Ilva, fermiamo l’autodistruzione
L’immagine dei dirigenti Ilva tradotti come delinquenti all’interrogatorio mi ha provocato uno sturbo. Ma sono convinto che polemizzare contro la magistratura sia un doppio errore: non solo serve a niente, ma fa psssare dalla parte del torto. Cerchiamo dunque di svolgere ragionamenti fondati sul caso ILVA-Taranto. Anche se i Riva ai domiciliari dopo i miliardi che hanno investito anche nella compatibilità ambientale mi appare come la perfetta fotografia di un Paese che si prende a calci da solo. Bisogna assolutamente sperare che per l’ILVA di Taranto prevalga la ragionevolezza. Che consiste in una precisa condizione: la produzione di acciaio con le colate a caldo deve proseguire. Uno stop alle colate metterebbe comunque l’impianto in condizioni tecniche di dover restare fermo settimane e mesi. Nessun reparto deve essere bloccato alla produzione. L’occupazione e la produttività dell’impianto vanno preservate. Il danno della perdita di ordini e inflitto all’intera catena di aziende che si forniscono dal più grande impianto europeo di questo tipo va scongiurato: a cominciare dagfli stabilimenti della stessa Ilva a Cornigliano e Novi Ligure. Dopo le vicende che già hanno investito le acciaerie di Porto Vesme e Piombino, è a rischio per la vicenda Ilva l’undicesima posizione al mondo dell’Italia e la seconda in Europa come produttrice di acciaio. Di tutto la severa recessione italiana attuale ha bisogno, tranne autoinfliggersi nuovi pesantissimi danni aggiuntivi a quello già creati dalle aspre difficoltà della domanda interna e della disoccupazione a due cifre.
Perché queste condizioni vengano garantite, occorrono in sostanza tre cose. Nessuna di esse lede in qualsivoglia modo la piena indipendenza della magistratura tarantina, e il valore delle misure cautelari sin qui disposte sull’impianto. Occorre che il sequestro e i sigilli posti a sei reparti essenziali della produzione restino appunto com’è apparso nel primo giorno: cioè “virtuali”, tali da non impedire a operai e tecnici di entrare negli impianti e di farli restare produttivi. Occorre inoltre che i custodi amministrativi nominati dalle autorità giudiziarie coordino accuratamente ogni propria decisione con tecnici e dirigenti dell’impianto, al fine di evitare ogni stop e senza per questo pregiudicare le finalità di tutela loro affidate dal dispositivo del Gip di Taranto Todisco.
Infine, c’è il punto centrale, che riguarda il cuore delle misure assunte dalla magistratura sotto la fattispecie penale gravissima del disastro ambientale a carico dei Riva e dei dirigenti colpiti da custodia cautelare: cioè la distinzione delle conseguenze negative per lavoratori, popolazione e ambiente delle lavorazioni nelle condizioni in cui avvenivano molti anni fa, quando il rilascio di diossina era 250 volte superiore a quello attestato ora, rispetto a ciò che avviene ora. Cioè dopo oltre un miliardo investito negli ultimi anni dai Riva proprio a questo scopo, sui 4 circa investiti nell’impianto. Il continuum temporale è un concetto giuridico che serve a incardinare le responsabilità giudiziarie che a giudizio della magistratura incombono su proprietà e dirigenza. Ciò di cui si occuperà il procedimento, per accertare le ipotesi dell’accusa. Altro conto è assumere misure sullo stabilimento che spezzino il continuum produttivo oggi, quando innegabili passi avanti erano stati compiuti proprio al fine di perseguire l’ecocompatibilità.
Tutto ciò è perfettamente possibile. Non credo la magistratura potrebbe op dovrebeb sentirsi dimidiata se garantisse di orientare le proprie azioni e provvedimenti al fine di non intaccare cioè a Taranto si fa, accertando intanto ciò che è stato. Cosa del tutto diversa sarebbe invece far discendere dalle misure giudiziarie la conseguenza che a Taranto non si può e non si deve più lavorare l’acciaio a caldo, perché tale lavorazione è incompatibile con un insediamento storicamente inglobato nel centro urbano. I Verdi per esempio sono espliciti su questo, Bonelli in alcune sue dichiarazioni ha detto esplicitamente che vi sono lavorazioni come queste che sono da considerare ormai incompatibili con la forte antropizzazione di aree prossime alle acciaerie. Ma poiché il primo impianto europeo non si smonta e rimonta daccapo in ipotetiche aree disabitate – e quali poi? – e magari lontani dai nodi logistici necessari per la movimentazione del prodotto, ecco che la conseguenza diventerebbe quella dell’uscita dell’Italia dall’acciaio. Sic et simpliciter. Per effetto di misure cautelari della magistratura.
Non c’è paese al mondo in cui una cosa simile sia avvenuta o possa avvenire. Non intendo qui alimentare una geremiade contro il pregiudizio anti industriale che in Italia costantemente si riaffaccia, perché rispetto troppo i magistrati. Preferisco pensare che essi per primi osservino in questi giorni la reazione dei lavoratori che ieri si sono riuniti in assemblea a Taranto, e dei sindacati i cui capi nazionali domani saranno in piazza insieme ai dipendenti dell’ILVA per difendere il lavoro. Insieme all’ambiente, senza separare ideologicamente obiettivi e conseguenze. Non posso credere, che davvero vi sia chi pensi che tecnici e operai difendano l’ILVA come fossero vittime della sindrome di Stoccolma, che da condannati alla sentenza capitale difendano il braccio della morte. No, non possiamo credere a questo, se siamo ragionevoli.



