Fermare il declino: i libri da leggere
Si può arrivare a una diversa offerta politica in Italia partendo da alcuni libri, invece che dagli arabeschi bizantini della maggioranza ABC che sostiene Monti, e di Grillo e Di Pietro che l’avversano? Si può eccome. Anzi, talvolta si deve. Vi spiego dunque come e perché l’appello che ho firmato insieme ad altri 240 accademici, professionisti, manager, imprenditori ed esponenti di associazione società civile, appello che insieme a 10 punti programmatici trovate su www.fermareildeclino.it con indicate le modalità di adesione e sostegno – appello che NON è “mio”, NON significa che farò politica, NON è al servizio di Confindustria, NON è turboliberista, perché è solo un primo passo compositorio insieme a cofirnmatari che provengono da altre culture, per verificare se sia possibile dar vita a un’aggregazione per meno debito pubblico e senza patrimoniale e meno spesa con meno tasse per crescere - nasca in alcuni dei promotori, o comunque sicuramente in me, anche e proprio dalla lettura di alcune opere. Che vi caldeggio di prendere in mano, nel caso appello e programma vi lasciasse, com’è legittimo, incerti o delusi.
Cominciate con Sudditi, il libro edito il mese scorso dall’Istituto Bruno Leoni, libro che potete comprare anche i formato ebook se non lo trovate in libreria. In 20 capitoli dedicati da autori diversi a distinti aspetti dell’Italia di oggi, e in una prefazione di Nicola Rossi che dell’IBL è presidente, trovate il nocciolo da cui partire. Questo: in Italia da cittadini siamo diventati sudditi. Sempre più man mano che lo Stato si allargava con più spesa pubblica, più tasse e più debito. Perché la politica della Seconda Repubblica questo ha fatto, sotto la destra e sotto la sinistra. Anche quando – la destra – diceva l’esatto opposto e su quello prendeva voti.
Ma non c’è solo l’asfissiante peso fiscale, e la promessa mai mantenuta di abbassare il debito abbassando la spesa inefficiente. Ad aggiungersi negli anni c’è stata l’assunzione da parte degli italiani di uno status di sudditanza giuridica vera e propria: nel corpo e nell’elenco delle leggi trasgredite, nelle procedure disposte dallo Stato a proprio vantaggio, nella giurisprudenza di Cassazione e Costituzionale a favore dello Stato. Uno Stato che disconosce i propri debiti per 7 punti di Pil, che ordina che nel contenzioso tributario il giudice non sia terzo ma della stessa amministrazione che ti indaga, che vara tasse retroattive, che ti persegue penalmente per fattispecie non previste nel codice come l’abuso di diritto, è diventato l’esatto opposto di quel che ritengono i propugnatori di una politica di rigore morale e finanziario fondata sulla legalità statuale. E’ lo Stato ad essere diventato sempre più estesamente illegale. E va ricondotto con energia ai suoi limiti. Non c’è emergenzialismo che possa giustificare le eccezioni sempre più vaste a favore dello Stato e contro i suoi ex cittadini sudditi. In Germania, è stata la Corte di Karlsruhe ad obbligare la politica ad abbassare spesa e tasse, e l’effetto sono stati quasi 6 punti di Pil di discesa parallela. Se non lo fanno i giudici, devono però farlo i sudditi. Altrimenti, l’economia va a ramengo insieme a ogni libertà.
Ma come si fa? Seconda lettura, allora. Su Amazon procuratevi The Economy of Freedom – Theory, Measurement and Policy Implications. Gli autori sono due italiani, Sebastiano Bavetta e Pietro Navarra, insegnano alla Pennsylvania University. La domanda da cui partono gli autori è molto concreta, perfettamente adatta all’Italia odierna. Come si può convincere la gente ai tagli di spesa che sono necessari per abbattere il prelievo fiscale record e ammazzacrescita?
Silvio Berlusconi ripete: io volevo ma non me l’han fatto fare. Con il libro, eviterebbe di ripetere che la colpa è stata degli alleati. A essere mancata è la visione senza di cui non si passa dai nostri livelli di spesa pubblica ai più bassi propri del Canada, dell’Irlanda o degli USA. Solo rimettendo la persona al centro della visione della società e della sua crescita, dall’istruzione alla sanità alla previdenza la possibilità di scelta e il merito divengono percepiti e apprezzati come preferenze positive rispetto alla non-scelta garantita dal mare di dipendenti pubblici e dal trattamento omologato, a uso e consumo delle macchine pubbliche e amministrative e con vaste sacche di clientelismo, dalle finte pensioni di invalidità ai prezzi per “amici degli amici” nelle forniture sanitarie. La nuova “metrica delle libertà” proposta da Bavetta e Navarra è esattamente ciò che al centrodestra è sempre mancato, in 18 anni. Senza, vince la finta redistribuzione a vantaggio non di chi ha meno ma dello Stato: perché questo è il drammatico effetto che si tocca nella crisi italiana.
Ma sentite un po’, invece di filosofeggiare di libertà e persona, non è stato proprio il mercato a regalarci la crisi che ci atterra dal 2008? Immagino che parecchi faranno questa domanda. La risposta nel terzo libro. Sempre su Amazon, procuratevi The Clash of Economic Ideas: The Great Policy Debates and Experiments of the Last Hundred Years, di Larry White che insegna alla George Mason University. Qui non mi dilungo, è un’ottima sintesi del come da un secolo a questa parte chi si è opposto alla scuola austriaca, Keynes, i keynesiani e i neokeynesiani continuino a non capire che sono gli errori dei regolatori a creare bolle di asset e ad essere prigioneri per interesse delle grandi banche. Non è il mercato il colpevole, ma i fini perseguiti da Greenspan ieri e dai salvatori di tutto a spese del contribuente oggi. In altre parole, da politici che raccontano di aver sempre un nobile fine per forzare il mercato e le scelte individuali a far altro da quello che farebbero, non solo istintivamente perché il mercato non è razionale e perfetto non essendolo gli uomini, ma con buone regole che fossero osservate con cura e non sforzate dai politici a propria discrezione.
Dopodichè allora come tradurre tutto questo in Italia? Leggete il quarto libro, che si intitola A Capitalism for the People, e che uscirà in Italia a settembre con titolo Manifesto capitalista. Rifondare il capitalismo a favore dei cittadini. L’autore è Luigi Zingales, che insegna alla Chicago Booth University. Vi avverto che è per il pubblico americano, e spiega a toni forti che gli Usa corrono il rischio di diventare come la Grecia e come l’Italia, cioè un crony capitalism, un sistema dove privato e pubblico sono fatti a misura degli “amici degli amici” e dova la discrezionalità delle relazioni e piaceri prevale su merito e regole eguali per tutti. Basta rigirare il libro. Ciò che gli Usa non devono fare è quel che noi qui dobbiamo cessare di fare. Non solo mandare a casa battaglioni di apicalità amministrative che scrivono le norme pubbliche e le interpretano per amici e lobbies. Ma anche nel privato chi si riempie la bocca di merito e mercato e poi finanzia Fonsai per anni e garantisce agli azionisti manleva anche dopo averla salvata, mentre a migliaia di imprese il credito viene negato. Anche nel privato, non solo nello Stato, bisogna ripristinare regole taglienti. E farle rispettare con rigore, per farsi credere dagli italiani che altrimenti giustamente immedesimano il mercato coi ben patrimonializzati amici delle banche nei soliti quattro cda.
