, dato che qualunque tesserino di riconoscimento riasciato da amministrazione dello stato e dotato di foto risulta idoneo, nè riesce a renderli certi. ll mio tesserino, dotato di foto, rilasciato dall’Università Bicocca è idoneo a identificarmi, in generale e per un imbarco aereo? Io no lo so. Voi lo sapete? Non pensate che non sia poi così strano che O’Leary non voglia assumersi l’onere di accertarlo? L’Università Bicocca è una amministrazione dello Stato italiano ma non fa parte del settore statale in senso proprio (è una ‘amministrazione locale’). La norma si riferisce ai documenti di riconoscimento con foto emessi dalle amministrazioni pubbliche oppure ai documenti di riconoscimento con foto emessi dalla amministrazioni del settore statale? Non è per nulla chiaro.
Il tesserino dei membri della “Federazione italiana di badminton” è valido? E quello dei membri del “Comitato nazionale italiano per il collegamento tra il Governo e l’ONU per
l’alimentazione e l’agricoltura”? Per l’Istat sono entrambe amministrazioni centrali dello stato italiano.
Allora le riflessioni da farsi sono tre e non riguardano per nulla Enac-Ryanair:
1) Il nostro legislatore si è dimostrato (nel caso specifico, che è però tutt’altro che isolato) Pirandelliano: un cittadino, centomila documenti, nessuna certezza;
2) Noi italiani siamo vittime poco reattive di un’epidemia legislativa e burocratica: come è possibile che una norma semplicativa anzichè ridurre all’unità (o poco più) moltiplichi invece potenzialmente all’infinito? Come è possibile che per semplificare le vecchie leggi occorrano molte nuove leggi? E addirittura un ministro ad hoc? A quando un nuovo ente per la soppressione degli enti inutili?
3) Il fattore più pericoloso è tuttavia la miopia burocratica. Nel caso specifico la domanda chiave è: perché si vuol fare una guerra patriottica a Ryanair? Per difendere il diritto a imbarcarsi di un’esigua minoranza di cacciatori, pescatori, piloti nautici e addetti alla conduzione di impianti di riscaldamento dotati della rispettive patenti e tesserini ma privi di passaporto e carta d’identità ? Oppure per negare la possibilità di volare con pochi euro a qualche milione di persone?
La risposta più probabile è chi si sta burocraticamente difendendo una norma indifendibile anzichè chiedere di sopprimerla. La conseguenza è che non si crea vantaggio a nessuno (dato che anche l’ultimo pescatore, che probabilmente non vola nè AZ nè Ryanair, ha la carta d’identità ) e si rischia di danneggiare qualche milione di persone che ha sinora potuto viaggiare con poca spesa.
L’epidemia burocratica associata alla miopia burocratica produce la valanga burocratica. Il caso Enac-Ryanair ne rappresenta un esempio da manuale.
I miei dubbi su Mr. Pesc
novembre 16th, 2009 at 10:00Intervengo per una breve precisazione dopo i numerosi commenti al mio post. Massimo D’Alema, così come molti politici di primo piano (e il Presidente del Consiglio in primo luogo) riscuote sentimenti molto netti, siano essi di segno positivo o di segno negativo. Nel valutare i politici dovremmo cercare tuttavia di lasciare in secondo piano i sentimenti per provare a dare valutazioni il più possibile oggettive e impersonali. Può darsi che un politico che ci piace prenda decisioni che non stanno in piedi e, viceversa, che un politico che non ci piace qualche volta faccia o proponga la cosa giusta. Dovremmo in entrambi i casi non avere timori a esporci e farglielo sapere.
Nel caso del mio post su D’Alema non è rilevante se io abbia simpatia o meno per lui (ne riconosco però le capacità di leader politico) ma se, dalle sue precedenti esperienze di governo, si possano estrapolare elementi in grado di farci prevedere se potrà essere o meno un buon Mr. Pesc per l’U.E.
Per quanto riguarda il suo governo del 1998-2000 ho dato un giudizio negativo sulla politica economica (che è un tema coerente con questo blog e sul quale mi sento di poter esprimere una valutazione): non fu un liberalizzatore e non lo fu in un’epoca in cui sulle liberalizzazioni vi era convergenza di giudizi positivi (prima delle idee tremontiane e della recessione in corso). Dopo di che se fosse candidato a fare il Commissario europeo alla concorrenza sarei certamente contrario, mentre essendo candidato a un ruolo inerente la politica estera, non sono a priori contrario ma solo scettico.
Banca del sud: le ragioni del pessimismo, le condizioni per il successo
ottobre 18th, 2009 at 20:05Ringrazio per i numerosi commenti. Come si sarà capito sono per una netta riduzione del perimetro delle organizzazioni pubbliche e per un contenimento dell’intervento pubblico in economia e della produzione diretta di servizi effettuata al di fuori del mercato. Ritornerò su questi temi prossimamente, cercando di evidenziare caratteri e conseguenze dell’espansionismo pubblico. Se proprio gli interventisti debbono avere il sopravvento almeno ci assicurino uno stato efficiente, in grado di impiegare le (numerose) risorse senza sprechi. Meglio una sfera pubblica piccola che grande; se proprio grande deve essere allora dobbiamo almeno pretendere l’efficienza perchè uno stato grande che spreca è del tutto intollerabile.
Vi prego: ditemi che non è vero
ottobre 18th, 2009 at 19:48Strano che non sia ancora stato proposto un albo delle pornostar.
La smentita è una notizia data due volte
ottobre 15th, 2009 at 22:09Stavolta sono d’accordo con Tremonti. Infatti è più probabile che diventi un carrozzino.
P.S.: Ma non si doveva chiamare Credieurosud?
Una nuova governante per l'UniversitÃ
ottobre 12th, 2009 at 15:19Quattro ipotesi:
1) lapsus freudiano del correttore di word;
2) nessuno rilegge i documenti governativi;
3) chi ha riletto il documento ha tradotto uno strano vocabolo inglese;
3) chi ha riletto il documento non ama la Gelmini.
In ogni caso l’essere riuscita a rimettere i grembiulini a tutti gli alunni italiani fa pensare ad una governante estremamente efficiente….