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@Abate di Thélème
interpretando il loro pensiero, grazie anche a nome degli indagati per aver fornito a qualsiasi scervellato le coordinate per azioni diciamo riprovevoli…
@b
Buonasera, dopo aver letto il suo post, mi sono chiesta a chi si riferisse. Se per ‘scervellati che possono compiere azioni riprovevoli’, includesse la sottoscritta, La informo che da esperto ambientale quale sono, conosco bene le regole e le rispetto, anche se in Italia, il rispetto delle regole non è proprio al primo posto nelle abitudini delle gente. Esiste un’ordinanza di un magistrato, esistono rilievi effettuati su ordine del magistrato, quindi, anche se leggendo la documentazione dovessi rilevare qualcosa che non mi convince dal punto di vista tecnico, MAI e ripeto MAI, avrei il diritto di avvertire nessuno. Nè la stampa, né la popolazione, e neppure il magistrato che ha emesso l’ordinanza. Noi possiamo dare il nostro parere, esclusivamente su richiesta di un organo competente. Le esternazioni in televisione le lascio ad altri.
Io non mi sono mai occupata di inquinamento da diossina, anche se sono in grado di impostare un protocollo per uno studio di monitoraggio ambientale. Tuttavia, la lettura della documentazione potrebbe essere utile per suggerire a colleghi competenti nel settore, di mettere insieme una proposta di risanamento dell’area circostante alla fabbrica, sempre che ci siano i requisiti per farlo. Se al contrario la definizione di ‘scervellati’ non era riferita a nessuno di questo blog, e a me in particolare, La prego sentitamente di scusarmi per l’intervento.
Cordiali saluti
Sulla vicenda la CGIL ha assunto la posizione di difesa dei giudici ( come i comunisti dall’avvento di SB hanno sempre tenuto, contrariamente a prima , basta ricordare il film di sinistra ” Detenuto in attesa di giudizio ” contro i giudici ) e credo che abbiano in mente di far nazionalizzare di nuovo l’Ilva . Dopo avere dissipato montagne di denaro dei contribuenti , il governo di allora aveva deciso di liberarsi di quel pozzo senza fondo , che oltretutto inquinava in modo elevatissimo di gran lunga maggiore di adesso. Il gruppo Riva ha investito moltissimo per ridurre l’inquinamento , senza riuscire a eliminarlo. Con la motivazione dell’inquinamento la CGIL prima chiederà di chiudere lo stabilimento fino a quando non sarà completamente disinquinato e dato che i Riva non possono spendere questa montagna di denaro ,farlo fare dai contribuenti , pagare sempre lo stipendio ai dipendenti e successivamente fare di nuovo nazionalizzare l’Ilva, sempre a carico dei contribuenti. Chi è nato ed è comunista , sarà sempre statalista.
@Elena
non mi riferivo certo a lei e nemmeno a quelli che scrivono sul blog, ma a quelli, e ce ne sono purtroppo tanti, che magari trovandosi qualche indirizzo pronto, ed essendo secondo loro tutto consentito…
sono certo che non servano altre parole; credo anche che qualche riga nera nulla avrebbe tolto
@ b
Sono documenti teoricamente “pubblici”, sebbene in pratica di difficile reperimento.
Terrò comunque in futuro conto del suo suggerimento.
Anzi provvederemo.
Ad ogni modo diciamo che l’importante era aver fornito il dato di fatto e di testo su cui ragionare.
@ Claudio di Croce
In realtà hai ragione. La loro amara scoperta sarà che Pantalone non ha denari, nè può procurarsene altri per uno stabilimento che ha pochi anni di vita ormai, non foss’altro che per meri fatti di obsolescenza e mercato. Di cui ci stiamo occupando.
Italsider era una sacca di assistenzialismo infinita.
Taranto non può più però vivere l’inganno mortale e quasi quasi preferisce la fame.
Le responsabilità della politica locale sono immense e vergognose, la loro cecità e pochezza un’onta che pagheranno in tantissimi.
@ elena, tutti
Per chi fosse interessato, Corporeus corpora pubblica oggi in esclusiva tutti gli ulteriori provvedimenti ancora non diffusi dalla stampa, che danno se non altro ragione delle scelte processuali del G.i.p.
Gentile Dott. Giannino, dopo le nuove notizie relative al “fumo bonis” diffuso dallo staff dei Riva sull’attuale situazione di compatibilità ambientale dell’ILVA ritiene ancora valido il suo intervento? I dati sui quali ha potuto elaborare il suo scritto provengono da fonti oggettive o da quelle proposte ad arte dalla società stessa (xchè mi pare che sia questo l’attuale dibattitio) ?
Mi piacerebbe pensare ad imprenditori eticamente consapevoli del loro ruolo in questo paese, ma è sempre più difficile.
fermare il declino mi pare promuova invece proprio un’imprenditorialità etica e consapevole. Che poi tecnicamente si possa fare il risanamento senza fermare gli impianti sarebbe meglio che lo confermassero tecnici validi e che non si lasciano cadere nel miraggio di 10 mila euro…
La saluto Bruna Matoti
Anche questa vicenda fa’ capire che dobbiamo buttare a mare ( ma pieno di squali ) la casta politica e la magistratura se vogliamo rifondare il Paese
@Dario Negri
La casta politica dovrebbe pagare per il caso di ILVA. Sono più di venti anni che il problema dell’inquinamento nell’area era conosciuto. Nessuna giunta regionale o comunale è mai intervenuta, almeno seriamente. Auspicherei che da questo blog partisse una raccolta di firme per richiamare l’attenzione sul fatto che la magistratura non ha indagato nessun politico per ‘disastro ambientale’.