Ecco da dove discende il nostro appello, e i suoi dieci punti per una diversa offerta politica. Per carità, può essere benissimo che gli italiani non ci credano, e allora continueremo tutti a fare il nostro lavoro. Ma che si debba almeno provare a rifondare la politica su contenuti e non su salvatori carismatici sciolti da ogni promessa, forse questi 18 anni e il disastro di un’Italia da cui il mondo fugge dovrebbero avercelo insegnato.Se poi avremo sbagliato e l’appello cadrà invano, allora per fortuna ciascuno continua nel suo lavoro perché io di certo non intendoc ampare a spese del contribuente. Ma siamo comunque già oltre i 10mila aderenti in tre giorni di inizio agosto, non mi sembra poi un pessimo inizio.
1 agosto 2012 Senza categoria








@Marco Plebani
Mi scuso per la mia poca chiarezza: non ce l’avevo con lei, ma alludevo al contenuto del post del Sig. Giuseppe, in cui mi sembrava di notare delle “distrazioni”. Giustissimo, ovviamente, il Suo richiamo al rispetto.
Cordiali saluti.
Alla vigilia dell’ingresso dell’invincibile armata come un elefante nella cristalleria dei conti correnti,ritorna la rissa furibonda sui temi evasivi con consueto amabile scambio di accuse di incompetenza e/o disonestà.Se non fosse noioso sarebbe divertente.Sig. Giannino,penso che lei,come altri,si muova non per vincere ma per partecipare.Supponiamo sia vero il contrario.Valuto questa possibilità inferiore al 5% ed inferiore al 1% quella di rinunciare alla stereotipata difesa delle inesistenti,pretestuose istanze libertarie che le consentirebbero di accettare l’aggiunta seguente al programma:”Undici.Si propone di attivare uno studio di fattibilità per l’abolizione del contante e l’adozione della moneta elettronica al fine dell’introduzione di procedure automatiche di riscossione dei tributi che consentano l’azzeramento dei costi attuali di verifica, controllo e relative strutture.”Non pensa che questo innocuo proposito in burocratese al posto di agnostici cenni di lotta all’evasione avrebbe effetto dirompente e devastante sulla propaganda avversaria?L’odiata concorrenza sarebbe eliminata ed abbandonerebbe per manifesta superiorità.
@margaret
signora Margaret, le masse si chiamano Lusi?
Eccoci nuovamente come fil visti e rivisti , i partiti dicono la loro sul caso Ilva , non bisognerebbe strumentalizzare un caso cosi’ delicato, per innalzare la propria bandiera politica per ottenere consensi , a me sta’ a cuore il futuro di quei lavoratori sia la salute di tutti !!!!
@Paolo
Caro sig.Paolo, Lei non vorrà sembrare arrogante, ma francamente leggendo le sue argomentazioni si ha l’impressione che insieme ad alcune osservazioni interessanti ed apparentemente approfondite, facciano seguito conclusioni sconclusionate e che sorprendono per superficialità. Porto solo l’esempio del sussidio di disoccupazione, a suo dire sbagliato, in quanto sarebbe più facile mantenere il lavoratore al suo posto. Ma bravo, magari perpetrando una produzione divenuta totalmente inutile. Le ricordo che i sussidi servono a riqualificare, ed accompagnare il lavoratore in settori nuovi ed in fase di ascesa. In definitiva, se ad Oscar Giannino probabilmente non verrà assegnato alcun Nobel, Lei dovrebbe rileggere tutti i libri che ha certamente letto, magari comprendendoli meglio.
Caro Dott. Giannino,
Vorrei capire come mai sia stato scelto fra i giornali su cui pubblicare, il Fatto Quotidiano!
Un quotidiano pieno di esponenti livorosi con tanto di bava alla bocca, lontani anni luce dalla cultura liberale/liberista, garantista di questo manifesto e delle persone che ci sono dentro!
Forse perché ci scrive il Prof. Boldrin?
Quindi se è stato giusto per il lancio dell’iniziativa lo posso anche accettare…il Prof. Boldrin continui pure a scriverci…ma auspico non diventi il punto di riferimento dell’associazione e degli aderenti, io non mi ritrovo in nulla di quello che scrive quel giornale e i suoi lettori! Quindi credo proprio che MI DISINSCRIVEREI dall’associazione ALI!!!
Restiamo su giornali non apertamente schierati e “neutrali” (anche se so che non ci sono editori puri…ma avete capito!). Grazie!
Alberto P.
Purtroppo il Signor Giannino, insieme a tutti gli economisti Mainstream, continua a non voler vedere che è nel mercato che sta la soluzione, perché è proprio il mercato il problema. Anzi, il mercato è solo un tredicesimo del problema, già, perché nel 2011 il volume del PIL mondiale è stato esattamente solo un tredicesimo di quanto è stato il volume dei derivati, ecco qual’è il vero problema. Il problema è che chi ha i capitali preferisce cercare un ulteriore arricchimento facile giocando a fare scommesse piuttosto che lavorando e producendo. Si preferisce giocherellare piuttosto che investire in borsa, finanziando quindi le aziende, oppure piuttosto che investire nelle banche (che a loro volta finanziano aziende). Si deve proibire la cosiddetta “finanza creativa”, affinché tutti i capitali rientrino nel ciclo produttivo. Così facendo si otterrebbe una crescita immediata a costo zero, ma per perseguire un simile obiettivo servirebbero nuove regole, e purtroppo e proprio questo che i liberisti non accettano. Ciò nonostante, non esiste altra soluzione per la crisi se non nelle regole, nuove regole, ed è proprio il messaggio del tanto vituperato Keynes. Basta con il prendersela con Keynes, basta prendersela con un economista geniale, che ha salvato l’America dalla crisi del 1929 e che ha elaborato la sua teoria quasi un secolo fa, nel millennio scorso, quindi in una situazione economica completamente diversa e che non aveva niente a che vedere con l’economia attuale. Basta prendersela con lui solo perché non si riesce a interpretare il suo pensiero. Il messaggio di Keynes era semplicissimo, ma deve essere reso attuale e per farlo va depurato dagli orpelli storici: la ricchezza non è un male, anzi il capitalismo è un male necessario, non se ne può fare a meno, ma perché non faccia danni non deve essere lasciato a se stesso e deve essere regolato dalla funzione normativa dello Stato. Questo era il vero messaggio di Keynes, e gli errori semmai sono stati compiuti da chi questo messaggio non è stato capace di capirlo. Persino la nuova formazione politica di fermareildeclino fa appello all’intervento dello Stato, proprio nella sua funzione normativa. La funzione normativa dello Stato si esprime in qualsiasi decisione del Governo, ad esempio anche nella dismissione degli immobili o delle attività, provvedimento richiesto a gran voce in uno dei dieci punti della neo formazione politica. Una formazione politica liberista che chiede interventi dello Stato? Cominciamo male…
Ho aderito con piacere a fermareildeclino.it, mi riconosco a pieno con tutti i punti scritti e con quel modo di pensare. Esprimo solamente una paura, magari infondata, che a far parte di questa iniziativa finiscano a farne parte anche i politici o ex politici, figli di potenti, gli stessi che in qualche modo sono responsabili di questa situazione.
