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Il programma del Movimento 5 stelle: proposta, protesta o semplice vaffanculo?

Fine anno è tempo di agende, e non poteva mancare quella di Beppe Grillo. L’Agenda Grillo è un elenco di sedici proposte, tratte dal più ampio programma del Movimento 5 stelle. Il principale limite del programma è che fissa una serie di obiettivi senza fornire alcun dettaglio sugli strumenti per raggiungerli. In questo commento, tuttavia, ignorerò questo aspetto non banale, perché in realtà quasi nessuna piattaforma politica si sofferma su un dettaglio così triviale come la fattibilità delle sue promesse (…). Questo articolo, dunque, assume – salvo dove specificato diversamente – che gli obiettivi di Grillo siano realizzabili e che Grillo sappia come. Alla luce di questa ipotesi eroica la domanda è: siamo di fronte a un programma razionale e articolato, oppure a un confuso vaffanculo?

Il programma si compone del M5S di sette aree tematiche. Vediamole nel dettaglio.

Sull’istruzione, il M5S chiede anzitutto l’abolizione della legge Gelmini. Questo può essere bene o male, a seconda di quale meccanismo si intenda adottare al suo posto, ma in assenza di dettagli bisogna ritenere che la volontà sia quella di tornare indietro: cioè a un’organizzazione del sistema educativo che, ancor meno di quella vigente, dia peso e spazio al merito nel determinare gli avanzamenti di carriera. L’unica concessione è quella di una valutazione degli insegnanti affidata agli studenti: non è in principio sbagliato, ma difficilmente può essere l’unico criterio. Oltre a questo è molto rilevante l’impegno ad abolire il valore legale del titolo di studio, al quale si affiancano una serie di indicazioni perlopiù di buonsenso ma attinenti più ad aspetti di dettaglio che a una revisione complessiva.

Il secondo argomento è la salute, che viene affrontata in modo assai più sistematico. La prima affermazione, però, è contraddittoria: da un lato si chiede la “universalità e gratuità del servizio”, dall’altro l’introduzione di ticket proporzionali al reddito per le prestazioni “non essenziali”. Non mi sembra una rivoluzione rispetto allo status quo. Idem per i farmaci, per i quali si invoca l’uso dei generici e la prescrizione del principio attivo in luogo del nome della specialità. Non mancano le solite campagne informative, ma è sui medici che si trovano alcune proposte pesanti: 1) non consentire a medici che lavorano nelle strutture pubbliche di operare nel privato; 2) tetti alle tariffe dei medici nel privato; 3) trasparenza e merito nella selezione dei primari. A parte l’ultimo punto, i primi due rischiano di sortire risultati opposti a quelli desiderati: da un lato si espellono i medici migliori dal settore pubblico, dall’altro li si spedisce direttamente all’estero. Sull’organizzazione del sistema sembra esserci molta ideologia e poco pragmatismo. La pubblicazione delle liste di attesa è odiosa (non necessariamente io desidero che tout le monde sappia quali interventi dovrò subire e quando!), la sostituzione dei direttori generali delle Asl con consigli di amministrazione appare una moltiplicazione di cariche e stipendi senza particolare benefici. Positivi, invece, l’informatizzazione del servizio e la trasparenza delle convenzioni con le strutture private. I suggerimenti sulla ricerca sono né carne né pesce. Surreale la sezione conclusiva, che chiede addirittura la “eliminazione degli inceneritori” (???).

La sezione sull’informazione è un curioso mix di misure estremamente “dirigiste” oppure estremamente “liberiste”. Tra le prime, internet gratis per tutti al primo punto (che però contraddice un punto successivo dove si parla di “allineamento immediato delle tariffe di connessione a Internet e telefoniche a quelle europee”), il tetto al possesso di pacchetti azionari superiori al 10% di televisioni o quotidiani nazionali (una norma contro gli “editori puri”? bah), un tetto del 5% per la raccolta pubblicitaria, e la statalizzazione “a prezzo di costo” (???) della rete telefonica oggi in pancia a Telecom Italia. Tra le proposte condivisibili, la privatizzazione di due canali Rai, l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti e l’abrogazione della legge Pisanu sull’accesso a internet wifi.

Per quanto riguarda i trasporti, il M5S compra tutto l’armamentario del populismo più ingenuo: le piste ciclabili (non ho nulla contro le piste ciclabili, per carità), i parcheggi per le biciclette sia nei condonimi sia nelle aree urbane, i mezzi pubblici, la tassazione delle auto che viaggiano con un solo individuo a bordo (oddio, mi ero ripromesso di non commentare la fattibilità delle proposte, ma questa mi sembra davvero grossa!). Oltre a questo la consueta retorica anti-Tav (disclaimer: anch’io sono contrario al finanziamento pubblico alla Tav) e addirittura il divieto alla realizzazione di nuovi parcheggi per le auto nei centri urbani. Si vede che tutti gli attivisti del M5S abitano o vicino al posto di lavoro, o in zone comodamente servite dai mezzi. Fortunati loro.