E’ sconcertante anche la notizia di oggi. Un tecnico che si sarebbe lasciato convincere ad alterare le sue conclusioni, in favore di ILVA. Se poi il tecnico fosse veramente il vicepreside della locale Facoltà di Ingegneria, come appare cliccando il nome su Internet (ma spero in un caso di omonimia), lo sconcerto sarebbe ancora più grande. Speriamo di poter ‘fermare il declino’, ma comincio a perdere le speranze.
Abate di Thélème ho letto la documentazione sul suo blog. Non sono riuscita a trovare le perizie dell’ARPA sui livelli di inquinamento e l’estensione. Sono state rese pubbliche? Potrebbero essere utili per iniziare a pensare se ci sono i margini per un’opera di bonifica dell’area.
@BRUNA
a me invece interesserebbe sapere da lei quale futuro si immagina per questo povero paese, possibilmente senza ricorrere a frasi fatte e luoghi comuni. No, perchè, sa, ho quotidianamente a che fare con gente che prima impiega una decina di anni per autorizzarti a fare una cosa (con la immancabile precisazione “fatti salvi i diritti di terzi”) salvo negarla nei fatti il giorno dopo, e salvo il comprendere fra i diritti dei terzi, tutti indistintamente i terzi, anche l’esercizio del diritto di veto sulla base di fisime e antipatie personali e talvolta dalla speranza che a furia di rompere magari ti pagano per smettere.
E allora se ci piace il rispetto delle regole, sarebbe il caso di basarsi sui dati di fatto e non sul riferito, e male, da qualche operatore dell’informazione, mondo che le cronache odierne dimostrano non essere propriamente cristallino nè disinteressato
@BRUNA
Avendo lavorato sempre in imprese industriali private, mi da molto fastidio il tono saccente e moraleggiante di coloro che traggono il loro bel vivere dai soldi prelevati con la forza della legge dalle tasche di coloro che producono ricchezza . L’industria siderurgica comporta il rischio dell’inquinamento in tutti i paesi del mondo ;lo si può ridurre , lo si può controllare , ma eliminarlo , no . E allora cosa vogliamo fare ? Quando l’Ilva – Italsider era di proprietà dello Stato etico , oltre che pesare moltissimo sulle tasche dei contribuenti con dei deficit spaventosi – come quasi tutte le industrie di Stato- inquinava molto ma molto di più rispetto a adesso che è proprietà Riva. E francamente credo molto di più ai memoriali dello Staff dei Riva piuttosto di quelli dei consulenti dei giudici , dei sindacati o di qualunque ente o organizzazione pubblica , che oltretutto è molto facilmente corruttibile .
Quando l’industria sarà sparita da questo paese , da dove pensa di trarre il suo stipendio, dallo staff della Camusso o di Vendola o di Bersani/ Penati ?
@Claudio Di Croce
Buonasera, io sono d’accordo con lei che la produzione industriale di un paese non può essere fermata. Si deve tuttavia tenere conto dell’ambiente, come viene fatto in paesi molto più progrediti di noi, quali Svezia e Germania, ma anche di un’altra cosa che in Italia sembra mancare. Una strategia industriale. Dato che si prevede che la richiesta di acciaio diminuisca in futuro, forse si dovrebbe puntare sulla ricerca di acciai migliori, con caratteristiche che meglio soddisfano le esigenze delle produzioni future. Che a mio parere si stanno sviluppando verso il piccolo. Pensiamo ai micro robot per gli interventi chirurgici, per dirne una. Poi c’è un’emergenza mondiale alla quale nessuno per ora pensa. La carenza idrica. Forse riqualificare le nostre imprese ed i nostri operai per la produzione di tutto ciò che potrà servire per questa sfida, dissalatori, sistemi automatizzati per irrigare aree vastissime, non sarebbe male. Forse sto dicendo sciocchezze, ma anche basare la realtà della grande industria in Italia su pochissime realtà non va bene.
Infine un commento sull’ultima sua frase:
‘francamente credo molto di più ai memoriali dello Staff dei Riva piuttosto di quelli dei consulenti dei giudici , dei sindacati o di qualunque ente o organizzazione pubblica , che oltretutto è molto facilmente corruttibile’.
Ha azzeccato parzialmente nella previsione, a quanto pare l’ ente pubblico sembra piuttosto corruttibile. Stando alle carte, i memoriali dello staff di Riva si basano su una contro-perizia effettuata da un istituto appartenente ad ente pubblico. Purtroppo è quello per cui lavoro anch’io. Ho anche incontrato alcuni dei colleghi a dei congressi, e se tutto fosse vero ne sarei molto nauseata.
@Elena
Mi permetto di aggiungere qualche informazione:
-la produzione mondiale è passata da 848 (2000) a 1.490 (2011) mil. ton. Nel primo semestre 2012 i volumi sono sostanzailmente stabili. E’ quindi certo probabile che in futuro le richieste diminuiranno, ma per ora nel mondo si costruiscono nuovi impianti (da notare che sono a ciclo integrale e non miniacciaierie) segno che si prevede che i livelli attuali dureranno qualche decennio.