Spero di sbagliarmi, continuerò a seguirvi e magari a partecipare attivamente a favore di questa iniziativa. Grazie
@John Law
“NON è turboliberista, perché è solo un primo passo compositorio insieme a cofirnmatari che provengono da altre culture, per verificare se sia possibile dar vita a un’aggregazione per meno debito pubblico e senza patrimoniale e meno spesa con meno tasse per crescere”
A parte la digressione su Keynes, sempre interessante,io ho capito che quello di Giannini è un tentativo di mediazione fra culture diverse. Ed è forse questo il pregio. Questa forzatura di far passare per liberista quel che è liberale, ed in qualche caso solo ragionevole, è francamente un pò artificioso.
caro gianluca
le masse sono 4 milioni di statali che mantengono 4 milioni di famiglie. i partiti ladri andranno a casa, ma l’economia privata ladra illiberale delle governance padronali e degli oligopoli familiari che impediscono il mercato e quindi creano disoccupazione quand’è che la mandiamo a casa?
@ Giuseppe 1
devo ammetterlo, la sua osservazione sulla differenza tra liberale e liberista stava per farmi dichiarare il “touché”. Poi però ho ricordato che ho avuto notizia del manifesto di fermareildeclino leggendo il blog certamente turboliberista (e qui non temo smentite) di noiseFromamerika. E’ vero, il manifesto di cui sopra è stato pubblicato tra gli altri anche da “Il Fatto Quotidiano”, ma quest’ultimo non ha dichiarato di partecipare al progetto, come invece ha fatto nFa. E’ stato a questo punto che ho sospettato che quella di Giannino sia si una pregevole iniziativa, sicuramente ammantata da buoni propositi, ma quello che a lei appare essere “un tentativo di mediare tra culture diverse” altro non è se non che il tentativo di spacciare per liberale quello che invece è (turbo)liberista.
E’ facile prevedere come potrebbe finire ‘fermareildeclino’. Giannino, o, per lui, qualche avanguardista della prima ora, si candiderà, la lista prenderà una misera manciata di voti, come è sempre capitato con le arciminoranze liberali. Oppure l’ospitalità nelle liste di Casini, notoriamente laico e liberale, frutterà qualche onorevole (e nella lista degli avanguardisti ci sono parecchi aspiranti). Francamente mi sarei aspettato che questa associazione proponesse l’astensione organizzata dal voto, l’unica vera testimonianza di dissenso politico. Pronta ad organizzare una sorta di class action a livello degli organi europei. Ma temo che anche questi democratici continuino a credere che il voto è un dovere, mentre è un diritto, compreso il non voto.
@John Law
Oggetto: 2 agosto 2012 a 23:23
Chiedo scusa, io sarò un povero ignorante, ma proprio non capisco. Dunque: il torto di “Fermare il declino” sarebbe quello di non accettare interventi dello Stato, nella sua funzione normativa, ma: “Persino la nuova formazione politica di fermareildeclino fa appello all’intervento dello Stato, proprio nella sua funzione normativa”. Infine, partendo dal presupposto che tale formazione “liberista” dovrebbe, cosa che non starebbe facendo, adottare la logica dell’intervento dello Stato, si conclude: “Una formazione politica liberista che chiede interventi dello Stato? Cominciamo male”. Riassumendo: “Fermare il declino” non deve fare quello che invece deve fare, ma fa bene a fare quello che invece fa male a fare. Ok: mi tengo i Doors…..
Saluti.
@Lorenzo62
Oggetto: Lorenzo62 – 2 agosto 2012 a 17:01 – Errata corrige
Lorenzo62 non concorda con Lorenzo62:
1) il Presidente Scalfaro esercitò la professione di Magistrato per 3 anni e non 2, come da me affermato (andavo a memoria, ma ricordavo male). Spero che almeno la qualifica finale della sua carriera professionale sia quella giusta, non ho informazioni più precise; se sbaglio correggetemi pure. Fermo restando il dovuto rispetto per la persona, naturalmente.
2) volevo dire “Barnard” e non “Bernard”: errore di battitura, mi scuso.
@John Law
Io spererei in una formazione Liberaldemocratica non diversa da quelle francesi, inglesi (ma anche tedesche) che non abbiano la puzza sotto il naso e siano pronte ad allearsi (eventualmente) anche con una Sinistra Riformatrice, moderandone il Talebanismo. Lo spero. Giannino e De Nicola mi sono sempre sembrate persone che dicono cose sensate e niente affatto estremistiche. Se poi i toni ultimamente non sono proprio bassi, beh le oligarchie statali che non mollano mai l’osso (magari spacciandosi per moderati ed accusando gli altri di estremismo) se li meritano tutti. Per cacciarli ci vorrà ben altro che le buone maniere. Io spero in qualcosa di realistico e costruttivo. Se non sarà possibile emagari venissero fuori i turbo liberisti che dice Lei, ho sempre l’opzione B. (Grillo) Se non è possibile cambiare nulla, meglio che venga giù tutto.
Un certo numero di commenti sono da ignorare: quelli che fanno i pessimisti, i so tutto io, le polemiche tra forumisti. Tornando al tema di Giannino, bisogna partire dalle idee esistenti e i libri suggeriti sono una buona scelta. Poi bisogna fare proposte chiare e comprensibili. Io suggerisco un concetto: servire lo stato e non servirsene. A questo deve necessariamente seguire una ridefinizione della curva retributiva dei “servitori” a tutti i livelli.
@ Lorenzo62
Cercherò di spiegarmi meglio. Fermareildeclino non ha nessuna colpa, ci mancherebbe altro, osservo solamente che da una formazione che parta da pressupposti liberisti mai mi sarei aspettato la richiesta di interventi normativi da parte dello Stato. Tutto qui (io preferisco i Pink Floyd).
@ giuseppe 1
Anche io condivido il suo parere su Giannino, che è sicuramente persona mossa da una sincera volontà di cambiare lo stato delle cose. Il problema non è Giannino. Purtroppo quando vedo che c’è fermento politico tra le classi agiate (dove la visione economica liberista fa più presa) mi tornano sempre in mente le parole del Gattopardo…
@John Law
… come ho già accennato a qualcuno, il fatto è che non ho il condizionatore e mi scatta la protezione termica cerebrale…..
Allora, adesso comincio a capire (forse?), ma dirò che in linea di principio io non credo che sia una cosa sbagliata, nel senso che non mi sento estremista schierato, né dell’economia “statalista”, né di quella “liberista” (ideologicamente intese): io credo che se da un lato dalle leggi fondamentali dell’Economia non si sfugge, come dimostra quello che succedeva nell’ex URSS, dall’altro esse da sole non sono sufficienti ad auto-stabilizzarsi, come dimostra quello che succedeva negli USA negli anni ’20, fino alla crisi del ’29; quindi, se è come dici, a me sta bene: trovo che la proposta di “Fermare il declino” sia la più adeguata per la nostra situazione generale.
