Sulla lotta all’evasione i toni del governo hanno stufato — di Enrico Zanetti
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Enrico Zanetti.
C’è qualcuno che dubita che la lotta all’evasione fiscale debba costituire una delle principali priorità che deve avere nella propria agenda qualsiasi governo italiano?
Sicuramente no.
C’è pero’ una schiera sempre più folta di cittadini che, non a torto, va convincendosi del fatto che, per il Governo attualmente in carica, la lotta all’evasione sia divenuta qualcosa di più simile a una vera e propria fissazione.
E le fissazioni, anche quando partono dalle migliori intenzioni, finiscono per far perdere di vista il perché delle cose e, soprattutto, portano spesso a inattesi problemi, invece che ad attese soluzioni.
Tornando in questi giorni per l’ennesima volta sul tema, il Premier Mario Monti ha voluto dare una nuova chiave di lettura del problema dell’evasione fiscale, sottolineando che essa “produce un grosso danno nella percezione del Paese all’estero”, perché “contribuisce molto a indisporre, nei confronti dell’Italia, quei Paesi verso i quali di tanto in tanto potremmo aver bisogno di assistenza finanziaria”, in quanto questi Paesi “dicono: l’Italia è un Paese molto ricco, però lo Stato ha un fortissimo debito pubblico; eppure ci sono italiani ricchi o medi che sistematicamente non pagano le tasse”.
Tra le mille ottime, davvero ottime ragioni per cui la lotta all’evasione fiscale deve essere nel novero di quelle principali priorità da cui noi per primi siamo partiti nelle nostre considerazioni, facciamo una estrema fatica a ritagliare un posticino, anche di terza o quarta fila, a queste considerazioni del Premier.
Gli italiani stanno già oggi pagando tasse e controtasse in misura superiore al 45% del PIL, nel nome del pareggio di bilancio, del rigore e dei famosi compiti per casa richiesti dall’Europa.
Gli altri Stati potrebbero avere diritto a lamentarsi del nostro rapporto con e tasse se noi italiani chiedessimo un giorno aiuti a fronte di una pressione fiscale più bassa di quella mediamente da essi applicata ai loro cittadini.
Stando così le cose, invece, proprio no.
E, anzi, le tasse che gli italiani pagano sono talmente più alte della media che gli altri Stati dovrebbero continuare a tacere anche se riuscissimo a ridurle di tre o quattro punti percentuali.
L’evasione fiscale e l’azione finalizzata al suo contrasto è tutto un altro paio di maniche: è una faccenda importantissima, ma prevalentemente interna, nel senso che attiene all’equità tra cittadini italiani, ossia al modo con cui quel carico complessivo viene concretamente fatto gravare sulle spalle di tutti.
A meno che, naturalmente, Mario Monti intenda, con queste affermazioni, gettare definitivamente la maschera e spiegare che le entrate derivanti dalla lotta all’evasione fiscale, ivi comprese quelle strutturali e quindi stabili in chiave prospettica, non saranno utilizzate mai e poi mai per ridurre le imposte e andranno invece a cumularsi sempre e ancora sempre alle entrate di cui già oggi dispone lo Stato.
Ove ciò accadesse, otterremo soltanto di far gradualmente emergere la pressione fiscale “reale” che, sulla parte non sommersa del PIL, è già oggi intorno al 54-55%.
Dopodiché potremo chiudere bottega, altro che abbattere il debito pubblico, perché nessuna economia potrebbe reggere un impatto del genere.
La storia dell’evasione fiscale, come principale danno di immagine per l’Italia all’estero, indispone anche molti di coloro che evasori non sono.
Almeno quanto gli ormai celebri slogan sugli evasori che danno pane avvelenato ai figli; sugli evasori che mettono (loro non lo Stato) le mani in tasca agli italiani; sull’evasore parassita principe della società.
Tutte cose in buona parte vere, ma decontestualizzate in modo intollerabile, rispetto ad uno “scenario Paese”, nell’ambito del quale certi toni, nei confronti di chi dissipa risorse pubbliche o occupa in modo inamovibile posti di lavoro nella pubblica amministrazione senza il giusto rendimento, sarebbero considerati decisamente poco sobri.
Quello che danneggia l’immagine dell’Italia all’estero e ne tiene alla larga i potenziali investitori, è la corruzione nel settore pubblico; sono le enormi incertezze che accompagnano qualsiasi iter amministrativo gestito da una burocrazia pubblica fuori controllo; è l’incapacità della giustizia di assicurare il raggiungimento di almeno una parvenza di quella che dovrebbe essere la sua missione; è il folle livello di tassazione che grava su chi produce; è la certezza di un rapporto con il fisco problematico ed estremamente conflittuale, anzi di vero e proprio stato di guerra.
Nessuno qua sta con gli evasori, ma certe intemerate a senso unico hanno proprio stufato.