-i livelli qualitativi sono già molto alti, la ricerca e sviluppo c’è, ma non sono d’accordo su quanto propone: le nicchie, le eccellenze, l’innovazione possono svilupparsi se hanno alle spalle qualcosa di solido; la piccola industria può esistere se ci sono le grandi imprese di base; altrimenti, come diceva un noto chimico scrittore, possiamo tutti andare a cantare in un altro cortile
-non conosco personalmente Riva; conosco però la sua storia ed è quanto di più lontano ci possa essere dallo speculatore; certo non è un santo, ma i maggiori danni al sistema industriale italiano li hanno fatti quelli che si spacciavano per industriali ed erano solo finanzieri;
-forse varrebbe la pena, se ci teniamo ad un futuro dignitoso, di prendere atto che il mondo reale è diverso da quello che ci immaginavamo, e che dobbiamo guardare alla sostanza delle cose invece che farcela raccontare; se è così, in questo paese abbiamo ancora competenze e capacità per sistemare le cose
@c
- Grazie per le informazioni aggiunte. E’ veramente difficile capire qualcosa dalla massa di informazioni che si trovano su internet, almeno che non si sia esperti nel settore.
-Quanto al fatto delle piccole imprese, mi sono espressa male. Non pensavo che puntare su microindustrie potesse essere un futuro per l’Italia. L’idea era avere una grande acciaieria, ma favorire lo sviluppo di piccole medie industrie italiane che ne possano assorbire una parte della produzione, magari per produrre prodotti di nicchia ad alto valore tecnologico pronti per le grandi sfide del futuro. Mi scusi, sono giusto elucubrazioni da una perfetta ignorante del settore.
-Sono d’accordo con lei, ho letto la storia dei Riva (su internet, ma sembra veritiera). Non si può che essere fieri di persone così, a prescindere dal problema ILVA.
-Personalmente sono disposta a fare la mia parte per sistemare le cose. A mettere le mie competenze e le mie capacità al servizio di chi le può utilizzare, disposta anche ad imparare cose nuove, con umiltà, a lavorare ancora di più. Ma è necessaria una strategia nazionale politica che chiami a raccolta chi ha voglia di fare. Le operazioni individuali hanno poco futuro.
Cordiali saluti
@Elena
Non si faccia venire la nausea : la corruzione – sopratutto nel mondo pubblico – è sempre esistita in tutti i paesi del mondo . Il mondo pubblico italiano è ,diciamo , molto portato verso questo genere di comportamento , aiutato e favorito da norme sempre molto complicate e di molteplice interpretazione che favoriscono il potere discrezionale della PA e quindi della corruzione o meglio concussione . Dai tempi del ” latinorum ” del Manzoni non è cambiato nulla.
Sappia che il mio primo contatto con la concussione è avvenuto nel lontano 1967 da parte di un funzionario di un importante Ente Pubblico che poteva bloccare la produzione dell’azienda per la quale da giovanotto lavoravo con le sue interpretazioni regolamentari , poi passato all’onore delle cronache prima per la sua carriera e poi per il suo arresto per concussione . La mazzetta richiesta – e la sua motivazione era la stessa che sento da decenni dire da parte dei dipendenti PA – che lo stipendio era basso , le risorse e gli organici del suo ufficio erano insufficenti , ecc.. ecc… era di ben cinquemilioni di lire – ripeto nel 1967.
-5 milioni di concussione nel 1967? Io allora avevo 11 anni, non ho molto idea del valore del denaro all’epoca, però mi sembra una cifra stratosferica.
Comunque è vero, in quegli anni, mio zio era amministratore delegato di un’ azienda molto importante a livello nazionale. Arrivavano i finanzieri a mano tesa…se ne lamentava continuamente.
-Tuttavia la nausea mi verrà ugualmente se fosse vero che ci sono colleghi implicati in ILVA (e continuo a sperare di no). Noi non siamo PA, siamo scienziati (con la s minuscola, ma scienziati). Abbiamo alle spalle persone che hanno dedicato la vita alla scienza, un grande passato, dobbiamo essere di esempio per i nostri allievi, dare indicazioni per il futuro, non ci sono giustificazioni!!!
-Nella PA sono necessarie riforme epocali. Pochi dirigenti (con un tetto massimo di stipendio, tanto è uno stipendio sicuro) e di ottima qualità.
La prima volta che ho scritto nel blog, sottolineavo che nel mio istituto si lavora sodo, che la gente lavora anche malata, che consideriamo l’istituto come un’azienda da far fiorire. C’è un motivo. Ottimi direttori, scienziati di eccellenza trasformatisi anche in ottimi manager, hanno selezionato accuratamente ottimo personale. Non ci sono raccomandati, furbetti o altro nelle generazioni dalla mia in poi (qualche sindacalista c’era, ma dell’epoca in cui con le sanatorie DC/PSI entravano cani e porci). Nessuno dei figli dei direttori è mai entrato da noi, anzi neppure nell’Ente. Le riunioni programmatiche, si fanno spesso di venerdì pomeriggio, o all’ora di pranzo per non bloccare il lavoro. Ripeto ottimo dirigente, forma e seleziona ottimo personale, così come il il bravo imprenditore fa l’azienda di eccellenza e quello che apre e chiude dopo pochi mesi solo per intascare la plus valenza, è solo uno scroccone. Su questo punto sarà necessario lavorare per tirarci fuori dal declino. Cordiali saluti
@Elena
Era una cifra stratosferica : il mio stipendio era di duecentomila lire al mese .