Saluti.
P.S. – ok, Pink Floyd … mmmmhhhh … “Money”?
@John Law
-> 3 agosto 2012 a 20:36
Tutto ok, ma tra le classi agiate fa altrettanta presa la visione economica statalista: io ci sono stato a contatto e ne ho visti eccome, di ricchi borghesi di assoluta “fede” comunista….
Ennio Flaiano sosteneva che i dirigenti dell’URSS avevano ridotto a loro proprietà privata l’intero Stato, popolo compreso.
E in effetti lo stipendio lo esigevano in dollari, e il loro stile di vita, tra case ed auto lussuose, era assolutamente da nababbi; altro che tutti uguali. Noi esseri umani siamo veramente uguali solo nel male.
Saluti.
OT: Oscar, sto sentendo adesso la puntata di oggi.
La prego di non invitare più Tobias Piller perché uno che dice (testuali parole) “gli italiani stanno facendo tante scene per lo spread e alla fine quest’anno pagheranno lo 0,3% in più di interessi sul debito” o ci fa o ci è.
In entrambi i casi è decisamente indegno della sua trasmissione (oltre che di rappresentare il popolo tedesco, che per fortuna è meglio di certa gentaccia).
Salva la trasmissione e mi risparmia un malox.
@Lorenzo62
Sa cosa le dico? Concordo!
(anche con il commento successivo)
P.S.
Money?
Io suggerirei Learning to fly
Saluti.
Fermare il declino con la cultura è indispensabile. Io insegno in un istituto superiore e ci provo tutti i giorni. Ma constato che l’eredità delle grandi matrici culturali del ’900 (socialismo e cattolicesimo) resta ancora preponderantw nell’opinione pubblica, nella cultura, nel giornalismo (corporazione chiusa, quasi tutti lavoratori dipendenti e con un sindacato unico) e ovviamente a scuola. In tutti questi ambienti il capitalismo è ancora una brutta parola. Io provo a spiegare ai miei colleghi che, comunque la si voglia pensare, l’Illuminismo, il liberalismo e l’economia di mercato hanno prodotto negli ultimi due secoli (sia pure tra tragedie immani, a sbalzi e in modo imperfetto) enorme crescita e benessere diffuso. Ricevo puntualmente (sia pure tra battute e scherzi) l’etichetta di “fascista”, “berlusconiano”, “amico di Brunetta”. Ho aderito a “Fermare il declino” nella speranza di vedere la nascita di un vero partito liberale.
@Mauro
Dr. Giannino
Ho aderito con interesse a ‘fermare il declino’. Trovo i punti del manifesto un pò generici, ma possiamo tutti lavorarci sopra, per renderli incisivi ed efficaci.
Tuttavia ho lo stesso timore del Sig. Mauro, ovvero che se la proposta dovesse risultare interessante, possano montare sul carro tutti coloro che vivono dei privilegi medioevali che vogliamo combattere. Come sarà risolto questo problema?
Cordiali saluti
Condivido pienamente l esposto di Oscar Giannino e sono convinta che in Italia siamo in tanti a pensare come lui. Serve effettivamente una personalita che guidi un movimento che diffende gli interessi del cittadino comune contro uno stato avido, vessatorio e ingiusto. Serve una riforma delle leggi che vanno semplificate. Serve una riforma della magistratura e servono soprattutto dei politici onesti e responsabili. Troppe chiacchere e pochi fatti, qualche dovere e non solo diritti e privilegi. Ce una Luce di speranza, voglio crederci, forza Giannino siamo con te.
Quale sostenitore e propugnatore pubblico della prima ora, mi consento qualche osservazione sul tema: il meccanismo per cui il capitale in Italia è legato strettamente all’oligarchia dominante, vuolsi clericalfascista oppur cattocomunista, è fondamentale per la gestione del “potere all’italiana”.
Possiamo essere un incrocio tra Edison e Soros: se non siamo amici degli amici il capitale non sosterrà la nostra impresa o il nostro business plan. Perchè in caso contrario la struttura feudale predeterminata verrebbe alterata ed il futuro non sarebbe più prevedibile. Così come la gerarchia reale nel paese potrebbe non rispettare più quei crismi millenari che invece ci toccano apriori.
Meglio tornare ad un’economia di sussistenza che crescere, se la crescita significa una diminuizione sensibile del potere di chi lo deteniene da sempre: ergo, ad esempio, tasse che siano strumento di depressione e di arbitrio.
Per lo stesso motivo, chè tutti siano ignoranti, piuttosto di permettere un’educazione collettiva di buon livello che raggiunga tanti, produttrice inevitabile di molesto senso critico. Il gregge potrebbe non reagire più agli stimoli visivi e sonori, nonchè ai morsi, del (cane) pastore.
E al diavolo l’economia moderna che si fonda sul know how di tutti o quasi!
Il sapere, che lo possegga un’elite controllata e pasciuta va benissimo. Ma se deve circolare libero, beh, allora no, faremo a meno anche dell’elite, nel caso (appunto il nostro).
Bene un sistema giudiziario che risolva le controversie dei ceti protetti, con gran profluvio di Satta e Carnelutti… ma giammai tribunali diffusi che consentano al cittadino (o meglio al suddito) una reale difesa contro il potente (amico degli amici): non potendosi apertamente ristabilire giurisdizioni medioevali fondate su privilegi e censo, come si fa? Semplice: le cause durino decenni, annullando in prassi quel che la teoria invece sostiene.
Quel che voglio dire in soldoni è che tutti gli aspetti della vita sociale, economica, culturale italiana patiscono le medesime meccaniche. Fomentate e moltiplicate dalla caoticità, ma in origine cinicamente e brillantemente ideate.
Se Oscar se la fida di metter mano alla testa del pesce che puzza e sfidare le teste fine di cui sopra, beh, saremo al suo fianco.
Però due parole sui poveri radicali i quali, pur con tutti i limiti di disempatia e burocratizzazione delle libertà, portano avanti questi temi da decenni, beh, Oscar, potresti pur dirle.
No?
@A.Smerieri
Sono completamente d’accordo. In particolare sul ruolo negativo di un malinteso (dai cattolici stessi) cattolicesimo. Io sono credente, ma forse dovrei definirmi “credente indignato”; non voglio dire che la comunità cattolica debba schierarsi dalla parte del mercato, semmai non dovrebbe nemmeno figurare nel dibattito: il suo campo di azione è di tutt’altra natura, ma pare che sia l’unico che ha lasciato vuoto. Essa, infatti, mentre indica come “falsi idoli” (anche giustamente, dal punto di vista spirituale) i “templi della paganità”, intanto li frequenta volentieri; mentre ammonisce i suoi figlioli, invitandoli a non farsi tentare dalle occasioni mondane, sembra far di tutto per non perdersene una.
@Abate di Thélème
Analisi condivisibile, ma conclusione contraddittoria: dopo aver giustamente criticato il sistema “feudale” degli “amici degli amici”, stona l’aspettativa finale di menzione, presentata quasi a mo’ di “strizzatina d’occhio” sullo sfondo di un malcelato “do ut des”, che è proprio il principio fondante di quanto contestato in partenza.
Amichevolmente.