La quinta sezione è dedicata al rapporto tra Stato e cittadini e, ammetto, è quella che mi convince più di tutte perché, a differenza delle altre, ha una sua coerenza interna. In particolare segnalo l’abolizione delle province, l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e l’accorpamento obbligatorio dei comuni sotto i 5.000 abitanti (io non mi spingerei neppure tanto in là), l’obbligo di trovare copertura effettiva per ogni spesa, la massima trasparenza sul processo legislativo. Altri punti sono meno convincenti (l’allineamento dello stipendio dei parlamentari al reddito medio nazionale, per esempio). L’unico aspetto su cui sono radicalmente contrario è l’abolizione delle Authority: naturalmente bisogna valutare caso per caso, ma poiché qui non si fa distinzione devo dedurne che i grillini sono contrari in sé e per sé alla regolazione indipendente, senza capire che in molti casi questo è l’unico modo di limitare l’influenza della politica e garantire certezza del diritto per gli investimenti.

La parte sull’energia è molto buffa, a partire dalla apparente convinzione che un metro cubo di metano equivalga a un litro di gasolio. C’è molta enfasi sull’efficienza negli edifici, senza apprezzare pienamente le difficoltà oggettive di un paese dove lo stock edilizio è in larga misura molto vecchio (dunque inefficiente). Solita fuffa sulle rinnovabili, priva di qualunque collegamento con la situazione attuale. In particolare, i grillini sembrano non essersi accorti che il sistema elettrico italiano soffre, oggi e nel futuro prevedibile, di overcapacity, quindi l’ultimo dei problemi è accrescere la potenza disponibile. Significativo pure che non vi sia neppure una parola sul fatto che i mercati elettrico e del gas sono stati liberalizzati e che, di conseguenza, la buona regolazione del mercato è la chiave di volta di qualunque intervento si voglia intraprendere.

Infine, sull’economia credo sia corretto definire il programma grillino come una variazione sul tema del consumerismo. L’idea di fondo è che sia necessario introdurre una pesante regolamentazione di tutto, dal divieto delle “scatole cinesi” in borsa all’abolizione delle “cariche multiple” nei consigli di amministrazione fino alla “introduzione di reale rappresentanza dei piccoli azionisti” e “impedire l’acquisto prevalente a debito di una società (es. Telecom Italia)”. Propositi, in realtà, confusi, che magari nascondono qualche problema reale ma che vi danno una risposta sgangherata. Alcune proposte sono viziate dalla totale non conoscenza dei settori coinvolti: cosa vuol dire “abolire i monopoli di fatto, in particolare Telecom Italia, Autostrade, Eni, Enel, Mediaset, Ferrovie dello Stato”? Alcune di queste aziende godono di posizioni quasi-monopolistiche perché le norme impediscono la concorrenza: non c’è da abolire nulla, occorre liberalizzare; altre rafforzano la propria posizione dominante grazie all’azionariato pubblico: non c’è da abolire, occorre privatizzare; altre ancora svolgono business che hanno natura di monopolio tecnico: non c’è da abolire, occorre buona regolazione (ma i grillini vogliono pure abolire i regolatori indipendenti, ohibò!). Inoltre, se venissero “aboliti i monopoli”, non avrebbe più senso “l’allineamento delle tariffe di energia, connettività, telefonia, elettricità, trasporti agli altri Paesi europei”, perché – con l’eccezione dei monopoli tecnici – non avremmo più tariffe ma prezzi (peraltro, il differenziale con l’Europa spesso è dovuto proprio all’assenza di concorrenza). Sulla finanza pubblica, i grillini non distinguono stock e flussi: propongono di ridurre il debito pubblico (uno stock) con “il taglio degli sprechi e con l’introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l’accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari”. L’ultima parte non mi è del tutto chiara, ma la riduzione degli sprechi è un intervento sul flusso di spese, che può servire ad abbattere il debito se e solo se viene creato un sistematico avanzo di bilancio: magari è quello che vuole il M5S, ma non lo dice. La proposta più bizzarra: “disincentivi alle aziende che generano un danno sociale (es.distributori di acqua in bottiglia)” (???). La proposta più pericolosa: l’abolizione della legge Biagi e con essa, presumibilmente, il ritorno a un mercato del lavoro rigido e inadeguato.

Per fare una sintesi conclusiva, il programma del M5S è un oggetto strano. Al di là della genericità delle proposte – che, in fondo, non differenzia Beppe Grillo da quasi tutti gli altri – si trova qui un curioso mix di proposte assennate, discutibili e del tutto impossibili. Quello che colpisce è l’assenza di coerenza con cui vengono affiancate le une alle altre, al punto che, talvolta, non si contraddicono solo nello spirito ma anche nella lettera. Se il programma è una proxy per il modo in cui i grillini condurranno la loro attività parlamentare, il M5S è l’equivalente politico di una roulette russa, dove in maniera del tutto casuale possono emergere posizioni estremamente positive o altre del tutto assurde.