Ma questo figuro aveva il potere di bloccare , ritardare , la produzione di una azienda di duecento persone , azienda che andava bene e quindi il proprietario , quasi sorridendo in quanto conosceva il mondo in cui viveva , mi disse che non era ” opportuno ” opporsi e meno che mai denunciare il fatto.
Sono contento di leggere le precisazioni riguardanti l’ente per cui lavora . Spero che le cose continuino così e che aumenti il numero di enti come il suo.
@Claudio Di Croce
La ringrazio, ma anche nel mio Ente ci sono sacche di furbizia da PA. I sindacalisti ci sono, specie fra i tecnici. ‘Spending review’ da effettuare senza esitazioni, si trova anche da noi. Giannino ha lanciato una proposta, spero ora che passi a concretizzarla e che in questo blog tutti possiamo dare il nostro contributo di idee per cercare di recuperare il paese. Svio dall’argomento ILVA, ma fa sempre parte del ‘pacchetto Italia’. Ad esempio non ho ancora sentito parlare di riforma seria della Sanità, uno dei nostri buchi più gravi. Io lascerei gli ospedali pubblici, ma tranne casi di vera indigenza, chi ha uno stipendio paga le prestazioni e poi le scala interamente dalle tasse. E si abolisce il ‘dottore della ASL’. Io ho dovuto scegliere un pediatra ASL per mio figlio e poi ho sempre pagato uno privato non convenzionato. Era bravo, se era necessario veniva a casa. Mio figlio ora ha 21 anni. Il pediatra, quando era piccolo, lo avrò chiamato 5 volte in 12 anni. Perché lo Stato ha buttato i soldi per un pediatra che non abbiamo usato? Nessuno sul blog ha commentato la notizia apparsa sul Corriere qualche giorno fa. Un pediatra ‘convenzionato’ si era stabilito da DIECI anni in USA e faceva la libera professione laggiù, come anestesista. Ma aveva conservato il suo posto di pediatra in Italia (stipendio 6500 euro), mediante uno stratagemma. Inviava certificati medici di meno di 30 giorni, così conservava il posto e lo stipendio (!!!!!!!!) e ne versava 3000 al sostituto compiacente. Dieci anni e all’ASL non hanno mai protestato, mai chiesto un chiarimento. Inutile dire che ora sarà indagato lui, il dirigente e il sostituto, ma finirà in una bolla di sapone, e magari qualche magistrato del lavoro dirà anche che ha ragione. Allora che si fa? Si abolisce il ‘convenzionato’, io pago e riprendo interamente dalle tasse. Chi non può va in ospedale. Servirà rimboccarsi le maniche, se vogliamo uscire da questo declino.
@Elena
Sono assolutamente d’accordo : le consiglio di rivedere il famoso film ” Il medico della Mutua ” con un Alberto Sordi favoloso, che un modo ironico , ma non troppo , anticipava tutto quello che sarebbe successo con la nazionalizzazione della Sanità.
Le scenette di quando lui prescrive i componenti della marmellata a una paziente o di quando durante uno sciopero dei medici , non si presentava nessun paziente in quanto doveva pagare la visita ,e molte altre , dovrebbero essere proiettate alle riunioni di partito quando si parla di ” diritto costituzionale alla salute “
@Elena
intendevo dire, con due numeri, che:
- la produzione è in costante crescita
- nel panorama mondiale Taranto è una pulce
- però la capacità produttiva è la metà del fabbisogno nazionale
- e non abbiamo altri impianti a ciclo integrale (immagino che i russi coglieranno il pretesto per darsela dai due impianti dove non mi risulta abbiano investito un soldo)
poi ho visto la faccia del governatore in tv dire che 500 milioni non bastano (ma ce l’avrà una calcolatrice? saprà come si usa?) e mi è venuta la depressione.
perchè ho capito che non sappiamo più distinguere, che se uno può impunemente sorvolare sugli aspetti kafkiani e tragici della vicenda,
se può nascondere proprie inadeguatezze e responsabilità dietro ripetute false promesse e competenze inesistenti, bene, siamo noi il problema.
Taranto è tecnicamente morta; il suo patrimonio di cultura industriale andrà disperso e dissipato, come è stato per la chimica, la meccanica, il tessile e giù giù fino alla Olivetti, per chi se la ricorda.
E’ morta anche perchè far girare il cervello costa fatica, e quindi siano altri a spiegarci come stanno le cose, cosa “ci sta dietro”.
della nostra semenza abbiamo perso memoria e quindi virtute e conoscenza vanno bene solo più per i gonzi.
e infine perchè qualsiasi argomento pertinente e razionale (e dai politici ne sono arrivati troppo pochi e troppo tardi) nulla può contro l’immagine di un bambino malato (che, voglio dirlo, meriterebbe ben altro rispetto e considerazione).
beh, per chiudere in tono meno tragico, devo:
1) informare che, a differenza di Claudio, ho incontrato nel pubblico e anche nel privato tanti mascalzoni e incompetenti quante persone degnissime e preparate; la quota dei rpimi forse superiore alle seconde, ma vabbè..