@Lorenzo62
Non si trattasse dei radicali, sarei anche della tua opinione.
Ma in questo caso… cosa avrebbero da dare o da ricevere?
Più che una “strizzatina d’occhio” si tratterebbe di una logica menzione. E magari di una prospettiva, se me lo concedi.
Insomma, i simpatizzanti radicali stanno in un cul de sac.
Hanno la dirigenza che crede solo nella carta e nel “diritto”, in una nazione che col diritto si ci monda il c… e non si battono più in campo elettorale: Molti fra loro ambirebbero ad un progetto laico e libertario su cui mettere la famosa “x”.
Non dico più serenamente “progetto liberale” perchè sul mio sito ci sono polemiche sul guardaroba di Oscar Giannino, che lo qualificherebbero come dandy libertario più che liberista.
))
Di moda non intendendomi, attendo che risponda da sè, se ritiene, a tali questioni di lana caprina (e muliebre)
http://corporeuscorpora.blogspot.it/2012/07/corporeus-corpora-e-daccordo-con-corona.html, qui appunto.
Fuor dello scherzo, non voleva essere un invito al “do ut des”, sempre che io ti abbia ben compreso. Ma un invito a riconoscere il simile e vedere se 4 gatti, abbastanza omogenei, sian meglio di 2.
Se ci dividiamo anche in radicali e liberali sai che fine facciamo?
Non è mica il parlamento del regno d’Italia…
il suo calcolo è giusto ma secondo me lei salta alla conclusione sbagliata. il formulario che presenta quadra. ma quadra anche se si va nella direzione opposta!!!
Mi spiego. secondo lei il 7,83% recuperato dall’evasione inizialemnte andava in C, aiutando il PIL. Intanto già questo non è vero, in quanto può andare anche all’estero sotto forma di movimento di capitale in chiaro (ed in tal modo non aiuta il ns PIL ma quello estero!!), ma più spesso in forma occulta. Ma poniamo pure che vada in C, come dice lei. Le dimostro che il 7,83% da lei calcolato, se dichiarato e versato non viene perso. SEMPLICE: lo stato anzichè stabilire che abbassa il debito, o chissà quale altra alchimia, ricalcola il “t” nella sua formula. CIOE’ abbassa le tassazione media, fino a compensare l’esatto valore del 7,83%. abbassa le tasse a chi già le pagava. sa cosa succede allora? che tutti hanno pagato, e tutti hanno pagato un po’ meno. in tal modo il reddito disponibile per i contribuenti onesti si alzerà. e lo sà cosa significa? che a parità di gettito totale i consumi C aumentano e tornano al valore iniziale. Secondo me C aumenta più di prima, perchè l’operaio che paga 300 euro di IRE/IRPEF in meno all’anno, di sicuro non porta i 300 euro all’estero, nè l’investe in BOT; LI SPENDE TUTTI in italia. Quindi il PIL non cambia, non scende, al massimo se cambia, sale rispetto a prima!!. Lei, solo perchè presenta una formula corretta, dimentica (e fa dimenticare a chi legge) che la quadratura della formula sottende già una scelta di politica economico-fiscale ineludibile e cioè che di quel 7,83% non sia possibile fare altro che incamerarlo nelle casse dello STATO (ladro, questo sia chiaro!!! è il mio pensiero cristallino). Si ricontrolli i calcoli senza modificare il gettito totale, giacchè, secondo teoria è possibile modificare l’imposizione di aree di contribuenti a parità di gettito totale. Vedrà che la formula quadra lo stesso. La soluzione prospettata dagli altri interventi contrari al suo può essere letta anche nel senso di NON MODIFICARE IL GETTITO TOTALE. lei mi dirà probabilmente che di sicuro il governo incamererebbe quel 7,83% (+ sovrattasse e interessi moratori e multe). Con la sempiterna sete del ns bilancio pubblico, la critica è giusta. Ma quel che i signori hanno proposto è proprio PAGARE TUTTI PER PAGARE MENO, che dal punto di vista del formulario, quadra al centesimo. Sarebbe da chiederci altro: COME POSSIAMO CONVINCERE UN GOVERNO IN ITALIA ad applicare il loro (nel senso dei politici, dei governanti) tanto acclamato principio egualitario sopra esposto? Qui viene il bello. qui è che casca l’asino, e poi, con l’ormai famosa frase: “E’ l’Europa che ce lo chiede”, in italia si fa di tutto e di più…
si promette una cosa e se ne fa un’altra opposta.
auguri a tutti noi.
ne abbiamo bisogno
@GIANCARLO
Ma infatti SE i proventi della lotta all’evasione fiscale non andassero a pagare il debito, ma a tagliare le aliquote, si avrebbe lo stesso effetto di un taglio di spesa.
Il problema è che non è così, non è MAI stato così e anche questo Governo ha dichiarato che non sarà così.
Il mio (banale, mancano tante cose) modellino era per fare capire che il debito non è diminuibile se non con vendita di asset, che però pone altri problemi: chi compra?
Se comprano degli italiani non si fa altro che spostare debito pubblico in debito privato. Dimenticandosi che è il debito privato ad aver creato tutto questo macello.
Se comprano stranieri la situazione è decisamente migliore, ma chi li convince?
Insomma: come dicevo dopo l’UE e in particolare l’Eurozona è fondata su due numeri, debito/PIL e deficit/PIL, che non hanno alcun senso.
Finché non usciamo da questa assurdità non c’è speranza.
@GIANCARLO
Cerco di spiegarmi meglio: nel modello di cui sopra, se rimodellassi le aliquote per non diminuire il debito, il rapporto debito/PIL rimarrebbe ovviamente 120%.
Purtroppo noi abbiamo firmato quella follia che si chiama “fiscal compact” che ci costringe a dimezzare il nostro rapporto debito/PIL nell’arco di 20 anni.
Questo è un atto di pura follia perché si cerca di ridurre il debito in un sistema economico basato sul debito: il risultato è sicuramente la bancarotta.
Ma vediamo quali sono le ricette (im)possibili per ridurre il debito:
- via fiscale (aumentando le tasse): stiamo già vedendo oggi che non funziona perché l’economia si avvita e non riesce più a recuperare. Grecia è già andata, la Spagna sta seguendo a ruota. La grande domanda é: cosa deve succedere prima che qualcuno si svegli e dica “hey ragazzi, questa ricetta è palesemente sbagliata”?
- aumento dell’export: questa è la mitica ricetta tedesca. Con due piccoli problemucci: 1- è ovvio che non tutti i Paesi possono basare la propria economia sull’export, altrimenti dovrebbero esportare su marte. 2- nel momento in cui baso un’economia sull’export le aziende ad un certo punto dicono: “ma se io vendo all’estero, perché tengo la sede in Italia (o in Germania)”?
- vendita di asset: significa che lo Stato deve vendere 50 miliardi di asset all’anno per 20 anni SENZA CONSIDERARE I TASSI DI INTERESSE. Quindi se i tassi fossero 0, basterebbero.