19 agosto 2012 fisco



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Al De Bains di Venezia certo…… Se sano, al sicuro e trasportatovi con una mongolfiera. Sto cercando di essere ironico e non beffardo (ma volevo esserlo..ero un po’ stanco di non fare nulla, ieri). I servizi pubblici sono mediocri a macchia di leopardo, ma li usano tutti. Si potrebbero privatizzare? Si, certo, ma mettendo in conto che il privato, essendolo, segue logiche di convenienza, non di giustizia. Si vuole questo? Bene? Ma poi se tuo figlio ha la fibrosi cistica, morira’ prima. Se la strada porta a due case di vecchietti indigenti, non si far’. Se ti rubano in casa e non hai la vigilanza privata, ti tocca. Gli sprechi? A tonnellate. Le malversazioni? Migliaia. I corrotti…lascamo perdere…. 20000 euro a cranio sarebbero 1500 al mese. Come la badante. Lei pensa che sarebbero sufficienti? Boh, forse ha ragione. Le dico solo che un ciclo di chemio (di questo mi occupo quando fannulloneggio) costa circa5-100000 eurini. A volta. Di solito sono 6. E la previsione e’ 1 su 3 per cui…. Su una famiglia di 4 ce ne sono 1,5. Per cui solo per quello 100000. E gia’4 anni in meno al De Bains….. Poi ci attacchi tutto il resto…ma proprio tutto……un defibrillatore un anno in meno al De Bains…. Sa quanti se ne mettono in Italia? In buona sintesi, noi italiani non riusciamo ad avere equilibrio. O tutto statale, o tutto privato. Di la il Male assoluto. di qui il Bene. Non le sembra un po’semplicistico? Un po’ infantile? Buone sarde in saor…….@giorgio andretta
@Giordano ,
sono spiaciuto della sua risposta che mi porta concludere che non ha letto i miei precedenti commenti, la prego in futuro di non mettermi in bocca SUE affermazioni.
Tanto le dovevo
Si vede che le sarde non le sono piaciute…
,
sarde o non sarde sono sue queste affermazioni o mie?
« Guarda, i signori e i prìncipi sono l’origine di ogni usura, d’ogni ladrocinio e rapina; essi si appropriano di tutte le creature: dei pesci dell’acqua, degli uccelli dell’aria, degli alberi della terra (Isaia 5, 8). E poi fanno divulgare tra i poveri il comandamento di Dio: “Non rubare”. Ma questo non vale per loro. Riducono in miseria tutti gli uomini, pelano e scorticano contadini e artigiani e ogni essere vivente (Michea, 3, 2-4); ma per costoro, alla più piccola mancanza, c’è la forca. »
La lotta all’evasione va benissimo ma si deve partire dalla testa (i politici ) e poi arrivare alla coda (cittadini)
(Thomas Müntzer, Confutazione ben fondata, 1524)
Io consiglio vivamente i pagamenti in nero sia per piccoli lavori che per l’acquisto di produzione locale a km 0
Il nero fa bene all’economia locale dove lo si svolge, 100 euro guadagnate in nero solo per il fatto di circolare danno lavoro e creano ricchezza, tale ricchezza sarà tanto maggiore tanto maggiore sarà la velocità con cui le 100 euro circolano, anche se il processo di circolazione virtuoso dovesse rallentare o fermarsi sotto un materasso o una piastrella sempre 100 euro sarebbero.
Esempio:
mia nonna che prende 467 euro di pensione e vive sola, per sopravvivere , tra l’altro, produce 50 litri di salsa dai pomodori dall’orto che vende a 100 euro al postino,finalmente può far ripatare il cesso dal tubologo michele,
michele con quei soldi paga il vicino di casa, che è in cassa integrazione con tre figli, il quale lo aiuta a costruire un pollaio,
il vicino con i 100 euro può far riparare dal meccanico il suo vecchi ciao da dare al figliolo che ha compiuto 14 anni,
il meccanico può far saldare il semiasse di un trattore in riparazione dal fabbro in pensione Pippo,
Pippo compera una damigiana da 54 dal Gianni,
Gianni compera 5 formaggette di capra e 2 conigli dal Bise e così via ………………tutti si impegnano in qualche attività e tutti hanno in cambio qualcosa, qualcuno ha mangiato qualcuno può andare al cesso ecc.
Le stesse 100 euro che passano nei canali della tassazione sparirebbero nel giro di poche transazioni lasciando il sistema ancora più scarso di moneta, andando a ridurre ulteriormente la ricchezza che equivale alla massa monetaria per la velocità di circolazione,
in un momento di rarefazione monetaria artificiale cadere nella trappola di chi divide , chi ci vuole metterci categoria contro categoria, per avere il plauso nel colpire i piccoli giri di nero allo scopo di proseguire nella rarefazione monetaria è da idioti,
la storia dei grandi disastri finanziari ci insegna che una microeconomia locale attiva fa ed ha fatto da scudo nei disastri e da spinta nella successiva ripresa,
nel caso di una artificiale inflazione/iperinflazione messa in atto dagli speculatori internazionali allo scopo di punire tentativi di ri affermazione della sovranità monetaria e cancellazione del debito detestabile, occorrerebbe immediatamente trovare dei sistemi alternativi alla circolazione della moneta in primis il baratto che attecchirebbe molto più facilmente dove esistono le condizioni di “micronero” esemplificate sopra.
Non innervositevi, chi scrive le tasse purtroppo è costretto a pagarle, e tante, talmente tante che se uno se le immaginasse tornare tutte sotto forma di servizi, sarebbe un paradiso, ma nessuno vi dice a cosa serve realmente pagare le tasse 1 pagare gli interessi sul debito pubblico 2 pagare la casta e l’inefficienza del carozzone statale 3 un pochino ci ritornano in servizi
pensate alla felicità negli occhi di un ragazzino che si guadagna i suoi primi 100 euro a colpi di vanga e alla vecchietta seduta felicemente sul cesso.
Michele