2) segnalare questo http://junkscience.com
@c
se a qualcuno è rimasta voglia di svagarsi un pò segnalo:
1) l’articolo dell’esperta di siderurgia T. de Zulueta, sul sito del Fatto, di cui riporto: “L’Ilva di Taranto è un enorme museo vivente, un vero e proprio reperto di archeologia industriale: uno degli ultimi impianti non solo in Europa, ma anche nel mondo ad utilizzare il vecchio procedimento di cokeraggio ed altoforno, con tutto il suo corollario di inquinamento. E’ il vecchio ciclo produttivo a base di cokerie ed impianti di agglomerazione a produrre quei livelli paurosi di inquinanti, come le tanto – e giustamente – temute diossine, il benzene, gli idrocarburi policiclici aromatici, ma anche la stessa polvere di coke, materiale tuttora stoccato a cielo aperto, nonché a ridosso dell’abitato. Le cokerie sono notoriamente energivore, e l’acciaio prodotto a Taranto è il più inquinante del paese in termini di C02, argomento sufficiente in sé per giustificare l’abbandono di questo metodo di produzione – se non altro per adempire ai nostri impegni internazionali di riduzione delle emissioni di gas serra.”
Capito? Chissà perchè allora gli impianti nuovi nel mondo sono tutti a coke e altoforno. Chissa perchè gli impianti che non prevedono “le cockerie notoriamente energivore”, sono ancora più energivori, tant’è che contabilizzano meno del 4% della produzione e sono localizzati dove, ad esempio, è disponibile gas naturale. Emettono meno CO2, certo, ma per Taranto (e per l’Italia) la CO2 è proprio l’ultimo dei problemi.
Mah, però quello che stupisce non è la sicumera della maga del “cokeraggio” ma il lungo elenco dei commenti dei lettori, che sono favorevoli o contrari, applaudono o fischiano, accusano e assolvono, tutti ovviamente prescindendo dal merito.
2) l’intervento ieri sera in TV di noto medico e parlamentare che ci dice che “dobbiamo chiedere fortemente al governo che renda immediatamente noti i dati attuali di malattia e di mortalità” e poi le solite amenità su Pittsburgh e sulla coniugazione di lavoro e salute. Cioè esattamente quello che ti aspetti da uno che un libro di economia probabilmente non l’ha mai aperto. Qello per cui indignarsi è il “dobbiamo”. Verrebbe da chiedersi lui cosa sta lì a fare.
Mi pare che basti per intonare il de profundis. A meno di miracoli (più di uno, ovvio) non ce la possiamo proprio fare.
@c
la ” nota esperta ” tana de Zulueta ” è esperta solo nello sparare cazzate in tutti i campi . Nota ” esperta ” della sinistra extraparlamentare , adesso non so dove milita , ma è sempre la solita fanatica comunista senza virgolette . ( come adesso si usa scrivere vergognandosi dell origini )
@c
L’incompetenza dei politici di questo paese è spaventosa. Ho ascoltato qualche settimana fa alla trasmissione ‘In onda’ su La7, l’intervista a Chicco Testa, il ministro Clini e Bonelli, relativa ad ILVA. Bonelli sparava a zero, producendo dati vecchi (le perizie recenti non erano ancora state rese note). Pontificava di green economy. Dipende cosa si intende per green economy, fra l’altro. Personalmente non trovo piacevoli a vedersi, intere distese di pascoli ricoperte di pannelli solari che fra qualche anno dovranno essere smaltiti!!! Bisognerebbe controllare se l’impatto ambientale di una piccola centrale nucleare (di ultimissima generazione) non produca meno danni di siffatti antiestetici manufatti.
Comunque sono andata a controllare il CV di Bonelli, riporta che è un politico, che è leader dei Verdi. Esperienza in campo ambientale? Zero!! Non passerebbe neppure il concorso per un assegno di ricerca, l’ultima laureata dei miei studenti vanta più competenze di lui!
In effetti, credo che lei abbia ragione. Hanno distrutto il tessile, la chimica, la meccanica. Avevamo le più belle auto del mondo, i tessuti più pregiati. Adesso …più nulla. Io sto ancora cercando di darmi da fare, di dare il mio contributo, sono un funzionario pubblico ed è il mio dovere. Tuttavia vedo scarso futuro per le nuove generazioni, in questo paese. Mio figlio, 21 anni ieri, in pari con gli esami del terzo anno della laurea quinquennale in Giurisprudenza, sta già cercando un posto per la tesi all’estero, e l’idea è di non tornare. Creare un’azienda fuori Italia. Non posso dargli torto, quale futuro ha un ragazzo che voglia lavorare, in questo paese?
Stiamo inesorabilmente affondando, a meno che ‘fermare il declino’ possa fare qualcosa. Anche se temo che sarà presto in balia dei ‘soliti noti’.
@Elena
per essere giusti, non è che abbiano fatto tutto da soli, e poi qualcuno li avrà pure votati. sui verdi nostrani meglio non esprimersi. alcuni che siedono in parlamento hanno però lo stesso se non superiore livello di incompetenza, accompagnato da una bassissima statura morale e da un aspetto nemmeno gradevole (per dire che uno li guarda in faccia e sa esattamente cosa aspettarsi).
Le nuove generazioni hanno in questo almeno il vantaggio dell’inesperienza che porta a fare sbagli ma anche (qualche volta) a essere piacevolmente e positivamente sorpresi. Proprio per loro abbiamo il dovere di fare il meglio che possiamo.
@c
sono d’accordo su tutti e due i suoi commenti.
Ovvio che c’è sempre qualcuno che li vota. Non solo i verdi, ma tutti…rossi, bianchi, rosa e sfumature varie.
Ovvio che abbiamo il dovere di fare quel che possiamo e anche più, ma il panorama non è roseo.
Lavoro o salute ?
Mi pare di capire, leggendola, che a Taranto sia tutto ok.
Ma allora di cosa stiamo parlando ?
Il problema inquinamento non esiste affatto !!!
Grazie di avercelo detto !