Ma anche se avessimo (e secondo me non li abbiamo) 1000 miliardi di asset da vendere, nel momento in cui li vendo faccio crollare il mercato. Questo significa che, per dirne una, mi crolla serenamente il sistema bancario, che tradizionalmente ha molti asset immobiliari, e comunque anche se tutto riuscisse ad andare in porto mi ritroverei senza alcun asset e quindi lo Stato non sarebbe più in grado di finanziarsi sui mercati che direbbero “hey ragazzo, guarda che gli asset li hai finiti. Con cosa li paghi i debiti adesso?”
Per questo, secondo me, non c’è nessunissima speranza di uscirne vivi senza cancellare il fiscal compact con un vigoroso tratto di penna e senza avere una banca centrale (la BCE non lo è, allo stato attuale delle cose).
@ Marco Tizzi
Ma quali italiani si comprano questi asset dello Stato, se non, al limite, cordate di imprenditori foraggiati dal pubblico, in un’eterna partita di giro? Noi che grandi imprenditori evoluti abbiamo?
Riva che si deve grattare la rogna Alitalia? Si può vivere sempre negli eterni anni ’80 e ’90, con le privatizzazioni stile Prodi?
Insomma sto’ benedetto PIL si alimenta con l’innovazione: se Apple fosse a Copertino (quella originale del santo che vola) e non a Cupertino allora ok, si, staremmo assai meglio.
E poi questi immobili, di cui si sostanzia anche la famosa ricchezza dei privati italiani, mica danno pane: oggi quasi lo tolgono, tra IMU e tasse su locazioni e notai e catasti.
Se non c’è circolante che valore hanno? Se i consumi calano drasticamente e le previsioni son peggiorative, le frequenze tv quanto volete che possano pagarle?
Ribadisco, penso che tutto ciò sia pensato per acquirenti di natura internazionale pronti a sostenere i loro oligarchi, i quali in contraccambio li sostengono internazionalmente in alcune sedi sensibili e soprattutto acconsentono a cedere tecnologie che il resto del mondo occidentale si tiene invece per sè.
Infine, se parliamo di tasse, il nero aumenta a vista d’occhio. Almeno nella mia esperienza diretta. Soprattutto fra quelli che prima non lo praticavano.
Un domanda ce l’avrei, sul punto. Ma i nostri tecnici sono davvero così autistici da credere che per decreto si mutino i fondamentali di un paese, nonchè la sua cultura, oppure sono con mala fede i becchini dell’Italia?
“i nostri oligarchi” – corrige
@Abate di Thélème
Guardi, sulla vendita di asset io sono d’accordo con lei, ma volenti o nolenti è l’unico modo di rispettare (forse, ma FORSE) il fiscal compact.
Il problema è che quel patto passato in sordina è la condanna a more dell’intera economia.
C’è una piccola speranza che si chiama “recessione tedesca”: appena la Germania entrerà in recessione seria partiranno gli stabilizzatori automatici e il debito pubblico esploderà.
In quel momento il fiscal compact andrà quanto meno rivisto.
Ma deve arrivare presto, perché altri 6 mesi così e l’Italia è col culo per terra.
Per quanto riguarda il nero mi sono già espresso sopra.
Scusate l’ignoranza di una neofita, ma Giannino non risponde mai ai commenti ai suoi articoli ? E allora che si scrivono a fare ?
Quanto ai punti di Fermare il declino, mi lascia perplessa il punto 10: sara’ perche’ continuo a considerare contraddittoria la frammentazione federalista con la tendenza europeista che tende alla formazione di istituzioni sovranazionali. Non sarebbe comunque male esplicitare la posizione del movimento sull’ Europa unita.
È bello e mi conforta che esistano persone, come tutte quelle che intervengono in questo spazio, e non ne escludo alcuna, che si confrontino positivamente alla ricerca del bene per il nostro Paese.
È l’opposto assoluto di quanto avviene dalla parte di Grillo, dove il delirio di distruzione e punizione prevale su ogni altra cosa.
Ho partecipato negli ultimi 4 giorni, insieme ad altre centinaia di colleghi dirigenti del commercio, dell’industria e del pubblico impiego, a #Prioritalia, e anche lì ho percepito la stessa positività e volontà di contribuire al bene comune. Tra i moderatori dell’evento anche Oscar Giannino, e Antonio Polito che ha esordito dicendo: “Qui si respira aria di Pallacorda!”.
Al di là della metafora da brividi, credo sia giunta l’ora che chi ha competenze ed esperienze le metta a disposizione del Paese. Senza una rinascita e un impegno comune il futuro nostro e dei nostri figli rischia di essere condizionato irreversibilmente da scelte irresponsabili e silenzi conniventi degli attuali interpreti, politici o tecnici che siano.
Se Giannino avesse voglia di passare dal “Manifesto” al “Programma” si potrebbe verificare quale sia il consenso, e io credo che i risultati sarebbero impressionanti.
Usiamo la “rete”, diventiamo “virali” e il coinvolgimento progressivo ci sorprenderà.
Caro Dottor Giannino,
la stimo assai, seguo da molto tempo con grande interesse la sua trasmissione “9 in punto”, apprezzo e condivido buona parte delle sue appropriate e sferzanti valutazioni e considerazioni e mi sono pertanto precipitato subito sul sito “fermare il declino” con il fermo intento di aderire.
Ma dopo aver letto il manifesto e scorso la lista dei primi sostenitori ho a malincuore rinunciato ad aderire poiché :
- fra i sostenitori iniziali ho visto troppi docenti (una casta poco stimata ed amata … più a ragione che a torto … e non da quando alcuni sono nel governo Monti !)
- mi lascia perplesso il sottaciuto collegamento con Montezemolo e Italia Futura (privi a mio giudizio di ragionevoli speranze di essere ascoltati e seguiti da una platea non esageratamente esigua e di nicchia)
Ma soprattutto non è indicato fra i 10 interventi quello a mio avviso strategico e propedeutico (anzi vettore) di buona parte dei 10 obiettivi del manifesto : GLI STATI UNITI D’EUROPA. Intendo una vera federazione o confederazione, viceversa segretamente boicottata da ormai molti decenni da buona parte dei politici e dirigenti pubblici europei ben coscienti del fatto che, in tal caso, 90% di loro dovrebbero andare a casa . Furbi e manovratori quali sono ci intortano però da decenni con convegni, trattati (persino patetico quello di Lisbona !) e proclami apparentemente filoeuropei … ma guarda caso è rimasta lettera morta persino la peraltro timidissima Costituzione Europea redatta da Giscard d’Estaing e Amato !
Una federazione europea di 8/10 Paesi dell’U.E., con un parlamento, 50 macroregioni con assemblee regionali dotate di ampi poteri, un Presidente, un Ministro della difesa, uno degli Esteri, uno della Ricerca (CERN docet) ecc. ecc. ……. demolirebbero ipso facto le colossali sovrastrutture nazionali europee senza neppur dover ricorrere a faticose spending review . Raggiungeremmo forzatamente diversi dei 10 obiettivi del vostro manifesto (ridurre debito pubblico, spesa pubblica e pressione fiscale, liberalizzare alla grande, introdurre un vero federalismo, contrastare efficacemente i conflitti d’interesse, ecc.) arrestando inoltre il declino europeo grazie a più innovazione, maggiore competitività, ecc.