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2 gennaio 2013 liberismo , , , , , , , , ,


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  1. Giorgio Andretta
    | #1

    Ha ragione, sig.Marco T., non sono affascinato dalle critiche ma dalle proposte si, peccato che non ne abbia rilevate, forse è un mio limite.
    Io ci rido sempre e comunque: sopra, di sotto e di fianco, infatti uso solo l’ironia.
    Quanto al merito, ripeto è un mio vistoso limite, mi è scivolato tra le sinapsi.
    Peccato sciupare un mezzo con le potenzialità della rete, non tutti sono Grillo, si potrebbe utilizzare in modo molto più produttivo che in quello delle masturbazioni(mi scusi per il termine volgare) mentali.
    Ho proposto l’esempio della piramide di Cheope non a caso o per piacere di stupire ma solamente perchè, tempo fa, il sig. Jack M. sostenne che in Grecia non ci fossero grossi insediamenti, a mia obbiezione, con dati di fatto, c’è stato un silenzio assordante da parte di quest’ultimo.
    A lei le conclusioni(sempre con un accenno di sorriso tra le labbra, comunque appagante e non certo il sangue amaro).

  2. Giorgio Andretta
    | #2

    Intendevo insediamenti industriali a proposito della Grecia, nell’impeto della scrittura ho tralasciato la precisazione nel commento precedente.

  3. Marco Tizzi
    | #3

    @Giorgio Andretta
    Ripeto: ci rido anch’io, ma questa volta mi pareva davvero troppo.

    Per quanto riguarda le proposte, mi sto informando sulla possibilità di ottenere extraterritorialità con l’acquisto comune di un lembo di terra, per esempio di un’isola.

    Purtroppo la ricerca ha ottenuto tristissimi risultati: non esiste al momento alcuno Stato al mondo che preveda un qualche tipo di principio di autodeterminazione.
    Al momento pare che l’unica soluzione praticabile sia quella di utilizzare delle navi o fare la rivoluzione. Che, come disse Mao che se ne intendeva, “non è un pranzo di gala… ma un atto di violenza”.

    Le speranze di salvezza si assottigliano.

  4. Giorgio Andretta
    | #4

    @Marco Tizzi
    perchè battere unicamente la strada dell’extraterritorialità?
    Quanto alla violenza non ci si può abbassare allo stesso livello.
    La salvezza non è ristretta solo a questa dimensione.

  5. Marco Tizzi
    | #5

    @Giorgio Andretta
    Perché senza extraterritorialità la controparte, che mantiene il monopolio della violenza, ci fa un culo come una capanna, per dirlo in francese.

    Bisogna capire però come funziona con le isole artificiali…

  6. Mario45
    | #6

    @ Marco Tizzi
    Qualcosa del genere, se non ricordo male, e’ già stato tentato a metà degli anni sessanta. Al largo di Rimini, fuori dalle acque territoriali, su una piattoforma artificiale, e’ stato fondato uno Stato autonomo, Isola delle Rose, o qualcosa di simile. Non ricordo esattamente la storia, ma l’epilogo fu lo smantellamento della piattaforma ad opera dello stato itagliano, non so bene in punta di quale diritto.
    Il 26 gennaio sono in Usa; altrimenti sarei stato certamente a Bologna.

  7. Marco Tizzi
    | #7

    @Mario45
    Grande link l’Isola delle Rose, grazie mille. Quindi a quanto pare al momento l’unica salvezza è una nave…

  8. Marco Tizzi
    | #8

    @Marco Tizzi
    ah, nessun diritto: l’esercito italiano l’ha semplicemente conquistata e demolita

  9. Giorgio Andretta
    | #9

    Tramontata anche l’ipotesi dell’extraterritorialità, quindi vi dedicherete al solito brodo numerico, buon divertimento.

  10. marziano
    | #10

    la “tassazione delle auto che viaggiano con un solo individuo a bordo” immagino si riferisca al road pricing in ingresso nei centro abitati.
    io l’ho visto solo negli states, fuori dai grandi centri urbani.
    vediamo se lo fanno a napoli cosa succede.

  11. Riccardo
    | #11

    Sinceramente in molte parti questo artiticolo mi sembra ottuso, va bene alcuni aspetti poco chiari del m5s di politica economica, però considerare populismo il fatto di obbligare in città ad usare la bici, con piste ciclabili e tassazione delle persone che sono sole a bordo mi sembra da idioti. La massa è stupida, e questo lo si nota da una cosa semplice, prima che introducessero le borse di plastica biodegradabili, si sono consumate tonnelate di plastica, dopo, quando hanno messo un prodotto scadente e costoso, tutti hanno iniziato a riciclare le buste in tela. La stessa cosa per le macchine, si proibisse di usarle, si risparmierebbe, si potrebbero usare i risparmi per i trasporti, ci sarebbe un aria più pulita, la gente prima abbaierebbe, e poi si abituerebbe!

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