Siamo tutti più tranquilli !
Soprattutto i tarantini !
Dobbiamo pensare che tutti coloro che hanno accertato immissioni altamente nocive (fino a provocare la morte) siano dei visionari ?
I morti e gli ammalati che ci sono, sono dei malati immaginari ?
Francamente, Dott. Giannino, mi pare difficile che sia in corso un complotto o una speculazione internazionale ai danni dell’Ilva e dell’italia.
E che dire di 750 miliardi delle vecchie Lire di denari che pare verranno utilizzati per bonificare l’area ?
Mistero.
Non è che che forse qualche problemino esiste ?
Ho un dubbio: Aiuti di Stato ?
In caso contrario, perchè no ?
Cordialmente,
Paolo
4 set 2020
Messaggio inviato al commissario Ferrante, ai ministri Clini e Passera, al giornalista Ferrera, al prof. Mapelli (cattedra di siderurgia del Politecnico di Milano), al giornalista Salvia
Ho passato quasi tutta la mia vita di lavoro, da operaio, impiegato e dirigente, nell’ industria siderurgica e penso possa esprimere qualche opinione sull’ ILVA che nel 1951 fu il mio primo datore di lavoro a Bagnoli. Sempre all’inizio degli anni ’50, in occasione dello storico crumiraggio per la Magona a Piombino fui messo a manovrare l’estrattore del coke ed imparai allora molto di più di quanto ho potuto imparare successivamente in sessanta anni di lavoro nell’industria.
L’area a caldo di Taranto è un reperto di archeologia industriale che poteva funzionare quando i polmoni degli operai e degli abitanti non valevano niente e quando l’energia era quasi regalata.
Oltre che per ragioni ambientali non ci si può più permettere di far viaggiare attorno al mondo tre tonnellate di minerale, carbone, calcare e altri componenti primari, per produrre una tonnellata di acciaio semilavorato. Blumi e bramme vanno prodotti quanto più vicini possibile alle miniere e vanno trasformati quanto più vicino possibile ai luoghi di impiego..
Continuare a fare “bonifiche” o “investimenti” nell’ “area a caldo” di Taranto, forse l’ultima al mondo, insieme a Piombino, a ridosso di un grande e moderno centro abitato (e rallegriamoci di aver scampato di doverci occupare anche di Gioia Tauro), è un costosissimo ed inutile esorcismo. E’ come sperare che si possa separare il ferro dal suo ossido per virtù dello Spirito Santo su intercessione di Santa Barbara producendo contemporaneamente acqua ferrarelle ed aria di montagna.
L’area a caldo va sostituita importando sbozzati e producendo i manufatti in acciaio necessari al risanamento strutturale dell’ Italia: le reti di distribuzione (il tubificio, ad esempio, potrebbe essere potenziato per il risanamento della rete idrica italiana che perde acqua da tutte le parti), la difesa del territorio, le reti e dei mezzi di trasporto di massa, ad esempio, le reti metropolitane e le autostrade del mare, ecc….Altrimenti, Marchionne e Marcegaglia importeranno coils e nastri dalla Cina e dall’India e i tarantini rimarranno comunque disoccupati.
Occorre un vero piano industriale di largo respiro magari ascoltando anche i tecnici dopo aver ascoltato, con riserva, i politici e i sindacalisti.
Risposta del prof. Mapelli
Egr. Ing. Coluzzi,
la ringrazio per la sua mail relativa alla mia intervista e per il giudizio che ha espresso.
Ho letto la sua lettera: ritengo che se si voglia rimanere un paese industriale la siderurgia vada migliorata (sicuramente!) ma non abbandonata, quindi troverei rischioso delegare ad altri paesi la nostra produzione siderurgica primaria e, secondo me, mantenere almeno una quota minoritaria di produzione di acciaio prodotto da minerale è fondamentale anche per ragioni di sicurezza nazionale. Oggi la produzione italiana di acciaio da minerale è attorno al 30-35% e scendere al di sotto potrebbe essere pericoloso.
Distinti saluti
Replica al prof.Mapelli
La ringrazio per la Sua immeritata attenzione.
I motivi strategici da Lei segnalati sono sacrosanti ma essi sono di fatto già soddisfatti con la siderurgia da rottame che in Italia ha una grande tradizione ed una grande capacità produttiva. Non dimentichiamo, per i prodotti piatti, l’ esempio di Terni per l’acciaio inox e per l’acciaio magnetico.
Lei dirà giustamente che il rottame è una materia prima critica ma il minerale ed il carbone da coke non lo sono forse di più ?
A meno che non si pensi di alimentare in maniera continua gli altoforni di Piombino e di Taranto e con le ultimissime scorie etrusche di Baratti e con il carbone delle ultimissime carbonaie dell’ Amiata. Ma quand’anche avessimo superato la criticità strategica dell’approvvigionamento delle materie prime di massa (come ?) ci sarebbe ancora da risolvere, senza la siderurgia da rottame, il problema del cromo, del nickel, del manganese, ……(ma già, dimenticavo le colline metallifere di Massa Marittima,….).
Mi scusi se mi sono permesso una replica .
Replica al giornalista Salvia
No, Ferrante non ha ancora risposto così come non hanno risposto Clini e Passera. E non credo proprio che risponderanno occupati come sono ad ascoltare le balle che raccontano loro Riva ed i suoi dirigenti (che, peraltro, fanno il loro mestiere a dimostrazione della lealtà al loro datore di lavoro).