Purtroppo proprio quest’ultimo fattore (il clamoroso ma sottaciuto conflitto d’interessi fra le decine di migliaia di politici e funzionari dell’U.E. ed una federazione europea) …. fa si che i politici nazionali europei “predicano bene ma razzolano male” perché il 90% perderebbe il posto e dovrebbe “andare a casa” a produrre, se ne è capace, valore aggiunto.
Premesso che considero politici e partiti entità effettivamente ed oggettivamente utili (e non più egoisti o scorretti di molti cittadini italiani) speravo che la sua proposta, caro Dottor Giannini, puntasse ad imporre dal basso ciò che i politici non vogliono….. ma ho l’impressione che i suoi compagni di viaggio portino alla creazione di un club colto e qualificato sì …. ma inefficace a livello nazionale. Peccato !
Vittorio Croci 3.8.2012
Giannino, il leghista d’annata Flavio Tosi ti ha fatto l’occhiolino. Oscar, se ci sei batti un colpo.
@vittorio
Condivido e capisco cosa intende quando esprime il senso di scoraggiamento che si prova quando insieme ad ottime iniziative si trovano anche categorie e personaggi di cui l’esperienza ci ha insegnato a diffidare. Personalmente sono approdato qui senza nemmeno l’intenzione iniziale di farlo, perché anche io come cittadino mi sento in generale “più disilluso che rinsavito”, come il personaggio di manzoniane memorie. Tuttavia ho fatto anche ulteriori considerazioni:
1) la mia esperienza personale mi ha reso diffidente verso determinati ambienti, sì, però mi ha anche dimostrato che se pure trovassi la situazione “ideale”, con tutti “ok” e nessuno “ko”, questo non garantirebbe comunque che il risultato finale sia quello che ci si aspetterebbe, per il semplice motivo che quello che conta non è esprimere (pur in modo impeccabile) di voler fare le cose “giuste” con le persone “giuste”, ma dimostrare che si è pronti a fare, concretamente, con l’unione di più volontà convergenti. E questo è quello che (personalmente) ho riscontrato qui, a differenza di altri ambiti, pur nobilissimi, nei quali però i migliori personaggi e le migliori idee non danno luogo ad alcuna iniziativa di sorta.
2) Quanto appena esposto, trova la sua ratio soprattutto nella consapevolezza della situazione in cui si trova l’Italia in questo momento: non una semplice crisi dovuta ad un temporaneo rallentamento dell’economia, ma piuttosto uno stato limite che se non risolto porrebbe una seria ipoteca non solo sul nostro futuro nazionale, ma anche sulla moneta unica, che a sua volta trascinerebbe con sé la dissoluzione dell’intera Comunità Europea, compresa la prospettiva degli Stati Uniti d’Europa. Idea, quest’ultima che piace anche a me e condivido la Sua analisi sui boicottaggi che da vari attori e per vari motivi, tale progetto ha subito sin dai tempi di De Gasperi, Schuman ed Eisenhower. Inoltre, uno dei punti critici dell’Europa monetaria attuale è costituito proprio dalla mancanza di un vero governo comunitario centrale, che doveva essere, a rigore, il legittimo destinatario di quella parte di sovranità ceduta dai paesi membri ed invece assegnata ad enti sulla cui legittimazione in tale ambito si pongono, infatti, legittime (ed autorevoli) perplessità.
Ma proprio alla luce di tutto ciò (e concordo con Lei), appare ancor più evidente la necessità ormai ineludibile di provvedere d’urgenza ad invertire la rotta e scongiurare il pericolo che a forza di proseguire in questo declino, si finisca nel baratro. Orbene, pur non essendo un economista, mi sono reso conto, anche da quanto recepisco intorno a me, tra lavoratori, commercianti, piccoli imprenditori, disoccupati, che le cose più urgenti da fare sono effettivamente quelle elencate nella proposta di “Fermare il declino”. Naturalmente mancano tante altre cose, ma se prima non si chiudono le falle che stanno facendo affondare la nave, è inutile discutere sulla stoffa delle vele, tra chi le vuole gialle e chi le vuole blu. Rischieremmo, allora sì, di diventare l’ennesima scatola vuota, all’italiana, tanto idealmente perfetta, quanto praticamente inconcludente. Ovvero: ancora la stessa “politica italiana” degli ultimi sei o sette lustri. Ma rispetto la Sua scelta, sempre legittima, e La ringrazio comunque di aver esposto la questione.
Saluti.
(04-08-2012)
@ Fulvio Orselli
La situazione del movimento 5 stelle è paradossale… meriterebbe una specifica discussione. Ho fatto un giro tra le loro fila e ne ho ricavato una singolare sensazione. C’è qualcosa che non torna. Molto spesso c’è da costatare l’assoluta buona fede dei grillini e questo di per sè è un fatto positivo, considerato l’andazzo del “bel paese”.
Certo se passiamo all’esame delle proposte… :O
Consiglio anch’io un libro, anzi due: il primo è dell’economista Giuseppe Toniolo, titola “La genesi storica dell’odierna crisi sociale ed economica, data 1893, lo potete scaricare a gratis dal sito web http://www.totustuus.it. Vi si può facilmente evincere che le cause della crisi odierna risalgono non a vent’anni fa, come dice Giannino, ma a ben più di 120 anni fa. E di chi è la colpa?!? …. Meglio che passo La parola al Toniolo: “Quanto poi al contenuto filosofico, è ormai assodato che il socialismo è un sistema dottrinale, attraverso gli anelli di una lunga catena, figliato dal liberalismo. Come si potrebbe lasciar credere che giovi avvicinarsi a quello per meglio atterrar questo? …. politicamente il liberalismo esprime affrancazione dell’individuo, la più completa e sconfinata, ma pure dovunque esso tende a deprimere l’autorità delle famiglie; le associazioni spontanee consente ed anco favoreggia, ma rimane ognora riluttante a riconoscere la loro costituzione permanente in forma di enti giuridici; le autonomie locali vengono affermate negli statuti, ma fondate sopra aggregazioni artificiali, non radicate nella costituzione naturale storica; le rappresentanze popolari sono chiamate al governo, ma non rispondenti alla gerarchia delle varie classi, organo di trasmissione al potere più che dei bisogni collettivi sociali, della volontà smodata delle maggioranze, componendo nell’insieme un assetto politico diretto, più che ad avvalorare la libertà, a preparare l’eguaglianza livellatrice”. Da una parte è fanciullesca la proposta di Giannino, che vorrebbe “cambiare in blocco” la classe politica. Questi sono discorsi da bar. Ho letto il decalogo delle proposte. E’ proprio l’approccio ad essere sbagliato. Non si è mai fatto un partito sulla base di un elenco di cose da fare, i partiti sono sempre nati su un’idea. Un’idea precisa di persona e di società. D’altra parte, la proposta di Giannino è anche mistificante, quando dice di voler “mettere al centro la persona”. Non è possibile essere liberali e fautori della sussidiarietà al tempo stesso. Questa la grande mistificazione liberale smascherata dal Toniolo. Il primato sociale o è del capitale finanziario, come adesso nei regimi liberal-socialisti come in Italia, o, se deve essere della persona, ci vuole la sussidiarietà, ancora (quasi) tutta da conquistare (grazie Formigoni!). In proposito, consiglio il secondo libro: “La società partecipativa” di Pier Luigi Zampetti (Dino, 1982). Questo, mi sa che farete un po’ di fatica a trovarlo…
@pier luigi tossani
“Non è possibile essere liberali e fautori della sussidiarietà al tempo stesso”
Dal momento che Lei ha citato un esponente illustre della cultura politica cattolica, occorre dire che quel che non era possibile secondo Toniolo lo è stato per Don Sturzo. La Dc per quattro-cinque anni (forse dieci) lo ha fatto.
Poi la resa icondizionata ai pessimi democristiani del Sud.
@Abate di Thélème
Lei ha ragione da vendere sulle contraddizioni del M5S.
Ma se ad un certo punto l’alternativa diventa “Muoia Sansone…” allora toccherà prenderlo in seria considerazione. Gli Italiani hanno sviluppato sufficienti anticorpi. Nessuno si farà più incantare dalle chiacchiere, o da una mano di vernice alla facciata.
@ Giuseppe 1
Concordo, non per nulla sono andato a vedere… eppure eppure i conti non mi tornano. Non si tratta solo di populismo o di critiche feroci fini a sè stesse, ma anche di proposte surreali ed infantili. Si tratta che ho la strana sensazione che, di nuovo, si perseguano scopi taciuti, sconosciuti alla base ed anche ai rappresentanti locali. Ho la sensazione che il movimento 5 stelle sia la valvola di sfogo approntata di fronte al montare impetuoso del dissenso, per poterlo guidare e non lasciare finisca in mani liberali, radicali, capaci davvero di farne qualcosa… ma, ripeto, è solo una mia sensazione. E la buona fede di tanti non è nemmeno in discussione.
@ Pier Luigi Tossani, @tutti
Qui dovrebbe rispondere Oscar Giannino e davvero lo invito a farlo in questa discussione. Anzi proporrei a tutti i presenti di affiancarmi nella richiesta: Il motivo è ovvio, spero lo vedano tutti.
Nel frattempo mi azzardo solo a domandarle ciò:
Ma davvero lei vede l’Italia come una nazione liberal-socialista??? E che i nostri guai derivino dall’eccessiva affermazione dell’individuo, a scapito della famiglia e delle istituzioni?
Pensi un pò, l’avevo sempre ritenuta cattocomunista o clericalfascista, quest’Italia… quanto mi son sbagliato…
Egregio e rispettabilissimo Dottor Giannino,
ringrazio, apprezzo la sua risposta e la sua determinazione ; le auguro francamente che la maggior parte dei i suoi compagni di viaggio le assomiglino in professionalità e positività ma, come può osservare dal seguente scambio avuto su Agoravox ccon uno ddei suoi presunti compagni, le mie perplessità al riguardo non paiono fuori luogo.
Tanti sinceri auguri per la sua inziativa
Vittorio Croci
Commento senza nome alla mia lettera a lei :
Non aderire solo perché ci sono certe persone è alquanto infantile. Il manifesto peraltro è redatto da 7 persone, tra le quali Giannino, i 250 hanno sottoscritto successivamente, per cui i primi 7 promotori non sapevano neanche chi avrebbe sottoscritto il manifesto. Oltretutto tra i 250 compaiono persone di tutte le tendenze, accomunate solo da un certo (sacrosanto) anti-statalismo. Per quanto riguarda l’Europa. I 7 promotori (Giannino vale quindi per 1/7, cioè per meno del 15%, quindi smettiamola di chiamarlo il manifesto di Giannino) hanni inteso rimanere sul generico poiché possono aderire sia “euro-fanatici” e sia “euro-scettici”, se fossero scesi nel merito avrebbero escluso una delle due categorie.
Mia risposta firmata del 7.8 a detto commento :
Non uso definire “infantile” neppure chi scambia fischi per fiaschi rimproverandomi di “non aderire solo perché ci sono certe persone” quando ho invece scritto e sottolineato che non ho aderito soprattutto perché Gli Stati Uniti d’Europa non sono indicati fra i 10 obiettivi (affatto generici visto che al punto 4-liberalizzazioni si trova spazio per includere l’abolizione del canone RAI e del tetto pubblicitario !).
La sua palese irritazione circa il fatto che ci si riferisca a Giannino (ma, lei ci dice,”vale solo per 1/7, cioè meno del 15%” ) consente di immaginare che lei sia uno degli altri “7 promotori …. hanno inteso rimanere sul generico per far aderire sia euro-fanatici sia euroscettici … se fossero scesi nel merito avrebbero escluso una delle due categorie” e sia pertanto in grado di dare un’interpretazione autentica al silenzio del manifesto a proposito degli Stati Uniti d’Europa.
Grazie alle sue precisazioni sono più certo di prima di non voler aderire ad un movimento che, per calcolo “elettorale” (?), non dice chiaro e tondo se è a favore o contro un obiettivo fatidico (nei due casi) per il futuro dei nostri figli e nipoti.
Spero non le dispiaccia se confermo peraltro la mia grande stima per il Dr. Giannino pur non avendo il piacere di conoscerlo personalmente
Mi sembra impossibile che si possa Pensare di avere un Futuro continuando a Distruggere la nostra Economia, oramai siamo una Societa’ allo Sbando, non abbiamo piu’ regole certe per un Vivere Sociale Equo . Tutto il Legale in Italia è diventato non Produttivo, stiamo creando un sistema Fuorilegge, dove tutti approfittano infischiandosi delle leggi solo per il Proprio Profitto, dilaga il lavoro Nero, il Commercio Abusivo,la Speculazione, le Frodi, la mancanza delle Leggi Applicate ci rendono una Nazione dell’Assurdo,siamo una Societa’ dove tutti Pretendono dei Diritti che in realta’ non Esistono, la speranza che ci resta è che realmente esistano i Miracoli, speriamo che un Miracolo tocchi anche a noi…
Caro Oscar Giannino,
ho aderito all’iniziativa “fermare il declino”.
Suggerisco un link al sito http://www.freetochoose.com dove sono disponibili tutte le puntate della serie televisiva di Milton Friedman. Sarebbero un mezzo divulgativo eccezionale ed incredibilmente attuale, anche se realizzato più di 30 anni fa. Non so se siano mai state trasmesse in Italia sottotitolate o doppiate. Mio padre aveva a sua volta acquistato il libro in italiano “Liberi di scegliere” (edizione Longanesi & C 1981, traduzione di Giuseppe Barile). Se ci fosse bisogno di lavorare alla traduzione/sottotitoli sarei lieto di prestare il mio aiuto/competenze a titolo gratuito.
Un saluto,
Giovanni Chiampesan
P.S. Avevo già inviato qualche mese fa un’email riguardante “Free to Choose” a Luigi Zingales dopo aver letto il suo libro “Salvare il Capitalismo dai Capitalisti”
Stavo aderendo e devolvendo dei soldi all’iniziativa “fermare il declino”… quando o visto che fra i primi firmatari era presente il nome di “chicco testa”, ho immediatamente deciso di non versare niente e non aderire all’iniziativa.
cordialmente
Credo proprio che la tua lista meriti di entrare in parlamento. Quindi ho deciso di votarti sia per le elezioni nazionali che quelle regionali.