L’affermazione secondo la quale se si chiude l’ “area a caldo di Taranto” finisce la siderurgia nazionale e, addirittura, chiude l’industria italiana è una colossale mistificazione alla quale, purtroppo, abbocca il conformismo giornalistico.
Il ferro è una componente fondamentale dello sviluppo sociale dell’umanità.
Il ferro si trova allo stato già metallico solo nei meteoriti e, liquido, al centro della terra. Siccome non abbiamo ancora trovato il modo di pomparlo in superficie dobbiamo strapparlo dai minerali nel quale è nascosto sotto forma di ossidi e per far questo dobbiamo usare il carbone e produrre quindi inquinanti che sono gli stessi indipendentemente che si lavori a Taranto o a Cornigliano o a Fos, o a Dunkerque o Kativice, ecc..Per i dettagli vedere, se interessa, wikipedia.
Gli etruschi producevano ferro nell’ Elba (antica Ilva) con il minerale locale ma quando ebbero esaurite le risorse boschive dalle quali traevano il carbone trasferirono i “bassi fuochi” lì di fronte a Populonia da dove avevano accesso a più grandi riserve boschive. Ciò solo per ricordare come, la riduzione del minerale fino a ferro metallico avvenisse quanto più vicino alle miniere di ferro e di carbone o in posizione baricentrica rispetto ad esse e così avvenne poi nei bacini della Loira, della Ruhr, della Slesia, dei grandi laghi americani, della Pennsilvania, del Minas Gerais, dell’Orinoco, ecc….ecc…
La siderurgia italiana a ciclo integrale da minerale si sviluppò inizialmente a Portoferraio secondo la logica “etrusca” e si espanse a Piombino, a Bagnoli, a Trieste, a Genova ed a Taranto (ci salvammo per miracolo da Gioia Turo) seguendo logiche autarchico-bellico-politico -sociali spesso antitetiche rispetto ad una sana economia della logistica e dei mercati.
La vocazione naturale della siderurgia italiana, come quella dell’alluminio, del rame, eccetera, non sta nella separazione del metallo dai suoi minerali ma, piuttosto, nella trasformazione del metallo in prodotti finiti come, ad esempio, i tubi, le rotaie o le carrozzerie delle automobili e così via di seguito. Lo si ripete da anni ma poi, la pigrizia storica finisce col mantenere le industrie primarie in località superate dalla storia e dall’economia, con il prosciugamento di preziose risorse finanziarie, con la contaminazione del territorio e dell’aria, con la mortificazione di capacità imprenditoriali e tecnologiche. Certo, è più facile formare e tenere un operaio o un diplomato di fronte al quadro di comando di un altoforno piuttosto che davanti al computer per progettare e costruire reti di distribuzione idrica, sistemi di difesa del territorio, sistemi di trasporto moderni, ……tutto quanto occorre all’Italia per uscire dallo stato di arretratezza nel quale ci siamo cacciati senza considerare gli sbocchi di esportazione negati oggi alla ghisa, alle bramme ed ai coils a caldo.
Non credo proprio di avere in tasca la soluzione perfetta ma si prenda almeno in considerazione, accanto al mantenimento di uno statu quo fallimentare, il trasferimento degli impianti di siderurgia primaria a ciclo integrale (come è stato fatto per Bagnoli) e l’ alimentazione del ciclo a freddo (ampliato e prolungato a valle) con sbozzati prodotti accanto alle miniere. E’ probabile che ne venga appesantito il bilancio energetico che però potrebbe avvantaggiarsi dalla economia dei trasporti.
L’alternativa è di gettare altre centinaia di milioni di euro in un pozzo senza fondo con il risultato di rimanere senza siderurgia né primaria né secondaria e con mezza Italia da bonificare comunque, (ma per far questo potremo sempre usare gli operai rimasti a casa………
@giuseppe pasquali coluzzi
Beh, a un elenco così circostanziato è davvero difficile replicare.
Quindi parlo d’altro e la invito a visionare, in tema di “ultimi al mondo a ridosso dei centri abitati” (sul “moderno” mi riservo il giudizio), la sede di Expo (attualmente in corso in Corea, quella osannata per i parchi minerali coperti e mostrata in tv con rendering spacciati per foto reali) Yeosu, 295.000 ab (per inciso il tema di Expo è The Living Ocean and Coast. Potrà notare che circa 20 km a nord c’è la più grande acciaieria del paese e del mondo. La città vicina ha solo 140.000 abitanti.
Veda poi che a Taranto, come in altri siti (Portovesme in primis) la questione ridotta all’osso non è in termini tecnici ma in termini politici, cioè in un caso se le autorizzazioni rilasciate siano legittime e nel secondo se lo stato (cioè il contribuente) deve sostituirsi all’imprenditore.
Cioè se l’acciaio e l’alluminio in italia hanno futuro lo dice il mercato. Lo stato (nel caso la UE) detta le regole. I giudici semmai le applicano.
Ma di certo la politica industriale non la fa la pseudoinformazione e i processi non si fanno in piazza. Almeno così credo.
Cordialmente
@giuseppe pasquali coluzzi
“l’ “area a caldo” di Taranto, forse l’ultima al mondo, insieme a Piombino, a ridosso di un grande e moderno centro abitato”
Servola (Trieste) Cremona Vicenza Padova Aosta Terni Potenza Casoria ecc ecc
righe che avevo tagliato dalla coda del post precedente in quanto inutili, sono malauguratamente ricomparse di bel nuovo; ero al telefono e non so come ho fatto.
chiedo scusa.